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L’arte incontra l’energia: Patrick Tuttofuoco

«L’arte è uno strumento con delle potenzialità incredibili, capace di leggere molti aspetti del reale altrimenti intraducibili. Per molti versi, è come la musica: certi pensieri, idee, concetti si possono decodificare e trasmettere solo attraverso l’espressione artistica».

Tempo fa abbiamo parlato di Nicola Toffolini, oggi presentiamo un altro originalissimo ingegno: Patrick Tuttofuoco. Nato a Milano nel 1974, oggi vive e lavora a Berlino.

Lavora con il video, il disegno e l’installazione, e diversi materiali come laser, strutture mobili in alluminio e plastica, luci artificiali, suoni. Ora a soli 43 anni è classificato come una delle personalità più intriganti e attive della nuova generazione italiana, perché è inutile ripeterlo, ora l’arte contemporanea genera una nuova situazione, ma soprattutto un nuovo ruolo dello spettatore, non più passivo ma attivo, ed è questo nuovo ruolo che attira di più.

Attratto dalle tematiche attuali, il lavoro di Tuttofuoco è un gioco inaspettato. È affascinato dai paesaggi urbani che reinventa in modo fantastico attraverso suggestioni inaspettate. Tuttofuoco usa la luce ed il colore per creare atmosfere ed emozioni, creando veri e propri spazi fisici di stampo pop che sembrano usciti da un videogioco in 3D, incentrando il tutto sul divertentissimo coinvolgimento del pubblico.

L’opera che meglio spiega l’ingegno creativo di Tuttofuoco prende il nome di Revolving Landscape.

Il progetto, studiato appositamente per la Fondazione Sandretto, nasce da un viaggio dell’artista della durata di ottanta giorni, tra l’ottobre 2005 e il gennaio 2006, attraverso diciassette megalopoli: Mumbay, Udaipur, Jaipur, New Delhi, Bangkok, Kuala Lumpur, Jakarta, Singapore, Shanghai, Beijing, Seul, San Francisco, Las Vegas, Los Angeles, Mexico City, São Paulo, Rio de Janeiro.

Durante il viaggio è stata raccolta una quantità incalcolabile di documenti attraverso interviste, fotografie e testi che ricostruiscono il paesaggio visivo della mostra, basato sulla memoria comune del gruppo. Il viaggio dell’artista vuole documentare e rendere una veduta d’insieme delle estreme diversità delle forme di urbanizzazione possibili, delle modalità di coinvolgimento e di collaborazione al progetto delle opere e dell’intrattenimento, della realtà intesa come un organismo vivente fonte di energia. In questo lavoro, così come in molte altre opere, rende partecipe il pubblico sentendosi coinvolto in prima persona. Per Tuttofuoco il carattere ludico delle sue installazioni è un elemento che sprigiona energia. Può la sua opera custodire un lato futurista?

 

Berenice Abbott. Topografie

Il Museo MAN è lieto di annunciare l’imminente apertura della prima mostra antologica in Italia dedicata a Berenice Abbott (USA, 1917-1991), una delle più originali e controverse protagoniste della storia fotografica del Novecento.

Terza di un grande ciclo dedicato alla Street Photography, la mostra al MAN di Nuoro, a cura di Anne Morin, presenta, per la prima volta in Italia, una selezione di ottantadue stampe originali realizzate tra la metà degli anni Venti e i primi anni Sessanta. Suddiviso in tre macrosezioni – Ritratti, New York e Fotografie scientifiche – il percorso espositivo fornisce un quadro generale del grande talento e della variegata attività di Berenice Abbott.

Nata a Springfield, in Ohio, nel 1898, Berenice Abbott si trasferisce a New York nel 1918 per studiare scultura. Qui entra in contatto con Marcel Duchamp e con Man Ray, esponenti di punta del movimento dada. Con Man Rayin particolare, stringe un rapporto di amicizia che la spingerà a seguirlo a Parigi e a lavorare come sua assistente tra il 1923 e il 1926. Sono di questo periodo i primi ritratti fotografici dedicati ai maggiori protagonisti dell’avanguardia artistica e letteraria europea, da Jean Cocteau, a James Joice, da Max Ernst ad André Gide. Ritratti che – secondo molti interpreti – costituiscono il canale espressivo attraverso il quale Berenice Abbott – lesbica dichiarata, in un’epoca ancora lontana dall’accettare l’omosessualità femminile – racconta la propria dimensione sessuale.

Allontanatasi dallo studio si Man Ray per aprire il proprio laboratorio di fotografia – frequentato da un circolo di intellettuali e artiste lesbiche – già nel 1926 Abbott espone i propri ritratti nella galleria Le Sacre du Printemps. È in questo momento che entra in contatto con il fotografo francese Eugène Atget, conosciuto per le sue immagini delle strade di Parigi, volte a catturare la scomparsa della città storica e le mutazioni nel paesaggio urbano.

Per Abbott è un punto di svolta. La fotografa decide di abbandonare la ricerca portata avanti fino a quel momento e di fare propria la poetica del negletto Atget – del quale, alla morte, acquisterà gran parte dell’archivio, facendolo conoscere in Europa e negli Stati Uniti – dedicandosi, da quel momento in poi, al racconto della metropoli di New York.

La mostra al Museo MAN, realizzata grazie al contributo della Regione Sardegna e della Fondazione di Sardegna, racconta le tre principali fasi della produzione fotografica di Berenice Abbott attraverso una ricca selezione di scatti, tra i più celebri della sua produzione, e materiale documentario proveniente dal suo archivio.

Berenice Abbott, Dorothy Whitney, 1926, Fonte arte.it

Dal 17 Febbraio 2017 al 31 Maggio 2017

Nuoro

Luogo: Museo MAN

Costo del biglietto: intero € 5, ridotto € 3 (dai 18 ai 25 anni), gratuito under 18

Telefono per informazioni: +39.0784.252110

E-Mail info: info@museoman.it

Sito ufficiale: http://www.museoman.it

Inaugurazione Venerdì 17 febbraio ore 19

Anna Capolupo. Il bello di ciò che non ricordiamo

A partire da venerdì 27 gennaio 2017, lo spazio espositivo Miroarchitetti, sito in Via Sant’Apollonia 25, a Bologna, ospita la mostra Il bello di ciò che non ricordiamo, personale dell’artista Anna Capolupo.

Per la prima volta, l’artista presenta, una a fianco dell’altra, le due ricerche portate avanti parallelamente negli ultimi due anni: quella pittorica, incentrata sul paesaggio urbano, e quella di Fiber Art, tesa alla ricostruzione di un oggetto intimo della memoria.

La mostra rientra in SetUp+, il percorso in città di Set up Contemporary Art Fair ed è organizzata da Burning Giraffe Art Gallery.

bugartgallery.com

Anna Capolupo. Il bello di ciò che non ricordiamo
Fino a venerdì 24 febbraio 2017
orari di apertura:
dal 30 gennaio al 24 febbraio, su appuntamento
Luogo: MiroArchitetti – Via Sant’Apollonia 25, Bologna,
www.miroarchitetti.cominfo@miroarchitetti.com
Info: Burning Giraffe Art Gallery
www.bugartgallery.cominfo@bugartgallery.com
tel. 011 5832745 – mob. 347 7975704