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Palermo, città aperta e contenitore di cultura. Dal 6 novembre torna BAM la Biennale Arcipelago Mediterraneo

Apertura, accoglienza e unione, sono questi alcuni dei temi centrali attorno ai quali nasce e si sviluppa BAM la Biennale Arcipelago Mediterraneo, alla sua seconda edizione, che vedrà come protagonista Palermo in prima linea come modello di un luogo d’incontro e di scambio. Dal 6 novembre fino all’8 dicembre 2019, la Biennale animerà e coinvolgerà tutte le realtà interculturali cittadine e non necessariamente solo spazi dedicati all’arte e alla cultura, con un core program a cura della Fondazione Merz, di European Alternatives al fianco dei quali si svilupperanno eventi collaterali e sinergie con il territorio grazie all’iniziativa BAM – Palermo.

Palermo, dunque, continua ad essere il centro propulsore non solo di ricchezza artistica e innovazione, ma rafforza nuovamente la sua presenza in Italia e soprattutto in Europa come città aperta contraddistinta dalla voglia di inclusione e una visione unica non soltanto artistica, ma anche sociale ed etica. Palermo come modello di straordinaria accoglienza, ribadisce la voglia di cultura e di apertura sociale che l’ha sempre contraddistinta, continuando una tradizione di mescolanza di elementi che la rendono eccezionalmente unica.

Il sindaco Leoluca Orlando insieme a Beatrice Merz, Presidente della Fondazione Merz, Andrea Cusumano, ideatore e direttore artistico di BAM e il fondatore di European Alternatives Lorenzo Marsili, ha presentato la Biennale come un arcipelago, un mosaico che concorre ad un unico Mediterraneo.

Nell’idea alla base dell’iniziativa è doveroso menzionare il titolo scelto per quest’edizione ÜberMauer (Oltremuro) che, parafrasando il nietzschiano Übermensch, invita già all’unione, a quella necessità di apertura verso l’altro, non il diverso, ma il vicino, andare dunque oltre ogni muro – non a caso il mese di inizio della Biennale è stato scelto, tra l’altro, per ricordare la caduta del muro di Berlino avvenuta il 9 novembre del 1989 – ripensando il modello dell’“io sono persona” che si declina in “io sono comunità”. A tal proposito, il logo di quest’anno è proprio una taurocatapsia minoica che introduce già visivamente l’idea di una città come Palermo che prende il toro per le corna.

In questa fucina di idee e diffusione culturale, la Biennale ha il compito principale di permettere agli amanti d’arte e non di vivere la città come polo culturale diffuso e contribuire consapevolmente o no ad un arricchimento continuo, propulsore di cultura. Sono stati invitati 17 artisti internazionali, italiani e del territorio a pensare dei progetti site specific, costruiti proprio per la città, obbligando idealmente gli stessi a vivere il territorio e confrontarsi con le mille sfaccettature di Palermo. Gli artisti, molti di calibro internazionale come Alfredo Jaar, Shilpa Gupta, Shirin Neshat, Patrizio Di Massimo, Claire Fontaine e così via, occuperanno una decina di spazi pubblici, non necessariamente legati al mondo dell’arte, sottolineando ancora una volta l’apertura e la voglia di coinvolgimento e sinergia alla base dell’iniziativa. A questi si affiancheranno artisti del territorio che per l’occasione apriranno i loro studi, così come verranno coinvolti oltre 60 soggetti che ad oggi si occupano di cultura a Palermo. Grazie, poi, alla partecipazione di Transeuropa Festival, il programma sarà arricchito da performance, mostre, spettacoli e musica per coinvolgere, ancora una volta, una comunità che scardini la separazione e la paura immaginando un’integrazione fondata sull’inclusione e sull’arricchimento reciproco con l’altro, scambiando cultura e informazione.

Un’iniziativa che re-interpreta e unisce attraverso l’arte nelle sue varie declinazioni i luoghi chiave della città, rispettandone i tempi storici e mettendo in comunicazione presente, passato e futuro in una prospettiva di cambiamento graduale che, per citare Walter Benjamin, ci renda “familiare ciò che è straniero e straniero ciò che è familiare”.

Chiesa Santa Maria dello Spasimo – monumenti di palermo

ÜberMauer

BAM – Biennale Arcipelago Mediterraneo

6 novembre – 8 dicembre 2019

Palermo, sedi varie

Per info: www.bampalermo.com

Altre Stanze anni ’50 e ’60

Dalle diverse sedi della Banca d’Italia, raccolte in un’unica, importante collezione, sono giunte a Palermo, Capitale Italiana della Cultura 2018, quaranta opere di trenta artisti che hanno segnato il secondo dopoguerra, negli anni Cinquanta e Sessanta.

La Fondazione Sant’Elia ospiterà fino al 28 febbraio la mostra Altre Stanze anni ’50 e ’60, a cura di Mariastella Margozzi e Morena Costantini.

Un patrimonio prezioso e vario, che si è costituito nel tempo, riuscendo a raccontare lo sviluppo dell’arte figurativa italiana e le trasformazioni sociali del Paese. Una collezione destinata agli ambienti di rappresentanza degli istituti di credito, ma che esce dagli studi dirigenziali per percorrere quella stessa Italia che fa parte del racconto. L’arte va di pari passo alla ripresa, al rilancio, al “sogno” italiano; racconta un Paese uscito dalla guerra che faticosamente rinasce alla ricerca della democrazia, del benessere delle famiglie, di una maggiore libertà. Un periodo che è riduttivo definire solo “vivace”: è “vivo” e, nello stesso tempo, consapevole della realtà attorno: è l’Italia del primo Festival di Sanremo (1951), del maestro Manzi che dalla TV (1954) insegna agli adulti a leggere e scrivere; le “borgate” di Pasolini contro la Dolce Vita e il miracolo economico; la “valigia di cartone” vsi jeans; del Piano Marshall, del paragone con gli States, delle prime lavatrici e frigoriferi; Enrico Mattei all’ENI e Adriano Olivetti tra i privati. Ed eccoci al mondo dell’arte: dalla tradizione figurativa, ancora presente nei primi anni Cinquanta, all’astrattismo informale, la collettiva offre la possibilità di apprezzare le composizioni dei più noti artisti italiani e dei gruppi che in quegli anni si sono formati.

Da Lucio Fontanaa Franco Angeli, da Renato Guttuso a Carla Accardi, da Turcato a Burri, da Ugo Attardi ad Enrico Baj, Giorgio De Chirico, Tano Festa: creativi, affabulatori, per nulla inclini a cedere le armi, ognuno convinto del suo “segno”: ognuno ha qualcosa di profondo e intimo da comunicare. La raccolta della Banca d’Italia non ha un filo conduttore preciso, non è orientata verso questa o quella tendenza, ma racchiude opere acquistate soprattutto sul mercato nazionale e internazionale, tra la fine degli anni ‘80 e gli anni 2000, per rispondere ad un’esigenza di rappresentanza. Si ricompone in questa mostra, una sorta di puzzle che fornisce un ottimo contributo alla narrazione della storia dell’arte italiana dei due decenni ’50 e ’60.

Fino al 28 Febbraio 2019

PALERMO

LUOGO: Fondazione Sant’Elia

INDIRIZZO: via Maqueda 81

ORARI: da martedì a venerdì 9.30-18.30; sabato e domenica 10-18.30. Lunedì chiusura. Chiusa il 25 dicembre

CURATORI: Mariastella Margozzi, Morena Costantini

ENTI PROMOTORI:

Assessorato regionale ai Beni Culturali e all’Identità Siciliana
Città di Palermo | Città Metropolitana di Palermo
COSTO DEL BIGLIETTO: ingresso gratuito

SITO UFFICIALE: http://www.palermocapitalecultura.it

Collettiva Gold

Dal 28 ottobre al 2 dicembre 2017 negli spazi dell’Haus der Kunst presso i Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo, il Verein Düsseldorf Palermo presenta la mostra collettiva Gold con opere di Petra Fröning, Frank Hinrichs, Ildefons Höyng, Stefan Kürten, Michael Kortländer e Veit Johannes Stratmann.

I sei artisti tedeschi si sono confrontati con l’oro – Gold, rendendolo tema delle loro opere. Come nell’Eneide, Enea, sotto consiglio della Sibilla Cumana, per cominciare la sua discesa negli Inferi deve trovare un ramo d’oro, il suo lasciapassare nel mondo dei morti.

Allo stesso modo gli artisti hanno usato e tematizzato l’oro come chiave per la propria poetica, analizzando e riscoprendo i propri linguaggi artistici, un viaggio all’infero, alla base del proprio processo creativo, scandito dall’ossessione per l’oro, la febbre dell’oro, per come ha permeato la storia dell’uomo, non solo la storia dell’arte, ma tutta la storia culturale.
L’oro dei mosaici della Palermo arabo normanna, l’oro come volume e sfondo delle pitture rinascimentali, l’oro come ornamento, l’oro come metallo pregiato, l’oro come tormento cromatico, l’oro nella sua lucentezza.

Ma accanto ai valori materiali l’oro porta con sé anche valori simbolici che sono stati assorbiti da elementi iconografici. Tutte queste esperienze sono state condensate dagli artisti nelle opere – pitture, installazioni, incisioni – che verranno presentate nella mostra Gold.

Artisti
Petra Fröning
Frank Hinrichs
Ildefons Höyng
Stefan Kürten
Michael Kortländer
Veit Johannes Stratmann

 

 

Dal 28 Ottobre 2017 al 02 Dicembre 2017

Inaugurazione: 28 ottobre 2017, ore 19

Palermo

Luogo: Haus der Kunst – Cantieri Culturali alla Zisa

Curatori: Verein Düsseldorf Palermo e. V.

E-Mail info: duesseldorfpalermo@gmail.com

World Press Photo 2017: l’attualità in un’immagine

Ankara, 19 dicembre 2016. L’ambasciatore russo, Andrei Karlov, viene assassinato mentre tiene un discorso durante l’inaugurazione di un’esposizione d’arte ad Ankara, Turchia.  Mevlüt Mert Altıntaş è il suo assassino, un agente di polizia fuori servizio, che in diretta mondiale al grido di “Allah Akbar” spara all’uomo davanti a sé. Poco più avanti Burhan Ozbilici, giornalista per The Associated Press, immortala la scena truce, spaventosa e surreale dell’assassinio. Poco dopo, quell’immagine fa il giro del mondo, fino ad ottenere l’ambitissimo premio World Press Photo of the Year 2017.

Quell’immagine è da subito diventata il simbolo dell’odio e della violenza che negli ultimi anni sta diventando il centro di ogni indagine umanitaria. Quel senso di fragilità e di onnipotenza insieme, disperazione per cause mondiali di conflitti, oppressioni e repressioni, sono gli esemplari visionari che migliaia di fotografi hanno deciso di immortale, nel tentativo di dare un volto e non solo una voce alle ingiustizie umane, scegliendo di condividerle in un contest mondiale che racconta la storia attraverso delle immagini dal 1955.

Il World Press Photo, ambitissimo contest mondiale per reporter, giornalisti, fotoreporter di tutto il mondo, da anni indaga attraverso lo scatto casuale di una macchina fotografica i diritti di ogni uomo in una riflessione che è molto di più di una mera fruizione estetica, strettamente legata alla libertà di stampa, quella che negli ultimi tempi è sempre più compromessa.

Per quest’anno la 62° Mostra Internazionale World Press Photo 2017 ha scelto uno spazio d’eccezione per accogliere quasi più di un centinaio di scatti, Palazzo Bonocore a Palermo, nella bellissima cornice di Piazza Pretoria. L’edificio del 1509, accompagna le immagini forti, a tratti nauseanti, da tutto il mondo in un susseguirsi di sale affrescate e accoglie i visitatori in un percorso per immagini che impone uno sguardo selettivo, maturo e spinge a una presa di coscienza prima di tutto sociale e culturale. Le storie raccontate attraverso il bianco e nero, attraverso la cruda realtà di corpi in fin di vita o ritratti di donne, uomini e bambini, narrano di schizofrenie considerate come stregonerie, di inquinamento, di omicidi, suicidi e di repressioni nella loro tenuta più attuale.

Il World Press Photo non è solo un contest con il solo fine di aggiudicarsi un premio, è un’indagine, una riflessione costante su chi siamo e cosa stiamo facendo. È una finestra sull’attualità più cruda che impone di essere ascoltata, nella speranza di un cambiamento. Il percorso non ha solo uno scopo educativo e conoscitivo, ma determina un’azione mentre provoca un pensiero.

 

 

World Press Photo 2017

01 settembre – 24 settembre

Palazzo Bonocore, Palermo

Piazza Pretoria, 2

Lucio Pozzi. Personale

RizzutoGallery è lieta di ospitare per la prima volta a Palermo la personale di Lucio Pozzi (Milano 1935).

La mostra – accompagnata da un testo di Marcello Carriero – dà il via alla programmazione della Galleria nella sua nuova sede nel centro storico della Città, in via Maletto 5.

Lucio Pozzi è un’artista che ha incontrato durante la sua vicenda artistica le avanguardie americane con le quali ha condiviso temperature e sperimentazioni tra gli anni sessanta e settanta, essendosi trasferito a New York proprio in quel momento fertile e problematico che coincide con il minimalismo, l’arte concettuale, l’antiform.

Sebbene coerente con il suo tempo e la sua ricerca, Pozzi ha sempre considerato centrale il problema linguistico della pittura sia nella sua componente dialettica di segno e superficie, sia nella funzione di connotato emotivo del colore. Questa duplice indagine Pozzi la esplica in forme molteplici in cui l’immagine è sempre legata alla natura fenomenica, sebbene a volte del tutto secondaria nella soluzione visiva.

Dalla performance all’installazione ambientale, le opere di Lucio Pozzi hanno sempre ben chiari due sistemi oppositivi, un dialogo che ha sempre sfuggito la narrazione didascalica e il semplice commento della realtà.

Le opere esposte rappresentano la coerenza di questo percorso, sono state infatti scelte tra quelle più lontane nel tempo e quelle più recenti, in una soluzione comunque lontana dal dileggio antologico.

 

 

Dal 20 Giugno 2017 al 02 Settembre 2017

PALERMO

LUOGO: RizzutoGallery

COSTO DEL BIGLIETTO: ingresso gratuito

TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 091 7795443

E-MAIL INFO: tizianapantaleo@rizzutoarte.com

SITO UFFICIALE: http://www.rizzutogallery.com

Ai Weiwei. Odyssey

Apre al pubblico Odyssey, l’installazione realizzata da Ai Weiwei per lo spazio espositivo di ZAC – Zisa arti contemporanea, che interesserà l’intera superficie dell’area per circa 1000 metri quadrati.

Odyssey nasce da un progetto di ricerca sui rifugiati e sui campi profughi nel mondo, avviato nel 2015 dal grande artista cinese che vive e lavora tra Berlino e Pechino. Il progetto è promosso da Amnesty International Italia nell’ambito della XXXII Assemblea generale di Amnesty International Italia e dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Palermo.  L’organizzazione è di ruber.contemporanea, in collaborazione con Accademia di Belle Arti di Palermo | dICODA Dipartimento di Comunicazione e didattica dell’Arte.

Dal 23 al 25 aprile 2017, Palermo ospiterà la XXXII Assemblea generale di Amnesty International Italia, il massimo momento deliberativo dell’Organizzazione per la tutela dei diritti umani, che ha scelto quest’anno la Sicilia, approdo mediterraneo, sede d’incontro e di scambio tra popolazioni, lingue e culture millenarie diverse, per la cornice dei propri messaggi in favore dei diritti umani.

I lavori assembleari tradizionalmente a porte chiuse saranno preceduti da Diritti in Cantiere, una ricca serie di iniziative culturali ed educative che si svolgeranno a partire dal 21 aprile presso i Cantieri Culturali alla Zisa e vedranno le centinaia di soci delegati di Amnesty International provenienti da tutte le regioni italiane unirsi alla cittadinanza per partecipare a incontri, dibattiti, formazioni, concerti, proiezioni di film sui temi dell’accoglienza e della migrazione.

Il progetto Odyssey, è il risultato di un’indagine attenta che, partendo dallo studio dei primi spostamenti di massa degli esseri umani che risalgono al Vecchio Testamento, analizza la cornice storica, politica e sociale in cui la crisi dei rifugiati – che rappresenta il focus della sua ricerca – si sviluppa.

Un progetto di ricerca che ha radici profonde come spiega lo stesso artista: «Ho pensato alla mia esperienza come rifugiato. Quando sono nato, mio padre, Ai Qing, è stato denunciato come nemico del partito e del popolo. Siamo stati mandati in un campo di lavoro in una regione remota lontano da casa […] È un’esperienza terribile essere considerato straniero nel tuo paese, nemico della tua gente e delle cose che più mio padre amava» (Laundromat, Jeffrey Deitch, New York, 2016). Il suo interesse per lo studio di questo tema nasce già nel 2011, quando Ai Weiwei viene arrestato, ma può concretizzarsi solo nel 2015 quando gli viene restituito il passaporto e la possibilità di viaggiare fuori dalla Cina per visitare i campi profughi di diversi paesi, tra cui Grecia, Turchia, Libano, Giordania, Israele, Gaza, Kenya, Afghanistan, Iraq, Pakistan, Bangladesh, Messico. Nel 2016 gira un documentario sulla situazione mondiale dei rifugiati.

Ai Weiwei, da sempre impegnato tra attivismo politico e ricerca artistica, è forse l’artista cinese oggi più famoso nel mondo e nel 2015 è stato nominato Ambasciatore della Coscienza di Amnesty International. Ha realizzato per Palermo un’istallazione di straordinaria forza realizzata attraverso una lunga ricerca iconografica alimentata da immagini tratte dai social media e dal materiale da lui raccolto nel corso dei suoi viaggi e durante le visite nei campi profughi, organizzato secondo stilemi che si ispirano agli elementi grafici e compositivi delle antiche civiltà. L’installazione Odyssey traduce in una grafica allo stesso tempo terribile – per la forza contenuti – e accattivante – per la pulizia della forma – , attraverso sei diversi motivi decorativi, le immagini raccolte in questi anni di ricerca.

Dal 23 Aprile 2017 al 20 Giugno 2017

Palermo

Luogo: ZAC – Zisa arti contemporanea

Enti promotori:

  • Amnesty International Italia
  • Assessorato alla Cultura – Comune di Palermo

E-Mail info: info@rubercontemporanea.it

Sito ufficiale: http://www.rubercontemporanea.it

Guttuso. La forza delle cose

In occasione dei venticinque anni dalla sua nascita, la Fondazione Sicilia, con Sicily Art & Culture e in collaborazione con gli Archivi Guttuso e il Comune di Pavia – Assessorato alla Cultura e Turismo, promuove una importante esposizione dal titolo Guttuso. La forza delle cose negli spazi di Villa Zito a Palermo dal 22 dicembre 2016 al 26 marzo 2017, curata da Fabio Carapezza Guttuso e Susanna Zatti, direttrice dei Musei Civici di Pavia. Il progetto espositivo è nato da una preziosa collaborazione tra i Musei Civici di Pavia con gli Archivi Guttuso da cui la realizzazione della prima tappa della mostra, da settembre a dicembre 2016, ospitata presso le Scuderie del Castello Visconteo di Pavia. La mostra si avvale inoltre del patrocinio della Regione Sicilia, dell’Assemblea Regionale Siciliana e dell’Assessorato alla cultura della Città di Palermo.

Sono esposte 47 nature morte, genere che Renato Guttuso ha praticato nell’intero arco della sua attività e che costituiscono, dalla fine degli anni Trenta, una componente essenziale della sua produzione. L’artista indaga ossessivamente una serie di oggetti che si animano nelle tele e che diventano i protagonisti indiscussi delle opere grazie alla straordinaria forza espressiva e alla potenza cromatica. Scrive egli stesso in un articolo del 1933: «Se la pittura non penetra l’oggetto e non ne svela le vibrazioni, se non arriva partendo dall’oggetto e dall’osservazione sentimentale di esso alla creazione di un equivalente plastico dell’oggetto non si perviene alla poesia, ma si precipita nella fotografia».

La carica travolgente delle nature morte di Guttuso è certamente una caratteristica distintiva della sua pittura. La mostra presenta opere degli anni Trenta e degli anni Quaranta, che documentano l’impegno dell’artista a testimoniare la drammatica condizione esistenziale, imposta dalla dittatura e dalla tragedia della guerra. Nel dopoguerra, con Finestra (1947) o Bottiglia e barattolo (1948), il crescente interesse verso la sintesi post-cubista picassiana rivela il profondo impegno dell’artista nel recupero della cultura artistica europea per arrivare, negli anni Sessanta, a una nuova fase che rivela una dimensione più meditativa, derivante anche dalla elaborazione, nei suoi scritti, dei temi del realismo e dell’informale, visibile ne Il Cestello (1959), La Ciotola (1960) e Natura morta con fornello elettrico (1961).

L’esposizione si conclude con una selezione di dipinti della fine degli anni Settanta-inizio anni Ottanta, periodo in cui la continua ricerca del reale di Guttuso si accentua per dare vita a celebri dipinti come Cimitero di macchine (1978), Teschio e cravatte, Bucranio, mandibola e pescecane (1984) che diventano metafore e allegorie del reale.

Il percorso della mostra è arricchito da fotografie– in parte inedite – concesse dagli Archivi Guttuso e da frammenti video messi a disposizione da Rai Teche che raccontano la vita, intima e pubblica, dell’artista mostrando anche i luoghi del suo lavoro e delle sue relazioni con importanti scrittori come Moravia, Vittorini, Saba e Levi, scultori come Manzù e Moore, poeti come Pasolini e Neruda, registi come De Sica e Visconti, musicisti come Nono e artisti come Picasso; rapporti che influenzeranno i suoi lavori e ispireranno non solo dipinti, ma anche illustrazioni per libri, scenografie teatrali, collaborazioni cinematografiche, sodalizi letterari e politici.

Guttuso, Fonte arte.it

Fino al 26 Marzo 2017

Palermo

Luogo: Villa Zito

Costo del biglietto: Intero € 7, Ridotto € 5 per over 65 anni, under 25, studenti universitari, gruppi di almeno 15 persone, soci Touring Club, soci FAI, convenzionati, possessori della Palermo Card. Gratuito per minori di 18 anni, disabili con accompagnatore, scolaresche, giornalisti accreditati e guide turistiche. Il biglietto d’ingresso comprende la visita delle collezioni permanenti di Villa Zito

Orari:
Dal martedì al giovedì dalle ore 10 alle ore 17; Venerdì, sabato, domenica e festivi dalle ore 10 alle 19

Telefono per informazioni: +39 091.7782180

E-Mail info: info@villazito.it

Sito ufficiale: http://www.villazito.it

Giuseppe Adamo. Something

Sarà inaugurata giovedì 17 novembre 2016, ore 19, alla RizzutoGallery, Something, mostra personale di Giuseppe Adamo, a cura di Helga Marsala.

Prima personale per Giuseppe Adamo negli spazi della Galleria Rizzuto. Una tappa che arriva dopo oltre un anno di collaborazione, tra fiere e progetti outdoor. Un momento di riflessione intorno al lavoro più recente dell’artista, frutto di una paziente sperimentazione sulla superficie, i processi di astrazione e la natura dell’immagine, ma anche la presentazione di alcuni nuovi spunti, in una perenne ricerca formale e di senso intorno alla pittura stessa. In mostra una serie di opere su tela di diverse dimensioni, in cui si definisce una dinamica tutta personale tra dissoluzione e ricerca della forma, tra profondità e piano, tra sguardo ravvicinato e osservazione a volo d’uccello, tra paesaggio e dettaglio.

Stratificazioni, soglie, passaggi, velature, conducono alla definizione di immagini astratte, che però lasciano intravedere accenni di forme e di oggetti, o anche solo frammenti dall’aspetto organico. La pittura si dà così per graffi, trasparenze, incisioni, crepe, residui emersi o segni sommersi, sempre indefiniti e mutevoli.

Dal testo del curatore: «Something, titolo ripreso da una traccia dell’album Musick to Play in the Dark dei Coil, ha in sé tutta la vaghezza, l’indeterminatezza, l’apertura radicale di queste immagini che si danno sul precipizio e che continuano a mutare. Rincorrendo la forma ma perdendola fatalmente. Nel loop aereo del brano la parola “qualcosa” si ripete all’infinito, tra folate di vento, crepitii, ronzii, suoni siderali, evocando una qualche germinazione ancestrale. Materia bruta, tra apocalisse e palingenesi. Proprio come nelle pazienti strutture armoniche di Adamo, qui cavernose e chiaroscurali, lì risolte in luminescenze omogenee, sempre sul punto di implodere oppure di rigenerarsi in nuove tessiture. Una pittura cangiante, germinale. Che ha a che fare con l’origine (delle cose, della scrittura, dei segni, dell’immagine stessa) e con la sua natura ineffabile. Qualcosa che si dà e che si nega. Che si compie e si dissolve daccapo».

Giuseppe Adamo, senza titolo, 2015, Fonte arte.it

Dal 17 Novembre 2016 al 17 Dicembre 2016

Palermo

Luogo: RizzutoGallery

Curatori: Helga Marsala

Costo del biglietto: ingresso gratuito

Telefono per informazioni: +39 091 7795443

E-Mail info: rizzutogallery@gmail.com

Sito ufficiale: http://www.rizzutogallery.com