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La Spagna “torna” nei Quartieri Spagnoli

Il 6 maggio 2019 alle ore 18.00, l’Ambasciatore di Spagna in Italia Alfonso Dastis sarà alla Fondazione Foqus (Via di Portacarrese 69, Napoli) per sottoscrivere un Accordo di Collaborazione con cui la Spagna parteciperà ai programmi di sviluppo culturale e sociale promossi dalla Fondazione Foqus nei Quartieri Spagnoli di Napoli. L’Accordo prevede che l’Ambasciata di Spagna in Italia, partecipando al progetto di rigenerazione dei Quartieri che portano sin dal XVI secolo il titolo di “Spagnoli”, avvii un programma che ne valorizzi l’identità originaria, riconnettendone la storia alla Spagna contemporanea.
Per la prima volta un Paese europeo partecipa, attraverso la propria Ambasciata, a un progetto italiano di rigenerazione urbana, mettendo a disposizione la cultura, le competenze e le migliori pratiche in atto in Spagna, che hanno portato oggi ad una drastica riduzione degli antichi squilibri tra il Nord e il Sud di quel Paese.
L’evento del 6 maggio rientra nell’ambito del programma “La Cultura è Capitale”, promosso per il 2019 dalla Spagna in Italia in collaborazione con la Fondazione Con il Sud. Alla cerimonia pubblica, che avrà inizio alle ore 18.00, oltre all’Ambasciatore, parteciperanno il Console Generale José Luis Solano Gadea, il Consigliere per la Cultura Ion de la Riva Guzman, Rachele Furfaro e Renato Quaglia della Fondazione Foqus, Carlo Borgomeo Presidente della Fondazione per il Sud, il Direttore dell’Istituto Cervantes Ferrán Ferrando Melià. Sarà inoltre presente il Sindaco di Napoli Luigi de Magistris.
Nel corso della giornata due importanti iniziative artistiche inaugureranno la collaborazione tra l’Ambasciata di Spagna e la città di Napoli: l’artista spagnolo Josè Molina donerà la scultura “Hermanos” (commissionata dall’Ambasciata di Spagna) alla Fondazione Foqus, che la installerà nei propri spazi; mentre lo street artist napoletano Iabo donerà l’opera “Don Pedro” (iniziativa e produzione di INWARD e promozione della Fondazione Foqus) all’Ambasciatore di Spagna.
Le prime 10 stampe d’autore (di 30) del “Don Pedro” (il ViceRè spagnolo che fece costruire via Toledo e i Quarteras, dando nuovo impianto urbanistico alla città) verranno consegnate dallo stesso Iabo e dallo staff di INWARD ad altrettanti artigiani, commercianti, esercenti e abitanti dei Quartieri spagnoli come segno di riconoscenza “per aver continuato a credere nel Quartiere”, scegliendo di rimanere a vivere e a condurre le proprie attività nel corso degli anni. Quest’ultimo evento, itinerante nei vicoli dei Quartieri, precederà la cerimonia ufficiale e il suo inizio è previsto per le ore 16.00.

Napoli
6 maggio 2019
Fondazione Foqus – Via di Portacarrese 69

Caravaggio in mostra al Museo e Real Bosco di Capodimonte (Napoli)

Napoli rappresenta una tappa fondamentale per la vita e per le opere di Caravaggio. L’intensa resa della passione e dell’istinto nei dipinti più iconici realizzati dal maestro durante il periodo napoletano identifica, nella visione dei nostri contemporanei, lo stile e la personalità dell’artista lombardo, divenuto maggiormente drammatico in seguito all’episodio dell’assassinio romano.

La mostra approfondisce il periodo napoletano del pittore e l’eredità lasciata nella città partenopea, fondamentale alla costituzione della poetica barocca e alla diffusione del naturalismo caravaggesco nella pittura del XVII secolo in Europa.

Caravaggio visse a Napoli per complessivi 18 mesi tra il 1606 e il 1610. Un soggiorno fondamentale per la sua vita e le sue opere, tuttavia meno noto del periodo trascorso a Roma.

Dopo 15 anni dall’ultima esposizione che Capodimonte ha dedicato al maestro lombardo (Caravaggio. L’ultimo tempo 2004) nuove scoperte e recenti dibattiti internazionali saranno presentati in mostra insieme alla ricostruzione di una dettagliata crono-biografia che riorganizzerà le conoscenze letterarie e documentarie (edite e inedite) del periodo.

Attraverso un rigoroso approccio scientifico saranno messe a confronto le opere del Merisi eseguite a Napoli, provenienti dai Musei italiani e stranieri, tra cui prestiti straordinari quale La Flagellazione del Musée des Beaux-Arts di Rouen.

L’esposizione costituisce dunque un’occasione unica nel panorama delle molteplici iniziative espositive sull’opera di Caravaggio, per ragionare sullo scorcio, estremo ed affascinante, dell’esistenza dell’artista, consentendo una maggior comprensione dei suoi anni a Napoli e della loro importanza per lo sviluppo della pittura in Italia e in Europa.

Dal 12 Aprile 2019 al 14 Luglio 2019

Napoli

Luogo: Museo e Real Bosco di Capodimonte

Indirizzo: via Miano 2

Curatori: Cristina Terzaghi, Sylvain Bellenger

Costo del biglietto: da € 14

“L’ultimo degli antichi e il primo dei moderni”. Canova e l’Antico

“L’ultimo degli antichi e il primo dei moderni”: definizione che ben si attaglia al sommo Antonio Canova e alla sua arte sublime, celebrata per la prima volta a Napoli, al MANN-Museo Archeologico Nazionale dal 28 marzo al 30 giugno 2019, in una mostra-evento straordinaria per tematica e corpus espositivo, copromossa dal Mibac-Museo Archeologico Nazionale di Napoli con il Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo nell’ambito dell’importante protocollo di collaborazione che lega le due Istituzioni.
La mostra ha ottenuto il sostegno della Regione Campania, i patrocini del Comune di Napoli, della Gypsotheca-Museo Antonio Canova di Possagno e del Museo Civico di Bassano del Grappa ed è stata realizzata con la collaborazione di Ermitage Italia.

Per la prima volta, la messa a fuoco in una mostra di quel rapporto continuo, intenso e fecondo che legò Canova al mondo classico, facendone agli occhi dei suoi contemporanei un “novello Fidia”, ma anche un artista capace di scardinare e rinnovare l’Antico guardando alla natura.

“Imitare, non copiare gli antichi” per “diventare inimitabili” era il monito di Winckelmann, padre del neoclassicismo: monito seguito da Canova lungo tutto il corso della sua attività artistica. Dal giovanile Teseo vincitore del Minotauro sino all’Endimione dormiente, concluso poco prima di morire, il dialogo Antico/Moderno è una costante irrinunciabile; fino a toccare, in tale percorso, punte che hanno valore di paradigma: per tutte, la creazione del Perseo trionfante, novello “Apollo del Belvedere”. “Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, dove si trova la grande statua canoviana di Ferdinando IV di Borbone – spiega il suo direttore Paolo Giulierini – era il luogo ideale per costruire una mostra che desse conto di questo dialogo prolungato tra il grande Canova e l’arte classica”. Qui si conservano capolavori ammirati dal maestro veneto: pitture e sculture ‘ercolanesi’ che egli vide nel primo soggiorno in città nel 1780; quindi i marmi farnesiani, studiati già quand’erano a Roma in palazzo Farnese e trasferiti a Napoli per volontà di re Ferdinando IV: marmi celeberrimi che sono stati all’origine di opere capitali di Canova come l’Amore Farnese, prototipo per l’Amorino alato Jusupov che il pubblico potrà confrontare in questa straordinaria occasione.

Curata da Giuseppe Pavanello, tra i massimi studiosi di Canova – con un comitato scientifico internazionale – e organizzata da Villaggio Globale International, la mostra, riunirà al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, oltre ad alcune ulteriori opere antiche di rilievo, più di 110 lavori del grande artista, tra cui 12 straordinari marmi, grandi modelli e calchi in gesso, bassorilievi, modellini Antonio Canova Ebe / Amore e Psiche stanti (part.) San Pietroburgo, Museo Statale Ermitage in gesso e terracotta, disegni, dipinti, monocromi e tempere, in dialogo con opere collezioni del MANN, in parte inserite nel percorso espositivo, in parte segnalate nelle sale museali.

Prestiti internazionali connotano l’appuntamento: come il nucleo eccezionale di ben sei marmi provenienti dall’Ermitage di San Pietroburgo, che vanta la più ampia collezione canoviana al mondo – L’ Amorino Alato, L’Ebe, La Danzatrice con le mani sui fianchi, Amore e Psiche stanti, la testa del Genio della Morte e la celeberrima e rivoluzionaria scultura delle Tre Grazie – ma anche l’imponente statua, alta quasi tre metri, raffigurante La Pace, proveniente da Kiev e l’Apollo che s’incorona del Getty Museum di Los Angeles. A questi si aggiungono tra i capolavori in marmo che hanno entusiasmato scrittori come Stendhal e Foscolo, riuniti ora nel Salone della Meridiana del Museo Archeologico napoletano, la bellissima Maddalena penitente da Genova, il Paride dal Museo Civico di Asolo, la Stele Mellerio, vertice ineguagliabile di rarefazione formale e di pathos. Straordinaria la presenza di alcuni delicatissimi grandi gessi, come il Teseo vincitore del Minotauro e l’Endimione dormiente dalla Gypsotheca di Possagno (paese natale di Canova), che ha concesso con grande generosità prestiti davvero significativi; o ancora l’Amorino Campbell e il Perseo Trionfante restaurato quest’ultimo per l’occasione e già in Palazzo Papafava a Padova – entrambi da collezioni private.

Altro elemento peculiare della mostra sarà la possibilità di ammirare tutte insieme e dopo un attento restauro, le 34 tempere su carta a fondo nero conservate nella casa natale dell’artista: quei “varj pensieri di danze e scherzi di Ninfe con amori, di Muse e Filosofi ecc, disegnati per solo studio e diletto dell’Artista” – come si legge nel catalogo delle opere canoviane steso nel 1816 – chiaramente ispirati alle pitture pompeiane su fondo unito e, in particolare, alle Danzatrici.

Con le tempere, lo scultore del bianchissimo marmo di Carrara sperimentava, sulla scia di quegli esempi antichi, il suo contrario, i “campi neri”, intendendo porsi come redivivo pittore delle raffinatezze pompeiane ammirate in tutta Europa, alle quali, per la prima volta, quei suoi “pensieri” possono ora essere affiancati.

Proprio il confronto, per analogia e opposizione, fra opere di Canova e opere classiche, costituisce d’altra parte l’assoluta novità di questa mostra, evidenziando un rapporto unico tra un artista moderno e l’arte antica.

Canova si rifiutò sempre di realizzare copie di sculture antiche, reputandolo lavoro indegno di un artista creatore. Il suo colloquio con il mondo classico era profondo e incideva su istanze cruciali, prima fra tutte la volontà di far rinascere l’Antico nel Moderno e di plasmare il Moderno attraverso il filtro dell’Antico: istanze creative, appunto, nel senso pieno del termine.

L’Antico, come lui stesso annotava, “bisognava mandarselo in mente, sperimentandolo nel sangue, sino a farlo diventare naturale come la vita stessa”.

Ecco, allora, la possibilità di confrontare per esempio i fieri Pugilatori raffiguranti Creugante e Damosseno – gessi proventi da Possagno dei monumentali marmi vaticani acquistati da Pio VII nel 1802 – con la statuaria classica a lungo studiata dall’artista: dall’Ercole Farnese ai Tirannicidi; oppure il Paride canoviano con il Paride da Capua, marmo romano di fine II secolo d. C.; o ancora il busto dell’Imperatore Francesco II abbigliato all’antica, con corazza e clamide come un imperatore romano, con il Ritratto di Antonino Pio: tutti antichi marmi conservati al MANN.
Il Teseo vincitore del Minotauro avrà come recente classico l’Ares Ludovisi – il cui gesso è prestato dall’Accademia di Belle Arti di Napoli – e il bronzeo Mercurio proveniente da Ercolano, ammirato da Canova nel Museo di Portici già nel 1780; mentre nel modellino di Maria Luigia d’Asburgo come Concordia si cela il riferimento al dipinto pompeiano raffigurante Cerere assisa, sempre nelle collezioni del Museo archeologico napoletano.

Leopoldo Cicognara notò opportunamente che “dell’antico Canova fu veramente devoto, non superstizioso”, e lo stesso maestro ebbe a dire: “anch’io mi vanto essere adoratore dell’antico, ma non idolatra di tutte le antiche cose”.

Imitare, dunque, non copiare gli antichi, fino al vertice dell’autonomia creativa, con punte di innovazione radicali come nel caso delle Tre Grazie, poste tutte di prospetto: “l”abbraccio ingegnoso e nuovo di tre figure femminili, che da qualunque lato lo si osservi, girandovi attorno – scrisse Quatremère de Quincy – rivela, con aspetti sempre diversi, molteplicità di positure, di forme, di contorni, di idee e di modi di sentire…”. Oppure, il caso della Maddalena penitente, “opera tutta figlia del cuore”; per chi affollava il Salon di Parigi nel 1808 “qualche cosa di nuovo, fuori dall’ordinario, che sembrava avere del miracoloso”. Mai s’era vista all’epoca tanta libertà espressiva.

Geniale Canova !

Napoli riaccende i riflettori sul maestro, che con la città partenopea – “veramente situata in una delle più amene situazioni del mondo” – ebbe un rapporto lungo e costante: dapprima come giovane viaggiatore desideroso di ammirare le bellezze e le opere d’arte della città e le antichità “ercolanesi” e di Paestum; poi per le tante e significative committenze dei regnanti (sia dell’antico regime che dell’età napoleonica) e dell’aristocrazia napoletana.

In mostra si potrà ammirare il grande gesso del gruppo di Adone e Venere, proveniente dalla collezione di Giovanni Falier, scopritore del talento di Antonio Canova: fu questa la prima opera dell’artista a raggiungere Napoli, all’inizio del 1795, acquistata dal giovane marchese Francesco Berio.

Il marmo (ora conservato al Museo di Ginevra e inamovibile) provocò a Napoli deliri d’entusiasmo, articoli, pubblicazioni, visite continue, al punto da costringere alla chiusura il tempietto nel giardino di palazzo Berio, causa l’affollamento di persone.

“Canova e l’Antico” non sarà soltanto un grande evento espositivo, ma un vero e proprio viaggio di conoscenza nell’universo dello scultore: itinerari appositamente proposti dal Museo permetteranno di così riscoprire i legami tra l’artista e la città di Napoli, mentre sarà vasta l’offerta di laboratori ed attività didattiche per raccontare la mostra, il modus operandi dell’artista e l’innovazione della sua arte anche ai più piccoli.

Per accompagnare l’esposizione ci sarà anche un importante catalogo edito da Electa, ricco di saggi con schede e raffronti fra opere canoviane e opere antiche.

Dal 28 Marzo 2019 al 30 Giugno 2019
Napoli
Luogo: MANN – Museo Archeologico Nazionale di Napoli
Indirizzo: piazza Museo
Orari: tutti i giorni (tranne il martedì) 9-19.30. Le operazioni di chiusura iniziano alle 19
Curatori: Giuseppe Pavanello
Enti promotori:
MiBAC
MANN – Museo Archeologico Nazionale di Napoli
The State Hermitage Museum
Patrocinio di
Comune di Napoli
Gypsotheca e Museo Antonio Canova
Museo Biblioteca Archivi – Bassano del Grappa

Costo del biglietto: Intero: € 15, Ridotto: € 7.50. Gratuito per i minori di 18 anni e per tutti la prima domenica di ogni mese. Per ulteriori agevolazioni e riduzioni, visita la pagina agevolazioni del sito Mibac

Telefono per informazioni: +39 081 4422149

Sito ufficiale: http://www.museoarcheologiconapoli.it

Genesi. Sebastião Salgado

Genesi è l’ultimo grande lavoro di Sebastião Salgado, il più importante fotografo documentario del nostro tempo. Uno sguardo appassionato, teso a sottolineare la necessità di salvaguardare il nostro pianeta, di cambiare il nostro stile di vita, di assumere nuovi comportamenti più rispettosi della natura e di quanto ci circonda, di conquistare una nuova armonia. Un viaggio alle origini del mondo per preservare il suo futuro.

La mostra è nata da un viaggio alla scoperta della bellezza nei luoghi più remoti del Pianeta, durato 8 anni. Curata da Lélia Wanick Salgado su progetto di Contrasto e Amazonas Images, la mostra è frutto della collaborazione di Civita Mostre con l’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, che ha già consentito di realizzare altre importanti mostre di fotografia e sarà presentata al PAN, Palazzo Arti Napoli, dal 18 ottobre 2017 al 28 gennaio 2018.

La mostra Genesi di Sebastião Salgado è già straordinaria protagonista di un tour internazionale di grandissimo successo. Potente nella sua essenziale purezza, il messaggio di Genesi è incredibilmente attuale, perché pone al centro il tema della preservazione del nostro pianeta e della imprescindibile necessità di vivere in un rapporto più armonico con il nostro ambiente.

Genesi è un progetto iniziato nel 2003 e durato 10 anni, un canto d’amore per la terra e un monito per gli uomini. Con 245 eccezionali immagini che compongono un itinerario fotografico  in un bianco e nero di grande incanto, la mostra racconta la rara bellezza del patrimonio unico e prezioso, di cui disponiamo: il nostro pianeta. Genesi è suddivisa in cinque sezioni che ripercorrono le terre in cui Salgado ha realizzato le fotografie: Il Pianeta Sud, I Santuari della Natura, l’Africa, Il grande Nord, l’Amazzonia e il Pantanàl.

Il percorso espositivo presenta una serie di fotografie, molte delle quali di straordinari paesaggi, realizzate con lo scopo di immortalare un mondo in cui natura ed esseri viventi vivono ancora in equilibrio con l’ambiente. Una parte del suo lavoro è rivolto agli animali che sono impressi nel suo obiettivo attraverso un lungo lavoro di immedesimazione con i loro habitat. Salgado ha infatti vissuto nelle Galapagos tra tartarughe giganti, iguane e leoni marini, ha viaggiato tra le zebre e gli animali selvatici che attraversano il Kenya e la Tanzania rispondendo al richiamo annuale della natura alla migrazione.

Un’attenzione particolare è riservata anche alle popolazioni indigene ancora vergini: gli Yanomami e i Cayapó dell’Amazzonia brasiliana; i Pigmei delle foreste equatoriali nel Congo settentrionale; i Boscimani del deserto del Kalahari in Sudafrica; le tribù Himba del deserto della Namibia e quelle più remote delle foreste della Nuova Guinea. Salgado ha trascorso diversi mesi con ognuno di questi gruppi per poter raccogliere una serie di fotografie che li mostrassero in totale armonia con gli elementi del proprio habitat.

Le immagini di Genesi, in un bianco e nero di grande potenza, sono una testimonianza e un atto di amore verso la Terra. Viaggio unico alla scoperta del nostro ambiente, l’ultimo progetto di Salgado rappresenta il tentativo, perfettamente riuscito, di realizzare un atlante antropologico del pianeta, ma è anche un grido di allarme e un monito affinché si cerchi di preservare queste zone ancora incontaminate, per far sì che, nel tempo che viviamo, sviluppo non sia sinonimo di distruzione. Al progetto Genesi è dedicata una monumentale pubblicazione edita da Taschen, di 520 pagine con oltre 1.000 illustrazioni, che sarà disponibile nel bookshop della mostra.

Contrasto ha recentemente pubblicato l’autobiografia del fotografo, Dalla mia Terra alla Terra e gli altri libri Profumo di sogno. Viaggio nel mondo del caffè e Altre Americhe.

Il 17 ottobre, giorno dell’inaugurazione, è previsto un incontro pubblico con il grande fotografo brasiliano intervistato da Roberto Koch, che si terrà nel pomeriggio alle ore 16.00 nella Sala dei Baroni del Maschio Angioino.

 

 

Dal 17 Ottobre 2017 al 28 Gennaio 2018

Napoli

Luogo: PAN Palazzo delle Arti Napoli

Curatori: Lélia Wanick Salgado

Enti promotori:

  • Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli

Cosmogonie. Personale di Mario Coppola

La Fondazione Plart è lieta di presentare Cosmogonie, prima mostra personale dell’architetto Mario Coppola, a cura di Angela Tecce, Direttore della Fondazione Real Sito di Carditello. L’esposizione inaugurerà il 14 ottobre 2017 presso la sede del Plart in occasione della Tredicesima Giornata del Contemporaneo indetta da AMACI – Associazione dei Musei d’arte contemporanea italiani e abiterà i suoi spazi fino al 22 dicembre 2017.

Mario Coppola (1984), architetto e designer napoletano, sperimenta nei suoi progetti la fusione tra design, architettura e ambiente. Nel 2010, dopo aver lavorato a Londra presso lo studio Zaha Hadid Architects su numerosi progetti, fonda a Napoli Ecosistema Studio, dove, in rete con artigiani, imprese campane e collaborazioni internazionali con altri architetti sviluppa e realizza progetti volti a una simbiosi uomo-biosfera e crea oggetti direttamente ispirati ai caratteri di complessità, dinamismo e leggerezza del mondo contemporaneo. Il design di Mario Coppola s’ispira alla forma e al cinematismo della natura e del corpo umano, gettando un ponte tra lo spazio domestico e l’ambiente naturale.

La mostra Cosmogonie è stata concepita intorno all’opera Dafne, monumentale installazione site-specific plasmata in fluida continuità con le volte della Fondazione Plart, con una serie di sculture e rilievi di grande formato realizzati proprio per l’occasione. Ispirate alle teorie della complessità, le opere si configurano come luogo in cui prende forma l’inestricabile intreccio tra uomo, natura e macchina; non a caso, gli oggetti in mostra emergono dalle pareti o dal pavimento alla conquista dello spazio, frutto di una sensibilità colma di reminiscenze dell’arte antica e moderna, da Bernini a Moore, da Michelangelo a Boccioni.

Con i lavori di Mario Coppola, il Plart ci avvicina ancora una volta al mondo delle plastiche d’autore, per mostrarci come le dimensioni dello spazio, del corpo e dell’esperienza ricostruiscono un universo multiforme che diviene manifesto del nostro tempo. Se infatti l’ecosistema è insieme fonte di vita e dimora dell’uomo, pur senza mai rinnegare le conquiste della tecnica, è solo in simbiosi con esso che può rendersi possibile ogni attività antropica.

 

 

14 ottobre – 22 dicembre 2017

Apertura 14 ottobre 2017, 12:00 – 20:00

Fondazione Plart

Via Giuseppe Martucci 48 – Napoli

Lorenzo Cabib. Chromie

Salotto Calabritto e Verycultural sono lieti di presentare Chromie personale di Lorenzo Cabib, a cura di Guido Cabib.

L’artista esporrà una nuova serie di opere fotografiche, che utilizzando dettagli di materiali naturali e non e focalizzando la sua osservazione sul colore che da tali dettagli emerge, stimolano l’osservatore a spaziare in molteplici e personali visioni.

Oltre questo corpus di nuove opere, Lorenzo presenta un nuovo dittico della sua nota serie Hands of God ( Le mani di Dio), ritratti della citta’  di Napoli. L’opera è un dittico che riprende il golfo di Napoli, sempre con taglio verticale (opposti a quelli usuali orizzontali da cartolina a cui siamo abituati), ma inverte anche lo sguardo slittando l’immagine rituale. A differenza della prevalenza di nuances monocromatiche incontrate nella prima parte, questa volta vengono esaltati i colori di Napoli, città dell’artista, mostrando una visione intima del panorama attraverso una finestra interiore.

La mostra si completa con una serie di ritratti femminili (3) Chromie portraits nei quali e’ la donna ad essere al centro dell’opera e Lorenzo ne esalta l’intimita’  e la sensualita’ . L’ultima opera (di grande formato), fa parte della serie di ritratti familiari su commissione che hanno reso famoso l’artista.

 

 

Fino al 30 Giugno 2017

NAPOLI

LUOGO: Salotto Calabritto

E-MAIL INFO: info@salottocalabritto.it

SITO UFFICIALE: http://www.salottocalabritto.it

Fabio Orsi. Il ricordo improvviso dell’assoluto stupore

Kromìa è lieta di presentare il nuovo progetto del fotografo, compositore e musicista Fabio Orsi, Il ricordo improvviso dell’assoluto stupore, in una serata speciale artistica e musicale in collaborazione con Riot Laundry Bar, spazio polifunzionale dedicato a musica, arte, moda, food e lifestyle.

In mostra, una trentina di opere fotografiche di medio formato, tratte dalla nuova serie Il ricordo improvviso dell’assoluto stupore di Fabio Orsi, oltre al box set della serie completa, cofanetto in edizione limitata edito da Backwards, contenente libro fotografico e vinile musicale LP Picture Disc, inserto e cartolina.

Inoltre, nel corso della serata con aperitivo di inaugurazione, Fabio Orsi suonerà in una esibizione dal vivo dando voce, coi suoni ammalianti ed evocativi della sua musica, alle atmosfere sospese delle sue fotografie, ampia serie in bianco e nero dedicata alle sottili epifanie di bellezza nel quotidiano, e alle impalpabili, ma irretenti, spontaneità e illuminazioni emotive da esse spalancate.

Dopo l’evento del 23 giugno, la opere in mostra resteranno in esposizione presso Riot Laundry Bar fino al 7.7.2017, e resteranno in vendita, oltre che presso Riot Laundry Bar, anche presso Spazio Kromìa.

L’evento sarà anche occasione per Kromìa di presentare, in espansione dell’attività della sua sede storica di via Diodato Lioy, il suo nuovo corner espositivo e di vendita – dedicato in particolare a opere di piccolo formato in gift box – presso Riot Laundry Bar, spazio di creatività e incontro trasversale in piena linea con la mission Kromìa di allargamento della fruizione artistica e dell’espressione fotografica.

 

 

Dal 23 Giugno 2017 al 07 Luglio 2017

NAPOLI

LUOGO: Riot Laundry Bar

TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 081 19578491

Il Vesuvio di Andy Warhol

Da venerdì 14 aprile 2017 a Palazzo Zevallos Stigliano a Napoli sarà possibile ammirare le due serigrafie Vesuvius (nero) e Vesuvius (rosso) di Andy Warhol, appartenenti alle raccolte d’arte di Intesa Sanpaolo.

La serie Vesuvius fa parte di un ciclo di lavori realizzato dal maestro della Pop Art Americana nel 1985 in occasione dell’omonima mostra tenutasi al Museo di Capodimonte e organizzata dal gallerista Lucio Amelio. L’immagine del vulcano partenopeo fu replicata da Warhol su differenti toni cromatici con l’obiettivo di esaltarne il valore spettacolare e minaccioso in occasione di un’improvvisa eruzione.

«Per me l’eruzione è un’immagine sconvolgente, un avvenimento straordinario ed anche un grande pezzo di scultura […] Il Vesuvio per me è molto più grande di un mito: è una cosa terribilmente reale».  Andy Warhol.

Il rapporto creativo del grande artista con la città di Napoli risale agli inizi degli anni ‘80 quando Warhol realizzò l’opera Fate presto (ora conservata presso il Palazzo Reale di Caserta nella collezione TerraeMotus), una reinterpretazione della prima pagina del quotidiano Il Mattino che invocava l’intervento dei soccorsi in occasione del terribile terremoto in Irpinia.

Fino al 05 Maggio 2017

Napoli

Luogo: Gallerie d’Italia – Palazzo Zevallos Stigliano

Costo del biglietto: Biglietto congiunto mostra e collezioni permanenti: intero 5 €, ridotto 3 €. Gratuito per convenzionati, scuole, minori di 18 anni e ogni prima domenica del mese

Telefono per informazioni: 800.454229

E-Mail info: info@palazzozevallos.com

Sito ufficiale: http://www.gallerieditalia.com/

Steve McCurry. Senza confini

La nuova rassegna allestita nel Palazzo delle Arti di Napoli, oltre a presentare il nucleo essenziale delle sue fotografie più famose insieme ad alcuni lavori più recenti e ad altre foto non ancora pubblicate nei suoi numerosi libri, mette in particolare evidenza la sua attività di fotografo, impegnato “senza confini”  nei luoghi del mondo dove si accendono i conflitti e si concentra la sofferenza di popolazioni costrette a fuggire dalle proprie terre. Il tema è purtroppo di grande attualità e Steve McCurry lo ha documentato fin dalla fine degli anni ’70.
Il percorso di visita si apre con una sezione di foto in bianco e nero, scattate da Steve McCurry tra il 1979 e il 1980 nella sua prima missione in Afghanistan, dove era entrato insieme ai mujaheddin che combattevano contro l’invasione sovietica.
La mostra propone infine a tutti i visitatori una audioguida in cui McCurry racconta i suoi scatti in prima persona, con appassionanti testimonianze e alcuni filmati dedicati ai suoi viaggi, all’avventura della sua vita e della sua professione. Per conoscere meglio il suo modo di fotografare, ma soprattutto la sua voglia di condividere la prossimità con la sofferenza, con la gioia e con la sorpresa.
Fonte beniculturali.it
Data Fine: 12 febbraio 2017
Costo del biglietto: 11,00 euro
Prenotazione:Facoltativa
Luogo: Napoli, Palazzo delle Arti di Napoli
Città: Napoli
Provincia: NA
Regione: Campania
Orario: Tutti i giorni 9,30 – 19,30 – domenica 9,30 – 14,30Domenica 30 Ottobre e 6 Novembre apertura dalle 9.30 alle 19.30. Chiuso il MartedìLa biglietteria chiude un’ora prima
Telefono: 199151121
E-mail: info@sudest57.com
Sito web

Mimmo Paladino tra pittura e scultura: l’arcaicità della Transavanguardia

Mimmo Paladino è un artista italiano noto per essere uno dei principali esponenti del movimento della Transavanguardia, fondato da Achille Bonito Oliva nel 1980, individuante un ritorno alla pittura dopo le varie correnti concettuali sviluppatesi negli anni ‘70.

L’Espressionismo storico e il Neo – Espressionismo della Germania degli anni ’70 sono la base d’ispirazione della Transavanguardia. La riduzione dell’immagine, ove sono presenti solamente gli elementi espressivi fondamentali, con i colori accesi e violenti costituiscono i punti cardine della pittura di Mimmo Paladino, tratti dai movimenti espressionisti precedentemente citati ma personalizzati con un tocco di gusto mediterraneo, una scelta che rende le opere dell’artista italiano più solari e meno drammatiche.

Nelle opere di Mimmo Paladino è possibile riconoscere l’impronta delle forme d’arte tradizionali, pittura, scultura e grafica, visibili a un qualsiasi fruitore grazie alla scelta operata dall’artista di realizzare immagini riconducibili a un mondo primitivo, arcaico, in cui semplici segni, ma eleganti allo stesso tempo, contribuiscono a plasmare le forme. La semplicità e il vasto numero di segni permettono all’osservatore di immergersi in un mondo dotato di una nuova cultura, è come trovarsi all’interno di un villaggio esotico, sconosciuto, in cui è possibile divertirsi a decifrare un linguaggio novello e ignoto.

Il rosso è il colore che investe le opere pittoriche transavanguardiste del Paladino, come è possibile osservare in opere quali Il visitatore della sera (1985) o Campi flegrei (1982 – 1983) le semplici figure rappresentate ricordano le pitture rupestri, uno stile primitivo, non elaborato, privo di inutili dettagli coinvolge lo sguardo del fruitore trascinandolo in universo incontaminato.

Mimmo Paladino non si limita a un operato artistico vincolato solo alla pittura, egli infatti espande i caratteri della Transavanguardia al di fuori del campo pittorico realizzando un’opera ambientale di grandi dimensioni, Montagna di sale, realizzata a Napoli nel 1995. E’ ancora una volta l’elemento arcaico ad assumere un ruolo fondamentale nell’opera, visibile attraverso la semplicità della montagna salata, che riprende la forma della cupola della chiesa vicina, e attraverso le forme elementari, prive di dettagli naturalistici, dei cavalli neri sopra collocati. Non è solo la semplicità delle forme a conferire arcaicità all’opera, lo stesso materiale, il sale marino, è un materiale arcaico, che unito allo schematico cavallo ricorda la storia sepolta sotto la città campana.