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Omaggio a Elia Volpi pittore

Domenica 6 maggio al Museo di Palazzo Davanzati è stata inaugurata la mostra Omaggio a Elia Volpi pittore.

Noto soprattutto quale intraprendente collezionista/antiquario e artefice della ardita intuizione di restaurare l’antico Palazzo Davanzati trasformandolo nel 1910 in un museo privato dedicato a testimoniare più in generale, lo stile di una abitazione fiorentina tra Medioevo e Rinascimento, il padre del Museo si cimentò anche in una personale produzione artistica figurativa dopo la formazione presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze.

Questa fase è poco nota ma non meno importante per restituire una visione a tutto tondo di questa complessa personalità. La mostra ripercorre la formazione e l’attività giovanile (dai primi anni Settanta all’inizio degli anni Novanta dell’Ottocento) del Volpi, attraverso l’esposizione di dipinti e disegni in gran parte inediti, pervenuti al museo grazie a donazioni e di alcune opere provenienti da collezioni private.

Tra le opere in mostra, il raffinato ventaglio dipinto per la Regina Margherita nel 1885, con la Regina seduta nel giardino delle Grazie e incoronata dal Genio d’Italia in mezzo alle Virtù morali e civili, di cui si propone in mostra il bozzetto affiancato alla foto d’epoca; il fascinoso Ritratto di Pia Lori, sua futura moglie, risalente al 1890 circa, che dialoga con il Ritratto di Elia Volpi, realizzato nel nel 1915 da Silvio Zanchi, suo amico e storico collaboratore nei restauri di Palazzo Davanzati; il Ritratto di fanciulla del 1885, utilizzato come immagine rappresentativa della Mostra, che spicca per la grande modernità.

In esposizione anche una sezione multimediale e in particolare un video inedito, intitolato Elia Volpi nella quiete di Villa di Celle; il filmato presentato per la prima volta, contiene riprese girate in tempi e luoghi diversi introducendoci in alcuni momenti della vita privata di Elia e della sua numerosa famiglia attorno alla fine degli anni Venti del Novecento.
Inoltre, un pannello touch screen con le foto dell’album dedicato a La storia di Palazzo Davanzati permetterà di ricostruire la storia della “creazione” del Museo e di un vero e proprio modello di “fiorentinità”.

 

 

Dal 06 Maggio 2018 al 05 Agosto 2018

Firenze

Luogo: Palazzo Davanzati

Enti promotori:

  • MiBACT

Costo del biglietto: intero € 6, ridotto € 3

Telefono per informazioni: +39 055 2388610

E-Mail info: mn-bar.museodavanzati@beniculturali.it

Sito ufficiale: http://www.bargellomusei.beniculturali.it

Simone Fugazzotto. Yesterday ended last nigth

La Fondazione MAIMERI ospita al M.A.C. di Milano, in Piazza Tito Lucrezio Caro 1, dal 21 al 25 marzo 2018, la nuova mostra dell’artista milanese Simone Fugazzotto a cura di Luca Beatrice.

In occasione dell’apertura – il 20 marzo, 2018 alle 19.00 – sarà presente l’attrice Sabrina Impacciatore.

Artista poliedrico, nato a Milano nel 1983, che vive e lavora nel Queens, New York, Fugazzotto attraverso la pittura ha dato avvio ad uno studio antropologico sul suo unico e solo soggetto, la scimmia. Dalla tela al cemento, l’artista sceglie di osservare da vicino vizi e virtù dell’uomo, sostituendolo con il suo più vicino predecessore tra i Primati.
Con le più svariate tecniche propone da una prospettiva diversa atteggiamenti della società contemporanea che vengono affrontati al contempo con umorismo e serietà.

L’artista milanese con ironia graffiante, che gli deriva dalla sua esperienza nella Street Art, impasta temi scomodi d’inizio millennio, in chiave pop, materializzando un universo fatto di muri, tele, plexiglass, sculture, video e ready-made. Nude o vestite, con un iphone in mano, o un fucile, simboli e status, enfatizzati da colori sgargianti, per rappresentare le debolezze, le paure, gli azzardi dell’intera umanità. Le scimmie di Fugazzotto vogliono essere un avvertimento per la nostra società e un invito a ripensare ai valori autentici e alle vere necessità degli esseri umani.

 

 

Dal 20 Marzo 2018 al 25 Marzo 2018

Milano

Luogo: Spazio M.A.C.

Curatori: Luca Beatrice

Enti promotori:

  • Fondazione Maimeri
  • ARTE.it (media partner)
  • Con il cotributo di:
  • BIG – Broker Insurance Group
  • exportiamo.it
  • Candiani Denim
  • Charlie max Milano

Costo del biglietto: Ingresso libero

Telefono per informazioni: +39 348 2253405

E-Mail info: info@fondazionemaimeri.it

Sito ufficiale: http://https://www.fugazzottosimone.com/

Intervista al pittore Antonio Mallus

Si è da poco conclusa presso il Monte Granatico di Isili la personale di Antonio Mallus Volcano ed altri cicli, inserita nella manifestazione Artecracy.eu: l’arte contemporanea in Sardegna.

Mallus, cagliaritano classe 1958, è pittore ma anche insegnante di liceo artistico, e si definisce “un artista maturo e iperproduttivo”. Gli abbiamo fatto qualche domanda per conoscerlo meglio.

Come e quando si è avvicinato all’arte?

Io ho sempre amato colorare, fin da bambino, quando usavo i pennarelli perché erano appena stati introdotti. Poi ho fatto il liceo artistico e in terza e quarta ho avuto degli insegnanti di riferimento molto importanti, che appartenevano alle cosiddette “neoavanguardie sarde”, quelle che hanno iniziato a rompere con la tradizione figurativa regionale e italiana di quel periodo. Uno dei miei professori era Gaetano Brundu, che mi fece conoscere le avanguardie artistiche, e soprattutto Mondrian. Vedere i cataloghi e le monografie degli artisti più importanti del Novecento per un ragazzo di 17 anni, in quei tempi in cui non c’era Internet e l’unica cosa che avevamo era l’Argan con le immagini in bianco e nero, fu una vera folgorazione. Forse è lì, in terza liceo, che ho capito che potevo fare anche altre cose oltre alla copia dal vero e al disegno accademico, perciò la scuola è stata fondamentale per me. Lo è stata ancor di più dopo, perché ho proseguito nell’istruzione artistica. Del resto venivo da una famiglia di insegnanti, quindi la scuola ce l’avevo nel DNA, era destino.

Parlando di scuola, il suo ruolo di insegnante influisce su quello di artista? In che modo?

Quando ho iniziato a insegnare nel 1980 e volevo entrare di ruolo mi sono reso conto che i titoli artistici valevano molto, e allora ho iniziato a capire che fare le mostre, esporsi, confrontarsi, era importante. Fu uno stimolo per me scalare quella graduatoria che mi sembrava irraggiungibile. Capii che un conto era la passione, un altro era comunicare, poter condividere determinate cose al di fuori del proprio giro. Perciò la scuola mi ha sempre condizionato, una cosa aiutava e motivava l’altra diciamo, soprattutto in quegli anni lì.

Cosa consiglierebbe a un giovane che vuole avvicinarsi alla carriera di artista?

Io userei un altro termine: carriera di creativo, perché ormai questo ambito si è espanso. Il Novecento ha rifondato il modo di pensare, è andato oltre la pittura, la scultura e l’architettura, per cui mi sembra riduttivo per artista intendere pittore. Oggi gli stilisti di moda, i designer, sono degli artisti. Io faccio il pittore perché ho fatto una scuola di pittura e mi sono sempre interessato di questo, ma oggi non basta più. Diciamo che è un punto di partenza, non è più un punto di arrivo. Io in un certo senso appartengo più agli anni Cinquanta che non al Duemila. Non sono un tradizionalista, un figurativo in senso stretto, ma le mie ricerche pagano pegno alle avanguardie storiche e alle neoavanguardie, dall’informale in poi sino alla transavanguardia. Penso che l’arte è un piacere, ma ci vuole anche la consapevolezza.

A questo proposito, quali sono i suoi punti di riferimento in campo pittorico? C’è qualche artista o movimento che l’ha influenzata più di altri?

Mah, ci sono tante cose. È ovvio che le avanguardie storiche sono state molto importanti, poi anche l’informale, l’arte concettuale, l’arte povera… Noi eravamo una generazione che è nata col bianco e nero, abbiamo scoperto il colore nell’arte. Avevamo un immaginario sconfinato da un certo punto di vista, ma gli strumenti erano molto poveri, soprattutto in proporzione alla generazione attuale. Non c’è paragone con oggi. Certo ci sono altri problemi, però le chance sono molte di più.

Devo molto anche ai miei professori. Negli ultimi anni sto cercando di pagare questi debiti di riconoscenza, per cui li cito nei miei cataloghi, faccio delle donazioni. C’è un fattore affettivo per l’istruzione artistica che permane. Il fattore umano per me non può essere disgiunto dal fattore artistico, le persone sono più importanti dei manufatti. Ecco cosa significa la consapevolezza.

 

Cos’è per lei la creatività? Come nascono le sue opere?

Negli ultimi anni mi sono reso conto che lavoro in maniera compulsiva, seriale, come quando ero in terza liceo. Non ho mai cambiato la strategia, ho sempre questa esigenza compulsiva che è un po’ di curiosità un po’ di sfogo. Sono agnostico, non sono un credente, perciò ho bisogno sempre di pormi domande anziché dare risposte. Dipingere per me è un lavoro ma anche un’identità, una memoria, un insieme di cose. È anche un’esigenza, uno sfogo, una nevrosi… anziché andare dallo psicanalista io compro materiale e vado in studio, forse risparmio anche!

 

E che tecniche pittoriche utilizza?

Io lavoro esclusivamente olio su tela, da questo punto di vista sono tradizionalista. Però ho una tecnica molto impulsiva: col pennello faccio le campiture di colore, mentre il disegno lo faccio poi con le “stubettature”, cioè vado a rievidenziare la materia, il colore, il contrasto direttamente col tubetto.

Cosa ne pensa invece dell’arte contemporanea in Sardegna? Si fa abbastanza per valorizzare il settore? Cosa si potrebbe fare di più?

Fare si potrebbe fare tutto, perché il sistema dell’arte in Sardegna non esiste, ma anche nel resto dell’Italia non scherza. Siamo molto indietro a livello istituzionale, non abbiamo musei e gallerie, e in quelli che ci sono arriviamo a malapena alla transavanguardia. Spetterà alle nuove generazioni cambiare le cose, ma faticheranno molto. Io ho dei figli che sono uno architetto e un altro violoncellista, chissà cosa faranno e dove… sicuramente non rientreranno in Sardegna.

Potrebbe esserci una rivoluzione culturale nei prossimi decenni se nella scuola italiana insegnassimo di più e meglio l’arte, la musica, la nostra cultura. Allora potremo competere anche con gli artisti e musicisti stranieri. Noi siamo nati i più bravi, abbiamo inventato e insegnato a tutti il meglio, ma ce lo stiamo dimenticando. Per me la scuola è strategica, dovrebbe essere al primo posto, invece si fanno riforme che sono solo razionalizzazioni, giochiamo col futuro delle prossime generazioni e rischiamo veramente di impoverirci, sia economicamente che culturalmente. Ai miei studenti definisco l’Italia una superpotenza culturale, dobbiamo solo ricordarlo e ridiventarlo.

 

 

[Articolo collegato alla mostra “Volcano ed altri cicli” che si è svolta a Isili (Sud Sardegna) a partire dal 28 dicembre 2017 e che ha visto l’esposizione di alcuni cicli evolutivi del percorso artistico di Antonio Mallus, formatosi nel clima neoavanguardistico degli anni Settanta ed avendo come maestri spirituali Kandinsky, Mondrian ed il primo Futurismo. Evento realizzato dall’associazione Youth Caravella con il contributo dell’Assessorato al Turismo della Regione Autonoma della Sardegna e dalla partnership con il Comune di Isili, del Comune di Serri, del Santuario Nuragico Santa Vittoria di Serri, dall’Associazione Culturale Artecrazia e del giornale Artecracy.eu].

 

Antonio Ligabue. Vita, opere e oggetti di un geniale artista

Fino al 17 Febbraio 2018 si terrà in Calabria, nelle sale espositive del Museo del Presente di Rende, una mostra monografica su Antonio Ligabue (Zurigo 1899 – Gualtieri 1965), uno fra i più eccezionali pittori del Novecento.

La mostra darà la possibilità al pubblico di ammirare dal vivo l’arte di Ligabue, e saperne di più su Toni al Matt, un genio tormentato, un folle, un visionario, un vero artista, segnato da un’infanzia difficile, ove a far da padrone erano il disagio, la solitudine e l’isolamento, un artista che seppe trovare nell’arte una sua originale forma di riscatto e fece dell’espressione artistica il suo principale mezzo di comunicazione.

Attraverso una selezione di opere, tra cui dipinti, sculture, incisioni, il percorso espositivo accompagnerà il visitatore alla scoperta di questo complesso personaggio vissuto nella provincia italiana del dopoguerra che, tra la fine degli anni ’50 e gli inizi degli anni ’60 ottenne, mentre era ancora in vita, un successo inaspettato.

La mostra non si limita a presentare al pubblico le sue opere ma vuole far luce sulla sua personalità, sulla sua singolare vicenda umana, attraverso l’esposizione di una selezione di suoi oggetti personali e una serie di focus relativi ad aneddoti e personaggi collegati all’artista. Si terranno, per supportare la mostra, per tutto il periodo di apertura, una serie di attività didattiche laboratoriali rivolte alle scuole, ai giovani visitatori e suddivise per fasce di età.

 

 

Fino al 17 Febbraio 2018

Rende | Cosenza

Luogo: Museo del Presente

Curatori: Alessandro Mario Toscano, Marco Toscano

Enti promotori:

  • Casa Museo Ligabue
  • Comune di Rende

Costo del biglietto: intero 5 euro, ridotto 4 euro (over 65, ragazzi dai 13 ai 18 anni, gruppi min. 15 max. 30 persone), scuole 2,50 euro. Gratuito bambini fino a 6 anni, disabili e loro accompagnatori, membri ICOM, guide turistiche dell’UE, giornalisti iscritti all’ordine previa richiesta di accredito

Telefono per informazioni: +39 345 59 85 044

E-Mail info: mostraligabuerende@gmail.com

Sito ufficiale: http://www.mostraligabue.it

Non di certo una vita semplice, ma ricca di avvenimenti sì. Vivere due guerre non è da tutti

Marino Marini nasce a Pistoia il 27 febbraio del 1901, all’età di sedici anni si trasferisce a Firenze per entrare a far parte dell’Accademia di Belle Arti e nel 1929 è professore della cattedra di scultura presso la Scuola d’Arte di Monza. Durante gli anni quaranta del novecento si ritira in Svizzera con sua moglie “Marina”, così chiamata per sottolineare il forte legame tra i due; durante questo periodo di riflessione si avvicina ad importanti artisti ontemporanei. Successivamente rientra in Italia dove espone alla Biennale di Venezia con una personale che sarà il trampolino di lancio per affacciarsi nel mondo: New York, Oslo, Stoccolma, Zurigo, Roma ecc. Premi, riconoscimenti e fama è così che va via via procedendo la vita di Marino Marini fino alla sua morte avvenuta a Viareggio il 6 agosto del 1980.

La carriera dell’artista si può suddividere in quattro temi principali e per temi intendiamo i soggetti riportati, infatti secondo Marini non è importante che cosa si rappresenta, ma come lo si rappresenta. Le Pamone, I Cavalli e Cavalieri, Il mondo del circo e del teatro e i Ritratti.

Rifacendosi all’arte classica le Pamone sono dei nudi artistici di donne, che vogliono richiamare la dea etrusca Pamone, dea della fertilità. Lo stesso Marini afferma di non essere ispirato dall’arte etrusca, ma di essere lui stesso un etrusco. Tra le tematiche però più care ci sono i Cavalli e Cavalieri che mettono in luce la storia dell’uomo, dove quest’ultimo è sempre meno in grado di badare al suo cavallo e quindi di controllare appieno la vita, la propria vita! Come un funambulo in bilico tra bene e male, vita e morte così ci appaiono le figure rappresentate nel fantastico mondo del circo; dove la continua ricerca dell’uomo è il motore che fa girare il mondo… forse alla ricerca della felicità o forse alla continua ricerca di qualcosa che nemmeno noi sappiamo che cosa sia.

 

Mario Vespasiani. FIVE

Fra gli artisti più eclettici della pittura italiana contemporanea si annovera Mario Vespasiani (1978), protagonista della grande mostra collettiva FIVE, inaugurata sabato 9 dicembre presso la Catania Art Gallery di Catania.

Vespasiani lo scorso anno era stato presentato con una personale dal titolo Sì Sì Lì, ove era stato apprezzato per l’originalità e l’attenzione alle dinamiche migratorie, grazie all’originalità rivolta verso interpretazione dell’Isola come metafora di contrasti e di energie, mentre in questa occasione ha avuto come intento quello di realizzare un’opera inedita, che vede nella marcia di quattro orsi polari il cambiamento e i grandi spostamenti che la nostra società sta vivendo.

La galleria in occasione del quinto anniversario di attività, ha voluto celebrare con questo evento il suo compleanno, effettuando una selezione fra alcune delle proposte più interessanti visibili nel panorama nazionale. Sessantacinque nomi di qualità che abbracciano varie generazioni e stili, ma non solo, anche autori che vanno da Alberto Abate a Ubaldo Bartolini, da Giuseppe Bergomi ad Andrea Martinelli, da Mauro Reggio a Livio Scarpella fino a Mario Vespasiani, il quale,in questi giorni, è anche presente con una personale al Museo Storico dell’Aeronautica Militare di Vigna di Valle.

La mostra a cura di Aldo Gerbino ed Elisa Mandarà si concluderà il 31 gennaio 2018. La presentazione del catalogo edito per la collana Edizioni Elefantino avverrà sabato 21 gennaio 2018.

Catania Art Gallery
Via Caronda 48-48a
Catania
orari: da lunedi a sabato dalle 16,30 alle 20,30 – lunedi su appuntamento 095-315047

Francesco Trombadori. L’essenziale verità delle cose

La Galleria d’Arte Moderna di Roma espone, fino al prossimo febbraio, la mostra monografica su Francesco Trombadori, pittore siciliano di nascita ma romano d’adozione.

Un corpus di 90 opere, che vanno dai dipinti ai disegni, passando per materiale documentario, libri, articoli di giornale, oggetti (molte delle testimonianze cartacee esposte provengono dall’archivio dell’artista situato presso Villa Strohl-Fern Villa, che fu suo studio, oggi Casa Museo), il tutto a corredo di una mostra esaustiva che indaga l’intero suo operato artistico.

Roma fu il centro propulsore della sua arte, fu la città dove visse e partecipò ai circoli culturali più importanti dell’epoca, frequentando importanti salotti letterari ed entrando così a contatto con diverse figure chiave del periodo, sia in campo pittorico ma anche e soprattutto in quello poetico e letterario. Oltre che come pittore infatti, Trombadori lavorò come critico d’arte, scrivendo per diverse testate del settore, che includevano tra i loro collaboratori, come nel caso della rivista Circoli, poeti conosciutissimi come Giuseppe Ungaretti e Eugenio Montale.

La luce, la sua resa trasparente ed avvolgente è il punto dominante della serena pittura di questo artista, che affrontò le diverse correnti che si affacciavano in quegli anni, sperimentandole per passare immediatamente dopo a una ricerca sua personale, intima, che si lascia affascinare dall’effetto luministico, dal dato cromatico, dall’esattezza pittorica che cattura lo sguardo dello spettatore.

Il percorso espositivo propone una corposa quantità di opere, a partire dai paesaggi della terra natia, fino ad arrivare ad una carrellata di splendidi ritratti femminili che strizzano l‘occhio ai dettami del Realismo Magico in voga negli anni ’20, figure perfette nella stesura compatta dei colori, quasi smaltati, fredde e irraggiungibili, talmente esatte da sembrare irreali e proprio per questo stranianti, sono ritratti di donne con nome e cognome chiaramente identificati ma stranamente non collocabili in un contesto temporale o spaziale definito.

Ma sono i paesaggi capitolini che primeggiano; piazze, fontane, monumenti facilmente riconoscibili, scorci entrati ormai nell’immaginario collettivo, non solo in quello dei romani, assumono qui fattezze diverse, punti di vista inusuali, inesattezze topografiche che sconfinano nell’onirico: ciò che conta è la visione del pittore, è come l’immagine si trasfigura nel suo occhio di osservatore attento nelle ore calde di un pigro pomeriggio estivo piuttosto che nella bruma umida del mattino, per poi essere resa sulla tela come un riflesso della memoria, che non ha mai connotati nostalgici o malinconici ma riesce piuttosto a renderne affettuosamente il riverbero attraverso il ricordo.

Galleria d’Arte Moderna di Roma – Via Francesco Crispi, 24 – Roma

Fino all’ 11 febbraio 2018
Dal martedì alla domenica ore 10.00 – 18.30

Federico Buzzi. Luoghi atemporali

Federico Buzzi dipinge con intensità e guardando con afflato alla pittura figurativa del passato novecento italiano. Ammaliato dalle atmosfere sospese di Mario Sironi, da quelle metafisiche di Giorgio De Chirico e da quelle surreali di Carlo Carrà.

Cresciuto di fronte a una collezione di dipinti del primo Rinascimento e degli anni ’20, è senza dubbio rimasto piacevolmente segnato consequenzialmente incuriosito; attratto emotivamente, da quella figurazione che reputa come l’ultima reale tradizione pittorica italiana: Il Gruppo “Novecento”.

I suoi lavori, mai esposti sino ad ora, sono presenti in collezioni private, conosciuti nei circoli intellettuali, tra amici e conoscenti. E’ con Galleria STATUTO13 che si presenta l’effettiva possibilità, coadiuvata da una volontà dell’artista stesso, di esporli pubblicamente appannaggio del fruitore.

Come si evince nella citazione dell’incipit i luoghi rappresentati nei suoi dipinti sono spesso legati all’attualità di una società malinconica, dove talvolta la solitudine emerge con connotazioni di timore, altre invece con velate introspezioni surreali, atemporali.

Le copie dal vero inserite tra contesti urbani e metafisici ci ricordano i corpi dei manichini di De Chirico o le statue greche ed evidenziano quello sguardo volto a stilemi del passato, convincendoci che sia necessario un ritorno a tali ambientazioni, trovandoci in una società contemporanea dove valori e principi morali sono ormai troppo spesso desueti e dimenticati.

Secondo Federico Buzzi difatti l’Arte tradizionale occidentale non è legata a un progresso lineare nel tempo e tanto meno a un fine. Ci troviamo di fronte a cicli, corsi e ricorsi storici dove epigoni e anacronismo fanno da catalizzatori artistici. Un ritorno al passato dunque è auspicabile e quantomeno desiderabile.

Dal 06 Dicembre 2017 al 19 Dicembre 2017
MILANO
LUOGO: Galleria d’Arte Contemporanea Statuto13
CURATORI: Massimiliano Bisazza
TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 347 2265227
E-MAIL INFO: info@statuto13.it
SITO UFFICIALE: http://www.statuto13.it

Aldo Tanchis e Fernando Miglietta raccontano Bruno Munari

Giovedì 19 ottobre alle ore 18:00 la Fondazione Palazzo Pretorio presenta Aldo Tanchis e Fernando Miglietta raccontano Bruno Munari, nell’ambito della mostra Bruno Munari: aria | terra, presso Palazzo Pretorio a Cittadella (PD). Durante l’appuntamento Aldo Tanchis, scrittore della più importante monografia su Bruno Munari (1986, di prossima riedizione presso Corraini) e l’architetto Fernando Miglietta, che ha curato la realizzazione dei maggiori progetti urbani di Munari, raccontano la loro esperienza accanto all’artista.

La mostra Bruno Munari: aria | terra curata da Guido Bartorelli è promossa dalla Fondazione Palazzo Pretorio Onlus, in collaborazione con il Dipartimento dei Beni Culturali dell’Università degli Studi di Padova e l’Associazione Bruno Munari, e proseguirà fino al 05 novembre 2017.

L’arte di Bruno Munari (Milano, 1907-1998) appare come un eccezionale complesso di pittura, scultura, sperimentazioni nelle tecniche più varie e innovative; e ancora grafica, design, editoria, fino a giungere a quella dedizione verso i laboratori per bambini in cui va riconosciuto un precoce superamento dell’opera d’arte chiusa a favore della fluente processualità del fare. Alla produzione pratica si aggiunge, inoltre, una produzione teorica altrettanto ricca e di rara lucidità.

In tutto ciò Munari ha saputo riflettere, fino a trarre conseguenze che suonano tutt’oggi radicali, sulle nuove responsabilità che l’avvento della società di massa affida agli artisti. Questi devono lasciarsi alle spalle le ambizioni individualistiche per mettere il proprio talento al servizio della collettività. L’utilizzo di metodologie oggettive e trasmissibili ha come obiettivo ultimo quello di porre chiunque nella condizione di comprendere i processi creativi e avvalersene in prima persona. Al proposito sono quanto mai attuali alcuni interrogativi posti da Munari quasi cinquant’anni fa: «L’arte, che un tempo era privilegio di pochi uomini sta diventando una espressione possibile a ciascuno di noi? Si sta riducendo positivamente la distanza tra l’artista e l’uomo normale?» (Artista e designer, 1971).

 

 

ALDO TANCHIS E FERNANDO MIGLIETTA RACCONTANO BRUNO MUNARI

Quando: Giovedì 19 ottobre 2017 ore 18:00

Dove: Palazzo Pretorio, Via Marconi 30, Cittadella (PD)

Ingresso gratuito

 

NELL’AMBITO DELLA MOSTRA: BRUNO MUNARI: ARIA | TERRA
A CURA DI: GUIDO BARTORELLI
SEDE ESPOSITIVA: PALAZZO PRETORIO – VIA MARCONI, 30 – CITTADELLA (PD)
DATE DI APERTURA: 9 APRILE 5 NOVEMBRE 2017
GIORNI DI APERTURA:

DAL MARTEDÌ ALLA DOMENICA. LUNEDÌ CHIUSO.
ORARI DI APERTURA: DAL MARTEDÌ AL VENERDÌ 9:00 – 12:30 / 15:00 – 19:00; SABATO E DOMENICA: 10:00 – 12:30 / 16:00 – 19:30

info e contatti
TEL: +39 049 9413449
EMAIL: info@fondazionepretorio.it
WEB: www.fondazionepretorio.it

Gli orizzonti della percezione. Personale di Antonio Milleddu

La Ruota della Fortuna è lieta di presentare la mostra di pittura dell’artista locale Antonio Milleddu, dal titolo Gli orizzonti della percezione, presso la locanda Aurora di Cagliari, in piazza Yenne, in mostra sino al 15 novembre 2017.

Un risultato con una forte e tangibile espressione del pensiero dell’animo umano, una materializzazione del vissuto personale dell’artista. Antonio Milleddu ha cercato di attraversare e varcare quel sottile confine che separa ciò che vede l’occhio da ciò che vede la mente, passando dalla consapevolezza dell’essere umano. Si tratta di una conoscenza del linguaggio dell’arte legato alla storia e ai vissuti di ognuno di noi. Nei suoi lavori attraverso una fusione di colori e di luci abbiamo una rappresentazione di stati d’animo, un vissuto interiore, sfigurato dal tempo, che esprime allo stesso modo energia, dinamismo, con un risultato oggettivamente suggestivo.

Il pubblico coinvolto ha il progetto di interpretare in chiave eloquente le opere, diventando come parte integrante di esse.

Un’arte studiata nelle forme, con uno spiccato senso del realismo e un innato senso dell’osservazione. Lo sguardo è attratto dai colori brillanti, che rafforzano questo lavoro, basato sull’analisi personale dell’artista. Una componente naturale nel comunicare il mondo interiore del vissuto quotidiano è presente nel lavoro del Milleddu, ove è evidente un lavoro ricco di passione, con un entusiasmo volto alla crescita interiore del protagonista. L’esperienza pittorica è un presupposto che risulta essere la chiave della vita matura dell’uomo.

In questa mostra l’autore mostra le ragioni della trasformazione da una visione del mondo essenzialmente umanista volto al pregiudizio della decadenza, a una concezione più spirituale e astratta. Le esperienze traversali in campo artistico hanno permesso di varcare e conoscere il confine dell’animo artistico, spesso turbato dal vissuto quotidiano. Il percorso artistico nasce dall’esigenza di catturare lo sguardo dello spettatore che deve saper comprendere fino in fondo le radici del suo male. I colori sgargianti rafforzano il carattere dell’esposizione, una parte fondamentale che ha contribuito alla nascita della mostra, che è un percorso ricco di passione ed entusiasmo.

 

 

Info: Cagliari, associazione culturale “la ruota della fortuna” LocandAurora

Fino al 15 novembre

Dalle 10,00 alle 20,00