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L’Arte esce di casa

Io resto a casa. È questo l’hashtag più ricorrente nei nostri social, ed è per questo che oggi voglio proporvi una nuova attività. Un’attività che mira al distacco, se pur di breve durata, del periodo che stiamo affrontando, miei cari italiani.

Partendo dalla Pinacoteca di Brera, oggi, faremo un tour dei musei visitabili comodamente da casa, sul divano per esempio.

Situata nell’omonimo quartiere milanese, la Pinacoteca di Brera è una galleria d’arte nazionale che spazia cronologicamente dal IV millennio a.C. al XX secolo d.C.; all’interno delle trentotto stanze sono collocate opere di tutto il territorio italiano, specialmente dell’area settentrionale. Ci concentreremo sulle opere più rappresentative e simboliche che fanno della Pinacoteca uno dei più importanti siti italiani.

L’opera del Mantegna, Cristo morto nel sepolcro e i tre dolenti, è di grande impatto emotivo, il tratto incisivo delle linee fa emergere il dolore e lo strazio provocato dalla classica iconografia del compianto sul Cristo morto, ove l’animo dei dolenti è rappresentato dai fitti segni espressivi presenti sul volto: rughe e lacrime. L’artista conferisce all’opera una prospettiva irregolare, e lo si deduce dalle minute dimensioni dei piedi rispetto al resto del corpo. L’addome è il punto che maggiormente attira lo spettatore, la rigidità muscolare e il panneggio del lenzuolo danno all’opera un aspetto drammatico che viene accentuato dal sapiente uso della luce, che fa emergere un profondo senso di pathos. Quest’ultimo si evince anche nell’opera di Giovanni Bellini, La Pietà, dove la Vergine e San Giovanni sorreggono il corpo morto di Gesù Cristo, un corpo privo di peso. Le tre figure invadono lo spazio centrale dell’opera, in modo tale che lo spettatore si concentri su di essi tralasciando quello che si intravede nello sfondo, una natura distante e distaccata dalla morte: che viene rappresentata attraverso una luce innaturale dei corpi dei tre figuranti. Ed è proprio la luce a giocare un ruolo da protagonista sulla tela di Michelangelo Merisi da Caravaggio. Giochi d’ombre che che conferiscono alla tela di Cena in Emmaus un momento intimo e drammatico. Drammatico come riportano le rughe sul volto del Cristo, stanco ed affaticato; quasi una scena teatrale la cui gamma cromatica è quasi sempre la stessa, cupa e tendente al monocromo. Tutto il contrario va detto della Pala di Montefeltro ad opera del Maestro Piero della Francesca, la cui iconografia della Sacra Conversazione allude sia alla devozione religiosa, sia alla politica del committente, Federico da Montefeltro, ed anche alle sue imprese araldiche. L’opera presente una schiera di santi attorno alla Vergine col Bambino, il tutto viene sovrastato da una conchiglia da cui pende un uovo di struzzo; simboleggiando la maternità della Vergine e di conseguenza la Creazione. Nonostante la vivacità del colore delle vesti dei personaggi, l’opera è impostata con un certo ordine geometrico, che la rende armoniosa e con una prospettiva centrale. Di grande impatto prospettico è l’opera di Raffaello, Lo Sposalizio della Vergine; che come da tradizionale iconografia rappresenta la Vergine da un lato con le altre donne e dall’altro lato Giuseppe con un gruppo di uomini. La naturalezza dei corpi, il tratto morbido delle linee e la moltitudine di colore sono in netto contrasto con la rigidità schematica delle linee della piazza lastricata, che convergono alla gradinata del tempio, che fa da imponente sfondo. La prospettiva vertiginosa fa da sfondo anche nell’opera del Tintoretto, Miracolo di San Marco, ove troviamo sulla sinistra il Santo che cerca di fermare i veneziani, affinché questi pongano fine alla profanazione delle tombe. L’opera appare quasi in movimento, il che è dovuto dal fatto che in alto a destra un gruppo di uomini getta a terra alcuni cadaveri e nella parte sottostante i personaggi tendano ad allontanarsi in maniera spaventata, quasi infastiditi da essi.

Parlando di movimento non possiamo non citare l’opera di Boccioni, Rissa in Galleria, eseguita poco dopo la nascita del Manifesto Futurista. Boccioni infatti sarà uno degli esponenti del futurismo. Sebbene l’opera, presenti figure ben delineate, è dinamica, il movimento viene reso anche dall’uso del colore, vivace, e di quello complementare.

Ultimo ma non per importanza è Il bacio, non possiamo parlare della Pinacoteca di Brera se non parliamo del Bacio di Hayez. L’opera raffigura due giovani innamorati intenti a baciarsi; l’ambientazione è medievale come lo stesso gli abiti che entrambi portano. Il sensuale bacio, viene reso tale dal movimento del corpo della donna che quasi si abbandona al suo amato. Quest’ultimo nonostante il momento di grande intimità e passione, poggiando un piede sul gradino fa intravedere un pugnale, quasi a voler dirci che poco dopo avverrà uno scontro. L’opera è ricca di allegorie, come gli ideali patriottici del Risorgimento che vengono riportati dai colori degli abiti dei due innamorati, quello italiano e francese. Eseguita nel 1859 è considerata il simbolo del Romanticismo italiano.

Il nostro viaggio all’interno della Pinacoteca finisce qui, ma voi potete continuare a visionare le restanti opere presenti al suo interno.

Link: https://pinacotecabrera.org/