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Andy Warhol

A novant’anni dalla nascita di Andy Warhol, Roma celebra il padre della Pop Art con una grande mostra monografica allestita nelle sale del Complesso del Vittoriano – Ala Brasini, prodotta e organizzata da Arthemisia in collaborazione con Eugenio Falcioni & Art Motors srl.

Inaugurata il 3 ottobre scorso, l’esposizione, a cura di Matteo Bellenghi, presenta oltre 170 opere, che ripercorrono l’intero percorso artistico di Warhol, iniziato a partire dagli anni Sessanta. Parliamo di un personaggio che non è stato solo un grande innovatore del linguaggio artistico contemporaneo ma anche e soprattutto un icona di stile e di costume, che è stato in grado di diventare lui stesso prodotto e marchio di fabbrica, al pari dei prodotti che dipingeva. Prodotti che appartenevano all’immaginario consumistico e pubblicitario collettivo degli Stati Uniti, diventati, attraverso il suo lavoro, veri e propri oggetti d’arte, sebbene sempre ricoperti da una forte patina di ironia dissacratoria e portatori di una progressiva svalutazione di significato.

Basti pensare alla notissima serie delle Campbell’s Soup, le zuppe in barattolo che l’artista a suo stesso dire ha mangiato per vent’anni prima di iniziare a dipingere, facendo diventare oggetto da museo un prodotto alimentare legato al consumo quotidiano, acquistato da intere generazioni appartenenti a diverse classi sociali, in un ottica di omologazione che è anche una chiara frecciata verso il consumismo di massa che abbassa (o innalza?) tutto allo stesso livello, sottraendo così ogni senso ed importanza individuale.

Le sue opere inoltre contengono spesso riferimenti alla morte, dai cicli degli incidenti stradali a quelli che hanno come soggetto la sedia elettrica, per non parlare dei ritratti dedicati ai grandi divi della mecca hollywoodiana morti prematuramente, come Elvis Presley o Marilyn Monroe, e che forse anche per questo motivo sono diventati così carismatici, perché come dicevano gli antichi “chi muore giovane è caro agli Dei.” Volti bellissimi, intensi, resi con forti gradazioni di colore, emblema di vite vissute così intensamente da colare via velocemente, viste, assimilate e consumate dallo spettatore di turno, che subito perde interesse e già si volge, vorace, verso il nuovo attore, la nuova marca di detersivi, il nuovo prodotto miracoloso che soppianta quelli ancora quasi intonsi sugli scaffali della sua casa o ritratti sulle locandine fuori dai cinema.

In mostra anche le serigrafie dedicate al mondo della moda, del cinema e della musica, le copertine dei dischi dei Rolling Stones e dei Velvet Underground, i cicli dedicati ai fiori e quelli che consacrano come moderni feticci le calzature femminili, oggetti che attiravano particolarmente la fantasia dell’artista. Anche il nostro paese diventa iconografia di suo interesse, come è evidente nella serie che celebra L’ultima cena di Leonardo Da Vinci o nel coloratissimo ciclo dei vulcani, chiaramente ispirati dal Vesuvio, che Warhol ebbe modo di vedere durante alcuni suoi viaggi a Napoli.

 

 

Complesso del Vittoriano – Ala Brasini

Via di San Pietro in Carcere, Roma

Dal 3 ottobre 2018 al 3 febbraio 2019

da lunedì a giovedì 9.30 – 19.30 – venerdì e sabato 9.30 – 22.00 domenica 9.30 – 20.30

www.ilvittoriano.com

 

Eco e narciso, la bellezza dell’immagine e il suo potere

Inizia sotto la strepitosa volta affrescata da Pietro da Cortona, il percorso espositivo curato da Flaminia Gennari Santori (Direttrice Galleria Nazionale Corsini Barberini) e Bartolomeo Pietromarchi (Direttore MAXXI Arte), un connubio multiforme che si insedia ed inaugura le nuove sale di Palazzo Barberini attraverso un confronto diretto, tra antico e moderno che mette in relazione e contrapposizione pezzi delle collezioni dei due musei nazionali.

Eco e narciso, indaga sotto molteplici forme, l’essere, interrogandolo su alcuni temi che seguono una linea armonica e crescente che permette al visitatore di seguire un percorso visivo e al contempo emozionale che lo induce a porsi dei quesiti e a ripensare certi temi in una chiave di lettura molteplice. Partendo dalle Metamorfosi di Ovidio, la ricerca si snoda analizzando il tema del Narciso, colui che perderà l’amore della sua vita, Eco, e incontrerà la morte secondo il volere degli Dei per aver seguito la sua stessa immagine, di cui si era innamorato. Il riflesso, che per Narciso è fonte di morte, ad oggi è il simbolo di un processo umano che estremizza l’auto rappresentazione di sé nella ricerca disperata di un consenso. Un’iconografia allegorica auto celebrativa di un sé sperduto e imperfetto è ciò che prende vita sotto il sontuoso affresco del Trionfo della Divina Provvidenza, in cui si scontrano le ventiquattro fotografie de Le ore di Luigi Ontani, il Narciso contemporaneo per eccellenza.

Ad affacciarsi sulla grande sala, la cappella dalle forme ellittiche vede Narciso di Caravaggio, scontrarsi con la più contemporanea rappresentazione della ninfa Eco, realizzata da Giulio Paolini in un vortice verticale che dall’alto si staglia al suolo. Un meraviglioso scontro di visioni riempie la stanza fin sopra il soffitto, dove i riflessi degli specchi, metafora dell’acqua, si riflettono in un turbinio di rimandi di luce. Il percorso prosegue alternando ai temi del ritratto e della donna, in particolare nel ritratto attribuito a Guido Reni della rivoluzionaria Beatrice Cenci e le visioni femministe di Kiki Smith e Shirin Neshat, a quelli del colonialismo e dei ritratti e non ritratti. L’ultima sala, possente quasi quanto la prima, ci introduce nella sala destinata alla messa in mostra dei tesori della famiglia Barberini. Qui l’accostamento tra antico e moderno è perturbante, il busto di Urbano VIII è incorniciato da due grandi tele di Yan Pei-Ming, da un lato Papa Giovanni Paolo II e dall’altro Mao Zedong. Bernini e Pei-Ming si sfidano sull’idea della immagine e della sua riproducibilità. In questo caso, l’immagine è al servizio dalla forza del ritratto ufficiale, da un lato l’esaltazione, il vibrato della pietra berniniana rende “viva” la figura del pontefice, dall’altro il gigantismo, recupera l’idea del manifesto che se da un lato enfatizza, dall’altro esaspera.

Eco e narciso, è una riflessione multi direzionale, attenta e minuziosa che riflette in maniera trasversale l’idea narcisistica della presenza predominante di un’immagine dell’essere in continua ricerca di sé. Attraverso le composizioni fotografiche, i video, le sculture, l’immagine appare essere l’unico mezzo attraverso cui creare una verità e integrarla di ulteriori punti di vista. Una rilettura dedicata a tematiche profondamente connesse con il vedere che si muovono da una visione del sé legata fortemente alle apparenze in cui tutto ci appare perfetto e tante volte eccessivo, ad una immagine distorta, apocalittica, simbolo inerme di una condizione umana rarefatta, distopica e assente. Ciò che le accomuna però è il potere che ne deriva e di cui l’immagine del sé ne diventa oltre che testimone, creatrice.

 

 

Eco e Narciso. Ritratto e Autoritratto nelle collezioni del MAXXI e delle Gallerie Nazionali Barberini Corsini

fino al 28 ottobre 2018

Sede espositiva Palazzo Barberini con una eco al MAXXI

Orari: dal martedì alla domenica, dalle 8:30 alle 19:00

Ingresso: Intero 12€, Ridotto 6€. Fino al 28 ottobre ridotto speciale per i possessori di biglietto del MAXXI: 8€ Nello stesso periodo con il biglietto delle Gallerie Nazionali l’ingresso al MAXXI è ridotto a 8€

 

Per maggiori informazioni www.barberinicorsini.org

Picasso. La scultura

Apre alla Galleria Borghese il 24 ottobre la prima mostra in Italia dedicata al Picasso scultore.

La mostra intende proseguire il lavoro di indagine sul concetto di scultura che il Museo sta portando avanti da molti anni attraverso maestri di epoche diverse. Pensata come un viaggio attraverso i secoli, seguendo il filo cronologico dell’interpretazione plastica delle forme, l’evento presenta 56 capolavori del grande maestro realizzati dal 1905 al 1964, fotografie di atelier inedite e video che raccontano il contesto in cui le sculture sono nate.

Fu durante il suo viaggio a Roma e a Napoli nel 1917 che Picasso ebbe modo di confrontarsi per la prima volta in situ con la scultura dell’antichità romana, con il Rinascimento, ma anche con le pitture murali pompeiane. Una visita alla Galleria Borghese gli permise di studiare le sculture di Bernini, del quale ritrovò le opere anche nella Basilica di San Pietro in Vaticano, che gli svelò inoltre il Michelangelo della Cappella Sistina.

La mostra alla Galleria Borghese terrà conto della sua esperienza di contatto con l’arte italiana per tornare a riflettere su grandi temi legati alla pittura e soprattutto alla scultura dal Rinascimento in avanti.

La maggior parte dei critici che ha riconosciuto l’influenza dei grandi maestri sul lavoro pittorico di Picasso, infatti, non ha saputo stimare l’impatto che la conoscenza dell’arte del passato ha avuto sulla sua scultura. In conseguenza di ciò le consonanze visive e concettuali generate dal dialogo che si propone con la mostra alla Galleria Borghese apriranno nuovi campi di riflessione.

 

 

Dal 24 Ottobre 2018 al 03 Febbraio 2019

Roma

Luogo: Galleria Borghese

Costo del biglietto: intero € 13, intero+visita guidata € 19.50, ridotto € 6.50 (Cittadini dell’Unione Europea, Norvegia, Islanda, Liechtenstein e Svizzera tra 18 e 25 anni), ridotto+visita guidata € 13. Su tutti i biglietti € 2 di prevendita. Gratuito portatori di handicap dell’Unione Europea, Norvegia, Islanda, Liechtenstein e Svizzera e un loro accompagnatore​; guide turistiche dell’Unione Europea nell’esercizio della propria attività professionale

Telefono per prevendita: +39 06 32810

Telefono per informazioni: +39 06 8413979

E-Mail info: ga-bor@beniculturali.it

Sito ufficiale: http://galleriaborghese.beniculturali.it/i

Ludovica Gioscia, Nuclear Reaction Cosmic Interation

NUCLEAR REACTION COSMIC INTERACTION è la prima personale presso la galleria Ex-Elettrofonica di Ludovica Gioscia, (Roma, 1977), artista che vive e lavora a Londra dal 1996, e che torna in patria con un progetto site-specific fortemente immersivo.

La mostra si propone di analizzare la sempre più profonda influenza che il mondo del digitale, dei media e dei social sta avendo sulla nostra vita e sui nostri comportamenti. Siamo ormai arrivati a un totale sconfinamento tra mondo privato e mondo esterno, continuamente invitati a comunicare i nostri stati d’animo e così facendo a farli in qualche modo diventare cibo per la massa, vista come con un onnivoro divoratore, dall’identità incerta ma molto presente. Il concetto stesso di memoria personale e memoria digitale si assembla, creando una curiosa e straniante simbiosi.

La galleria diventa una grotta ricoperta da carte da parati serigrafate a mano, una sorta di pelle, espressione personale dell’artista, insieme a zone di Giant Decollage. Un mix di colori, di temi, di immagini che ricordano la molteplicità di stimoli visivi che riceviamo dal mondo del web quotidianamente.

Sui muri di Ex -Elettrofonica sarà inoltre proiettato un assemblage introspettivo, dedicato in gran parte alla figura della madre dell’artista, che lavorava come fisica sperimentale. I progetti materni sono rivistati dalla figlia in chiave psichedelica, e si uniscono ad elementi che riguardano il patrimonio della loro vita in comune. Il lavoro delle due donne corre su binari paralleli, entrambe sono artefici di trasmutazioni materiche, il cui prodotto in mostra sono le cartapeste che nascono dal processo di macerazione di detriti di vecchi e nuovi lavori eseguito della Gioscia, che li riutilizza per dar vite a nuove forme.

Tra le opere esposte va sicuramente citata quella indossata dall’artista durante l’opening del 28 settembre scorso, realizzata in collaborazione con l’artista James Stopforth: è uno dei Mad Lab Coats, camici da laboratorio che diventano tela dove Ludovica Gioscia sperimenta la sua creatività.

 

 

Ex Elettrofonica

Dal 28 Settembre al 21 Novembre 2018

Vicolo Sant’Onofrio, 10 Roma

Dal martedì al venerdì dalle 15.00 alle 19.00

info@exelettrofonica.com

 

 

 

Roberto Floreani. Ricordare Boccioni

La galleria Russo di Roma ospita la mostra Ricordare Boccioni, terza personale dell’artista Roberto Floreani, astrattista di fama che ha al suo attivo quasi settanta personali, e che in questa sede presenta per la prima volta un corpus di opere realizzate esclusivamente su carta.

La mostra è un chiaro omaggio a Umberto Boccioni, grandissimo artista nonché padre del Futurismo scomparso prematuramente per una caduta da cavallo nel 1916 durante un esercitazione militare; si era infatti arruolato per essere parte attiva di quella Grande Guerra che era parsa a lui e a una folta schiera di artisti come il sogno di rivalsa della modernità su un passato ormai stantio e che invece si rivelò teatro di morte per quasi tutti loro.

Ricordare Boccioni è l’ultima tappa di una serie di iniziative culturali che Floreani gli ha dedicato negli ultimi anni. Già nel 2015 infatti aveva dato il via al progetto “Ricordare”, che includeva la mostra personale a Palazzo Chiericati, oltre che la stesura del saggio “I Futuristi e la Grande Guerra” (finalista al Premio Acqui Storia) e la Serata teatrale “Zang Tumb Tumb” a Vicenza, per non citare il Congresso internazionale dedicato al Futurismo tenutosi a Lisbona che ha visto Floreani tra i relatori, fino alla recente pubblicazione del testo Umberto Boccioni-Arte vita, edito da Electa.

Alla galleria Russo sono esposte 35 opere, che hanno avuto un triennio di gestazione, dal 2015 al 2018, realizzate su un supporto frutto della ricerca materica dell’artista, che ha sviluppato un materiale nuovo, una carta-tessuto cannettata, combinata con medium diversi, dal vetro al carbone al legno.

Le opere sono presentate all’interno di cornici a cassetta in betulla bianca, una sorta di scatole della memoria dalle quali si affacciano elementi legati chiaramente alla figura di Boccioni (foto, immagini, elementi tratti dalla sua iconografia), un diario visivo della sua produzione e della sua stessa vita abbinati agli elementi geometrici ed astratti tipici della produzione di Floreani, nonché alle cromie da lui predilette, come si evince dall’uso di toni quali l’arancio, il rosso e il blu elettrico.

Un dialogo interessante ed efficace dunque, non semplice dedica ma spunto per nuove immagini e creazioni.

 

 

Galleria Russo

Via Alibert, 20 – Roma

Lunedì : 16.30 – 19.30

Martedì – Sabato : 10.00 – 19.30

Info: www.galleriarusso.it

 

MOVE THE MUSEUM!When Water Touches the Ground. Il festival di arti visive, performative e multimediali riapre Villa Farinacci

Immersa nel verde del Parco Petroselli a Casal de’ Pazzi, si erge una degli ultimi esempi di ville razionaliste romane, Villa Farinacci. Costruita negli anni Quaranta come dimora del gerarca fascista Farinacci e rimasta chiusa per quasi vent’anni, la Villa riapre finalmente le sue porte con il festival a MOVE THE MUSEUM! When Water Touches the Ground, dedicato ad artisti, curatori, musicisti under 35.

Inaugurato sabato 22 settembre e aperto per nove giorni fino al 30 settembre, il progetto mette in relazione le diverse realtà che convivono nel quartiere, con l’obiettivo di attivare la creatività territoriale attraverso un laboratorio di co-progettazione culturale. Il MAXXI insieme all’Associazione Culturale Roerso Mondo e ZIP_Zone d’Intersezione Positiva, vincitori del bando SIAE S’Illumina, hanno attivato un dialogo con il territorio grazie anche al Municipio IV che ha sostenuto il progetto.

Fulcro del Festival è il progetto espositivo a cura di Giulia Gelmini, giovane vincitrice del concorso di idee dedicato a curatori under 35 e lanciato dal MAXXI lo scorso luglio. Spettri, titolo del progetto, presenta i lavori di Enrico Boccioletti, Andrea Magnani e del collettivo DITTO, pensati appositamente per gli spazi della villa. Tutte le opere di ambientazione performativa, giocano con l’immaterialità, il vuoto e la memoria, permettendo alla storia della Villa di rivivere attraverso l’attivazione dei suoi spazi. Attraverso le installazioni e la loro attivazione, conducono il pubblico alla scoperta della verticalità degli spazi dell’edificio e della torre che si erge e domina il parco.

Enrico Boccioletti con Variazione: Intraducibile, mette in scena una breve opera drammatica per attori fantasma in cui personaggi senza copro incarnano simbolicamente quattro istinti dell’uomo e conducono un dialogo sulla morte, l’amore, la paura e il dolore. Andrea Magnani ci coinvolge in un gioco di ruolo, Perhaps Empire, in cui invece di personaggi prestabiliti, un gruppo di giovani ragazze partecipa vestendo i propri panni e agendo secondo la propria personalità. Un esercizio di immaginazione che stimola ogni partecipante a una sorta di autoanalisi delle proprie caratteristiche e che ha come scenario il contesto storico della villa. Il collettivo DITTO, invece, interviene con tre antenne installate nei punti più alti dell’edificio attraverso cui trasforma alcune fotografie storiche di Villa Farinacci, in sequenze sonore. Con il sistema della Slow Scan Television, la televisione a scansione lenta, i colori delle immagini vengono smaterializzati e fatti corrispondere a frequenze audio. Una narrazione criptata, un modo diverso di raccontare la storia e la memoria del luogo, enfatizzandola attraverso la complessità del processo.

Spettri si sviluppa attorno al tema dello storytelling, strumento utilizzato dai tre artisti con modalità diverse, per abitare metaforicamente le stanze vuote dell’edificio, la cui storia diventa lo scenario di una pièce teatrale in tre parti.

Accanto al lavoro dei giovani artisti, è possibile visitare gli spazi interni ed esterni della Villa attraverso un percorso sono in tre tracce in cui si susseguono racconti, poesie e musiche.

Il ricco calendario di appuntamenti del Festival animerà la villa fino a domenica 30 settembre con performance musicali e letterarie, laboratori, concerti, conferenze e molto altro.

 

 

MOVE THE MUSEUM! When Water Touches the Ground

22 – 30 settembre 2018

Villa Farinacci, Viale Rousseau 90, Roma

Orari e programma disponibile sul sito del MAXXI www.maxxi.art

Ingresso gratuito

 

“Memento”: allo Stadio di Domiziano, fino al 4 ottobre, le opere di Rabarama

Con un percorso che va dall’inizio della sua ricerca artistica all’attuale momento creativo, Paola Epifani, in arte Rabarama, propone fino al 4 ottobre a Roma, allo Stadio di Domiziano, un numero importante di sue sculture e tele, anche di grandi dimensioni, tra le più significative. Memento (ricordati!)è il titolo dell’esposizione personale, un imperativo ricco di solennità che desidera volutamente accompagnare il pubblico indietro nel tempo.

Le opere in mostra nel sito archeologico sottostante Piazza Navona riconducono, infatti, il fruitore nel passato, ricordando a ognuno le sue radici per poter comprendere chi si è diventati adesso e poter così determinare il proprio futuro. Un percorso espositivo ideato e realizzato da Canova – società specializzata in art advisory, editoria d’arte, organizzazione e gestione di grandi mostre ed eventi culturali – che è stato particolarmente apprezzato durante il suo evento inaugurale che ha registrato grande successo e partecipazione di pubblico. Presente anche l’artista Rabarama che ha accolto i suoi numerosi ospiti tra cui: Antonio Marini, Avvocato Generale della Corte d’Appello di Roma e fra i PM più noti in Italia; Janet De Nardis, direttore creativo e fondatrice del Roma Web fest, attrice, modella, giornalista e docente universitaria; Roberto Ferrata, gioielliere, patron di Cornier 1757, collezionista d’arte; Marisa Del Re, gallerista, mercante d’arte internazionale; Andrea Levantini, managing directory di Equita; Mario La Torre, Ordinario di Economia degli intermediari finanziari presso l’Università La Sapienza di Roma; Maura Gentile, presidente Club Unesco Roma.

Assieme ad Amedeo Demitry ed Emanuele Lamaro, fondatori di Canova e rispettivamente curatore e direttore artistico della mostra, il critico d’arte Francesco Gallo Mazzeo ha dato il suo prezioso contributo alla conferenza stampa d’apertura, introducendo ai presenti l’esposizione Memento e l’attività di Rabarama: riconosciuta a livello internazionale, quest’artista italiana nata nel 1969 e diplomata a pieni voti all’Accademia di Belle Arti a Venezia, può vantare esposizioni nelle più belle capitali mondiali dell’arte, quali Firenze, Parigi, Shanghai e Miami.

L’arte di Rabarama è resa unica dal connubio di scultura classica, che ritrae l’essere umano in pose a volte riflessive, altre volte protese nello spazio circostante, con la peculiarità della pelle incisa e colorata. I simboli sono anch’essi un percorso di conoscenza e ricerca, che l’artista ha sviluppato lungo tutta la sua carriera: i puzzle, i nidi d’ape e le lettere si collegano alla genetica ed alla concezione dell’uomo come computer biologico, il cui percorso è già predestinato.

Con lo studio di antiche filosofie orientali, Rabarama individua la possibilità per ognuno di noi di scegliere il proprio cammino, che conduca all’autoconsapevolezza ed a una maggiore comprensione, oltre che di sé stessi, anche dell’universo intorno a noi, con il quale ci relazioniamo in un continuo scambio di energie. Grazie a Canova, lo Stadio di Domiziano ed i suoi reperti vengono in contatto con l’arte contemporanea, instaurando un dialogo che va oltre il mero confronto tra queste due realtà; la bellezza ci unisce ed è capace di trasportarci attraverso i tempi, muovendo le nostre menti ed il nostro spirito ad una profonda riflessione. Le creature di Rabarama si calano all’interno di questi spazi quasi fossero “extraterrestri primordiali” suggerendo allo spettatore una continuità di dialogo fra passato e futuro, oltre lo spazio ed il tempo.

Le opere di Rabarama saranno visibili fino al 4 ottobre presso lo Stadio di Domiziano in Via di Tor Sanguigna 3, a Roma, durante gli orari di apertura del museo, dalle 10:00 alle 19:00.

Fino al 4 ottobre 2018
Roma
Stadio di Domiziano in Via di Tor Sanguigna 3
dalle 10:00 alle 19:00

Arte | Musica | Natura. Il nuovo progetto espositivo di CultRise al Museo Orto Botanico di Roma

Nella meravigliosa cornice dell’Orto Botanico, adiacente agli spazi di Palazzo Riario Corsini, nel cuore di Trastevere, ha inaugurato il nuovo progetto espositivo a cura di CultRise. Visitabile per una sola settimana, fino a sabato 22 settembre, Arte | Musica | Natura è un viaggio itinerante tra otto opere site-specific e le sonorità di RadioCircolo, che inducono il pubblico a compiere un percorso emotivo e sensoriale attraverso la ricca collezione del museo. Il progetto mira a un dialogo in cui forza e leggerezza convivono in sinergia con lo spazio. Le otto opere realizzate da giovani artisti e collettivi internazionali, si compongono di una scelta razionale e minuziosa, una ricerca precisa e rispettosa grazie alla quale le opere site-specific convivono con lo spazio circostante che ne viene inglobato o, ancor meglio, ulteriormente valorizzato.

Gli artisti hanno accolto un’importante sfida che li ha visti confrontarsi con un luogo iconico qual è l’Orto Botanico i cui la creatività artistica deve amalgamarsi con il contesto naturale rispettandone gli schemi. L’impresa, non facile, di coinvolgere l’arte e il suono in un’atmosfera sospesa, è stata accolta e portata a compimento in maniera singolare, senza strafare.

L’impressione è quella di una leggerezza che attanaglia l’emotività e una fragilità che fa stare in bilico e ingloba l’essere nella sua perpetua relazione con la natura. In questo caso, la sua forza dirompente non è preludio di caos ma è invece il punto di partenza di una stasi, quiete e pura. Il percorso da intraprendere, ridefinisce l’animo e permette una scoperta continua che a mano a mano stupisce e entusiasma. Le sonorità di Studio Orbita permettono ulteriormente di annullare ogni distanza e creare un unicum di percezioni che, ancora una volta, si adagiano con assordante rispetto all’ambiente circostante. Dominate da sperimentazioni personali, le opere ridefiniscono il processo creativo di ogni artista.

In questo continuo scambio Arte | Musica | Natura, si snoda come un eccellente esempio di sinergie. Un processo ben riuscito che si incastra con il paesaggio circostante rispettandolo e dialoga con ironica serietà ridefinendo gli equilibri e ridando, ancora una volta, all’uomo la possibilità di rigenerarsi e riscoprirsi attraverso la bellezza dirompente della natura.

Gli artisti che hanno preso parte al progetto sono: James Hillman, Andrew Iacobucci, Jerico, M_O, Moneyless, Giulia Mangoni, SBAGLIATO e per le sonorizzazioni Studio Orbita.

 

 

Arte | Musica | Natura

Fino al 22 settembre 2018

Museo Orto Botanico di Roma

​Largo Cristina di Svezia 24, Roma

Orari: dal lunedì al sabato, dalle ore 9:30 alle 18:30

Ingresso: ​8 € | 4 € (6-11 e 65+ anni) | Gratis 0-5 anni e Personale e Studenti La Sapienza di Roma

 

Sangue e Arena

Immaginate di poter essere per una sera spettatori dei celebri giochi del Colosseo. Di ritrovarvi sul pavimento dell’arena, di avere lo stesso punto di vista che ebbero gli antichi romani che assistevano alle lotte tra la vita e la morte che coinvolgevano gladiatori, belve, schiavi, prigionieri.

Tutto questo oggi torna ad essere possibile grazie a Sangue e Arena, spettacolo multimediale che prende spunto dalle descrizioni dei giochi offerti al popolo dall’Imperatore Tito, narrati dal poeta latino Marziale nel Liber de Spectaculis, realizzato per renderci partecipi della molteplicità di eventi che si tenevano in questo luogo nell’antichità.

Il Colosseo era infatti una grande macchina scenografica, oltre che un teatro della vita e della morte, che offriva per il divertimento della popolazione una serie di spettacoli e giochi: le muneras, combattimenti tra gladiatori, personaggi celebri del tempo, paragonabili per fama e seguaci ai moderni calciatori; le venationes, lotte tra belve feroci provenienti dai più lontani angoli del globo (immaginate l’effetto per il pubblico di vedere per la prima volta un leone o un elefante, il fascino della prova tangibile dell’esistenza di un mondo esotico e lontano, quasi fantastico).

E poi ancora le damnatio ad bestias, le condanne a morte per i prigionieri eseguite tramite la ferocia di belve tenute affamate per giorni, o le sorprendenti naumachie, combattimenti tra navi inscenate dopo aver riempito d’acqua il piano dell’arena del Colosseo stesso.

E’ la società canadese Graphic Motion ad aver realizzato il progetto multimediale, che ha visto la supervisione di esperti del campo (archeologi e storici) oltre chiaramente alla collaborazione con il Parco Archeologico del Colosseo e all’apporto organizzativo di Electa.

Le sedute riservate agli spettatori sono posizionate direttamente sull’arena; davanti a loro un telone orizzontale di 17 metri, sul quale vengono proiettate diversi tipi di scene: gladiatori che si affrontano, belve che si attaccano, miti che vengono messi in scena per il divertimento di un pubblico ansioso di emozioni forti, il tutto accompagnato dalla guida di opere d’arte antiche animate, al fine di dare una testimonianza il più esatta possibile di un contesto del quale ci restano molte tracce ma nessuna prova visibile.

Le immagini, coadiuvate da un sapiente uso delle luci e dei suoni, che garantisce un’esperienza fortemente immersiva per lo spettatore, sono proiettate oltre che sul telo anche sulla cavea dell’anfiteatro, generando un effetto di sicuro stupore e di totale coinvolgimento per chi si trova seduto ad assistervi.

Gli spettacoli, tre per sera e della durata di 30 minuti l’uno, si terranno fino al prossimo 27 ottobre ogni giovedì, venerdì e sabato.

 

 

Sangue e Arena

Anfiteatro Flavio,

Piazza dell’Anfiteatro Flavio, 1 – Roma

Dal giovedì al sabato 21.30-23.30

www.coopculture.it

 

Streets of Art: creazioni live, mostre e beneficenza per il nuovo festival di arte all’aria aperta

Ultimamente in Italia fioriscono in continuazione festival, mostre e progetti di Street art. Streets of Art, però, inaugurato lo scorso weekend a Roma, è diverso dagli altri: non è infatti il classico festival di arte di strada, ma un festival di arte IN strada. Quindici artisti appartenenti a diversi generi e generazioni si sono dati appuntamento per l’occasione a piazza Margana, nel centro di Roma, trasformandola per due giorni in un laboratorio creativo all’aria aperta. Tra performance, fotografia, pittura, disegno e scultura hanno lavorato ognuno secondo la sua tecnica e il suo stile, ma tutti in un comune spirito di condivisione e di dialogo, sia tra di loro che con lo splendido angolo di Roma che li ha ospitati.

Il tema della strada è stato protagonista non solo come luogo fisico, ma anche perché tutti gli artisti invitati vi sono da sempre in qualche modo legati. C’è chi come Giovanni Pernazza, Claudia Manelli, e Giancarlino Benedetti Corcos ama dipingere en-plein air, facendo della strada il proprio studio, o chi, come Andrea Gandini, è solito trasformare direttamente alcuni elementi del contesto urbano (i tronchi morti, per l’esattezza) in opere d’arte, e ancora chi, come Baldo Diodato, delle strade ha fatto l’oggetto principale di tutta la sua carriera (con i caratteristici calchi di sampietrini, perfetto simbolo della città eterna). Questi come tutti gli altri artisti che hanno aderito alla manifestazione, armati di cavalletti, banchetti, camere oscure e altri mezzi creativi, hanno invaso per l’interno weekend piazza Margana e i vicoli circostanti, creando interventi site-specific, visivamente o concettualmente legati al luogo. Lo street artist Ex-Voto, ad esempio, ha creato uno dei suoi soliti geniali altarini alternativi, un poster dal titolo Santa Madonna della Sagacia, dedicato alla storica Acacia che fino a poco tempo fa abbelliva la piazza, mentre Ryan Spring Dooley ha ridato vita a un vecchio palo in disuso attraverso una scultura fatta di materiali riciclati.

Le opere nate da questa esperienza di creazione live, collettiva e all’aperto saranno esposte al pubblico il prossimo weekend (il 12 e 13 maggio) in occasione di Open House 2018. La mostra si terrà presso la Sala Margana, una sorta di wunderkammer colma di quadri, statue, stampe, mobili e altre meraviglie antiquarie, che affaccia sulla storica piazza e che già di per sé merita decisamente una visita.

Al termine di Open House (precisamente dalle ore 18 di domenica 13), inoltre, queste opere create durante il festival verranno vendute attraverso un’asta di beneficenza, insieme ad alcune riproduzioni e stampe, in modo da coinvolgere sia i collezionisti che un pubblico più vasto. Parte del ricavato verrà donato al nuovo centro di cure primarie e accoglienza per minori stranieri non accompagnati Intersos 24.

L’intero evento è dedicato, a 20 anni dalla sua scomparsa, a Carlo Sestieri, antiquario e generoso mecenate che più di qualsiasi cosa amava passeggiare in cerca di giovani talenti per quelle stesse strade che in questi giorni si sono riempite di artisti in suo ricordo. Il festival, alla sua prima edizione, è stato organizzato dal nipote di Carlo, Giovanni Edoardo Visone, e dalla musicista Tess Amodeo-Vickery, che proprio in questo luogo magico fuori dal tempo si sono conosciuti e innamorati.

 

 

Per maggiori informazioni: http://www.salamargana.it/