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De Chirico

A distanza di quasi cinquant’anni dalla personale del 1970, le sale di Palazzo Reale a Milano tornano a ospitare l’opera di Giorgio de Chirico (Volos, 1888 – Roma, 1978) con una straordinaria retrospettiva che, attraverso più di un centinaio di capolavori, ricostruisce l’irripetibile carriera del Pictor Optimus.

Un percorso espositivo fatto di confronti inediti che svelano il fantasmico mondo di una delle più complesse figure artistiche del XX secolo. L’esposizione offre la chiave d’accesso a una pittura ermetica che affonda le sue radici nella Grecia dell’infanzia, matura nella Parigi delle avanguardie, dà vita alla Metafisica che strega i surrealisti e conquista Andy Warhol e, infine, getta scompiglio con le sue irriverenti quanto ironiche rivisitazioni del Barocco.

Le oltre cento opere in mostra provengono da importanti musei internazionali tra i quali la Tate Modern di Londra, il Metropolitan Museum di New York, il Centre Pompidou e il Musée d’Art Moderne de la Ville di Parigi, la Galleria Nazionale (GNAM) di Roma, la Peggy Guggenheim Collection di Venezia, The Menil Collection di Huston e il MAC USP di San Paolo in Brasile. Numerose sono anche le istituzioni milanesi: il Museo del Novecento, la Casa Museo Boschi di Stefano, la Pinacoteca di Brera e Villa Necchi Campiglio.

Suddivisa in otto sale, l’esposizione procede per temi pensati secondo accostamenti originali come in una catena di reazioni visive che, come scriveva de Chirico nel 1918, rincorrono “il demone in ogni cosa […] l’occhio in ogni cosa [perché] Siamo esploratori pronti per altre partenze”.

 

 

Dal 25 Settembre 2019 al 19 Gennaio 2020

Milano

Luogo: Palazzo Reale

Indirizzo: piazza Duomo 12

Orari: Lunedì: 14:30 – 19:30 Martedì, Mercoledì, Venerdì e Domenica: 09:30 – 19.30 Giovedì e Sabato: 09:30 – 22.30

Curatori: Luca Massimo Barbero

Enti promotori:

  • Comune di Milano – Cultura
  • da Palazzo Reale
  • Marsilio
  • Electa
  • In collaborazione con la Fondazione Giorgio e Isa de Chirico

Costo del biglietto: intero € 15.50, ridotto € 13.50, Card Musei Lombardia € 11.50

Telefono per informazioni: +39.02.92897740

Sito ufficiale: http://www.dechiricomilano.it

You Are Leo

In occasione delle celebrazioni per i 500 anni della morte di Leonardo da Vinci (1452-1519) verrà presentato a Milano in esclusiva mondiale “You Are Leo”, il primo virtual reality guide street tour dedicato a Leonardo da Vinci “Maestro Lombardo, fiorentino in Milano” nel suo lungo soggiorno milanese.

You are Leo è dunque una passeggiata nel centro di Milano e al contempo un viaggio nel tempo, possibile grazie ad avanzate tecnologie immersive che permetteranno al visitatore di ripercorrere i passi di Leonardo. Partendo dalla Fabbrica del Duomo passando poi per Palazzo Reale – Corte Vecchia dove Leonardo aveva la sua bottega – fino alla Pinacoteca Ambrosiana, proseguendo verso Porta Vercellina per arrivare infine al complesso di Santa Maria delle Grazie.   Il progetto nasce dalla collaborazione tra Way – We Augment You, start up innovativa milanese che opera in ambito culturale e turistico utilizzando la tecnologia della realtà aumentata e virtuale per offrire esperienze immersive in ambienti a 360° e Ad Artem, attiva e conosciuta da venticinque anni nella didattica e nella divulgazione dell’arte.

Un viaggio turistico reale attraverso la città e virtuale attraverso il tempo: “Leonardo da Vinci ci ha donato i suoi occhi per mostrarci la sua Milano, mettendo le persone al centro di un’esperienza totalmente immersiva nella Milano di allora”. Verrà compiuto concretamente un percorso a piedi di circa un miglio lombardo (1,8 km) della durata di 1 ora e 40 minuti, durante la quale il visitatore vedrà ricostruirsi e animarsi l’area intorno a sé, così come le opere d’arte connesse alla narrazione, che verranno visualizzate e raccontate in ambienti limbo a 360°. Ciascun partecipante verrà munito di un avanzatissimo visore VR, all’interno del quale si attiveranno le esperienze virtuali. Ad accompagnare il viaggio sarà un esperto storico dell’arte, che accoglierà e guiderà il visitatore nel percorso e gestirà l’attivazione delle esperienze VR. A quel punto la guida reale lascerà il posto a quella virtuale che offrirà gli occhi di Leonardo per immergersi nei suoi luoghi e vedere ciò che lui stesso vedeva. Lo spettatore diverrà Leonardo: “You are Leo”.

IL PERCORSO
Duomo
Leonardo e Milano alla fine del Quattrocento. Ricostruzione della fabbrica del Duomo e della situazione urbanistica.
Palazzo Reale Leonardo e il monumento equestre a Francesco Sforza – il “cavallo”. Ricostruzione della Corte Vecchia ovvero Palazzo Ducale – ora Palazzo Reale.
Pinacoteca Ambrosiana La mappa di Milano “a volo d’uccello”. Il Musico di Leonardo. Il Codice Atlantico.
Porta Vercellina Gli studi di Leonardo sull’acqua. Ricostruzione della Porta Vercellina medioevale, con vista del Naviglio di San Gerolamo e della campagna. Ricostruzione del cantiere bramantesco del tiburio delle Grazie.
Santa Maria delle Grazie Leonardo dipinge l’Ultima Cena nel refettorio del monastero di Santa Maria delle Grazie – il Cenacolo.

LA RICERCA SCIENTIFICA Molteplici sono le fonti utilizzate per la ricerca scientifica: da quelle iconografiche alla letteratura sul Rinascimento milanese legata al Ducato di Ludovico il Moro, fino agli ultimi aggiornamenti presentati nella mostra dedicata a Leonardo da Vinci allestita a Palazzo Reale nel 2015. Si è guardato all’architettura del Quattrocento ancora visibile a Milano: l’Ospedale Maggiore, il Castello di Porta Giovia, i resti dell’antico Palazzo Ducale, come pure alle miniature di Cristoforo de Predis. Molte anche le fonti scritte, sia contemporanee che successive agli anni del primo soggiorno milanese di Leonardo, nonché le parole stesse di Leonardo sulla sua visione del mondo, della natura, dell’uomo.

 

 

Dal 23 Maggio 2019 al 23 Maggio 2020

Milano

Luogo: Fonderia Napoleonica Eugenia

Indirizzo: via Thaon di Revel 21

Orari: Il tour è disponibile tutti i giorni in fasce orarie differenti in base alla lingua prescelta. Tour lingua italiana ore 11.00 | ore16.30 | ore 18.30 Tour lingua inglese ore 10.00 | ore 15.30. Durata: 1 ora e 30 minuti Il tour prevede una passeggiata nel centro storico di Milano, si percorreranno a piedi circa 1,8 km

Costo del biglietto: Biglietti in vendita online: Intero € 25, Ridotto € 20 over 65 e under 18, Famiglia adulto € 15, Famiglia bambino € 15. Gratuito fino a 6 anni Turisti stranieri € 30 (visita in inglese)

Sito ufficiale: http://www.youareleo.com

Museo Virtuale della Milano di Leonardo

Nella Sala delle Armi del Castello Sforzesco, dal 16 maggio 2019 al 12 gennaio 2020, un percorso multimediale progettato da Cultura nuova con la collaborazione scientifica di Edoardo Rossetti e Ilaria De Palma, dal titolo Il museo virtuale della Milano di Leonardo, condurrà il visitatore alla scoperta della città di Milano così come doveva apparire agli occhi del maestro durante i suoi soggiorni milanesi (in diversi momenti tra il 1482 e il 1512). Nel percorso sarà inserita una mappatura visiva georeferenziata di quanto ancora si conserva di quei luoghi, sia in città che all’interno di musei, chiese ed edifici del territorio: spazi urbani, residenze aristocratiche ed edifici sacri, quali la Chiesa di San Francesco Grande, il Borgo delle Grazie, il Castello Sforzesco, l’antica Porta Vercellina, corso Nirone e l’asse dell’attuale Corso Magenta-contrada dei Meravigli-Cordusio.
Il tour nella città virtuale farà riemergere, a distanza di cinque secoli, la peculiare composizione sociale di questi quartieri, ma anche il loro aspetto, caratterizzato da sontuosi palazzi le cui facciate erano affrescate con episodi di storia romana narrata attraverso arditi scorci prospettici. Si passerà poi a visitare i vasti giardini interni agli isolati, utilizzati per ospitate magnifiche feste e tornei cavallereschi.
Al percorso virtuale in città, si aggiungono 8 itinerari nel territorio lombardo – promossi dalla Regione Lombardia in collaborazione con Explora, in occasione del cinquecentenario – che permettono di ritrovare ancora oggi nell’arte, nel paesaggio e nella stessa cultura enogastronomica gli elementi naturali tipici della terra lombarda più volte rappresentati da Leonardo nelle sue opere.
Gli itinerari accompagneranno il pubblico a riscoprire non solo i legami storici della Lombardia con Leonardo e la corte degli Sforza, ma soprattutto a ritrovare con gli occhi del genio di Vinci le stesse suggestioni naturalistiche che caratterizzano la sua grande opera artistica e scientifica.
Uscendo dal Castello Sforzesco dopo la visita delle mostre, il visitatore potrà passeggiare per Milano e viaggiare in Lombardia alla ricerca dei luoghi in cui Leonardo è vissuto, dove ha lasciato un segno del suo genio.

DAL 16/05/2019 AL 12/01/2020

Milano

LUOGO: Milano – Piazza Castello | Museo Castello Sforzesco

TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 02 8846 3700

SITO UFFICIALE: www.milanocastello.it

Roy Lichtenstein. Multiple Visions

Il MUDEC presenta un grande maestro americano e una delle figure più importanti nell’arte del ventesimo secolo: Roy Lichtenstein approda al Museo delle Culture di Milano con la mostra Roy Lichtenstein. Multiple Visions, dal primo maggio fino all’8 settembre 2019.
La sua arte sofisticata, riconoscibile al primo sguardo e apparentemente facile da comprendere, ha affascinato fin dai primi anni eroici della pop art generazioni di creativi, dalla pittura alla pubblicità, dalla fotografia al design e alla moda e il potere seduttivo che essa esercita sulla cultura visiva contemporanea è ancora molto forte.
In mostra circa 100 opere tra prints anche di grande formato, sculture, arazzi, un’ampia selezione di editions provenienti da prestigiosi musei, istituzioni e collezioni private europee e americane (la Roy Lichtenstein Foundation, la National Gallery of Art di Washington, il Walker Art Center di Minneapolis, la Fondation Carmignac e Ryobi Foundation, Gemini G.E.L. Collection), oltre a video e fotografie.
Roy Lichtenstein. Multiple Visions è curata da Gianni Mercurio e promossa dal Comune di Milano-Cultura e da 24 ORE Cultura-Gruppo 24 ORE, che ne è anche il produttore, per l’ideazione di MADEINART.

La mostra – che è stata pensata anche per essere ospitata in un museo come il Museo delle Culture, da sempre attento per vocazione ai diversi linguaggi artistici – evidenzia, attraverso una panoramica sui temi e i generi dell’arte di Roy Lichtenstein, come gli elementi di diverse culture confluiscano nel suo lavoro di decostruzione e ricostruzione dell’immagine, e quindi elaborate in chiave pop con il suo linguaggio personalissimo: dalla storia della nascita degli Stati Uniti all’epopea del Far West, dai vernacoli e le espressioni artistiche etnografiche degli indiani d’America alla cultura pop esplosa in seguito all’espansione dell’economia mondiale del secondo dopoguerra, dalla cultura artistica europea delle avanguardie allo spirito contemplativo dei paesaggi orientali.
La fascinazione per la “forma stampata”, cioè la riproduzione meccanica come fonte di ispirazione, che è alla base del lavoro di Roy Lichtenstein e che nella sua pittura viene attuata in un percorso che parte da una copia che viene trasformata in un originale, viene presentata in questa mostra nel suo processo inverso: da un’idea originale a una copia moltiplicata.
Una ricerca che l’artista condusse nel corso di tutta la sua carriera attraverso la stampa e la manifattura, realizzando lavori pensati ad hoc (la realizzazione di una stampa o di una scultura partiva da disegni e studi preparatori, come per i dipinti) e impiegando tecniche e materiali innovativi; una pratica che diventa una forma di espressione artistica e un’estensione della sua visione estetica, costruita metodicamente da Lichtenstein in parallelo alla pittura e di cui la mostra presenta l’evoluzione a partire dai primi lavori degli anni Cinquanta.

La mostra è organizzata in un percorso tematico, evidenziando l’evoluzione nel lavoro di Lichtenstein rispetto alla riproducibilità meccanica dell’opera d’arte, di cui è stato forse il più sofisticato interprete, ma illustrandone allo stesso tempo le sue diverse interpretazioni e rappresentazioni formali rispetto ai soggetti trattati: visioni che procedono con costanti riferimenti trans-storici ai mutamenti dei linguaggi artistici.
Roy Lichtenstein. Multiple Visions è curata da Gianni Mercurio, studioso di Lichtenstein da oltre vent’anni. Mercurio ha curato, tra l’altro, la mostra e il relativo volume “Roy Lichtenstein. Meditations on Art”, Milano, Fondazione La Triennale, 2010, e poi (col titolo “Kunst als Motiv”) Colonia, Museum Ludwig, 2011.

Dal 01 Maggio 2019 al 08 Settembre 2019
Milano
Luogo: MUDEC – Museo delle Culture di Milano
Indirizzo: via Tortona 56
Curatori: Gianni Mercurio
Enti promotori:
Comune di Milano-Cultura

24 ORE Cultura-Gruppo 24 ORE

Costo del biglietto: Intero € 14, Ridotto € 12

Telefono per prevendita: +39 02 54917

Telefono per informazioni: +39 02 88463724

Sito ufficiale: http://www.mudec.it

Carlos Amorales. L’ora dannata

In occasione di Miart 2019, dal 2 aprile all’8 luglio 2019 la Fondazione Adolfo Pinipresenta la mostra L’ORA DANNATA di Carlos Amorales, a cura di Gabi Scardi.

Carlos Amorales si interessa al linguaggio, alle immagini e alle loro varianti e, più in generale, ai sistemi della comunicazione, al loro costante rinnovamento, alle loro potenzialità e alle loro insidie; ai meccanismi che consentono ad alcune narrazioni di emergere, a scapito di altre; e, per estensione, alla questione delle rappresentazioni dominanti, della manipolazione della comunicazione e del pensiero stesso. Nella sua pratica confluiscono arte visiva, musica, animazione e poesia, tutte coniugate, con grande rigore formale, nel nome di una consapevolezza rispetto al presente e alle sue tensioni.

Per la Fondazione Adolfo Pini, Amorales ha concepito la mostra L’ORA DANNATA incentrata sull’installazione di dimensioni ambientali Black Cloud e su diversi elementi afferenti al progetto Life in the folds. La mostra comprende inoltre silhouettes e altre opere dell’artista, in un continuo slittamento tra immagini e segni.

Con Black Cloud, uno sciame di migliaia di farfalle nere invade gli ambienti della Fondazione già a partire dallo scalone d’ingresso. 15.000 farfalle popolano gli spazi nuovi e quelli già esistenti della Fondazione. Con Life in the folds l’artista mette invece in scena il tema della violenza dell’uomo sull’uomo. Una violenza che alberga nel profondo e che può esplodere in modo ingiustificato. Il progetto comprende, tra l’altro, un video di animazione in cui, mentre assistiamo a una drammatica vicenda, vediamo anche le mani del burattinaio che muove i fili dei protagonisti: metafora della mistificazione a cui, che ne siamo consapevoli o meno, la storia e le nostre azioni sono sottoposte. Da questo nucleo centrale deriva una serie di trasposizioni; tra le altre: un’installazione di grandi dimensioni e una serie di ocarine, ognuna delle quali ha la forma di un segno e il cui insieme compone un linguaggio in codice che può essere sia “letto” che “suonato”; proprio il loro suono fa, tra l’altro, da colonna sonora per il video. Alcune figure appaiono alle pareti della Fondazione come se le avessero attraversate; sono sagome umane e sembrano presentare alcuni fogli su cui sono rappresentati i momenti salienti della storia. In mostra anche i fogli dello story board in cui prendono forma per la prima volta i personaggi e le vicende raccontate nel video.

Con questa mostra Amorales fa riferimento al proprio paese, il Messico; ma nello stesso tempo ci parla di discrepanze e tensioni estremamente attuali in tutto il mondo, e della necessità di identificare l’origine dei nostri fantasmi, di riconoscerne la portata, la matrice, la valenza ideologica.

Dopo aver presentato i cinque progetti site-specific, The Missing Link di Michele Gabriele, Materia prima di Lucia Leuci, Memory as Resistance di Nasan Tur, Labyrinth di Jimmie Durham e SUMMERISNOTOVER di Šejla Kamerić, la Fondazione Adolfo Pini prosegue con questa nuova mostra il proprio percorso dedicato all’arte contemporanea, sotto la guida di Adrian Paci.

Dal 02 Aprile 2019 al 08 Luglio 2019

Milano

Luogo: Fondazione Adolfo Pini

Indirizzo: corso Garibaldi 2

Orari: 10-13 | 15 -17. Apertura straordinaria Milano Art week da lunedì a venerdì orario prolungato dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19. Sabato 6 e domenica 7 dalle 11 alle 13 dalle 15 alle 18

Curatori: Gabi Scardi

Telefono per informazioni: +39 02 874502

Sito ufficiale: http://www.fondazionepini.net

MILANO POP. Pop Art e dintorni nella Milano degli anni ’60/’70

Lo Spazio Espositivo di Palazzo Lombardia a Milano, sede della Regione, accoglie la mostra “MILANO POP. Pop Art e dintorni nella Milano degli anni ’60/’70” dal 4 aprile al 29 maggio 2019, a cura di Elena Pontiggia.

L’esposizione è promossa da Fontanasedici S.r.l. in collaborazione con Regione Lombardia, Collezione Koelliker, Arteutopia, Associazione Sergio Sarri, Associazione Giangiacomo Spadari.

Il percorso espositivo, che si snoda in diverse sale, approfondisce un segmento di storia recente del nostro Paese, gli anni Sessanta e Settanta, attraverso una cinquantina di lavori – molti dei quali inediti – dei principali protagonisti milanesi della Pop Art, movimento artistico che più di ogni altro ha saputo esprimere le icone e le contraddizioni della società contemporanea e che, muovendo dagli Stati Uniti, ha animato anche l’Italia, specialmente dopo la celebre Biennale di Venezia del 1964.

La collettiva muove da un panorama della Pop Art italiana con i grandi protagonisti della corrente, da Mario Schifano a Tano Festa, da Mimmo Rotella a Giosetta Fioroni e Concetto Pozzati, per poi concentrarsi sull’ambiente milanese con Valerio Adami, Enrico Baj, Paolo Baratella, Gianni Bertini, Fernando De Filippi, Lucio Del Pezzo, Umberto Mariani, Silvio Pasotti, Sergio Sarri, Giangiacomo Spadari, Tino Stefanoni, Emilio Tadini.

L’esposizione evidenzia così i diversi punti di contatto, ma anche e soprattutto le differenze profonde con la Pop Art americana – da qui il sottotitolo “Pop Art e dintorni” – indagando come gli artisti italiani, ed in particolare milanesi, abbiano interpretato originalmente la tendenza, sullo sfondo di un’Italia inquieta che da un lato conosce il boom economico e dall’altro si avvicina ai tempi bui degli “anni di piombo”.

Tra le opere esposte si segnalano l’ironico décollage di Rotella Cleopatra Liz (1963), che rimanda ai manifesti dei grandi kolossal cinematografici; la Palma di Schifano dei primi anni ’70; Gli occhiali (1968) dalla serie degli argenti di Giosetta Fioroni; la paradossale Nascita di una rosa del 1972 di Pozzati. Venendo al panorama milanese, ecco gli antropomorfici collage di Baj, tra cui l’inedito Cathérine Desjardins, dite Madame de Villedieu del 1974; il visionario Questo nottambulo di Zorro (I due astronauti) del 1965 di Bertini; il metafisico Archeologia con De Chirico del 1972 di Tadini. E, ancora, Stefanoni propone un inventario di oggetti quotidiani nella loro disarmante ovvietà, come Gli imbuti (1970) e I flaconi (1969), quest’ultimo esposto per la prima volta. Ecco infine i lavori ispirati a temi politici e sociali come Il giorno della presa del 1970 di Baratella; Cuba-Cuba del 1970 di De Filippi; Il grande prestigiatore (Le avventure di Nessuno) del 1967 di Sarri; Gli oggetti ci guardano e passano del 1970 di Umberto Mariani; Garibaldi e sua figlia Clelia del 1975 e l’inedita Metropolitana del 1973 di Spadari.

La mostra si completa di un video-documentario con testimonianze e interviste esclusive agli artisti e alla curatrice raccolte da Stefano Sbarbaro, prodotto da TVN Media Group – Arte e Cultura. Accompagna l’esposizione un approfondito catalogo con un testo critico di Elena Pontiggia e altre interviste inedite agli artisti.

Importante evento collaterale che accompagna per tutta la sua durata “MILANO POP”, la mostra tematica “CINEMA POP” che inaugura mercoledì 10 aprile presso la Galleria Robilant+Voena, in collaborazione con l’Associazione Sergio Sarri e l’Associazione Giangiacomo Spadari. L’esposizione, attraverso una trentina di lavori di Sergio Sarri e Giangiacomo Spadari, intende approfondire un aspetto comune a questi due protagonisti della Pop Art milanese, «attenti entrambi alle modalità espressive del cinema come spunto pittorico», così come rileva la curatrice Elena Pontiggia. Infatti, come la pittura anche il cinema fonda le sue basi sull’immagine; tuttavia, mentre il film la sviluppa nello spazio e nel tempo, l’arte pittorica la cristallizza in un “fotogramma”. Questa la riflessione di partenza che accomuna Sarri e Spadari e li allontana da altri artisti che hanno guardato alla settima arte come riferimento di cultura popolare, fra cui si ricordano Schifano e Rotella, i quali hanno attinto al bacino di immagini dell’universo cinematografico per farne delle icone pop.

Arricchisce l’evento un’originale pubblicazione, ispirata alla grafica delle riviste dell’epoca, con contributi di Elena Pontiggia, Sergio Sarri e un testo dedicato a Giangiacomo Spadari, in dialogo con immagini di repertorio e delle opere esposte. Per il sostegno alla mostra MILANO POP si ringrazia lo Sponsor ENRICO RIZZI – Milano

Inaugurazione mercoledì 3 aprile ore 18.30

Dal 03 Aprile 2019 al 29 Maggio 2019

Milano

Luogo: Palazzo Lombardia

Indirizzo: via Galvani 27

Orari: lunedì-venerdì ore 11-19; sabato-domenica ore 15-19; chiuso Pasqua, Lunedì dell’Angelo, 25 aprile e 1 maggio

Curatori: Elena Pontiggia

Enti promotori:

Fontanasedici S.r.l.

Regione Lombardia

Collezione Koelliker

Arteutopia

Associazione Sergio Sarri

Associazione Giangiacomo Spadari

Costo del biglietto: ingresso gratuito

E-Mail info: lunedì-venerdì ore 11-19; sabato-domenica ore 15-19; chiuso Pasqua, Lunedì dell’Angelo, 25 aprile e 1 maggio

Lucio Fontana. Le due Pietà per il Duomo di Milano

Dal 27 febbraio al 5 maggio 2019, il Museo Diocesano di Milano Carlo Maria Martini propone un’iniziativa dal grande valore storico-artistico: un confronto ravvicinato tra le due versioni in gesso della predella raffigurante la Pietà e il bozzetto al vero per la monumentale pala dell’Assunta, realizzati da Lucio Fontana per il Duomo di Milano.
Tale evento, col patrocinio dell’Arcidiocesi di Milano, è reso possibile anche grazie alla disponibilità della Veneranda Fabbrica del Duomo che ha permesso il prestito di una delle due versioni della predella.

Un’occasione unica per ammirare queste tre opere, eccezionalmente riunite assieme e, al tempo stesso, per riflettere sul percorso creativo sacro dell’artista italo-argentino. L’esposizione è, infatti, allestita all’interno della Sala Fontana del Museo Diocesano che accoglie alcuni dei bozzetti in gesso per il concorso della quinta porta della cattedrale del 1950 e la “Via Crucis bianca” in ceramica del 1955.

La Deposizione di Cristo, bozzetto della predella della Pala dell’Assunta, presentata da Lucio Fontana alla Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano nel 1954, è un modello in gesso, esposto solo recentemente al pubblico in quanto giacente presso il Cantiere Marmisti della Veneranda Fabbrica, noto fino ad oggi soltanto grazie a riproduzioni fotografiche d’archivio. La scena vede la Vergine inginocchiata sorreggere il corpo del Cristo morto semisdraiato di spalle con la testa completamente riversa all’indietro.

Restaurato con il contributo della Borsa Italiana, il bozzetto è stato esposto al pubblico per la prima volta durante la giornata di studi dello scorso 15 gennaio, in occasione della mostra L’arte novissima. Lucio Fontana per il Duomo di Milano 1936-1956 appena conclusasi e, al termine dell’esposizione, farà ritorno al Museo del Duomo. Per l’accentuato linguaggio espressionistico, questa prima versione della predella venne probabilmente scartata dalla committenza. Fontana ne realizzò quindi una seconda, sempre in gesso, che trovò il consenso della commissione, e che divenne la predella del modello in gesso della pala, dal 2000 in collezione del Museo Diocesano di Milano.

Il bozzetto al vero della Pala della Vergine Assunta venne creato da Fontana nel 1954-1955, a seguito del concorso bandito nel novembre 1950 dalla Veneranda Fabbrica del Duomo in concomitanza con la proclamazione del dogma dell’Assunzione di Maria da parte del Papa Pio XII. L’opera rappresenta una Vergine Assunta di dimensioni monumentali, ai piedi della quale è collocata una predella di dimensioni più ridotte raffigurante la Pietà.

Dopo la presentazione di piccoli bozzetti in scala, alcuni dei quali oggi dispersi, la Veneranda Fabbrica chiese a Fontana un modello in gesso in scala reale, che sarebbe poi dovuto essere tradotto in marmo di Candoglia e destinato all’altare di Sant’Agata in cattedrale. L’opera non venne mai portata a termine e il progetto rimase incompiuto. Nel 1972, tuttavia, venne realizzata una fusione postuma in bronzo, oggi temporaneamente collocata sull’altare di Sant’Agata nel Duomo di Milano.

Dal 27 Febbraio 2019 al 05 Maggio 2019

Milano

Luogo: Museo Diocesano Carlo Maria Martini

Indirizzo: piazza Sant’Eustorgio 3

Orari: da martedì a domenica dalle 10 alle 18. Chiuso lunedì (eccetto festivi). La biglietteria chiude alle ore 17.30

Costo del biglietto: Intero € 8, Ridotto e gruppi € 6, Scuole e oratori € 4

Telefono per informazioni: +39 02.89420019

E-Mail info: info.biglietteria@museodiocesano.it

Dream Beasts. Le spettacolari creature di Theo Jansen

Il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia, con la main sponsorship di Audemars Piguet e il contributo di Fondazione IBSA, KLM, Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi e Mondriaan Fund, presenta per la prima volta in Italia le opere dell’artista olandese Theo Jansen, conosciuto in tutto il mondo per le sue spettacolari installazioni cinetiche Strandbeest (“animali da spiaggia”), creature ibride dall’aspetto zoomorfo che si muovono sfruttando la spinta del vento. Da mercoledì 20 febbraio a domenica 19 maggio i visitatori del Museo potranno ammirarle nella mostra Dream Beasts.

Jansen, dopo un periodo di studi in Fisica applicata alla Delft University of Technology, nel 1990 inizia a dedicarsi al progetto Strandbeest. Le sue opere possono sembrare scheletri di animali preistorici o enormi insetti. Sono invece gigantesche creazioni fatte di materiali dell’epoca industriale: tubi flessibili in plastica, filo di nylon e nastro adesivo. Nascono come algoritmi e non richiedono motori, sensori o tecnologie avanzate per spostarsi: si muovono grazie alla forza del vento e dell’aria caratteristica della costa olandese, loro habitat naturale.

L’esposizione, che sarà ospitata nel Padiglione Aeronavale del Museo, ha l’intento di portare il pubblico a confrontarsi, anche a livello emotivo, con i valori di innovazione e sostenibilità comunicati dalla ricerca dell’artista.

Definito dalla critica internazionale “un moderno Leonardo da Vinci”, Theo Jansen ama coniugare il sapere scientifico a suggestioni di carattere umanistico, spaziando da sperimentazioni sulla cinetica e la meccanica all’esaltazione della natura e della bellezza. L’universalità e l’apertura che contraddistinguono l’approccio di Jansen nei confronti del sapere creano un saldo legame con la figura di Leonardo tecnologo e ingegnere grazie ad una ricerca orientata all’innovazione e soprattutto a un’attenta osservazione della natura. Frutto di questo studio è appunto la mostra Dream Beasts che mette in relazione arte e scienza in un dialogo che è nell’identità del Museo fin dalle sue origini e che ancora oggi ne ispira l’attività.

Le opere di Jansen sono state ospitate in alcuni dei più importanti musei internazionali quali l’Exploratorium di San Francisco, la Cité des Sciences e il Palais de Tokyo di Parigi, l’Art & Science Museum di Singapore e prestigiose fiere d’arte contemporanea tra cui Art Basel Miami.

La mostra inaugura con una Opening Lecture a cui seguirà un Public Program: serate speciali, incontri con le sculture in movimento, temporary lab rivolti alle scuole per scoprire come si muovono le creature di Theo Jansen e comprendere quanta meccanica, ingegneria e biologia nascondono, visite guidate dedicate agli insegnanti per capire come lavora l’artista.

Dal 19 Febbraio 2019 al 19 Maggio 2019

Milano

Luogo: Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci

Indirizzo: Via San Vittore 21

Orari: Mar – Ven 9.30 – 17 | Sab e festivi 9.30 – 18.30

Costo del biglietto: L’ingresso alla mostra è incluso nel biglietto d’ingresso al Museo: intero 10 € | Ridotto 7.50 € | Gratuito: visitatori disabili e accompagnatore, bambini sotto i 3 anni; giornalisti che stanno realizzando un servizio sul Museo, accreditati in precedenza

Telefono per informazioni: +39 02 485551

E-Mail info: info@museoscienza.it

Sito ufficiale: http://www.museoscienza.org

L’architettura a Milano negli anni ’20 del Novecento

Milano, anni ’20. Immaginiamo un gruppo di architetti, tutti diversi fra loro, ma con un fattore in comune, l’appartenenza al Club degli Urbanisti. Di che si tratta? In cosa credono e cosa sostengono questi architetti? Viene elogiata l’arte del costruire le città in connessione alla formazione di uno spirito civico, si crede fortemente nell’importanza dell’architettura come espressione di una disciplina. Ma dove è possibile trovare dei modelli d’ispirazione? Sicuramente nella Milano del Settecento e degli inizi dell’Ottocento.

“Neoclassici” è l’appellativo che distingue gli architetti milanesi, i quali hanno come fine il far rivivere la Milano illuminista e alto borghese. Fra essi si annoverano Giovanni Muzio (1893 – 1982), Giuseppe De Finetti (1892 – 1951) e Giò Ponti (1891 – 1979), che hanno come committenti i membri delle famiglie dell’industria e della finanza di Milano.

Il primo architetto che decise di intraprendere una strada artistica differente dallo stile Liberty fu Giovanni Muzio, che fra il 1919 e il 1923 realizzò la Ca’ brüta, ovvero la casa brutta di via Moscova, come venne definita dai milanesi. Quando a Giovanni Muzio fu affidato il lavoro di decorazione della facciata era già presente la struttura muraria dell’edificio. L’architetto scelse di collocare sulla nuda muratura una serie di elementi architettonici, quali timpani, modanature, cornici, nicchie, sfere e medaglioni, organizzati in modo da individuare in modo chiaro i singoli appartamenti, una soluzione geniale che permette sia alla struttura architettonica sia ai suoi abitanti di emergere dall’anonimato che spesso caratterizza la ripetitività delle facciate tutte uguali. Questa soluzione pone in risalto l’identità del cittadino, che grazie al lavoro del Muzio può riconoscere la propria abitazione anche dall’esterno dell’edificio.

A differenza di Giovanni Muzio, l’architettura di Giuseppe De Finetti mira all’utile e al pratico, con il superamento del decorativismo superfluo. «La via della cultura è la via dall’ornato al disadorno» è la lezione di Adolf Loos alla quale De Finetti guardò con interesse. Fra il 1924 e il 1925 l’architetto realizzò la Casa della Meridiana, un’architettura che riassume il pensiero di De Finetti e che mette in luce il rispetto per colui che abita nella casa. L’esterno della casa non mostra elementi decorativi, è disadorno, la qualità emerge all’interno, l’ambiente in cui l’abitante ha l’occasione di esprimere la propria ricchezza interiore.

Fu Giò Ponti infine a rivolgersi alla crescente massa di pubblico che a partire dagli anni ’20 mostrò interesse per le produzioni d’arte. Lo scopo di questo architetto, giornalista e scrittore di architettura fu quello di sensibilizzare ed educare il pubblico a far proprio lo stile della propria casa attraverso l’arredamento, con il raggiungimento di uno stile di vita basato su comfort e praticità.

La Passeggiata di Buster Keaton. Fausta Squatriti

La Galleria Bianconi è lieta di annunciare la mostra personale dell’artista Fausta Squatriti (1941, Milano), la prima negli spazi di Via Lecco 20. La mostra vuole indagare le origini del lavoro dell’artista, esponendo il ciclo pittorico La Passeggiata di Buster Keaton, creato nei primi anni Sessanta e rimasto fino ad ora inedito.

Il titolo è attinto da un’opera teatrale di Federico Garcia Lorca, dal poeta stesso definita come farsa, scritta nel 1928 dopo l’incontro con Salvator Dalì. La contraddizione tra la leggerezza della passeggiata e l’enigmatica malinconia di Buster Keaton, per la giovanissima artista è lo spunto per una raffigurazione giocosa di spazi entro i quali si dibattono figurine dagli acidi colori ammiccanti che si narrano come diverse da quello che sono. Aggregate sulla soglia di una nuvola, si gettano nel nulla mentre la tromba del giudizio annuncia l’allegra, inconsapevole disfatta.

Grandissime tele, ma anche piccolissime, come quella che arricchisce l’esemplare n°1 del suo primo libro d’artista ispirato a Tatane del patafisico Alfred Jarry, anch’esso esposto in questa mostra.

In quei primi anni ‘60 la borghesia milanese, desiderosa di rinnovarsi, si andava liberando delle cornici intagliate, o decorate a stucco, che ornavano i quadri di famiglia, per sostituirle con il listello bianco suggerito dagli architetti. La giovane artista ne trova, e se ne innamora, parecchie, presso il corniciaio Viganò, e fa fare i telai in funzione delle cornici. La sofisticata, quanto incompresa, operazione, anticipa la messa in opera del Kitsch, la cui popolarità inizierà qualche anno dopo, in massima parte per lo studio che ne ha fatto Gillo Dorfles.

Le cornici si mettono in antagonismo con la dilagante spazialità rosa, celeste, ma anche nera, mettendone in crisi la contagiosa allegria. Al tempo non capita, si convince di avere sbagliato, si libera momentaneamente di quasi tutte le cornici, per riproporle in mostra oggi, ricongiunte alle tele su cui sono parte integrante.

In mostra sono presenti anche sei maschere realizzate da Fausta Squatriti nel 2012 per un breve spettacolo teatrale intitolato Ora d’Aria ideato e realizzato prendendo frammenti di testi a lei inviati da amici poeti, assemblati secondo la surrealista regola del caso. Attraverso di esse, cinquant’anni più tardi, è possibile rileggere la linea poetica de La Passeggiata di Buster Keaton, un mondo mai rinnegato. Le maschere, che raffigurano sei stati d’animo importanti nell’umana psicologia, Malinconia, Morte, Arroganza, Paura, Lussuria, Follia, diventeranno protagoniste di una performance la cui regia è curata da Associazione A, che si occupa di teatro e performing arts, diretta da Irina Galli. Il testo polifonico e dalla tagliente ironia ci propone non tanto dei personaggi, quanto una sorta di canto corale di esseri fatti di parola più che di carne, cui le maschere raffigurano, dando loro vita, alla perfezione.

La messa in scena si concentra sul rapporto tra attore e maschera facendo sì che l’attore incarni pienamente la stilizzazione che la maschera rappresenta. Il corpo vivo si annulla, lasciando pieno spazio all’identità della parola nella sua rappresentazione più pura.

Dal 23 Gennaio 2019 al 22 Febbraio 2019

MILANO

LUOGO: Galleria Bianconi

INDIRIZZO: via Lecco 20

ORARI: Lun. – Ven. 10.30-13 / 14.30-18.30. Sabato su appuntamento

TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 02 22228336

E-MAIL INFO: info@galleriabianconi.com

SITO UFFICIALE: http://www.galleriabianconi.com