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Hermitage – Il Potere dell’Arte

La Grande Arte al cinema proseguirà con l’appuntamento del 21, 22, 23 ottobre quando arriverà sul grande schermo Hermitage-Il Potere dell’arte.

Il film – documentario è stato realizzato in stretta collaborazione con il Museo Statale Hermitage di San Pietroburgo, racconta le grandi storie che sono passate per i corridoi del museo e per le strade della città: dalla fondazione di Pietro I allo splendore di Caterina la Grande, dal trionfo di Alessandro I contro Napoleone, alla Rivoluzione del ’17, fino ai giorni nostri. Immagini spettacolari porteranno gli spettatori nei grandiosi interni del Museo e del Palazzo d’Inverno, nel Teatro, nelle Logge di Raffaello, nella Galleria degli Eroi del 1812. Un luogo magico svelato attraverso i racconti dei protagonisti, le storie e i luoghi segreti aperti alle telecamere per l’occasione. Un’incomparabile metropoli dell’arte ricca di oltre 3 milioni di opere.

Dentro l’Hermitage, del resto, si può ripercorrere tutta la grande arte europea, da Leonardo a Raffaello, da Van Eyck a Rubens sino a Tiziano e Rembrandt, mentre fuori dalle sue mura la storia si snoda per luoghi ricchi di memorie. Ma la leggenda di San Pietroburgo si trasmette anche attraverso poesie e romanzi che ne hanno mostrato il fascino nel corso dei secoli, come quelli di Nabokov, Dostoevskij e di Achmatova. Per raccontare visivamente lo sviluppo urbano e architettonico, San Pietroburgo verrà presentata nella sua veste diurna e negli splendori delle sue notti, con la Prospettiva Nevskij, il lungoneva, i ponti, il profilo del complesso dell’Ermitage, il Cavaliere di Bronzo, le statue di Pushkin, di Caterina la Grande, di Gogol, le dimore nobiliari che si affacciano sui canali, senza dimenticare la musica e l’opera dei grandi architetti italiani, come Trezzini, Rastrelli, Quarenghi, che ne disegnarono il profilo.

Raccontare la storia dell’Hermitage è come raccontare la storia russa. E’ stato testimone di grandi rivoluzioni e di guerre, ma le sue opere d’arte sono sopravvissute per raccontarlo.

Lo splendore imperiale in ogni argento ci rammenta che questo prima di tutto è un palazzo imperiale. Un monumento nel gusto e nello spirito in ogni galleria ci fa immaginare la vita degli zar in questi ambienti.

L’Hermitage occupa un posto speciale nel cuore russo, è più di un museo, esso è parte della nazione. E’ un museo vivente, uno dei più grandi musei del mondo.

Ogni giorno bisogna aprire le porte come fece Pietro il Grande, per collaborare con i paesi di tutto il mondo.

 

 

Inga Izmaylova. Artista di un’arte fiabesca

I disegni dell’artista contemporanea Inga Izmaylova derivano da illustrazioni e proverbi popolari russi. La sua arte non ha niente a che vedere con la realtà, è nata dalla consapevolezza della sua vita e dai tumulti della sua esistenza vissuta fino in fondo.

Un’arte come sfogo, come risposta ai problemi. I suoi disegni non si possono collocare in un filone ben preciso, in un canone stipato, ma è una visione fantastica, in un certo senso fiabesca, dove i detti, proverbi, hanno ispirato la sua fantasia.

L’autrice russa vede l’arte come forma di riqualificazione e di arricchimento, come evoluzione personale per arrivare ad un proprio stile che possa distinguerlo e farlo notare sempre di più.

L’artista intende creare un’opera che comunica con lo spazio circostante e che interagisca con il pubblico inconsapevole di essere lo spettatore. I suoi disegni infantili, popolati da animali, sono come scaturiti da una fiaba o disegnati dalla mano di un bambino.

Disegni, fogli colorati, marionette, teatrini, maschere e bassorilievi costituiscono l’amplissimo e multiforme lavoro creativo di Inga Izmaylova.

I momenti della sua ricerca sottolineano una continuità tra storia della vita e sviluppo dell’opera. Il suo desiderio fu di trasformare ogni tipo di esperienza, da quella onirica a quella fantastica, dalla visione infantile del mondo al realismo, all’astrazione, in un’incessante ricerca della qualità e nella fondazione di un nuovo linguaggio espressivo. Segni figurativi, colori brillanti, rendono la sua opera come risposta ai problemi della vita caotica, come un bisogno di pace e tranquillità.

L’artista seppe da ogni occasione trarre motivi di riflessioni, arricchimento e affetto, sebbene resti impossibile individuare in qualsiasi periodo della sua produzione influenze dirette o esplicite appartenenze a scuole, tendenze a gruppi allora dominanti.

Ella ha un’anima romantica e dionisiaca, come alcune delle sue opere sembrano a suggerire uno spirito infantile che aspira all’equilibrio tra natura e storia, individuo e società.

 

Madre Russa: tra letteratura ed arte

La pittura russa diventa, come in letteratura, una delle espressioni ideali della cultura del Paese.

Gli ambienti naturali e non più i paesaggi classici idealizzati caratterizzano l’opera di molti pittori quali Kandinskij o Levitan. Questo si spiega con l’urbanizzazione del paesaggio e il fascino della vita contadina che esercitava sugli stessi artisti.

L’uomo, infatti, non è più assente dal paesaggio russo di quest’epoca, ma ha uno stretto legame con la sua terra. Le opere dei noti pittori rivelano l’intimità con la natura e il folklore contadino.

Gli artisti russi furono in particolar modo soggetti all’influsso della letteratura: affrontando in questo modo la realtà sociale e politica della Russia del loro tempo. Una scena della vita privata, ad esempio, poteva diventare una rappresentazione del popolo russo.

La ricerca di un’arte propriamente russa si traduce con un ritorno alle origini artistiche, ma anche popolari.

Inchiodato per le palle. Petr Pavlensky

Petr Pavlensky usa il proprio corpo come manifesto delle pratiche politiche del proprio paese, la Russia. Un manifesto diverso da quelli delle campagne elettorali con grandi sorridenti faccioni photoshoppati. Il suo viso, magro e scavato non sorride, anzi ha la bocca cucita, letteralmente suturata.

Che cosa sia l’arte per Pavlensky è chiaro: l’arte è denuncia.
Quale sia il mezzo per fare arte è altrettanto evidente: il corpo.
Quale argomento debba trattare l’arte è semplice da capire: l’uomo, come individuo e come società.

Il suo lavoro è dedicato alla protesta contro la politica sociale di Putin, contro una serie di misure considerate limitanti della libertà individuale e sociale. Pavlensky si esibisce in performance cruente dove il suo corpo è metafora del corpo della Nazione.
Davanti alla Cattedrale di Kazan sulla famosa Prospettiva Nevskij di San Pietroburgo, lo vediamo con le labbra cucite da un grosso filo rosso tenere in mano un manifesto in favore delle Pussy Riot, messe a tacere dal governo.
Siede nudo sul tetto di un istituto psichiatrico, il maggiore centro di psichiatria forense di Mosca, e si taglia il lobo di un orecchio con un lungo coltello da cucina, per protestare contro le incarcerazioni per problemi psichiatrici.
Di fronte al palazzo dell’Assemblea Legislativa di San Pietroburgo lo troviamo sdraiato senza alcun vestito all’interno di una gabbia cilindrica di filo spinato. Una dolorosa limitazione di qualsiasi movimento, rappresentazione delle numerose leggi prodotte dal governo a censura del popolo, con un numero di prigionieri politici sempre crescente, l’omosessualità al bando, leggi sulla blasfemia, il controllo centralizzato dell’informazione e dei mass media. Tutte leggi non contro criminali, sostiene Pavlensky, ma contro la libertà individuale di ogni cittadino.
Ancora un’altra performance a Mosca dove, nudo, si inchioda lo scroto al pavimento della Piazza Rossa davanti al mausoleo di Lenin durante l’annuale giornata della Polizia a dimostrazione dell’indifferenza delle forze dell’ordine verso le sofferenze della gente.

E’ sempre curioso notare come le azioni non comuni di un singolo compiute su se stesso e per propria scelta facciano più clamore di una violenza imposta dall’alto e subita dalla collettività.
Le azioni di Pavlensky sono raffigurazioni della realtà da lui percepita, sono accuse allo Stato politico così come al popolo, che come l’artista, accetta tutte le vessazioni del governo in silenzio, senza opporre resistenza.

L’idea di arte che origina le opere sembra partire dall’equazione platonica Bello = Buono = Vero. Le performance rappresentano la verità della situazione russa, sono quindi buone perchè l’intenzione è di svegliare le coscienze e dunque devono essere anche belle nella loro espressione estetica.
Una certa bellezza in effetti è ravvisabile nelle immagini dell’artista diffuse attraverso la rete. Non nella sua figura smagrita, con le guance infossate e gli occhi grandi e silenziosi, ma nella totale nudità priva di qualsiasi malizia. Nell’innocenza di un corpo esposto al pubblico non per riduzione ad oggetto sessuale ma per un proprio ideale di giustizia. L’immagine di un letterario eroe russo.
Pavlensky è stato arrestato più volte e la sua arte è un rischio reale per il suo corpo e la sua libertà.
Voglio credere a questa innocenza, almeno per il momento, ignorando le quotazioni delle sue opere e sperando di non avere a che fare con un nuovo Ai Weiwei.

3rd Ural Industrial Biennial of Contemporary Art

The 3rd Ural Industrial Biennial of Contemporary Art will open on September 9 and close on November 10, 2015 in Ekaterinburg and 10 other cities of the Ural region.

The Biennial’s curators, Li Zhenhua (Beijing/Zurich) and Biljana Ciric (Shanghai), have announced the list of Russian and international artists for the Main project. 50 artists from 20 countries all around the world will take part in the exhibition, including Yoko Ono (New York), Alfredo Jaar (New York), Tino Sehgal (Berlin) and Lee Kit (Taipei/Hong Kong).
Alisa Yoffe, Polina Kanis, Svetlana Shuvaeva, Anatoly Vyatkin, Victor Davydov, and Yurko Koval are included in the list of Russian artists, as well as Timofey Radya, the most famous Ekaterinburg-based artist.

The key term of the 3rd Ural Industrial Biennial is Mobilization, understood here as an ability to change and rise to a fundamentally different level. Curator Li Zhenhua imagines his project, titled No Real Body, as an extreme way to find out if art has a starting point or an original source of creative energy. Biljana Ciric’s exhibition, titled Spaces for Maneuver—Between Abstraction and Accumulation, projects the general theme of Biennial Mobilization through centering the exhibition around the individual body as a site and tool, negotiating individual existence between social abstraction and accumulation, proposing to imagine rather than to produce.

The curatorial concepts will follow the logic of the space of the historic Iset Hotel, which will house a larger part of the Biennial’s programs—the main project, the final exhibition of the Artist-in-Residence program and research projects. The Iset is an integral part of the NKVD residential compound, which became popularly known as Gorodok chekistov (Town of NKVD officers); it is one of the most impressive architectural landmarks of Ekaterinburg and an outstanding example of international constructivist architecture of the 1920s–30s.

Main programs of the 3rd Ural Industrial Biennial of Contemporary Art: as part of the Artist-in-Residence program, artists from seven countries visited nine working enterprises of the Ural region from July 13–26, 2015. This trip constituted a research stage of the program, allowing the artists to immerse themselves into different stages of manufacturing process and prepare a series of site-specific projects.

The Biennial’s special project will continue a study of the industrial theme in art initiated by curator Kirill Svetlyakov in his exhibition Modern Art Museum: The Department of Labour and Employment, prepared for the State Tretyakov Gallery. The exhibition will be presented at the Ekaterinburg Museum of Fine Arts and will use part of the museum’s collection.

The Ural Federal University has become a strategic partner of the Biennial’s intellectual platform for the third time and will host an international symposium “Strategies of Mobilization” with Pierre Belanger (Princeton School of Design), Sarah Wilson (Courtault Institute), Anthony Gardner (Oxford, Ruskin School of Art) and other international intellectuals as guest speakers.

The Biennial’s performance platform will take place in another constructivist masterpiece—a former Ural Worker Printing House—and will consist of a promenade-theater, a dance performance and a special poetic concert specifically designed for the site and the occasion. It will draw upon the region’s performing arts cluster, including the drama school of Nikolay Kolyada and the world-famous contemporary dance companies.

If you would like to visit the 3rd Ural Industrial Biennial of Contemporary Art, you can contact: uralncca@gmail.com.

Founder: National Center for Contemporary Art
Commissioner: Alisa Prudnikova

Image: Alisa Ioffe. Punk Fraction 2. Photopaper, ink. 2014.

Press contact:
Lera Gallay T +7 916 6741169 gallaylera@gmail.com

Opening days: September 8–13

Ekaterinburg and 10 other cities of the Ural region.
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