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Bodies Exhibition”. Veri Corpi Umani. A Cagliari da 26 al 28 aprile 2019

Fin dai tempi antichi l’uomo ha mostrato interesse verso il corpo umano. Se Leonardo da Vinci e Michelangelo, tra Quattrocento e Cinquecento, svolsero attenti studi sull’anatomia umana, per mezzo dell’osservazione dei cadaveri, per poter dipingere e scolpire le imponenti opere d’arte note a tutto il mondo, più tardi invece Clemente Susini, ceroplasta vissuto a cavallo tra Settecento e Ottocento, rese omaggio all’anatomia umana realizzando delle sculture in cera, conservate nel Museo delle cere anatomiche Clemente Susini di Cagliari, in virtù delle quali è possibile ammirare la composizione del corpo umano.
Immaginiamo però di non volerci più limitare all’osservazione del corpo dell’uomo solo attraverso forme d’arte quali la pittura e la scultura, compresa l’arte della ceroplastica. Come possiamo ammirare il nostro corpo “dall’interno”? La soluzione a questo quesito è stata data da Gunther von Hagens, anatomopatologo tedesco, inventore, alla fine del Novecento, della plastinazione, una tecnica di conservazione del corpo resa possibile attraverso la disidratazione e poi l’inserimento di polimeri di silicone, un metodo che rende i cadaveri inodori, rigidi e senza mutamenti di colore.
I corpi plastinati di Gunther von Hagens sono stati esposti in diverse città del mondo grazie a mostre itineranti. Ora è giunto il turno della Sardegna, che dal 26 al 28 aprile 2019 presso il T-Hotel di Cagliari ospiterà la mostra “Bodies Exhibition”. Veri Corpi Umani. L’esposizione si divide in diverse sezioni trattanti tematiche differenti, come lo scheletro e l’apparato motorio, il cervello col sistema nervoso, il cuore e la circolazione sanguigna, il sistema digestivo, i polmoni con il sistema respiratorio, i reni con le vie urinarie, gli organi sessuali e gli organi sensoriali. La mostra cagliaritana darà uno spazio particolare al tumore, con l’esposizione di pezzi autentici, presentazioni multimediali e tabelle didattiche legate al tema. Le altre tematiche trattate riguarderanno l’AIDS, l’alcool, il fumo e la donazione degli organi.

Dal 26 al 28 aprile 2019
Cagliari
T-Hotel
Prezzi d’entrata presso la cassa in loco:
Bambini fino a 4 anni: gratis
Allievi e studenti: euro 15
Adulti: euro 20

Donna o Dea

Fino al 12 maggio, presso il museo Archeologico Nazionale di Cagliari, si può visitare la mostra Donna o dea. Le raffigurazioni femminili nella preistoria e protostoria sarda.

Si tratta di figure femminili modellate dai nostri antenati più remoti.

Un emozionante viaggio tra i sentimenti di comunità ancestrali, lungo il tramonto del Paleolitico e attraverso l’età dei metalli, che in Sardegna si presenta alla vigilia della storia con le formidabili creazioni dei popoli nuragici. L’idea di questa collezione nasce con l’obbiettivo mettere in risalto la donna nuragica, descritta attraverso una resa stilistica essenziale e solenne.

Uno sguardo al mondo femminile attraversando le sfere del mito, del sacro, del religioso e del quotidiano, fino ai tempi nostri. Il percorso artistico si sofferma su gesti e movimenti semplici, comportamenti e situazioni che traggono situazioni urbane consuete,
frammenti sospesi di una donna del proprio ideale di vita, offerte al nostro sguardo come nuovi spazi di riflessione.

Il progetto espositivo è esposto come un percorso, dove ogni donna sembra che cammina attraverso le vie, le strade della vita quotidiana.
Un viaggio straordinario nella storia dell’arte sarda, dall’arte primitiva fino ai giorni nostri, con una riflessione profonda sulla figura della donna.

Si analizza, nelle diverse fasi storico-artistiche, l’iconografia della maternità secondo la personale visione di ogni artista in mostra.
La figura femminile è vista come una madre o una dea, rappresentando l’origine della vita stessa, della donna, della nutrizione, dell’amore più puro, più radicato, più appassionato.

Si intrecciano arte, sociologia, psicologia e tante altre dimensioni del sapere. La figura della donna ritorna anche come evocazione di forza, di estrema potenza vitale, colei da cui nasce tutto e a cui tutto si ricongiunge.

E’ il percorso generativo della donna sia nell’arte che nella vita sociale tra realtà biologica e valori come una apertura al mondo. Ci si trova di fronte alla celebrazione del rapporto della donna con il suo corpo.

Una mostra che si concentra sulla donna, sul suo universo e sul suo animo. Un focus estremamente dettagliato e straordinario che fa emergere mille e più sfaccettature di un essere bellissimo e complicato allo stesso tempo. Uno sguardo all’essenza femminile, per cogliere ogni sfaccettatura di un mondo ricco e travolgente, attraverso gli sguardi e atteggiamenti concepiti come dee di un universo parallelo.

Museo Archeologico di Cagliari
Dalle 9.00 alle 20.00 dal martedì fino alla domenica.
Chiuso il lunedì

Le Corbusier. Lezioni di modernismo

Le Corbusier non è solo il più grande architetto del Novecento, ma anche un eccezionale artista visivo, che, partito dalle geometrie del periodo purista (dal 1918 alla seconda metà degli anni Venti), ha sviluppato, attraverso il contatto con l’atmosfera surrealista e la lezione di Picasso e Léger, un linguaggio sintetico di grande potenza e suggestione. Alla base del suo lavoro di pittore sta una produzione grafica ricchissima e tuttora poco conosciuta, al cui interno la collezione di disegni conservata da Costantino Nivola
riveste un significato particolare.

Da un corpus di oltre 300 opere, questa mostra ne seleziona 64, riunendo per la prima volta i segmenti della raccolta oggi divisa tra Europa e America. Nata da un progetto congiunto della Fondazione di Sardegna e della Fondazione Nivola nell’ambito del ciclo “AR/S – Arte condivisa in Sardegna”, con il sostegno dell’Assessorato del turismo, artigianato e commercio della Regione Sardegna e grazie all’importante collaborazione della Fondation Le Corbusier, la mostra esplora da un lato l’universo creativo del maestro del Moderno, dall’altro getta luce su un episodio della sua biografia – il rapporto con Costantino Nivola – ricco di conseguenze su diversi aspetti della sua opera.

Nel 1946 Le Corbusier, a New York come membro del team internazionale di architetti incaricato della progettazione del Palazzo delle Nazioni Unite, incontra Nivola e allaccia con lui un rapporto di amicizia destinato a durare tutta la sua vita. Lo studio dell’artista più giovane nel Greenwich Village e la sua casa di Long Island, dove Corbusier è spesso ospite, offrono un gradito rifugio dalle tensioni che accompagnano il suo lavoro con l’équipe delle Nazioni Unite.

L’insegnamento di Corbusier è determinante per Nivola, che si accosta al modernismo, abbandonando il suo precedente stile espressionista. I disegni che Le Corbusier porta con sé da Parigi o realizza in America costituiranno per lui un vademecum di spunti e soluzioni formali, ma soprattutto un esempio di rigore progettuale e di libertà creativa. Attraverso quei fogli Nivola ricorderà di aver imparato “le regole del gioco, il più bel gioco che l’uomo abbia mai inventato, il gioco dell’arte”.

Il percorso si apre con disegni e studi della fase purista, nella quale il giovane Le Corbusier mette a punto un sistema grafico sobrio e rigoroso, fondato sulla geometrizzazione di un repertorio di oggetti quotidiani. Il tema della natura morta è il punto di partenza di un’analisi in cui le forme, come parole di un vocabolario, diventano elementi di una grammatica visuale. Molti anni dopo, a New York, Le Corbusier farà della “natura morta” del tavolo da pranzo di Nivola uno strumento attraverso cui insegnare a vedere. Il grande Studio sul tema delle “caffettiere” dalla doppia data “New York 1927-1947” ricollega idealmente i due momenti.

La figura umana, assente nel periodo purista, appare nell’opera di Le Corbusier a partire dalla fine degli anni Venti. Attraverso i disegni raccolti in questa sezione è possibile seguire le trasformazioni della presenza umana dalle geometrie equilibrate e armoniose degli inizi a quelle aggressive e in- quietanti dei primi anni Quaranta. I volti e i corpi passano da sembianze riconoscibili a una radicale stilizzazione, a violente e quasi mostruose deformazioni. Il tema della figura a mezzo busto, affrontato già alla fine degli anni Venti, si sviluppa nei decenni successivi in serie diverse come quelle dell’ Atleta o dell’Angelo custode della cattedrale di Sens.

Il nudo femminile è onnipresente nell’arte del Novecento, tanto tradizionale quanto d’avanguardia. Le Corbusier non fa eccezione, anzi: per lui la donna rappresenta un’autentica ossessione, l’immagine dell’ “altro” in rapporto al quale costruire la propria identità. Non meraviglia che il tema emerga con decisione nella sua pittura dopo il viaggio ad Algeri del 1931. È uno sguardo, il suo, che – connotato dal più classico atteggiamento “orientalista” – al tempo stesso distanzia e mitizza. Le sue donne, potenti e voluttuose, sono insieme emanazioni della sacralità della natura e corpi oggetto del desiderio maschile.

Un posto a sé nella collezione occupa il tema della “donna con la bugia”, da Le Corbusier chiamata anche “Icona”. La serie di disegni, eseguiti a New York, prepara un gruppo di dipinti dallo stesso titolo, tra cui spicca la splendida tela del 1946 anch’essa appartenuta a Nivola, recente- mente apparsa in asta da Sotheby’s. La maestosa figura femminile è un ritratto della moglie di Le Corbusier, Yvonne Gallis, la donna più importante della sua vita. Le Corbusier la rappresenta con una candela accesa, simbolo del focolare domestico di cui è custode, ma anche allusione al suo potere sessuale.

Nel settembre 1950 Le Corbusier, ancora una volta ospite di Nivola, realizza nella casa di Long Island un murale su due pareti contigue. Il tema della pittura murale aveva cominciato a interessarlo fin dagli anni Trenta; i dipinti di Springs riassumono alcuni temi caratteristici delle ricerche da lui condotte negli anni di guerra. A partire dalla suggestione di oggetti trovati come ciottoli e ossa spolpate (gli “oggetti a reazione poetica”), Corbusier aveva sviluppato in scultura e in pittura composizioni di sapore surrealista, battezzate coi nomi di Ozon (dal paese dei Pirenei dove si era rifugia- to durante l’occupazione nazista di Parigi), Ubu e Panurge (dai personaggi di Alfred Jarry e di François Rabelais). Questa sezione ospita disegni che preparano il murale e altri legati ai temi che vi sono rappresentati.

Nel 1951, sulla spiaggia di Long Island, Le Corbusier sperimenta sull’esempio di Nivola la tecnica del sandcasting (calco in gesso da una matrice in sabbia), con la quale realizza alcune sculture. Questa esperienza è testimoniata in mostra da due bronzi tratti dai sandcast oggi perduti, uno dei quali raffigura la Main ouverte, la mano aperta simbolo di pace, prosperità e comunione tra gli uomini. Le sperimentazioni condotte sul sandcasting si inseriscono tra le ricerche sulla forme plastiche e i rapporti tra scultura e architettura iniziate nei primi anni Quaranta che troverà espressione negli edifici degli anni Cinquanta.

Fino al 17 Marzo 2019

Orani | Nuoro

Luogo: Museo Nivola

Orario: Lunedì, Martedì, Giovedì, Domenica: 10.30-13.30 / 15.30-19.30; Venerdì e Sabato: 10.30-13.30 / 15.30-20.00. Chiusura settimanale mercoledì

Indirizzo: via Gonare 2

Curatori: Giuliana Altea, Antonella Camarda, Richard Ingersoll, Marida Talamona

Enti promotori:

Fondazione di Sardegna con Fondazione Nivola

Patrocinio di Assessorato del turismo artigianato e commercio della Regione Autonoma della Sardegna

Costo del biglietto: intero € 5, ridotto € 3. Gratuito bambini e ragazzi sino ai 18 anni; visitatori con disabilità e un loro accompagnatore /accompagnatrice; guide turistiche iscritte al Registro Regionale; Soci della Peggy Guggenheim Collection; cittadini di Orani. L’ingresso è gratuito per tutti i soci del Museo Nivola

Sito ufficiale: http://www.museonivola.it

Room – Maria Lai. L’anno zero

Il 20 dicembre il Museo Novecento ha inaugurato Room, nuovo spazio espositivo al piano terra, con un progetto dedicato a Maria Lai(Ulassai, 1919 – Cardedu, 2013), una delle più importanti artiste italiane del XX secolo. A quasi cento anni dalla nascita il museo rende omaggio a questa protagonista silenziosa dell’arte contemporanea, con la mostra L’anno zero (fino al 28 marzo 2019) dedicata ai presepi in terracotta, pietre, stoffa e legno, uno dei temi più cari all’artista, già presente a Firenze nella monografica Maria Lai. Il Filo e l’infinito, mostra dedicatale questa primavera a Palazzo Pitti.

Con i presepi Maria Lai – che nel corso della sua lunga vita si è dedicata con costanza ad una ricerca del tutto personale sulla delicata poesia dell’esistenza – coglie l’essenza stessa della povera immagine della nascita del Messia e dell’adorazione di pastori e Magi tratta dal Vangelo, e ne fissa l’anno della nascita con un titolo emblematico: l’anno zero. Inizio della storia e vertigine del simbolo che si trovano all’incrocio tra favola ed epica, tra terra e cosmo, tra umano e divino. Dalle mani di Maria Lai nascono manufatti poveri costruiti con sapienza antica, piccoli monumenti al desiderio di pace e di fratellanza che parlano prima di tutto all’infanzia, minuscole scenografie che riproducono il mondo intero, la storia, i sogni e le utopie che resistono sparsi dovunque sulla terra, tra i popoli. Ogni presepio è un’invenzione inedita che non ripete mai se stessa e rinnova la matrice originale, quella trama evangelica che sempre replica un’esperienza di avvicinamento al sacro, alla manifestazione del dio tra noi.

Il presepe prima di tutto è per l’infanzia, quell’epoca della vita che sappiamo non essersi mai conclusa e mai compiuta. Il mondo in piccolo del presepe resta sempre in bilico tra favola e storia, tra il fatto miracoloso, unico e irrepetibile, e l’accadere quotidiano che sempre si ripete: un bambino nasce in una catapecchia ma è il re del mondo, e sua madre, una bella ragazza sposata a un falegname, l’ha partorito da vergine. L’ordine normale degli eventi umani si rispecchia in un disegno superiore. Questa eco, questa risonanza nella storia del sacro è quanto affascina del presepio. Ma è un sacro che parla nel linguaggio della favola, per la meraviglia dei bambini, e questo è il suo potere affabulatorio e un tantino magico, incantatorio.

Pensando al presepe in termini seriali, ma praticandolo con lo sguardo dell’infanzia poetica, Maria Lai supera la fredda esecuzione concettuale per entrare nel mondo della pura immaginazione, in quello della affabulazione figurativa, incrociando antropologia e metafisica, favola e teologia. Nelle sue opere la semplicità lirica del linguaggio del poeta, la beatitudine musicale del soliloquio mistico, accolgono e amplificano in senso profetico la sua forte, essenziale, voce politica, che registra le grandi lotte e le piccole rivoluzioni, le paure e i dolori, le guerre fratricide e i collassi planetari.

Fino al 28 Marzo 2019

Firenze

Luogo: Museo Novecento

Indirizzo: piazza Santa Maria Novella 10

Orari: Lun – Mar – Mer – Ven – Sab – Dom 11-19; Giovedì 11-14. Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura. 25 dicembre: giorno di chiusura

Curatori: Sergio Risaliti

Enti promotori:

Comune di Firenze

Musei Civici Fiorentini

Museo Novecento

Costo del biglietto: intero € 8.50, ridotto € 4 (18-25 anni e studenti universitari), gratuito under 18, gruppi di studenti e rispettivi insegnanti, guide turistiche e interpreti, disabili e rispettivi accompagnatori, membri ICOM, ICOMOS e ICCROM

Telefono per informazioni: +39 055 286132

E-Mail info: info@muse.comune.fi.it

Sito ufficiale: http://www.museonovecento.it

Marina Desogus. Arte nella vita

Marina Desogus, artista oristanese, è animata dal profondo coinvolgimento interiore e un profondo impatto espressivo verso un’arte sempre più ecclettica. L’artista è animata da un profondo coinvolgimento interiore come risposta per un impatto rivolto alla ricerca di nuove forme d’espressione.

Marina Desogus ha sempre attribuito al gesto pittorico un determinato valore interiore, trasferendo in esso la propria ricerca interiora. Come d’altronde dimostrano tutte le sue opere, tra spazzi geometrici ben definiti, immersi nelle calde tonalità, che si amalgamano virtuosamente per fare spazio alla linea incisiva del contorno, che segna la dimensione esistenziale del confine. Si tratta di opere plastiche che sembrano danzare in questa ricerca cromatica, da colori caldi che illuminano fino a terre cromatiche sempre più cupe, che avvolgano come un manto nero le opere, per fare spazio alla ricerca intima tra il reale e l’immaginario della vita.

L’amore per la pittura, come per la scultura ha influenzato la vena artistica della pittrice oristanese, spingendola sempre in modo spontaneo e naturale a rappresentare uno stile tutto suo, dove emerge la consistenza della materia e quindi un senso plastico visibile nelle forme.

Le sue opere sembrano quasi plasmate in argilla, mettendo in risalto la ricerca dei volumi plastici, da conferire un’armonia all’occhio dello spettatore. Tutto questo ha portato a introdurre, l’artista a una pittura sempre più gestuale, nella ricerca di forme e materia, dove l’elemento grafico si attenua nelle armoniose pennellate. Un’opera sinuosa e allo stesso tempo elegante, visibile nella coesistenza della materia.

L’importanza che attribuisce Marina Desogus alla materia e al suo aspetto concreto e tangibile, come spesso è riconoscibile la forte inclinazione a modellare i dipinti, come sa fare una ceramista. In questi anni ha sperimentato la sua vena artistica, alla ricerca della consapevolezza del suo “io” interiore.

Figure silenziose, connotate dalla suddivisione di campi cromatici ben definite e pieni di colori, talvolta accostati dolcemente in un gruppo di figure, come colti in un momento d’intimità o affettività. La linea del contorno è sempre ben marcata che accompagna, come una carezza, i profili, le sagome, attribuendo maggiore pathos al dipinto.

 

Come in una favola. I ritratti caleidoscopici di Silvia Mei

Un naso forse troppo grande, occhi troppo piccoli e capelli spettinati, ma come vediamo i volti ritratti da Silvia Mei? A primo impatto son visi palesemente bizzarri. Un’alternanza fantasmagorica di luci, colori e figure. Volti spigolosi, a momenti animaleschi dove l’espressione è data da un forte impatto gestuale, quasi violento del pastello, ma a tratti accompagnato da una morbida pennellata di colori accesi.

«In questi lavori ho dipinto di getto, partivo pensando a un autoritratto ma poi veniva fuori che avevo dipinto mia sorella». Semplice: ampio spazio alla fantasia, ad abiti colorati e a strani elementi come orecchini, corolle, insetti e macchie di colore, col fine di arricchire quanto più possibile un ritratto ancora embrionale.

Di matrice dunque neoespressionista, Silvia Mei sposa un’arte che altro non è che il risultato di una miscela super originale, Picasso, Dubuffet, Baselitz, e perché no anche Rousseau e Chagall.

La spigolosità dei cubisti, l’informale degli Otages, nei personaggi della Mei si legge quasi un horror vacui che ricorda anche le giungle di Rousseau, specialmente nelle grandi foglie verdi che attorniano i suoi ritratti.

Ma perché anche Chagall? Cosa può avere di più a cuore una sarda che vive a Milano? Le maschere della Sardegna hanno sempre avuto un certo fascino, e specialmente per un cuore sardo doc stanno al primo posto. Così, come Chagall raccontava la sua infanzia tramite la fiaba, anche nelle opere della Mei affiora la profonda nostalgia della Sardegna, creando una perfetta sintesi tra il lessico cubista, percepito nelle forme squadrate dei volti, e il linguaggio semplice e popolare del romanticismo dell’artista.

«Cerco di esprimere l’umore e il volto è il mezzo con cui lo faccio. Prima non me ne accorgevo, ma ultimamente sono sempre più consapevole del fatto che le mie figure sono sicuramente, inconsciamente, nate dall’immaginario delle maschere sarde. I riferimenti sono tanti, e da quando mi sono trasferita a Milano, sento il legame con la Sardegna sempre più forte».

Dopo essersi diplomata al liceo artistico di Cagliari, Silvia prosegue gli studi a Sassari e a Brera. Inizia ad esporre dal 2008, sia in Sardegna che in Italia, acquistando pian piano un grandissimo successo. Nel 2015 approda nella grande mela con una prima mostra personale alla Molly Krom Gallery, facendo innamorare la gallerista Amalia Merson.

 

Si è conclusa la manifestazione “Artecracy.eu: l’arte contemporanea in Sardegna”

Si è svolta con successo, da giovedì 28  a sabato 30 dicembre, la manifestazione “Artecracy.eu: l’arte contemporanea in Sardegna”, organizzata ad Isili Serri dall’associazione Youth Caravella. Un progetto di turismo culturale che ha coniugato il fascino dell’archeologia sarda alla vitalità dell’arte contemporanea, tra pittura e fotografia, con conferenze, mostre e visite guidate nel cuore del Sarcidano, proponendo arte, archeologia e natura.

Ad Isili, dopo la conferenza di presentazione, alla quale hanno partecipato i Sindaci dei comuni coinvolti, si è inaugurata la mostra d’arte contemporanea “Volcano ed altri cicli” di Antonio Mallus, che ha ripercorso il percorso artistico del pittore, formatosi nel clima neoavanguardistico degli anni Settanta ed avendo come maestri spirituali Kandinsky, Mondrian ed il primo Futurismo. La mostra, considerata la buona affluenza di pubblico, è stata poi prorogata di due settimane. Nei giorni seguenti, le visite guidate alla Chiesa di San Sebastiano sul lago omonimo ed al nuraghe Is Paras

Al Monte Granatico di Serri si è tenuta la mostra “Sguardi” del fotografo Pier Paolo Fusciani, che con le sue fotografie, attraverso i volti, racconta il vissuto delle persone: volti senza età per cogliere il momento più intenso, lo sguardo dove si concentrano tutti i nostri sentimenti, amore, tenerezza, rabbia, meraviglia, passione e malinconia. La visita guidata è stata nel Santuario nuragico Santa Vittoria, uno dei più importanti complessi cultuali della Sardegna nuragica, situato sull’estremità occidentale della Giara di Serri, tra le regioni storiche della Marmilla e del Sarcidano.

Evento realizzato dall’associazione Youth Caravella con il contributo dell’Assessorato al Turismo della Regione Autonoma della Sardegna e dalla partnership con il Comune di Isili, del Comune di Serri, del Santuario Nuragico Santa Vittoria di Serri, dall’Associazione Culturale Artecrazia e del giornale Artecracy.eu.

Arte di coscienza. La comunicazione attraverso l’arte di Danilo Murtas

E’ possibile che il cuore di un essere umano possa battere per l’arte, per la comunicazione esistente grazie alle arti visive? E’ possibile che un artista possa andare oltre la semplice pittura coinvolgendo nelle proprie opere l’artigianato, l’attività di riciclo dei materiali, il fumetto e il muralismo? La risposta è sì, tutto ciò è confermato osservando le opere di Danilo Murtas, in arte Mastru Murtas, artista nato a Cagliari nel 1981, autodidatta, che vive e opera a Muravera, paese situato nella costa Sud Orientale della Sardegna, dove possiede il suo laboratorio.

Edward Hopper, Salvador Dalì, Pablo Picasso, Vincent Van Gogh, Diego Rivera, Eugenio Tavolara, Costantino Nivola e Francesco Ciusa sono alcuni degli artisti che hanno influenzato Danilo Murtas nella passione per l’arte, ma come si può ben capire quando ci si trova di fronte a una sua opera è evidente che l’artista abbia subito sia il fascino della Lowbrow Art californiana, nota anche con il nome di Pop Surrealismo, in particolare di Ed “big daddy” Roth e Robert Williams, un movimento culturale delle arti visive caratterizzato da toni che sono spesso umoristici, come si evince anche dalle opere di Murtas, il quale riprende dal movimento americano una gamma di colori accesi e brillanti che attirano immediatamente lo sguardo curioso dell’osservatore, sia il fascino dell’arte del fumetto, in modo particolare di Benito Jacovitti e Robert Crumb.

Due grandi temi caratterizzano l’operato dell’artista, la musica e la cultura della propria terra, la Sardegna, ove quest’ultima tematica è fortemente influenzata dal muralismo di Orgosolo e da quello messicano, argomenti che conferiscono un dato autobiografico alle sue creazioni. La cultura sarda che emerge dalle opere d’arte viene chiamata dallo stesso artista s’arti de sa cuscienzia, ovvero arte di coscienza, che fa capire alla persona in questione chi è e da dove proviene, emerge la cultura, la tradizione popolare che affascina il pubblico, infatti con Danilo Murtas vengono portate in auge le storie della Sardegna, spesso poco conosciute, attuando in questo modo un processo di promozione della terra d’origine.

In virtù di ciò che si è scritto finora, l’operato dell’artista dovrebbe far riflettere il pubblico su quanto sia importante la presa di coscienza della propria identità, sapere chi siamo, quali sono le nostre origini e la nostra storia, anche attraverso il recupero di materiali e oggetti riconducibili al contesto territoriale inseribili nelle opere, dovrebbe essere d’aiuto alla formazione della persona, in quanto sapere chi siamo è il migliore strumento per aiutarci a capire chi vogliamo essere.

Per l’artista in questione l’arte rappresenta un’esigenza, una modalità grazie alla quale è possibile evadere dalla realtà, l’arte è un mezzo di comunicazione universale, a volte diretto, altre volte più complicato, grazie alla quale è possibile viaggiare con la fantasia, l’arte è un universo in cui l’artista rappresenta ciò che è di proprio gradimento come vorrebbe che fosse effettivamente.

MAN. Sardegna contemporanea – Spazi Archivi Produzioni

Una nuova ondata di contemporaneo invade la Sardegna. Il Man di Nuoro arriva alla terza tappa del programma pluriennale La costante resistenziale, lo studio delle ricerche più innovative che, a partire dalla fine degli anni Cinquanta, hanno caratterizzato il panorama artistico regionale. Con il termine Costante Resistenziale, l’archeologo Giovanni Lilliu intendeva esprimere la storica lotta condotta dal popolo sardo contro le potenze coloniali che di volta in volta si sono affacciate sulle coste dell’isola.

In Sardegna contemporanea. Spazi Archivi Produzioni il pubblico può ammirare due livelli di indagine: una mostra e la creazione di un archivio multimediale.

La mostra, curata da Micaela Deiana, propone una ricostruzione della produzione artistica nell’isola ampliata rispetto alla ricerca di singoli artisti. Vediamo un progetto che include realtà diverse tra loro che hanno animato il dibattito culturale locale degli ultimi vent’anni, evidenziando relazioni e collaborazioni: artisti, curatori, critici, galleristi, collezionisti e mecenati. Sono stati invitati a partecipare diciassette realtà, libere nella scelta delle modalità espositive attraverso cui raccontare la propria esperienza, organizzando una propria sezione espositiva. Prende vita così un processo di autodeterminazione, specchio dell’eterogeneità delle proposte e delle visioni portate avanti in Sardegna negli anni Duemila.

La project room del museo accoglie invece l’archivio-biblioteca: una sala studio per chiunque voglia approfondire la propria conoscenza. Un archivio aperto, un primo fondo implementabile che avvia una esplorazione sulle ricerche dei singoli artisti attivi in questo arco temporale. L’archivio vuole costituirsi come un progetto in continuo sviluppo, studio e ricerca, capace di fotografare nel tempo l’evoluzione della realtà artistica.

Alla mostra seguirà la pubblicazione del volume Arte Contemporanea in Sardegna (1957-2017), a cura di Lorenzo Giusti, Micaela Deiana ed Emanuela Manca, raccoglie una ricca selezione di testi critici sulla produzione artistica in Sardegna a partire dalla fine degli anni Cinquanta. Dodici gli autori coinvolti nel volume: Sonia Borsato, Antonella Camarda, Simona Campus, Antonello Cuccu, Micaela Deiana, Rita Pamela Ladogana, Emanuela Manca, Emanuele Mureddu, Giangavino Pazzola, Marta Pettinau, Roberto Sirigu, Luca Vargiu.

Partecipano al laboratorio di Sardegna Contemporanea: Askosarte, blublauerspazioarte, Casa Falconieri, Centro culturale Man Ray, Cherimus, Fondazione per l’arte Bartoli Felter, Galleria Capitol, Giuseppefraugallery, Little Room Gallery, LEM – Laboratorio Estetica Moderna, Madriche, MEME | Arte contemporanea prossima / Progetto Contemporaneo, Seuna Lab, S’Umbra Percorsi Visivi, Su Palatu Fotografia, Spazio (In)visibile, Spazio P.

 

 

INFORMAZIONI

Museo MAN. Nuoro

Dal 13.10 – al 19.11.2017

Inaugurazione: Venerdì 13 ottobre ore 19.00

 

 

ARTECRACY.EU: L’ARTE CONTEMPORANEA IN SARDEGNA

Si tratta di una manifestazione di carattere culturale che mira, per la prima volta in Sardegna, ad essere un richiamo per turisti nazionali ed internazionali grazie all’arte contemporanea. La manifestazione, che si terrà al di là della stagione turistica classica, consta in una serie di convegni, mostre e visite guidate presso il cuore del Sarcidano.

Quando ci si appresta a visitare una mostra d’arte contemporanea non si è più certi di cosa effettivamente si andrà a vedere, di quale sia l’intento dell’artista, né di quale possa essere il significato delle opere. Non si può quindi prescindere dalla conoscenza dell’evoluzione e della trasformazione che le forme dell’arte hanno subito nel secolo scorso per potersi formare un’opinione autonoma. Il nostro obiettivo è quello di attrarre un nuovo tipo di turismo, un turismo culturale formato dalla gente di tutti i giorni, da persone che non necessariamente “mastichino” arte, ma che siano semplicemente attratte dal bello e dalla tradizione della terra sarda: capace di offrire archeologia, natura selvaggia, enogastronomia e, grazie al nostro progetto, anche modernità.

Il progetto consta in una sapiente continuità tra un passato nuragico glorioso ed un futuro ancora tutto da scrivere. Si terrà una conferenza di apertura della manifestazione a Isili, che proporrà ai presenti il pacchetto turistico che offriremo nel progetto. In seguito verrà inaugurata la mostra “Volcano ed altri cicli” di Antonio Mallus . La conferenza a Serri, invece, tratterà dei “I problemi della figurazione nella fotografia”, il tutto all’interno del Santuario Nuragico Santa Vittoria di Serri, dove il passato preistorico possa dialogare con il presente. La mostra, invece, coinvolgerà fotografi emergenti e l’esposizione delle opere verrà posta in essere presso i locali comunali. Verranno, inoltre, vero motore della manifestazione, organizzate delle visite guidate gratuite presso diversi siti: la chiesa di San Sebastiano di Isili posta al centro del lago omonimo; presso le stesse mostre sopracitate ed i siti nuragici dei due paesi.

 

Evento realizzato con il contributo dell’Assessorato al Turismo della Regione Autonoma della Sardegna e dal partnership con il Comune di Isili, del Comune di Serri, del Santuario Nuragico Santa Vittoria di Serri e dall’Associazione Culturale Artecrazia.

 

Per info e contatti:

3406140256

youthcaravella@gmail.com

artecracy@gmail.com

 

Per le visite guidate:

associazione.artecrazia@gmail.com

Per i pacchetti turistici:
https://sardegnamagica.wixsite.com/artecontemporanea