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Gianfranco Zappettini a Torino

Gianfranco Zappettini ha svolto anche un ruolo chiave come teorico della Pittura Analitica e nel luglio 1974, scriveva: “Solo attraverso un’indagine analitica che affronti il problema della pittura in quanto pittura, ovvero del materiale, del modo di operarlo, del lavoro che esso implica, della superficie di stesura, della dimensione, si può ricostruire un nuovo linguaggio, veramente autonomo, non mutuato da altre discipline.”

Nella mostra torinese non mancano le più significative sperimentazioni degli anni Settanta quando Zappettini inizia a realizzare i suoi “bianchi” – superfici apparentemente monocrome, attraversate da presenze di linee più luminose – in base ad una ricerca che risale a Piero Manzoni e a Robert Ryman.
Si prosegue poi con le Tele sovrapposte, un ciclo presentato a Documenta di Kassel nel 1977, dove su uno stesso telaio, Zappettini sovrappone più tele, su cui traccia anonime linee a grafite in numero sempre decrescente, fino all’ultima tela nella quale rimane solo la delimitazione dello spazio.

Gianfranco Zappettini

Ampio e articolato è il ciclo de La Trama e l’Ordito iniziato nel 2004: l’ordito, con la sua fissa verticalità, rimanda all’elemento immutabile; mentre la trama, formata dal filo orizzontale che si intreccia con l’ordito, simboleggia l’elemento variabile, contingente, accidentale. Questa serie rappresenta l’occasione per ripensare, senza condizionamenti, a sovrapposizioni di linee verticali e orizzontali, ad infiniti tracciati e a linee di forza che tendono a modificare gli equilibri interni dell’opera in una ritmica tensione tra pieno e vuoto.
La produzione recente ci introduce alle opere dell’ultimo biennio che, caratterizzate da leggerezza e trasparenza, sembrano rimandare alle Tele sovrapposte degli anni Settanta.

La sovrapposizione dei wallnet – reti in fibra di vetro utilizzate nell’edilizia per armare i muri – dipinti con il rullo da imbianchino, nasconde le figure geometriche in realizzazioni dall’aspetto tattile e sensoriale dove compaiono rettangoli, rombi, o più frequentemente cerchi. Un percorso creativo avviato alla fine degli anni Sessanta che consente una riflessione profonda e quanto mai attuale sul media pittorico, attraverso una ricerca autonoma e coraggiosa che non ha mai tradito i suoi presupposti.

Come afferma Alberto Fiz “La primarietà delle scelte (i colori industriali, la sostituzione del pennello con il rullo da imbianchino) e l’analisi degli elementi linguistici di base che interagiscono tra loro, conducono verso una visione consapevole che consente di verificare i dati fondamentali della pittura producendo un risultato di gran lunga superiore ai dati di partenza. L’artista prevede le costanti d’intervento e con esse lo scarto rispetto ad un’idea che ogni volta ha la necessità di trovare una conferma.”

Fino al 10 Luglio 2016

link: Mazzoleni Art

Martedì – Sabato: 10.30 – 13 / 16 – 19
ingresso libero

Piazza Solferino 2, Torino

Gli anni della pittura analitica

La pittura viene periodicamente data per morta. Tra gli anni Cinquanta e gli anni Sessanta, in particolare, l’Arte Concettuale sembrò averne per sempre decretato l’inutilità. Eppure, tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta, in Europa ma soprattutto in Italia, molti artisti non abbandonarono il campo e tentarono, ancora una volta, di rifondare la disciplina pittorica ripartendo da una sorta di «grado zero»: individuare alcuni elementi caratteristici di questo linguaggio e sondarne tutte le possibilità. Era nata la Pittura Analitica.

Temi come il colore, il supporto, il materiale, il processo di lavoro, lo spazio pittorico, furono affrontati da un variegato ma interessantissimo gruppo di artisti. Negli anni Settanta, infatti, colore, telaio e tela tornarono ad essere quello che erano sempre stati, cioè strumenti indispensabili della forma espressiva pittorica. Preceduto negli Stati Uniti da ricerche affini ma dai differenti presupposti, questo comune sentire ebbe in Europa il suo terreno di sviluppo. L’Italia fu epicentro di questa rinascita, che affrontò tutti i fondamenti del «fare pittura».
I “pittori analitici” furono per alcuni anni al centro dell’attenzione di critica, pubblico e mercato. Poi, tra la fine del decennio e l’inizio degli Anni Ottanta la Spontane Malerei in Germania e la Transavanguardia in Italia riportarono la figurazione a un ambiente artistico internazionale di nuovo pronto a leggere e apprezzare la pittura.

La mostra di Verona, promossa dalla Fondazione Zappettini per l’arte contemporanea, in collaborazione con FerrarinArte, ambisce a essere un’esposizione definitiva, che segni un punto fermo nella riscoperta storica e critica della Pittura Analitica. Le opere esposte, appartenenti agli anni Settanta, proporranno al visitatore uno sguardo sì approfondito sul lavoro di ciascun artista, ma soprattutto una visione d’insieme che renda palese la vicinanza delle ricerche degli artisti stessi. Il pubblico potrà comprendere perché all’epoca più di un critico in Italia e all’estero videro questi artisti come una “situazione” o un “movimento”.

link: Palazzo della Gran Guardia

Fino al 25 Giugno 2016
da Martedì a Domenica 10:30-19:00
ingresso libero

piazza Bra 1, Verona