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Il mare di Hull. I nudi blu di Spencer Tunick

Risale al 9 luglio 2016 la nuova iniziativa di Spencer Tunick (1967), artista statunitense specializzato nella fotografia collettiva rappresentante persone nude, che grazie all’ausilio di 3.200 volontari completamente nudi e dipinti in quattro diverse tonalità di blu ha potuto realizzare l’opera intitolata Il mare di Hull. E’ stata la Ferens Art Gallery di Hull a commissionare le fotografie al celebre artista americano per rendere omaggio alla città, nominata capitale britannica della cultura del 2017.

L’effetto scenografico della performance artistica è sorprendente, viene offerta all’osservatore la vista di un mare umano che scorre fra le vie della città, una marea senza acqua ma carica di emozioni variopinte, una distesa d’acqua umana che celebra il rapporto tra Hull e il mare. Il flusso umano suscita reazioni emotive non solo nello spettatore che ammira l’opera d’arte contemporanea ma anche fra gli stessi membri che hanno contribuito la realizzazione del mare umano. “Siamo diventati un mare di silenziosi monoliti blu, di fronte a un obbiettivo quasi invisibile. Siamo diventati acqua che fluisce attraverso una città che una volta era stata inondata”: queste sono le parole di Hannah Tomes su Il Post, una ragazza di 23 anni che ha preso parte all’opera di Spencer Tunick, spinta dall’entusiasmo di essere immortalata dal fotografo statunitense.

Il divertimento, la passione per l’arte e il desiderio di esibizionismo sono i motivi che hanno indotto le persone a prendere parte in modo volontario all’iniziativa artistica. Partecipare come volontari per realizzare Il mare di Hull significa che bisogna affrontare il problema della nudità, l’individuo deve eliminare i tabù che vivono intorno all’essere nudi, si deve superare l’imbarazzo di mostrare il proprio corpo nudo a migliaia di persone estranee, il corpo viene celebrato, non esiste la parola censura per Tunick. L’essere umano è colui che coltiva la cultura e questa non deve avere limiti, il nudo celebrato da Tunick non viene celato, viene fatto marciare silenziosamente tra le vie cittadine ed è ammirato con stupore, lo stesso stupore provato da un qualunque individuo mentre si sofferma ad ammirare l’immensità della natura del mare.

I corpi nudi di Spencer Tunick tra installazione e azione

Fotografo statunitense, meglio conosciuto per gli scatti di masse di corpi nudi immortalati in scene comune di sfondo urbano, Spencer Tunick è l’artista che ha imposto un nuovo obbligo visivo ai consumatori e amatori dello scatto digitale: il corpo nudo. Milioni e milioni di volontari, gente comune, attivisti ecc, ricercati e ingaggiati dall’artista, si uniscono in un atto performativo in cui il corpo diventa oggetto estetico che nella totalità di visione appare come elegante addobbo pittorico di una più grande rappresentazione che unisce urbano e umano. Il corpo nudo, dunque, nelle opere di Spencer Tunick è il simbolo di una liberazione, una forma di vulnerabilità sostenuta da una forza unica e imperturbabile.

Intrappolate nel confine labile tra installazione e azione, gli ambienti fotografici di Tunick celano una filosofia legata alla nudità delle forme fisiche di qualsiasi sesso o etnia, che si divide in due percezioni di visione: la prima legata a quella sociale, ovvero come gli altri, o meglio la società, vedono il nostro corpo e la seconda che invece riflette sulla percezione del corpo senza relazioni o comparazioni, il corpo visto da sé stessi. Spencer Tunick fa propria questa idea secondo cui attraverso la nudità, il corpo non è “etichettabile”, ma acquista un senso di unione e allo stesso tempo di emancipazione, un’indipendenza estetica da qualsiasi forma di oppressione o repressione sessuale o intellettuale. Ogni singola persona che decide, come atto libero anch’esso, di prendere parte a questa iniziativa non solo artistica, ma sociale, diventa parte di un’entità più grande e indefinibile immortalata da uno scatto minuzioso, attento e dettagliato. L’atto ultimo che impone all’artista di scattare e immortalare la scena è definito dalla volontà di Tunick di far emergere o eventualmente coprire o anche estendere un paesaggio che sia esso urbano, immerso nella natura o in spazi architettonici.

Spencer Tunick esplora la forma, il contorno e l’aspetto del corpo umano, facendo del disadorno e dell’osceno una metamorfosi che lo traduce in oggetto pittorico rimuovendo qualsiasi appellativo o considerazione legato ad un uso sessuale del corpo, ma utilizzandolo come unica intenzione artistica di un’esplorazione sensibile e ravvicinata del fisico umano senza preconcetti. Il modo di osservare e considerare il corpo di Tunick è spesso in radicale contraddizione con alcune visioni della nudità, per questa ragione l’artista decide di sfidare questa difficoltà di percezione invitandoci a liberare il nostro corpo e osservarlo da un punto di vista estetico, razionale e critico, come attraverso la veduta di un obiettivo.

 

 

Antonietta Raphaël Mafai. Carte

In esposizione una selezione di circa 50 carte dell’artista, la maggior parte delle quali inedite, atte a ripercorrere la lunga attività di Antonietta Raphaël Mafai, dagli anni Venti fino al 1975, anno della sua scomparsa.

Il percorso espositivo si apre nella sala principale al primo piano per poi proseguire nelle tre piccole stanze adiacenti, una delle quali dedicata alla documentazione con filmati, pubblicazioni e materiali che spiegano il percorso e la carriera dell’artista, protagonista dell’arte italiana del Novecento nonché promotrice o fondatrice con Mafai e Scipione della Scuola romana degli anni Trenta.

Le opere, fra cui anche dipinti e sculture, rivelano i suoi temi prediletti: il nudo (prevalentemente femminile), il volto, la maternità e la fertilità.

Temi questi che rispondono ad una ispirazione fatta di richiami alla vita famigliare, alla realtà quotidiana, ma anche alla sua radice ebraica che si afferma come un’articolata questione privata. Così l’opera grafica si palesa come strumento espressivo ricco, complesso e indipendente alla pari della pittura e della scultura stessa.

 

 

Dal 23 Novembre 2017 al 21 Gennaio 2018

ROMA

LUOGO: Museo Carlo Bilotti

CURATORI: Giorgia Calò

ENTI PROMOTORI:

  • Roma Capitale
  • Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali

COSTO DEL BIGLIETTO: ingresso gratuito

TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 060608

SITO UFFICIALE: http://www.museocarlobilotti.it/