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L’arte del Futuro

Il Futurismo in chiave mitico-allegorica dà vita a una concezione dell’arte come attività separata dal flusso della vita, avente il merito di aver capito che i mezzi di comunicazione sono linfa vitale per la cultura.

Il futurismo, che ambisce a essere un’avanguardia di massa con ampia visibilità, introduce nel mondo l’arte dell’agitazione politica. La stessa struttura del movimento ricalca quella d’un partito, con un leader e una direzione costituita dai principali artisti del gruppo.

La ricerca della popolarità spinge i futuristi oltre i soliti circuiti dei salotti culturali verso strade di comunicazione alternative: dall’autoproduzione editoriale all’uso di diffondere i manifesti attraverso l’agile e veloce strumento del volantino, fino a concepire un’arte teatrale del tutto originale in cui gli artisti si producono con strumenti della provocazione e dello scandalo. Vere e proprie battaglie esplodono nei teatri delle grandi e piccole città, travolti dal ciclone delle tournée, il cui scopo è di attirare l’attenzione per rastrellare un maggior numero di simpatizzanti.

Il circolo futurista costituisce un divertimento assicurato per ogni classe sociale: dai borghesi, aristocratici, studenti, fino agli operai. Si guarda con attenzione alle forme creative destinate al vasto pubblico, come il teatro o il circo, vedendovi una fonte d’ispirazione proprio per il carattere di libertà e vitalità che esse contengono.

L’equivoco, il bisticcio, sono un modo spontaneo per mettere in discussione il significato della realtà stessa. La risata, l’umorismo, costituiscono l’ingrediente indispensabile nel manifesto futurista, che contribuisce a ribaltare atteggiamenti e costumi imposti dalle consuetudini.

Il Futurismo così inaugura una forma di polemica che sarà ereditata dalle successive avanguardie. Una minaccia accesa contro il culto del passato e la tirannia delle accademie che opprimono la letteratura contemporanea. Una sorta di veglia funebre attorno al cadavere del passato culturale da cui l’autore intende distaccarsi, dando l’addio a una concezione dell’arte come attività separata dal flusso della vita.

La città futurista di Antonio Sant’Elia

«Noi dobbiamo inventare e fabbricare ex novo la città moderna simile ad un immenso cantiere tumultuante, agile, mobile, dinamico in ogni sua parte, e la casa moderna simile ad una macchina gigantesca».
Antonio Sant’Elia, giugno 1914.

Antonio Sant’Elia (1888 – 1916) fu un architetto e pittore italiano, esponente di spicco del Futurismo. Sempre più legato al contesto storico in cui vive, il suo stile sviluppa una ricerca formale nell’ambito dell’industrializzazione, tenendo conto dei nuovi materiali edilizi, quali cemento armato, vetro o armature in ferro. Il suo maestro e fonte d’ispirazione fu il secessionista viennese Otto Wagner.
L’evoluzione del suo stile era legato al contesto storico in cui l’architetto era immerso, ovvero quello dell’industrializzazione. Le macchine stavano cambiando il modo in cui si percepiva il mondo circostante, non solo rendendo più semplice la produzione industriale, ma anche facendo sbocciare nella gente un senso di accelerazione verso l’avvenire.
La sua concezione dell’architettura futurista si evince in modo limpido da ciò che scrive nel suo manifesto: «L’architettura futurista è l’architettura del calcolo, dell’audacia temeraria e della semplicità; l’architettura del cemento armato, del ferro, del vetro, del cartone, della fibra tessile e di tutti quei surrogati del legno, della pietra e del mattone che permettono di ottenere il massimo della elasticità e della leggerezza».
Fra i numerosi schizzi dell’architetto si ricorda Studio per la Città Nuova, iniziati nel 1909, ove a dominare sono la volumetria netta delle forme, l’uso costante di contrafforti, scalinate che conferiscono un andamento piramidale alle costruzioni e grandi superfici dalla forma a cupola. In quest’opera la principale ispirazione dell’architetto italiano è la metropoli, con i suoi elementi caratterizzanti, quali la monumentalità e la grandiosità delle forme, la cui forte verticalità corrisponde alle numerose comunicazioni orizzontali attinenti il traffico, la velocità delle automobili e della linea ferroviaria. La città diventa, nell’immaginazione di Antonio Sant’Elia, un grande cantiere caotico e dinamico, nel quale è possibile dar sfogo all’inventività grazie all’ausilio di materiali innovativi.
Le due sole opere di Antonio Sant’Elia realizzate, in quanto morì durante la guerra, furono la villa Elisi, progettata nel 1912, a San Maurizio sopra Como e il monumento ai caduti, realizzato sempre a Como.

La nascita del Futurismo in Italia

Il Futurismo fu tra le prima avanguardie europee, e come tale scelse un nome che implicava il suo anelito verso la modernità, il rinnovamento, la rottura con gli schemi prestabiliti.

Se la tradizione nella maggior parte dei casi determina un valore aggiunto all’interno di una compagine culturale, nel caso italiano occorre dire che al principio del XX secolo il peso del passato frenava anziché stimolare le ricerche e gli esiti artistici.

Il nome del movimento Futurista rimanda al’omonimo titolo del Manifesto che lo scrittore e drammaturgo Filippo Tommaso Marinetti aveva pubblicato nel 1909 a Parigi sul quotidiano Le Figaro. Gli 11 punti in cui questo era suddiviso si ricollegavano alle stesse istanze che avrebbero di lì a poco smosso gli animi degli artisti appartenenti al primo Futurismo italiano: il culto dell’azione, la rottura con i retaggi passati, il potenziale dell’uomo e il concetto di dinamismo nelle sue molteplici accezioni.

L’anno successivo la pubblicazione Marinetti incontrerà Umberto Boccioni, Carlo Carrà e Luigi; il dialogo tra questi personaggi sarà talmente proficuo da determinare la stesura e la pubblicazione del primo Manifesto dei Pittori Futuristi, al quale seguirà alcuni mesi dopo quello Tecnico della Pittura Futurista, al quale, oltre ai tre artisti sopracitati, aderiranno anche i pittori Giacomo Balla e Gino Severini. I temi focali dei due manifesti si riallineano a quelli contenuti nel testo Marinettiano, inneggiando soprattutto alla vita moderna, al suo tumulto e alla sua velocità. Il concetto di velocità o dinamismo è difatti il perno dell’ideologia futurista, non solo intenso come spinta verso il futuro e distruzione dei farraginosi schemi accademici appartenenti ormai a un passato remoto. Il dinamismo che questi artisti tanto tenacemente cercano di rappresentare attraverso le loro opere è il flusso stesso della vita, la vibrazione costante nella quale siamo tutti immersi, un mare di onde in movimento che risentono di qualsiasi influenza esterna, anche ad esempio degli stati d’animo o delle emozioni che tutti noi possiamo provare. Tutto quello che vediamo e sentiamo non rimane infatti nell’interiorità della nostra mente e della nostra persona, bensì diventa colore, forma -pensiero, pura energia che l’artista, in quanto veggente, può identificare e visualizzare, cercando poi di riportarla sulla tela attraverso il suo lavoro.

Questo concetto si ricollega anche alle nuove scoperte scientifiche portate avanti in quegli stessi anni, come quella dei raggi X e delle onde elettromagnetiche, scoperte che sembrano avvalorare sempre di più la tesi che ci sia un livello di esistenza ulteriore rispetto a quello visibile, tesi che verrà portata avanti anche dal fronte opposto ma complementare a quello scientifico, ossia quello dell’ occultismo.

Molteplici infatti sono i circoli esoterici che si formano in questi anni, dove medium e sensitivi rendono nota la loro capacità di vedere il mondo di luci e aure che circonda il reale e si mettono in contatto con dimensioni ultraterrene.

Ma la velocità e il dinamismo venerati dai Futuristi non sono intesi solo in senso spirituale ma anche come l’idea di movimento nello spazio: la loro volontà è quella di catturare lo spostamento di un corpo o di un oggetto colto in un’azione che si svolge nel tempo. Questo sarà uno dei principi basilari della pittura e soprattutto della scultura futurista, che ci mostreranno così dei soggetti poco riconoscibili a livello figurativo poiché depurati dall’accessorio per rivelare la loro natura profonda attraverso lo svelamento delle cosiddette linee-forza, che sono lo scheletro strutturale del reale.

Un corpo, un oggetto, non sarà mai fisso, ma sarà in costante mutamento, in corsa verso altre posizioni nello spazio, o intento a lottare o dialogare con le energie che lo circondano, trasformato in onda di colore e forma che si piegano sotto l’avanzare del moto.

Il primo Futurismo italiano si concluse alla fine della prima guerra mondiale, quando persero la vita molti componenti del gruppo, tra cui Umberto Boccioni e il brillante architetto Antonio Sant’Elia.

Convinti interventisti, molti di loro infatti aderirono alla chiamata alle armi, collegando la volontà giovanile e entusiasta di rinnovamento a un evento bellico che fu da loro visto come possibilità di rinascita per il paese ma che li portò purtroppo alla morte, privandoci così di menti geniali e fortemente in anticipo sui tempi.

 

[Articolo collegato alla mostra “Volcano ed altri cicli” che si è svolta a Isili (Sud Sardegna) a partire dal 28 dicembre 2017 e che ha visto l’esposizione di alcuni cicli evolutivi del percorso artistico di Antonio Mallus, formatosi nel clima neoavanguardistico degli anni Settanta ed avendo come maestri spirituali Kandinsky, Mondrian ed il primo Futurismo. Evento realizzato dall’associazione Youth Caravella con il contributo dell’Assessorato al Turismo della Regione Autonoma della Sardegna e dalla partnership con il Comune di Isili, del Comune di Serri, del Santuario Nuragico Santa Vittoria di Serri, dall’Associazione Culturale Artecrazia e del giornale Artecracy.eu].

 

Giacomo Balla. I tempi del Tempo

Se oggi la fotografia viene considerata da tutti noi come il mezzo più rapido per catturare un’immagine che colpisce la nostra vista e immaginazione, in tempi passati questa tecnica presupponeva un lavoro paziente, e soprattutto un’attesa, che diviene temporalità estesa. Il processo di ripresa, e poi quello di sviluppo e asciugatura poteva durare diverse ore, a volte anche un giorno.

Giacomo Balla era figlio di un fotografo; lui stesso lo aiutava spesso nella sua professione. La ricerca della resa della quarta dimensione nella sua pittura viene indubbiamente dalla matrice professionale paterna, che va ad unirsi felicemente con la parabola Futurista in cui entrerà a far parte, lui, più anziano rispetto agli altri membri dell’avanguardia italiana, ne assimilerà gli assiomi, arricchendola con la sua esperienza artistica più matura.

I Futuristi anelavano alla fusione delle tre dimensioni (lunghezza, larghezza profondità) nel minimo comun denominatore del movimento, inteso come dinamismo interiore o esteriore, volto alla rappresentazione di una spinta veloce verso l’avvenire. Balla sposa queste idee, ma introduce una quarta dimensione, legata al tempo e alla durata. Anche i Futuristi avevano condotto questa ricerca, ma in loro la resa della temporalità veniva divorata dal moto velocissimo che fondeva l’immagine in macchia quasi indistinta. Il concetto di durata proposta da Balla è di tipo più meccanico, offre una scansione dell’immagine che non perde mai nitidezza.

In una prima fase della sua carriera, Balla dipinge tramite la tecnica divisionista. Scomposizione dell’immagine in puntini luminosi, che, saggiamente distribuiti in base a ben precise leggi scientifiche teorizzate alla fine dell’800, la frantumano dapprima per poi ricomporla alla giusta distanza nella retina dello spettatore. Balla usa questa tecnica nel quadro Fidanzata a villa Borghese del 1902. L’immagine è un’istantanea di un pigro ed assolato pomeriggio domenicale, una passeggiata romantica in un parco romano. Ma già qui l’interesse per la durata degli eventi trapela dalla scelta della tecnica esecutiva, che come dicevamo presuppone un lavoro di smembramento e poi di nuovo di assimilazione del nervo ottico, quindi una durata. Ma oltre a ciò, l’immagine riassume in un tempo una sequenza di eventi: l’aver camminato a lungo con un clima probabilmente afoso, azione passata che porta a quella presente, contraddistinta dalla necessità di sedersi all’ombra a riposare, dallo sguardo stanco della donna, alla muta richiesta che le si legge negli occhi di procedere, in un futuro prossimo, al ritorno a casa, per ristorarsi.

Quando Balla diventa Futurballa, la resa del concetto temporale avanza ulteriormente. In Dinamismo di un cane al guinzaglio del 1912 ad esempio, lo scodinzolare e lo zampettare di un cagnolino a spasso con la padrona vengono resi in maniera simultanea, come se potessimo vedere in una sola immagine la condensazione dei tempi del tempo della sua passeggiata. Ciò è ancora più evidente in Ragazza che corre sul balcone, dello stesso anno: il suo correre avanti e indietro, appoggiata alla ringhiera del terrazzino, le cui sbarre diventano struttura fusa alla sua stessa massa muscolare ed ossea, integrate nell’equazione movimento + durata.

Ma la quintessenza di questa ricerca si ha con il dipinto Volo di rondini, del 1913. Le rappresentazioni delle fasi di volo dell’uccello si mescolano alla descrizione di diversi momenti di vita degli oggetti intorno a lui e a quelli dell’aria stessa, quasi che anche i dettagli atmosferici e le cose fossero suscettibili di mutamenti continui, che prendono corpo in questa rappresentazione che si estende, permettendoci di divorare con uno solo sguardo attimi diversi che si coniugano insieme in modo amabile, amalgamandosi senza mai perdere la loro specifica durata.

Animazione attraverso il video

Intorno agli anni Sessanta fa il suo ingresso nella scena artistica un nuovo mezzo di comunicazione e di espressione, il video, esercitante un forte influsso sul pubblico, tanto da coinvolgerlo totalmente.

Le immagini pervenute, fatte scorrere su una sequenza, creano quell’effetto fantastico che realizza un nuovo impulso artistico, arte impressa sugli occhi nudi senza essere schermata.

Il video dona la vita, così, a una sorta di narrazione spettacolare dell’arte vista così com’è, senza alcun bisogno di essere manipolata o tradotta per essere compresa.

La nuova tecnologia arriverà ad affermarsi come una sorta di collage della pittura, le immagini vengono proiettate su una sorta di tavolozza del pittore, con il fine di plasmare una nuova arte.

Le immagini in movimento trasmesse sullo schermo creando un linguaggio che ha la tendenza all’astrazione visibile e conoscibile da tutti, visti su uno schermo del televisore o computer, portate direttamente in casa, senza bisogno di una galleria, è un’arte accessibile, da influenzare i protagonisti della scena artistica internazionale.

Le opere di pittura e scultura proiettate hanno la tendenza a trasformare cose comuni ed insignificanti grazie al gioco di luci e ombre.

La video arte s’inserisce nell’ambito della scena artistica internazionale, dando origini a diversi campi, come del cinema, del teatro o spettacolo. Danza, teatro, cinema non sono movimenti artistici chiusi in se stessi, ma movimenti in continua contemplazione.

Una pennellata contaminata di linguaggi, espressioni diverse, danno vita a un’evoluzione dell’arte da parte dei mass-media.

L’arte è lo specchio che riflette la vita dell’uomo, che cerca di esprimere la realtà così come appare, una rappresentazione della vita.

La nuova corrente propone una selezione di esperienze visive diversissime fra loro, privilegiando scelte non comuni e di qualità. Una collezione di artisti, in un sorprendente gioco di specchi. Si confronta con la fotografia, con il design, scenografia teatrale, fino all’editoria, al cinema, alla pittura. Mostrano un modo ansioso di allargare i confini delle proprie esperienze.

 

Tutti in moto! Il mito della velocità in cento anni di arte / Futurismo, velocità e fotografia

Con la grande mostra Tutti in moto! Il mito della velocità in cento anni darte, a cura di Daniela Fonti e Filippo Bacci di Capaci, si è aperto al pubblico, col nome PALP, il Palazzo Pretorio di Pontedera, riconvertito dopo i lavori di restauro, a nuovo spazio espositivo della città.

Promossa dalla Fondazione per la Cultura Pontedera e dal Comune di Pontedera, patrocinata dalla Regione Toscana, la mostra, che proseguirà sino al 18 aprile 2017, è dedicata interamente al mito della velocità e al riflesso che ha avuto sulle arti figurative, sugli ideali di vita e sul costume degli italiani, dalla fine del XIX secolo agli anni del boom. Oltre centocinquanta opere, tra dipinti, sculture, fotografie e manifesti di altrettanti grandi autori dell’arte italiana, da Fattori, a Bianchi e Viani, sino a Vespignani, Ziveri e Angeli, passando per Severini, Baldessari e Carrà, Boccioni, Balla, Depero, Tato e Dottori, per sintetizzare il riflesso prodotto sull’immaginario collettivo da questi mezzi meccanici in continua evoluzione.

Secondo Daniela Fonti: «Tutti in moto sta sia per motocicletta che movimento. Abbiamo avviato un percorso originale, cioè inventare un progetto che fosse facilmente comunicabile. Che fosse una storia che arrivasse al pubblico ma che fosse anche di qualità. Si parlerà di tutti i mezzi di trasporto. Ci sarà un corridoio del cinema, immagini in movimento. Ducati, Ansaldo, Atac di Roma e altri hanno fornito materiali per creare questo spazio video».

Nella mostra Tutti in moto «il tema della velocità – hanno spiegato i curatori Fonti e Bacci – è affiorato nell’arte italiana alla fine dell’Ottocento e l’ha caratterizzata profondamente in alcune sue stagioni, in conseguenza del rapido evolversi delle scoperte e delle applicazioni industriali ai mezzi di locomozione. La mostra si apre con una sorta di antefatto, su un’Italia ancora agreste, in cui ci si sposta prevalentemente a piedi o a cavallo. Poi arrivano le macchine, cambia completamente il mondo e cambia il modo di rappresentarlo. In questa trasformazione ci guidano le sale espositive del palazzo, ognuna dedicata ad un diverso mezzo di locomozione: il treno, il tram, il piroscafo, la bicicletta, l’automobile, la mongolfiera, sino all’aereo a motore e, in chiusura, alla motocicletta».

La mostra sarà corredata da un catalogo, a cura di Daniela Fonti e Filippo Bacci di Capaci, con testi di Daniela Fonti, Umberto Sereni, Giovanni Lista, Giancarlo Carpi, Rossella Caruso, Susanna Ragionieri, Claudia Terenzi.

Fonte arte.it

Fino al 18 Aprile 2017

Pontedera | Pisa

Luogo: PALP – Palazzo Pretorio / Museo Piaggio

Curatori: Daniela Fonti, Filippo Bacci di Capaci, Giovanni Lista

Enti promotori:

  • Fondazione per la Cultura Pontedera
  • Comune di Pontedera
  • Patrocinata dalla Regione Toscana

E-Mail info: fondazioneculturapontedera@gmail.com

Sito ufficiale: http://www.pontederaperlacultura.it/