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Picasso e il Mito

Affascinato dal sentimento piuttosto che dalla forma, Picasso fa della bestialità e del repertorio mitologico il tema che incontra la sua estetica. Tra i suoi riferimenti ricorrenti mantiene la stranezza di esseri ibridi (fauni, centauri e minotauri) intimamente lacerati tra l’umanità e l’animalità, bene e male, vita e morte.
E si incontrano la violenza della guerra come quella della corrida, la fantasia sfrenata e l’erotismo.

La mostra si compone di cinque sezioni, con circa 350 opere fra i più grandi capolavori del Museo Picasso, comparati a importanti pezzi d’antiquariato e ad opere che si rifanno ai canoni della bellezza classica.

 

 

Dal 18 Ottobre 2018 al 17 Febbraio 2019

Milano

Luogo: Palazzo Reale

Curatori: Pascale Picard

Enti promotori:

  • Comune di Milano – Cultura
  • Palazzo Reale

Costo del biglietto: intero € 12, ridotto € 10 / € 8 / € 6. Gratuito minori di 6 anni, guide turistiche abilitate con tesserino di riconoscimento, un accompagnatore per ogni gruppo, due accompagnatori per ogni gruppo scolastico, un accompagnatore per disabile che presenti necessità, giornalisti accreditati dall’Ufficio Stampa del Comune o dall’ufficio stampa della mostra, dipendenti della Soprintendenza ai Beni Paesaggistici e Architettonici di Milano, tesserati ICOM

Telefono per informazioni: +39 02 88445181

E-Mail info: c.mostre@comune.milano.it

Sito ufficiale: http://www.palazzorealemilano.it

Mario Merz. Igloos

Pirelli Hangar Bicocca presenta Igloos, la mostra dedicata a Mario Merz (Milano 1925- 2003), tra gli artisti più rilevanti del secondo dopoguerra, riunendo il corpus delle sue opere più iconiche, gli igloo, datati tra il 1968 e l’anno della sua scomparsa. Il progetto espositivo, curato da Vicente Todolí e realizzato in collaborazione con la Fondazione Merz, si espande nei 5.500 metri quadrati delle Navate e del Cubo di Pirelli Hangar Bicocca e pone il visitatore al centro di una costellazione di oltre trenta opere di grandi dimensioni a forma di igloo, un paesaggio inedito dal forte impatto visivo.

A cinquant’anni dalla creazione del primo igloo, la mostra offre l’occasione per osservare lavori di Mario Merz di importanza storica e dalla portata innovativa, provenienti da numerose collezioni private e museali internazionali – tra cui il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía di Madrid, la Tate Modern di Londra, l’Hamburger Bahnhof di Berlino e il Van Abbemuseum di Eindhoven –, raccolti ed esposti insieme per la prima volta in Italia.

La mostra Igloos assume come punto di partenza l’esposizione personale di Mario Merzcurata da Harald Szeemann nel 1985 alla Kunsthaus di Zurigo dove vennero presentate tutte le tipologie di igloo realizzate fino a quel momento al fine di formare un villaggio, un paese, una ‘Città irreale’ nello spazio espositivo, come afferma Szeemann.

Il progetto di Milano prosegue l’intento di Szeemann e Merz, mettendo in luce come l’artista abbia continuato a sviluppare con coerenza e visionarietà l’immaginario dell’igloo. L’esposizione include infatti anche opere concepite nei decenni successivi, in occasione di importanti antologiche e retrospettive nei grandi musei europei e stranieri. Si apre con La Goccia d’Acqua, 1987, il più grande igloo mai realizzato da Merz per uno spazio interno, di dodici metri di diametro, presentato in occasione della sua mostra personale al CAPC musée d’art contemporain de Bordeaux.

Nello spazio delle Navate il percorso espositivo si sviluppa in nuclei che seguono un ordine cronologico, partendo dai primi igloo concepiti negli anni ‘60 come, per citarne alcuni: Igloo di Giap, 1968 e Acqua scivola, 1969. Quelli degli anni ‘70: tra gli altri, sono presenti Igloo di Marisa, 1972 e ‘If the hoar frost grip thy tent Thou wilt give thanks when night is spent’(Ezra Pound), 1978. Le evoluzioni degli anni ‘80, periodo in cui gli igloo divengono più complessi, si raddoppiano, si triplicano o si intersecano, sono testimoniate da, ad esempio: Igloo del Palacio de las Alhajas, 1982 e Chiaro Oscuro, 1983. Rappresentativo degli anni ‘90 è Senza titolo, 1999, realizzato per il parco del museo, in occasione della mostra personale alla Fundação de Serralves, curata proprio da Vicente Todolí.

Attraverso questo gruppo di opere la mostra rivela gli aspetti e i temi più innovativi di Merz, inserendo la sua ricerca all’interno del panorama artistico internazionale e contemporaneo degli ultimi cinquant’anni, come: l’utilizzo di materiali naturali e industriali, l’impiego poetico ed evocativo della parola scritta e il dialogo con lo spazio circostante e la sua architettura.

La pratica di Mario Merz si sviluppa a Torino fin dagli anni ‘50. Figura chiave dell’Arte Povera, è uno degli antesignani in Italia a utilizzare l’installazione, superando la bidimensionalità del quadro, inserendo tubi al neon nelle sue tele e in oggetti quotidiani come ombrelli e bicchieri. Attraverso il suo lavoro indaga e rappresenta i processi di trasformazione della natura e della vita umana, utilizzando elementi provenienti dall’ambito scientifico-matematico, come la spirale e la sequenza numerica di Fibonacci, e introducendo a partire dal 1968 quello che rimarrà uno dei motivi ricorrenti e più rappresentativi della sua pratica per oltre trent’anni: l’igloo.

Queste opere, riconducibili visivamente alle primordiali abitazioni, diventano per l’artista l’archetipo dei luoghi abitati e del mondo e la metafora delle diverse relazioni tra interno ed esterno, tra spazio fisico e spazio concettuale, tra individualità e collettività.
Gli igloo sono caratterizzati da una struttura metallica rivestita da una grande varietà di materiali di uso comune, come argilla, vetro, pietre, iuta e acciaio – spesso appoggiati o incastrati tra loro in modo instabile – e dall’uso di elementi e scritte al neon.

La mostra sarà accompagnata da un catalogo, pubblicato da Mousse Publishing, che include un’estesa documentazione fotografica dell’esposizione, i contributi di Germano Celant, Lisa Le Feuvre e Pietro Rigolo, e dettagliate schede di ogni lavoro presentato.

Vicente Todolí è Direttore Artistico di Pirelli Hangar Bicocca e curatore della mostra. Precedentemente è stato Direttore della Tate Modern di Londra dal 2003 al 2010; dal 1996 al 2003 ha diretto la Fundação de Serralves di Porto e dal 1989 al 1996 è stato Direttore Artistico dell’IVAM (Instituto Valenciano de Arte Moderno).

 

 

Dal 24 Ottobre 2018 al 24 Febbraio 2019

Milano

Luogo: Pirelli Hangar Bicocca

Curatori: Vicente Todolí

Enti promotori:

  • In collaborazione con Fondazione Merz

Telefono per informazioni: +39 02 66 11 15 73

E-Mail info: info@hangarbicocca.org

Sito ufficiale: http://www.hangarbicocca.org

Milano e il Cinema

Dall’8 novembre 2018 al 10 febbraio 2019, le sale di Palazzo Morando | Costume Moda Immagine di Milano accoglieranno una mostra che analizza il rapporto tra il capoluogo lombardo e il mondo della settima arte.  L’esposizione presenterà fotografie, manifesti, locandine, contributi video e memorabilia in grado di ripercorrere un secolo di storia del cinema a Milano, dalle prime sperimentazioni degli anni Dieci all’epoca d’oro degli anni sessanta, fino alle produzioni più recenti con la nascita di un genere-commedia tutto milanese che ha visto affermarsi artisti quali Renato Pozzetto, Adriano Celentano, Diego Abatantuono, Aldo, Giovanni e Giacomo, e molti altri.

Prima che il regime fascista concentrasse le grandi produzioni cinematografiche nelle nuove strutture romane di Cinecittà, Milano ha rappresentato il centro nevralgico delle prime sperimentazioni in Italia, luogo di fiorente innovazione, creatività e capitale della nascente industria filmica. Negli anni Trenta, la costruzione dei teatri di posa capitolini e il conseguente trasferimento nella Capitale delle attività produttive provocarono una perdita di centralità del capoluogo lombardo all’interno della produzione cinematografica. Occorre aspettare gli anni Cinquanta-Sessanta perché Milano si trasformi lentamente in set di innumerevoli pellicole che cercavano di cogliere nei cambiamenti repentini della città l’essenza stessa della modernità. Da Miracolo a Milano a Rocco e i suoi fratelli, da La Notte a Il posto, si contarono a decine le produzioni che immortalarono le atmosfere cittadine e catturarono l’incanto e le contraddizioni di una metropoli che evolveva a ritmi vertiginosi. Nonostante avesse perso il primato produttivo, agli inizi degli anni Sessanta, Milano seppe convertirsi nel luogo ideale dove sviluppare due nuovi filoni cinematografici: quello pubblicitario, che avrà la sua più clamorosa espressione in Carosello e quello industriale, che vedrà protagoniste aziende del calibro di Pirelli, Breda, Campari, Edison tra le altre, teso a valorizzare le realtà imprenditoriali attraverso lo sfruttamento del linguaggio cinematografico.

Dopo la stagione dei poliziotteschi degli anni Settanta, che proprio nel capoluogo lombardo troveranno il set ideale, gli ultimi decenni vedranno proliferare la commedia in salsa meneghina con protagoniste figure entrate di diritto nell’immaginario di tutti.

“MILANO E IL CINEMA” è il nuovo appuntamento espositivo a Palazzo Morando | Costume Moda Immagine di un percorso iniziato con Milano tra le due guerre. Alla scoperta della città dei Navigli attraverso le fotografie di Arnaldo Chierichetti (2013) e proseguito con Milano, città d’acqua (2015) e Milano, storia di una rinascita. 1943-1953 dai bombardamenti alla ricostruzione (2016) e Milano e la mala (2017). Questa serie di iniziative racconta il capoluogo lombardo a partire dalla sua storia, dalla sua specificità, dalle sue vicende sociali, capaci di trasformare in modo radicale il volto della città.

 

 

Dal 08 Novembre 2018 al 10 Febbraio 2019

Milano

Luogo: Palazzo Morando | Costume Moda Immagine

Curatori: Stefano Galli

Enti promotori:

  • Patrocinio di regione Lombardia

Costo del biglietto: intero € 12, ridotto € 10 (studenti under 26, over 65, disabili, gruppi adulti e tutte le convenzioni). Gratuito bambini da 0 a 6 anni, guide turistiche, accompagnatori di disabili; possessori Abbonamenti Musei Lombardia Milano

Telefono per informazioni: +39 02 884 65735

E-Mail info: c.palazzomorando@comune.milano.it

Sito ufficiale: http://www.civicheraccoltestoriche.mi.it/

La mostra immersiva. Caravaggio al Museo della Permanente di Milano

MondoMostreSkira, dopo lo straordinario successo della mostra Dentro Caravaggio, presenta al Museo della Permanente a Milano, dal 6 ottobre 2018 al 27 gennaio 2019, Caravaggio. Oltre la tela: La mostra immersiva, una straordinaria esperienza multimediale originale e inedita che vuole essere una sorta di racconto complementare della grande esposizione che l’ha preceduta, ripercorrendo, con la consulenza scientifica di Rossella Vodret e il Patrocinio del Ministero dei Beni e le Attività Culturali e del Turismo, le tappe della vita e dell’opera dell’artista.

Il progetto Caravaggio. Oltre la tela: La mostra immersiva nasce infatti dall’oggettiva impossibilità di mostrare dal vivo capolavori inamovibili ma indispensabili per capire realmente il genio del Merisi. Opere fondamentali come i quadri della Cappella Contarelli a San Luigi dei Francesi o della Cappella Cerasi a Santa Maria del Popolo, così come le opere del Louvre, estremamente fragili, come la scandalosa Morte della Vergine – dipinta per essere posizionata sull’altare di Santa Maria della Scala a Roma e rifiutata dai committenti – e ancora il dipinto murale del Gabinetto Alchemico del casino Ludovisi o la gigantesca tela con la Decollazione del Battista conservata nella Concattedrale de La Valletta a Malta, che valse a Caravaggio la Croce di Malta, o la Medusa conservata agli Uffizi e tanti altri ancora.

Grazie all’utilizzo del video mapping, tali opere verranno presentate nella loro integralità   architettonica dando la possibilità al visitatore di fruirle così come inizialmente concepite dall’artista. La mostra, attraverso l’utilizzo di nuove e sofisticate tecnologie, accompagna il visitatore in un percorso immersivo cinematografico che, pur basato su informazioni scientifiche, emoziona e coinvolge il visitatore rendendolo parte integrante della storia umana ed artistica nella quale è egli stesso immerso. Il percorso della durata di 45 minuti è accompagnato da una narrazione che utilizza la tecnologia binaurale – tutti i visitatori saranno dotati di cuffie speciali – ed è composto da una alternanza di immagini girate appositamente per la mostra, ispirate alla storia personale dell’artista, di effetti speciali, di capolavori. Una narrazione intensa e coinvolgente che dalla gioventù milanese – segnata dal flagello della peste – porterà Caravaggio a morire, solo, sulla spiaggia della Feniglia dopo aver attraversato la straordinaria Roma del primo Seicento, protetto da potenti nobili e porporati, ed esserne fuggito a Napoli, poi a Malta, a Palermo, nuovamente a Napoli.

Il percorso della mostra è fedele alla cronologia e come in una narrazione teatrale è suddiviso in quattro atti e illustra oltre cinquanta opere di Caravaggio.

Nella prima parte, dedicata alla gioventù e formazione si vede il giovane Michelangelo diventare apprendista a Milano nello studio di Simone Peterzano e successivamente a Roma: una città in profonda trasformazione ma anche la capitale artistica dell’Europa con centinaia di artisti all’opera. Qui inizia faticosamente la sua carriera: dipingerà opere straordinarie quali Riposo nella fuga in Egitto, la Buona Ventura e I Bari.

Il secondo atto e è dedicato agli anni del trionfo: viene “scoperto” dal potente Cardinal del Monte che lo prende a dimora, e proiettato in un mondo di ricchezza e cultura. Nel 1600, la svolta, con la commissione della Cappella Contarelli a San Luigi dei Francesi: un enorme successo. Dipingerà poi il Gabinetto Alchemico e la Cappella Cerasi, la sua fama giunge a Firenze con la Medusa commissionata dal Cardinal del Monte per Federico I de’ Medici.

Il terzo atto guarda però ad un’altra Roma, quella dei bassifondi di Caravaggio: continua a bazzicare le taverne, a giocare, a frequentare prostitute. Smette di vivere dai potenti Cardinali e affitta uno studio dove vive con Cecco del Caravaggio, forse il suo amante. Dipingerà capolavori come Giuditta e Oloferne, Amore Vincitore, la criticata Madonna dei Pellegrini, la Madonna dei Palafrenieri, la Morte della Vergine che viene rifiutata dai Carmelitani Scalzi. Di lì a poco ucciderà in una rissa Ranuccio Tomassoni e fugge: viene sentenziato a morte in absentia.

L’ultimo atto è dedicato agli anni della fuga. Prima a Napoli dove dipinge la Flagellazione e le Sette Opere di Misericordia, poi a Malta con capolavori come il Ritratto del Gran Maestro Alof de Wignacourt, o la Decollazione. Ma anche da Malta, dopo una lite, deve scappare in Sicilia dove lascerà opere straordinarie come il Seppellimento di Santa Lucia o la Resurrezione di Lazzaro. Rientra a Napoli, ospite di Costanza Colonna e

spera nell’intercessione del Cardinal Borghese presso il Papa Paolo V affinché ottenga la grazia papale. Dipingerà il Martirio di Santo’Orsola, suo ultimo quadro e si imbarcherà per tornare verso Roma. Morirà il 18 luglio 1610 a Porto Ercole senza aver compiuto quarant’anni.

Non solo grazie a un sofisticato sistema di multi-proiezione a grandissime dimensioni, Caravaggio. Oltre la tela: La mostra immersiva vuole entrare nelle opere inamovibili con analisi forensi fatte anche a seguito della campagna diagnostica della mostra milanese, per scoprire cosa si nasconde dentro le più famose opere di Caravaggio. Come nel Martirio di San Matteo della Cappella Contarelli dove scopriamo due redazioni diverse, una sopra l’altra, sulla stessa tela: Caravaggio realizza una prima versione compiuta, non solo un abbozzo, ispirandosi ai maestri del passato. Ma poi, insoddisfatto, copre l’opera e ricomincia da capo. O nella Giuditta che taglia la testa a Oloferne dove Caravaggio allontana i margini della ferita e cambia posizione a tutta la testa, in origine più attaccata al corpo: forse per fedeltà ai testi sacri che riportano come Oloferne venga colpito due volte prima di essere decapitato. Giuditta ha scagliato il primo colpo e sta per scagliare il secondo, quello decisivo necessario per il completo distacco della testa.

Caravaggio. Oltre la tela: La mostra immersiva ripercorre i capolavori di Caravaggio utilizzando un approccio contemporaneo all’opera d’arte. Un percorso coinvolgente, emozionante a tratti anche sorprendente ed onirico, che tesse un racconto dell’uomo e dell’artista, in continua sovrapposizione, del contesto storico e sociale nel quale operava.

La mostra, prodotta da NSPRD per Experience Exhibitions ha coinvolto un team di giovani sceneggiatori, cineasti, video artisti, scenografi, doppiatori che con la consulenza scientifica di Rossella Vodret, hanno elaborato un nuovo formato di mostra immersiva, che non si limita alla semplice presentazione delle opere in alta risoluzione e dei loro dettagli, ma che mira a sfruttare al massimo le ultime tecnologie per una divulgazione scientifica di ultima generazione. Con l’ausilio di sedici videoproiettori, effetti sorprendenti, immagini uniche, il visitatore potrà scoprire il Caravaggio oltre la tela.

Una esperienza unica per conoscere il pittore che, grazie alla sua spietata rappresentazione della realtà, ha rivoluzionato in pochi intensi anni la storia dell’arte in Italia e in Europa.

 

 

6 ottobre 2018 – 27 gennaio 2019

Milano

Museo della Permanente

 

 

 

John Bock: The Next Quasi-Complex

Gli spazi del Podium della Fondazione prada ospitano, fino al prossimo 24 settembre, la mostra dell’artista tedesco John Bock dal titolo: The Next Quasi-Complex.

Il progetto espositivo comprende due grandi installazioni provenienti dalla Collezione Prada, il palco mobile di When I’m Looking into the Goat Cheese Baiser (2001) e il salotto di Lütte mit Rucola (2006).

Il lavoro e la ricerca di Bock si focalizzano sul tema dell’installazione della performance; le prime sono da lui definite “summutation” (sommutazione), ossia la trasformazione di ciò che resta dopo una lezione o le riprese di un film, mentre le seconde sono chiamate “lectures”, ovvero parodie di presentazioni accademiche. Le ambientazioni sono spazi arredati con oggetti di uso quotidiano, arredi ed elementi vari, volti a creare un universo surreale e straniante per lo spettatore.

Lo spazio espositivo infatti è riempito da una serie di architetture dell’assurdo, muri parzialmente aperti, confini costituiti da materiali eterogenei, abitati da oggetti e visioni al limite tra l’umoristico, il grottesco e la memoria.

When I’m looking into the Goat Cheese Baiser è una scenografia mobile usata da Bock durante una sua passata performance del 2001: un insieme di componenti sceniche che vengono mosse dalle mani e dal pensiero di Bock. La stessa performance di allora è in programma per il giorno 8 settembre e vedrà coinvolti l’artista e gli attori Lars Eidinger e Sonja Viegener.

L’opera Lütte mit Rucola invece, è un prolungamento dell’omonimo film in cui Bock recita il ruolo di un folle assassino che fa a pezzi la sua vittima, ancora viva. L’artista ricrea la stanza dove si è svolto l’omicidio, offrendo al visitatore una visione privilegiata della scena raccapricciante.

Gli spazi espositivi sono quindi suddivisi in una serie di ambienti minori, costellati di tende, di reti fatte di corda o di calzini imbottiti, di schermi ed illuminazioni che più che creare un ambiente domestico ed accogliente si mostrano nascondendo però la loro vera essenza al visitatore, che è posto sempre su una linea di confine dalla quale può osservare ma mai del tutto vedere.

 

 

Fondazione Prada

Largo Isarco, 2 Milano

Fino al 24 Settembre 2018

Lunedì, mercoledì e giovedì 10.00 -19.00 – Martedì chiuso

Venerdì, sabato e domenica 10.00-21.00

www.fondazioneprada.org

 

 

 

Michael Wolf. Life in cities

Fino al 22 luglio 2018, negli spazi espositivi in Corso Magenta 61, si terrà Life in cities, la prima mostra in Italia dedicata a Michael Wolf, artista e fotografo tedesco che ha studiato con il maestro Otto Steinert alla Folkwang School di Essen e alla Berkeley in California. Soggetto prediletto di Wolf è la vita delle persone che vivono nelle grandi metropoli, in continua evoluzione del mondo di oggi.

Lifes in cities, che è stata premiata all’ultima edizione di Les Rencontres d’Arles, è una retrospettiva celebrante la relazione tra densità umana e architettura urbana. In mostra sono presenti oltre 150 opere di Wolf da sei sue celebri serie, da Paris Rooftops (2014), alla serie di foto più famosa Tokyo Compression (2010-2013), Informal Solution (2003-2014) Architecture of Density (2003 – 2014) e Transparent City (2006), dedicate alla complessità delle città moderne, fino ai suoi lavori che testimoniano i primi anni di operatività come fotografo documentarista.

Michael Wolf intende mette a fuoco la relazione tra la struttura sociale e quella architettonica delle città. E’ possibile ammirare scatti e progetti capaci di cogliere nelle complessità strutturali del paesaggio urbano tracce della densità di quello umano, come nella serie dedicata ai tetti di una Parigi, che conducono la mente del pubblico al confine tra rappresentazione e astrazione.

La mostra Lifes in cities, a cura di Wim van Sinderen e Alessandra Klimciuk, è realizzata dalla Fondazione Stelline in collaborazione con Fotomuseum Den Haag / The Hague Museum of Photography.

 

 

Dal 10 Maggio 2018 al 22 Luglio 2018

Milano

Luogo: Fondazione Stelline

Curatori: Wim Van Sinderen, Alessandra Klimciuk

Costo del biglietto: € 8 intero, € 6 ridotto

Telefono per informazioni: +39.02.45462.411

E-Mail info: fondazione@stelline.it

Sito ufficiale: http://www.stelline.it

 

Public Art. L’arte fuori dai musei

L’arte, la creatività, esce dai musei: questo accade con la Public Art, ovvero l’arte pubblica, arte di commissione in Europa e negli Stati Uniti, nata negli anni ’60 del XX secolo, un modo innovativo di presentare le opere d’arte al pubblico, il quale non è vincolato ad entrare nei musei e negli spazi adibiti all’esposizione per poter essere fruitore di opere d’arte ma l’arte entra a far parte del tessuto sociale e della struttura urbana delle città, caratterizzando e rivalutando l’ambiente cittadino. Lo scopo della Public Art è la comunicazione e non la celebrazione, è portatrice di un messaggio che deve essere trasmesso al pubblico, quindi ha un fine differente dai monumenti appartenenti alla tradizione classica e non che è possibile vedere nelle piazze o lungo le vie cittadine, celebranti le gesta e l’autorità del personaggio rappresentato, generalmente appartenente alle classi sociali alte. Le opere appartenenti a questa corrente artistica, note come site – specific,  devono possedere come prima caratteristica la riconoscibilità e devono essere inserite nel tessuto urbano, entrando così in contatto con il contesto paesaggistico, territoriale e urbanistico, fattori che rendono complicata la progettazione di opere pubbliche poiché l’artista deve tenere in considerazione la situazione reale in cui deve intervenire per la creazione dell’opera d’arte.

Ago, Filo e Nodo è l’opera realizzata dagli artisti Claes Oldenburg e Coosje van Bruggen, inaugurata nel febbraio del 2000 a Milano, ubicata nel Piazzale Luigi Cadorna, diventato alla fine degli anni ’90 del Novecento un punto cruciale dei trasporti cittadini. E’ una scultura alta 18 metri, realizzata in acciaio e vetroresina, collocata in prossimità della Stazione di Milano Cadorna, dell’omonima fermata della Metropolitana e della linea Malpensa Express, rappresentante un gigantesco ago con un filo multicolore che sbuca in un altro lato della piazza con il nodo nella parte terminante. Cosa potrebbe rappresentare questo esempio di Public Art? Osservando i colori componenti il filo, verde, giallo e rosso, è possibile notare che sono gli stessi che identificano le tre linee metropolitane milanesi, mentre il fatto che la scultura sia divisa in due parti, che idealmente si ricongiungono nel sottosuolo, è un richiamo alla Metropolitana, garante dei rapidi spostamenti all’interno del capoluogo lombardo. L’opera di Oldenburg e van Bruggen è dunque l’emblema del treno che entra in una galleria sotterranea, un omaggio alla laboriosità milanese e al mondo della moda, che vede la città di Milano uno dei principali centri al mondo, quindi due eccellenze tipicamente milanesi, non solo, come dichiarato da Gae Aulenti, designer e architetto italiana, rappresenta il biscione visconteo presente nello stemma di Milano.

In Sardegna è Costantino Nivola, nel 1986, il realizzatore delle opere scultoree per il Palazzo del Consiglio Regionale a Cagliari, esposte negli spazi esterni, su commissione del Presidente del Consiglio Regionale Emanuele Sanna, sculture studiate dall’artista in modo che possano dialogare non solo fra loro, ma anche, e soprattutto, fra l’architettura e la città circostante, visibili dalle migliaia di persone che ogni giorno transitano lungo la via Roma. Le Madri mediterranee realizzate con morbide linee si contrappongono ai Costruttori massicci e squadrati, ricomponendo nell’unità architettonica il principio femminile e maschile.

Numerosi gli artisti che hanno creato opere di arte pubblica, tra i quali si annoverano Vito Acconci, Mario Merz, Florentijn Hofman, e molti altri.

Teresa Margolles

Con una particolare attitudine al crudo realismo, la poetica di Teresa Margolles testimonia le complessità della società contemporanea, ormai sgretolata dalle allarmanti proporzioni di un crimine organizzato che sta lacerando il mondo intero e soprattutto il Messico, considerato uno dei paesi più pericolosi al mondo. Con una grammatica stilistica minimalista, ma di forte impatto e quasi prepotente sul piano concettuale, i lavori della Margolles affrontano i tabù della morte e della violenza, indagati in relazione alle disuguaglianze sociali ed economiche presenti attualmente in molte nostre realtà quotidiane.

Le mostre del biennio 2018-2019 sono organizzate su quattro precise linee di ricerca: quella primaverile inaugura durante le settimane in cui Milano diventa vetrina internazionale con miart e Salone del Mobile e vede protagonisti i grandi nomi del panorama artistico internazionale, alcuni dei quali per la prima volta in Italia: Teresa Margolles (2018) e Anna Maria Maiolino (2019).

 

 

Dal 28 Marzo 2018 al 20 Maggio 2018

Milano

Luogo: PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea

Curatori: Diego Sileo

Costo del biglietto: intero € 8, ridotto € 5 (gruppi di almeno 15 persone accompagnati da guida; visitatori dai 6 ai 26 anni; visitatori oltre i 65 anni; portatori di handicap; soci Touring Club con tessera; soci FAI con tessera; militari; forze dell’ordine non in servizio; insegnanti). Gratuito minori fino ai 6 anni, un accompagnatore per ogni gruppo, due accompagnatori per ogni gruppo scolastico, un accompagnatore per disabile che presenti necessità e altre categorie

Telefono per informazioni: +39 02 8844 6359

Sito ufficiale: http://www.pacmilano.it

Novecento di carta. Disegni e stampe di maestri italiani

Nell’ambito del palinsesto culturale Novecento Italiano il Comune di Milano – Cultura e la Soprintendenza del Castello Sforzesco presentano i capolavori della grafica italiana del Novecento conservati nelle raccolte civiche e nelle collezioni di Intesa Sanpaolo con una mostra di disegni, incisioni e libri d’artista dei più celebri maestri del secolo scorso.

Un’occasione per mostrare al pubblico internazionale del Castello una selezione di lavori provenienti da un patrimonio straordinario, unico per qualità e varietà, e normalmente non visibile per ragioni conservative.

Prodotta e organizzata con la casa editrice Electa, l’esposizione è a cura di Claudio Salsi con la collaborazione del comitato scientifico delle collezioni grafiche.

Oltre 200 esemplari grafici tra disegni, incisioni, stampe, libri d’artista, carte dipinte saranno esposti nel luogo che per primo ha ospitato le istituzioni d’arte cittadine.
Proprio dalle collezioni riunite al Castello Sforzesco infatti, grazie ad acquisti e donazioni fin dai primi anni del Novecento, si è costituito quell’ingente patrimonio culturale pubblico da cui sono derivate  realtà museali della città, quali la Galleria d’Arte Moderna, il Museo del Risorgimento, il Museo del Novecento, il MUDEC – Museo delle Culture.

Novecento di carta è una galleria di lavori di pittori, scultori e incisori italiani da Alberto Martini a Carlo Carrà, Umberto Boccioni, Amedeo Modigliani, Mario Sironi, Giorgio De Chirico, Giorgio Morandi, Luigi Bartolini, Lucio Fontana, Giuseppe Capogrossi, Marino Marini, Fausto Melotti, Renato Guttuso, Alberto Burri, Enrico Baj, Federica Galli, Michelangelo Pistoletto, Alighiero Boetti e, allestita secondo una scansione cronologica per raccontare artisti e tendenze che hanno attraversato il secolo breve.

Alle opere provenienti dalle collezioni del Gabinetto dei Disegni, della Civica Raccolta delle Stampe Achille Bertarelli, della Biblioteca d’Arte, della Galleria d’Arte Moderna, delle Civiche Raccolte Storiche, del Museo del Novecento, del Casva  si aggiungono oltre quaranta esemplari delle collezioni di Intesa Sanpaolo.

 

 

Dal 23 Marzo 2018 al 01 Luglio 2018

Milano

Luogo: Castello Sforzesco

Curatori: Claudio Salsi

Enti promotori:

  • Comune di Milano – Cultura
  • Soprintendenza del Castello Sforzesco
  • Con Electa
  • In collaborazione con Intesa San Paolo

Sito ufficiale: http://https://www.milanocastello.it

Simone Fugazzotto. Yesterday ended last nigth

La Fondazione MAIMERI ospita al M.A.C. di Milano, in Piazza Tito Lucrezio Caro 1, dal 21 al 25 marzo 2018, la nuova mostra dell’artista milanese Simone Fugazzotto a cura di Luca Beatrice.

In occasione dell’apertura – il 20 marzo, 2018 alle 19.00 – sarà presente l’attrice Sabrina Impacciatore.

Artista poliedrico, nato a Milano nel 1983, che vive e lavora nel Queens, New York, Fugazzotto attraverso la pittura ha dato avvio ad uno studio antropologico sul suo unico e solo soggetto, la scimmia. Dalla tela al cemento, l’artista sceglie di osservare da vicino vizi e virtù dell’uomo, sostituendolo con il suo più vicino predecessore tra i Primati.
Con le più svariate tecniche propone da una prospettiva diversa atteggiamenti della società contemporanea che vengono affrontati al contempo con umorismo e serietà.

L’artista milanese con ironia graffiante, che gli deriva dalla sua esperienza nella Street Art, impasta temi scomodi d’inizio millennio, in chiave pop, materializzando un universo fatto di muri, tele, plexiglass, sculture, video e ready-made. Nude o vestite, con un iphone in mano, o un fucile, simboli e status, enfatizzati da colori sgargianti, per rappresentare le debolezze, le paure, gli azzardi dell’intera umanità. Le scimmie di Fugazzotto vogliono essere un avvertimento per la nostra società e un invito a ripensare ai valori autentici e alle vere necessità degli esseri umani.

 

 

Dal 20 Marzo 2018 al 25 Marzo 2018

Milano

Luogo: Spazio M.A.C.

Curatori: Luca Beatrice

Enti promotori:

  • Fondazione Maimeri
  • ARTE.it (media partner)
  • Con il cotributo di:
  • BIG – Broker Insurance Group
  • exportiamo.it
  • Candiani Denim
  • Charlie max Milano

Costo del biglietto: Ingresso libero

Telefono per informazioni: +39 348 2253405

E-Mail info: info@fondazionemaimeri.it

Sito ufficiale: http://https://www.fugazzottosimone.com/