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Bacon, Freud e la Scuola di Londra

La School of London, trainata dai grandi nomi di Lucien Freud e Francis Bacon arriva nelle sale del Chiostro del Bramante di Roma: una mostra a cura di Elena Crippa che propone un corpus di oltre quarantacinque dipinti, disegni e incisioni provenienti dalla Tate, che percorrono sette decenni di arte britannica, con opere che vanno dal 1945 al 2004.

Gli artisti che fanno parte della School of London non sono originari di questa città, ma vi sono arrivati per vie traverse, spesso dovute a situazioni di crisi o a motivi di ricerca personale. Vi giungono fuggendo dalla Germania nazista Lucian Freud e Frank Auerbach; vi approdano per motivi di studio il norvegese Michael Andrews (che diventerà allievo di Freud alla scuola d’arte) e Paula Rego, che lascerà l’assolato Portogallo per le nebbie britanniche; viveva qui da eterno immigrato Leon Kossoff, nato nella capitale inglese da genitori ebrei russi, e Francis Bacon, irlandese di nascita ma londinese d’adozione da quando, quindicenne, vi si trasferì.

L’individuo, la sua vita e la sua psicologia sono al centro delle loro opere, analizzate attraverso prospettive diametralmente opposte tra loro; il senso di appartenenza a un substrato etnografico e familiare di Paula Rego esplode nella disintegrazione dell’io dei corpi di Francis Bacon, magma putrescente che tracima i succhi di anime tormentate o semplicemente desiderose di esplodere oltre il consentito. Il dettaglio ossessivo e puntuale di Lucien Freud intende limare le angosce dei volti di esseri per lo più distesi, dormienti o in veglia assorta, in cerca di alienazione dai loro stessi pensieri, coesi in alcune occasioni con i loro alter ego animali al punto da perdersi nelle loro fattezze, mentre quello di Leon Kossof si erge solitario in un marasma di segni e tratti cromatici, singolo baluardo a difesa di tutta la rappresentazione della vita che scorre.

Il medium audiovisivo trova una certa risonanza in questo progetto espositivo: a “The Naked Truth”, opera filmica interpretata da Stefano Cassetti, Adamo Dionisi, Lucrezia Guidone e Sarah Sammartino per la regia di Enrico Maria Artale è infatti affidato il compito di narrare la mostra attraverso una serie di immagini, mentre le audioguide che accompagneranno lo spettatore nella visita avranno la voce di Costantino D’Orazio, storico dell’arte e saggista.

 

 

Chiostro del Bramante

Dal 26 settembre 2019 al 20 febbraio 2020

Via della Pace – Roma

Lunedì – Venerdì dalle 10.00 alle 20.00

Sabato e Domenica dalle 10.00 alle 21.00

https://www.chiostrodelbramante.it

Sublimi anatomie

Un punto di osservazione ravvicinato ed approfondito sui meccanismi e le sembianze del corpo umano, declinati in senso scientifico, creativo e immaginifico: questo ed altro offre la mostra Sublimi anatomie, a cura di Andrea Carlino, Philippe Comar, Anna Luppi, Vincenzo Napolano, Laura Perrone, in corso al Palazzo delle Esposizioni di Roma fino al prossimo 6 gennaio.

Il percorso si snoda in senso radiale per sei sale, a partire dalla rotonda del museo, che ha visto ospitare la sera dell’inaugurazione il più classico degli apparati legati alla rappresentazione anatomica, quello dello schizzo dal vero, attraverso un vero e proprio atelier di disegno completo della presenza di modelli viventi e studenti impegnati a rappresentarli con carta matita e altri mezzi pittorici.

Il tema affrontato è ampio e riccamente studiato nel corso dei secoli: tutte le opere, le installazioni e i documenti in mostra hanno un significato specifico, in un continuo passaggio dinamico tra arte e scienza, medicina e curiosità, viscere e pelle, raccontato tra passato e presente attraverso i lavori di artisti come Berlinde De Bruyckere, Birgit Jürgenssen, Chen Zhen, Dany Danino, Marisa Merz, Dennis Oppenheim, Diego Perrone, Ed Atkins, Gary Hill, Gastone Novelli, Giuseppe Penone, Heidi Bucher, John Isaacs, Marc Quinn, Michaël Borremans, Pino Pascali, Sissi, Ketty La Rocca.

Corpo come gabbia e come contenuto, come movimento e come stasi, come forma e come nucleo fondante; associare l’anatomia al concetto di sublime significa partire dall’aspetto più concreto fino ad arrivare all’essenza, come a dire che il nostro essere una macchina perfetta non significa che siamo solo ingranaggi ben oliati ma molto di più: siamo un complesso apparato di vibrazioni, di flussi che pompano nei vasi sanguigni, di guizzi che corrono lungo i fasci muscolari e si congiungono a volte in breve sosta nel tratteggio delle ossa.

 

Palazzo delle Esposizioni

Dal 22 ottobre 2019 al 6 gennaio 2020

Via Nazionale, 194 – Roma

Domenica, martedì, mercoledì e giovedì dalle 10.00 alle 20.00 – Venerdì e sabato dalle 10.00 alle 22.30

https://www.palazzoesposizioni.it

 

 

 

Strings. Light and Vision alla White Noise Gallery di Roma

Tra luce e buio inizia il percorso espositivo di Strings. Light and Vision, la prima collettiva ospitata negli spazi di White Noise Gallery a Roma. La mostra a cura di Maria Abramenko parte proprio dalla luce, come elemento primordiale dello sguardo, elemento fondamentale e ancestrale che precede il tempo, la memoria e l’identità. Attraverso il lavoro di sei artisti di fama internazionale: Isabel Alonso Vega, DUSKMANN, Andrea Galvani, Sali Muller, Mareo Rodriguez, Alessandro Simonini, la teoria delle stringhe, così come la fisica quantistica celata nelle installazioni e nei lavori degli artisti, conducono verso un’astrazione psicologica che si presenta al pubblico sotto forme effimere visibili e talvolta invisibili.

Il progetto è un’interessante analisi e racconto visivo delle teorie più studiate in fisica, attraverso l’uso di un’altra scienza, quella dell’arte. Nella scelta delle opere e nella costruzione del dialogo visivo è chiara la necessità di interrogarsi e interrogare lo spettatore su più livelli, da quello meramente estetico a quello più concettuale.

In un connubio dove il buio si costituisce come oscurità da cui la luce emerge e plasma, Andrea Galvani, ad esempio, presenta un paesaggio incandescente, un’equazione cosmica, che appare in alto come un cielo stellato e si pone come guida celeste dove i numeri e la matematica si materializzano come ipotesi, quesiti legati all’universo e all’intero cosmo. Alessandro Simoni, invece, nel suo tetragramma neon si apre a duplici interpretazioni e connessioni di senso, volutamente contrapposti, in cui fa appello a una trasmutazione alchemica e spirituale. L’elettricità funge da moderno fuoco, simbolo antichissimo che racchiude una forza distruttrice e, allo stesso tempo, si costituisce come simbolo di rinascita e purificazione.

Gli artisti in mostra, seppur in modo e con mezzi differenti, indagano fenomeni puramente scientifici, ci si domanda, però, dove si collochi l’individuo e quali processi relazionali possa innescare in un’ambiente così già ricco di riflessioni. Sali Muller, sposta così l’attenzione sull’uomo partendo dall’oscurità come dimensione necessaria per veicolare un’alienazione. L’individuo, nel buio e attraverso ipotetici frammenti di luce, indaga il suo ruolo identitario in relazione alienante rispetto alla propria immagine di sé e della natura che lo circonda.

Tutti gli artisti in mostra, coinvolgono lo spettatore in una narrazione che richiede uno sforzo in più rispetto alla mera osservazione. Il pubblico deve intervenire, ma in un tempo misurato, poiché sono le opere, cariche di una dimensione quasi metafisica, a narrare di ricerche e ipotesi costruendo nella loro singola rappresentazione quesiti e ipotesi relazionali tra ciò che è visibile e ciò che non lo è.

STRINGS. LIGHT AND VISION

Isabel Alonso Vega – DUSKMANN – Andrea Galvani – Sali Muller – Mareo Rodriguez – Alessandro Simonini

a cura di Maria Abramenko

28 settembre – 26 ottobre 2019

White Noise Gallery

Via della Seggiola 9 – Roma

Orari: mar – ven, 11 – 19; sabato 16 – 20

Ingresso libero

 

Quattro artisti per un nuovo spazio per il contemporaneo, a Roma apre La Fondazione

In un palazzo risalente agli anni Venti del Novecento, nel pieno centro di Roma, ha inaugurato un nuovo spazio per il contemporaneo. La Fondazione, nome scelto per il nuovo progetto, è il centro culturale non-profit presentato dalla Fondazione Nicola Del Roscio e che con la direzione artistica di Pier Paolo Pancotto punta a ripensare gli spazi del contemporaneo a favore di un centro culturale interdisciplinare che spazi dal cinema all’editoria e coinvolga artisti giovani attraverso un project room pensato appositamente per la loro promozione.

Si tratta di un hub culturale che segue i moduli interpretativi di gestione e ricerca delle risorse artistiche contemporanea già ampiamente indagato all’estero. Lo spazio, si apre alla città nel tentativo di accoglienza, apertura, condivisione e dialogo alla base di una fruizione più genuina e prolifica di un’arte per tutti.

Lo spazio ha inaugurato con una mostra collettiva che riunisce le opere di quattro artisti di origine romena che hanno, a più riprese, soggiornato nella capitale. Il progetto espositivo nasce da una riflessione attraverso medium differenti, del contesto storico attuale insieme alle pratiche e agli interessi degli artisti in mostra.

Geta Brătescu, Adrian Ghenie, Ciprian Mureşan, Șerban Savu utilizzano un linguaggio sperimentale unitario che non obbliga ad un percorso preciso, ma invita ad una partecipata fruizione delle opere contestualizzate in uno spazio che sembra fare da perfetta cornice alle opere in mostra. Un dinamismo inconsueto anima il percorso che lascia una sorta di tempo sospeso tra le varie forme artistiche, dai film di Geta alle sculture di Mureşan per poi passare alle rappresentazioni pittoriche di Adrian Ghenie, da un lato e Șerban Savu dall’altro.

Seppur di generazioni differenti, ma di una stessa connotazione geografica, gli artisti in mostra sembrano dialogare nella pratica, proponendo tematiche che permettono sguardi molteplici e riflessioni continue.

I dipinti di Ghenie sono composizioni complesse intente ad indagare attraverso l’uso di strumenti non convenzionali come ad esempio la spatola, i momenti più bui della storia europea, come gli abusi sociali e politici del potere. A dialogare con lui, le figura umane di Șerban Savu, immagini enigmatiche seppur estremamente realistiche che ritraggono una società contemporanea intrappolata in un’atmosfera sospesa.

Attraverso una decostruzione delle opere del passato, Mureşan reinventa opere letterarie, cinematografiche e artistiche al fine di demistificarle. Una pratica fortemente concettuale che necessita di uno spettro diversificato di media che si fondono a favore di una visione più coesa del mondo. Centrale è, infine, il nucleo inedito di opere di Geta Brătescu, colosso dell’arte romeno scelta nel 2017 per rappresentare la sua nazione durante la 57° Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia, in una continua rilettura del passato costituisce una “voce fuori dal coro” poiché unica donna presente nella mostra. Geta ne è però il centro propulsore, una presenza forte e contingente che ridefinisce quell’equilibrio di apertura e accoglienza di cui il nuovo spazio si fa propulsore.

 

Geta Brătescu, Adrian Ghenie, Ciprian Mureşan, Șerban Savu

a cura di Pier Paolo Pancotto

20 settembre 2019 – 11 maggio 2020

La Fondazione

Via Francesco Crispi 18

 

Orari: dal martedì al sabato, h 11 – 18

Ingresso libero

 

Luca Signorelli e Roma. Oblio e riscoperte

Nell’avvicinarsi dell’anniversario dei Cinquecento anni dalla morte di Raffaello, i Musei Capitolini rendono omaggio a Luca Signorelli (Cortona, 1450 ca. -1523) uno dei più grandi protagonisti del Rinascimento italiano, la cui altissima parabola pittorica è stata oscurata solo dall’imponderabile arrivo di due giganti della generazione successiva: Michelangelo (1475-1564) e Raffaello (1483-1520), che al maestro di Cortona si erano però ispirati per raggiungere quell’insuperabile vertice della pittura che gli stessi contemporanei gli attribuirono.

Come scrisse infatti Giorgio Vasari, Luca Signorelli «fu ne’ suoi tempi tenuto in Italia tanto famoso e l’opere sue in tanto pregio, quanto nessun altro in qualsivoglia tempo sia stato già mai».

Molte delle opere esposte sono per la prima volta a Roma. La mostra intende mettere in risalto il contesto storico artistico in cui avvenne il primo soggiorno romano dell’artista e offrire nuove letture sul legame diretto e indiretto che si instaurò fra l’artista e Roma.
Inaugurazione giovedì 18 luglio 2019 ore 18.00, sono invitati tutti i possessori della MIC card.

 

 

Dal 18 Luglio 2019 al 03 Novembre 2019

Roma

Luogo: Musei Capitolini

Indirizzo: piazza del Campidoglio 1

Orari: tutti i giorni 9.30-19.30; 24 e 31 Dicembre 9.30-14. La biglietteria chiude un’ora prima

Curatori: Federica Maria Papi, Claudio Parisi Presicce

Enti promotori:

  • Roma Capitale
  • Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali

Costo del biglietto: Biglietto integrato mostre, “L’Arte Ritrovata” e “Luca Signorelli a Roma. Oblio e riscoperte”, e Musei Capitolini: Intero € 16, Ridotto € 14, Ridottissimo € 2 (residenti intero € 14, ridotto € 12)

Telefono per informazioni: +39 060608

E-Mail info: info.museicapitolini@comune.roma.it

Sito ufficiale: http://www.museicapitolini.org

Frank Holliday in Rome

Se in questi giorni piegati dall’afa estiva vi viene voglia di trovare refrigerio passeggiando per Villa Borghese, il mio suggerimento è quello di fare un salto al museo Carlo Bilotti, per vedere i bellissimi dipinti di Frank Holliday.

Curata da Cesare Biasini Selvaggi, Frank Holliday in Rome è la prima personale dell’artista statunitense ad essere esposta in un museo italiano, ed è composta da 36 opere, realizzate durante l’estate del 2016 proprio qui a Roma, in uno studio situato nei pressi di Piazza Navona.

L’influenza dei grandi maestri del passato, la possibilità di vedere quotidianamente dal vivo una serie di capolavori disseminati per il centro storico della capitale è stato un elemento di grande importanza per il lavoro dell’artista, che ne ha così ricavato stimoli e influenze, soprattutto, a suo stesso dire, dalle opere di Caravaggio.

Il tema della mostra è un intenso viaggio che l’artista compie a cavallo tra tre mondi; si passa dalle atmosfere celesti e aeree di un paradiso collocato in una dimensione alta e altra, a quelle pesanti, terrene e materiali, associate ai fuochi e alle ceneri di un inferno a tratti riconoscibile nelle difficoltà quotidiane. Tra queste due una zona sospesa, una terra di mezzo senza nome dove compiere alcune pause prima di rimettersi in cammino. Le pennellate, fluide, energiche, a tratti vaporose, restituiscono colori, toni e sensazioni in modo fortemente penetrante; flussi di energia vibrano sulle tele, portandoci su, in un volo folle verso il sole o precipitandoci in un gorgo ipogeo color tenebra: tra i due estremi la sosta in un limbo di attesa, dove riprendere fiato, farci irrorare di luce o proteggere da un nido di acqua e nuvole.

Il lavoro di Frank Holliday (1957) è associabile ai movimenti Neo Espressionisti e Neo Astratti, nonché alla cerchia artistica del Club 57, il famoso locale di New York al quale lo scorso anno il MoMA ha dedicato l’importante esposizione Club 57: Film, Perfomance and art in the East Village, 1978-1983.

Completa il percorso espositivo la proiezione del film inedito di Anney Bonney, dal titolo: Roman Holliday.

 

Museo Carlo Bilotti Aranciera di Villa Borghese

dal 20 giugno al 13 ottobre 2019

da martedì a venerdì ore 10.00 – 16.00   Sabato e domenica ore 10.00 – 19.00

Ingresso gratuito

www.museocarlobilotti.it

 

Il segreto del tempo, i monoliti digitali di Fabrizio Plessi alle Terme di Caracalla

Dodici videoinstallazioni accompagnano per oltre 200 metri un percorso alla scoperta delle gallerie sotterranee delle Terme di Caracalla. Accompagnate dalle musiche composte da Michael Nyman, le installazioni site specific fanno da trait-d’union tra antico e contemporaneo, trasportando con stupore, scoperta e meraviglia in un viaggio immersivo e suggestivo. Si tratta di Plessi a Caracalla. Il segreto del tempo, la mostra a cura di Alberto Fiz e organizzata dalla Soprintendenza Speciale di Roma in collaborazione con Electa, un racconto che attraverso lo splendido lavoro dell’artista Fabrizio Plessi, pioniere della video art, descrive in modo poetico e affascinante un passato profondamente connesso con la storia della Roma Imperiale segreta e sconosciuta, a tratti desolante. Le doppie gallerie anulari aperte per la prima volta al pubblico dopo anni di restauri e consolidamento erano le stesse che circondavano il calidarium, ovvero il luogo destinato ai bagni in acqua calda e ai bagni di vapore, dove centinaia di schiavi lavoravano giornalmente il fuoco per tenere attiva e funzionante la “macchina”.

Partendo dunque da connotati storici, Plessi è stato in grado di lavorare non solo aspetti del passato riconducendoli al contemporaneo ma ha anche avuto la possibilità di mantenere intatta la sua cifra stilistica, lavorando in particolare su alcune tematiche a lui care quali il fuoco e l’acqua. Attraverso la rielaborazione di questi elementi, l’antichità romana rivive proponendosi agli occhi dei fruitori sotto forma di immagini e suoni. L’incredibile capacità della tecnologia di Plessi di inserirsi negli interstizi della storia permette al luogo di caricarsi emotivamente ed esteticamente di nuove e intense tracce della storia, coinvolgendo in toto lo spettatore invitato a muoversi e a trovare un punto di osservazione del tutto personale, attivando così un dialogo tra le immagini del reale e i soggetti digitali che si susseguono, senza mai sovrapporsi.

La rielaborazione degli elementi architettonici dell’antica Roma, come gli archi su cui sono proiettate le immagini, vengono pervasi da una carica simbolica che li eleva quasi a totem, monoliti che occupano lo spazio in un moto discensionale che si specchia su vasche il cui contenuto permette di prolungare l’illusione dell’atto visivo in una totale rifrazione ambientale ed emozionale.

Plessi, attraverso i suoi monoliti tridimensionali, celebra e racconta aspetti della Roma antica e intervenendo digitalmente permette ai suoi soggetti di vivere e modificarsi continuamente attivando ancora una volta intrecci visivi tra la dimensione fisica e quella virtuale. Il percorso espositivo non è dunque solo esperienziale ma è una passeggiata tra due storie: quella antica degli schiavi e della specificità del luogo e quella odierna che auspica a creare o trovare dei legami per dare a quel passato uno sguardo nuovo, alla ricerca di una identità contemporanea che possa raccogliere le testimonianze del passato a favore di un rinnovamento del presente.

 

Plessi a Caracalla. Il segreto del tempo

A cura di Alberto Fiz

fino al 29 settembre 2019

Terme di Caracalla

Via delle Terme di Caracalla 52, Roma

 

Orari: da martedì a domenica ore 9 – 18.30; lunedì ore 9 – 14

Ingresso: intero € 11

Per ulteriori info https://www.coopculture.it/heritage.cfm?id=6

 

artSTREET. Tancredi Fornasetti e Jos Diegel

Ribaltando il concetto di streetart vogliamo definitivamente prendere le distanze da quella pratica obsoleta che nasce per strada e finisce nei circuiti istituzionalizzati delle gallerie e dei musei di tutto il mondo. La artstreet è rivoluzione, novità e nuova Bellezza. Non portiamo l’arte in strada, ma trasformiamo la strada in opera d’arte”. Con queste parole Gio Montez dà il via ad artSTREET, programma di residenze e interventi urbani che si svolgerà presso Atelier Montez, nella storica periferia di Roma Pietralata, nei mesi di giugno e luglio 2019.
Nel corso dei prossimi due mesi, gli artisti ospiti saranno invitati a studiare ed approfondire temi quali la rigenerazione urbana, l’inclusione sociale e l’impatto ambientale, principi sui quali si basa l’attività dello stesso Atelier Montez, che da oltre 5 anni è uno fra i più attivi promotori di innovazione in un quartiere a destinazione prevalentemente industriale, che attualmente sta vivendo un’importante trasformazione urbanistica e sociale (gentrification).

LE RESIDENZE – I primi artisti ospiti delle residenze di artSTREET saranno gli artisti Tancredi Fornasetti (1983) e Jos Diegel (1982). Il primo presenterà i suoi lavori mercoledì 26 giugno, alle ore 18:30, sempre presso l’Atelier Montez, in via di Pietralata 147/a. Fornasetti ha lavorato in passato al tema dell’impatto ambientale positivo, utilizzando vernici AirLite, una vernice in polvere che, attivandosi a contatto con la luce (sia naturale che artificiale), trasforma agenti inquinanti in molecole di sale. Una vernice in grado di “mangiare” lo sporco che c’è nell’aria, depurandola dell’inquinamento presente.
Il secondo artista, invece, subentrerà nel mese di luglio e approfondirà il discorso sul nuovo realismo cinematografico nella periferia di Pietralata, ispirandosi alla nascente poetica locale che prende spunto dal Realismo Cinematografico di Pasolini, Fellini, Antonioni etc. e sviluppa una poetica inedita che potremmo definire Nuovo Realismo Cinematografico, che nasce col primo film di questo tipo, IN ESISTENTE diretto da Gio Montez con Ludovico Fremont attore protagonista, realizzato nel 2017 nello stesso quartiere e non ancora presentato al pubblico. Nel corso della residenza, Diegel userà una 35mm per filmare le sue avventure documentaristiche nel quartiere ed utilizzerà una particolare tecnica di montaggio estemporaneo realizzato, come una performance, alla presenza del pubblico. Di fatto si svolgerà come un workshop nella camera oscura di Atelier Montez in cui il pittore e cineasta tedesco eseguirà un montaggio analogico, intervenendo pittoricamente sui negativi.

Tancredi Fornasetti, classe 1983, vive e lavora a Roma dove si è diplomato in Decorazione presso l’Accademia di Belle Arti, seguendo il corso del Professor Michele Cossyro. La sua produzione attraversa l’universo dell’astrazione geometrica, dando forma ad architetture e poligoni che ricordano il razionalismo degli anni ’30, animato da una carica pop tutta contemporanea.

A seguire Jos Diegel, pittore e cineasta sperimentale, lavora tra Offenbach e Berlino. I suoi lavori si possono collocare in quel filone definito “cinema di frontiera”, un cinema povero, che supera i canoni tradizionali e si racconta attraverso un linguaggio del tutto indipendente, sviluppato attraverso le riprese realizzate a ruota libera per le strade “con un rotolo di pellicola analogica in canna”. Così un cinema povero, i cui scarsi mezzi diventano virtù, si fa testimonianza quotidiana della vita ai margini della società.

Atelier Montez, sito in via di Pietralata 147/a a Roma, è una fabbrica dell’arte contemporanea nata nel 2012 dalla riqualificazione di un relitto urbano fra la Riserva Naturale dell’Aniene e la periferia storica di Roma, Pietralata, realizzata su progetto dell’Artista Gio Montez, Giacomo Capogrossi e dell’Architetto Francesco Perri. Aperto tutti i giorni, eccetto il lunedì, dalle 18 alle 22. La sua mission è quella di contrastare l’espansione incontrollata della periferia urbana e dello sprawl offrendo consone attività culturali e creando una immagine e una identità caratteristiche e condivise col territorio di riferimento, attraverso rassegne culturali, produzioni artistiche e di artigianato e altri eventi di natura culturale ad alta inclusione sociale.

 

 

Dal 26 Giugno 2019 al 31 Luglio 2019

Roma

Luogo: Atelier Montez

Indirizzo: via di Pietralata 147/a

Maria Lai. Tenendo per mano il sole

Il MAXXI, Museo nazionale delle arti del XXI secolo, dedica la mostra Tenendo per mano il sole a Maria Lai (1919 – 2013), una tra le voci più singolari dell’arte italiana contemporanea. La mostra, curata da Bartolomeo Pietromarchi e Luigia Lonardelli, è stata realizzata in collaborazione con l’Archivio Maria Lai e con la Fondazione Stazione dell’Arte, con il patrocinio del Comune di Ulassai e il sostegno di Fondazione di Sardegna.

Tenendo per mano il sole non è semplicemente il titolo della mostra, infatti è anche l’intitolazione della prima fibra cucita realizzata dall’artista ogliastrina. Grazie a questa scrittura cucita è possibile ritrovare diversi elementi caratteristici dell’arte della Lai, quali l’interesse per la poesia, la vocazione pedagogica del tener per mano e la cosmogonia delle Geografie evocata dal sole.

Saranno esposti oltre 200 lavori, tra cui Libri cuciti, sculture, Geografie, opere pubbliche e i suoi celebri Telai, opere che racconteranno nel modo più completo possibile la personalità di Maria Lai e i diversi aspetti del suo lavoro.

Maria Lai ha saputo creare un linguaggio differente e originale, anticipando ricerche artistiche sviluppate negli anni successivi. La retrospettiva al MAXXI mostrerà al pubblico ciò che viene definito il suo secondo periodo, ovvero tratterà quelle opere realizzate a partire dagli anni Sessanta e che ricomincia ad esporre, dopo una lunga assenza dalla scena pubblica e artistica, solo nel 1971.

Sarà inoltre possibile ammirare al MAXXI martedì 18 giugno, con replica mercoledì 19 giugno, grazie a la Fondazione Stazione dell’Arte e alla Fondazione di Sardegna, un’anteprima della performance Cuore Mio di Marcello Maloberti (a cura di Davide Mariani, in programma a Ulassai il 21 settembre 2019).

 

 

Dal 19 Giugno 2019 al 12 Gennaio 2020

Roma

Luogo: MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo

Indirizzo: via Guido Reni 4/a

Orari: 11-19; sabato 11-22. Lunedì chiuso. La biglietteria chiude un’ora prima del Museo

Curatori: Bartolomeo Pietromarchi, Luigia Lonardelli

Enti promotori:

  • In collaborazione con l’Archivio Maria Lai e con la Fondazione Stazione dell’Arte

Costo del biglietto: intero € 12, ridotto € 9. Gratuito Minori di 14 anni; disabili che necessitano di accompagnatore; accompagnatore del disabile; dipendenti MiBAC; accompagnatori e guide turistiche dell’Unione Europea, munite di licenza (rif. circolare n.20/2016 DG-Musei); 1 insegnante ogni 10 studenti; membri ICOM; soci AMACI; giornalisti accreditati; possessori della membership card del MAXXI

Sito ufficiale: http://www.maxxi.art/

Plessi a Caracalla. Il segreto del tempo

Un nuovo settore dei sotterranei delle Terme di Caracalla apre al pubblico con la mostra Il segreto del tempo, di Fabrizio Plessi, tra i protagonisti della videoarte, con le musiche di Michael Nyman. Un progetto complesso che tra l’altro vede il ritorno a Caracalla di alcune opere di arte antica originariamente collocate nell’impianto termale.

La mostra, curata da Alberto Fiz, è organizzata dalla Soprintendenza Speciale di Roma in collaborazione con Electa.
Plessi rende un suo omaggio alla grande storia di Roma con una nuova opera, disposta lungo oltre 200 metri dei sotterranei delle Terme, finora sconosciuti ai visitatori e aperti dopo un complesso lavoro di consolidamento e restauro. Si tratta del settore sotto l’esedra del calidarium, cuore pulsante dell’impianto ed esempio unico dell’alto livello tecnologico raggiunto dagli antichi romani, ora finalmente visibile nel nuovo percorso.

I forni, le caldaie, i magazzini, una grande arteria sotterranea, le statue in prestito, faranno da contrappunto a Plessi a Caracalla. Il segreto del tempo: 12 video installazioni che, tanto nelle strutture di supporto agli schermi, che nei contenuti degli stessi video, spazieranno su temi classici. Acqua, fuoco, la storia delle Terme, la figura di Caracalla e altro ancora, saranno al centro di una esperienza immersiva, che celebra il più sontuoso impianto di Terme imperiali di Roma.

 

 

Dal 18 Giugno 2019 al 29 Settembre 2019

Roma

Luogo: Terme di Caracalla

Indirizzo: viale delle Terme di Caracalla

Orari: Lunedì 9-14; da martedì a domenica 9-18.30

Curatori: Alberto Fiz

Enti promotori:

  • Soprintendenza Speciale di Roma in collaborazione con Electa

Telefono per informazioni: +39 06 39967702