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Japanese Design Today 100: la cultura giapponese in 100 oggetti di design

Vento d’Oriente a Roma: dopo il grande successo della mostra dedicata al maestro Hokusai, l’Hanami e le esposizioni di Hiroshige e Shio Kusaka ancora in corso, arriva nella capitale l’ultimo evento dedicato al Giappone. Si tratta di Japanese Design Today 100, la mostra inaugurata lo scorso 12 aprile dall’Istituto Giapponese di Cultura.

La mostra, visitabile fino al 19 maggio con ingresso gratuito, espone una selezione di cento oggetti di design realizzati tra gli anni Cinquanta e oggi. Gli oggetti, creati attraverso l’incontro di tecniche raffinate e avanzate, praticità e grande senso estetico, sono suddivisi in diverse categorie, che spaziano dai mobili alla cucina, dall’abbigliamento e gli accessori ai prodotti per infanzia, alla cancelleria, al tempo libero, fino ai trasporti e agli strumenti sanitari.

La stessa mostra era già stata organizzata per la prima volta nel 2004, e aveva girato per anni in tutto il mondo. Quella riproposta quest’anno a Roma è una versione rinnovata, con un focus sui prodotti di tutti i giorni. Si tratta di una sorta di piccolo viaggio immaginario nel mondo nipponico, pensato in modo da aprire l’immaginario italiano e spingerlo oltre gli stereotipi comuni che limitano la cultura giapponese solo al sushi e ai manga.

Cento oggetti possono sembrare pochi rispetto a tutta la produzione di un Paese, eppure sono sufficienti per comprendere molti aspetti della sua cultura. Il design, in effetti, riflette come uno specchio lo stile di vita degli individui e delle società, è una fotografia sulla vita quotidiana delle persone. Japanese Design Today 100 perciò, insieme allo splendido edificio che la ospita, non mostra ai visitatori solamente i passati e recenti trend del design nipponico, ma allo stesso tempo anche le abitudini estetiche, economiche e sociali del Paese, rivelando qualcosa in più al pubblico romano sulla natura della misteriosa cultura giapponese.

 

 

Fino al 19 maggio 2018
Istituto Giapponese di Cultura
Via Antonio Gramsci, 74 – Roma

Ingresso gratuito

http://www.jfroma.it/japanese-design-today-100-12-aprile-19-maggio-2018/

 

 

Torna Outdoor, il grande festival dedicato alla cultura metropolitana

Torna a Roma dal 14 aprile al 12 maggio Outdoor Festival, il più grande festival italiano dedicato alla cultura metropolitana.

Giunto alla sua ottava edizione, quest’anno il festival si rinnova, cambiando concept e location: sarà ospitato dal Mattatoio Testaccio, coinvolgerà tantissimi partner e oltre all’arte visiva sarà dedicato anche a musica e televisione. Il programma sarà poi arricchito da una serie di conferenze e da un’area mercato dedicata ai makers contemporanei.

Il tema di questa edizione sarà “Heritage”. Nell’anno europeo dedicato al Patrimonio Culturale, il festival si propone infatti di indagare il tema attraverso diverse discipline e ponendosi degli interrogativi: «Cosa rappresenta il patrimonio oggi? Quali culture sono oggi considerate come patrimonio nella nostra società? Quale patrimonio stiamo costruendo e quale trasmetteremo alle future generazioni?». «Chi ci conosce sa che Outdoor ha sempre dato un messaggio al suo pubblico, cercando di offrire un contenuto pop ma allo stesso tempo che possa portare anche a una riflessione su temi importanti», ha spiegato Francesco Dobrovich, direttore e cofondatore del festival.

La sezione dedicata all’arte, a cura di Antonella Di Lullo e Christian Omodeo, sarà ospitata nel padiglione 9B del Mattatoio. Non avendo a disposizione gli spazi enormi a cui il festival era abituato, quest’anno il percorso sarà progettato come una sorta di labirinto e diviso in quattro sezioni tematiche (Disobedience, Speedlight, Total Recall e Retromania) rappresentanti i quattro modi di rapportarsi al patrimonio. Questa nuovo tipo di organizzazione spaziale pone lo spettatore al centro della mostra e lo lascia libero di scegliere la propria esperienza, favorendo inoltre (ancor di più rispetto alle passate edizioni) il confronto diretto tra artisti provenienti da nazioni, generazioni e ricerche diverse.

La musica sarà la nuova protagonista del festival, con un calendario di eventi ispirati alle tendenze e alle sonorità delle ultime generazioni (dalla techno alla house, dalla disco all’hip hop e alla trap), che si svolgeranno all’interno di uno speciale temporary club dove il suono si fonderà con l’arte visiva. Contemporaneamente il festival ospiterà la finale italiana del Red Bull BC One 2018, la sfida tra rapper romani Tutti contro tutti, e uno studio mobile di registrazione in cui diversi artisti (tra cui Giorgio Poi, Cosmo e Anja Schneider, solo per citarne alcuni) produrranno contenuti inediti, performance, workshop e tanto altro.

Alla televisione, strumento che più di tutti ha contribuito a creare un patrimonio e una cultura nazionale condivisa, saranno dedicati una serie di proiezioni e di talk incentrati su diverse tematiche, realizzati in collaborazione con la Rai e distribuiti in quattro appuntamenti domenicali.

Il padiglione 9A ospiterà invece i contenuti sviluppati dai partner: Stories, un progetto di digitalizzazione del patrimonio immateriale delle periferie romane realizzato dallo studio Fake Factory in collaborazione con Google Arts and Culture; Map of Null, un’installazione audiovisiva creata dallo IED; ed Express Yourself, un’installazione partecipativa all’interno della quale il pubblico potrà esprimere le proprie idee sul tema del patrimonio e rispondere alle questioni poste dal festival.

Infine, all’interno del festival verrà creato uno spazio dedicato al mercato, una sorta di fiera dell’artigianato (nelle varie declinazioni del design, vintage, street wear, editoria e illustrazione) in cui si potranno acquistare prodotti e si terranno laboratori per adulti e bambini.

Outdoor, nato nel 2010 con l’intento di contribuire al cambiamento del tessuto sociale di Roma attraverso la cultura, è stato in grado negli anni di rivoluzionare il quartiere Ostiense, creando il primo Street Art District della capitale, e di restituire alla città spazi in disuso come l’Ex Dogana e l’Ex Caserma Guido Reni, trasformandoli in nuovi importanti luoghi di aggregazione. Quest’anno il festival apre la nuova stagione dell’Ex Mattatoio, che dopo Outdoor ospiterà altri due festival: l’ARF! e il Live Performers Meeting. Il vicesindaco Luca Bergamo, ricordando la Biennale dei Giovani Artisti dell’Europa e del Mediterraneo (dal titolo Visioni di Futuro) con cui vent’anni fa l’area venne sottratta ad una situazione di degrado, ha dichiarato durante la presentazione di Outdoor «Mi fa molto piacere che questo luogo, a venti anni di distanza, torni finalmente a fare quello che avevamo pensato allora, con lo stesso spirito ma dentro la realtà di oggi».

 

 

Per maggiori informazioni: https://www.out-door.it/

 

 

A word for each of us

Martedì 17 aprile la galleria Richter Fine Art ospita tre giovani talenti dell’arte pittorica transilvana: Dragoş Bădiţă, Răzvan Botiş e Tincuta Marin, nella seconda collettiva di questa stagione A word for each of us.

In linea con la ricerca che la galleria Richter Fine Art porta avanti attorno al linguaggio della pittura gli artisti romeni della Şcoala de la Cluj mostrano il loro approccio alla pittura contemporanea: fresco, unico, le cui opere riflettono non solo la società odierna, ma un modo singolare di costruire un discorso sulla pittura.

Tutti e tre gli artisti romeni si sono formati nell’Universitatea de Artă și Design din Cluj-Napoca (UAD), che negli ultimi vent’anni è diventata un punto di riferimento internazionale per l’arte contemporanea, soprattutto per la pittura, artisti di livello internazionale come Victor Man (1974), Radu Comșa (1975), Adrian Ghenie (1977), Mircea Cantor (1977), Ciprian Mureşan (1977), Șerban Savu (1978) e Ioana Nemeş (1979) si sono formati nella stessa Accademia.

Come afferma Antonello Tolve nel testo che accompagna la mostra: «Con esperienze di gusto assai diverse, animate tuttavia da uno stesso background il volto di Cluj-Napoca – una vera miniera di pittori di qualità – è fatto oggi di nuove leve dell’arte, di occhi vigili che guardano, che metabolizzano e, între tradiţii şi inovaţii (tra tradizioni e innovazioni), reinventano, arricchendo le immagini di contenuti sempre più aperti. Munita di grande determinazione e tecnica la generazione dei nati tra la seconda metà degli anni Ottanta e la prima metà degli anni Novanta, presenta infatti un termometro la cui gradazione immaginifica assorbe al suo interno esperienze nazionali e estere, ricerca e di riflessone sulla pittura, luoghi della memoria collettiva e della storia sociale, spazi fisici e metafisici risucchiati spesso nella regione aperta dell’остранение (Šklovskij), di un processo narrativo in cui la realtà viene ribaltata da un punto di vista inconsueto».

Dragoș Bădiță, Răzvan Botiş e Tincuța Marin, il triunvirato radunato in questa mostra che Tommaso Richter dedica alle freschezze della Şcoala de la Cluj, sono campioni che delineano appieno lo scenario plurale di un paese dove la partecipazione collettiva avverte l’importanza della singolarità e dove il manuale e il mentale si intrecciano indissolubilmente per creare piacevoli e accattivanti stordimenti visivi.

Le opere di Dragoş Bădiţă (Horezu, 1987) riflettono sulla natura momentanea dell’esperienza e su come si collega a una più ampia comprensione della realtà, che porta in primo piano il rapporto con la natura, con il corpo, con le persone, con la natura fluttuante del sé, l’inevitabilità della decadenza e della dissoluzione, i limiti della comprensione dei mondi interiori degli altri.

Răzvan Botiş (Brașov, 1984) propone uno spaccato riflessivo senza laccature che ricuce al suo interno strati d’animo differenti: dalla cupezza del capitalismo e della corruzione planetaria all’alienazione dell’uomo contemporaneo, dalla perdita della certezza alla vetrinizzazione sociale, dalle periferie ai residui di una libertà condizionata dal potere.

Infine le opere di Tincuta Marin (Galați, 1995) presentano e incorporano elementi presi dalla street art e dall’espressionismo astratto. L’artista manipola frammenti della realtà, li destruttura e li ricompone per creare combinazioni magiche e dinamiche, completando i collage attraverso le basi del gesto pittorico, della linea, del punto e della forma.

Le sue opere sono piene di magia e immagini oniriche dalla forma alla composizione, alla metamorfosi dei filtri percettivi, ai personaggi deformati, con strani volti atipici.

 

 

Luogo: galleria Richter Fine Art, vicolo del Curato, 3 – Roma

Inaugurazione: martedì 17 aprile dalle ore 18.30, ingresso libero

Durata mostra: 17 aprile – 25 maggio 2018

Orari: da mercoledì 18 aprile a venerdì 25 maggio: dalle 13.00 alle 19.00 dal martedì al sabato

Sito internet: http://www.galleriarichter.com/

Email: tommaso.richter.85@gmail.com

Fb account: Galleria Richter Fine Art

Ufficio Stampa:

Chiara Ciucci Giuliani mob. +39 3929173661

email: chiaracgiuliani@gmail.com

Stefano Canto, Sotto l’influenza del Fiume. Sedimento

Seconda personale per Stefano Canto presso la Galleria Matéria di Roma, dal titolo Sotto l’influenza del Fiume. Sedimento, visitabile fino al prossimo 19 maggio.

La mostra nasce dalla ricerca incrociata che questo artista compie approfondendo una tematica  duplice, quella della città di Roma e quella legata al concetto di scultura, dalla sua genesi alla realizzazione finale.

L’entità fluviale, il Tevere, testimonianza storica, naturale ed urbana della capitale diventa raccolta di materiali, elementi, testimonianze, un’amalgama in continuo mutamento che fa della contaminazione e della rigenerazione il suo punto di forza.

Questo processo di rielaborazione è alla base dell’idea stessa del fare scultoreo, che porta al risultato conclusivo dell’immagine concretizzata.

La prima sala è interamente occupata da un’impalcatura fatta di tubi innocenti, un’installazione volta a far entrare lo spettatore nel mood del “work in progress”, un cantiere edile e geologico che è  testimonianza degli strati della città contemporanea, intesa come organismo in continua evoluzione.

Protagoniste dello spazio una serie di sculture biologiche, che mescolano al loro interno materiali industriali come il cemento a elementi provenienti dal mondo naturale, recuperati dall’artista durante delle perlustrazioni effettuate lungo gli argini del Tevere.

L’acqua, l’elemento costituente il fiume è di nuovo protagonista nella genesi dell’opera; è lei che  permette la miscela e la fusione di parti apparentemente estranee tra loro, o di norma contrapposte, fungendo da legante, da liquido amniotico dove far crescere la nuova creatura, metà viva, metà immobile.

Lo spazio della galleria diventa quindi opera esso stesso, fornendo la cornice ideale per la  trasformazione della materia che viene elaborata dall’artista, artefice di un processo teso a rendere concreta e palpabile la  miscela tra natura, urbanistica e costruzione dello spazio.

 

 

Galleria Matéria

Via Tiburtina, 149 – Roma

dal 28 marzo al 19 maggio 2018

dal martedì al sabato dalle 11.00 alle 19.00

www.materiagallery.com

 

Dem. Eternal Little Goddess

Eternal Little Goddess è il titolo della mostra personale di Dem, alla galleria Varsi di Roma fino al 15 aprile.

Dem è un artista che ha sviluppato un linguaggio particolare, che parte dal mondo dei graffiti per approdare a quello simbolico, antico di millenni, che si focalizza in questa sede sul tema della Dea Madre.

Non a caso co-curatrice della mostra assieme a Chiara Pietropaoli è Chiara Orlandini, direttrice della casa editrice indipendente Venexia, specializzata proprio nel campo antropologico.

Dem centra la sua attenzione sul dato antropologico di radice ancestrale, cercando le risposte e la verità in uno strato più profondo di quello superficiale, associabile alla dimensione della natura e della divinità, intesa in senso lato e sfaccettato, vista come emblema di purezza originaria da cui attingere.

Il mito o la figura della Dea Madre si è sviluppato nel corso dei millenni ed ha radici antichissime, che partono addirittura dall’era del Paleolitico; si è sviluppato contemporaneamente in più parti del mondo, lontanissime tra loro, cambiando nome e a volte fattezze della divinità, ma mantenendo intatto l’aggancio con il concetto di energia creatrice e femminile, dalla civiltà Sumera fino alla Cristianità della Vergine Maria.

Dem vuole portarci a conoscere e a riscoprire la figura senza tempo e senza fine della Dea Madre, indagandone le fattezze e la portata attraverso vari medium, come la pittura o la scultura in ceramica, rappresentandola con le sue fattezze consuete o trasmutata in simboli animali e vegetali, comunque appartenenti al mondo naturale.

Al potere del Femminino Sacro Dem contrappone inoltre l’energia maschile, esemplificata dal simbolo della maschera (tipico della produzione di questo artista), che viene qui realizzata con materiali tessili ed organici; il corretto equilibrio tra energia maschile e femminile sta infatti alla base del flusso vitale della Terra e dei suoi abitanti, assicurandone il corretto funzionamento e garantendo così la dinamicità del ciclo stesso dell’Esistenza.

 

 

GALLERIA VARSI

dal 17 marzo al 15 aprile 2018

Via di Grotta Pinta 38 – Roma

www.varsi.com

Dal martedì al sabato, dalle ore 12.00 alle 20.00

Domenica 15.00-20.00

Stephan Graff. Eyedentity

L’artista anglo-francese Stephan Graff approda alla Galleria Mucciaccia di Roma con la sua prima personale italiana, dal titolo Eyedentity, visitabile fino al prossimo 5 maggio.

Classe 1965, Graff focalizza la sua ricerca artistica sui temi dell’identità e della memoria, con agganci e rimandi alla psicoanalisi.

La mostra presenta un corpus di lavori che copre una lunga fase dell’operato di questo artista. Alla sua produzione più lontana appartengono ad esempio le opere della serie Black Box, come The boat ride, fotografie di persone i cui occhi sono occultati da una banda nera orizzontale. Più recenti invece le opere appartenenti alla serie Glitch Paintings. In questo caso Graff interviene su una serie di immagini mostrandole allo spettatore come sono apparse a lui in televisione durante una tempesta elettrica (un esempio su tutti è The rear window, fotogramma rielaborato tratto dal celebre e omonimo film di Alfred Hitchcock).

Mille Feuilles è un interessante esperimento di riproduzione dell’immagine, che, se di solito viene prodotta attraverso un processo analogico, qui è la conseguenza dell’accostamento di più di un centinaio di strisce di legno, che creano un gioco ottico straniante ma al contempo convincente.

Attuale è infine la produzione della serie Mughshots, spin-off artistico della sua perfomance tenutasi l’anno passato sempre presso la Galleria Mucciaccia, intitolata E’ proibito sorridere, ironica sovversione dell’attuale e sempre più dilagante filosofia-ossessione del selfie: 70 serigrafie di altrettanti volti ripresi in atteggiamento serio e composto, antitesi dell’ilarità. Secondo l’artista l’intensità dell’emozione comunicata dal volto umano si amplifica se associata ad un espressione seria: vietato ridere, quindi.

 

 

 

GALLERIA MUCCIACCIA

dal 22 marzo al 5 maggio 2018

Largo della Fontanella Borghese 89 – Roma

www.galleriamucciaccia.com

da lunedì a sabato, dalle 10.00 alle 19.00 – Domenica chiuso

The Pink Floyd Exhibition: their mortal remains

I Pink Floyd compiono mezzo secolo, e a celebrarli ci pensa la mostra evento The Pink Floyd Exhibition: their mortal remains, a Roma nelle sale del Macro di Via Nizza fino al prossimo 1° luglio, in esclusiva per l’Italia; da segnalare che la sede del museo capitolino è situata a poca distanza dalla storica discoteca del Piper, dove nel 1968 ebbe luogo uno dei loro primi concerti italiani.

Dopo il clamoroso successo ottenuto nella tappa di Londra, con più di 400.000 visitatori che hanno visitato le sale del Victoria & Albert Museum, anche la data italiana si prefigura come un successo di pubblico.

La mostra nasce da un’idea di Storm Thorgerson ed è stata curata da Aubrey “Po” Powell, insieme a Mark Mason, consulente ufficiale per la band.

Un’esposizione immersiva, con un grande apparato multimediale, che rende omaggio alla band che più di tutte ha incarnato il movimento psichedelico degli anni ’60. In mostra più di 300 testimonianze della storia del gruppo, che vanno da documenti audio-video agli storici strumenti usati dai componenti del gruppo, oltre a costumi ed elementi scenici che da sempre hanno caratterizzato in maniera peculiare le loro esibizioni live.

Non solo musica, ma anche grande creatività, trasmessa attraverso il potere delle immagini: tutti ricorderanno, ad esempio, il maiale rosa sopra la Battersea Power Station che troneggiava sulla copertina di Animals, o i martelli marcianti, o le mucche al prisma di Dark side of the Moon.

La mostra, che il giorno dell’inaugurazione, lo scorso 19 gennaio, ha visto la presenza di Roger Waters e di Nick Mason, ha tutte le carte in regola per essere un grande evento, destinato sia ai fan di lunga data sia alle generazioni più giovani, allargando il concetto di opera d’arte ospitabile in uno spazio museale anche al campo della musica contemporanea, attestando così lo status quasi mitico di questa storica band d’oltremanica.

 

 

Macro

Via Nizza 138, Roma

Dal lunedì alla domenica dalle 9.00 alle 21.00

L’ingresso è consentito fino alle ore 19.00

www.museomacro.it

 

Bertozzi & Casoni. Così è (se vi pare)

Così è (se vi pare) è la personale del duo artistico Bertozzi & Casoni, ospitata negli spazi espositivi della galleria Anna Marra Contemporanea di Roma fino al prossimo 7 aprile.

Curata da Lorenzo Respi, la mostra presenta un corpus di lavori di Giampaolo Bertozzi e Stefano Dal Monte Casoni, virtuosi interpreti della scultura in ceramica da più di trent’anni; al loro attivo una serie di esposizioni molto importanti, come quelle presso la Tate Liverpool e la XIV Quadriennale di Roma del 2004, la partecipazione al Padiglione Italia della Biennale di Venezia del 2011, e la personale del 2015 al Mambo di Bologna solo per citarne alcune.

Le loro opere a prima vista appaiono come riproduzioni di brani appartenenti al quotidiano: dalla rappresentazione di elementi simbolicamente associati alla società dei consumi (anche attraverso il suo degrado, come ad esempio i rifiuti), fino a dettagli di poetica bellezza e sensibilità appartenenti al mondo della natura e degli animali, oltre che una serie di oggetti facenti parti dell’immaginario collettivo, spesso legati ad un tempo passato velato di nostalgia. Il tutto reso con una grandissima perizia tecnica e attenzione al dettaglio, che li ha portati a conquistare una grande fama a livello internazionale per il sapiente connubio di abilità artigianale e moderne tecnologie industriali.

Ma se analizziamo nel profondo queste opere, che si pongono in atteggiamento di mimesis nei confronti del reale, notiamo che esse non si fermano a un semplice effetto iperrealista, perché ciò sarebbe limitante; il materiale utilizzato fa assumere loro una nuova identità, sviluppando un inedito potere di immagine, svelando curiose aperture di significato che mettono in discussione la consueta interpretazione degli oggetti o del reale, che diventa relativa.

Il titolo della mostra infatti, rimanda alla famosa opera teatrale di Luigi Pirandello; anche qui, come nelle sculture di Bertozzi & Casoni, ogni personaggio interpreta la realtà a suo modo, ossia in maniera assolutamente soggettiva e parziale, scardinando così completamente l’idea di una possibile interpretazione assoluta del mondo. Le chiavi di lettura del reale sono molteplici, e non bisogna farsi ingannare dalla verosimiglianza; questo è il messaggio che i due artisti portano avanti tramite il loro lavoro, che rende il relativismo delle forme e dei significati l’unico codice di accesso alla realtà.

 

 

ANNA MARRA CONTEMPORANEA

dal 7 marzo al 7 aprile 2018

Via Sant’Angelo in pescheria 32 – Roma

www.annamarracontemporanea.it

da lunedì a sabato, dalle ore 15.30 alle 19.30

Klimt Experience – A Digital Exhibition

Dopo lo straordinario successo ottenuto dai precedenti eventi multimediali dedicati all’arte di Caravaggio e Van Gogh, torna a Roma l’esperienza digitale associata all’estetica dei grandi maestri dell’arte del passato.

Questa volta tocca a Gustav Klimt, il famoso artista fondatore della Secessione Viennese, che invade con l’oro e i preziosismi dei suoi lavori gli spazi del Complesso Monumentale San Giovanni Addolorata, dopo le fortunate tappe di Firenze, di Milano e presso la Reggia di Caserta.

Klimt è sicuramente uno degli artisti che è riuscito a entrare con maggior forza nell’immaginario e nel patrimonio visivo collettivo; basti pensare all’uso spesso anche inappropriato fatto delle sue iconiche figure, come ad esempio quelle de Il Bacio, spesso usate come elemento decorativo per i più disparati oggetti di uso quotidiano.

Avere la possibilità di un’esperienza immersiva nelle sue opere riporta senza dubbio lo status di questo affascinante pittore ad un livello più alto, permettendo allo spettatore di soffermarsi sui dettagli dei suoi dipinti più noti, sugli sfondi dorati, sulle linee auliche e musicali, sulla decorazione quasi di gemma che riempie il mondo dei suoi quadri senza tempo, caratteristica che viene dal suo appartenere ad una celebre famiglia di orafi.

Lasciatevi allora condurre in questo magico percorso attraverso la Sala Immersiva, dove le immagini, orchestrate dalla regia di  Stefano Fomasi, prendono vita su maxi schermi; contestualizzate il periodo storico in cui visse quest’artista attraverso la sezione didattica della mostra, soffermatevi sui dettagli della sua arte mostrati nei monitor della Sala Visual, giocate con i riflessi attorno a voi nella  Sala degli Specchi.

Una grande mostra digitale, un percorso espositivo della durata di 85 minuti, coadiuvato da una tecnologia audio-video di assoluta eccellenza: più di 700 immagini in HD, accompagnate da un apparato musicale diffuso in dolby surround, regalano al visitatore un’immersione a 360°.

Da segnalare infine una novità interessante, ossia la possibilità di sperimentare un’esperienza di realtà 3D attraverso l’uso degli Oculus VR, progetto sviluppato in esclusiva per Klimt Experience da Orwell Milano.

 

 

Sala delle Donne | Complesso Monumentale San Giovanni Addolorata – Piazza di San Giovanni in Laterano, 74 | Roma

Dal 10 febbraio al 1° giugno 2018

Tutti i giorni dalle ore 10.00 alle ore 19.30

www.klimtexperience.com

Hiroshige. Visioni dal Giappone

Le Scuderie del Quirinale celebrano l’arte del grande maestro giapponese Utagawa Hiroshige con una grande mostra di circa 230 opere, provenienti da Italia, Giappone e Stati Uniti, curata da Rossella Menegazzo e da Sara E. Thompson.

Dopo l’antologica dedicata ad Hokusai al Museo dell’Ara Pacis nei mesi scorsi, il mondo nipponico torna ad essere protagonista del panorama museale romano.

Hiroshige, pseudonimo di Ando Tokutaro, visse e lavorò a cavallo tra il XVIII e il XX secolo. Scelse la carriera artistica, malgrado il padre fosse un samurai, e divenne un fine interprete dell’ambiente naturale e un fedele fotografo pittorico del paesaggio, diventando uno dei maggiori esponenti del genere ukiyo, il cosiddetto “mondo fluttuante”, stile che si focalizzava sulla rappresentazione di questi due temi, oltre che su scene di vita quotidiana. Uno stile poetico e raffinato il suo, capace di catturare in profondità lo spirito del mondo atmosferico, tanto da fargli guadagnare in patria l’appellativo di “Maestro della pioggia e della neve”.

Allievo di Utagawa Toyohiro dal 1811, deve al maestro la creazione del suo nome d’arte. La sua prima produzione si focalizza sulla rappresentazione di geishe e samurai, ma è dagli anni ’30 che inizia l’avventura artistica più matura di Hiroshige, che inizia a dedicarsi alla descrizione del paesaggio. Solo in seguito figure umane fecero la loro comparsa lungo i fiumi, sui prati, tra la neve, passaggio questo che donò al maestro ulteriore visibilità e popolarità.

Nella seconda metà del XIX secolo la fine dello Shogunato Tokugawa e l’apertura dei porti commerciali del Giappone all’occidente fece si che questo straordinario artista venne conosciuto anche in Europa, influenzando in maniera massiccia la pittura del tempo. Molti furono gli artisti Impressionisti e Post-impressionisti che risentirono dell’ influsso della grafica e dell’arte nipponica, primo fa tutti Vincent Van Gogh. Ma anche il mondo dei fumetti e del design moderno ha subito una chiara ispirazione dalla produzione nipponica, connotata da una forte linearità bidimensionale e da cromie quasi smaltate

Un percorso espositivo ricchissimo, che va dai lavori giovanili alle silografie, fino ad arrivare agli splendidi dipinti inchiostro su seta, che include alcuni inediti che per la prima volta escono dal Museum of Fine Arts di Boston, contribuendo a far immergere lo spettatore in un universo di personaggi e brani naturali appartenenti a un mondo lontano, quasi di fiaba.

 


Scuderie del Quirinale

Via Ventiquattro Maggio, 16, Roma

Dal 1° marzo al 29 luglio 2018

https://www.scuderiequirinale.it/