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Ovidio. Amori, miti e altre storie

A coronamento delle celebrazioni per il Bimillenario dalla morte del celebre poeta latino è in corso presso le Scuderie del Quirinale la mostra Ovidio. Amori, miti e altre storie, a cura di Francesca Ghedini, visitabile fino al prossimo 20 gennaio.

Sono oltre 250 le opere concesse in prestito da 80 prestatori nazionali e internazionali (tra i più importanti ricordiamo il Louvre di Parigi e la National Gallery di Londra), in un ricco compendio di stili e mezzi espressivi, (affreschi, sculture antiche, manoscritti di età medievale, fino ad arrivare a opere contemporanee, come l’installazione al neon di Joseph Kosuth, ispirata ai testi ovidiani, che accoglie il visitatore al suo ingresso).

Il poeta, nato a Sulmona nel 43 a.C., conobbe il successo dopo il suo trasferimento a Roma, dove, al servizio di Augusto, scrisse la maggior parte delle opere che lo resero immortale, diventando senza dubbio uno dei poeti antichi più conosciuti, dimostrandosi ancora oggi fortemente attuale e coinvolgente.

I temi che prediligeva erano quelli senza tempo, che qualsiasi essere umano, in qualunque età, ha sentito come suoi: l’amore, la passione, il potere, il fascino del mito.

Il percorso espositivo diventa narrazione della sua vita e della sua produzione poetica e letteraria, passando dal racconto delle sue peripezie personali (l’esilio a cui lo condannò l’imperatore Augusto sulle rive del Mar Nero, ad esempio, a causa del suo osteggiare il repentino cambio di costumi frutto del passaggio dalla Repubblica all’Impero), alla trasposizione figurativa dei temi più noti da lui trattati, come i giochi amorosi che coinvolgevano le divinità dell’Olimpo o l’universo di figure cangianti ed indimenticabili contenute all’interno di uno dei suoi scritti più famosi, le Metamorfosi, i cui protagonisti sono i soggetti principali della maggior parte delle opere in mostra.

Completano il progetto di mostra percorsi tematici che affrontano la vita di Ovidio e l’influenza della sua opera letteraria, giunta fino ai giorni nostri, oltre a esperienze di laboratorio e a un ricco programma di incontri, letture e approfondimenti.

 

 

Scuderie del Quirinale

Fino al 20 gennaio 2019

www.scuderiequirinale.it

Via XXIV Maggio 16 – Roma

Dalla domenica al giovedì dalle 10.00 alle 20.00 -Venerdì e sabato dalle 10.00 alle 22.30

Arriva a Roma il primo murale ecologico che “caccia l’inquinamento”

Grazie ai numerosissimi interventi di arte urbana che spuntato ogni giorno per le sue strade, da qualche anno Roma è stata nominata capitale europea della Street art. Da oggi la città ha però anche un nuovo record: il più grande murale ecologico d’Europa. In Via del Porto Fluviale, nel cosiddetto “Ostiense District” (e proprio di fronte allo spettacolare murale di Blu che ne è divenuto il simbolo), sta infatti nascendo da qualche tempo una nuova originale opera: Hunting Pollution, un gigantesco murale che si sviluppa su due facciate di un palazzo a sei piani, interamente realizzato con vernici ecosostenibili, che assorbono lo smog.

Il nuovo murale, che verrà inaugurato oggi 26 ottobre 2018, è stato realizzato dallo street artista milanese da anni trapiantato a New York Federico Massa, in arte Iena Cruz. Rappresenta un airone con un pesce contaminato in bocca, appollaiato su un grande barile di petrolio da cui fuoriescono dei minacciosi tentacoli neri. Tutto intorno si sviluppano dei motivi a onde che passano dal giallo ocra originale del palazzo al bianco, al verde, fino all’azzurro, mentre delle gocce decorano tutte le finestre dell’edificio. Il titolo sembra riferirsi contemporaneamente sia alla cattura del pesce contaminato da parte dell’airone, sia a quella dell’inquinamento da parte della vernice.

Per la sua immediatezza comunicativa e per la vastità del pubblico che riesce a coinvolgere, la Street art è stata usata spesso come veicolo di messaggi politicamente e socialmente impegnati, molte volte proprio in riferimento al tema dell’ecologia e del rapporto uomo-ambiente. Si pensi ad esempio alle opere fatte di rifiuti e materiali riciclati di Bordalo II, o a quelle fatte di muschio di Anna Garforth, o ai provocatori dipinti realizzati in giro per il mondo da Banksy, Blu o NemO’s, solo per citarne alcuni.

In questo caso, ad essere ispirate da una tematica ecologica, sono sia il soggetto che la tecnica. Se spesso per ottenere certi messaggi vengono utilizzati spray che però sono fortemente inquinanti, grazie all’utilizzo di queste speciali vernici il murale di Iena Cruz può invece avere un impatto positivo anche in questo senso, assorbendo anziché che produrre inquinamento. Pare che l’effetto “purificante” del murale sull’aria equivarrà a quello prodotto da ben trenta alberi.

Il progetto è stato interamente sostenuto da Yourban2030, ente no-profit impegnato in un percorso di sensibilizzazione attraverso l’arte sui temi temi caldi dell’ambiente e del rapporto uomo-natura, con lo sguardo proiettato all’Agenda Globale 2030 per lo Sviluppo Sostenibile promossa dalle Nazioni Unite. Staremo a vedere quali saranno le prossime mosse…

Di seguito pubblichiamo le foto del murale finito ma non ancora del tutto svelato. Per chi si trova a Roma, più tardi verrà inaugurato e mostrato al pubblico nella sua interezza.

 

 

RAW 2018: Torna la settimana dell’arte contemporanea di Roma

322 artisti, 30 curatori, 154 strutture, 427 appuntamenti in 6 giorni: questi i numeri dell’edizione di quest’anno della RAW Rome Art Week, la manifestazione dedicata alla valorizzazione dell’arte contemporanea nella capitale. Dal 22 al 27 ottobre 2018, per il terzo anno consecutivo, Roma sarà sommersa da eventi dedicati all’arte e alla cultura. L’obiettivo dell’iniziativa, come sempre, è quello di costruire una rete che connetta le strutture espositive, gli artisti, i critici, i curatori, i collezionisti e gli appassionati, e di offrire al pubblico una panoramica completa di ciò che la città offre nel campo dell’arte contemporanea.

Fondazioni, gallerie, associazioni culturali, spazi indipendenti, accademie e istituti italiani e stranieri apriranno gratuitamente le loro porte al pubblico per tutta la settimana, e organizzeranno uno o più eventi per presentare la loro visione dell’arte. Lo stesso faranno gli artisti, organizzando open studio per illustrare la propria ricerca direttamente nel luogo in cui viene concepita o partecipando a mostre, con la collaborazione dei numerosi curatori iscritti alla manifestazione.

Strumento principale dell’iniziativa è la piattaforma online romeartweek.com, fondamentale durante i giorni della manifestazione per orientarsi tra i numerosissimi eventi in programma, e attiva anche tutto il resto dell’anno come mezzo per conoscere e raggiungere chi crea e promuove arte contemporanea a Roma. Sul sito si possono trovare le schede personali di ogni partecipante alla RAW divise per sezione (artisti, curatori, gallerie e istituzioni), il programma completo della manifestazione, e una utilissima mappa interattiva su cui sono segnati tutti gli eventi e i protagonisti. Quest’anno, inoltre, per la prima volta la mappa è divisa per zone, corrispondenti anche a dei giorni consigliati per visitarle. Ogni giorno, cioè, gli eventi sono concentrati in una determinata zona, così da consentire al pubblico di poter partecipare a più incontri possibili.

Anche quest’anno verranno organizzate tutti i giorni visite guidate con diversi percorsi, e venerdì 26 a Borgo Ripa si terrà anche la RAW Night, per festeggiare con cibo, musica e sopratutto arte. Tutto rigorosamente gratuito.

 

 

Rome Art Week 2018

22-27 ottobre 2018

Roma

https://romeartweek.com/it/

https://www.facebook.com/romeartweek

 

A un secolo dalla sua realizzazione rivede la luce un’opera inedita di Giacomo Balla

Forse non tutti sanno che a Roma, nella centrale via Milano, al civico 24, all’angolo con via Nazionale, circa un secolo fa sorgeva un rinomato locale, chiamato il “Bal tic tac”, che altro non era che il cabaret futurista della Capitale, sorto nel 1921 per volontà del gruppo di avanguardia, inaugurato da Filippo Tommaso Marinetti e rimasto aperto per un anno e mezzo. Qui si faceva musica jazz, si organizzavano serate culturali, proiezioni, era insomma un luogo dove si respirava fermento e innovazione.

Il cabaret si estendeva fino al primo piano di un edificio che oggi appartiene alla Banca d’Italia; al principio del 2017, durante dei lavori di ristrutturazione eseguiti per il Museo della Moneta che verrà aperto al pubblico nel 2021 in questa sede, è venuto allo scoperto in modo del tutto fortuito un murales di 80 metri quadrati, che si è rivelato essere la decorazione delle pareti e del soffitto dell’ingresso del Bal tic tac, eseguita dal maestro Giacomo Balla.

Le decorazioni del locale furono infatti affidate all’artista, che in quel periodo aveva già effettuato il passaggio che lo aveva portato a farsi chiamare “Futurballa”; dietro compenso di 4 mila lire, l’artista lavorò per quattro mesi, e, da genio poliedrico quale era, eseguì non solo il murale a tempera, ma ideò anche gli arredi e le suppellettili, rivelandosi un interior designer ante litteram.

Un’esplosione di forme colorate in movimento, una sinestesia di motivi eseguiti nei toni del giallo, del rosso, del blu e del marrone, che dopo un secolo sono ancora sorprendentemente vividi e soprattutto integri.

La parete presenta una parte centrale bianca di forma quadrata, che probabilmente era usata come schermo per le proiezioni cinematografiche, intorno alla quale si celebra questa sinfonia di cromie e di linee che prosegue anche sul soffitto, e che ci lascia immaginare l’eleganza e la modernità di questo luogo che fece molto parlare di sé all’epoca.

Il Bal tic tac purtroppo ebbe vita breve, e dopo la chiusura, al suo posto sorsero diverse attività, tra cui un negozio di luminarie, per cui si dava per scontato che la preziosa decorazione fosse andata perduta negli anni, coperta, cancellata, nascosta agli occhi degli esperti.

Una scoperta importantissima quindi, e totalmente inaspettata, che apre una nuova pagina della storia del Futurismo: il restauro del murale è già iniziato, verrà mantenuto al suo posto originario, e al suo termine sarà possibile al pubblico visitarlo.

Parallelamente a questo progetto, il Soprintendente di Roma Francesco Prosperetti ha già annunciato la riapertura della casa in via Oslavia, dove Balla visse e operò per trent’anni, impegno che verrà portato avanti insieme alla Banca d’Italia e agli eredi dell’artista.

 

 

Pixar. 30 anni di animazione

Le sale del Palazzo delle Esposizioni di Roma diventano teatro di un patrimonio di immagini e personaggi ormai collettivo, ospitando, fino al prossimo 20 gennaio, la grande mostra dedicata all’universo cinematografico della Pixar, a cura di Elyse Klaidman e Maria Grazia Mattei.

La famosa casa di produzione californiana, fondata nel 1986, è riuscita a conquistare un ruolo fondamentale nel settore dell’animazione, con la sua capacità di mettere insieme cuore e tecnologia, dando vita a personaggi indimenticabili e fortemente caratterizzati, eroi amati dai più piccoli e non solo, capaci infatti di lasciare un segno anche nello spettatore adulto.

Il timore diffuso era che il tratto gentile, artigianale, del disegno a matita che contraddistingueva i film di animazione precedenti venisse messo da parte a favore di una digitalizzazione massiccia; la Pixar è riuscita a scongiurare questo pericolo e anzi, a coniugare in maniera esemplare l’utilizzo di tecniche all’avanguardia assieme a strumenti che appartengono all’arte e al disegno tradizionali, attraverso il lavoro di un team di specialisti, che include artisti, scenografi, sceneggiatori e anche psicologi.

Frutto della loro sinergia sono titolo quali Monsters & Co., Alla ricerca di Nemo, Cars, Inside Out, Coco, sono per citarne alcuni.

Fabio Fornasari firma il progetto espositivo, basato sui concetti chiave di Personaggio, Storia e Mondo, i cardini che stanno alla base della realizzazione di un film.

La mostra presenta un corpus di oltre 400 opere tra disegni, sculture, bozzetti, collage e storyboard, e moltissimi materiali video, che testimoniano i trent’anni di attività della Pixar, che esordì con il celeberrimo Toy story nel 1995, il primo film completamente animato al computer. Sono inoltre presenti due installazioni, intitolate Artscape e Zoetrope, che danno vita alle opere esposte attraverso la tecnologia digitale.

Oltre al percorso espositivo la mostra propone un programma di incontri sul tema dell’animazione condotti da alcuni esperti del settore, volti ad analizzare nel dettaglio e a far quindi conoscere allo spettatore in maniera più approfondita il percorso che porta alla creazione e alla realizzazione finale dei film animati.

Completa la mostra la proiezione delle più famose produzioni Pixar, come Gli Incredibili 2, in modo da dare la possibilità al grande pubblico di rivivere sullo schermo la magia di quelli che sono già a tutti gli effetti dei cult cinematografici.

 

 

Palazzo delle Esposizioni

Via Nazionale 194, Roma

Dal 9 ottobre 2018 al 20 gennaio 2019

Domenica, martedì, mercoledì e giovedì dalle 10.00 alle 20.00

Venerdì e sabato dalle 10.00 alle 22.30

https://www.palazzoesposizioni.it

 

Spazio Urano: un nuovo centro culturale nel cuore del Pigneto

Il quartiere Pigneto di Roma negli ultimi anni è stato colonizzato da molte realtà creative, che, innestandosi sul tessuto urbano preesistente, lo hanno fortemente trasformato, convertendolo in un distretto creativo diffuso e conferendogli un volto nuovo, alternativo a quello associato alla grande presenza di attività legate alla vita notturna, a cui deve in parte la sua fama di zona malfamata o degradata.

Una nuova realtà creativa e culturale, Spazio Urano, verrà inaugurata nel quartiere il prossimo sabato 20 ottobre. Si tratta nello specifico di un luogo di incontro per artisti e appassionati d’arte, il cui scopo sarà quello di ospitare attività culturali e didattiche, come mostre, eventi e workshop di varia natura.

Lo spazio sarà anche sede dello studio del pittore di origine campana Francesco Campese, ormai adottato dal Pigneto, dove ha lavorato per molti anni presso l’atelier StudioSotterraneo, condiviso con altri cinque artisti.

In occasione dell’inaugurazione dello Spazio Urano una selezione dei lavori più importanti di Campese sarà esposta al pubblico attraverso la mostra Etere, a cura di Simona Pandolfi. Saranno esposte opere dai suoi due cicli più importanti, Architectures 2009-1017 e Landscape 2017, in cui lo sfondo si fa paradossalmente protagonista, ogni riferimento alla figura umana è completamente eluso, e forte è l’ispirazione ai grandi artisti del passato (spesso sfociando anche in citazioni dirette), a partire dai primitivi italiani come Giotto e Piero della Francesca, passando per Antonello da Messina, fino ad arrivare alle atmosfere sospese della Metafisica di De Chirico, delle nature morte di Giorgio Morandi e degli scenari urbani di Edward Hopper.

Lo studio di Campese e la mostra saranno visitabili fino al 27 ottobre, in occasione della Rome Art Week.

 

 

22 – 27 ottobre 2018

Inaugurazione sabato 20 ottobre, ore 18.00

Spazio Urano

via Sampiero di Bastelica, 12

Roma

 

Andy Warhol

A novant’anni dalla nascita di Andy Warhol, Roma celebra il padre della Pop Art con una grande mostra monografica allestita nelle sale del Complesso del Vittoriano – Ala Brasini, prodotta e organizzata da Arthemisia in collaborazione con Eugenio Falcioni & Art Motors srl.

Inaugurata il 3 ottobre scorso, l’esposizione, a cura di Matteo Bellenghi, presenta oltre 170 opere, che ripercorrono l’intero percorso artistico di Warhol, iniziato a partire dagli anni Sessanta. Parliamo di un personaggio che non è stato solo un grande innovatore del linguaggio artistico contemporaneo ma anche e soprattutto un icona di stile e di costume, che è stato in grado di diventare lui stesso prodotto e marchio di fabbrica, al pari dei prodotti che dipingeva. Prodotti che appartenevano all’immaginario consumistico e pubblicitario collettivo degli Stati Uniti, diventati, attraverso il suo lavoro, veri e propri oggetti d’arte, sebbene sempre ricoperti da una forte patina di ironia dissacratoria e portatori di una progressiva svalutazione di significato.

Basti pensare alla notissima serie delle Campbell’s Soup, le zuppe in barattolo che l’artista a suo stesso dire ha mangiato per vent’anni prima di iniziare a dipingere, facendo diventare oggetto da museo un prodotto alimentare legato al consumo quotidiano, acquistato da intere generazioni appartenenti a diverse classi sociali, in un ottica di omologazione che è anche una chiara frecciata verso il consumismo di massa che abbassa (o innalza?) tutto allo stesso livello, sottraendo così ogni senso ed importanza individuale.

Le sue opere inoltre contengono spesso riferimenti alla morte, dai cicli degli incidenti stradali a quelli che hanno come soggetto la sedia elettrica, per non parlare dei ritratti dedicati ai grandi divi della mecca hollywoodiana morti prematuramente, come Elvis Presley o Marilyn Monroe, e che forse anche per questo motivo sono diventati così carismatici, perché come dicevano gli antichi “chi muore giovane è caro agli Dei.” Volti bellissimi, intensi, resi con forti gradazioni di colore, emblema di vite vissute così intensamente da colare via velocemente, viste, assimilate e consumate dallo spettatore di turno, che subito perde interesse e già si volge, vorace, verso il nuovo attore, la nuova marca di detersivi, il nuovo prodotto miracoloso che soppianta quelli ancora quasi intonsi sugli scaffali della sua casa o ritratti sulle locandine fuori dai cinema.

In mostra anche le serigrafie dedicate al mondo della moda, del cinema e della musica, le copertine dei dischi dei Rolling Stones e dei Velvet Underground, i cicli dedicati ai fiori e quelli che consacrano come moderni feticci le calzature femminili, oggetti che attiravano particolarmente la fantasia dell’artista. Anche il nostro paese diventa iconografia di suo interesse, come è evidente nella serie che celebra L’ultima cena di Leonardo Da Vinci o nel coloratissimo ciclo dei vulcani, chiaramente ispirati dal Vesuvio, che Warhol ebbe modo di vedere durante alcuni suoi viaggi a Napoli.

 

 

Complesso del Vittoriano – Ala Brasini

Via di San Pietro in Carcere, Roma

Dal 3 ottobre 2018 al 3 febbraio 2019

da lunedì a giovedì 9.30 – 19.30 – venerdì e sabato 9.30 – 22.00 domenica 9.30 – 20.30

www.ilvittoriano.com

 

Eco e narciso, la bellezza dell’immagine e il suo potere

Inizia sotto la strepitosa volta affrescata da Pietro da Cortona, il percorso espositivo curato da Flaminia Gennari Santori (Direttrice Galleria Nazionale Corsini Barberini) e Bartolomeo Pietromarchi (Direttore MAXXI Arte), un connubio multiforme che si insedia ed inaugura le nuove sale di Palazzo Barberini attraverso un confronto diretto, tra antico e moderno che mette in relazione e contrapposizione pezzi delle collezioni dei due musei nazionali.

Eco e narciso, indaga sotto molteplici forme, l’essere, interrogandolo su alcuni temi che seguono una linea armonica e crescente che permette al visitatore di seguire un percorso visivo e al contempo emozionale che lo induce a porsi dei quesiti e a ripensare certi temi in una chiave di lettura molteplice. Partendo dalle Metamorfosi di Ovidio, la ricerca si snoda analizzando il tema del Narciso, colui che perderà l’amore della sua vita, Eco, e incontrerà la morte secondo il volere degli Dei per aver seguito la sua stessa immagine, di cui si era innamorato. Il riflesso, che per Narciso è fonte di morte, ad oggi è il simbolo di un processo umano che estremizza l’auto rappresentazione di sé nella ricerca disperata di un consenso. Un’iconografia allegorica auto celebrativa di un sé sperduto e imperfetto è ciò che prende vita sotto il sontuoso affresco del Trionfo della Divina Provvidenza, in cui si scontrano le ventiquattro fotografie de Le ore di Luigi Ontani, il Narciso contemporaneo per eccellenza.

Ad affacciarsi sulla grande sala, la cappella dalle forme ellittiche vede Narciso di Caravaggio, scontrarsi con la più contemporanea rappresentazione della ninfa Eco, realizzata da Giulio Paolini in un vortice verticale che dall’alto si staglia al suolo. Un meraviglioso scontro di visioni riempie la stanza fin sopra il soffitto, dove i riflessi degli specchi, metafora dell’acqua, si riflettono in un turbinio di rimandi di luce. Il percorso prosegue alternando ai temi del ritratto e della donna, in particolare nel ritratto attribuito a Guido Reni della rivoluzionaria Beatrice Cenci e le visioni femministe di Kiki Smith e Shirin Neshat, a quelli del colonialismo e dei ritratti e non ritratti. L’ultima sala, possente quasi quanto la prima, ci introduce nella sala destinata alla messa in mostra dei tesori della famiglia Barberini. Qui l’accostamento tra antico e moderno è perturbante, il busto di Urbano VIII è incorniciato da due grandi tele di Yan Pei-Ming, da un lato Papa Giovanni Paolo II e dall’altro Mao Zedong. Bernini e Pei-Ming si sfidano sull’idea della immagine e della sua riproducibilità. In questo caso, l’immagine è al servizio dalla forza del ritratto ufficiale, da un lato l’esaltazione, il vibrato della pietra berniniana rende “viva” la figura del pontefice, dall’altro il gigantismo, recupera l’idea del manifesto che se da un lato enfatizza, dall’altro esaspera.

Eco e narciso, è una riflessione multi direzionale, attenta e minuziosa che riflette in maniera trasversale l’idea narcisistica della presenza predominante di un’immagine dell’essere in continua ricerca di sé. Attraverso le composizioni fotografiche, i video, le sculture, l’immagine appare essere l’unico mezzo attraverso cui creare una verità e integrarla di ulteriori punti di vista. Una rilettura dedicata a tematiche profondamente connesse con il vedere che si muovono da una visione del sé legata fortemente alle apparenze in cui tutto ci appare perfetto e tante volte eccessivo, ad una immagine distorta, apocalittica, simbolo inerme di una condizione umana rarefatta, distopica e assente. Ciò che le accomuna però è il potere che ne deriva e di cui l’immagine del sé ne diventa oltre che testimone, creatrice.

 

 

Eco e Narciso. Ritratto e Autoritratto nelle collezioni del MAXXI e delle Gallerie Nazionali Barberini Corsini

fino al 28 ottobre 2018

Sede espositiva Palazzo Barberini con una eco al MAXXI

Orari: dal martedì alla domenica, dalle 8:30 alle 19:00

Ingresso: Intero 12€, Ridotto 6€. Fino al 28 ottobre ridotto speciale per i possessori di biglietto del MAXXI: 8€ Nello stesso periodo con il biglietto delle Gallerie Nazionali l’ingresso al MAXXI è ridotto a 8€

 

Per maggiori informazioni www.barberinicorsini.org

Picasso. La scultura

Apre alla Galleria Borghese il 24 ottobre la prima mostra in Italia dedicata al Picasso scultore.

La mostra intende proseguire il lavoro di indagine sul concetto di scultura che il Museo sta portando avanti da molti anni attraverso maestri di epoche diverse. Pensata come un viaggio attraverso i secoli, seguendo il filo cronologico dell’interpretazione plastica delle forme, l’evento presenta 56 capolavori del grande maestro realizzati dal 1905 al 1964, fotografie di atelier inedite e video che raccontano il contesto in cui le sculture sono nate.

Fu durante il suo viaggio a Roma e a Napoli nel 1917 che Picasso ebbe modo di confrontarsi per la prima volta in situ con la scultura dell’antichità romana, con il Rinascimento, ma anche con le pitture murali pompeiane. Una visita alla Galleria Borghese gli permise di studiare le sculture di Bernini, del quale ritrovò le opere anche nella Basilica di San Pietro in Vaticano, che gli svelò inoltre il Michelangelo della Cappella Sistina.

La mostra alla Galleria Borghese terrà conto della sua esperienza di contatto con l’arte italiana per tornare a riflettere su grandi temi legati alla pittura e soprattutto alla scultura dal Rinascimento in avanti.

La maggior parte dei critici che ha riconosciuto l’influenza dei grandi maestri sul lavoro pittorico di Picasso, infatti, non ha saputo stimare l’impatto che la conoscenza dell’arte del passato ha avuto sulla sua scultura. In conseguenza di ciò le consonanze visive e concettuali generate dal dialogo che si propone con la mostra alla Galleria Borghese apriranno nuovi campi di riflessione.

 

 

Dal 24 Ottobre 2018 al 03 Febbraio 2019

Roma

Luogo: Galleria Borghese

Costo del biglietto: intero € 13, intero+visita guidata € 19.50, ridotto € 6.50 (Cittadini dell’Unione Europea, Norvegia, Islanda, Liechtenstein e Svizzera tra 18 e 25 anni), ridotto+visita guidata € 13. Su tutti i biglietti € 2 di prevendita. Gratuito portatori di handicap dell’Unione Europea, Norvegia, Islanda, Liechtenstein e Svizzera e un loro accompagnatore​; guide turistiche dell’Unione Europea nell’esercizio della propria attività professionale

Telefono per prevendita: +39 06 32810

Telefono per informazioni: +39 06 8413979

E-Mail info: ga-bor@beniculturali.it

Sito ufficiale: http://galleriaborghese.beniculturali.it/i

Ludovica Gioscia, Nuclear Reaction Cosmic Interation

NUCLEAR REACTION COSMIC INTERACTION è la prima personale presso la galleria Ex-Elettrofonica di Ludovica Gioscia, (Roma, 1977), artista che vive e lavora a Londra dal 1996, e che torna in patria con un progetto site-specific fortemente immersivo.

La mostra si propone di analizzare la sempre più profonda influenza che il mondo del digitale, dei media e dei social sta avendo sulla nostra vita e sui nostri comportamenti. Siamo ormai arrivati a un totale sconfinamento tra mondo privato e mondo esterno, continuamente invitati a comunicare i nostri stati d’animo e così facendo a farli in qualche modo diventare cibo per la massa, vista come con un onnivoro divoratore, dall’identità incerta ma molto presente. Il concetto stesso di memoria personale e memoria digitale si assembla, creando una curiosa e straniante simbiosi.

La galleria diventa una grotta ricoperta da carte da parati serigrafate a mano, una sorta di pelle, espressione personale dell’artista, insieme a zone di Giant Decollage. Un mix di colori, di temi, di immagini che ricordano la molteplicità di stimoli visivi che riceviamo dal mondo del web quotidianamente.

Sui muri di Ex -Elettrofonica sarà inoltre proiettato un assemblage introspettivo, dedicato in gran parte alla figura della madre dell’artista, che lavorava come fisica sperimentale. I progetti materni sono rivistati dalla figlia in chiave psichedelica, e si uniscono ad elementi che riguardano il patrimonio della loro vita in comune. Il lavoro delle due donne corre su binari paralleli, entrambe sono artefici di trasmutazioni materiche, il cui prodotto in mostra sono le cartapeste che nascono dal processo di macerazione di detriti di vecchi e nuovi lavori eseguito della Gioscia, che li riutilizza per dar vite a nuove forme.

Tra le opere esposte va sicuramente citata quella indossata dall’artista durante l’opening del 28 settembre scorso, realizzata in collaborazione con l’artista James Stopforth: è uno dei Mad Lab Coats, camici da laboratorio che diventano tela dove Ludovica Gioscia sperimenta la sua creatività.

 

 

Ex Elettrofonica

Dal 28 Settembre al 21 Novembre 2018

Vicolo Sant’Onofrio, 10 Roma

Dal martedì al venerdì dalle 15.00 alle 19.00

info@exelettrofonica.com