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Giovanni Kronenberg

Dopo la personale del 2016 Giovanni Kronenberg torna alla Z2o Sara Zanin Gallery di Roma con una nuova mostra che presenta la sua ultima produzione, realizzata nel corso del 2018.
Il percorso espositivo si divide in due sezioni: da una parte una serie di disegni, dall’altra sculture e interventi di vario genere, questi ultimi creati dall’artista milanese appositamente per questa sede.

I disegni rimandano ad universo onirico e sessuale, ad una flora erotizzata, colorata e ipnotica; la serie di oggetti su cui Kronenberg interviene invece, alterandone l’aspetto, appaiono come fermi immagine provenienti in molti casi da un tempo lontano rispetto al nostro. Agendo in maniera sostanziale sulla loro natura ed apparenza, l’artista crea accostamenti sorprendenti e poetici, caratterizzati da stratificazioni di tempo e memoria, proponendoci un nuovo punto di vista dal quale osservarli.

Le qualità proprie, primigenie, di questi oggetti vengono manipolati dalle sue intenzioni, che sollecitano la sensibilità dello spettatore più che la sua razionalità, giocando con reminiscenze e collegamenti che appartengono al passato e al trascorso di ognuno di noi.

Il trait d’union tra le opere in mostra è l’accostamento inedito di materiali e forme eterogenee, la cui diversità è sottolineata anche dall’allestimento scelto, che è parte integrante del processo creativo.

In particolare le luci, che sono state studiate appositamente dall’artista in modo da esaltare i diversi materiali che compongono le opere esposte, soprattutto per sottolineare le proprietà evocative delle sculture.

Una mostra che ci culla come un piccolo mare della memoria, dove lasciarsi trasportare lentamente ricordando passato e presente.

Z2O Sara Zanin Gallery
Fino al 18 marzo 2019
Via della Vetrina 21, Roma
Orario di apertura: da martedì a sabato 13:00 – 19:00 (o su appuntamento)
www.z2ogalleria.it

Davide Bramante | Inedite e ideali

La fotografia di Davide Bramante torna dopo quattro anni in mostra negli spazi della Galleria Anna Marra Contemporanea di Roma con circa venti opere esposte, integrate da una serie di piccole sculture. Si tratti di lavori di archivio e di immagini inedite, frutto delle recenti ricerche dell’artista siciliano, classe 1970, la cui produzione, negli ultimi 20 anni, si è contraddistinta per l’utilizzo della tecnica analogica dell’esposizione multipla in fase di ripresa (ossia la sovrapposizione di più scatti – da quattro a nove – sulla stessa porzione di pellicola).

La galleria Anna Marra diventa quindi filo conduttore delle ricerche passate e presenti di Davide Bramante, attraverso la presentazione delle sue nuove fotografie dedicate alla città di Roma, già protagonisti della prima personale che tenne in questa sede nel 2015.

Il titolo della mostra attualmente in corso ci fornisce una valida chiave di lettura per comprendere al il filo del percorso espositivo: Inedite infatti sono le immagini che ritraggono le città metropolitane di tutto il mondo, che ci appaiono in modo inusuale ed originale grazie alla sovrapposizione dei fotogrammi, in grado di regalarci punti di vista inconsueti, sottolineando scorci o impregnandosi di memorie personali dell’artista.

Ideali sono invece le opere su cui Davide Bramante lavora in modo nuovo, realizzando dei collage fotografici su cui poi interviene a livello pittorico. In questa serie più che gli elementi costruttivi ed urbanistici diventano protagoniste le persone: “Le città diventano Metropoli quando si arricchiscono di nuovi cittadini. Le nuove città ideali diventano tali non soltanto per le architetture, ma quando si mischiano gli stili di vita. Non è la grandezza che rende importante una città, ma quante più storie sono legate ad essa”. I collage esposti fungono inoltre da base per delle sculture ispirate allo Stomachion, un gioco matematico messo a punto da Archimede, qui presentato da Bramante per la prima volta al pubblico.

Accompagna la mostra un testo del filosofo Elio Cappuccio, attualmente presidente del Collegio Siciliano di Filosofia.

Anna Marra Contemporanea
Roma
Via di S. Angelo in Pescheria, 32
Fino al 2 marzo 2019
dal lunedì al venerdì dalle 15.30 alle 19.30 (chiuso i festivi)
www.annamarracontemporanea.com

Sun, and Close Landscapes: Andrea Calabresi in mostra a Roma

Marzo sarà il Mese della fotografia a Roma (MFR19), numerosissime iniziative tra cui mostre, talk, incontri con gli autori e workshop verranno organizzate in tutta la città per omaggiare il mezzo e creare una rete sinergica tra le realtà fotografiche della capitale. Anche la galleria MAC Maja Arte Contemporanea aderisce alla manifestazione, proponendo la mostra Sun, and Close Landscapes, personale del fotografo romano Andrea Calabresi.

Calabresi è fotografo professionista dal 1990. Negli anni si è dedicato sempre più alla sperimentazione delle tecniche di stampa, affiancando all’attività di artista anche quella di insegnante, arrivando ad essere nominato visiting professor alla Syracuse University di New York (per chi avesse voglia di imparare, anche su Internet si possono trovare facilmente suoi tutorial didattici).

Protagonisti della mostra – che inaugurerà il prossimo giovedì 21 febbraio 2019 – saranno due progetti di lunga durata dell’artista: Close Landscape (2001-2009) e The Upper Half (2006-2018).

Close Landscape, di cui saranno esposte sei stampe vintage alla gelatina ai sali d’argento su carta baritata (formato cm 60×120), è una serie dedicata alla descrizione del paesaggio, in cui campi, vigne, montagne e altri scenari naturali sono trasformati dall’artista in composizioni minimali, in bande orizzontali opposte: bianco e nero, chiaro e scuro, terra e cielo.

The Upper Half, invece, è un progetto che il pubblico della MAC conosce bene. La prima parte della serie, Moon, era già stata esposta infatti in galleria nel 2014 attraverso un’altra personale. Con questa mostra sarà invece presentata per la prima volta al pubblico la seconda parte: Sun. Di questa serie saranno esposte otto fotografie alla gelatina ai sali d’argento su carta baritata (cm 50×50) e una stampa al pigmento di grande formato (cm 150×190) in edizione unica. Scopo del progetto è quello di esplorare i limiti della visione, indagando le fonti luminose per eccellenza. Protagonisti indiscussi sono accecanti cieli punteggiati di nuvole, che non possono non rimandare alla ricerca di un altro grande fotografo italiano: Luigi Ghirri.

I due progetti, frutto di un lungo percorso creativo, sembrano essere molto legati tra loro. Se nel primo l’artista già manifestava l’idea che cielo e terra fossero ugualmente interessanti ai suoi occhi, nel secondo – sua ideale prosecuzione, anche negli intenti estetici – alza definitivamente lo sguardo per concentrarsi unicamente sulla “parte alta” del mondo, spostando sempre più il suo interesse dal piano terreno a quello cosmico e immateriale.

Interessante in questi progetti è in particolare l’attenzione ai procedimenti di stampa antichi, iscrivibile in una tendenza generale di ritorno alla manualità e artigianalità della fotografia, probabilmente in reazione al bombardamento iconico e alla precarietà delle immagini sempre più forti nel mondo degli smartphone e del digitale.

21 febbraio – 18 marzo 2019
Inaugurazione giovedì 21 febbraio ore 18
MAC Maja Arte Contemporanea
via di Monserrato, 30
Roma

info@majartecontemporanea.com
www.majartecontemporanea.com

TRANSFER, metafora e rituale di Leonid Tsvetkov. Fino a febbraio alla galleria Ex Elettrofonica di Roma

In arte il residuo, è da sempre inteso come sostituto di un’azione visibile, altre volte invece è un cumulo di cose, ovvero ciò che rimane di un lavoro. Il più delle volte, il concetto stesso di residuo si accompagna in modo indivisibile a un’accezione negativa che ne rispecchia l’aspetto di abbandono di un oggetto deteriorato che ha perso la sua precisa composizione materica e il suo stesso uso primordiale. Leonid Tsvetkov, borsista dell’American Academy di Roma nel 2012-2013, convoglia gran parte della sua produzione artistica indagando il concetto fascinoso di residuo. Rigorosamente connesso al luogo, al territorio, il residuo analizzato da Tsvetkov è parte inesauribile di una ricerca che parla di stratificazioni che permeano e ridefiniscono i confini umani e territoriali. Come una prosecuzione, questa sua ricerca, si pone non come aspetto unico del suo lavoro, bensì come graduale narrazione che intende affrontare, ridefinire, scovare e riorganizzare delle esperienze emozionali e sensibili che l’uomo ha apportato a un dato oggetto o a un determinato luogo.

Partendo dall’idea di metafora, Transfer a cura di Lucrezia Cippitelli, narra per unione visuale uno schema di calchi che tra membra, organi e oggetti di consumo, ci parlano come se fossero geroglifici di un linguaggio antichissimo e criptico. In occasione della seconda mostra dell’artista nella galleria, lo spazio si trasforma per diventare una grotta in cui le pareti coperte di simboli suggeriscono idee e racconti stratificati e mai davvero rappresentati. Se nella precedente mostra Downfall nel 2014 gli oggetti di Tsvetkos esploravano l’impatto dei rifiuti sul disagio territoriale della zona circoscritta di Testaccio, in Transfer, gli oggetti assumo apparenze religiose e acquisiscono nuovo valore e significato. L’artista, infatti, applica all’anatomia umana l’apparenza di offerte votive. I calchi diventano ex-voto, invasi dunque di un’aura sacra e devota; i calchi d’imballaggio prodotti dall’artista si presentano come segno semantico, richiesta spirituale e collettiva che guarda, attraverso un antico suggerito, al contemporaneo e al moderno. Gli oggetti rappresentati raffigurano la fisicità corporea e quella di consumo che è parte inesorabile del nostro quotidiano.

Transfer è un codice semantico ben preciso che gioca sul linguaggio e le sue capacità relazionali e narrative che pongono, per necessità, sullo stesso livello, significato e significante. L’etimologia stessa della parola “metafora” (to transfer in inglese) illustra un concetto ben preciso, fil rouge di tutta la mostra, ovvero il trasferire un termine dal suo significato a uno figurato. Così in Transfer, ciò che si osserva è parte di uno studio pragmatico in cui il significato è traslato e rielaborato secondo composizioni visive che richiamano gli ideogrammi dell’antica tradizione asiatica, in cui simboli, grandezze e disposizione visuale raccontavano e raccontano tutt’oggi significati nascosti, idee e concetti non ancora identificati.

Leonid Tsvetkov. Transfer
fino al 21 febbraio 2019

Galleria Ex Elettrofonica
Vicolo di Sant’Onofrio,10 Roma
Orari: dal martedì al venerdì 15.00-19.00, sabato e lunedì su appuntamento, domenica chiuso
Ingresso gratuito

Balla a Villa Borghese

Una mostra antologica delle opere che Giacomo Balla dipinse a Villa Borghese, aventi come soggetto il famoso parco romano, non poteva che essere ospitata presso il Museo Carlo Bilotti, meglio conosciuto come l’Aranciera di Villa Borghese.
E’ proprio qui infatti, che, fino al prossimo 17 febbraio, con ingresso gratuito, sarà possibile ammirare un ricco corpus di opere realizzate dal pittore prima di compiere la celebre svolta che lo porterà a diventare uno dei membri più noti dell’avanguardia Futurista.
La mostra è curata dalla storica dell’arte Elena Gigli, una delle principali esperte e studiose delle opere di Balla, impegnata come è noto da anni nella loro catalogazione, ed include circa trenta opere, che vedono l’attenzione dell’artista focalizzarsi in maniera sistematica sul tema del paesaggio naturale, incarnato dalle vedute del parco in questione, ben visibile dal balcone della casa dove andò ad abitare con la moglie Elisa Marcucci nell’estate del 1904.
Da questo privilegiato punto di vista, localizzato per l’esattezza in via Parioli 6 (l’attuale via Paisiello), all’interno di quello che in precedenza era un antico monastero, Balla approfondisce lo studio della luce e della vibrazione luminosa, donandoci una serie di istantanee quasi fotografiche di ciò che il suo sguardo catturava dalle finestre della sua abitazione piuttosto che nelle sedute di pittura eseguita en plein air, circondato dagli alberi e dalla natura, mostrandoci un verde che sa di città e di storia ma che garantisce anche inaspettati aneliti verso il cielo e ampi sconfinamenti della visione.
Completa la mostra una serie di scatti eseguiti dal fotografo Mario Ceppi che rappresentano gli stessi luoghi e i medesimi scorci della Villa contenuti nelle opere di Balla in mostra, oltre che la proiezione del film ‘Balla e il Futurismo’, vincitore del premio Leone d’argento alla Biennale di Venezia del 1972 nella sezione documentari d’arte. Il film, che include interviste alle figlie di Balla, dà modo allo spettatore di venire a conoscenza di numerosi ed importanti dettagli della vita e dell’opera del pittore, torinese di nascita, che trovò a Roma una nuova casa e nel parco di Villa Borghese una fonte di ispirazione e di studio per gli effetti luminosi e coloristici che tanto importanti furono nella prima fase della sua carriera artistica.

Museo Carlo Bilotti Aranciera di Villa Borghese

dal 29 novembre 2018 al 17 Febbraio 2019

Viale Fiorello La Guardia, 6, Roma

dal martedì al venerdì ore 10.00 – 16.00
sabato e domenica ore 10.00 – 19.00
www.museocarlobilotti.it

Massimo Sestini. L’aria del tempo

E’ stata inaugura venerdì 7 dicembre la mostra Massimo Sestini. L’aria del tempo presso il WEGIL a Roma. L’esposizione, promossa dalla Regione Lazio e organizzata da Contrasto in collaborazione con LAZIOcrea, è a cura di Alessandra Mauro e resterà aperta fino al 10 marzo 2019.

Come fotogiornalista tra i più importanti e apprezzati del nostro paese, in grado di realizzare sensazionali scoop da prima pagina, Massimo Sestini ha fotografato l’Italia in modo inusuale e accattivante. Dall’alto.

In mostra circa 40 fotografie di grande e medio formato.

In tanti anni di lavoro Sestini ha puntato molte volte l’obiettivo sulla nostra penisola e, col tempo, ha realizzato un preciso e appassionato itinerario alla scoperta del nostro paese.
Fatti di cronaca, bellezze naturali, drammi, avvenimenti politici, tragedie e momenti di svago: è riuscito a raccontare tutto con la sua macchina fotografica e tutto con un punto di vista nuovo e diverso.

Le immagini in mostra, alcune di grande formato, permettono di vivere e di sentire le visioni aeree ed eteree dei luoghi che l’autore ci propone. Sempre alla ricerca della “foto diversa”, nel corso degli anni Sestini ha perfezionato il suo metodo fino alla ripresa perpendicolare che gli permette di ottenere un impatto dimensionale amplificato. Con la visione zenitale il fotografo gioca nel capovolgere le nostre percezioni visive, fa navigare la Concordia spiaggiata, ribalta cielo e terra inseguendo un Eurofighter, osa nelle proiezioni delle ombre animate.

Dall’alto di un elicottero o di un aereo, attraverso la visione completa di un fatto di cronaca (il barcone dei migranti fotografato dal cielo: un’immagine che ha fatto storia e ha vinto numerosi premi come il prestigioso World Press Photo, o ancora l’affondamento della Costa Concordia all’isola del Giglio), di una consuetudine (il ferragosto sulla spiaggia di Ostia), di un dramma naturale (il terremoto del Centro-Italia), di avvenimenti storici e culturali (dalla strage di Capaci al funerale del Papa), nelle immagini di Sestini l’Italia svela in un modo unico le sue bellezze, le sue fragilità, la sua grandiosa complessità.

Nell’ambito dell’esposizione ci sarà anche un omaggio alla Regione Lazio con una piccola composizione di immagini dal titolo L’area del Lazio.

Nato a Prato nel 1963, Massimo Sestini è considerato tra i migliori fotoreporter italiani. I primi scoop arrivano a metà degli anni Ottanta, da Licio Gelli ripreso a Genova mentre è portato in carcere, all’attentato al Rapido 904 nella galleria di San Benedetto Val di Sambro. Sarà il solo a riprendere il primo, clamoroso bikini di Lady D; ma sarà anche testimone della tragedia della Moby Prince, e autore della foto dall’alto dell’attentato a Falcone e Borsellino. Nel 2014 è testimone delle operazioni di salvataggio “Mare Nostrum”, al largo delle coste libiche. Dopo dodici giorni di tempesta, riesce a riprendere dall’elicottero un barcone di migranti tratti in salvo. La foto vince il WPP nel 2015, nella sezione General News.

 

 

Fino al 10 Marzo 2019

Roma

Luogo: WEGIL

Curatori: Alessandra Mauro

Enti promotori:

  • Regione Lazio

Costo del biglietto: intero € 6, ridotto € 3, gratuito per le categorie previste dalla tariffazione vigente

Telefono per informazioni: +39 334 6841506

E-Mail info: info@wegil.it

Sito ufficiale: http://www.wegil.it

Ibrahim Ahmed. Burn What Needs To Be Burned

La galleria z2o Sara Zanin Gallery ospita fino al prossimo 1° gennaio la mostra Burn What Needs To Be Burned, prima personale in galleria dell’artista Ibrahim Ahmed.

Nato in Kuwait, vissuto in Bahrain e negli Stati Uniti e ora residente in Egitto (paese di origine dei genitori), l’artista (classe 1984), che ha vissuto in contesti geografici e culturali molto diversi fra loro, affronta spesso nel suo lavoro il tema dell’identità e dei suoi canoni precostituiti all’interno delle varie società d’appartenenza.

In questa mostra ad esempio la sua attenzione si focalizza sul concetto di mascolinità, approfondito dall’artista negli ultimi due anni, su come venga considerato e vissuto da ottiche e mentalità differenti.

L’esposizione è composta da circa cinquanta fotografie e collage fotografici dove Ahmed usa il proprio corpo come schermo su cui proiettare le dinamiche simboliche e di potere associate alla figura maschile. Componenti meccaniche di motori di automobili formano strane creature ibride, metà uomo e metà motore, a simboleggiare la potenza aggressiva e muscolare, nel senso stretto del termine, associata di prassi al sesso maschile, anche detto infatti “sesso forte”, come da copione sociale.

In altre immagini il volto dell’artista appare coperto da maschere, a nascondere la vera identità dell’individuo in favore della rappresentazione di un banale stereotipo, il tutto a discapito di una sincera espressione dell’identità personale.

E ancora collages che mostrano l’artista scomparire nel mezzo di frammenti architettonici, fine polemica indirizzata verso la diffusa concezione – tradizione che l’architetto sia un mestiere destinato al sesso maschile, oppure colto in pose erotizzanti che lo trasformano in un dio antico, virile e sessualmente attraente secondo canoni ormai anacronistici che si rifanno a quella che l’artista definisce “mascolinità coloniale”, dove la virilità va di pari passo all’esercizio del potere sugli altri.

Burn what needs to be burned invita lo spettatore a sviluppare una nuova concezione dell’uomo e della sua energia al di fuori dagli schemi ormai desueti e a tratti risibili del passato, a interrogarsi sulle incongruenze che li caratterizzavano e a cercare un nuovo approccio al passo coi tempi.

 

 

Z2O Sara Zanin Gallery

via della Vetrina 21, Roma

Dal 1 dicembre 2018 al 19 gennaio 2019

www.z2ogalleria.it

Orario di apertura: da martedì a sabato 13:00 – 19:00 (o su appuntamento)

 

Abitare il paesaggio

Mercoledì 5 dicembre, nell’ambito di Garbatella IMAGES, la 10b Photography, con la cura di Sara Alberani, presenta Abitare il paesaggio una mostra di fotografie inedite di Francesco Zizola e Giovanni Cocco negli spazi della galleria, che coinvolge anche alcuni lotti storici del quartiere Garbatella, che per la prima volta si aprono alla fotografia.

Garbatella IMAGES è un progetto realizzato con il patrocinio del Municipio Roma VIII, pensato per il quartiere Garbatella e che sviluppa un percorso attraverso la memoria del territorio grazie a una serie di workshop, alle mostre, a talk e visite guidate, alla scoperta delle caratteristiche urbane, sociali, architettoniche, antropologiche, storiche del quartiere attraverso l’uso della fotografia.

Ideato dall’associazione culturale e galleria 10b Photography e curato dalla storica dell’arte Sara Alberani, il progetto mette in luce le caratteristiche uniche del quartiere e ne indaga la storia sotto vari punti di vista, dalla sua originalità architettonica – con particolare attenzione all’area dei lotti – alle vicende storiche, culturali e sociali che vi si sono alternate fino ad oggi.

Percorrendo l’area dei lotti si è visivamente e socialmente immersi in un luogo fondato sulla prossimità abitativa. Il “barocchetto romano”, lo stile ottocentesco, le innovazioni del manifesto Piacentino, ma anche i cortili, gli stenditoi comuni, i giardini, i ballatoi, i piccoli viali: nella città-giardino lo spazio privato si mescola con quello pubblico, ogni lotto è un microcosmo in cui entrare liberamente. Garbatella IMAGES indaga, attraverso la fotografia, le visioni che il quartiere naturalmente produce, legate al suo fascino, alle sue caratteristiche e alle memorie condivise attraverso i racconti dei residenti, con un lavoro che intende l’immagine come veicolo di memoria, strumento di relazione e di ricerca contemporanea.

Fulcro del progetto è la mostra fotografica Abitare il Paesaggio che sarà visitabile fino al 20 dicembre, per un’esposizione che mette in dialogo la fotografia contemporanea di Zizola e Cocco con le fotografie storiche degli archivi familiari.

Proprio gli archivi sono oggetto di riscoperta e ricostruzione attraverso il Laboratorio Territorio Personale, in collaborazione con WSP Photography e i centri anziani di Garbatella e che avrà luogo dal 19 al 30 novembre, aperto a tutti su prenotazione. Le immagini individuate in dialogo con i partecipanti al laboratorio compongono il fil rouge della memoria del quartiere, attraverso la loro installazione in alcuni dei lotti storici; un primo passo verso la nascita di un archivio visivo del territorio costruito dai suoi abitanti.

I fotografi Francesco Zizola e Giovanni Cocco hanno scelto di dedicare una produzione fotografica inedita al quartiere in cui da sempre lavorano. Insieme alle architetture, l’obiettivo è diretto alla comunità che le abita, ai suoi modi di vita attuali e passati e alle specie botaniche aliene e autoctone che abitano l’area dei lotti, testimoni di una biodiversità che si è arricchita attraverso gli spostamenti degli abitanti.

“Garbatella IMAGES è un lavoro per immagini su un territorio abitato estremamente connotato” – afferma la curatrice Sara Alberani – “I tratti fisionomici – architettonici e urbani – che caratterizzano il quartiere sono restituiti mediante un doppio livello etimologico: immagine/immaginazione, paese/paesaggio, proprio per spingerli un po’ più in là rispetto alla caratterizzazione comune con cui li riconosciamo e tenere aperta la relazione tra realtà e interiorità. Abbiamo chiesto agli abitanti dei lotti la loro storia per immagini, fotografie emerse dagli album di famiglia, per espandere il racconto dal piano visivo a quello narrativo fino all’evento collettivo: un’esposizione delle immagini come lenzuola in mezzo ai panni degli stenditoi, negli spazi resi sociali dall’edilizia del luogo. Qui si sono mossi Giovanni Cocco e Francesco Zizola, restituendoci due lavori profondamente diversi sull’abitare il “paesaggio Garbatella”. Le piante ritratte da Cocco emergono da una sospensione di fondo, ritagliate nel buio notturno dei cortili sono produttrici di silenzio e di surreale sacralità, come impresse in un antico erbario dipinto. Francesco Zizola vive a Garbatella da anni, conosce come il sole illumina certe aree del quartiere, ritrae con il cellulare cortili e architetture secondo una dimensione umana dello spazio urbano. Un ambiente antropizzato, uno spazio spirituale riflesso nei volti dei suoi abitanti”.

Garbatella IMAGES compone un percorso fotografico nello spazio pubblico, un evento aperto al pubblico e gratuito, accompagnato da un talk di presentazione del progetto e da una visita guidata che si concluderà con un catering a cura di Casetta Rossa.

Il progetto si avvale della presenza e collaborazione – attraverso contributi artistici, scientifici e interventi – di una rete di partner sul territorio: Associazione Culturale WSP Photography, Centro Anziani Pullino, Centro Anziani Commodilla, Associazione Culturale Casetta Rossa, Associazione Itaca.

 

 

Inaugurazione: mercoledì 5 dicembre dalle 18.00 alle 21.00 presso 10b Photography, via San Lorenzo da Brindisi, 10b, 00154, Roma. In collaborazione con WSP Photography.

Durata mostra: dal 5 al 20 dicembre 2018

Orari: (Lun-Ven h 11 -13 e 15 -18)

Ingresso libero.

Location: 10b Photography, via San Lorenzo da Brindisi, 10b, 00154, Roma

E installazioni fotografiche all’interno dei lotti 30 e 32.

Ulteriore visita guidata sabato 15 dicembre ore 11.30, presso 10b Photography, via San Lorenzo da Brindisi, 10b, 00154 Roma – brunch a cura di Casetta Rossa

 

CONTATTI: Mail: events@10bphotography.com- Tel. 06.70.30.69.13

Social: facebook: 10b Photography – Instagram: 10bphotography

via San Lorenzo da Brindisi, 10b, 00154  Roma

 

Ovidio. Amori, miti e altre storie

A coronamento delle celebrazioni per il Bimillenario dalla morte del celebre poeta latino è in corso presso le Scuderie del Quirinale la mostra Ovidio. Amori, miti e altre storie, a cura di Francesca Ghedini, visitabile fino al prossimo 20 gennaio.

Sono oltre 250 le opere concesse in prestito da 80 prestatori nazionali e internazionali (tra i più importanti ricordiamo il Louvre di Parigi e la National Gallery di Londra), in un ricco compendio di stili e mezzi espressivi, (affreschi, sculture antiche, manoscritti di età medievale, fino ad arrivare a opere contemporanee, come l’installazione al neon di Joseph Kosuth, ispirata ai testi ovidiani, che accoglie il visitatore al suo ingresso).

Il poeta, nato a Sulmona nel 43 a.C., conobbe il successo dopo il suo trasferimento a Roma, dove, al servizio di Augusto, scrisse la maggior parte delle opere che lo resero immortale, diventando senza dubbio uno dei poeti antichi più conosciuti, dimostrandosi ancora oggi fortemente attuale e coinvolgente.

I temi che prediligeva erano quelli senza tempo, che qualsiasi essere umano, in qualunque età, ha sentito come suoi: l’amore, la passione, il potere, il fascino del mito.

Il percorso espositivo diventa narrazione della sua vita e della sua produzione poetica e letteraria, passando dal racconto delle sue peripezie personali (l’esilio a cui lo condannò l’imperatore Augusto sulle rive del Mar Nero, ad esempio, a causa del suo osteggiare il repentino cambio di costumi frutto del passaggio dalla Repubblica all’Impero), alla trasposizione figurativa dei temi più noti da lui trattati, come i giochi amorosi che coinvolgevano le divinità dell’Olimpo o l’universo di figure cangianti ed indimenticabili contenute all’interno di uno dei suoi scritti più famosi, le Metamorfosi, i cui protagonisti sono i soggetti principali della maggior parte delle opere in mostra.

Completano il progetto di mostra percorsi tematici che affrontano la vita di Ovidio e l’influenza della sua opera letteraria, giunta fino ai giorni nostri, oltre a esperienze di laboratorio e a un ricco programma di incontri, letture e approfondimenti.

 

 

Scuderie del Quirinale

Fino al 20 gennaio 2019

www.scuderiequirinale.it

Via XXIV Maggio 16 – Roma

Dalla domenica al giovedì dalle 10.00 alle 20.00 -Venerdì e sabato dalle 10.00 alle 22.30

Arriva a Roma il primo murale ecologico che “caccia l’inquinamento”

Grazie ai numerosissimi interventi di arte urbana che spuntato ogni giorno per le sue strade, da qualche anno Roma è stata nominata capitale europea della Street art. Da oggi la città ha però anche un nuovo record: il più grande murale ecologico d’Europa. In Via del Porto Fluviale, nel cosiddetto “Ostiense District” (e proprio di fronte allo spettacolare murale di Blu che ne è divenuto il simbolo), sta infatti nascendo da qualche tempo una nuova originale opera: Hunting Pollution, un gigantesco murale che si sviluppa su due facciate di un palazzo a sei piani, interamente realizzato con vernici ecosostenibili, che assorbono lo smog.

Il nuovo murale, che verrà inaugurato oggi 26 ottobre 2018, è stato realizzato dallo street artista milanese da anni trapiantato a New York Federico Massa, in arte Iena Cruz. Rappresenta un airone con un pesce contaminato in bocca, appollaiato su un grande barile di petrolio da cui fuoriescono dei minacciosi tentacoli neri. Tutto intorno si sviluppano dei motivi a onde che passano dal giallo ocra originale del palazzo al bianco, al verde, fino all’azzurro, mentre delle gocce decorano tutte le finestre dell’edificio. Il titolo sembra riferirsi contemporaneamente sia alla cattura del pesce contaminato da parte dell’airone, sia a quella dell’inquinamento da parte della vernice.

Per la sua immediatezza comunicativa e per la vastità del pubblico che riesce a coinvolgere, la Street art è stata usata spesso come veicolo di messaggi politicamente e socialmente impegnati, molte volte proprio in riferimento al tema dell’ecologia e del rapporto uomo-ambiente. Si pensi ad esempio alle opere fatte di rifiuti e materiali riciclati di Bordalo II, o a quelle fatte di muschio di Anna Garforth, o ai provocatori dipinti realizzati in giro per il mondo da Banksy, Blu o NemO’s, solo per citarne alcuni.

In questo caso, ad essere ispirate da una tematica ecologica, sono sia il soggetto che la tecnica. Se spesso per ottenere certi messaggi vengono utilizzati spray che però sono fortemente inquinanti, grazie all’utilizzo di queste speciali vernici il murale di Iena Cruz può invece avere un impatto positivo anche in questo senso, assorbendo anziché che produrre inquinamento. Pare che l’effetto “purificante” del murale sull’aria equivarrà a quello prodotto da ben trenta alberi.

Il progetto è stato interamente sostenuto da Yourban2030, ente no-profit impegnato in un percorso di sensibilizzazione attraverso l’arte sui temi temi caldi dell’ambiente e del rapporto uomo-natura, con lo sguardo proiettato all’Agenda Globale 2030 per lo Sviluppo Sostenibile promossa dalle Nazioni Unite. Staremo a vedere quali saranno le prossime mosse…

Di seguito pubblichiamo le foto del murale finito ma non ancora del tutto svelato. Per chi si trova a Roma, più tardi verrà inaugurato e mostrato al pubblico nella sua interezza.