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Paesaggi mentali e stratificazioni linguistiche. Le tracce di una condizione umana nelle opere di Corinna Gosmaro

Vincitrice del Talent Prize 2018, undicesima edizione del premio di Inside Art dedicato alle giovani proposte artistiche contemporanee, Corinna Gosmaro fa del colore e dell’idea di paesaggio il suo centro focale. La sua ricerca si concentra essenzialmente sulla condizione umana e sulla sua totalità attraverso l’evocazione di paesaggi visivi e mentali che accomunano e coinvolgono qualsiasi esperienza umana, che sia essa soggettiva o oggettiva.

Al confine tra pittura e scultura, l’operato artistico di Gosmaro parte da studi antichissimi e primordiali, attraverso la cui ricerca e destrutturazione, crea delle narrazioni visive che evocano paesaggi mentali e scenari domestici necessariamente interconnessi tra loro. Una sovrastruttura immaginifica, che assume i propri connotati da stratificazioni della memoria e della conoscenza personale. Le pitture, così come le sculture, si presentano sotto molteplici forme estetiche e materiche, dove la superficie diventa parte integrante del processo artistico. I materiali utilizzati dalla giovane artista torinese nascono anch’essi da uno studio pragmatico e meticoloso di una storia che vuole essere raccontata e rappresentata non solo visivamente ma soprattutto esperienzialmente.

Il simbolo è assunto da Gosmaro come presupposto formale per raggiungere un’identificazione personale di una determinata visione che tante volte si cela sotto chiazze di colore. Come delle stratificazioni linguistiche, le opere dell’artista sono codici narrativi precisi, una sorta di proto scrittura che si racconta attraverso simboli, geroglifici o composizioni visive. È un linguaggio archetipo che lavora attraverso accostamenti per produrre processi cognitivi che attivano la narrazione tra l’essere umano, l’ambiente e la cultura che lo circonda.

Le opere dell’artista, che siano esse pitture o sculture, sono delle immagini ideali, mentali poiché appartengono a processi cognitivi diversi per ogni essere umano che si legano tra loro come risultato di una somma di percezioni. I paesaggi ideali di Gosmaro sono composizioni astratte che non devono rappresentare ciò che è ma ciò che è stato più e più volte immaginato, ricomposto, sovrapposto o raccolto nel corso dei propri processi di crescita. Un concetto di natura ideale che parte dalla memoria per rielaborare un’unione di emozioni interiori in perenne mutamento. Così, la temporalità stessa delle immagini si blocca in un continuum che non ha un inizio né tantomeno una fine ma si estende e si propaga attraverso esperienze visive ed emotive. La scelta dei materiali di supporto, evidenzia sia l’assenza di un preciso flusso temporale così come l’esigenza comunicativa richiesta dalle sue opere: un linguaggio condiviso e in continuo divenire tramite cui lo spettatore tenta di completarne le fattezze e di riedificarne i caratteri emotivi. L’esperienza mentale, fisica e primordiale, si accompagna a processi visivi ed esperienziali unici e perennemente al limite tra l’essere e il mondo che lo circonda.

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Abitare il paesaggio

Mercoledì 5 dicembre, nell’ambito di Garbatella IMAGES, la 10b Photography, con la cura di Sara Alberani, presenta Abitare il paesaggio una mostra di fotografie inedite di Francesco Zizola e Giovanni Cocco negli spazi della galleria, che coinvolge anche alcuni lotti storici del quartiere Garbatella, che per la prima volta si aprono alla fotografia.

Garbatella IMAGES è un progetto realizzato con il patrocinio del Municipio Roma VIII, pensato per il quartiere Garbatella e che sviluppa un percorso attraverso la memoria del territorio grazie a una serie di workshop, alle mostre, a talk e visite guidate, alla scoperta delle caratteristiche urbane, sociali, architettoniche, antropologiche, storiche del quartiere attraverso l’uso della fotografia.

Ideato dall’associazione culturale e galleria 10b Photography e curato dalla storica dell’arte Sara Alberani, il progetto mette in luce le caratteristiche uniche del quartiere e ne indaga la storia sotto vari punti di vista, dalla sua originalità architettonica – con particolare attenzione all’area dei lotti – alle vicende storiche, culturali e sociali che vi si sono alternate fino ad oggi.

Percorrendo l’area dei lotti si è visivamente e socialmente immersi in un luogo fondato sulla prossimità abitativa. Il “barocchetto romano”, lo stile ottocentesco, le innovazioni del manifesto Piacentino, ma anche i cortili, gli stenditoi comuni, i giardini, i ballatoi, i piccoli viali: nella città-giardino lo spazio privato si mescola con quello pubblico, ogni lotto è un microcosmo in cui entrare liberamente. Garbatella IMAGES indaga, attraverso la fotografia, le visioni che il quartiere naturalmente produce, legate al suo fascino, alle sue caratteristiche e alle memorie condivise attraverso i racconti dei residenti, con un lavoro che intende l’immagine come veicolo di memoria, strumento di relazione e di ricerca contemporanea.

Fulcro del progetto è la mostra fotografica Abitare il Paesaggio che sarà visitabile fino al 20 dicembre, per un’esposizione che mette in dialogo la fotografia contemporanea di Zizola e Cocco con le fotografie storiche degli archivi familiari.

Proprio gli archivi sono oggetto di riscoperta e ricostruzione attraverso il Laboratorio Territorio Personale, in collaborazione con WSP Photography e i centri anziani di Garbatella e che avrà luogo dal 19 al 30 novembre, aperto a tutti su prenotazione. Le immagini individuate in dialogo con i partecipanti al laboratorio compongono il fil rouge della memoria del quartiere, attraverso la loro installazione in alcuni dei lotti storici; un primo passo verso la nascita di un archivio visivo del territorio costruito dai suoi abitanti.

I fotografi Francesco Zizola e Giovanni Cocco hanno scelto di dedicare una produzione fotografica inedita al quartiere in cui da sempre lavorano. Insieme alle architetture, l’obiettivo è diretto alla comunità che le abita, ai suoi modi di vita attuali e passati e alle specie botaniche aliene e autoctone che abitano l’area dei lotti, testimoni di una biodiversità che si è arricchita attraverso gli spostamenti degli abitanti.

“Garbatella IMAGES è un lavoro per immagini su un territorio abitato estremamente connotato” – afferma la curatrice Sara Alberani – “I tratti fisionomici – architettonici e urbani – che caratterizzano il quartiere sono restituiti mediante un doppio livello etimologico: immagine/immaginazione, paese/paesaggio, proprio per spingerli un po’ più in là rispetto alla caratterizzazione comune con cui li riconosciamo e tenere aperta la relazione tra realtà e interiorità. Abbiamo chiesto agli abitanti dei lotti la loro storia per immagini, fotografie emerse dagli album di famiglia, per espandere il racconto dal piano visivo a quello narrativo fino all’evento collettivo: un’esposizione delle immagini come lenzuola in mezzo ai panni degli stenditoi, negli spazi resi sociali dall’edilizia del luogo. Qui si sono mossi Giovanni Cocco e Francesco Zizola, restituendoci due lavori profondamente diversi sull’abitare il “paesaggio Garbatella”. Le piante ritratte da Cocco emergono da una sospensione di fondo, ritagliate nel buio notturno dei cortili sono produttrici di silenzio e di surreale sacralità, come impresse in un antico erbario dipinto. Francesco Zizola vive a Garbatella da anni, conosce come il sole illumina certe aree del quartiere, ritrae con il cellulare cortili e architetture secondo una dimensione umana dello spazio urbano. Un ambiente antropizzato, uno spazio spirituale riflesso nei volti dei suoi abitanti”.

Garbatella IMAGES compone un percorso fotografico nello spazio pubblico, un evento aperto al pubblico e gratuito, accompagnato da un talk di presentazione del progetto e da una visita guidata che si concluderà con un catering a cura di Casetta Rossa.

Il progetto si avvale della presenza e collaborazione – attraverso contributi artistici, scientifici e interventi – di una rete di partner sul territorio: Associazione Culturale WSP Photography, Centro Anziani Pullino, Centro Anziani Commodilla, Associazione Culturale Casetta Rossa, Associazione Itaca.

 

 

Inaugurazione: mercoledì 5 dicembre dalle 18.00 alle 21.00 presso 10b Photography, via San Lorenzo da Brindisi, 10b, 00154, Roma. In collaborazione con WSP Photography.

Durata mostra: dal 5 al 20 dicembre 2018

Orari: (Lun-Ven h 11 -13 e 15 -18)

Ingresso libero.

Location: 10b Photography, via San Lorenzo da Brindisi, 10b, 00154, Roma

E installazioni fotografiche all’interno dei lotti 30 e 32.

Ulteriore visita guidata sabato 15 dicembre ore 11.30, presso 10b Photography, via San Lorenzo da Brindisi, 10b, 00154 Roma – brunch a cura di Casetta Rossa

 

CONTATTI: Mail: events@10bphotography.com- Tel. 06.70.30.69.13

Social: facebook: 10b Photography – Instagram: 10bphotography

via San Lorenzo da Brindisi, 10b, 00154  Roma

 

Depositi visivi e tracce del reale nelle opere di Renato Leotta

Inondato di una freschezza dalle sfumature mediterranee, l’operato artistico di Renato Leotta è un’introduzione alla conoscenza attenta e curiosa della natura, del paesaggio, della cultura e della sua irrefrenabile capacità di convivere in un contesto fatto di luoghi e storie.

Il giovane artista torinese, sembra dedicarsi con estrema dedizione e strepitosa lentezza all’osservazione di luoghi, di panorami o di fenomeni naturali, registrandoli e ridefinendoli secondo una tradizione puramente gnoseologica. La parola, o meglio la letteratura, accompagna in modo repentino e indispensabile la maggior parte delle sue creazioni. Come riferimenti frammentati, scomposti o velati, i titoli di alcuni lavori di Leotta o i brani che li accompagnano, ci includono già in un ambiente di purezza intellettiva che introduce una composizione visiva raffinata e apparentemente semplice. Queste suggestioni sono, secondo l’artista, la sintesi di un vissuto, di un frammento di realtà che viene catalogato secondo celebrazioni visive che permettono di catturare un momento preciso e riviverlo in un loop temporale che non ha un inizio né tantomeno una fine. La registrazione, è il processo centrale su cui ruota la produzione più recente di Leotta, attraverso quest’azione l’artista è in grado di depositare un accadimento, mantenendo viva l’esperienza legata a un luogo o a un evento storico, e allo stesso tempo li annulla e li riscrive in un frammento spazio-temporale completamente capovolto.

Con una strabiliante potenza evocativa, le opere di Leotta si compongono e scompongono in un moto repentino, esplorando limiti e confini di un’immagine e la sua successiva realizzazione, dove il processo tante volte conta molto meno del prodotto definitivo. In questa ben delineata necessità artistica, l’artista utilizza linguaggi molteplici, caratterizzati da mezzi che spesso si combinano l’uno con l’altro, conservando in modo instancabile una debolezza per l’archiviazione, la registrazione e il deposito. Le proposte visive di Leotta sono installazioni spaziali che coinvolgono in toto le esperienze dello spettatore. La relazione esistente tra paesaggio e cultura si arricchisce, inevitabilmente, di altre forme di incontro che si stratificano e inducono chi osserva a cercare, immaginare e ricostruire delle reti di connessione che ne raccontano il procedimento. Gli indizi visivi e letterari dell’artista, ci introducono in un momento ben preciso che seppur orfano di una dimensione temporale chiara, ci tiene ancorati al “qui ed ora” di un frammento che si riproduce, rilegge e ridefinisce sotto ai nostri occhi o ai nostri piedi.

 

 

EPOS. CHAO GE. La lirica della luce racconta attraverso circa 100 lavori

Dal 27 luglio il Complesso del Vittoriano – Ala Brasini ospita la mostra EPOS. CHAO GE. La lirica della luce, esaustiva antologica dedicata all’artista cinese Chao Ge.

Promossa da Segni d’Arte e organizzata in collaborazione con Arthemisia e Uniarts sotto l’egida dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, l’esposizione ha ottenuto il patrocinio di Roma Capitale, della Regione Lazio e dell’Ufficio Culturale dell’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese.

In programma fino al 26 settembre EPOS. CHAO GE. La lirica della luce racconta attraverso circa 100 lavori, suddivisi in due sezioni (dipinti e disegni), realizzati dal 1987 a oggi, la straordinaria storia creativa dell’artista che evidenzia la maestria con la quale domina le tecniche pittoriche. Cultore appassionato del Rinascimento italiano, ritrattista meticoloso e notevole paesaggista, Chao Ge è l’espressione più piena della propria terra d’origine, quella “terra del cielo blu” così definita per la spettacolare luce che tutto vivifica.

Capace di andare a indagare l’invisibile oltre le apparenze, in particolar modo quando si sofferma sugli intensi ritratti umani dove accorpa alla fisicità delle persone quella delle cose, l’artista riversa continuamente sulla tela, con una nitidezza impressionante, le proprie emozioni e lo fa ogni volta che, novello Marco Polo, diventa osservatore e testimone attento dei complessi scenari asiatici.

È tuttavia evidente che, nel momento in cui ritrae paesaggi e temi che riportano alle origini, la sua arte assume quasi la forma del poema epico.

Dal 27 Luglio 2017 al 26 Settembre 2017

Roma

Luogo: Complesso del Vittoriano – Ala Brasini

Curatori: Claudio Strinati, Nicolina Bianchi

Enti promotori:

Segni d’Arte

Patrocinio di Roma Capitale

Regione Lazio

Ufficio Culturale dell’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese

Costo del biglietto: ingresso gratuito

Sito ufficiale: http://www.ilvittoriano.com

Lloyd: paesaggi toscani del Novecento

Venerdì 14 Luglio a Villa Bardini (Costa S. Giorgio, 2) si è inaugurata Lloyd: paesaggi toscani del Novecento, la mostra curata da Lucia Mannini e promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze.

Il paesaggio è un tema sempre presente nell’opera pittorica di Lloyd, un artista apprezzato, sia per le sue rappresentazioni dell’Isola d’Elba, sia per le vedute fiorentine.

L’esposizione raccoglie 62 opere dell’artista, provenienti, da 27 diverse collezioni private di tutta Italia (specie da Firenze e Livorno, ma anche da Roma, Milano, Viareggio e Reggio Emilia) e da collezioni pubbliche come la Galleria di Arte Moderna (Roma), la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea (Roma), la Pinacoteca civica del Comune di Forlì a Palazzo del Merenda, la Pinacoteca Civica “Foresiana” (Portoferraio, Isola d’Elba), la Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze, le Gallerie degli Uffizi Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti e la Fondazione Livorno.

Dopo la formazione a Livorno, seguendo l’ideale artistico e morale di Giovanni Fattori, Lloyd, di origini gallesi, ma livornese di nascita, giunge a Firenze alle soglie del Novecento, diventando un vero e proprio fiorentino d’adozione. Nella mostra, il cui catalogo è edito da Polistampa, si ripercorre il cammino artistico del pittore dagli inizi del Novecento, cui corrisponde la stagione divisionista, divisionismo alla piena maturità, negli anni Venti, con una piccola sezione dedicata alle vedute fiorentine degli anni Trenta.

 

 

Fino al 07 Gennaio 2018

Firenze

Luogo: Villa Bardini

Curatori: Lucia Mannini

Enti promotori:

  • Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze

Sito ufficiale: http://www.bardinipeyron.it/

Betto Lotti. Paesaggi lombardi luoghi dello spirito

La prestigiosa sede Spazio Eventi di Regione Lombardia del Grattacielo Pirelli a Milano ospita dall’11 al 29 luglio la mostra personale di Betto Lotti Paesaggi lombardi luoghi dello spirito, a cura di Daniele Lotti e Lauretta Scicchitano, con presentazione di Philippe Daverio.

Nel ricco percorso espositivo viene descritta l’attività artistica di Betto Lotti (1894 – 1977) attraverso oltre 70 lavori, opere pittoriche, acquerelli, carboncini, incisioni, datati fra il 1911 e il 1973, che evidenziano come nella sua pittura abbia privilegiato il tema del paesaggio, degli spazi aperti e descritto con una visione poetica i luoghi a lui molto cari, i paesaggi lombardi.

La mostra si apre con un nucleo di opere realizzate fra il 1911 e 1914, prevalentemente a carboncino, oltre a Le anime (1913) unico dipinto a olio rimasto del suddetto periodo. Sono questi gli anni in cui l’artista nel corso dell’Accademia, stringe una forte amicizia con Ottone Rosai, con il quale al termine degli studi realizza diverse esposizioni. Lo spazio successivo è incentrato sull’attività incisoria, a cui Lotti si dedica per molto tempo, e che vede l’artista soffermarsi su temi e soggetti differenti, sia su scene di vita quotidiana legata al lavoro come Nel cantiere (1918) o LaGrande Fornace (1913), sia su situazioni disimpegnate come La Taverna (1913). Che si tratti di acqueforti o di litografie, il segno è netto, secco, molto preciso e nitido, i volumi sono robusti, le linee eleganti e l’uso del chiaroscuro estremamente armonico. Accanto a questi lavori sono inoltre esposti alcuni bozzetti disegnati in trincea e durante la reclusione nel campo di concentramento austriaco di Sigmundsheberg, nel corso della prima guerra mondiale. La sezione seguente è riservata agli anni ’20 e ’30, in questo lasso di tempo emerge la forte vena di illustratore e cartellonista, che vede Lotti coinvolto in collaborazioni in Italia e all’estero.

Con rimandi al simbolismo e all’espressionismo, molto originali e di impatto, anche grazie alle cromie vivaci oltre al tratto ben definito sono La dame poussé par le vent (1925), l’illustrazione per la casa musicale Saporetti e Cappelli (1925) e Lotti Clown (1925) il poster che gli ha conferito notorietà internazionale.  Il percorso prosegue con un avvenimento importante nella vita dell’artista, il trasferimento di cattedra in Lombardia, inizialmente a Stradella e poi a Como, con le prime testimonianze legate a soggetti della realtà regionale fra cui si ricordano gli acquerelli In risaia (1934), Lago di Como(1940) e Barche sul lago di Garda (1957); temi che ritornano anche nei disegni e nelle chine di quegli anni come in Cantieri a Milano (1952) e in La Portatrice (1961).  Queste opere preannunciano il cuore dell’esposizione, ovvero la sala dedicata alle tele dei paesaggi lombardi tutte realizzate ad olio.

Caratterizzati da una forte legame con la natura, con la realtà che lo circonda e in stretta connessione con il movimento del Novecento, che prediligeva purezza delle forme e armonia nella composizione, questi lavori sono anche carichi di spiritualità e pervasi da un’atmosfera malinconica, legata al ricordo di un passato vissuto in Liguria e in Toscana. Dell’area lombarda vengono descritti i luoghi nelle differenti sfaccettature, ma anche i colori, il mutare della luce nelle varie ore del giorno, le persone, i lavori e le abitudini e ne emerge un racconto completo ed esaustivo. Nelle sue vedute, in cui si scorge un costante equilibrio compositivo, emergono, immersi in un’atmosfera silenziosa e solenne, gli elementi essenziali del paesaggio, raffigurati con colori tenui e luci soffuse. Pennellate morbide e sfumate, toni delicati descrivono una scena di vita quotidiana, legata alla vita semplice e rurale nella tela Le Mondine (1952), dove quattro donne sono chine nella naturale gestualità del loro lavoro nelle risaie. L’essenzialità delle rappresentazioni, degli elementi architettonici e naturalistici come si può osservare in Rustici al sole (1957), Autunno (1962), Brianza (1963) e Periferia (1967) mettono in luce gli stretti legami di Lotti con i maestri Carrà, Soffici, Rosai, De Pisis. Tuttavia la sua opera si contraddistingue per un timbro personale, con una grande attenzione volta a scandire gli spazi, a studiare i volumi e alla stesura del colore. I suoi paesaggi, pregni di lirismo romantico, descritti in maniera nitida e reale traducono sulla tela bellezze e vibrazioni naturali celate e svelano inoltre il vissuto dell’artista, l’aspetto emotivo, mentale e la forte spiritualità.  Conclude la mostra una sezione legata ai lavori degli anni ’70, caratterizzati da una pittura più asciutta ed essenziale, influenzata dai canoni dell’astrattismo geometrico e dall’amicizia con il gruppo degli astrattisti comaschi e milanesi.

Accompagna l’esposizione un catalogo in italiano e inglese con testo critico di Philippe Daverio.

 

 

Dal 11 Luglio 2017 al 29 Luglio 2017

Milano

Luogo: Spazio Eventi di Regione Lombardia – Grattacielo Pirelli

Curatori: Daniele Lotti, Lauretta Scicchitano

Enti promotori:

  • Regione Lombardia

Costo del biglietto: ingresso gratuito

Telefono per informazioni: +39 338 7276041

E-Mail info: info@lottiart.it

Wolfgang Balk. Terra Acqua Aria. Impressioni Toscane

Per Wolfgang Balk il paesaggio italiano, in particolare quello toscano, è una sorgente inesauribile di ispirazione: la luce, i colori, le montagne, i fiumi, i laghi ma specialmente il cielo, le nuvole e il vento. La terra ed il cielo sono un invito alla meditazione: il gioco delle nuvole, l’arrivo del temporale, la pioggia e la nebbia, il tramonto e l’alba. Balk cerca di catturare l’atmosfera e rendere evidenti le emozioni che vive. La tecnica che usa e predilige è la pittura a olio: in parte l’artista crea da sé i colori e in parte utilizza pigmenti locali toscani con olio di lino e papavero. A lui interessano maggiormente i procedimenti interiori rispetto alla realtà: i suoi paesaggi tendono all’astrazione e spingono l’osservatore a scavare e riportare alla memoria le proprie esperienze visive ed emotive. Le opere in mostra, tutte realizzate negli ultimi tre anni, mostrano evidenti i riferimenti ad artisti quali William Turner dell’ultimo periodo, Alfred Sisley, Giorgio Morandi, Mark Rothko e alla pittura Zen, e riflettono le atmosfere della Val d’orcia che offre spettacoli naturali sempre diversi ed emozionanti nelle varie stagioni dell’anno.

Wolfgang Balk è nato nel 1949 a Monaco di Baviera. Ha studiato letteratura, Filosofia e Storia dell’Arte. Ha lavorato per diverse case editrici che si occupano di arte e letteratura. Negli ultimi vent’anni è stato direttore della casa editrice dtv. Vive a Montalcino e Monaco di Baviera.

 

 

Fino al 18 Luglio 2017

Montalcino | Siena

Luogo: OCRA Officina Creativa dell’Abitare

Enti promotori:

  • Scuola Permanente dell’Abitare
  • OCRA Officina Creativa dell’Abitare
  • Comune di Montalcino
  • Azienda Agricola LA PIEVE

Costo del biglietto: ingresso gratuito

Ruggero Innocente. Il cromatismo nel paesaggio

Si conclude la prima rassegna d’arte a cadenza mensile presso lo Spazio Espositivo della Farmacia Meltias di Conselve (Padova) con Il cromatismo nel paesaggio, mostra personale dell’artista padovano Ruggero Innocente a cura di Sonia Strukul, la cui apertura sarà fino al 24 giugno con orario 8.30-12.45 e 15.30-19.45. Ingresso libero.

Ruggero Innocente dipinge esclusivamente paesaggi, vedute di luoghi conosciuti che fanno parte del suo vissuto. Tradizione tutta Veneta che ha origine nel 1700 con i Vedutisti e che si sviluppa a Venezia grazie a maestri come Canaletto e Francesco Guardi. «Ruggero Innocente si fonde con la propria materia, con ciò che rappresenta, con il mondo che lo circonda – spiega la curatrice Sonia Strukul – Sia il contadino che coltiva il grano o il pittore che dipinge un quadro, in ogni tipo di lavoro creativo l’artefice e il suo soggetto diventano un’unica cosa, l’uomo si unisce con il mondo nel processo di creazione». I paesaggi di Ruggero Innocente sono delle estemporanee veloci, istintive, hanno tutto l’insegnamento degli impressionisti, realizzati con una tecnica molto originale fatta di pennellate leggere con colori dai toni improbabili, surreali, tramonti dai rossi accesi o virati sull’azzurro, lagune, barene con barche e uccelli di passo, boschi, vegetazione lussureggiante con cieli solcati da nubi rosse. Tutto questo in un’armonia compositiva e cromatica suggestiva e personalissima che contraddistingue i suoi dipinti rendendoli unici. Il paesaggio non è semplicemente un oggetto, uno dei tanti della realtà visuale che ci circonda, ma è un modo per organizzare le molte realtà complesse possono essere trattate come paesaggi.

Ruggero Innocente si diploma Maestro d’Arte all’Istituto Pietro Selvatico di Padova. Numerose sono le esperienze lavorative nell’ambito dell’artigianato artistico: è stato disegnatore tecnico negli anni ’70 alla Jolly Ceramica; negli anni ‘80 apre un’attività in proprio per la realizzazione di bambole in porcellana e viene chiamato ad avviarne una fabbrica in Romania. Realizza innumerevoli lavori in tutta la Provincia di Padova anche con commissioni per importanti Comuni e alberghi del bacino termale di Abano e Montegrotto. Ha lavorato in Austria e a Lione in Francia su espresso invito delle massime autorità. È stato docente di scuola media superiore, ha tenuto corsi per insegnanti di Educazione Tecnica e Artistica, chiamato più volte in qualità di insegnante per corsi all’avviamento professionale della Provincia di Padova. In tutto questo avvicendarsi di impegni lavorativi e relativi riconoscimenti nell’ambito della ceramica non tralascia la pittura che negli anni diventerà la sua prima attività.

Il ciclo di mostre a cura di Sonia Strukul, dopo la pausa estiva, riprenderà ad ottobre 2017. Un’opportunità per far conoscere e promuovere non solo artisti, ma anche artigiani, designer e orafi del territorio. L’artigianalità e l’inventiva italiana sono un’eccellenza apprezzata in tutto il mondo che va riconosciuta e preservata.

Grazie alla lungimiranza di imprenditori come i due fondatori del gruppo Meltias, ildott. Lucio Merlo e del dott. Roberto Sannito, dal 2014 è stato creato uno spazio dedicato ad eventi culturali e formativi, mirati alla divulgazione delle varie sfaccettature del mondo artistico e culturale. Un nuovo concetto di Farmacia come luogo di benessere sia fisico che emotivo; un insieme di spazi, professionisti, servizi e prodotti d’eccellenza che propongono un approccio olistico al benessere dei propri clienti. Arte come conforto dell’anima, messaggio salvifico per la cura del corpo e della mente.

Fino al 24 Giugno 2017

CONSELVE | PADOVA

LUOGO: Spazio Espositivo Farmacia Meltias

CURATORI: Sonia Strukul

ENTI PROMOTORI:

  • Comune di Conselve

COSTO DEL BIGLIETTO: ingresso gratuito

TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 049 5384165

E-MAIL INFO: conselve@farmaciemeltias.it

SITO UFFICIALE: http://www.farmaciemeltias.it

Alì Nassereddine. Naturae

Ali Nassereddine, artista libanese che vanta numerose mostre a livello internazionale,  ci regala attimi intensi con i suoi paesaggi delicati – con possibili riferimenti ai moti dell’anima – e sublimi in cui la sua vena lirica ha modo di manifestarsi con accenti delicati e sorprendenti.

Compostezza nelle forme e lirismo poetico accompagnano le opere di questo artista che sembra volerci svelare un codice del tutto personale, contemplativo, fatto di ricordi che vanno al di là dell’intento naturalistico.

Acrilici materici su tela si stagliano sulle pareti e ci raccontano storie di umanità contemporanee che si legano al vissuto e alle percezioni dell’artista ma che si insinuano dolcemente nella mente del fruitore; facendolo sognare e attingendo  alla propria memoria.

Naturae è una mostra molto intimista e dipinta con maestria e delicatezza dall’artista Nassereddine  nonostante riveli al contempo, grazie all’effetto materico della pasta pittorica e dei segni grafici apposti volutamente dalla mano del pittore, una tangibile introspezione che vira all’osservazione dell’anima e del sentire umano.

Cromatismi mai troppo accesi e sempre lavorati col  pennello in modo sapiente sono alla base della tecnica artistica e dell’espressività creativa nella mostra meneghina: Milano di fatto è un  luogo dove peraltro l’artista vanta numerose esposizioni di successo anche a livello istituzionale.

Il lavoro artistico dell’artista Nassereddine esprime la propria poetica tramite la sua arte  pittorica con l’ausilio di delicate trame di colori spesso tenui e volutamente pieni di leggiadria cromatica che si affacciano sulle tele con grande garbo; mostrando al fruitore la profonda sensibilità di cui quest’artista è capace, evitando spontaneamente frizioni concettuali e lasciandosi librare dalle sensazioni che avverte a pelle, con “morbidezza”  pittorica, con grande carattere e notevole compostezza.

Dal 10 Maggio 2017 al 23 Maggio 2017

Milano

Opening: 10 maggio 2017 dalle 18,30 alle 21

Luogo: Galleria d’Arte Contemporanea Statuto13

Curatori: Massimiliano Bisazza

Telefono per informazioni: +39 347 2265227

E-Mail info: info@statuto13.it

Sito ufficiale: http://www.statuto13.it

Angelo Brancato. Quale Arte?

Dal 10 al 24 febbraio lo spazio curatoriale Simultanea Spazi d’Arte, ideato e diretto da Roberta Fiorini e Daniela Pronestì, presenta la mostra dell’artista Angelo Brancato (1974) a cura di Gaetano Terrana.

Di origini siciliane, da anni ormai Brancato vive ed opera a Firenze. Talento precoce, inizia a disegnare fin da bambino, riuscendo a mantere intatta negli anni la stessa immediatezza espressiva dell’infanzia. Una spontaneità a tratti selvaggia e certamente priva di un rigore logico; una pulsione interiore che invade lo spazio con un gesto deciso, instintivo, per niente interessato alle tendenze dell’arte attuale. Brancato è alla continua ricerca di un’espressione assoluta: i suoi paesaggi tracciano un movimento continuo, un vortice di colori che, con la loro intensità quasi allucinata, risucchiano lo sguardo dell’osservatore e spingono l’idea stessa di paesaggio ai limiti dell’astrazione. I ritratti raccontano invece di una società prigioniera del pensiero individuale, dispersa, disorientata, sempre alla ricerca del proprio equilibrio.

«Nonostante il mondo sia convinto di correre velocemente ed essere all’avanguardia – afferma l’artista – non sa che in questo preciso istante si trova agli antipodi del tempo».  Parole da cui si evince una visione lucida e implacabile dell’uomo contemporaneo, del suo delirio di onnipotenza destinato a tradursi – sembra dirci Brancato – in amara disillusione (Gaetano Terrana).

Fino al 24 Febbraio 2017

Firenze

Luogo: Simultanea Spazi d’Arte

Curatori: Gaetano Terrana

E-Mail info: simultaneaspazidarte@gmail.com

Sito ufficiale: http://simultaneaspazidarte.blogspot.it