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I grandi maestri. 100 anni di fotografia Leica

Dal 16 novembre 2017 al 18 febbraio 2018 la mostra I Grandi Maestri. 100 Anni di fotografia Leica al Complesso del Vittoriano – Ala Brasini (Roma) che rende omaggio alla prima macchina fotografica 35 mm provvista di pellicola, alla fotografia d’epoca e a tutti gli artisti che hanno utilizzato la Leica dagli anni venti ai giorni d’oggi, celebrando le loro immagini.

Oltre 350 opere dei maggiori e più prestigiosi autori – da Henri Cartier-Bresson a Gianni Berengo Gardin, da William Klein a Robert Frank, a Robert Capa a Elliott Erwitt e molti altri – decine di documenti originali, riviste e libri rari, fotografie vintage, macchine fotografiche d’epoca, compongono questa ricca esposizione che occuperà le sale del Complesso del Vittoriano di Roma nella sua unica ed eccezionale tappa italiana.

 

 

Dal 16 Novembre 2017 al 18 Febbraio 2018

ROMA

LUOGO: Complesso del Vittoriano – Ala Brasini

ENTI PROMOTORI:

  • Arthemisia
  • Contrasto

SITO UFFICIALE: http://www.ilvittoriano.com

Night Engines. Le avveniristiche sculture di Caroline Mesquita

Dopo il successo ottenuto ad Artissima, l’artista francese Caroline Mesquita ha di recente inaugurato il suo primo solo show presso la galleria trasteverina T293. Come delle moderne e futuristiche navicelle spaziali, le sculture dell’artista francofona hanno invaso lo spazio asettico della galleria presentandosi come dei frammenti di meteoriti o originali e avveniristiche auto del futuro. Lo scopo centrale della sua produzione artistica è ripensare gli oggetti, eliminando qualsiasi modello familiare e comprensibile. Attraverso la rielaborazione costante e sistematica delle materie, l’artista crea delle strutture fruibili a tutto tondo, elimina un punto di vista unico a favore di una ricezione completa e in continuo mutamento. La materia è per Mesquita una costante che fa del suo lavoro una rielaborazione del concetto di scultura.

A metà tra costruzione e pura arte estetica, le opere dell’artista elaborano materiali pesanti come metallo o acciaio che, attraverso il riuso e la manipolazione, risultano leggeri, provocanti e inaspettati. Le strutture hanno però un’altra caratteristica fondamentale che si lega indubbiamente alla sua materia, ovvero la capacità e la libertà di assumere forme proprie. L’artista, in questo caso, diventa il maestro che impartisce una lezione, detta una forma e poi attende che venga elaborata e, poi, acquisisca fattezze inaspettate.

La sensazione che si ha di fronte agli oggetti di Mesquita è di un iniziale disorientamento, l’atmosfera suggerita è quella di una dimensione onirica, surrealistica che si riscontra anche nella produzione video. In particolare, la molteplice capacità di creazione dell’artista mette in luce un aspetto fondamentale ovvero quello dell’incontro. Nei video, così come nella scelta e produzione delle sculture, Mesquita crea un accostamento per immagini di incontri inaspettati e impossibili, come quello tra uomo e creature fantastiche, oggetti inanimati che assumono nuove identità e sensualità inesplorate. L’interesse per la ricerca incessante di senso nelle relazioni intercorrono tra lo spazio e le sculture o in particolare l’approfondimento delle differenze di genere, l’amore per gli outsider, si inglobano in una ricerca artistica fine, attenta e minuziosa che racconta di un preciso intento artistico, quello di un’elaborazione umana e sociale attraverso l’uso accurato di materie prime che assumono forme inebrianti in spazi inaspettati.

La produzione artistica di Caroline Mesquita è dunque un’interessante relazione tra cose reali e dimensioni oniriche in cui al centro di tutto c’è l’esasperante ricerca di una fattezza umana che interagisca con tutto ciò che nasce e muore intorno a un sé irriverente, impavido e sregolato.

 

 

Fino al 08 dicembre 2017
T293 Gallery

Via Ripense 6, Roma

Orario: dal martedì al venerdì dalle ore 12.00 alle ore 19.00

Ingresso libero

La nave dei folli di Patrizia Comand

Arriva a Roma, precisamente a Palazzo Cipolla, La nave dei folli di Patrizia Comand. La mostra, visitabile fino al 12 novembre, espone la grande opera pittorica realizzata dall’artista milanese tra il 2013 e il 2014 e lunga quasi nove metri, insieme a venti disegni preparatori che ne mostrano la genesi.

Il progetto è ispirato all’omonimo poema satirico composto dall’umanista alsaziano Sebastian Brant, pubblicato a Basilea nel 1494. L’artista, colpita dalla incredibile attualità del testo, ha deciso di renderla evidente attraverso un’ironica rilettura pittorica.

L’opera, attraverso figure allegoriche e personaggi caricaturali mostruosi e in sovrappeso, rappresenta in maniera fantastica le pulsioni e i vizi dell’uomo, raccontando come questi dal XV secolo ad oggi non siano mai cambiati. In questo coloratissimo e onirico baraccone, infatti, sono presenti anche riferimenti a situazioni e personaggi reali: i “vecchi matti” descritti da Brant, ad esempio, sono rappresentati da Berlusconi, Marco Travaglio, invece, è la personificazione della vanità e dell’autocompiacimento, mentre gli “istigatori di discordia” sono interpretati come canali televisivi.

Affiancano in mostra l’imponente dipinto 20 disegni preparatori, riferiti ad altrettanti capitoli scelti dall’artista tra i 112 che compongono l’opera letteraria. Ogni disegno è presentato insieme ad un passo del capitolo da cui è tratto e all’incisione attribuita al giovane Albrecht Dürer che ne illustrava l’edizione originale. In questo modo viene mostrato sia il grande lavoro alla base del dipinto, sia il suo stretto legame con l’opera che l’ha ispirato.

La visione della mostra provoca un’immediata sollecitazione della fantasia, dovuta non solo al carattere grottesco dei personaggi e ai loro colori sgargianti, ma anche alle proiezioni in movimento e alla musica di sottofondo che riempiono la sala e contribuiscono a dare al visitatore la sensazione di stare partecipando a un grande gioco collettivo. La fruizione della mostra, nonostante le sue dimensioni modeste (occupa infatti solo due sale del museo), richiede del resto lunghe tempistiche, necessarie per poter cogliere i tantissimi dettagli e riferimenti simbolici, che si scoprono prima nei disegni preparatori e poi nel quadro, per unirsi solo alla fine in un’unica e sensata narrazione d’insieme.

 

 

Fino al 12 novembre 2017

Palazzo Cipolla

Via del Corso, 320 – Roma

 

http://www.patriziacomand.com/news.html

Scegli il Contemporaneo #2

Apre a novembre la seconda edizione di Scegli il Contemporaneo, un progetto culturale a cura di Senza Titolo  dedicato alla città di Roma e pensato per il pubblico italiano e straniero che desidera intraprendere un percorso di conoscenza ed esplorazione attiva e partecipata della produzione artistica contemporanea e degli spazi espositivi della città.

L’obiettivo è stimolare la fruizione del contemporaneo a Roma, attraverso un approccio tematico e mettere in relazione musei, mostre, opere, architetture per favorire un’interpretazione dinamica dell’arte del nostro tempo.

Un percorso interdisciplinare che vuole superare il confine e l’autonomia della singola mostra, per avvicinare il pubblico ai linguaggi e ai codici dell’arte contemporanea attivando il confronto critico tra opera, città, pubblico.

Il progetto è strutturato in visite guidate per adulti e studenti e visite animate per bambini con attività laboratoriali condotte da curatori, educatori museali specializzati e storici dell’arte.

<< Scegli il Contemporaneo è un progetto nato per offrire ad adulti e ragazzi una nuova modalità di frequentare mostre e musei a Roma.

Ci piace pensare a una piattaforma mobile concepita come un percorso in città, che attraverso un tema – questa seconda edizione dedicata al luogo, allo spazio, all’architettura – intercetta le migliori proposte culturali della stagione e rivolge al pubblico una lettura trasversale e collegamenti inusuali che non emergerebbero nella visita tradizionale ad una singola mostra.

L’idea è innescare connessioni e rimandi, unendo l’orientamento curatoriale a quello didattico in un progetto che rafforzi i legami con le istituzioni e i luoghi espositivi e accompagni il visitatore nella scelta, nella conoscenza e nell’approfondimento del panorama contemporaneo della città >>.

Spiega Elena Lydia Scipioni, autrice del progetto Scegli il Contemporaneo.

Questa seconda edizione è un invito a considerare lo spazio, costruito e naturale come elemento di lettura e comprensione del linguaggio artistico contemporaneo.

Attraverso il programma di visite guidate e animate ad alcune tra le più significative mostre della stagione, si indagheranno le diversi connessioni tra lo spazio – inteso come architettura, paesaggio, città- le opere e il pubblico.

 

 

DOVE

Galleria Nazionale | La Collezione

  • Visita guidata per adulti Un percorso di approfondimento sulle relazioni tra spazio naturale e spazio artificiale, tra costruzione e decostruzione spaziale attraverso le opere di artisti come Gabriele Basilico, Alberto Burri, Giorgio de Chirico, Piet Mondrian, Pino Pascali, Mario Schifano, Cy Twombly. La visita guidata sarà l’occasione per rileggere la storia della collezione e il suo allestimento ma anche per indagare le sperimentazione che hanno attraversato il Novecento e ridefinito i processi artistici.
  • Visita animata per bambini e famiglie. Un’attività per scoprire lo spazio che ci circonda con gli occhi degli artisti contemporanei: la visione delle opere sarà il punto di partenza per immaginare nuovi colori, linee con cui dare forma ad inedite costruzioni d’artista! 

Cinecittà | Studi cinematografici

  • Visita guidata per adulti Un percorso per rileggere i motivi storici della nascita degli studi di Cinecittà – luogo fondamentale per la storia del cinema italiano e internazionale -conoscere le produzioni che hanno reso famoso questo luogo e indagare le architetture reali in relazione con i set cinematografici.
  • Visita animata per bambini e famiglie. Un percorso tra realtà e finzione per giocare con le geometrie degli edifici, scoprire cosa nascondono i set cinematografici e inventare nuove architetture. 

MAXXI | mostra Home Beirut. Sounding the Neighbors

  • Visita guidata per adulti Dopo i focus sulla scena artistica contemporanea iraniana e su quella di Istanbul, la mostra conclude la trilogia sul Mediterraneo e presenta alcune delle tendenze creative contemporanee che si intrecciano con la crescita e il destino di questa città. In esposizione i lavori di artisti, architetti, registi, musicisti, ballerini, ricercatori, attivisti per riflettere sulla recente storia di conflitti, l’archiviazione e il ripristino di memorie e prospettive future, e i tentativi di trasformazione urbana.
  • Visita animata per bambini e famiglie. La suggestiva forma architettonica del MAXXI condurrà i partecipanti in un divertente percorso tra linee, forme, volumi, pieni e vuoti da esplorare con il proprio corpo. Proprio come gli artisti, i bambini potranno trasformare una città reale in un luogo immaginato sovvertendo le regole della rappresentazione!

Chiostro del Bramante | Enjoy

  • Visita guidata per adulti La mostra al Chiostro del Bramante – esempio di classica simmetria architettonica, in cui è possibile vedere anche uno dei più incredibili affreschi di Raffaello – indaga il tema del gioco e del divertimento attraverso alcune significative installazioni di arte contemporanea realizzate per questa occasione, concepite come un invito a considerare una nuova percezione dell’esperienza estetica e come l’occasione per approfondire nuovi approcci partecipativi da parte del pubblico (tra gli artisti presenti in mostra Alexander Calder, Jean Tinguely, Leandro Erlich, Erwin Wurm, Ernesto Neto)
  • Visita animata per bambini e famiglie. Farfalle, specchi, ruote saranno gli ingredienti per vivere un racconto surreale tra le installazioni presenti in mostra e trasformare oggetti quotidiani in sorprendenti elementi fantastici. Un’attività pensata per allenare la fantasia e progettare originali marchingegni d’artista!

Fondazione Volume! | Respiro, all’interno dell’esterno dell’interno – visita congiunta a Villa Farnesina

  • Visita guidata per adulti Per la Fondazione VOLUME! Paolo Icaro ha realizzato un intervento site-specific, rivestendo l’interno degli spazi con teli di polietilene, dipinti di bianco, che accarezzano le pareti dello spazio, facendosi epidermide sensibile e reattiva ad ogni alito di vento e al passaggio dello spettatore. Trasparenze e sovrapposizioni animano lo spazio che, attraverso l’intervento dell’artista, si trasforma in un luogo vivo, capace di restituire la memoria custodita dalle sue pareti.
  • La visita alla mostra di Paolo Icaro sarà abbinata alla visita alla Villa Farnesina, commissionata al celebre architetto Baldassarre Peruzzi dal ricco banchiere senese Agostino Chigi, e decorata, oltre che dal Peruzzi stesso, da Raffaello, da Sebastiano del Piombo e dal Sodoma con affreschi ispirati ai miti classici.
  • Visita animata per bambini e famiglie. Due tappe per esplorare luoghi vicini nello spazio e lontani nel tempo, conoscere differenti linguaggi e tecniche artistiche.

 

 

CALENDARIO visite

 

Galleria Nazionale collezione permanente

Sabato 11 novembre

ore 16 visita guidata adulti; guidata bambini (5-10 anni)

 

MAXXI mostra Home Beirut. Sounding the Neighbors

Sabato 18 novembre

ore 16 visita guidata adulti; guidata bambini (5-10 anni)

 

Chiostro del Bramante mostra Enjoy

Domenica 19 novembre

ore 16 visita guidata adulti; guidata bambini (5-10 anni)

 

Villa Farnesina e Fondazione Volume!

Sabato 25 novembre da confermare

ore 11 visita guidata adulti; guidata bambini (5-10 anni). Villa Farnesina; segue (a piedi) la visita alla mostra Respiro, all’interno dell’esterno dellinterno di Fondazione Volume!

 

Cinecittà Studios visita al complesso architettonico di Cinecittà e ai set

Sabato 2 dicembre

ore 16 visita guidata adulti; guidata bambini (5-10 anni)

 

Chiostro del Bramante mostra Enjoy

Domenica 3 dicembre

ore 16 visita guidata adulti, guidata bambini (5-10 anni)

 

Galleria Nazionale Collezione permanente

Sabato 16 dicembre

ore 16 visita guidata adulti, guidata bambini (5-10 anni)

Tutte le visite prevedono una durata di 90 minuti e un numero di partecipanti tra 8 min e 25 max

Maskers: tutti i volti di Jan Fabre in mostra a Roma

C’è ancora tempo solo fino a giovedì 9 novembre per visitare Maskers, la sesta personale dedicata dalla galleria romana Magazzino a Jan Fabre.

La mostra, curata da Melania Rossi, è interamente dedicata al tema dell’autoritratto. Protagoniste sono infatti una serie di “maschere”, con cui l’artista indaga e svela i suoi diversi volti, le multiple sfaccettature che compongono la sua identità. Il risultato è la materializzazione di una personalità complessa, fatta di diversi personaggi che convivono e compongono l’io dell’artista, ma anche quello di qualsiasi altro uomo. L’indagine alla base delle opere esposte è infatti senza dubbio narcisistica e autoriferita, ma è rivolta allo stesso tempo anche alla natura umana in generale.

In mostra sono esposti una serie di busti in bronzo e cera, in cui l’artista belga si rappresenta con estremo realismo, ma con l’aggiunta di attributi animali e dettagli colorati dal significato simbolico. In tutti ricorrono gli stessi tratti fisionomici, ma interpretati e modificati attraverso materiali, espressioni, età e deformità differenti. Al naturalismo di tradizione fiamminga tanto caro all’artista, è affiancata l’autoanalisi e l’esplorazione dell’inconscio.

Attraverso orecchie e corna di ogni sorta, l’artista crea un suo personalissimo bestiario psicologico, un proprio corpus iconografico in cui apparire di volta in volta ribelle, terrificante, potente e poi sconfitto, saggio ma subito dopo scherzoso e così via.

Il pubblico si trova trasportato in un’atmosfera surreale e un po’ grottesca, al centro di un’esperienza inquietante e divertente allo stesso tempo. Entrando nella sala nera e senza pannelli né didascalie o altri riferimenti, il visitatore si trova circondato da questo coro di personaggi che emergono dall’oscurità e sembrano voler interagire con lui. La sensazione allora è proprio quella di essere entrati nella testa dell’artista, di presenziare al cospetto delle sue tante personalità.

 

 

Fino al 9 novembre

Magazzino Arte Moderna

Via dei Prefetti, 17

Roma

 

http://www.magazzinoartemoderna.com/maskers/

#MAXXI | Orme I e Orme II di Alighiero Boetti

Al #MAXXI lo storico e critico d’arte Stefano Chiodi ci porta alla scoperta di due opere di Alighiero Boetti, “Orme I” e “Orme II”, insieme a Bartolomeo Pietromarchi, direttore MAXXI Arte.

 

1968. E’solo un inizio

Inaugurata lo scorso 3 ottobre presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, la mostra E’ solo un inizio. 1968, curata da Ester Coen, presenta un corpus di lavori appartenenti a una generazione di artisti che si sono mossi a cavallo tra la fine degli anni ‘60 e il decennio successivo, sperimentando il proprio operato attraverso una serie di nuove correnti e possibilità sviluppatesi proprio in quegli anni, grazie allo zeitgeist del periodo, caratterizzato da un clima di agitazione ideologica e culturale.

Lo spunto politico presente nel titolo, che allude ai movimenti del Maggio francese del ’68, che nacquero in pesante polemica all’idea di capitalismo e che si irradiarono poi in diversi paesi europei arrivando a toccare anche la nostra penisola, non trova un chiarissimo riscontro nella selezione delle opere in mostra. Si può forse parlare di una concomitanza cronologica tra gli eventi politici e quelli più prettamente artistici e culturali, piuttosto che di un’adesione vera e propria a una rivoluzione di ordine sociale.

Sono tanti i protagonisti dei movimenti esposti in questa sede che, nati in quegli anni, hanno lasciato un segno vigoroso nella storia dell’arte, diventando delle vere e proprie correnti, strutturate e innovative.

L’Arte Povera, nuovo atteggiamento che usa materiali che stanno alla base della catena dei materiali, come il legno, il cotone idrofilo, il piombo, i metalli. Tra gli esponenti di questa corrente c’è Mario Merz, il cui igloo apre la mostra, troneggiando al centro della prima sala, ponendosi come modulo abitativo primitivo nel quale si raccoglie la volontà costruttiva senza pretesa stilistica.

Poverista anche l’opera di Gilberto Zorio, in cui elementi costruttivi funzionali sono usati solo come struttura portante di materia destinata semplicemente a descriversi in quanto tale o lo specchio di Michelangelo Pistoletto, che pone una riflessione sullo spazio: vedersi riflesso implica essere fuori e dentro l’opera.

La Minimal Art americana è presente con opere di Donald Judd, Carl Andre e Dan Flavin, fino ad arrivare a Sol LeWitt: forme geometriche essenziali, accentramenti e decentramenti che connotano lo spazio in maniera plastica, mentre l’Arte Concettuale è rappresentata dalle opere di Kosuth e Giulio Paolini, il cui fine è la smaterializzazione dell’identità. Nel caso del celebre autoritratto di Paolini ad esempio, il potere culturale vive attraverso la memoria dell’immagine: non conta l’opera stessa ma la memoria dell’oggetto.

Sono tre gli esponenti della Land art esposti, poetica artistica che come dice il nome stesso compie la sua azione sul paesaggio: Gordon Matta-Clark, che interviene in situazioni urbane di abbandono, ad esempio su palazzi di periferia; Richard Long, che effettua interventi sul paesaggio nei grandi spazi dei deserti americani o utilizzandone gli elementi costitutivi, come nelle rocce in mostra, o Christo, con i suoi famosi impacchettamenti.

Luigi Ontani, artista indipendente, che fa capo alla Scuola di Piazza del Popolo di Roma, portando avanti un discorso a sé, è in mostra con 52 foto che lo rappresentano in atteggiamenti e pose diverse: è il suo corpo il substrato su cui si depositano le informazioni rivolte allo spettatore. Indagine sul corpo o meglio utilizzo del corpo dell’artista stesso come principale strumento di espressione è anche il perno della poetica della body art, rappresentata dal performer italo americano Vito Acconci.

Sono forse i protagonisti dell’arte Pop gli artisti più politicizzati in mostra, con la loro polemica rivolta alla società consumistica; questo è molto evidente nelle opere di Franco Angeli e Mario Schifano, nelle quali il gesto del braccio o la predominante del colore rosso riportano a un senso dichiaratamente schierato.

La mostra si presenta quindi davvero come una ricca pagina antologica di un decennio complesso e variegato, offrendo al visitatore spunti interessanti per inquadrarne i maggiori protagonisti.

 

 

È solo un inizio. 1968

Fino al 14.01.2018

Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea

Via delle Belle Arti 131, Roma

http://lagallerianazionale.com/

 

 

Part 1 – Galleria Alessandra Bonomo

Ha inaugurato mercoledì 25 ottobre presso la Galleria Alessandra Bonomo di Roma la collettiva Part 1, dedicata all’incontro tra le sperimentazioni di quattro giovani artisti. La mostra, come suggerisce il titolo generico, si pone come una semplice occasione di valorizzazione di giovani proposte, senza il bisogno di forzare a tutti i costi le opere verso aspetti comuni o messaggi unitari, e anche come la prima di una serie di iniziative similari, volte a indagare il fermento artistico contemporaneo. In altre parole, al centro dell’esibizione non c’è un discorso unico costruito attraverso le opere, ma l’esaltazione dell’individualità dei singoli artisti, delle loro caratteristiche specifiche e qualità originali. Le opere esposte, infatti, come osserva Carmelo Cipriani nel suo testo critico, sono accostate più per opposizione che per analogia, e la mostra non è altro che un fertile dialogo tra esperienze eterogenee, tra materiali e linguaggi molto diversi tra loro.

Ad aprire la mostra è Lulu Nuti, che espone opere nate durante una residenza d’artista su una nave cargo, molto diverse nella forma e nelle modalità di realizzazione, ma tutte volte ad interpretare lo spazio e la nostra relazione con esso. Particolarmente interessante è Cardiograms, una serie di tredici fogli circolari su cui sono stati registrati i movimenti della nave attraverso il tratto tracciato da una penna appesa al soffitto della cabina dell’artista, con risultato avvincente sia dal punto di vista estetico che per l’originalità nella rappresentazione del movimento, dello spazio e del tempo.

Baldassarre Ruspoli espone invece opere che indagano le potenzialità inespresse dei materiali da costruzione. Oggetti trovati come cavi d’acciaio e travi di legno sono recuperati dall’artista e utilizzati per realizzare opere che rimandano a esperienze artistiche precedenti, come le due assi riadattate in un omaggio a Brancusi

Seguono i disegni di Delfina Scarpa, una serie di colorati busti di donna e paesaggi appena schizzati, evocativi di un mondo infantile ed esotico allo stesso tempo.

L’ultimo artista in mostra è Simone Pappalardo con la sua sperimentazione sonora Orchestra Fragile, un’installazione che è anche uno strumento musicale. Composta da una serie di ampolle in vetro e fili di rame, l’opera produce un suono che accompagna il pubblico lungo tutto il percorso, risuonando in ogni sala e perfino all’esterno della galleria.

 

 

Galleria Alessandra Bonomo

Fino al 30 gennaio 2018

via del Gesù, 62

Roma

http://www.bonomogallery.com/

 

 

Conversazioni Video 2017 – Festival Internazionale di Documentari su Arte e Architettura

Come ormai ogni autunno, torna, per il quinto anno consecutivo alla Casa dell’Architettura di Roma, Conversazioni Video, l’unico Festival Internazionale di Documentari specificamente dedicato all’arte e all’architettura della città di Roma.

L’edizione 2016 di Conversazioni Video, curata dall’associazione culturale Art Doc Festival e promossa dalla Casa dell’Architettura di Roma, si è svolta nell’ambito delle Risonanze della Festa del Cinema di Roma, con i patrocini del Mibact – Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, di Rai Lazio dell’Inarch/Lazio, ed è stata una conferma di quanto la manifestazione sia ormai un evento consolidato e atteso nel panorama culturale romano.

Forte del consenso di critica e di pubblico dell’ultima edizione del Festival, dunque, Art Doc Festival lancia per il 2017 il bando per la nuova edizione di Conversazioni Video – Festival Internazionale di Documentari su Arte e Architettura, che si svolgerà alla Casa dell’Architettura – Acquario Romano, per quattro giorni: 30 e 31 ottobre, 2 e 3 novembre 2017, e presenterà al pubblico le migliori e più recenti realizzazioni documentaristiche prodotte nel mondo, dal 2014 ad oggi, sui temi dell’arte e dell’architettura.

Il Festival sarà costituito da circa 10/15 documentari in concorso, divisi nelle categorie di ARTE e ARCHITETTURA. I film saranno selezionati per il concorso da un Comitato Scientifico appositamente costituito che li sceglierà tra quelli pervenuti tramite il bando di partecipazione. Le proiezioni avranno luogo tutti i giorni dalle 18:00 alle 21:00.

Tutte le sere sono previsti dibattiti ed incontri con gli autori, i produttori dei film ed esperti del settore volti ad approfondire argomenti legati all’incontro tra le diverse discipline (arte, architettura, linguaggio audiovisivo) in modo da poter coinvolgere il pubblico in maniera trasversale. Le tematiche culturali proposte e la valenza informativa e didattica del mezzo audiovisivo hanno reso possibile, durante le passate edizioni del Festival, l’assegnazione sia di CFU (Crediti Formativi Universitari), da parte dei professori che hanno aderito, sia di CFP (Crediti Formativi Professionali) da parte dell’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori di Roma e Provincia ai professionisti che hanno preso parte alle serate della manifestazione.

Come ogni anno, una giuria composta da esperti del settore assegnerà un premio al miglior documentario di ciascuna categoria.

 

 

Dal 30 Ottobre 2017 al 03 Novembre 2017

Roma

Luogo: Casa dell’Architettura

Curatori: Art Doc Festival

Enti promotori:

  • Casa dell’Architettura di Roma
  • Con il patrocinio del MiBACT – Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo

Costo del biglietto: L’ingresso a tutte le proiezioni sarà a titolo gratuito

Sito ufficiale: http://www.artdocfestival.com

Momento zero: le montagne senza eco di Pietro Manzo

È in corso presso la White Noise Gallery Momento Zero, personale di Pietro Manzo composta da opere che spaziano dal monumentale al piccolissimo formato, dalla fotografia alla pittura all’installazione.

A prima vista, le opere di Manzo non sembrano avere molto di originale da dire. Basta una seconda occhiata, però, per accorgersi che in realtà nascondono qualcosa in più rispetto a quanto si potrebbe pensare fermandosi al primo colpo d’occhio. Quelli che sembrano semplici paesaggi fotografici, infatti, sono in realtà ricostruzioni fittizie di una realtà non più esistente, ottenute sovrapponendo strati di colore a stampe fotografiche. Quella che potrebbe sembrare la solita mostra di fotografia naturalistica, pertanto, si trasforma nell’occasione di conoscere una ricerca di tutt’altro genere, e di riflettere su tematiche tutt’altro che scontate. Se da lontano potrebbero sembrare solo immagini da cartolina, infatti, guardando con più attenzione si scopre che quelli esposti da Manzo sono panorami colpiti da ferite indelebili, ferite che l’artista tenta però di ricucire attraverso la pittura. I soggetti da cui parte sono montagne sventrate, paesaggi stravolti dalla presenza umana, che l’artista riporta con il suo intervento al loro “momento zero”, allo stadio iniziale della loro storia. L’artista, come un chirurgo plastico, elimina cioè con pazienza tutte le cicatrici lasciate dall’uomo sulla natura, ristabilendo almeno sulla carta un equilibrio millenario ormai perduto per sempre.

Quella offerta da Manzo è perciò la rappresentazione di un mondo perfetto ma surreale, ambiguo, che non è del tutto naturale, né del tutto artificiale. È l’effige di una natura fin troppo incontaminata, il ritratto di paesaggi senza memoria, di montagne senza eco. Un ritratto reso paradossalmente poco credibile proprio a causa della totale assenza di qualsiasi contaminazione umana, ormai inconcepibile nella mente dell’uomo moderno. I paesaggi di Manzo, in altre parole, hanno lo stesso effetto di paesaggi realizzati in computergrafica, troppo vergini e silenziosi per risultare realistici.

La tecnica utilizzata per realizzare queste opere è molto antica, tanto quanto il mezzo fotografico stesso. La pratica del ritocco a pennello, infatti, era ampiamente diffusa già all’epoca di Daguerre, e così è stato fino all’invenzione della fotografia a colori e alla cosiddetta “rivoluzione del digitale”. L’artista, però, riesce a trasferirla in maniera originale nel contesto artistico contemporaneo, e a sfruttarla al massimo per veicolare il suo messaggio. La curiosità da parte del pubblico è inevitabile, non solo per l’utilizzo di una tecnica così inusuale nel 2017, ma anche a causa dell’impossibilità di conoscere l’immagine originale che si nasconde dietro l’intervento dell’artista.

Nella project room al piano inferiore della galleria è esposta un’altra parte della ricerca dell’artista, a metà strada tra scultura, pittura e installazione, in cui il discorso affrontato nelle altre sale si fa ancora più forte e tangibile. Dettagli di quelle stesse montagne raffigurate in foto sono dipinti qui dall’artista direttamente su frammenti di marmo prelevati dalle stesse (frutto pertanto della distruzione del paesaggio naturale ad opera dell’uomo di cui si parlava). Frammenti fisici e iconici convergono così a rappresentare un tutto in bilico tra un passato ormai perduto e un presente difficile da accettare.

Esposti e illuminati in maniera suggestiva, questi frammenti appaiono come pezzi di un corpo lacerato, da contemplare nel religioso silenzio di questa sorta di cripta. Unici particolari fatti emergere dal buio della stanza, sembrano essere indicati come testimoni di un delitto, o come reliquie di un martirio, normalmente incapaci di suscitare altra reazione che una malcelata indifferenza.

 

 

Fino al 18 novembre

White Noise Gallery

Via dei Marsi, 20/22

Roma

 

http://whitenoisegallery.it/mostra/momento-zero/