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Mario Vespasiani. FIVE

Fra gli artisti più eclettici della pittura italiana contemporanea si annovera Mario Vespasiani (1978), protagonista della grande mostra collettiva FIVE, inaugurata sabato 9 dicembre presso la Catania Art Gallery di Catania.

Vespasiani lo scorso anno era stato presentato con una personale dal titolo Sì Sì Lì, ove era stato apprezzato per l’originalità e l’attenzione alle dinamiche migratorie, grazie all’originalità rivolta verso interpretazione dell’Isola come metafora di contrasti e di energie, mentre in questa occasione ha avuto come intento quello di realizzare un’opera inedita, che vede nella marcia di quattro orsi polari il cambiamento e i grandi spostamenti che la nostra società sta vivendo.

La galleria in occasione del quinto anniversario di attività, ha voluto celebrare con questo evento il suo compleanno, effettuando una selezione fra alcune delle proposte più interessanti visibili nel panorama nazionale. Sessantacinque nomi di qualità che abbracciano varie generazioni e stili, ma non solo, anche autori che vanno da Alberto Abate a Ubaldo Bartolini, da Giuseppe Bergomi ad Andrea Martinelli, da Mauro Reggio a Livio Scarpella fino a Mario Vespasiani, il quale,in questi giorni, è anche presente con una personale al Museo Storico dell’Aeronautica Militare di Vigna di Valle.

La mostra a cura di Aldo Gerbino ed Elisa Mandarà si concluderà il 31 gennaio 2018. La presentazione del catalogo edito per la collana Edizioni Elefantino avverrà sabato 21 gennaio 2018.

Catania Art Gallery
Via Caronda 48-48a
Catania
orari: da lunedi a sabato dalle 16,30 alle 20,30 – lunedi su appuntamento 095-315047

Francesco Trombadori. L’essenziale verità delle cose

La Galleria d’Arte Moderna di Roma espone, fino al prossimo febbraio, la mostra monografica su Francesco Trombadori, pittore siciliano di nascita ma romano d’adozione.

Un corpus di 90 opere, che vanno dai dipinti ai disegni, passando per materiale documentario, libri, articoli di giornale, oggetti (molte delle testimonianze cartacee esposte provengono dall’archivio dell’artista situato presso Villa Strohl-Fern Villa, che fu suo studio, oggi Casa Museo), il tutto a corredo di una mostra esaustiva che indaga l’intero suo operato artistico.

Roma fu il centro propulsore della sua arte, fu la città dove visse e partecipò ai circoli culturali più importanti dell’epoca, frequentando importanti salotti letterari ed entrando così a contatto con diverse figure chiave del periodo, sia in campo pittorico ma anche e soprattutto in quello poetico e letterario. Oltre che come pittore infatti, Trombadori lavorò come critico d’arte, scrivendo per diverse testate del settore, che includevano tra i loro collaboratori, come nel caso della rivista Circoli, poeti conosciutissimi come Giuseppe Ungaretti e Eugenio Montale.

La luce, la sua resa trasparente ed avvolgente è il punto dominante della serena pittura di questo artista, che affrontò le diverse correnti che si affacciavano in quegli anni, sperimentandole per passare immediatamente dopo a una ricerca sua personale, intima, che si lascia affascinare dall’effetto luministico, dal dato cromatico, dall’esattezza pittorica che cattura lo sguardo dello spettatore.

Il percorso espositivo propone una corposa quantità di opere, a partire dai paesaggi della terra natia, fino ad arrivare ad una carrellata di splendidi ritratti femminili che strizzano l‘occhio ai dettami del Realismo Magico in voga negli anni ’20, figure perfette nella stesura compatta dei colori, quasi smaltati, fredde e irraggiungibili, talmente esatte da sembrare irreali e proprio per questo stranianti, sono ritratti di donne con nome e cognome chiaramente identificati ma stranamente non collocabili in un contesto temporale o spaziale definito.

Ma sono i paesaggi capitolini che primeggiano; piazze, fontane, monumenti facilmente riconoscibili, scorci entrati ormai nell’immaginario collettivo, non solo in quello dei romani, assumono qui fattezze diverse, punti di vista inusuali, inesattezze topografiche che sconfinano nell’onirico: ciò che conta è la visione del pittore, è come l’immagine si trasfigura nel suo occhio di osservatore attento nelle ore calde di un pigro pomeriggio estivo piuttosto che nella bruma umida del mattino, per poi essere resa sulla tela come un riflesso della memoria, che non ha mai connotati nostalgici o malinconici ma riesce piuttosto a renderne affettuosamente il riverbero attraverso il ricordo.

Galleria d’Arte Moderna di Roma – Via Francesco Crispi, 24 – Roma

Fino all’ 11 febbraio 2018
Dal martedì alla domenica ore 10.00 – 18.30

Federico Buzzi. Luoghi atemporali

Federico Buzzi dipinge con intensità e guardando con afflato alla pittura figurativa del passato novecento italiano. Ammaliato dalle atmosfere sospese di Mario Sironi, da quelle metafisiche di Giorgio De Chirico e da quelle surreali di Carlo Carrà.

Cresciuto di fronte a una collezione di dipinti del primo Rinascimento e degli anni ’20, è senza dubbio rimasto piacevolmente segnato consequenzialmente incuriosito; attratto emotivamente, da quella figurazione che reputa come l’ultima reale tradizione pittorica italiana: Il Gruppo “Novecento”.

I suoi lavori, mai esposti sino ad ora, sono presenti in collezioni private, conosciuti nei circoli intellettuali, tra amici e conoscenti. E’ con Galleria STATUTO13 che si presenta l’effettiva possibilità, coadiuvata da una volontà dell’artista stesso, di esporli pubblicamente appannaggio del fruitore.

Come si evince nella citazione dell’incipit i luoghi rappresentati nei suoi dipinti sono spesso legati all’attualità di una società malinconica, dove talvolta la solitudine emerge con connotazioni di timore, altre invece con velate introspezioni surreali, atemporali.

Le copie dal vero inserite tra contesti urbani e metafisici ci ricordano i corpi dei manichini di De Chirico o le statue greche ed evidenziano quello sguardo volto a stilemi del passato, convincendoci che sia necessario un ritorno a tali ambientazioni, trovandoci in una società contemporanea dove valori e principi morali sono ormai troppo spesso desueti e dimenticati.

Secondo Federico Buzzi difatti l’Arte tradizionale occidentale non è legata a un progresso lineare nel tempo e tanto meno a un fine. Ci troviamo di fronte a cicli, corsi e ricorsi storici dove epigoni e anacronismo fanno da catalizzatori artistici. Un ritorno al passato dunque è auspicabile e quantomeno desiderabile.

Dal 06 Dicembre 2017 al 19 Dicembre 2017
MILANO
LUOGO: Galleria d’Arte Contemporanea Statuto13
CURATORI: Massimiliano Bisazza
TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 347 2265227
E-MAIL INFO: info@statuto13.it
SITO UFFICIALE: http://www.statuto13.it

Aldo Tanchis e Fernando Miglietta raccontano Bruno Munari

Giovedì 19 ottobre alle ore 18:00 la Fondazione Palazzo Pretorio presenta Aldo Tanchis e Fernando Miglietta raccontano Bruno Munari, nell’ambito della mostra Bruno Munari: aria | terra, presso Palazzo Pretorio a Cittadella (PD). Durante l’appuntamento Aldo Tanchis, scrittore della più importante monografia su Bruno Munari (1986, di prossima riedizione presso Corraini) e l’architetto Fernando Miglietta, che ha curato la realizzazione dei maggiori progetti urbani di Munari, raccontano la loro esperienza accanto all’artista.

La mostra Bruno Munari: aria | terra curata da Guido Bartorelli è promossa dalla Fondazione Palazzo Pretorio Onlus, in collaborazione con il Dipartimento dei Beni Culturali dell’Università degli Studi di Padova e l’Associazione Bruno Munari, e proseguirà fino al 05 novembre 2017.

L’arte di Bruno Munari (Milano, 1907-1998) appare come un eccezionale complesso di pittura, scultura, sperimentazioni nelle tecniche più varie e innovative; e ancora grafica, design, editoria, fino a giungere a quella dedizione verso i laboratori per bambini in cui va riconosciuto un precoce superamento dell’opera d’arte chiusa a favore della fluente processualità del fare. Alla produzione pratica si aggiunge, inoltre, una produzione teorica altrettanto ricca e di rara lucidità.

In tutto ciò Munari ha saputo riflettere, fino a trarre conseguenze che suonano tutt’oggi radicali, sulle nuove responsabilità che l’avvento della società di massa affida agli artisti. Questi devono lasciarsi alle spalle le ambizioni individualistiche per mettere il proprio talento al servizio della collettività. L’utilizzo di metodologie oggettive e trasmissibili ha come obiettivo ultimo quello di porre chiunque nella condizione di comprendere i processi creativi e avvalersene in prima persona. Al proposito sono quanto mai attuali alcuni interrogativi posti da Munari quasi cinquant’anni fa: «L’arte, che un tempo era privilegio di pochi uomini sta diventando una espressione possibile a ciascuno di noi? Si sta riducendo positivamente la distanza tra l’artista e l’uomo normale?» (Artista e designer, 1971).

 

 

ALDO TANCHIS E FERNANDO MIGLIETTA RACCONTANO BRUNO MUNARI

Quando: Giovedì 19 ottobre 2017 ore 18:00

Dove: Palazzo Pretorio, Via Marconi 30, Cittadella (PD)

Ingresso gratuito

 

NELL’AMBITO DELLA MOSTRA: BRUNO MUNARI: ARIA | TERRA
A CURA DI: GUIDO BARTORELLI
SEDE ESPOSITIVA: PALAZZO PRETORIO – VIA MARCONI, 30 – CITTADELLA (PD)
DATE DI APERTURA: 9 APRILE 5 NOVEMBRE 2017
GIORNI DI APERTURA:

DAL MARTEDÌ ALLA DOMENICA. LUNEDÌ CHIUSO.
ORARI DI APERTURA: DAL MARTEDÌ AL VENERDÌ 9:00 – 12:30 / 15:00 – 19:00; SABATO E DOMENICA: 10:00 – 12:30 / 16:00 – 19:30

info e contatti
TEL: +39 049 9413449
EMAIL: info@fondazionepretorio.it
WEB: www.fondazionepretorio.it

Gli orizzonti della percezione. Personale di Antonio Milleddu

La Ruota della Fortuna è lieta di presentare la mostra di pittura dell’artista locale Antonio Milleddu, dal titolo Gli orizzonti della percezione, presso la locanda Aurora di Cagliari, in piazza Yenne, in mostra sino al 15 novembre 2017.

Un risultato con una forte e tangibile espressione del pensiero dell’animo umano, una materializzazione del vissuto personale dell’artista. Antonio Milleddu ha cercato di attraversare e varcare quel sottile confine che separa ciò che vede l’occhio da ciò che vede la mente, passando dalla consapevolezza dell’essere umano. Si tratta di una conoscenza del linguaggio dell’arte legato alla storia e ai vissuti di ognuno di noi. Nei suoi lavori attraverso una fusione di colori e di luci abbiamo una rappresentazione di stati d’animo, un vissuto interiore, sfigurato dal tempo, che esprime allo stesso modo energia, dinamismo, con un risultato oggettivamente suggestivo.

Il pubblico coinvolto ha il progetto di interpretare in chiave eloquente le opere, diventando come parte integrante di esse.

Un’arte studiata nelle forme, con uno spiccato senso del realismo e un innato senso dell’osservazione. Lo sguardo è attratto dai colori brillanti, che rafforzano questo lavoro, basato sull’analisi personale dell’artista. Una componente naturale nel comunicare il mondo interiore del vissuto quotidiano è presente nel lavoro del Milleddu, ove è evidente un lavoro ricco di passione, con un entusiasmo volto alla crescita interiore del protagonista. L’esperienza pittorica è un presupposto che risulta essere la chiave della vita matura dell’uomo.

In questa mostra l’autore mostra le ragioni della trasformazione da una visione del mondo essenzialmente umanista volto al pregiudizio della decadenza, a una concezione più spirituale e astratta. Le esperienze traversali in campo artistico hanno permesso di varcare e conoscere il confine dell’animo artistico, spesso turbato dal vissuto quotidiano. Il percorso artistico nasce dall’esigenza di catturare lo sguardo dello spettatore che deve saper comprendere fino in fondo le radici del suo male. I colori sgargianti rafforzano il carattere dell’esposizione, una parte fondamentale che ha contribuito alla nascita della mostra, che è un percorso ricco di passione ed entusiasmo.

 

 

Info: Cagliari, associazione culturale “la ruota della fortuna” LocandAurora

Fino al 15 novembre

Dalle 10,00 alle 20,00

 

Carlo Maria Mariani: è un classico

Anni di piombo: con questa locuzione ci riferiamo ad un periodo storico italiano, che va dalla fine degli anni sessanta agli inizi degli anni ottanta del ventesimo secolo. Se da un lato spopolano minigonne, figli dei fiori e alla radio si ascoltano i Led Zeppelin e i Rolling Stone dall’altra c’è una corrente artistica che vuole richiamare il rigore e la logica del passato: il Citazionismo.

Artisti che attraverso le loro opere ci rimandano all’arte classica e rinascimentale, dove proporzioni, canoni di bellezza, armonia dei movimenti sono punti cardine dell’elaborato. Il critico d’arte Italo Mussa, definisce questa corrente artistica: Pittura Colta. Ed è proprio seguendo questi canoni che possiamo intravedere nel dipinto La mano ubbidisce all’intelletto, la naturalezza delle forme classiche, il panneggio delle vesti e il chiaroscuro.

Artisti che vogliono imitare, riproporre e correggere in chiave contemporanea opere del passato; come a dire che siamo “nani sulle spalle dei giganti”. Un richiamo ai volti del Botticelli, al surrealismo contemporaneo, alla metafisica di De Chirico e un poco anche al magrittismo, fanno del nostro Carlo Maria Mariani un esponente di punta dell’ Anacronismo.

Nato nella capitale nel 1931 e risiedente nella grande mela dal 1993, è giunto alla fama internazionale solo nel 1975 quando si tenne la sua prima mostra. Biennale di Venezia, Centre Pompidou, Museum of Modern Art di New York , sono solo alcuni grandi nomi dei musei dove espose le sue opere d’arte. Forse per la mancanza di energie e di innovazione che l’arte concettuale e il minimalismo avevano finito, Mariani si rifà al classicismo e al rinascimento; e chi meglio di un italiano può mettere in pratica le tecniche di questi due grandi periodi del passato? Con un background del genere… Chiamatelo come più vi piace: nostalgico, appassionato, conservatore, tradizionalista, malinconico, Carlo Mariani è riuscito nel suo intento, almeno nel mondo artistico, dare regole a quel mondo che eccede e mai si ferma.

 

Federica Meloni

 

Karen Klimnik tra realtà e fantasia

Karen Kilimnik è un’artista nata nel 1962 a Philadelphia, dove ancora oggi vive e lavora. Dopo essersi laureata nel 1984, inizia a dedicarsi all’affascinante mondo delle installazioni ambientali, includendo dipinti in progetti site-specific. Il messaggio che vuole trasmettere è ben preciso: un mondo reale contrapposto alla favola, un romanticismo che ormai è soppiantato dalla società consumistica. Tramite l’opera la Klimnik racconta come siamo ormai torturati dai miti e dai nostri stessi modelli creati da questa società. Il linguaggio, talvolta complesso, si estende al di là della tela, l’artista considera l’ambiente in cui si colloca la sua opera come parte essenziale dell’opera creata: i dipinti sono spesso accompagnati da estratti musicali e si completano con l’azione della pittura sull’ambiente in cui sono installati.

Nei ritratti scompare l’ambientazione, e lo spazio accoglie il primo piano di persone accompagnate talvolta da allegorie storiche. Quasi drammatici, malinconici, violenti dalle pennellate veloci, ma ricchissimi di colori accesi, i dipinti nascondono una poesia e una nostalgica bellezza, un umorismo non indifferente.

I ritratti sono spesso di personaggi famosi, attori, modelli e ballerini che incarnano figure storiche o letterarie: ad esempio Paris Hilton come Marie Antoinette, Leonardo di Caprio come il principe azzurro della Bella addormentata e Nureyev come il Principe delle Nevi, prendendo la forma di autoritratti più o meno realistici che per l’artista sono sintomo di fantasia. Un particolare aspetto per Kilimnik è la miscelazione di ritratti reali e immaginati: nelle pitture iconiche, le moderne icone pop-culturali vengono inserite in composizioni storiche composte, dando origine ad un incantato tipo di irrealtà, vedi la presenza di pipistrelli colorati in un ritratto medievale in bianco e nero, o la costante presenza di gatti come adorazioni.

Questa vena fantastica vale anche per le installazioni. Fontana della Gioventù, è un’installazione costituita da sei piedi di siepi di boxwood, erba, edera e una fontana da giardino in pietra e bottiglie di profumo di vetro. La galleria inferiore include un’installazione a tema cineseerie dove i disegni precoci appendono con carta da parati personalizzata, mobili, sedili da giardino, ventilatori e lanterne.

Interessante è The Hellfire Club, un’installazione del 1989 che fa riferimento alla serie televisiva britannica del 1960, The Avengers (I vendicatori). Una messa in scena di fotocopie, fotografie di star e oggetti incorniciati da tende in velluto e due disegni neri delle case di campagna britanniche, cornici d’oro, specchi, ragnatele, spade, ascia; questi elementi si combinano con un pisello, i Beatles, e altre immagini stereotipate britanniche, formando il ritratto artistico dei presupposti artificialmente esagerati che hanno reso l’esposizione televisiva così coinvolgente.

 

Josephine Frampton. Indizi al Sole

Si è inaugurata lo scorso 7 Maggio nella splendida cornice del Borghese Palace Art Hotel di Firenze, Indizi al Sole, la mostra della pittrice inglese Josephine Frampton, a cura di Gisella Guarducci.

In mostra 21 dipinti, sia di piccole che di grandi dimensioni, realizzati attraverso l’utilizzo di pigmenti in polvere su legno ingessato (quadri piccoli) e su tela ingessata (quadri grandi); tecnica pittorica molto vicina a quella del guazzo che, da sempre, si distingue nel panorama pittorico per originalità e delicatezza.

Centro e tema dominante di questa esposizione temporanea, che si potrà ammirare fino al 7 di Settembre, è la luce, in un percorso espositivo in cui l’occhio salta da un punto luce all’altro, sostando brevemente nell’ombra per poi rituffarsi dentro la luce. Guardando intorno, l’occhio non vede più alcun confine per via del bagliore e dell’alterazione delle forme; la stessa distanza da esse diventa indefinibile. Cercando rifugio da queste incertezze, l’occhio ricade di nuovo nell’ombra, e soffre già per quello che ha visto e non vede più.

La ricerca della luce, del calore, del cibo e dell’amore è l’azione principale dell’uomo. Essere sopraffatto dalla luce del giorno è un desiderio istintivo, così come quello di rintanarsi nel nido del sonno. La vista umana, tuttavia, è parziale, ed è per questo, che l’uomo s’incanta nei rapidi e conclusivi momenti del tramonto e dell’alba, che gli restituiscono un più nitido concetto del pianeta sole, pianeta che non può mai guardare direttamente ma che tasta con gli occhi ogni giorno, cercando degli indizi.

Fino al 07 Settembre 2017

Firenze

Luogo: Borghese Palace Art Hotel

Curatori: Gisella Guarducci

E-Mail info: gisellaguarducci@hotmail.com

EPOS. CHAO GE. La lirica della luce racconta attraverso circa 100 lavori

Dal 27 luglio il Complesso del Vittoriano – Ala Brasini ospita la mostra EPOS. CHAO GE. La lirica della luce, esaustiva antologica dedicata all’artista cinese Chao Ge.

Promossa da Segni d’Arte e organizzata in collaborazione con Arthemisia e Uniarts sotto l’egida dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, l’esposizione ha ottenuto il patrocinio di Roma Capitale, della Regione Lazio e dell’Ufficio Culturale dell’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese.

In programma fino al 26 settembre EPOS. CHAO GE. La lirica della luce racconta attraverso circa 100 lavori, suddivisi in due sezioni (dipinti e disegni), realizzati dal 1987 a oggi, la straordinaria storia creativa dell’artista che evidenzia la maestria con la quale domina le tecniche pittoriche. Cultore appassionato del Rinascimento italiano, ritrattista meticoloso e notevole paesaggista, Chao Ge è l’espressione più piena della propria terra d’origine, quella “terra del cielo blu” così definita per la spettacolare luce che tutto vivifica.

Capace di andare a indagare l’invisibile oltre le apparenze, in particolar modo quando si sofferma sugli intensi ritratti umani dove accorpa alla fisicità delle persone quella delle cose, l’artista riversa continuamente sulla tela, con una nitidezza impressionante, le proprie emozioni e lo fa ogni volta che, novello Marco Polo, diventa osservatore e testimone attento dei complessi scenari asiatici.

È tuttavia evidente che, nel momento in cui ritrae paesaggi e temi che riportano alle origini, la sua arte assume quasi la forma del poema epico.

Dal 27 Luglio 2017 al 26 Settembre 2017

Roma

Luogo: Complesso del Vittoriano – Ala Brasini

Curatori: Claudio Strinati, Nicolina Bianchi

Enti promotori:

Segni d’Arte

Patrocinio di Roma Capitale

Regione Lazio

Ufficio Culturale dell’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese

Costo del biglietto: ingresso gratuito

Sito ufficiale: http://www.ilvittoriano.com

Franco Mulas. “DEFRAG”. Opere 1967-2017

I Musei Civici di Ascoli Piceno presentano presso il Palazzo dei Capitani del Popolo una grande mostra antologica di Franco Mulas, a cura di Lorenzo Canova e di Stefano Papetti, che raccoglie cinquant’anni di lavoro: un lungo viaggio articolato e coerente attraverso la pittura di un maestro che ha sempre affrontato in modo incisivo e drammatico le trasformazioni del mondo contemporaneo.

Mulas, autore dello Stendardo della Quintana di quest’anno, presenta ad Ascoli un percorso che va dalle immagini inquietanti dei week end della fine degli anni Sessanta alle opere più recenti, dove la sua visione raggiunge i confini dell’astrazione.

In cinque decenni di lavoro, Mulas ha scoperto dunque costantemente le ferite del suo tempo, rarefacendo sempre di più la presenza dell’immagine per raggiungere il nucleo dolente di una pittura che si fa pelle corrosa e lacerata, sia pure nella sua rigorosa e quasi metallica compattezza, in un accumulo di segni e velature che sembrano condensare tutti i passaggi del suo articolato cammino artistico.

Questa materia dura e lucente, questo intreccio metaforico di passaggi e di innesti cromatici, non è soltanto un semplice elemento formale e stilistico, ma rappresenta un nucleo basilare del sistema visivo dell’autore, una struttura costruttiva che lo ha sostenuto nei diversi passaggi e nelle trasformazioni del suo percorso, un codice genetico che accompagna la crescita e le mutazioni del corpo della sua pittura.

Mulas ha percorso così un importante cammino di sublimazione nel corso del quale l’immagine ha cambiato gradualmente la sua presenza e il suo senso fino alle soglie estreme delle opere più recenti in cui coniuga le sue precedenti esperienze con una rilettura efficace e innovativa delle esperienze informali, dipingendo quadri dove aumenta il senso della ferita e della privazione, in una visione che si avvicina alla contemplazione desolata delle macerie culturali di un presente dove l’utopia si è ribaltata nel segno distopico dell’azzeramento.

Fino al 15 Settembre 2017

Ascoli Piceno

Luogo: Palazzo dei Capitani del Popolo

Curatori: Lorenzo Canova, Stefano Papetti

Enti promotori:

Musei Civici Ascoli Piceno

Comune di Ascoli Piceno

Costo del biglietto: ingresso gratuito

Telefono per informazioni: +39 0736.298213

E-Mail info: info@ascolimusei.it

Sito ufficiale: http://www.ascolimusei.it