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Sublimi anatomie

Un punto di osservazione ravvicinato ed approfondito sui meccanismi e le sembianze del corpo umano, declinati in senso scientifico, creativo e immaginifico: questo ed altro offre la mostra Sublimi anatomie, a cura di Andrea Carlino, Philippe Comar, Anna Luppi, Vincenzo Napolano, Laura Perrone, in corso al Palazzo delle Esposizioni di Roma fino al prossimo 6 gennaio.

Il percorso si snoda in senso radiale per sei sale, a partire dalla rotonda del museo, che ha visto ospitare la sera dell’inaugurazione il più classico degli apparati legati alla rappresentazione anatomica, quello dello schizzo dal vero, attraverso un vero e proprio atelier di disegno completo della presenza di modelli viventi e studenti impegnati a rappresentarli con carta matita e altri mezzi pittorici.

Il tema affrontato è ampio e riccamente studiato nel corso dei secoli: tutte le opere, le installazioni e i documenti in mostra hanno un significato specifico, in un continuo passaggio dinamico tra arte e scienza, medicina e curiosità, viscere e pelle, raccontato tra passato e presente attraverso i lavori di artisti come Berlinde De Bruyckere, Birgit Jürgenssen, Chen Zhen, Dany Danino, Marisa Merz, Dennis Oppenheim, Diego Perrone, Ed Atkins, Gary Hill, Gastone Novelli, Giuseppe Penone, Heidi Bucher, John Isaacs, Marc Quinn, Michaël Borremans, Pino Pascali, Sissi, Ketty La Rocca.

Corpo come gabbia e come contenuto, come movimento e come stasi, come forma e come nucleo fondante; associare l’anatomia al concetto di sublime significa partire dall’aspetto più concreto fino ad arrivare all’essenza, come a dire che il nostro essere una macchina perfetta non significa che siamo solo ingranaggi ben oliati ma molto di più: siamo un complesso apparato di vibrazioni, di flussi che pompano nei vasi sanguigni, di guizzi che corrono lungo i fasci muscolari e si congiungono a volte in breve sosta nel tratteggio delle ossa.

 

Palazzo delle Esposizioni

Dal 22 ottobre 2019 al 6 gennaio 2020

Via Nazionale, 194 – Roma

Domenica, martedì, mercoledì e giovedì dalle 10.00 alle 20.00 – Venerdì e sabato dalle 10.00 alle 22.30

https://www.palazzoesposizioni.it

 

 

 

Jeff Bark – Paradise Garage

Il Palazzo delle Esposizioni ospita la mostra Paradise Garage, prima personale in Italia del fotografo statunitense Jeff Bark, a cura di Alessio de’Navasques.

Il concept di questa esposizione, che riunisce 50 scatti fotografici inediti dedicati alla città di Roma, è stato sviluppato da Bark nel 2017, dopo un viaggio nel nostro paese che ha stimolato in lui il desiderio di ricreare una serie di composizioni fotografiche che potrebbero essere definite dei “capricci”, flussi di memorie visive che si riversano negli occhi dello spettatore con l’intenzione di sollecitare rimandi e intuizioni che ci parlano di elementi legati all’immenso patrimonio storico, artistico e monumentale che connota la città eterna e l’Italia stessa.

Interni aulici e sontuosi, composizioni floreali di respiro barocco, personaggi in costume, frammenti appartenenti all’iconografia pittorica e scultorea europea vengono fusi con dettagli ed oggetti più moderni, suscitando accoppiamenti inediti caratterizzati da toni surreali, effetti stranianti e da una sensazione di atemporalità. Una messa in scena di singoli ricordi, frammenti di bello che sono rimasti nella memoria dell’artista, per poi essere fusi sapientemente in un gioco di similitudini e contrasti che oscilla tra mondo reale e atmosfere oniriche.

Le persone ritratte da Bark appaiono invece come sospese in un fotogramma bloccato, apparentemente immobili nell’attimo che segue la consapevolezza e precede l’azione vera e propria, azione della quale però non conosciamo le cause o le conseguenze.

Il titolo riecheggia il luogo dove l’artista ha allestito le composizioni che ha poi fotografato: il suo studio, un garage newyorchese dove, con minuzia e cura per il dettaglio ha scelto una serie di oggetti, a volte anche provenienti dal modo del bric -a brac, attraverso i quali ha saputo ricreare delle composizioni che attraversano senza soluzione di continuità periodi storici diversi, caratterizzandosi come microcosmi cristallizzati e pieni di fascino.

Bark si pone come un moderno partecipante del Grand Tour, il famoso viaggio culturale di formazione che nei secoli passati rappresentava il completamento per eccellenza dell’educazione di un giovane, e che vedeva in Roma la meta più importante da visitare. Attraverso il filtro dell’ ironia e la chiave del paradosso l’artista ci mostra in modo molto soggettivo quello che più lo ha colpito, velandolo a tratti di una malinconica ed esausta eleganza.

 

Palazzo delle Esposizioni

Via Nazionale 194, Roma

Dal 7 giugno al 28 luglio 2019

Domenica, martedì, mercoledì e giovedì dalle ore 10.00 alle ore 20.00

Venerdì e sabato dalle ore 10.00 alle ore 22.30 – Lunedì chiuso

www.palazzoesposizioni.it

 

Mostre In Mostra. Roma contemporanea dagli anni Cinquanta ai Duemila. La rassegna in mostra al Palazzo delle Esposizioni

Ha da poco inaugurato presso gli spazi del Palazzo delle Esposizioni il nuovo progetto Mostre in Mostra, un racconto pensato e immaginato come una passeggiata che raccoglie le migliori mostre a Roma dagli anni Cinquanta agli anni Duemila. Un percorso didattico più che un progetto espositivo, si snoda intorno ad un’ideale piazza, raccoglie testimonianze e racconti di una storia dell’arte che vede come oggetto principale non solo l’opera in sé ma le dinamiche che l’hanno plasmata o raccontata e il contesto che, dalla prima metà del Novecento alla metà degli anni Duemila, ha visto Roma come un centro attivo di prolificazione artistica di ricerca ed emancipazione.

Mostre in Mostra, racconta dei momenti precisi che hanno definito una storia non solo artistica ma anche sociale e culturale, un insieme di nozioni, elementi e documentazioni che ci invitano in maniera non forzata a guardare e ripensare le opere, la loro creazione, la loro capacità di affinarsi e adattarsi a certe necessità del nostro recente passato. La ricostruzione parte da un’idea di bene collettivo che necessita di essere ancora una volta raccontato, studiato e riadattato in una contemporaneità che lascia spazio al digitale o in cui ancora una volta vige il mercato prima che la qualità. Mostre in Mostra, invece, crea un fil rouge non solo presentando personalità artistiche che hanno avuto il coraggio e la capacità di raccontare in forme sovversive e, per quei tempi, quasi provocatorie le proprie sensibilità e interessi artistici ma anche dando il giusto valore al lavoro di critici, curatori e galleristi che hanno in primis accettato e sostenuto progetti ambiziosi e perentori.

Le cinque mostre scelte per questa prima edizione iniziano nel 1955 con le immagini di città dipinte da Titina Maselli, fugaci e immaginarie, presentate dalla galleria La Tartaruga di Plinio De Martiis e Ninnì Pirandello. La passeggiata procede con la prima personale di Giulio Paolini nel 1964 presso la celebre galleria La Salita, riallestita per l’occasione dallo stesso artista come un work in progress geniale e sconsacrante allo stesso tempo. Si sussegue, Luciano Fabro, una splendida raccolta di opere con cui l’artista rispose all’invito di Achille Bonito Oliva nel 1971 ad esporre prima alla Biennale di Parigi e poi agli Incontri Internazionali d’Arte. Si prosegue negli anni Ottanta con lo stupefacente dipinto esposto nel 1981 da Gian Enzo Sperone di Carlo Maria Mariani, ricco di citazioni ed elogi, con una affascinante e innovativa capacità di interpretare e intendere la pittura. Negli anni Novanta Mario Pieroni fece esporre i famosi Tombeaux di Jan Vercruysse, simulacri severi e imponenti. E, infine, l’innovativa mostra di Myriam Laplante Elisir promossa da The Gallery Apart e Fondazione VOLUME! che la ospitò nel 2004, un racconto visivo fiabesco e coinvolgente.

La mostra chiude egregiamente la rassegna con la capacità di far nascere e destare non solo la curiosità degli spettatori ma anche domande e riflessioni su una storia dell’arte che va necessariamente e ancora una volta raccontata e recuperata.

Mostre In Mostra. Roma contemporanea dagli anni Cinquanta ai Duemila

a cura di Daniela Lancioni

fino al 28 luglio 2019

Palazzo delle Esposizioni, Roma

Orario: domenica, martedì, mercoledì e giovedì dalle ore 10.00 alle ore 20.00; venerdì e sabato dalle ore 10.00 alle ore 22.30; lunedì chiuso

Ingresso: Intero € 10,00; Ridotto € 8,00; Ragazzi dai 7 ai 18 anni € 6,00; Biglietto Open € 13,50.
Ingresso gratuito per i bambini fino a 6 anni.

 

 

Pixar. 30 anni di animazione

Le sale del Palazzo delle Esposizioni di Roma diventano teatro di un patrimonio di immagini e personaggi ormai collettivo, ospitando, fino al prossimo 20 gennaio, la grande mostra dedicata all’universo cinematografico della Pixar, a cura di Elyse Klaidman e Maria Grazia Mattei.

La famosa casa di produzione californiana, fondata nel 1986, è riuscita a conquistare un ruolo fondamentale nel settore dell’animazione, con la sua capacità di mettere insieme cuore e tecnologia, dando vita a personaggi indimenticabili e fortemente caratterizzati, eroi amati dai più piccoli e non solo, capaci infatti di lasciare un segno anche nello spettatore adulto.

Il timore diffuso era che il tratto gentile, artigianale, del disegno a matita che contraddistingueva i film di animazione precedenti venisse messo da parte a favore di una digitalizzazione massiccia; la Pixar è riuscita a scongiurare questo pericolo e anzi, a coniugare in maniera esemplare l’utilizzo di tecniche all’avanguardia assieme a strumenti che appartengono all’arte e al disegno tradizionali, attraverso il lavoro di un team di specialisti, che include artisti, scenografi, sceneggiatori e anche psicologi.

Frutto della loro sinergia sono titolo quali Monsters & Co., Alla ricerca di Nemo, Cars, Inside Out, Coco, sono per citarne alcuni.

Fabio Fornasari firma il progetto espositivo, basato sui concetti chiave di Personaggio, Storia e Mondo, i cardini che stanno alla base della realizzazione di un film.

La mostra presenta un corpus di oltre 400 opere tra disegni, sculture, bozzetti, collage e storyboard, e moltissimi materiali video, che testimoniano i trent’anni di attività della Pixar, che esordì con il celeberrimo Toy story nel 1995, il primo film completamente animato al computer. Sono inoltre presenti due installazioni, intitolate Artscape e Zoetrope, che danno vita alle opere esposte attraverso la tecnologia digitale.

Oltre al percorso espositivo la mostra propone un programma di incontri sul tema dell’animazione condotti da alcuni esperti del settore, volti ad analizzare nel dettaglio e a far quindi conoscere allo spettatore in maniera più approfondita il percorso che porta alla creazione e alla realizzazione finale dei film animati.

Completa la mostra la proiezione delle più famose produzioni Pixar, come Gli Incredibili 2, in modo da dare la possibilità al grande pubblico di rivivere sullo schermo la magia di quelli che sono già a tutti gli effetti dei cult cinematografici.

 

 

Palazzo delle Esposizioni

Via Nazionale 194, Roma

Dal 9 ottobre 2018 al 20 gennaio 2019

Domenica, martedì, mercoledì e giovedì dalle 10.00 alle 20.00

Venerdì e sabato dalle 10.00 alle 22.30

https://www.palazzoesposizioni.it

 

Cesare Tacchi. Una retrospettiva

Il Palazzo delle Esposizioni di Roma dedica una ricca monografica a Cesare Tacchi, esponente della Pop Art romana nonché membro della cosiddetta Scuola di Piazza del Popolo.

La mostra, a cura di Daniela Lancioni e Ilaria Bernardi, presenta un corpus di più di 100 opere, ed è divisa in raggruppamenti tematici, che segnano il percorso di questo artista che, sebbene venga inquadrato in una determinata compagine storica, ha saputo mantenere una sua indipendenza che lo ha reso libero da un inquadramento stilistico del tutto determinabile.

Si comincia con le opere giovanili, antecedenti alla sua prima mostra importante che si tenne nel 1959 a Roma, per poi essere catturati da una serie di smalti su tela, rappresentanti dettagli tratti dalla vita quotidiana, una vita sempre in corsa, colta in un movimento che non permette la fissità dello sguardo bensì ne esalta la singola parte come nucleo del tutto.

Si prosegue poi con le Tappezzerie, sicuramente la sua serie più nota; tele estroflesse, imbottite, denotate da una morbidezza che invita al tatto, una soffice rappresentazione di giovani, di coppie innamorate, di momenti di intimità che non sconfinano mai nel romanticismo fine a sé stesso ma sono fortemente colorati da un’estetica pop e quasi pubblicitaria, ritratti di interni e di esterni dediti allo svago e al dialogo.

Gli oggetti-quadro sono uno dei passaggi più significativi del percorso di Tacchi; esposti per la prima volta nel 1965 alla galleria La Tartaruga, sembrano a prima vista complementi d’arredo pop che invece, oltre a sorpassare definitivamente la dimensione della tela, sconfinano nell’ironico in quanto completamente privi di una possibilità d’uso (basti ricordare le poltrone inutilizzabili esposte alla famosa mostra di Germano Celant del 1967 alla Galleria Bertesca di Genova, con il quale si affermò la nascita della nuova Art Povera). Da evidenziare la presenza in mostra della Cornice, in prestito dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, che offre il suo interno vuoto allo spettatore dandogli un’effettiva possibilità di interazione con l’opera.

La famosa performance Cancellazione d’artista del 1968, dove Tacchi, posizionato dietro una lastra di vetro, spariva progressivamente alla vista del pubblico mentre la verniciava, è qui testimoniata dalla presenza della lastra finale, completamente dipinta, reperto che riporta il pubblico al momento culminante dell’azione compiuta dall’artista ben cinquant’anni prima.

Completano il percorso le opere di stampo concettuale e il ritorno alla pittura degli anni ’80, nonché la serie fotografica di Elisabetta Catalano che lo vede compiere il processo inverso a quello effettuato durante la sopracitata Cancellazione: Tacchi sparisce e riappare a piacimento, completamente libero da vincoli esterni, mai del tutto fermo in una sola parte della sua ricerca, gesto che si fa manifesto di quello che in effetti è stato il modus operandi di questo artista da riscoprire.

 

 

 

Palazzo delle Esposizioni

Via Nazionale 194, Roma

Dal 7 febbraio al 6 maggio 2018

Domenica, martedì, mercoledì e giovedì dalle 10.00 alle 20.00

Venerdì e sabato dalle 10.00 alle 22.30

https://www.palazzoesposizioni.it

 

Georg Baselitz – Gli Eroi. Palazzo delle Esposizioni

Il titolo della mostra che il Palazzo delle Esposizioni dedica a Georg Baselitz fino al 18 giugno può trarre in inganno lo spettatore nel momento in cui questi si trova davanti a queste magnifiche tele. Gli Eroi o Nuovi Tipi, sono due denominazioni che raccolgono un sottogruppo di vari personaggi. Figure incombenti caratterizzate da un’aura tragica e ferita, ma nonostante questo dotate di grande personalità e di una carismatica forza espressiva. La mostra traccia un excursus nell’ideologia pittorica di Baselitz, concentrandosi su un corpus di tele dipinte tra il 1965 e il 1967, esposte insieme ai primi lavori degli anni ‘60 e a quelli più recenti del 2007, ossia una serie di tele che hanno protagonista l’antieroe per eccellenza, ovvero Adolf Hitler.

Baselitz cresce nel clima oppressivo della Germania dell’Est, che si trovava sotto il controllo della Repubblica Democratica Tedesca. Sceglie di fuggire nella Germania dell’Ovest, prima della costruzione del Muro di Berlino. dove la situazione era diversa, offriva più possibilità e soprattutto una maggiore libertà di espressione. Questa fuga però gli lascia dentro un senso di colpa sotterraneo, suo e di tutta una generazione piegata, come un tradimento delle sue origini, che si è trovato obbligato ad abbandonare. Forse è per questo che assume il cognome d’arte Baselitz, da Deutschbaselitz, nome del suo paese natale.

I primi Eroi sono rappresentati come figure di fuggiaschi legati a grossi alberi nodosi, che si legano alla tradizione naturalistica pittorica teutonica; giganti intrappoli, bloccati nel loro desiderio di fuga. Negli anni successivi gli Eroi si liberano dei vincoli arborei ma presentano sempre delle menomazioni, fisiche o spirituali: sono mutilati nel corpo ma non nelle intenzioni, sono soldati, partigiani, ribelli, figure di rottura con l’ordine costituito, denotati da un comune desiderio di fuga misto spesso a un substrato di colpa che altro non è che la grande ombra che i tedeschi si portano dietro, quella del Nazismo prima e della dittatura socialista dopo, due facce della stessa medaglia di privazione di quell’ossigeno libertario necessario alla creazione artistica. La pittura in questi lavori è formidabile, grassa e delineate, con la curiosa caratteristica di apparire a prima vista come molto bidimensionale, mentre dopo attenta osservazione offre slanci di tridimensionalità incredibile, come se la figura fosse pronta a camminare oltre il bordo della tela. I toni sono terrosi, il nero è utilizzato in modo grafico, per segnare le articolazioni o le pieghe di un volto come quelle di un vestito lacero, guizzi di rosso sangue a dare vitalità stantia ma comunque attiva, una gravità corporea che si sente, ma che non ostacola l’intenzione di movimento della figura. Il peso che l’uomo ha dentro si trasfigura nella massa corporea, nella resa volumetrica che dà Presenza da rispettare: l’Eroe è colui che seppur calpestato prosegue a camminare, non c’è traccia di retorica ma solo la descrizione sacralizzata nel sangue e nel fango del suo tentativo di essere un uomo nuovo malgrado il peso del vecchio che gli incombe addosso.

Fino al 18 giugno 2017

Roma

Palazzo delle Esposizioni

Orario sale espositive
Domenica, martedì, mercoledì e giovedì dalle 10:00 alle 20:00
Venerdì e sabato dalle 10:00 alle 22:30 – lunedì chiuso
L’ingresso è consentito fino a un’ora prima della chiusura