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Museo del Novecento di Milano. Riapertura post lockdown

Dopo il lockdown riapre al pubblico il Museo del Novecento a Milano. E’ possibile ammirare le opere esposte nel museo seguendo delle norme indispensabili per contrastare la diffusione del Covid – 19. Il Museo del Novecento è aperto momentaneamente al pubblico sabato e domenica dalle ore 11.00 alle 18.00, con l’ultimo ingresso alle ore 17.00. Il numero degli accessi è al momento limitato e la durata massima prevista per la visita è di due ore. E’ possibile entrare nel Museo del Novecento dall’ingresso in via Marconi 1. A causa della riduzione del numero dei visitatori è caldamente consigliata la prenotazione dei biglietti online, che non comporta costi aggiuntivi ed è obbligatoria anche per chi ha diritto a riduzioni o entrata gratuita. E’ obbligatorio presentare la prenotazione, stampata o in formato digitale su display, all’ingresso del museo. Per visitare il Museo del Novecento è obbligatorio l’uso della mascherina ed è fondamentale mantenere la distanza di almeno un metro tra i visitatori. Il personale misurerà la temperatura corporea all’ingresso e non sarà consentito l’accesso ai visitatori con una temperatura pari o superiore a 37,5°. È obbligatorio sanificare le mani con la soluzione igienizzante disponibile all’ingresso.
Nel museo si trovano esposte opere a partire dal 1902, anno in cui fu esposto Il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo, situato nella sala lungo la rampa elicoidale d’accesso. Nel museo sono esposte opere d’arte di differenti periodi artistici, dal Futurismo alla Metafisica, dal Gruppo Forma 1 alla transavanguardia italiana, ai gruppi di Milano, Roma e Torino e l’arte povera, con autori quali Pellizza da Volpedo, Boccioni, Marini, Modigliani, de Chirico, Sironi, Garau, Fontana, Martini.

Riapertura del Cenacolo Vinciano a Milano

Il Museo del Cenacolo Vinciano di Milano apre nuovamente le porte agli amanti dell’arte. Durante questa prima fase sperimentale sarà consentito ammirare l’Ultima Cena di Leonardo da Vinci, esponente di spicco del Rinascimento maturo, con turni di visita della durata di 15 minuti per un numero massimo consentito di 5 persone per volta, per garantire la sicurezza di tutti i visitatori. A causa dell’emergenza sanitaria gli orari d’apertura del museo sono stati ridotti, dal martedì al venerdì gli ingressi si svolgeranno dalle 14:00 alle 19:00, sabato e domenica delle 9:00 alle 13:45. La fruibilità di quest’opera di Leonardo sarà garantita a un minor numero di visitatori rispetto al periodo precedente la pandemia. Per tale ragione questo articolo di Artecracy.eu accompagnerà i lettori, nonché appassionati d’arte, a scoprire il Cenacolo attraverso gli schermi degli smartphone, tablet e pc.
L’Ultima Cena fu realizzata da Leonardo da Vinci nel Refettorio di Santa Maria delle Grazie a Milano tra il 1495 e il 1497, su commissione di Ludovico il Moro. Già dal 1517 l’opera cominciò a deteriorarsi a causa della tecnica utilizzata da Leonardo per dipingere l’opera; egli non adottò la tradizionale tecnica dell’affresco, ma fu dipinta con una preparazione molto complessa a due strati, il secondo del quale composto da gesso per la maggior parte.
Leonardo dipinse l’Ultima Cena più in alto rispetto al pavimento reale della sala, in modo da conferire all’opera una maggior potenza narrativa, creando dei personaggi con una scala superiore al naturale, rendendoli in tal modo solenni e in accordo con l’importanza del soggetto. L’ambientazione che accoglie la scena è una sala prospettica con soffitto cassettonato, con tre finestre nella parete di fondo, fonte di illuminazione.
Il pittore toscano dipinse Gesù al centro della tavola, ai lati del quale si trovano gli apostoli, dipinti a gruppi di tre. I moti corporei dei soggetti sono così espressivi da trasmettere il turbamento prodotto dalle parole di Gesù, quando annuncia che uno degli apostoli lo tradirà (episodio narrato nel Vangelo di Giovanni). Giuda, il traditore, si trova nel gruppo vicino a Gesù, a sinistra, facilmente riconoscibile perché tiene stretta la sacca contenente il denaro pagato per il tradimento.
Al di sopra della raffigurazione dell’Ultima Cena si trovano tre lunette, contenenti gli stemmi degli Sforza. In quella centrale pare ci fosse rappresentato un drago, il famoso Biscione, simbolo della famiglia nobiliare.

Milano
Museo del Cenacolo Vinciano
Prenotazione obbligatoria
Dal martedì al venerdì: 14,00 – 19,00
Sabato e domenica: 9,00 – 13,45

L’Arte esce di casa

Io resto a casa. È questo l’hashtag più ricorrente nei nostri social, ed è per questo che oggi voglio proporvi una nuova attività. Un’attività che mira al distacco, se pur di breve durata, del periodo che stiamo affrontando, miei cari italiani.

Partendo dalla Pinacoteca di Brera, oggi, faremo un tour dei musei visitabili comodamente da casa, sul divano per esempio.

Situata nell’omonimo quartiere milanese, la Pinacoteca di Brera è una galleria d’arte nazionale che spazia cronologicamente dal IV millennio a.C. al XX secolo d.C.; all’interno delle trentotto stanze sono collocate opere di tutto il territorio italiano, specialmente dell’area settentrionale. Ci concentreremo sulle opere più rappresentative e simboliche che fanno della Pinacoteca uno dei più importanti siti italiani.

L’opera del Mantegna, Cristo morto nel sepolcro e i tre dolenti, è di grande impatto emotivo, il tratto incisivo delle linee fa emergere il dolore e lo strazio provocato dalla classica iconografia del compianto sul Cristo morto, ove l’animo dei dolenti è rappresentato dai fitti segni espressivi presenti sul volto: rughe e lacrime. L’artista conferisce all’opera una prospettiva irregolare, e lo si deduce dalle minute dimensioni dei piedi rispetto al resto del corpo. L’addome è il punto che maggiormente attira lo spettatore, la rigidità muscolare e il panneggio del lenzuolo danno all’opera un aspetto drammatico che viene accentuato dal sapiente uso della luce, che fa emergere un profondo senso di pathos. Quest’ultimo si evince anche nell’opera di Giovanni Bellini, La Pietà, dove la Vergine e San Giovanni sorreggono il corpo morto di Gesù Cristo, un corpo privo di peso. Le tre figure invadono lo spazio centrale dell’opera, in modo tale che lo spettatore si concentri su di essi tralasciando quello che si intravede nello sfondo, una natura distante e distaccata dalla morte: che viene rappresentata attraverso una luce innaturale dei corpi dei tre figuranti. Ed è proprio la luce a giocare un ruolo da protagonista sulla tela di Michelangelo Merisi da Caravaggio. Giochi d’ombre che che conferiscono alla tela di Cena in Emmaus un momento intimo e drammatico. Drammatico come riportano le rughe sul volto del Cristo, stanco ed affaticato; quasi una scena teatrale la cui gamma cromatica è quasi sempre la stessa, cupa e tendente al monocromo. Tutto il contrario va detto della Pala di Montefeltro ad opera del Maestro Piero della Francesca, la cui iconografia della Sacra Conversazione allude sia alla devozione religiosa, sia alla politica del committente, Federico da Montefeltro, ed anche alle sue imprese araldiche. L’opera presente una schiera di santi attorno alla Vergine col Bambino, il tutto viene sovrastato da una conchiglia da cui pende un uovo di struzzo; simboleggiando la maternità della Vergine e di conseguenza la Creazione. Nonostante la vivacità del colore delle vesti dei personaggi, l’opera è impostata con un certo ordine geometrico, che la rende armoniosa e con una prospettiva centrale. Di grande impatto prospettico è l’opera di Raffaello, Lo Sposalizio della Vergine; che come da tradizionale iconografia rappresenta la Vergine da un lato con le altre donne e dall’altro lato Giuseppe con un gruppo di uomini. La naturalezza dei corpi, il tratto morbido delle linee e la moltitudine di colore sono in netto contrasto con la rigidità schematica delle linee della piazza lastricata, che convergono alla gradinata del tempio, che fa da imponente sfondo. La prospettiva vertiginosa fa da sfondo anche nell’opera del Tintoretto, Miracolo di San Marco, ove troviamo sulla sinistra il Santo che cerca di fermare i veneziani, affinché questi pongano fine alla profanazione delle tombe. L’opera appare quasi in movimento, il che è dovuto dal fatto che in alto a destra un gruppo di uomini getta a terra alcuni cadaveri e nella parte sottostante i personaggi tendano ad allontanarsi in maniera spaventata, quasi infastiditi da essi.

Parlando di movimento non possiamo non citare l’opera di Boccioni, Rissa in Galleria, eseguita poco dopo la nascita del Manifesto Futurista. Boccioni infatti sarà uno degli esponenti del futurismo. Sebbene l’opera, presenti figure ben delineate, è dinamica, il movimento viene reso anche dall’uso del colore, vivace, e di quello complementare.

Ultimo ma non per importanza è Il bacio, non possiamo parlare della Pinacoteca di Brera se non parliamo del Bacio di Hayez. L’opera raffigura due giovani innamorati intenti a baciarsi; l’ambientazione è medievale come lo stesso gli abiti che entrambi portano. Il sensuale bacio, viene reso tale dal movimento del corpo della donna che quasi si abbandona al suo amato. Quest’ultimo nonostante il momento di grande intimità e passione, poggiando un piede sul gradino fa intravedere un pugnale, quasi a voler dirci che poco dopo avverrà uno scontro. L’opera è ricca di allegorie, come gli ideali patriottici del Risorgimento che vengono riportati dai colori degli abiti dei due innamorati, quello italiano e francese. Eseguita nel 1859 è considerata il simbolo del Romanticismo italiano.

Il nostro viaggio all’interno della Pinacoteca finisce qui, ma voi potete continuare a visionare le restanti opere presenti al suo interno.

Link: https://pinacotecabrera.org/

 

Salvador Dalí. Me ne faccio un baffo

Dici Dalí e pensi subito al personaggio: quello eccentrico, bizzarro, della smodata passione per i rinoceronti (“Il rinoceronte è l’unico animale che trasporta un’incredibile somma di conoscenza cosmica all’interno della sua armatura”) e dagli inconfondibili baffi (che del resto abbiamo usato anche noi, nel titolo e nell’invito). E naturalmente, se fai una mostra dedicata a lui, seguendo i canoni pop della Kasa dei Libri, questo aspetto non può mancare: infatti c’è, e occupa un’intera  sezione del sesto piano gremita di testimonianze delle bizzarrie del personaggio: le bottiglie che ha disegnato, le pubblicità per una cioccolata, le improbabili foto con Amanda Lear in un angolo della villa di Cadaqués attrezzato con una vecchia pubblicità di pneumatici Pirelli, i libri delle sue ricette, i cataloghi dei suoi gioielli, e via dalieggiando, fino ad arrivare ai costumi con la sua maschera che hanno spopolato in anni recenti nella Casa de papel.
E tuttavia questo approccio su Dalí rischia di essere fuorviante: se è certamente vero che l’uomo è stato anche questa summa di stravaganze, così ragionando si rischia di sottovalutare la sua caratura di artista. E invece Dalí è stato artista superbo, molto consapevole, che ha lasciato tracce importantissime di sé. E il mondo dei libri non fa eccezione, con contributi straordinari per qualità e – spesso – irreperibilità, da fare di molti dei volumi di e su Dalí dei veri e propri inediti d’artista. È questo il vero oggetto della mostra alla Kasa dei Libri.

Prima di tutto, noblesse oblige, viene il Dalí illustratore, con testimonianze davvero svariate e molto differenti. Se ovviamente uno degli esempi più interessanti è il Don Chisciotte, sul quale l’artista si è esercitato in più occasioni, molti altri classici lo hanno attratto, a volte in maniera decisamente inattesa. In mostra, tra i tanti, ci sono un Macbeth illustrato del 1946, il sontuoso programma di sala per il Come vi piace di Shakespeare che Luchino Visconti mise in scena nel 1948 al teatro Eliseo di Roma con – tra gli altri – Vittorio Gassman e Paolo Stoppa (altri tempi…), ma anche uno spettacolare Padre nostro degli anni Sessanta in cui mi ero imbattuto per caso tanti anni fa e una decina di tavole litografiche originali composte per la Bibbia negli anni Sessanta (trovate a pochi euro in un negozio qui a Milano, non vi dico dove per non suscitare invidie e imbarazzi – ma ovviamente chi le possedeva non le aveva riconosciute). Da segnalare anche uno dei testi capitali del surrealismo, le Notes sur la poésie di André Breton e Paul Éluard, pubblicate con un’illustrazione di Dalí in un pugno di copie nel 1936, oppure Wine, Women and Words un bizzarro volume americano di tale Billy Rose, cantante e impresario newyorkese, che non mi risulta mai tradotto in italiano. Ho lasciato per ultimo uno dei piatti forti di Dalí illustratore, la Divina Commedia. Illustrando tutti i canti in un crescendo affascinante, Dalí ne fa un vero e proprio percorso che si può leggere come uno sforzo interpretativo, come solo i grandissimi sanno fare. La Kasa ospita tutte e 100 le tavole, in un iter coinvolgente che si snoda attraverso i tre piani dei nostri appartamenti: un’ascesa che ovviamente segue anche quella del poema.

Mettere insieme questi libri è stato un esercizio piuttosto spassoso, anche perché tutto questo percorso così variegato è punteggiato dai testi che Dalí ha scritto come autore, ben più numerosi di quanto si sia inclini a pensare; e ogni volta la lettura ha garantito momenti di ilarità assoluta. Anche in questo caso la strada parte da lontano: da alcuni introvabili volumi prodotti ai tempi del surrealismo (Métamorphosis of Narcissus, del 1937, esposto in una delle 550 copie inglesi della prima edizione con in copertina una fotografia originale di Cecil Beaton) per poi infittirsi nel dopoguerra con un romanzo (Hidden faces, Visi celati, di cui esponiamo anche una rara versione giapponese – che però non ho letto) e svariati pamphlet dai titoli variamente astrusi come Les cocus de l’art moderne (I cornuti dell’arte moderna), che inizia così: “È con queste parole con cui ho cominciato la mia già celeberrima conferenza alla Sorbona del 16 dicembre 1955, e in questo stesso modo intendo cominciare questo libello di cui ogni riga sta già per divenire un classico, non fosse altro che per lo stridio della carta su cui scrivo”. Oppure il Procès en diffamation, dove Dalí si racconta così. “Una cosa è assolutamente certa. Con il metodo paranoico-critico ho guadagnato tutti i soldi che ho. Negli ambienti poveri e soprattutto in quelli artistici è molto noto che un pittore inizia a essere rispettato il giorno in cui si compera una macchina, soprattutto se ne compra una molto cara, ancor di più se, oltre alla macchina carissima, può permettersi un autista di buona qualità. Dalí è anarchico e monarchico, quindi contro la società dei consumi. Ha orrore delle macchine e degli oggetti meccanici”… e così via. O ancora Comment on devient Dalí (Come si diventa Dalí), di cui presentiamo la prima edizione, uscita con 33 illustrazioni originali a Parigi nel 1973, un libro di quasi 400 pagine di affermazioni altrettanto roboanti.
A corollario del tutto, i cataloghi delle mostre di Dalí in tutto il mondo, a volte con i poster dedicati, e le monografie o gli studi particolari, a cominciare da un articolo del 1928 – l’artista ha 24 anni – su «La nova revista» di Barcellona, passando attraverso l’amicizia con Buñuel e García Lorca o l’edizione originale di un saggio pochissimo noto di George Orwell, Dickens, Dalí and Others, pubblicato negli Stati Uniti nel 1948.
È stato insomma un viaggio nella cultura del Novecento, una gran cultura, ovunque si guardi. E quando c’era qualcosa di importante Salvador Dalí, con il suo carattere bizzarro, l’egocentrismo sfrenato, l’esibizionismo a volte insopportabile, c’era sempre e comunque.

 

 

Dal 14 Gennaio 2020 al 29 Febbraio 2020

Milano

Luogo: Kasa dei Libri

Indirizzo: Largo De Benedetti 4

Orari: Dal lunedì al venerdì ore 15-19. Aperture straordinarie nei weekend: 8-9 febbraio 2020 ore 15-19 29 febbraio – 1 marzo 2020 ore 15-19

Curatori: Andrea Kerbaker

Costo del biglietto: ingresso gratuito

Telefono per informazioni: +39 02.66989018

E-Mail info: mostre@lakasadeilibri.it

De Chirico

A distanza di quasi cinquant’anni dalla personale del 1970, le sale di Palazzo Reale a Milano tornano a ospitare l’opera di Giorgio de Chirico (Volos, 1888 – Roma, 1978) con una straordinaria retrospettiva che, attraverso più di un centinaio di capolavori, ricostruisce l’irripetibile carriera del Pictor Optimus.

Un percorso espositivo fatto di confronti inediti che svelano il fantasmico mondo di una delle più complesse figure artistiche del XX secolo. L’esposizione offre la chiave d’accesso a una pittura ermetica che affonda le sue radici nella Grecia dell’infanzia, matura nella Parigi delle avanguardie, dà vita alla Metafisica che strega i surrealisti e conquista Andy Warhol e, infine, getta scompiglio con le sue irriverenti quanto ironiche rivisitazioni del Barocco.

Le oltre cento opere in mostra provengono da importanti musei internazionali tra i quali la Tate Modern di Londra, il Metropolitan Museum di New York, il Centre Pompidou e il Musée d’Art Moderne de la Ville di Parigi, la Galleria Nazionale (GNAM) di Roma, la Peggy Guggenheim Collection di Venezia, The Menil Collection di Huston e il MAC USP di San Paolo in Brasile. Numerose sono anche le istituzioni milanesi: il Museo del Novecento, la Casa Museo Boschi di Stefano, la Pinacoteca di Brera e Villa Necchi Campiglio.

Suddivisa in otto sale, l’esposizione procede per temi pensati secondo accostamenti originali come in una catena di reazioni visive che, come scriveva de Chirico nel 1918, rincorrono “il demone in ogni cosa […] l’occhio in ogni cosa [perché] Siamo esploratori pronti per altre partenze”.

 

 

Dal 25 Settembre 2019 al 19 Gennaio 2020

Milano

Luogo: Palazzo Reale

Indirizzo: piazza Duomo 12

Orari: Lunedì: 14:30 – 19:30 Martedì, Mercoledì, Venerdì e Domenica: 09:30 – 19.30 Giovedì e Sabato: 09:30 – 22.30

Curatori: Luca Massimo Barbero

Enti promotori:

  • Comune di Milano – Cultura
  • da Palazzo Reale
  • Marsilio
  • Electa
  • In collaborazione con la Fondazione Giorgio e Isa de Chirico

Costo del biglietto: intero € 15.50, ridotto € 13.50, Card Musei Lombardia € 11.50

Telefono per informazioni: +39.02.92897740

Sito ufficiale: http://www.dechiricomilano.it

You Are Leo

In occasione delle celebrazioni per i 500 anni della morte di Leonardo da Vinci (1452-1519) verrà presentato a Milano in esclusiva mondiale “You Are Leo”, il primo virtual reality guide street tour dedicato a Leonardo da Vinci “Maestro Lombardo, fiorentino in Milano” nel suo lungo soggiorno milanese.

You are Leo è dunque una passeggiata nel centro di Milano e al contempo un viaggio nel tempo, possibile grazie ad avanzate tecnologie immersive che permetteranno al visitatore di ripercorrere i passi di Leonardo. Partendo dalla Fabbrica del Duomo passando poi per Palazzo Reale – Corte Vecchia dove Leonardo aveva la sua bottega – fino alla Pinacoteca Ambrosiana, proseguendo verso Porta Vercellina per arrivare infine al complesso di Santa Maria delle Grazie.   Il progetto nasce dalla collaborazione tra Way – We Augment You, start up innovativa milanese che opera in ambito culturale e turistico utilizzando la tecnologia della realtà aumentata e virtuale per offrire esperienze immersive in ambienti a 360° e Ad Artem, attiva e conosciuta da venticinque anni nella didattica e nella divulgazione dell’arte.

Un viaggio turistico reale attraverso la città e virtuale attraverso il tempo: “Leonardo da Vinci ci ha donato i suoi occhi per mostrarci la sua Milano, mettendo le persone al centro di un’esperienza totalmente immersiva nella Milano di allora”. Verrà compiuto concretamente un percorso a piedi di circa un miglio lombardo (1,8 km) della durata di 1 ora e 40 minuti, durante la quale il visitatore vedrà ricostruirsi e animarsi l’area intorno a sé, così come le opere d’arte connesse alla narrazione, che verranno visualizzate e raccontate in ambienti limbo a 360°. Ciascun partecipante verrà munito di un avanzatissimo visore VR, all’interno del quale si attiveranno le esperienze virtuali. Ad accompagnare il viaggio sarà un esperto storico dell’arte, che accoglierà e guiderà il visitatore nel percorso e gestirà l’attivazione delle esperienze VR. A quel punto la guida reale lascerà il posto a quella virtuale che offrirà gli occhi di Leonardo per immergersi nei suoi luoghi e vedere ciò che lui stesso vedeva. Lo spettatore diverrà Leonardo: “You are Leo”.

IL PERCORSO
Duomo
Leonardo e Milano alla fine del Quattrocento. Ricostruzione della fabbrica del Duomo e della situazione urbanistica.
Palazzo Reale Leonardo e il monumento equestre a Francesco Sforza – il “cavallo”. Ricostruzione della Corte Vecchia ovvero Palazzo Ducale – ora Palazzo Reale.
Pinacoteca Ambrosiana La mappa di Milano “a volo d’uccello”. Il Musico di Leonardo. Il Codice Atlantico.
Porta Vercellina Gli studi di Leonardo sull’acqua. Ricostruzione della Porta Vercellina medioevale, con vista del Naviglio di San Gerolamo e della campagna. Ricostruzione del cantiere bramantesco del tiburio delle Grazie.
Santa Maria delle Grazie Leonardo dipinge l’Ultima Cena nel refettorio del monastero di Santa Maria delle Grazie – il Cenacolo.

LA RICERCA SCIENTIFICA Molteplici sono le fonti utilizzate per la ricerca scientifica: da quelle iconografiche alla letteratura sul Rinascimento milanese legata al Ducato di Ludovico il Moro, fino agli ultimi aggiornamenti presentati nella mostra dedicata a Leonardo da Vinci allestita a Palazzo Reale nel 2015. Si è guardato all’architettura del Quattrocento ancora visibile a Milano: l’Ospedale Maggiore, il Castello di Porta Giovia, i resti dell’antico Palazzo Ducale, come pure alle miniature di Cristoforo de Predis. Molte anche le fonti scritte, sia contemporanee che successive agli anni del primo soggiorno milanese di Leonardo, nonché le parole stesse di Leonardo sulla sua visione del mondo, della natura, dell’uomo.

 

 

Dal 23 Maggio 2019 al 23 Maggio 2020

Milano

Luogo: Fonderia Napoleonica Eugenia

Indirizzo: via Thaon di Revel 21

Orari: Il tour è disponibile tutti i giorni in fasce orarie differenti in base alla lingua prescelta. Tour lingua italiana ore 11.00 | ore16.30 | ore 18.30 Tour lingua inglese ore 10.00 | ore 15.30. Durata: 1 ora e 30 minuti Il tour prevede una passeggiata nel centro storico di Milano, si percorreranno a piedi circa 1,8 km

Costo del biglietto: Biglietti in vendita online: Intero € 25, Ridotto € 20 over 65 e under 18, Famiglia adulto € 15, Famiglia bambino € 15. Gratuito fino a 6 anni Turisti stranieri € 30 (visita in inglese)

Sito ufficiale: http://www.youareleo.com

Museo Virtuale della Milano di Leonardo

Nella Sala delle Armi del Castello Sforzesco, dal 16 maggio 2019 al 12 gennaio 2020, un percorso multimediale progettato da Cultura nuova con la collaborazione scientifica di Edoardo Rossetti e Ilaria De Palma, dal titolo Il museo virtuale della Milano di Leonardo, condurrà il visitatore alla scoperta della città di Milano così come doveva apparire agli occhi del maestro durante i suoi soggiorni milanesi (in diversi momenti tra il 1482 e il 1512). Nel percorso sarà inserita una mappatura visiva georeferenziata di quanto ancora si conserva di quei luoghi, sia in città che all’interno di musei, chiese ed edifici del territorio: spazi urbani, residenze aristocratiche ed edifici sacri, quali la Chiesa di San Francesco Grande, il Borgo delle Grazie, il Castello Sforzesco, l’antica Porta Vercellina, corso Nirone e l’asse dell’attuale Corso Magenta-contrada dei Meravigli-Cordusio.
Il tour nella città virtuale farà riemergere, a distanza di cinque secoli, la peculiare composizione sociale di questi quartieri, ma anche il loro aspetto, caratterizzato da sontuosi palazzi le cui facciate erano affrescate con episodi di storia romana narrata attraverso arditi scorci prospettici. Si passerà poi a visitare i vasti giardini interni agli isolati, utilizzati per ospitate magnifiche feste e tornei cavallereschi.
Al percorso virtuale in città, si aggiungono 8 itinerari nel territorio lombardo – promossi dalla Regione Lombardia in collaborazione con Explora, in occasione del cinquecentenario – che permettono di ritrovare ancora oggi nell’arte, nel paesaggio e nella stessa cultura enogastronomica gli elementi naturali tipici della terra lombarda più volte rappresentati da Leonardo nelle sue opere.
Gli itinerari accompagneranno il pubblico a riscoprire non solo i legami storici della Lombardia con Leonardo e la corte degli Sforza, ma soprattutto a ritrovare con gli occhi del genio di Vinci le stesse suggestioni naturalistiche che caratterizzano la sua grande opera artistica e scientifica.
Uscendo dal Castello Sforzesco dopo la visita delle mostre, il visitatore potrà passeggiare per Milano e viaggiare in Lombardia alla ricerca dei luoghi in cui Leonardo è vissuto, dove ha lasciato un segno del suo genio.

DAL 16/05/2019 AL 12/01/2020

Milano

LUOGO: Milano – Piazza Castello | Museo Castello Sforzesco

TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 02 8846 3700

SITO UFFICIALE: www.milanocastello.it

Roy Lichtenstein. Multiple Visions

Il MUDEC presenta un grande maestro americano e una delle figure più importanti nell’arte del ventesimo secolo: Roy Lichtenstein approda al Museo delle Culture di Milano con la mostra Roy Lichtenstein. Multiple Visions, dal primo maggio fino all’8 settembre 2019.
La sua arte sofisticata, riconoscibile al primo sguardo e apparentemente facile da comprendere, ha affascinato fin dai primi anni eroici della pop art generazioni di creativi, dalla pittura alla pubblicità, dalla fotografia al design e alla moda e il potere seduttivo che essa esercita sulla cultura visiva contemporanea è ancora molto forte.
In mostra circa 100 opere tra prints anche di grande formato, sculture, arazzi, un’ampia selezione di editions provenienti da prestigiosi musei, istituzioni e collezioni private europee e americane (la Roy Lichtenstein Foundation, la National Gallery of Art di Washington, il Walker Art Center di Minneapolis, la Fondation Carmignac e Ryobi Foundation, Gemini G.E.L. Collection), oltre a video e fotografie.
Roy Lichtenstein. Multiple Visions è curata da Gianni Mercurio e promossa dal Comune di Milano-Cultura e da 24 ORE Cultura-Gruppo 24 ORE, che ne è anche il produttore, per l’ideazione di MADEINART.

La mostra – che è stata pensata anche per essere ospitata in un museo come il Museo delle Culture, da sempre attento per vocazione ai diversi linguaggi artistici – evidenzia, attraverso una panoramica sui temi e i generi dell’arte di Roy Lichtenstein, come gli elementi di diverse culture confluiscano nel suo lavoro di decostruzione e ricostruzione dell’immagine, e quindi elaborate in chiave pop con il suo linguaggio personalissimo: dalla storia della nascita degli Stati Uniti all’epopea del Far West, dai vernacoli e le espressioni artistiche etnografiche degli indiani d’America alla cultura pop esplosa in seguito all’espansione dell’economia mondiale del secondo dopoguerra, dalla cultura artistica europea delle avanguardie allo spirito contemplativo dei paesaggi orientali.
La fascinazione per la “forma stampata”, cioè la riproduzione meccanica come fonte di ispirazione, che è alla base del lavoro di Roy Lichtenstein e che nella sua pittura viene attuata in un percorso che parte da una copia che viene trasformata in un originale, viene presentata in questa mostra nel suo processo inverso: da un’idea originale a una copia moltiplicata.
Una ricerca che l’artista condusse nel corso di tutta la sua carriera attraverso la stampa e la manifattura, realizzando lavori pensati ad hoc (la realizzazione di una stampa o di una scultura partiva da disegni e studi preparatori, come per i dipinti) e impiegando tecniche e materiali innovativi; una pratica che diventa una forma di espressione artistica e un’estensione della sua visione estetica, costruita metodicamente da Lichtenstein in parallelo alla pittura e di cui la mostra presenta l’evoluzione a partire dai primi lavori degli anni Cinquanta.

La mostra è organizzata in un percorso tematico, evidenziando l’evoluzione nel lavoro di Lichtenstein rispetto alla riproducibilità meccanica dell’opera d’arte, di cui è stato forse il più sofisticato interprete, ma illustrandone allo stesso tempo le sue diverse interpretazioni e rappresentazioni formali rispetto ai soggetti trattati: visioni che procedono con costanti riferimenti trans-storici ai mutamenti dei linguaggi artistici.
Roy Lichtenstein. Multiple Visions è curata da Gianni Mercurio, studioso di Lichtenstein da oltre vent’anni. Mercurio ha curato, tra l’altro, la mostra e il relativo volume “Roy Lichtenstein. Meditations on Art”, Milano, Fondazione La Triennale, 2010, e poi (col titolo “Kunst als Motiv”) Colonia, Museum Ludwig, 2011.

Dal 01 Maggio 2019 al 08 Settembre 2019
Milano
Luogo: MUDEC – Museo delle Culture di Milano
Indirizzo: via Tortona 56
Curatori: Gianni Mercurio
Enti promotori:
Comune di Milano-Cultura

24 ORE Cultura-Gruppo 24 ORE

Costo del biglietto: Intero € 14, Ridotto € 12

Telefono per prevendita: +39 02 54917

Telefono per informazioni: +39 02 88463724

Sito ufficiale: http://www.mudec.it

Carlos Amorales. L’ora dannata

In occasione di Miart 2019, dal 2 aprile all’8 luglio 2019 la Fondazione Adolfo Pinipresenta la mostra L’ORA DANNATA di Carlos Amorales, a cura di Gabi Scardi.

Carlos Amorales si interessa al linguaggio, alle immagini e alle loro varianti e, più in generale, ai sistemi della comunicazione, al loro costante rinnovamento, alle loro potenzialità e alle loro insidie; ai meccanismi che consentono ad alcune narrazioni di emergere, a scapito di altre; e, per estensione, alla questione delle rappresentazioni dominanti, della manipolazione della comunicazione e del pensiero stesso. Nella sua pratica confluiscono arte visiva, musica, animazione e poesia, tutte coniugate, con grande rigore formale, nel nome di una consapevolezza rispetto al presente e alle sue tensioni.

Per la Fondazione Adolfo Pini, Amorales ha concepito la mostra L’ORA DANNATA incentrata sull’installazione di dimensioni ambientali Black Cloud e su diversi elementi afferenti al progetto Life in the folds. La mostra comprende inoltre silhouettes e altre opere dell’artista, in un continuo slittamento tra immagini e segni.

Con Black Cloud, uno sciame di migliaia di farfalle nere invade gli ambienti della Fondazione già a partire dallo scalone d’ingresso. 15.000 farfalle popolano gli spazi nuovi e quelli già esistenti della Fondazione. Con Life in the folds l’artista mette invece in scena il tema della violenza dell’uomo sull’uomo. Una violenza che alberga nel profondo e che può esplodere in modo ingiustificato. Il progetto comprende, tra l’altro, un video di animazione in cui, mentre assistiamo a una drammatica vicenda, vediamo anche le mani del burattinaio che muove i fili dei protagonisti: metafora della mistificazione a cui, che ne siamo consapevoli o meno, la storia e le nostre azioni sono sottoposte. Da questo nucleo centrale deriva una serie di trasposizioni; tra le altre: un’installazione di grandi dimensioni e una serie di ocarine, ognuna delle quali ha la forma di un segno e il cui insieme compone un linguaggio in codice che può essere sia “letto” che “suonato”; proprio il loro suono fa, tra l’altro, da colonna sonora per il video. Alcune figure appaiono alle pareti della Fondazione come se le avessero attraversate; sono sagome umane e sembrano presentare alcuni fogli su cui sono rappresentati i momenti salienti della storia. In mostra anche i fogli dello story board in cui prendono forma per la prima volta i personaggi e le vicende raccontate nel video.

Con questa mostra Amorales fa riferimento al proprio paese, il Messico; ma nello stesso tempo ci parla di discrepanze e tensioni estremamente attuali in tutto il mondo, e della necessità di identificare l’origine dei nostri fantasmi, di riconoscerne la portata, la matrice, la valenza ideologica.

Dopo aver presentato i cinque progetti site-specific, The Missing Link di Michele Gabriele, Materia prima di Lucia Leuci, Memory as Resistance di Nasan Tur, Labyrinth di Jimmie Durham e SUMMERISNOTOVER di Šejla Kamerić, la Fondazione Adolfo Pini prosegue con questa nuova mostra il proprio percorso dedicato all’arte contemporanea, sotto la guida di Adrian Paci.

Dal 02 Aprile 2019 al 08 Luglio 2019

Milano

Luogo: Fondazione Adolfo Pini

Indirizzo: corso Garibaldi 2

Orari: 10-13 | 15 -17. Apertura straordinaria Milano Art week da lunedì a venerdì orario prolungato dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19. Sabato 6 e domenica 7 dalle 11 alle 13 dalle 15 alle 18

Curatori: Gabi Scardi

Telefono per informazioni: +39 02 874502

Sito ufficiale: http://www.fondazionepini.net

MILANO POP. Pop Art e dintorni nella Milano degli anni ’60/’70

Lo Spazio Espositivo di Palazzo Lombardia a Milano, sede della Regione, accoglie la mostra “MILANO POP. Pop Art e dintorni nella Milano degli anni ’60/’70” dal 4 aprile al 29 maggio 2019, a cura di Elena Pontiggia.

L’esposizione è promossa da Fontanasedici S.r.l. in collaborazione con Regione Lombardia, Collezione Koelliker, Arteutopia, Associazione Sergio Sarri, Associazione Giangiacomo Spadari.

Il percorso espositivo, che si snoda in diverse sale, approfondisce un segmento di storia recente del nostro Paese, gli anni Sessanta e Settanta, attraverso una cinquantina di lavori – molti dei quali inediti – dei principali protagonisti milanesi della Pop Art, movimento artistico che più di ogni altro ha saputo esprimere le icone e le contraddizioni della società contemporanea e che, muovendo dagli Stati Uniti, ha animato anche l’Italia, specialmente dopo la celebre Biennale di Venezia del 1964.

La collettiva muove da un panorama della Pop Art italiana con i grandi protagonisti della corrente, da Mario Schifano a Tano Festa, da Mimmo Rotella a Giosetta Fioroni e Concetto Pozzati, per poi concentrarsi sull’ambiente milanese con Valerio Adami, Enrico Baj, Paolo Baratella, Gianni Bertini, Fernando De Filippi, Lucio Del Pezzo, Umberto Mariani, Silvio Pasotti, Sergio Sarri, Giangiacomo Spadari, Tino Stefanoni, Emilio Tadini.

L’esposizione evidenzia così i diversi punti di contatto, ma anche e soprattutto le differenze profonde con la Pop Art americana – da qui il sottotitolo “Pop Art e dintorni” – indagando come gli artisti italiani, ed in particolare milanesi, abbiano interpretato originalmente la tendenza, sullo sfondo di un’Italia inquieta che da un lato conosce il boom economico e dall’altro si avvicina ai tempi bui degli “anni di piombo”.

Tra le opere esposte si segnalano l’ironico décollage di Rotella Cleopatra Liz (1963), che rimanda ai manifesti dei grandi kolossal cinematografici; la Palma di Schifano dei primi anni ’70; Gli occhiali (1968) dalla serie degli argenti di Giosetta Fioroni; la paradossale Nascita di una rosa del 1972 di Pozzati. Venendo al panorama milanese, ecco gli antropomorfici collage di Baj, tra cui l’inedito Cathérine Desjardins, dite Madame de Villedieu del 1974; il visionario Questo nottambulo di Zorro (I due astronauti) del 1965 di Bertini; il metafisico Archeologia con De Chirico del 1972 di Tadini. E, ancora, Stefanoni propone un inventario di oggetti quotidiani nella loro disarmante ovvietà, come Gli imbuti (1970) e I flaconi (1969), quest’ultimo esposto per la prima volta. Ecco infine i lavori ispirati a temi politici e sociali come Il giorno della presa del 1970 di Baratella; Cuba-Cuba del 1970 di De Filippi; Il grande prestigiatore (Le avventure di Nessuno) del 1967 di Sarri; Gli oggetti ci guardano e passano del 1970 di Umberto Mariani; Garibaldi e sua figlia Clelia del 1975 e l’inedita Metropolitana del 1973 di Spadari.

La mostra si completa di un video-documentario con testimonianze e interviste esclusive agli artisti e alla curatrice raccolte da Stefano Sbarbaro, prodotto da TVN Media Group – Arte e Cultura. Accompagna l’esposizione un approfondito catalogo con un testo critico di Elena Pontiggia e altre interviste inedite agli artisti.

Importante evento collaterale che accompagna per tutta la sua durata “MILANO POP”, la mostra tematica “CINEMA POP” che inaugura mercoledì 10 aprile presso la Galleria Robilant+Voena, in collaborazione con l’Associazione Sergio Sarri e l’Associazione Giangiacomo Spadari. L’esposizione, attraverso una trentina di lavori di Sergio Sarri e Giangiacomo Spadari, intende approfondire un aspetto comune a questi due protagonisti della Pop Art milanese, «attenti entrambi alle modalità espressive del cinema come spunto pittorico», così come rileva la curatrice Elena Pontiggia. Infatti, come la pittura anche il cinema fonda le sue basi sull’immagine; tuttavia, mentre il film la sviluppa nello spazio e nel tempo, l’arte pittorica la cristallizza in un “fotogramma”. Questa la riflessione di partenza che accomuna Sarri e Spadari e li allontana da altri artisti che hanno guardato alla settima arte come riferimento di cultura popolare, fra cui si ricordano Schifano e Rotella, i quali hanno attinto al bacino di immagini dell’universo cinematografico per farne delle icone pop.

Arricchisce l’evento un’originale pubblicazione, ispirata alla grafica delle riviste dell’epoca, con contributi di Elena Pontiggia, Sergio Sarri e un testo dedicato a Giangiacomo Spadari, in dialogo con immagini di repertorio e delle opere esposte. Per il sostegno alla mostra MILANO POP si ringrazia lo Sponsor ENRICO RIZZI – Milano

Inaugurazione mercoledì 3 aprile ore 18.30

Dal 03 Aprile 2019 al 29 Maggio 2019

Milano

Luogo: Palazzo Lombardia

Indirizzo: via Galvani 27

Orari: lunedì-venerdì ore 11-19; sabato-domenica ore 15-19; chiuso Pasqua, Lunedì dell’Angelo, 25 aprile e 1 maggio

Curatori: Elena Pontiggia

Enti promotori:

Fontanasedici S.r.l.

Regione Lombardia

Collezione Koelliker

Arteutopia

Associazione Sergio Sarri

Associazione Giangiacomo Spadari

Costo del biglietto: ingresso gratuito

E-Mail info: lunedì-venerdì ore 11-19; sabato-domenica ore 15-19; chiuso Pasqua, Lunedì dell’Angelo, 25 aprile e 1 maggio