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Sangue e Arena

Immaginate di poter essere per una sera spettatori dei celebri giochi del Colosseo. Di ritrovarvi sul pavimento dell’arena, di avere lo stesso punto di vista che ebbero gli antichi romani che assistevano alle lotte tra la vita e la morte che coinvolgevano gladiatori, belve, schiavi, prigionieri.

Tutto questo oggi torna ad essere possibile grazie a Sangue e Arena, spettacolo multimediale che prende spunto dalle descrizioni dei giochi offerti al popolo dall’Imperatore Tito, narrati dal poeta latino Marziale nel Liber de Spectaculis, realizzato per renderci partecipi della molteplicità di eventi che si tenevano in questo luogo nell’antichità.

Il Colosseo era infatti una grande macchina scenografica, oltre che un teatro della vita e della morte, che offriva per il divertimento della popolazione una serie di spettacoli e giochi: le muneras, combattimenti tra gladiatori, personaggi celebri del tempo, paragonabili per fama e seguaci ai moderni calciatori; le venationes, lotte tra belve feroci provenienti dai più lontani angoli del globo (immaginate l’effetto per il pubblico di vedere per la prima volta un leone o un elefante, il fascino della prova tangibile dell’esistenza di un mondo esotico e lontano, quasi fantastico).

E poi ancora le damnatio ad bestias, le condanne a morte per i prigionieri eseguite tramite la ferocia di belve tenute affamate per giorni, o le sorprendenti naumachie, combattimenti tra navi inscenate dopo aver riempito d’acqua il piano dell’arena del Colosseo stesso.

E’ la società canadese Graphic Motion ad aver realizzato il progetto multimediale, che ha visto la supervisione di esperti del campo (archeologi e storici) oltre chiaramente alla collaborazione con il Parco Archeologico del Colosseo e all’apporto organizzativo di Electa.

Le sedute riservate agli spettatori sono posizionate direttamente sull’arena; davanti a loro un telone orizzontale di 17 metri, sul quale vengono proiettate diversi tipi di scene: gladiatori che si affrontano, belve che si attaccano, miti che vengono messi in scena per il divertimento di un pubblico ansioso di emozioni forti, il tutto accompagnato dalla guida di opere d’arte antiche animate, al fine di dare una testimonianza il più esatta possibile di un contesto del quale ci restano molte tracce ma nessuna prova visibile.

Le immagini, coadiuvate da un sapiente uso delle luci e dei suoni, che garantisce un’esperienza fortemente immersiva per lo spettatore, sono proiettate oltre che sul telo anche sulla cavea dell’anfiteatro, generando un effetto di sicuro stupore e di totale coinvolgimento per chi si trova seduto ad assistervi.

Gli spettacoli, tre per sera e della durata di 30 minuti l’uno, si terranno fino al prossimo 27 ottobre ogni giovedì, venerdì e sabato.

 

 

Sangue e Arena

Anfiteatro Flavio,

Piazza dell’Anfiteatro Flavio, 1 – Roma

Dal giovedì al sabato 21.30-23.30

www.coopculture.it

 

Streets of Art: creazioni live, mostre e beneficenza per il nuovo festival di arte all’aria aperta

Ultimamente in Italia fioriscono in continuazione festival, mostre e progetti di Street art. Streets of Art, però, inaugurato lo scorso weekend a Roma, è diverso dagli altri: non è infatti il classico festival di arte di strada, ma un festival di arte IN strada. Quindici artisti appartenenti a diversi generi e generazioni si sono dati appuntamento per l’occasione a piazza Margana, nel centro di Roma, trasformandola per due giorni in un laboratorio creativo all’aria aperta. Tra performance, fotografia, pittura, disegno e scultura hanno lavorato ognuno secondo la sua tecnica e il suo stile, ma tutti in un comune spirito di condivisione e di dialogo, sia tra di loro che con lo splendido angolo di Roma che li ha ospitati.

Il tema della strada è stato protagonista non solo come luogo fisico, ma anche perché tutti gli artisti invitati vi sono da sempre in qualche modo legati. C’è chi come Giovanni Pernazza, Claudia Manelli, e Giancarlino Benedetti Corcos ama dipingere en-plein air, facendo della strada il proprio studio, o chi, come Andrea Gandini, è solito trasformare direttamente alcuni elementi del contesto urbano (i tronchi morti, per l’esattezza) in opere d’arte, e ancora chi, come Baldo Diodato, delle strade ha fatto l’oggetto principale di tutta la sua carriera (con i caratteristici calchi di sampietrini, perfetto simbolo della città eterna). Questi come tutti gli altri artisti che hanno aderito alla manifestazione, armati di cavalletti, banchetti, camere oscure e altri mezzi creativi, hanno invaso per l’interno weekend piazza Margana e i vicoli circostanti, creando interventi site-specific, visivamente o concettualmente legati al luogo. Lo street artist Ex-Voto, ad esempio, ha creato uno dei suoi soliti geniali altarini alternativi, un poster dal titolo Santa Madonna della Sagacia, dedicato alla storica Acacia che fino a poco tempo fa abbelliva la piazza, mentre Ryan Spring Dooley ha ridato vita a un vecchio palo in disuso attraverso una scultura fatta di materiali riciclati.

Le opere nate da questa esperienza di creazione live, collettiva e all’aperto saranno esposte al pubblico il prossimo weekend (il 12 e 13 maggio) in occasione di Open House 2018. La mostra si terrà presso la Sala Margana, una sorta di wunderkammer colma di quadri, statue, stampe, mobili e altre meraviglie antiquarie, che affaccia sulla storica piazza e che già di per sé merita decisamente una visita.

Al termine di Open House (precisamente dalle ore 18 di domenica 13), inoltre, queste opere create durante il festival verranno vendute attraverso un’asta di beneficenza, insieme ad alcune riproduzioni e stampe, in modo da coinvolgere sia i collezionisti che un pubblico più vasto. Parte del ricavato verrà donato al nuovo centro di cure primarie e accoglienza per minori stranieri non accompagnati Intersos 24.

L’intero evento è dedicato, a 20 anni dalla sua scomparsa, a Carlo Sestieri, antiquario e generoso mecenate che più di qualsiasi cosa amava passeggiare in cerca di giovani talenti per quelle stesse strade che in questi giorni si sono riempite di artisti in suo ricordo. Il festival, alla sua prima edizione, è stato organizzato dal nipote di Carlo, Giovanni Edoardo Visone, e dalla musicista Tess Amodeo-Vickery, che proprio in questo luogo magico fuori dal tempo si sono conosciuti e innamorati.

 

 

Per maggiori informazioni: http://www.salamargana.it/

 

World Press Photo 2018

La mostra del World Press Photo 2018 si terrà a Roma, in prima assoluta italiana, presso il Palazzo delle Esposizioni dal 27 aprile al 27 maggio 2018. World Press Photo 2018, promossa da Roma Capitale – Assessorato alla Crescita culturale, è ideata da World Press Photo Foundation di Amsterdam e organizzata dall’Azienda Speciale Palaexpo in collaborazione con 10b Photography.

La foto dell’anno, scelta nella categoria Spot News, è di Ronaldo Schemidt (Caracas, 1971), fotografo venezuelano dell’Agence France Presse. Ad essere premiato, uno scatto che ritrae un ragazzo in fuga, avvolto dalle fiamme, durante una manifestazione nel maggio del 2017, contro il presidente Nicolás Maduro, a Caracas.

Il Premio World Press Photo è uno dei più importanti riconoscimenti nell’ambito del fotogiornalismo. Ogni anno, da più di 60 anni, una giuria indipendente, formata da esperti internazionali, è chiamata ad esprimersi su migliaia di domande di partecipazione inviate alla Fondazione World Press Photo di Amsterdam da fotogiornalisti provenienti da tutto il mondo.

L’esposizione del World Press Photo 2018 non è soltanto una galleria di immagini sensazionali, ma è un documento storico che permette di rivivere gli eventi cruciali del nostro tempo. Il suo carattere internazionale, le centinaia di migliaia di persone che ogni anno nel mondo visitano la mostra, sono la dimostrazione della capacità che le immagini hanno di trascendere differenze culturali e linguistiche per raggiungere livelli altissimi e immediati di comunicazione.

 

 

Dal 27 Aprile 2018 al 27 Maggio 2018

Roma

Luogo: Palazzo delle Esposizioni

Enti promotori:

  • Roma Capitale – Assessorato alla Crescita culturale

Costo del biglietto: intero € 12.50, ridotto € 10, 7-18 anni € 6, gratuito under 7

Telefono per informazioni: +39 06 696271

E-Mail info: info.pde@palaexpo.it

Sito ufficiale: http://https://www.palazzoesposizioni.it

Licia Galizia. Flussi

La galleria Anna Marra Contemporanea ospiterà, fino al prossimo 26 maggio, la personale di Licia Galizia dal titolo Flussi, a cura di Isabella Indolfi.

L’artista abruzzese propone una serie di opere che integrano in modo originale linguaggi diversi: quello scultoreo, quello musicale e quello digitale.

Le sue sono infatti vere e proprie sculture musicali, orchestrate in un unico ritmo tramite la tecnologia chiamata Planofoni, realizzata dal CRM (Centro Ricerche Musicali di Roma).

Il tutto crea un’ atmosfera immersiva, dove lo spettatore riesce ad interagire e a confrontarsi in profondità con le opere esposte.

Il leit-motiv della mostra è il tema dell’acqua, declinate nelle sue accezioni più cupe ma anche in quelle più alte e affascinanti.

Tra la serie di opere site specific qui esposte, spicca Mare oscuro, che parafrasa quegli aspetti terribili recentemente connessi al mare più vicino al nostro paese, il Mediterraneo, teatro della tragica fine di molte vite di profughi.

Licia Galizia illustra questo dramma tramite una serie di lastre acuminate che si sollevano dal fondo, invadendo lo spazio e costringendo lo spettatore a farsi strada in modo tortuoso nel percorso che vanno a creare. Più speranzoso il messaggio delle installazioni Acqua e Diluvio, che propongono invece una progressiva sublimazione della materia verso un concetto di purezza.

Le forme si fanno onda musicale, vibrazione tattile che invita l’osservatore al contatto, avvolgendolo in un’interessante e completa esperienza sinestetica.

 

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ANNA MARRA CONTEMPORANEA

dal 18 aprile al 26 maggio 2018

Via Sant’Angelo in pescheria 32 – Roma

www.annamarracontemporanea.it

da lunedì a sabato, dalle ore 15.30 alle 19.30

Outdoor Festival 2018: breve racconto del padiglione arte

È già grande successo per l’ottava edizione di Outdoor Festival, inaugurata a Roma lo scorso 14 aprile, in seguito a una suggestiva anteprima del duo Quiet Ensemble all’IQOS Embassy di via Margutta. Il tema di quest’anno è il patrimonio culturale, e dopo le passate edizioni dedicate all’arte urbana e alla riattivazione di spazi abbandonati, il festival è approdato all’ex Mattatoio (nonché ex Macro Testaccio) e si è totalmente rinnovato, aprendo non solo ad ogni genere di arte visiva, ma anche a musica, televisione, conferenze e artigianato.

Nonostante tutti questi cambiamenti, già dai primi giorni di apertura è evidente che anche in questa edizione il padiglione arte, a cura di Antonella Di Lullo e Christian Omodeo, resta il protagonista assoluto dell’evento. Non avendo a disposizione gli spazi enormi a cui il festival era abituato, quest’anno il percorso è stato progettato (dal collettivo di architetti Orizzontale) come una sorta di labirinto, diviso in quattro sezioni tematiche rappresentanti i quattro modi di rapportarsi al patrimonio e allo scorrere del tempo. Questa organizzazione spaziale pone lo spettatore al centro della mostra e lo lascia libero di scegliere la propria esperienza, favorendo anche il confronto diretto tra artisti provenienti da nazioni, generazioni e ricerche diverse. Lo spettatore è inoltre bombardato da luci, suoni e odori che trasformano ancor di più la visione della mostra in un’esperienza interattiva capace di coinvolgere tutti i sensi.

Il primo percorso, Disobedience, rappresenta chi si pone in discontinuità con il passato, chi rompe gli schemi per cambiare le cose. Protagonisti di questa sezione sono il monumento femminista della portoghese Wasted Rita, un vero e proprio “funerale del patriarcato” che con corone di fiori, ceri accesi e volantini annuncia la morte del potere maschilista, e Btoy, l’ironica installazione con cui Biancoshock riflette sull’atteggiamento di omologazione e moda ormai imperante nel mondo della Street art. Fanno parte di Disobedience anche la collezione di adesivi del francese Mathieu Tremblin, le opere infuocate di Paolo Buggiani, il vortice di caramelle in betoniera di Rub Kandy, e i graffiti come sport estremo dei Berlin Kidz.

Il secondo percorso, Lightspeed, si sviluppa lungo tutto l’asse centrale del padiglione ed è dedicato a chi corre così velocemente verso il futuro da non accorgersi di cosa si sta lasciando alle spalle. Fanno parte di questa sezione la scritta “Here we are” dello street artist inglese Kid Acne (già noto al pubblico di Outdoor per la sua Paint over the cracks del 2011); l’installazione sospesa del duo italiano Quiet Ensemble, nascosta dietro pesanti drappi neri che ne esaltano la percezione eterea e fuori dal tempo; il tunnel ridefinito dalle linee geometriche e optical dei Motorefisico, il cui scivolo finale rappresenta perfettamente l’idea di slancio verso il futuro che caratterizza il percorso; e i cinque pannelli fluorescenti di Uno, che posti come una successione di porte all’ingresso del padiglione danno da subito allo spettatore l’idea di entrare in uno spazio-tempo parallelo rispetto al resto della città.

Il terzo percorso, Total Recall, è dedicato invece a chi interagisce quotidianamente con il passato, ma attraverso un approccio fecondo e senza mai finirci intrappolato. Gli artisti protagonisti di questa sezione mettono in atto diverse forme di riappropriazione nostalgica ma allo stesso tempo ironica del passato e del patrimonio culturale. Le opere dell’illustratore cinese Tony Cheung (alcuni lo conosceranno per una recente copertina di Calcutta), ad esempio, riflettono sulle contraddizioni tra l’antica cultura del suo paese e la moderna società capitalistica, mentre quelle di Leonardo Crudi, noto ai romani per i poster del Collettivo Novecento disseminati in tutta la città negli ultimi mesi, fanno proprio il linguaggio delle avanguardie storiche e del Costruttivismo russo in particolare. Si incontrano poi lungo questo percorso i riferimenti ad antiche stampe e incisioni della parigina Madame; le geniali e spesso grottesche gif animate con cui il canadese Scorpion Dagger mixa riferimenti al Rinascimento e alla nostra società contemporanea; la strana archeologia fatta di cemento e polistirolo di Rub Kandy; e soprattutto la stravagante Classic Dance di Sam 3 (anche lui figura ben nota al pubblico di Outdoor per l’opera dipinta accanto alla basilica di San Paolo nel 2012), che con riferimenti a diverse epoche passate che vanno dalla statuaria classica alla musica anni Novanta domina il piano superiore e fa scatenare il pubblico di ogni età.

La quarta e ultima via possibile, Retromania, è dedicata infine a chi vive nel passato. Attraverso le fotografie di Ricky Powell e la collezione di scarpe da ginnastica Asics di Fabrizio Efrati di I Love Tokyo, glorifica oggetti prodotti industrialmente per le masse, sottolineando automaticamente come il culto del vintage si stia sempre più imponendo sul gusto contemporaneo.

A questi 4 percorsi si aggiungono poi l’opera immersiva allestita nella sala concerti e le tre installazioni realizzate dai partner del festival nel padiglione 9A: Stories, un’indagine sull’identità culturale di alcune periferie tra le più difficili di Roma, ideata dallo studio Fake Factory in collaborazione con Google Arts and Culture; Map of Null, un’installazione audiovisiva creata dal digital artist Franz Rosati insieme agli studenti dello IED; ed Express Yourself, una grande opera collettiva all’interno della quale il pubblico può esprimersi in prima persona dipingendo con bombolette spray.

C’è ancora tempo fino al 12 maggio per visitare la mostra e per prendere parte ai vari appuntamenti previsti dal festival. Per maggiori informazioni su programma e orari: https://www.out-door.it/

 

 

 

Japanese Design Today 100: la cultura giapponese in 100 oggetti di design

Vento d’Oriente a Roma: dopo il grande successo della mostra dedicata al maestro Hokusai, l’Hanami e le esposizioni di Hiroshige e Shio Kusaka ancora in corso, arriva nella capitale l’ultimo evento dedicato al Giappone. Si tratta di Japanese Design Today 100, la mostra inaugurata lo scorso 12 aprile dall’Istituto Giapponese di Cultura.

La mostra, visitabile fino al 19 maggio con ingresso gratuito, espone una selezione di cento oggetti di design realizzati tra gli anni Cinquanta e oggi. Gli oggetti, creati attraverso l’incontro di tecniche raffinate e avanzate, praticità e grande senso estetico, sono suddivisi in diverse categorie, che spaziano dai mobili alla cucina, dall’abbigliamento e gli accessori ai prodotti per infanzia, alla cancelleria, al tempo libero, fino ai trasporti e agli strumenti sanitari.

La stessa mostra era già stata organizzata per la prima volta nel 2004, e aveva girato per anni in tutto il mondo. Quella riproposta quest’anno a Roma è una versione rinnovata, con un focus sui prodotti di tutti i giorni. Si tratta di una sorta di piccolo viaggio immaginario nel mondo nipponico, pensato in modo da aprire l’immaginario italiano e spingerlo oltre gli stereotipi comuni che limitano la cultura giapponese solo al sushi e ai manga.

Cento oggetti possono sembrare pochi rispetto a tutta la produzione di un Paese, eppure sono sufficienti per comprendere molti aspetti della sua cultura. Il design, in effetti, riflette come uno specchio lo stile di vita degli individui e delle società, è una fotografia sulla vita quotidiana delle persone. Japanese Design Today 100 perciò, insieme allo splendido edificio che la ospita, non mostra ai visitatori solamente i passati e recenti trend del design nipponico, ma allo stesso tempo anche le abitudini estetiche, economiche e sociali del Paese, rivelando qualcosa in più al pubblico romano sulla natura della misteriosa cultura giapponese.

 

 

Fino al 19 maggio 2018
Istituto Giapponese di Cultura
Via Antonio Gramsci, 74 – Roma

Ingresso gratuito

http://www.jfroma.it/japanese-design-today-100-12-aprile-19-maggio-2018/

 

 

Torna Outdoor, il grande festival dedicato alla cultura metropolitana

Torna a Roma dal 14 aprile al 12 maggio Outdoor Festival, il più grande festival italiano dedicato alla cultura metropolitana.

Giunto alla sua ottava edizione, quest’anno il festival si rinnova, cambiando concept e location: sarà ospitato dal Mattatoio Testaccio, coinvolgerà tantissimi partner e oltre all’arte visiva sarà dedicato anche a musica e televisione. Il programma sarà poi arricchito da una serie di conferenze e da un’area mercato dedicata ai makers contemporanei.

Il tema di questa edizione sarà “Heritage”. Nell’anno europeo dedicato al Patrimonio Culturale, il festival si propone infatti di indagare il tema attraverso diverse discipline e ponendosi degli interrogativi: «Cosa rappresenta il patrimonio oggi? Quali culture sono oggi considerate come patrimonio nella nostra società? Quale patrimonio stiamo costruendo e quale trasmetteremo alle future generazioni?». «Chi ci conosce sa che Outdoor ha sempre dato un messaggio al suo pubblico, cercando di offrire un contenuto pop ma allo stesso tempo che possa portare anche a una riflessione su temi importanti», ha spiegato Francesco Dobrovich, direttore e cofondatore del festival.

La sezione dedicata all’arte, a cura di Antonella Di Lullo e Christian Omodeo, sarà ospitata nel padiglione 9B del Mattatoio. Non avendo a disposizione gli spazi enormi a cui il festival era abituato, quest’anno il percorso sarà progettato come una sorta di labirinto e diviso in quattro sezioni tematiche (Disobedience, Speedlight, Total Recall e Retromania) rappresentanti i quattro modi di rapportarsi al patrimonio. Questa nuovo tipo di organizzazione spaziale pone lo spettatore al centro della mostra e lo lascia libero di scegliere la propria esperienza, favorendo inoltre (ancor di più rispetto alle passate edizioni) il confronto diretto tra artisti provenienti da nazioni, generazioni e ricerche diverse.

La musica sarà la nuova protagonista del festival, con un calendario di eventi ispirati alle tendenze e alle sonorità delle ultime generazioni (dalla techno alla house, dalla disco all’hip hop e alla trap), che si svolgeranno all’interno di uno speciale temporary club dove il suono si fonderà con l’arte visiva. Contemporaneamente il festival ospiterà la finale italiana del Red Bull BC One 2018, la sfida tra rapper romani Tutti contro tutti, e uno studio mobile di registrazione in cui diversi artisti (tra cui Giorgio Poi, Cosmo e Anja Schneider, solo per citarne alcuni) produrranno contenuti inediti, performance, workshop e tanto altro.

Alla televisione, strumento che più di tutti ha contribuito a creare un patrimonio e una cultura nazionale condivisa, saranno dedicati una serie di proiezioni e di talk incentrati su diverse tematiche, realizzati in collaborazione con la Rai e distribuiti in quattro appuntamenti domenicali.

Il padiglione 9A ospiterà invece i contenuti sviluppati dai partner: Stories, un progetto di digitalizzazione del patrimonio immateriale delle periferie romane realizzato dallo studio Fake Factory in collaborazione con Google Arts and Culture; Map of Null, un’installazione audiovisiva creata dallo IED; ed Express Yourself, un’installazione partecipativa all’interno della quale il pubblico potrà esprimere le proprie idee sul tema del patrimonio e rispondere alle questioni poste dal festival.

Infine, all’interno del festival verrà creato uno spazio dedicato al mercato, una sorta di fiera dell’artigianato (nelle varie declinazioni del design, vintage, street wear, editoria e illustrazione) in cui si potranno acquistare prodotti e si terranno laboratori per adulti e bambini.

Outdoor, nato nel 2010 con l’intento di contribuire al cambiamento del tessuto sociale di Roma attraverso la cultura, è stato in grado negli anni di rivoluzionare il quartiere Ostiense, creando il primo Street Art District della capitale, e di restituire alla città spazi in disuso come l’Ex Dogana e l’Ex Caserma Guido Reni, trasformandoli in nuovi importanti luoghi di aggregazione. Quest’anno il festival apre la nuova stagione dell’Ex Mattatoio, che dopo Outdoor ospiterà altri due festival: l’ARF! e il Live Performers Meeting. Il vicesindaco Luca Bergamo, ricordando la Biennale dei Giovani Artisti dell’Europa e del Mediterraneo (dal titolo Visioni di Futuro) con cui vent’anni fa l’area venne sottratta ad una situazione di degrado, ha dichiarato durante la presentazione di Outdoor «Mi fa molto piacere che questo luogo, a venti anni di distanza, torni finalmente a fare quello che avevamo pensato allora, con lo stesso spirito ma dentro la realtà di oggi».

 

 

Per maggiori informazioni: https://www.out-door.it/

 

 

A word for each of us

Martedì 17 aprile la galleria Richter Fine Art ospita tre giovani talenti dell’arte pittorica transilvana: Dragoş Bădiţă, Răzvan Botiş e Tincuta Marin, nella seconda collettiva di questa stagione A word for each of us.

In linea con la ricerca che la galleria Richter Fine Art porta avanti attorno al linguaggio della pittura gli artisti romeni della Şcoala de la Cluj mostrano il loro approccio alla pittura contemporanea: fresco, unico, le cui opere riflettono non solo la società odierna, ma un modo singolare di costruire un discorso sulla pittura.

Tutti e tre gli artisti romeni si sono formati nell’Universitatea de Artă și Design din Cluj-Napoca (UAD), che negli ultimi vent’anni è diventata un punto di riferimento internazionale per l’arte contemporanea, soprattutto per la pittura, artisti di livello internazionale come Victor Man (1974), Radu Comșa (1975), Adrian Ghenie (1977), Mircea Cantor (1977), Ciprian Mureşan (1977), Șerban Savu (1978) e Ioana Nemeş (1979) si sono formati nella stessa Accademia.

Come afferma Antonello Tolve nel testo che accompagna la mostra: «Con esperienze di gusto assai diverse, animate tuttavia da uno stesso background il volto di Cluj-Napoca – una vera miniera di pittori di qualità – è fatto oggi di nuove leve dell’arte, di occhi vigili che guardano, che metabolizzano e, între tradiţii şi inovaţii (tra tradizioni e innovazioni), reinventano, arricchendo le immagini di contenuti sempre più aperti. Munita di grande determinazione e tecnica la generazione dei nati tra la seconda metà degli anni Ottanta e la prima metà degli anni Novanta, presenta infatti un termometro la cui gradazione immaginifica assorbe al suo interno esperienze nazionali e estere, ricerca e di riflessone sulla pittura, luoghi della memoria collettiva e della storia sociale, spazi fisici e metafisici risucchiati spesso nella regione aperta dell’остранение (Šklovskij), di un processo narrativo in cui la realtà viene ribaltata da un punto di vista inconsueto».

Dragoș Bădiță, Răzvan Botiş e Tincuța Marin, il triunvirato radunato in questa mostra che Tommaso Richter dedica alle freschezze della Şcoala de la Cluj, sono campioni che delineano appieno lo scenario plurale di un paese dove la partecipazione collettiva avverte l’importanza della singolarità e dove il manuale e il mentale si intrecciano indissolubilmente per creare piacevoli e accattivanti stordimenti visivi.

Le opere di Dragoş Bădiţă (Horezu, 1987) riflettono sulla natura momentanea dell’esperienza e su come si collega a una più ampia comprensione della realtà, che porta in primo piano il rapporto con la natura, con il corpo, con le persone, con la natura fluttuante del sé, l’inevitabilità della decadenza e della dissoluzione, i limiti della comprensione dei mondi interiori degli altri.

Răzvan Botiş (Brașov, 1984) propone uno spaccato riflessivo senza laccature che ricuce al suo interno strati d’animo differenti: dalla cupezza del capitalismo e della corruzione planetaria all’alienazione dell’uomo contemporaneo, dalla perdita della certezza alla vetrinizzazione sociale, dalle periferie ai residui di una libertà condizionata dal potere.

Infine le opere di Tincuta Marin (Galați, 1995) presentano e incorporano elementi presi dalla street art e dall’espressionismo astratto. L’artista manipola frammenti della realtà, li destruttura e li ricompone per creare combinazioni magiche e dinamiche, completando i collage attraverso le basi del gesto pittorico, della linea, del punto e della forma.

Le sue opere sono piene di magia e immagini oniriche dalla forma alla composizione, alla metamorfosi dei filtri percettivi, ai personaggi deformati, con strani volti atipici.

 

 

Luogo: galleria Richter Fine Art, vicolo del Curato, 3 – Roma

Inaugurazione: martedì 17 aprile dalle ore 18.30, ingresso libero

Durata mostra: 17 aprile – 25 maggio 2018

Orari: da mercoledì 18 aprile a venerdì 25 maggio: dalle 13.00 alle 19.00 dal martedì al sabato

Sito internet: http://www.galleriarichter.com/

Email: tommaso.richter.85@gmail.com

Fb account: Galleria Richter Fine Art

Ufficio Stampa:

Chiara Ciucci Giuliani mob. +39 3929173661

email: chiaracgiuliani@gmail.com

Stefano Canto, Sotto l’influenza del Fiume. Sedimento

Seconda personale per Stefano Canto presso la Galleria Matéria di Roma, dal titolo Sotto l’influenza del Fiume. Sedimento, visitabile fino al prossimo 19 maggio.

La mostra nasce dalla ricerca incrociata che questo artista compie approfondendo una tematica  duplice, quella della città di Roma e quella legata al concetto di scultura, dalla sua genesi alla realizzazione finale.

L’entità fluviale, il Tevere, testimonianza storica, naturale ed urbana della capitale diventa raccolta di materiali, elementi, testimonianze, un’amalgama in continuo mutamento che fa della contaminazione e della rigenerazione il suo punto di forza.

Questo processo di rielaborazione è alla base dell’idea stessa del fare scultoreo, che porta al risultato conclusivo dell’immagine concretizzata.

La prima sala è interamente occupata da un’impalcatura fatta di tubi innocenti, un’installazione volta a far entrare lo spettatore nel mood del “work in progress”, un cantiere edile e geologico che è  testimonianza degli strati della città contemporanea, intesa come organismo in continua evoluzione.

Protagoniste dello spazio una serie di sculture biologiche, che mescolano al loro interno materiali industriali come il cemento a elementi provenienti dal mondo naturale, recuperati dall’artista durante delle perlustrazioni effettuate lungo gli argini del Tevere.

L’acqua, l’elemento costituente il fiume è di nuovo protagonista nella genesi dell’opera; è lei che  permette la miscela e la fusione di parti apparentemente estranee tra loro, o di norma contrapposte, fungendo da legante, da liquido amniotico dove far crescere la nuova creatura, metà viva, metà immobile.

Lo spazio della galleria diventa quindi opera esso stesso, fornendo la cornice ideale per la  trasformazione della materia che viene elaborata dall’artista, artefice di un processo teso a rendere concreta e palpabile la  miscela tra natura, urbanistica e costruzione dello spazio.

 

 

Galleria Matéria

Via Tiburtina, 149 – Roma

dal 28 marzo al 19 maggio 2018

dal martedì al sabato dalle 11.00 alle 19.00

www.materiagallery.com

 

Dem. Eternal Little Goddess

Eternal Little Goddess è il titolo della mostra personale di Dem, alla galleria Varsi di Roma fino al 15 aprile.

Dem è un artista che ha sviluppato un linguaggio particolare, che parte dal mondo dei graffiti per approdare a quello simbolico, antico di millenni, che si focalizza in questa sede sul tema della Dea Madre.

Non a caso co-curatrice della mostra assieme a Chiara Pietropaoli è Chiara Orlandini, direttrice della casa editrice indipendente Venexia, specializzata proprio nel campo antropologico.

Dem centra la sua attenzione sul dato antropologico di radice ancestrale, cercando le risposte e la verità in uno strato più profondo di quello superficiale, associabile alla dimensione della natura e della divinità, intesa in senso lato e sfaccettato, vista come emblema di purezza originaria da cui attingere.

Il mito o la figura della Dea Madre si è sviluppato nel corso dei millenni ed ha radici antichissime, che partono addirittura dall’era del Paleolitico; si è sviluppato contemporaneamente in più parti del mondo, lontanissime tra loro, cambiando nome e a volte fattezze della divinità, ma mantenendo intatto l’aggancio con il concetto di energia creatrice e femminile, dalla civiltà Sumera fino alla Cristianità della Vergine Maria.

Dem vuole portarci a conoscere e a riscoprire la figura senza tempo e senza fine della Dea Madre, indagandone le fattezze e la portata attraverso vari medium, come la pittura o la scultura in ceramica, rappresentandola con le sue fattezze consuete o trasmutata in simboli animali e vegetali, comunque appartenenti al mondo naturale.

Al potere del Femminino Sacro Dem contrappone inoltre l’energia maschile, esemplificata dal simbolo della maschera (tipico della produzione di questo artista), che viene qui realizzata con materiali tessili ed organici; il corretto equilibrio tra energia maschile e femminile sta infatti alla base del flusso vitale della Terra e dei suoi abitanti, assicurandone il corretto funzionamento e garantendo così la dinamicità del ciclo stesso dell’Esistenza.

 

 

GALLERIA VARSI

dal 17 marzo al 15 aprile 2018

Via di Grotta Pinta 38 – Roma

www.varsi.com

Dal martedì al sabato, dalle ore 12.00 alle 20.00

Domenica 15.00-20.00