Articoli

Michael Wolf. Life in cities

Fino al 22 luglio 2018, negli spazi espositivi in Corso Magenta 61, si terrà Life in cities, la prima mostra in Italia dedicata a Michael Wolf, artista e fotografo tedesco che ha studiato con il maestro Otto Steinert alla Folkwang School di Essen e alla Berkeley in California. Soggetto prediletto di Wolf è la vita delle persone che vivono nelle grandi metropoli, in continua evoluzione del mondo di oggi.

Lifes in cities, che è stata premiata all’ultima edizione di Les Rencontres d’Arles, è una retrospettiva celebrante la relazione tra densità umana e architettura urbana. In mostra sono presenti oltre 150 opere di Wolf da sei sue celebri serie, da Paris Rooftops (2014), alla serie di foto più famosa Tokyo Compression (2010-2013), Informal Solution (2003-2014) Architecture of Density (2003 – 2014) e Transparent City (2006), dedicate alla complessità delle città moderne, fino ai suoi lavori che testimoniano i primi anni di operatività come fotografo documentarista.

Michael Wolf intende mette a fuoco la relazione tra la struttura sociale e quella architettonica delle città. E’ possibile ammirare scatti e progetti capaci di cogliere nelle complessità strutturali del paesaggio urbano tracce della densità di quello umano, come nella serie dedicata ai tetti di una Parigi, che conducono la mente del pubblico al confine tra rappresentazione e astrazione.

La mostra Lifes in cities, a cura di Wim van Sinderen e Alessandra Klimciuk, è realizzata dalla Fondazione Stelline in collaborazione con Fotomuseum Den Haag / The Hague Museum of Photography.

 

 

Dal 10 Maggio 2018 al 22 Luglio 2018

Milano

Luogo: Fondazione Stelline

Curatori: Wim Van Sinderen, Alessandra Klimciuk

Costo del biglietto: € 8 intero, € 6 ridotto

Telefono per informazioni: +39.02.45462.411

E-Mail info: fondazione@stelline.it

Sito ufficiale: http://www.stelline.it

 

Teresa Margolles

Con una particolare attitudine al crudo realismo, la poetica di Teresa Margolles testimonia le complessità della società contemporanea, ormai sgretolata dalle allarmanti proporzioni di un crimine organizzato che sta lacerando il mondo intero e soprattutto il Messico, considerato uno dei paesi più pericolosi al mondo. Con una grammatica stilistica minimalista, ma di forte impatto e quasi prepotente sul piano concettuale, i lavori della Margolles affrontano i tabù della morte e della violenza, indagati in relazione alle disuguaglianze sociali ed economiche presenti attualmente in molte nostre realtà quotidiane.

Le mostre del biennio 2018-2019 sono organizzate su quattro precise linee di ricerca: quella primaverile inaugura durante le settimane in cui Milano diventa vetrina internazionale con miart e Salone del Mobile e vede protagonisti i grandi nomi del panorama artistico internazionale, alcuni dei quali per la prima volta in Italia: Teresa Margolles (2018) e Anna Maria Maiolino (2019).

 

 

Dal 28 Marzo 2018 al 20 Maggio 2018

Milano

Luogo: PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea

Curatori: Diego Sileo

Costo del biglietto: intero € 8, ridotto € 5 (gruppi di almeno 15 persone accompagnati da guida; visitatori dai 6 ai 26 anni; visitatori oltre i 65 anni; portatori di handicap; soci Touring Club con tessera; soci FAI con tessera; militari; forze dell’ordine non in servizio; insegnanti). Gratuito minori fino ai 6 anni, un accompagnatore per ogni gruppo, due accompagnatori per ogni gruppo scolastico, un accompagnatore per disabile che presenti necessità e altre categorie

Telefono per informazioni: +39 02 8844 6359

Sito ufficiale: http://www.pacmilano.it

Novecento di carta. Disegni e stampe di maestri italiani

Nell’ambito del palinsesto culturale Novecento Italiano il Comune di Milano – Cultura e la Soprintendenza del Castello Sforzesco presentano i capolavori della grafica italiana del Novecento conservati nelle raccolte civiche e nelle collezioni di Intesa Sanpaolo con una mostra di disegni, incisioni e libri d’artista dei più celebri maestri del secolo scorso.

Un’occasione per mostrare al pubblico internazionale del Castello una selezione di lavori provenienti da un patrimonio straordinario, unico per qualità e varietà, e normalmente non visibile per ragioni conservative.

Prodotta e organizzata con la casa editrice Electa, l’esposizione è a cura di Claudio Salsi con la collaborazione del comitato scientifico delle collezioni grafiche.

Oltre 200 esemplari grafici tra disegni, incisioni, stampe, libri d’artista, carte dipinte saranno esposti nel luogo che per primo ha ospitato le istituzioni d’arte cittadine.
Proprio dalle collezioni riunite al Castello Sforzesco infatti, grazie ad acquisti e donazioni fin dai primi anni del Novecento, si è costituito quell’ingente patrimonio culturale pubblico da cui sono derivate  realtà museali della città, quali la Galleria d’Arte Moderna, il Museo del Risorgimento, il Museo del Novecento, il MUDEC – Museo delle Culture.

Novecento di carta è una galleria di lavori di pittori, scultori e incisori italiani da Alberto Martini a Carlo Carrà, Umberto Boccioni, Amedeo Modigliani, Mario Sironi, Giorgio De Chirico, Giorgio Morandi, Luigi Bartolini, Lucio Fontana, Giuseppe Capogrossi, Marino Marini, Fausto Melotti, Renato Guttuso, Alberto Burri, Enrico Baj, Federica Galli, Michelangelo Pistoletto, Alighiero Boetti e, allestita secondo una scansione cronologica per raccontare artisti e tendenze che hanno attraversato il secolo breve.

Alle opere provenienti dalle collezioni del Gabinetto dei Disegni, della Civica Raccolta delle Stampe Achille Bertarelli, della Biblioteca d’Arte, della Galleria d’Arte Moderna, delle Civiche Raccolte Storiche, del Museo del Novecento, del Casva  si aggiungono oltre quaranta esemplari delle collezioni di Intesa Sanpaolo.

 

 

Dal 23 Marzo 2018 al 01 Luglio 2018

Milano

Luogo: Castello Sforzesco

Curatori: Claudio Salsi

Enti promotori:

  • Comune di Milano – Cultura
  • Soprintendenza del Castello Sforzesco
  • Con Electa
  • In collaborazione con Intesa San Paolo

Sito ufficiale: http://https://www.milanocastello.it

Simone Fugazzotto. Yesterday ended last nigth

La Fondazione MAIMERI ospita al M.A.C. di Milano, in Piazza Tito Lucrezio Caro 1, dal 21 al 25 marzo 2018, la nuova mostra dell’artista milanese Simone Fugazzotto a cura di Luca Beatrice.

In occasione dell’apertura – il 20 marzo, 2018 alle 19.00 – sarà presente l’attrice Sabrina Impacciatore.

Artista poliedrico, nato a Milano nel 1983, che vive e lavora nel Queens, New York, Fugazzotto attraverso la pittura ha dato avvio ad uno studio antropologico sul suo unico e solo soggetto, la scimmia. Dalla tela al cemento, l’artista sceglie di osservare da vicino vizi e virtù dell’uomo, sostituendolo con il suo più vicino predecessore tra i Primati.
Con le più svariate tecniche propone da una prospettiva diversa atteggiamenti della società contemporanea che vengono affrontati al contempo con umorismo e serietà.

L’artista milanese con ironia graffiante, che gli deriva dalla sua esperienza nella Street Art, impasta temi scomodi d’inizio millennio, in chiave pop, materializzando un universo fatto di muri, tele, plexiglass, sculture, video e ready-made. Nude o vestite, con un iphone in mano, o un fucile, simboli e status, enfatizzati da colori sgargianti, per rappresentare le debolezze, le paure, gli azzardi dell’intera umanità. Le scimmie di Fugazzotto vogliono essere un avvertimento per la nostra società e un invito a ripensare ai valori autentici e alle vere necessità degli esseri umani.

 

 

Dal 20 Marzo 2018 al 25 Marzo 2018

Milano

Luogo: Spazio M.A.C.

Curatori: Luca Beatrice

Enti promotori:

  • Fondazione Maimeri
  • ARTE.it (media partner)
  • Con il cotributo di:
  • BIG – Broker Insurance Group
  • exportiamo.it
  • Candiani Denim
  • Charlie max Milano

Costo del biglietto: Ingresso libero

Telefono per informazioni: +39 348 2253405

E-Mail info: info@fondazionemaimeri.it

Sito ufficiale: http://https://www.fugazzottosimone.com/

Gli anti-monumenti dei Gelitin ancora a Milano fino al 22 aprile

Prorogata fino al 22 aprile alla Fondazione Prada di Milano la mostra Pokalypsea-Apokalypse-Okalypseap del collettivo austriaco Gelitin. Terzo appuntamento del progetto Slight Agitation, la mostra, che avrebbe dovuto concludersi lo scorso 26 febbraio, è incentrata sul dialogo con lo spazio e con lo spettatore.

Per chi ancora non l’avesse vista, l’esposizione si compone di tre grandi installazioni: Arc de Triomphe, Fumami e Iglu, tre anti-monumenti che tramite l’ironia puntano a coinvolgere il pubblico e rovesciare significati. Tutte e tre le opere, infatti, si riferiscono a degli archetipi architettonici simbolo di potere, di cui capovolgono però il senso. Arc de Triomphe è l’esempio più lampante. Rifacimento di un’opera realizzata per la prima volta nel 2003, rappresenta un uomo con il corpo inarcato che dal pene si schizza dell’acqua direttamente in bocca, un’immagine che, abbinata a due forme fondamentali di esibizione del potere come l’arco e la fontana, crea un monumento eccentrico e irriverente, di forte critica al concetto di autocelebrazione. Lo stesso fanno Iglu, una sorta di obelisco o colonna dal chiaro riferimento fallico, e Fumami, una struttura di legno che imita la forma di un anfiteatro, con cui il pubblico è invitato a interagire. I visitatori possono infatti entrare nell’opera, salire le scale, sedersi sugli spalti e perfino compiere una performance (sono infatti invitati a fumare una sigaretta al centro dell’installazione).

Attraverso le immagini simboliche dell’arco, dell’obelisco e dell’anfiteatro, i Gelitin mettono in atto anche questa volta la critica alle istituzioni che da sempre caratterizza il loro lavoro. E qui in Italia, a quanto pare, il loro linguaggio schietto e la loro filosofia del piacere e del divertimento non dispiace affatto. Lo dimostra la proroga alla Fondazione Prada, ma anche il fatto che non è la prima volta che i quattro artisti portano avanti un’operazione del genere nel nostro paese. Già nel 2005, infatti, con il famoso Pink Rabbit di Colletto Fava, ci avevano donato un anti-monumento curioso e improbabile.

 

 

Fino al 22 aprile

Fondazione Prada

Largo Isarco, 2 – Milano

http://www.fondazioneprada.org/project/sligth-agitation-34-gelitin/

 

Mr. Savethewall. La realtà oltre il muro

La realtà oltre il muro è la nuova mostra personale di Mr. Savethewall proposta da Deodato Arte nella sede di via Santa Marta dal 2 al 31 marzo. Un corpus di circa 30 opere fra inedite e storiche descrivono la poetica non convenzionale dell’artista, il linguaggio diretto e la volontà di trattare temi profondi attraverso un’espressione immediata e apparentemente leggera.

Filo conduttore è la denuncia nei confronti della società, del mondo attuale e l’invito a carpire quella realtà che si trova oltre al muro. Ne è metafora l’opera Is this love? che raffigura un cuore lanciato con una fionda e destinato a raggiungere nuovi orizzonti, visioni differenti di ciò che nella vita siamo abituati a leggere talvolta con miopia.  Un atteggiamento controcorrente che l’artista da sempre ha ribadito nel suo modo di fare arte, vicino alla street e alla urban art, alle tecniche legate allo stencil e alle bombolette, ma ostile all’arte illegale su supporto murale, concetto ribadito nello stesso pseudonimo “salva il muro”. Mr. Savethewall si esprime pertanto utilizzando cartone, carta da pacchi, legno, metallo, plexiglass e materiali di riciclo.

L’artista attingendo a tematiche legate a modelli sociali, politica, attualità, icone, simboli appartenenti all’immaginario collettivo, forme di comunicazione multimediali, attraverso ironia e provocazione stimola la riflessione, la ricerca di significati e contemporaneamente offre una personale reinterpretazione dei codici linguistici e iconografici. L’esigenza di smuovere le coscienze emerge in particolare nella serie Kiss me in cui il soggetto è un ranocchio ben vestito, affascinante, ma del quale bisogna diffidare in quanto, dietro l’ostentata bellezza, è privo di contenuti; una sorta di monito a non lasciarsi abbagliare dalle apparenze che deturpano la società. La rana, pur essendo una figura positiva in quanto è proiettata ad andare esclusivamente avanti può assumere sembianze ingannevoli e creare l’illusione che il ranocchio sia un principe azzurro, addirittura dotato di corona, come nell’opera inedita King me.

Un messaggio più esplicito è offerto da La famiglia del mulino bianco non esiste, un’opera in cui viene apertamente annullata la visione della “famiglia perfetta”, un modello che l’artista reputa generare frustrazione e inadeguatezza, stati d’animo causati da una società che punta alla perfezione, all’essere vincenti e privi di debolezze; uno tra i primi stencil realizzati cui Mr. Savethewall è particolarmente legato in quanto rappresentativo di una raggiunta libertà.  I nuovi strumenti di comunicazione digitali e social sono protagonisti di lavori come Please Holy iPad, dove una bambina prega l’iPad affinché le restituisca il padre troppo focalizzato sul lavoro, Ricambio generazionale che riassume un’incomunicabilità fra un passerotto e l’uccellino simbolo di Twitter e Selfie ergo sum, rivisitazione della frase cartesiana in un’ottica completamente ribaltata e specchio della contemporaneità e della dipendenza dai supporti digitali. Non mancano personaggi iconici come Geppetto, che fiero abbraccia il suo pinocchio montabile acquistato all’Ikea, proposto su supporti diversi – procedimento che l’artista adotta anche con altri soggetti – e che in questo caso viene rappresentato su un cartello stradale e su plexiglass. La sovrapposizione di nove livelli di plexiglass e dei rispettivi stencil offre una lettura completa dell’opera attraverso gli strati, le profondità differenti, ognuna delle quali aggiunge uno specifico significato. Se ad un primo sguardo è la visione felice di Geppetto a catturale l’attenzione dello spettatore, un’analisi più approfondita introduce argomenti di maggiore complessità, legati all’economia, alle difficoltà che i piccoli e medi imprenditori devono affrontare quotidianamente. Mr. Savethewall indirizza la sua arte proprio in questa direzione, che lui stesso definisce di “profonda leggerezza”, caratterizzata infatti una leggerezza superficiale che diviene sempre più profonda attraverso una lettura più attenta. Opere come I can fly, che contempla la possibilità di poter volare, di seguire i propri sogni e Cupida dove la piccola Shirley Temple dispensa amore con bombolette sono emblematiche dello spirito di evasione, di positività e di riscatto, che completano il messaggio che l’artista vuole trasmettere al mondo.

 

 

Dal 01 Marzo 2018 al 31 Marzo 2018

Milano

Luogo: Deodato Arte

Telefono per informazioni: +39 02 80886294

E-Mail info: galleria@deodato-arte.it

Sito ufficiale: http://www.deodato.com/

Post Zang Tumb Tuuum. Art Life Politics: Italia 1918-1943

Fondazione Prada presenta nella sede di Milano il progetto espositivo Post Zang Tumb Tuuum. Art Life Politics: Italia 1918-1943, dal 18 febbraio al 25 giugno 2018. La mostra, a cura di Germano Celant, esplora il sistema dell’arte e della cultura in Italia tra le due guerre mondiali, partendo dalla ricerca e dallo studio di documenti e fotografie storiche che rivelano il contesto spaziale, temporale, sociale e politico in cui le opere d’arte sono state create, messe in scena, nonché vissute e interpretate dal pubblico dell’epoca.

Il periodo storico tra il 1918 e il 1943 è caratterizzato in Italia dalla crisi dello stato liberale e dall’affermazione del fascismo, nonché da una costante interdipendenza tra ricerca artistica, dinamiche sociali e attività politica. Come ha sottolineato Jacques Rancière nel suo libro Le partage du sensible. Esthétique et politique (2000), l’arte non esiste mai in astratto, ma si forma e prende forma in un determinato contesto storico e culturale. In questo senso l’aspetto politico e quello estetico sono inscindibili. Partendo da questo assunto, le testimonianze fotografiche e testuali che sono all’origine della selezione delle opere in mostra, documentano la produzione artistica e culturale del periodo tenendo conto di una pluralità di aspetti e ambienti in cui è realizzata ed esposta: dall’atelier d’artista alle collezioni private, dalle grandi manifestazioni pubbliche alle esposizioni e rassegne d’arte italiana in ambito nazionale e internazionale, dalle architetture ai piani urbanistici, dalla grafica alla prima produzione in serie di arredi. Secondo Germano Celant, i documenti ritrovati funzionano come mezzi di “cultural understanding”, per usare l’espressione di David Summers.

L’indagine, svolta in collaborazione con archivi, fondazioni, musei, biblioteche e raccolte private, ha portato alla selezione di oltre 500 lavori, tra dipinti, sculture, disegni, fotografie, manifesti, arredi, progetti e modelli architettonici, realizzati da più di 100 autori. In Post Zang Tumb Tuuum. Art Life Politics: Italia 1918-1943 questi oggetti sono introdotti da immagini storiche, pubblicazioni originali, lettere, riviste, rassegne stampa e foto personali, così da mettere in discussione la decontestualizzazione espositiva, in cui l’opera d’arte è tradizionalmente ridotta a una presenza neutra e isolata. Ricostruire, invece, le condizioni materiali e fisiche della sua presentazione originale non solo consente di indagare il complesso sistema di relazioni tra autori, galleristi, critici, ideologi, politici, collezionisti, mecenati e spettatori, ma permette anche di esplorare il dispositivo di mostra nelle sue diverse declinazioni, come un elemento essenziale dell’universo simbolico del tempo. Una lettura che sottolinea ulteriormente come l’esposizione di immagini e di prodotti nazionali, anche in contesti internazionali, sia stata utilizzata dal fascismo come uno strumento flessibile, adattabile e moderno, un mezzo funzionale al progetto di rifare gli italiani e di plasmare la loro esperienza del mondo. Nella mostra Post Zang Tumb Tuuum, l’artefatto, inserito nuovamente nel flusso caotico dell’esporre, ritorna a essere una materia viva, una costruzione stratificata di significati e possibili interpretazioni.

Il progetto di allestimento, ideato dallo studio 2×4 di New York in dialogo con il curatore, si presenta come un percorso immersivo, ritmato da venti ricostruzioni parziali di sale espositive pubbliche e private. In questi ambienti, costituiti dall’ingrandimento in scala reale delle immagini storiche, vengono ri-collocate le opere originali di artisti come Giacomo Balla, Carlo Carrà, Felice Casorati, Giorgio de Chirico, Fortunato Depero, Filippo de Pisis, Arturo Martini, Fausto Melotti, Giorgio Morandi, Scipione, Gino Severini, Mario Sironi, Arturo Tosi e Adolfo Wildt, tra gli altri. Si rinnova così l’osmosi tra espressione artistica e aspetti contestuali, come arredi, elementi architettonici, dettagli decorativi e soluzioni allestitive, che permette una conoscenza maggiore delle opere esposte e degli artisti e un’interpretazione più approfondita della storia delle arti in Italia. Si ripercorre così la dialettica tra singoli autori ed esponenti di movimenti, gruppi e tendenze, come Futurismo, Valori Plastici, Novecento, Scuola romana, i cosiddetti Italiens de Paris, il gruppo degli astrattisti e Corrente, che animano un panorama artistico e culturale, caratterizzato da eclettismo e pluralismo espressivi e in cui convivono avanguardia e ritorno all’ordine, sperimentazione e realismo, intimismo e propaganda.

L’attenzione al contesto sociale, politico e vitale si traduce in mostra anche nella presentazione di progetti architettonici, piani urbanistici e allestimenti di grandi eventi quali la Mostra della Rivoluzione Fascista (1932), l’Esposizione dell’Aeronautica Italiana (1934), la Mostra nazionale dello Sport (1935) e l’imponente disegno dell’E42. Alcuni degli esiti più innovativi della concezione architettonica e scenica di questo periodo, come i contributi fondamentali del Gruppo 7, Giovanni Muzio, Marcello Piacentini, Piero Portaluppi e Giuseppe Terragni, tra gli altri, sono veicolati in mostra anche attraverso proiezioni di grandi dimensioni che permettono di restituire criticamente l’imponenza della scala originale e l’impatto comunicativo, propagandistico e celebrativo degli allestimenti dell’epoca, nonché di esplorare il processo di estetizzazione della politica e delle masse attuato dal fascismo.
L’intero percorso espositivo, che si snoda tra galleria Sud, Deposito, galleria Nord e Podium, è scandito da focus tematici dedicati a figure di politici, intellettuali, scrittori e pensatori, come Giuseppe Bottai, Piero Gobetti, Antonio Gramsci, Carlo Levi, Alberto Moravia, Luigi Pirandello, Margherita Sarfatti e Lionello Venturi, in cui si analizzano le loro diverse posizioni in un momento di forte radicalizzazione delle idee, di scambio tra le arti e di dialogo o scontro aperto tra le persone. In questo clima l’intellettuale, così come l’artista, sviluppa la propria autonomia espressiva partecipando attivamente o restando indifferente alle indicazioni del regime, o al contrario, subendone o criticandone, in rari casi, le imposizioni in campo politico, culturale e artistico.

La mostra Post Zang Tumb Tuuum. Art Life Politics: Italia 1918-1943 sarà accompagnata da un volume scientifico illustrato, pubblicato dalla Fondazione Prada, che includerà il saggio del curatore Germano Celant, 15 testi critici di studiosi, storici e critici d’arte e architettura come Ruth Ben-Ghiat, Francesca Billiani, Maristella Casciato, Daniela Fonti, Emilio Gentile, Romy Golan, Mario Isnenghi, Lucy Maulsby, Antonello Negri, Elena Pontiggia, Sileno Salvagnini, Jeffrey Schnapp, Francesco Spampinato, Marla Stone, Alessandra Tarquini e un’ampia sezione composta da 64 approfondimenti tematici redatti in occasione della mostra.

 

 

Fino al 25 Giugno 2018

Milano

Luogo: Fondazione Prada

Curatori: Germano Celant

Costo del biglietto: intero € 10, ridotto € 8. Gratuito Visitatori sotto i 18 e sopra i 65 anni, Visitatori con disabilità, Giornalisti accreditati o in possesso di tessera stampa in corso di validità

Telefono per informazioni: +39 02 5666 2611

E-Mail info: info@fondazioneprada.org

Sito ufficiale: http://www.fondazioneprada.org

L’arte che dialoga con il circostante: Mauro Staccioli

Purtroppo questo 2018 è iniziato con una grave perdita per tutto il mondo dell’arte. Il primo gennaio all’età di ottant’anni è scomparso a Milano Mauro Staccioli, scultore di fama internazionale nato a Volterra nel 1937. La sua innata capacità di sapersi connettere al circostante è ciò che più ha contribuito a collocarlo tra i grandi della scultura mondiale. Celebri le sue installazioni all’aperto fatte di curve e forme geometriche, semplici segni che si incastonavano nella natura o tra le architetture urbane. Alla base dei suoi lavori non c’è mai stata la scultura in sé e per sé, quanto invece l’ambiente circostante come punto di partenza per ogni fantasia creativa.

Staccioli definiva le sue sculture proprio come dei “segni”, quasi a sottolineare la non invasività delle opere nei contesti. Per lui il lavoro artistico era fatto di semplicità, emotività ed intuizione. Inutile cercare una spiegazione logica per ciò che faceva, tutta l’azione creativa era frutto di sentimenti intimi che non si potevano spiegare e che non era necessario chiarire né al pubblico né a se stesso.  Una spiegazione di ciò Staccioli la diede del docu-film intitolato Corso Italia ’96, del regista Alberto Tempi, un cortometraggio che racconta l’installazione temporanea dell’artista a San Giovanni Valdarno nel 1996.

Lo scultore di Volterra disse: “La reazione più bella che incontro quando installo le mie opere è quella degli operai che lavorano con me. Di solito sono quelli che, superato il primo attimo, entrano nell’operazione e alla fine sono dispiaciuti che tutto sia terminato. Questo perché percepiscono la creatività che ci sta dietro, la percepiscono come libertà di potersi esprimere e vivono addosso questa libertà”.

La libertà è il filo conduttore di tutto l’operato di Staccioli, sia essa legata all’espressività dell’artista che all’interpretazione di chi osserva. La semplicità è invece la chiave con cui ha saputo aprire gli spazi del circostante alle sue opere. Senza dubbio uno dei migliori interpreti del rapporto tra spazio e arte.

Mastro. Pelle

Le opere di Mastro sono l’enucleazione di potenti metafore intimiste e talvolta violente. Sono tele in torsione, tese in senso incavo o convesso e riportano il fruitore all’idea della pelle che per associazione  si collega alle asperità e alle depressioni insite appunto nelle opere stesse.

I suoi lavori artistici, che ama definire “Architele” sono l’espressione creativa nell’arte visiva di quei tormenti tipici del vivere umano. La pelle/tela è così estrinsecata in modo esplicito che sembra voglia gridare metaforicamente, rivendicare il suo status quo, cioè l’esserci dal passato ma con un sottile equilibrio tra l’oggetto rappresentante – la tela – e quello rappresentato in senso antropomorfo – la pelle appunto – .

Il tormento e la sofferenza sono quindi fortemente presenti nella poetica di Mastro e si palesano cromaticamente sotto forma di bianchi e neri, che ci riportano alle luci e alle ombre, dove l’angolo illuminato dalla luce e la prospettiva sul manufatto artistico danno diverse visioni dell’oggetto; diversi punti di vista.

Tutto è ambiguo, volutamente ripercorre le pulsioni umane, un viaggio nel proprio e nell’altrui intimo, spesso contaminato da disagi esistenziali che evocano nell’osservatore momenti suggestivi di vita propria. Brandelli di esistenze si affacciano dall’opera d’arte che a sprazzi echeggia lacerti di rossi, quasi a volerci rammemorare sofferenza, amore, passione, rabbia.

Interessante è la metafora della vita  che è insita in modo del tutto originale nelle opere d’arte di Mastro: sottolinea la mutevolezza delle cose; nulla è solo bianco o nero dunque ma cangiante in base all’inclinazione e all’intensità della luce. L’equilibrio tra luci e ombre fa da padrone in tutta la mostra.

Gli oggetti sferici che emergono o rientrano dai supporti sono dunque  la mimesi della variabilità della realtà oggettiva grazie al riflesso ivi contenuto.

Degno di nota è sicuramente il collegamento sottaciuto volutamente ma evidente ai miei occhi relativo alla body-art, dove le mutazioni del corpo, le perforazioni, i piercing sono esempi palesi di arte che domanda sangue e sofferenza al fine di esprimersi concettualmente e talvolta velatamente nelle opere di Mastro.

Molti titoli, spesso creati in modo del tutto spontaneo, ci restituiscono i significanti ed i significati di noti testi di canzoni rock che secondo parallelismi surreali e inconsci sono evocativi dei contenuti itineranti in tutta la mostra.

 

 

Dal 24 Gennaio 2018 al 06 Febbraio 2018

Milano

Luogo: Galleria d’Arte Contemporanea STATUTO13

Curatori: Massimiliano Bisazza

Telefono per informazioni: +39 347 2265227

E-Mail info: info@statuto13.it

Sito ufficiale: http://www.statuto13.it

Continuo infinito presente, Remo Salvadori

A Remo Salvadori BUILDING dedica la mostra inaugurale (fino al 27 gennaio 2018), una personale sui quattro piani dell’edificio, in un percorso che plasma per la prima volta lo spazio di via Monte di Pietà, con l’idea di creare una simbiosi tra lo spazio e le sue opere e un’armonia tra l’osservatore e l’oggetto.

Tramite questo intervento la percezione dell’architettura muta, così da stabilire un Continuo infinito presente, tra il contesto e i lavori, che, nell’intero suo percorso, a datare dal 1973, hanno teso ad un dialogo tra forma e materia, tempo e spazio, leggerezza e peso, azione e osservazione.

Il suo rapporto con la forza di gravità, la materia, la solidità e la fragilità dei materiali (non ossimoro o illusione, ma esito tangibile), si realizza in nuovi composizioni, aperte e equilibrate, regolari ed irregolari, che sono frutto di un sapere, di una composizione e di una disciplina matematica, da sempre praticate. A queste, l’osservatore può associare una metamorfosi alchemica: i sette metalli sono forgiati affinché cambino natura e modo di manifestarsi.

Se i concetti di metamorfosi e di alchimia possono rievocare dettami barocchi, l’esito nelle opere di Salvadori assurge a un’armonia essenziale, nelle proporzioni, nella geometria, e in una voluta e intensa rielaborazione metafisica.

La visione delle opere esposte (sintesi e summa di una meditazione che dura dal 1973 ad oggi) invita ad una riflessione sul presente e sul futuro dell’arte, in una dimensione consapevolmente atemporale e sempre attuale.

 

Fino al 27 Gennaio 2018

MILANO

LUOGO: Building