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Arte di coscienza. La comunicazione attraverso l’arte di Danilo Murtas

E’ possibile che il cuore di un essere umano possa battere per l’arte, per la comunicazione esistente grazie alle arti visive? E’ possibile che un artista possa andare oltre la semplice pittura coinvolgendo nelle proprie opere l’artigianato, l’attività di riciclo dei materiali, il fumetto e il muralismo? La risposta è sì, tutto ciò è confermato osservando le opere di Danilo Murtas, in arte Mastru Murtas, artista nato a Cagliari nel 1981, autodidatta, che vive e opera a Muravera, paese situato nella costa Sud Orientale della Sardegna, dove possiede il suo laboratorio.

Edward Hopper, Salvador Dalì, Pablo Picasso, Vincent Van Gogh, Diego Rivera, Eugenio Tavolara, Costantino Nivola e Francesco Ciusa sono alcuni degli artisti che hanno influenzato Danilo Murtas nella passione per l’arte, ma come si può ben capire quando ci si trova di fronte a una sua opera è evidente che l’artista abbia subito sia il fascino della Lowbrow Art californiana, nota anche con il nome di Pop Surrealismo, in particolare di Ed “big daddy” Roth e Robert Williams, un movimento culturale delle arti visive caratterizzato da toni che sono spesso umoristici, come si evince anche dalle opere di Murtas, il quale riprende dal movimento americano una gamma di colori accesi e brillanti che attirano immediatamente lo sguardo curioso dell’osservatore, sia il fascino dell’arte del fumetto, in modo particolare di Benito Jacovitti e Robert Crumb.

Due grandi temi caratterizzano l’operato dell’artista, la musica e la cultura della propria terra, la Sardegna, ove quest’ultima tematica è fortemente influenzata dal muralismo di Orgosolo e da quello messicano, argomenti che conferiscono un dato autobiografico alle sue creazioni. La cultura sarda che emerge dalle opere d’arte viene chiamata dallo stesso artista s’arti de sa cuscienzia, ovvero arte di coscienza, che fa capire alla persona in questione chi è e da dove proviene, emerge la cultura, la tradizione popolare che affascina il pubblico, infatti con Danilo Murtas vengono portate in auge le storie della Sardegna, spesso poco conosciute, attuando in questo modo un processo di promozione della terra d’origine.

In virtù di ciò che si è scritto finora, l’operato dell’artista dovrebbe far riflettere il pubblico su quanto sia importante la presa di coscienza della propria identità, sapere chi siamo, quali sono le nostre origini e la nostra storia, anche attraverso il recupero di materiali e oggetti riconducibili al contesto territoriale inseribili nelle opere, dovrebbe essere d’aiuto alla formazione della persona, in quanto sapere chi siamo è il migliore strumento per aiutarci a capire chi vogliamo essere.

Per l’artista in questione l’arte rappresenta un’esigenza, una modalità grazie alla quale è possibile evadere dalla realtà, l’arte è un mezzo di comunicazione universale, a volte diretto, altre volte più complicato, grazie alla quale è possibile viaggiare con la fantasia, l’arte è un universo in cui l’artista rappresenta ciò che è di proprio gradimento come vorrebbe che fosse effettivamente.

MAN. Sardegna contemporanea – Spazi Archivi Produzioni

Una nuova ondata di contemporaneo invade la Sardegna. Il Man di Nuoro arriva alla terza tappa del programma pluriennale La costante resistenziale, lo studio delle ricerche più innovative che, a partire dalla fine degli anni Cinquanta, hanno caratterizzato il panorama artistico regionale. Con il termine Costante Resistenziale, l’archeologo Giovanni Lilliu intendeva esprimere la storica lotta condotta dal popolo sardo contro le potenze coloniali che di volta in volta si sono affacciate sulle coste dell’isola.

In Sardegna contemporanea. Spazi Archivi Produzioni il pubblico può ammirare due livelli di indagine: una mostra e la creazione di un archivio multimediale.

La mostra, curata da Micaela Deiana, propone una ricostruzione della produzione artistica nell’isola ampliata rispetto alla ricerca di singoli artisti. Vediamo un progetto che include realtà diverse tra loro che hanno animato il dibattito culturale locale degli ultimi vent’anni, evidenziando relazioni e collaborazioni: artisti, curatori, critici, galleristi, collezionisti e mecenati. Sono stati invitati a partecipare diciassette realtà, libere nella scelta delle modalità espositive attraverso cui raccontare la propria esperienza, organizzando una propria sezione espositiva. Prende vita così un processo di autodeterminazione, specchio dell’eterogeneità delle proposte e delle visioni portate avanti in Sardegna negli anni Duemila.

La project room del museo accoglie invece l’archivio-biblioteca: una sala studio per chiunque voglia approfondire la propria conoscenza. Un archivio aperto, un primo fondo implementabile che avvia una esplorazione sulle ricerche dei singoli artisti attivi in questo arco temporale. L’archivio vuole costituirsi come un progetto in continuo sviluppo, studio e ricerca, capace di fotografare nel tempo l’evoluzione della realtà artistica.

Alla mostra seguirà la pubblicazione del volume Arte Contemporanea in Sardegna (1957-2017), a cura di Lorenzo Giusti, Micaela Deiana ed Emanuela Manca, raccoglie una ricca selezione di testi critici sulla produzione artistica in Sardegna a partire dalla fine degli anni Cinquanta. Dodici gli autori coinvolti nel volume: Sonia Borsato, Antonella Camarda, Simona Campus, Antonello Cuccu, Micaela Deiana, Rita Pamela Ladogana, Emanuela Manca, Emanuele Mureddu, Giangavino Pazzola, Marta Pettinau, Roberto Sirigu, Luca Vargiu.

Partecipano al laboratorio di Sardegna Contemporanea: Askosarte, blublauerspazioarte, Casa Falconieri, Centro culturale Man Ray, Cherimus, Fondazione per l’arte Bartoli Felter, Galleria Capitol, Giuseppefraugallery, Little Room Gallery, LEM – Laboratorio Estetica Moderna, Madriche, MEME | Arte contemporanea prossima / Progetto Contemporaneo, Seuna Lab, S’Umbra Percorsi Visivi, Su Palatu Fotografia, Spazio (In)visibile, Spazio P.

 

 

INFORMAZIONI

Museo MAN. Nuoro

Dal 13.10 – al 19.11.2017

Inaugurazione: Venerdì 13 ottobre ore 19.00

 

 

ARTECRACY.EU: L’ARTE CONTEMPORANEA IN SARDEGNA

Si tratta di una manifestazione di carattere culturale che mira, per la prima volta in Sardegna, ad essere un richiamo per turisti nazionali ed internazionali grazie all’arte contemporanea. La manifestazione, che si terrà al di là della stagione turistica classica, consta in una serie di convegni, mostre e visite guidate presso il cuore del Sarcidano.

Quando ci si appresta a visitare una mostra d’arte contemporanea non si è più certi di cosa effettivamente si andrà a vedere, di quale sia l’intento dell’artista, né di quale possa essere il significato delle opere. Non si può quindi prescindere dalla conoscenza dell’evoluzione e della trasformazione che le forme dell’arte hanno subito nel secolo scorso per potersi formare un’opinione autonoma. Il nostro obiettivo è quello di attrarre un nuovo tipo di turismo, un turismo culturale formato dalla gente di tutti i giorni, da persone che non necessariamente “mastichino” arte, ma che siano semplicemente attratte dal bello e dalla tradizione della terra sarda: capace di offrire archeologia, natura selvaggia, enogastronomia e, grazie al nostro progetto, anche modernità.

Il progetto consta in una sapiente continuità tra un passato nuragico glorioso ed un futuro ancora tutto da scrivere. Si terrà una conferenza di apertura della manifestazione a Isili, che proporrà ai presenti il pacchetto turistico che offriremo nel progetto e che avrà come tema “Il ruolo dell’arte contemporanea oggi, strumenti di base per la comprensione”. In seguito verrà inaugurata la mostra “Tra figurativo, astratto e nuova figurazione”, che ripercorrerà alcune tappe importanti della pittura italiana del ‘900. La conferenza a Serri, invece, tratterà dei “I problemi della figurazione”, il tutto all’interno del Santuario Nuragico Santa Vittoria di Serri, dove il passato preistorico possa dialogare con il presente. La mostra, invece, coinvolgerà diversi fotografi emergenti e l’esposizione delle opere verrà posta in essere presso i locali comunali. Verranno, inoltre, vero motore della manifestazione, organizzate delle visite guidate gratuite presso diversi siti: la chiesa di San Sebastiano di Isili posta al centro del lago omonimo; presso le stesse mostre sopracitate ed i siti nuragici dei due paesi.

 

Evento realizzato con il contributo dell’Assessorato al Turismo della Regione Autonoma della Sardegna e dal partnership con il Comune di Isili, del Comune di Serri, del Santuario Nuragico Santa Vittoria di Serri e dall’Associazione Culturale Artecrazia.

 

Per info e contatti:

3406140256

youthcaravella@gmail.com

artecracy@gmail.com

 

Per le visite guidate:

associazione.artecrazia@gmail.com

Per i pacchetti turistici:
https://sardegnamagica.wixsite.com/artecontemporanea

 

Chiara e il filo di luce. La trasmissione orale dell’arte del tessere il bisso

Chiara Vigo mantiene viva una tradizione familiare millenaria, unica in tutto il mondo, combatte con tutte le sue forze affinché le si venga data la giusta pregevolezza.

Nata a Calasetta (CI) nel 1955, stiamo parlando del Maestro della seta del mare. La nonna Leonilde è stata l’ultima maestra della scuola del bisso, e Chiara fin da bambina percepiva insieme a lei un’attrazione per questa preziosissima materia, scoprendo con gli anni come il legame affettivo unito alla passione, poteva far nascere qualcosa di magico. Le fece un giuramento «Tesserò il bisso finché sarà possibile».

Il bisso è una materia che secerne la Pinna Nobilis, un mollusco grande quasi 2 metri che si presenta come un incrocio tra una cozza e un’ostrica. Madreperla dentro e ruvida fuori, nasconde una ghiandola setacea che, stimolata dal continuo movimento delle due valve, genera una sostanza formata da cheratina che a contatto con l’acqua si solidifica e produce una sorta di ciuffo dal color marrone chiamato bioccolo. Come una sorta di radice, con il bioccolo il mollusco si ancora al fondale e si difende. Una volta lavorata, lavata, e sbiondata diventa bisso, splendente come l’oro e soffice come la seta.

Dal 1992 la Pinna Nobilis è dichiarata specie protetta, e così Chiara armata di tenacia studia il suo habitat e cerca un nuovo modo per lavorare il bisso senza danneggiarla. Si immerge fino a 20 metri di profondità, inizia a capire che nei mesi con clima mite i fondali son più molli e si può togliere il mollusco, tagliare una parte della seta con un bisturi e ripiantarlo nel fondo, senza farlo morire.

Per il lavoro la Vigo utilizza solo 5 centimetri dei circa 40 di bioccolo che ciascun esemplare produce: 300 grammi di fibra grezza si riducono a 30 grammi che danno 12 metri di bisso. Il processo di lavorazione è piuttosto lungo: il bioccolo una volta raccolto viene pulito, dissalato e poi pettinato per togliere le impurità, la cosiddetta cardatura. Rimane poi per 25 giorni in acqua dolce, cambiando l’acqua ogni 3 ore, poi si bagna con succo di limone per sbiondarlo, infine lo si passa in un mix segreto di 15 alghe che lo rende elastico e si ritorce con un fuso. La torsione deve essere a S per il ricamo, a Z per la tessitura con le unghie nel lino, creando manufatti di rara bellezza e di grande valore.

Il direttore del Polo Museale della Sardegna, Giovanna Damiani, Venerdì 22 Settembre alle ore 18:00, presenterà la mostra temporanea di Chiara Vigo presso gli spazi di San Pancrazio in Cittadella dei Musei, alla vigilia delle due giornate europee dedicate al Patrimonio Culturale promosse dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. Presenzierà l’evento la direttrice della Pinacoteca Nazionale, Marcella Serreli, ospiti d’onore Pierantonio Addis e Claudio D’Alessandro dell’Università degli Studi di Cagliari.

 

 

INAUGURAZIONE

Venerdì 22 Settembre ore 18:00

Spazio San Pancrazio, Piazza Arsenale 1, Cittadella dei Musei, Cagliari

La mostra sarà visitabile, dal martedì al sabato, dalle 9.00 alle 13.00, fino al 28 settembre 2017.

Tel. 070.662496

pm-sar.pinacoteca.cagliari@beniculturali.it

Francesco Zizola “Sale, Sudore, Sangue”. Un racconto fotografico tra phatos e tradizione

Fino al 17 Settembre 2017 sarà possibile visitare presso la Sala Volta dell’EXMA di Cagliari la mostra del fotografo, pluripremiato a livello internazionale, Francesco Zizola dal titolo Sale, Sudore, Sangue che mette in scena scatti in bianco e nero realizzati negli ultimi cinque anni nelle tonnare sarde del sud Sardegna, tra Portoscuso e Porto Paglia. La mostra fa parte di un più ampio progetto Hybris che indaga e analizza i limiti dell’uomo rispetto agli elementi naturali e all’ambiente che lo circonda.

Ecco perché Zizola sceglie di fotografare uno spaccato della Sardegna differente dai soliti clichè ma incentrato su un rituale di pesca antico e inusuale ai giorni d’oggi, la mattanza, che seppur cruento rispetta in tutto e per tutto la vita e l’ecosistema marino. Una pesca selettiva e concentrata in un breve periodo di tempo, un’antica pratica che rischia di scomparire a causa della pesca intensiva di tipo industriale.

Negli scatti di Francesco Zizola emerge in modo evidente quel forte legame di sangue, quella forte relazione simbiotica tra i pescatori ed il mare. Foto in bianco e nero che riescono a farci entrare nella scena e vivere appieno le fasi di questo “rito”, regalandoci emozioni, intensità e phatos.

Un racconto fotografico che si concentra sulla forza del gesto e dello sguardo, riuscendo a valorizzare appieno un mestiere duro e sempre più in estinzione come quello del pescatore, ma che allo stesso tempo permette di inabissarsi nell’infinito del mare.

Francesco Zizola è nato a Roma nel 1962, si è laureato in antropologia e ha cominciato a occuparsi di fotografia in modo professionistico nel 1981. Oggi è tra i fotografi italiani più famosi e apprezzati a livello internazionale: negli anni le sue fotografie sono apparse su riviste e giornali di tutto il mondo ed è stato premiato World Press Photo– tra cui nel 1997 per la miglior foto dell’anno – e sei volte al Picture of the Year Internation. Ha pubblicato diversi libri e le sue fotografie sono state esposte in molte città d’Europa. Zizola è tra i fondatori dell’agenzia fotografica Noor e ha aperto il centro per la fotografia 10b Photography, a Roma.

 

Sardegna. 18 giugno 2016.
Un tonnaroto comincia a eviscerare un grande esemplare di tonno rosso appena pescato. Le interiora del tonno saranno distribuite nel mercato alimentare mondiale.
© Francesco Zizola

Tonnara di Porto Paglia, Sardegna, 3 giugno 2016. I tonnaroti tirano la leva mentre i tonni iniziano la loro ultima danza nella camera della morte.
Tonnara of Porto Paglia, Sardinia, 3 June 2016
Tonnaroti pull the nets while the tuna start their last dance in the chamber of death.

Tonnara di Porto Paglia, Sardegna, 18 maggio 2017. Dopo una giornata di duro lavoro i tonnaroti si apprestano a tornare al porto.
© Francesco Zizola

 

Cagliari

Fino al 17 settembre 2017

EXMA, Sala delle Volte

Andy Warhol. Vip Society

Andy Warhol sbarca in Sardegna.

Fondazione Mazzoleni insieme alla Galleria d’arte di Eugenio Falcioni, grande collezionista dell’artista, presentano la mostra Andy Warhol Vip Society, una curiosa raccolta di circa duecento opere del genio della Pop art Andy Warhol.

Opere selezionate per risaltare uno spaccato concreto della vita di Warhol, interamente racchiusa nelle sue icone e ritratti: dalla serigrafia iconografica di Marilyn al ritratto di Mick Jagger, dalla ormai celebre e assoluta Campbell’s al partenopeo Vesuvius, dalla serie dei ritratti di drag queen Ladies and Gentlemen alle fiabe dello scrittore Christian Andersen, fino alle polaroid di celebrità come Ron Wood, Silvester Stallone, Grace Jones, oltre ai ricercati self portraits.

L’evento si terrà nell’incantevole località di Porto Cervo, rinomato luogo estivo di Vip, vacanze e divertimento, ma un’affascinante posizione per accogliere anche un pizzico di cultura, proprio come era lo Studio 54 di New York negli anni Settanta, punto di ritrovo per  divi del cinema,  artisti, musicisti, imprenditori della moda, non che soggetti ispiratori per le opere del celebre ma allo stesso tempo timido Andy.

 

 

Andy Warhol. Vip Society

Conference Centre presso l’Hotel Cervo, Costa Smeralda, 07020, Porto Cervo, OT

Dall’11 Giugno al 17 Settembre 2017

Dalle ore 18:30 alle ore 23:30

Aperto tutti i giorni

Vernissage: Domenica 11 Giugno ore 18:30

Biglietto: 10 €

Arte e Design nella Produzione della MITA. 1926 – 1976

Una nuova mostra animerà le sale del MURATS, Museo Unico Regionale dell’Arte Tessile Sarda di Samugheo, Arte e Design nella Produzione della MITA. 1926-1976. Il progetto fa parte di un più ampio programma espositivo dedicato all’indagine del complesso rapporto tra arte e manifattura tessile, avviato proprio dal MURATS nel 2013 con la mostra InTESSERE e proseguito tra il 2014 e il 2015 con TAVOLARA e DEPERO. Ora, grazie alla collaborazione ed al coinvolgimento del Comune di Samugheo, del Museo MURATS, di Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura di Genova, della Wolfsoniana e del Banco di Sardegna, la terza tappa di questo percorso è dedicata alla produzione della MITA, acronimo di Manifattura Italiana Tessuti Artistici, fondata a Genova Nervi da Mario Alberto Ponis nel 1926 ed attiva fino ai primi anni Settanta.

L’inaugurazione si terrà Domenica 30 Aprile, ospite d’onore: Mitchell Wolfson Jr., il collezionista d’arte statunitense fondatore del Wolfsonian Museum di Miami Beach (Florida), della Wolfsoniana di Genova Nervi e membro del Consiglio direttivo di Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura di Genova.

Le proficue collaborazioni con gli artisti e gli architetti più rilevanti del Novecento, l’alta qualità della manifattura e l’ideazione di temi stilistici e iconografici originali, hanno consentito alla MITA di dar forma ad una ricca e poliedrica produzione e di affermarsi nel circuito dell’arte e del design internazionale: la mostra al MURATS ne ripercorre e omaggia la storia. Il percorso espositivo è vario e avvincente. Depero, Luzzati, Scanavino, Pomodoro, Paulucci, Gio Ponti, Sottsass, sono alcuni dei nomi che hanno firmato i circa cento pezzi in mostra, tra tappeti annodati, arazzi, foulard, tessuti stampati. Un interessante nucleo è rappresentato dai bozzetti e dai disegni preparatori, realizzati dagli autori che hanno collaborato con la MITA cimentandosi con passione nell’impresa progettuale e di sperimentazione ideata dell’imprenditore genovese; comprende inoltre alcune lettere della corrispondenza intercorsa tra Ponis e Fortunato Depero e il celebre Libro Imbullonato del 1927, capolavoro della grafica del Novecento e manifesto del movimento Futurista.

 

 

ARTE E DESIGN NELLA PRODUZIONE DELLA MITA. 1926 – 1976

Dal 30 Aprile al 26 Giugno 2017 Sala convegni Museo MURATS – Via Bologna sn, Samugheo (OR)

Vernissage 30.04 ore 19:00

 

Informazioni e siti ufficiali:

http://www.palazzoducale.genova.it/la-trama-dellarte/

http://murats.it

Email: museomurats@gmail.com

Telefono:  0783 631052

 

Apertura dal martedì alla domenica, festivi inclusi:

Orario legale: 9:30 – 13:00 (martedì 10-13) / 17:00 – 20:00

Orario solare: 9:30 – 13:00 (martedì 10-13) / 16:00 – 19:00

Prezzi per l’ingresso:

intero: € 2,50 – ridotto: € 1,00 – Il prezzo ridotto si applica alle scolaresche ed ai gruppi di almeno venti persone. Le visite guidate sono comprese nel prezzo del biglietto

Jana’S, l’arte tessile in chiave contemporanea

Ingegno, dote artistica, passione. Stiamo parlando di Daniela Frongia, artista giovanissima nata nel 1981 a San Gavino in Sardegna. Fin dalla sua adolescenza ha mantenuto la passione per l’arte e la creatività, così dopo aver frequentato l’Istituto d’arte Contini di Oristano vola in Toscana per perfezionare i suoi studi all’Accademia delle Belle Arti di Firenze.

Al termine degli studi ha iniziato subito a lavorare, promuovendo la propria arte nel territorio toscano. Ha partecipato ad un progetto volto a promuovere l’arte contemporanea giovanile, attraverso workshop con personalità internazionali quali John Duncan, Melissa Pasut, Stefanos Tsivopoulos.

Daniela, in arte Jana’S, è riuscita a crearsi un bagaglio ricchissimo. Si è occupata di attività molto varie quali pittura e disegno, fotografia e video, installazioni e performance, ma ha sempre portato con se il fascino del vero artigianato sardo e in particolare della manifattura tessile. Così, una volta tornata in Sardegna ha sentito l’esigenza di toccare con mano questa eccellenza dell’arte tessile, per coinvolgere il suo pubblico verso il magico mondo dei tessuti. Lana, lino, cotone, canapa, tutte materie prime che Jana’S prende in mano per creare vere e proprie opere d’arte.

Un giorno, pochi anni fa, durante una passeggiata tra i nuraghi della sua terra, le cade l’occhio su della lana di agnello. Una scoperta, un istinto: la raccoglie. Grazie alla sua fervida creatività costruisce poi un fuso e un telaio. Così inizia a lavorare la lana, dando vita in questo modo alla sua prima creazione: un libro cucito interamente a mano.

Jana’S continua su questo panorama, e con grande manualità e devozione mantiene viva una delle più grandi antiche tradizioni della sua terra, riproponendo in chiave contemporanea la nobile arte della tessitura.

In prima persona si occupa dell’intero processo di lavorazione: dalla raccolta al filato, dalla macerazione alla essicazione, dalla gramolatura alla filatura. Le opere, raccontano il lungo percorso compiuto dalla fibra: prima seme, poi fiore e infine filo. Trama e ordito si danno da fare nella tela, si mettono in gioco con forte impatto visivo, creando un segno, una forma. L’azione del telaio che lavora il tessuto, l’ago che fora la pezza, uno sviluppo regolare che definisce le cuciture creando un suono del tutto armonico e ritmico.

L’originale rapporto di Jana’S con la natura caratterizza questa sua fase produttiva, spingendola verso altri orizzonti: come ad esempio le venature delle pietre e le ragnatele. Procede in questo modo una frenetica traiettoria di ricerca, che porta l’artista alla costruzione di telai sperimentali e installazioni che rielaborano antiche tradizioni, ma sempre in chiave moderna.

Ora, fino al 27 Febbraio 2017, in occasione della III° Expo del Turismo Culturale in Sardegna, presso il Centro di Comunicazione e Promozione del Patrimonio Culturale “Giovanni Lilliu”, è possibile visitare la mostra personale di Daniela Frongia dal titolo Perfiloepersegno, curata da Anna Rita Punzo.

 

perfiloepersegno.

#perfiloepersegnoPersonale di Daniela Frongia Jana S a cura di Anna Rita PunzoBARUMINI : Su Nuraxi - Casa Zapata - Centro Giovanni LilliuProrogata fino al 27 Febbraio 2017Music: River Flows in You - Yiruma (2001)

Geplaatst door Perfiloepersegno op donderdag 5 januari 2017

 

 

Dal Pane al Sasso… dal Segno allo Spazio. La nuova mostra su Maria Lai a Ulassai

Dal Pane al Sasso… dal Segno allo Spazio è il titolo della mostra che è stata inaugurata presso la Stazione dell’Arte di Ulassai, cuore pulsante dell’arte contemporanea in Ogliastra, sabato 4 febbraio e che rimarrà aperta fino al 4 giugno 2017, un allestimento pronto ad offrire ai visitatori un percorso in cui è possibile osservare le opere realizzate dall’artista ulassese Maria Lai, creazioni attraverso le quali è possibile ripercorrere alcune fasi dell’itinerario artistico della donna.

La mostra è stata suddivisa in tre spazi espositivi, il primo dedicato al pane, al sasso e al segno, il secondo riservato ai Telai e alle Geografie, mentre il terzo ed ultimo spazio all’installazione Legarsi alla montagna del 1981.

La cometa è il titolo della prima opera che apre il percorso espositivo, ove una spiga su uno sfondo nero richiama la mente dell’osservatore allo stato primordiale di uno dei cibi quotidiani, il pane, il quale viene plasmato attraverso il gesto, attraverso la manualità femminile. Suggestivo è il Pupo di Pane realizzato dalla Lai nel 1977, una scultura di pane che nella prima sala dell’esposizione è posta in relazione ad un’altra opera, Lei cantava, che attraverso pochi segni trasmette al pubblico il gesto del setacciare la farina che verrà utilizzata per la creazione del pane.

Legata al sasso è l’opera intitolata Mare, in cui la pietra che si orienta verso l’infinito, come se fosse una zattera, sembra annunciare il distacco di Maria Lai dalla sua terra natia, la quale, insieme all’immensa cultura di cui è portatrice, rimarrà sempre nel cuore dell’artista in quanto le origini, le radici di ciascun individuo sono fondamentali per poter percorrere la strada della vita e per far maturare nuovi frutti, in questo caso l’arte. L’influenza dello scultore Arturo Martini e dello scrittore Salvatore Cambosu è ben evidente in questa fase del percorso espositivo, infatti ispirata a uno dei racconti del Cambosu è Maria Pietra, scultura che è possibile interpretare come metafora della vita, ove l’uomo cerca di raggiungere sempre ciò che è irraggiungibile.

Dinamismo e velocità caratterizzano il segno dei disegni della Lai, che si presentano tridimensionali nella loro semplicità. Il segno si dilata nello spazio per raggiungere l’infinito, spazi pieni e vuoti si alternano, anticipando in questo modo la trama delle opere che caratterizzano il secondo spazio dell’allestimento della Stazione dell’Arte, i Telai, per esempio si annovera nell’esposizione il Telaio del Meriggio del 1970, e le Geografie, queste ultime richiamanti alla mente dell’osservatore le antiche carte geografiche, Geografie in cui sono sempre ricorrenti due figure, il triangolo e il cerchio, oltre alle indecifrabili scritture cucite. La libertà di interpretazione è l’elemento fondamentale per capire l’operato dell’artista, Maria Lai non ha offerto al pubblico una chiave di lettura per capire le sue opere ma ogni individuo è libero di interpretare l’opera che ha di fonte in base al proprio stato d’animo. La notte dei mondi scuciti è una Geografia emblematica riguardo al fattore dell’interpretazione, infatti ago e filo sono stati lasciati nell’opera dall’artista affinché l’opera venga “completata” da chi la osserva in virtù delle proprie emozioni.

Da non perdere, nella sala video, è la visione del filmato registrato da Tonino Casula inerente la realizzazione di Legarsi alla montagna, che presenta al fruitore della mostra il clima che animo la società di Ulassai nel 1981 mentre fu posta in atto l’operazione di Maria Lai con la comunità.

Fino al 4 giugno 2017

Fondazione Stazione dell’Arte – Ex Stazione Ferroviaria

Ulassai (NU)

Strada Provinciale 11

Orari:

dal 1 ottobre al 30 aprile tutti i giorni dalle ore 9:00 alle 19:00

visite guidate alle ore 9:30 – 11:00 – 13:00 – 14:30 – 16:00 – 18:00

dal 1 maggio al 30 settembre tutti i giorni dalle ore 9 alle 20:30

visite guidate alle ore 9:30 – 11:00 – 13:00 – 14:30 – 16:00 – 18:00 – 19:30

Tel.: 0782787055

e-mail: stazionedellarte@tiscali.it

 

Soggettivo – Primordiale

Insieme al fauvismo in Francia, l’espressionismo tedesco è stata la prima avanguardia artistica del Novecento. I celebri gruppi “Die Brücke” (Il ponte), fondato a Dresda nel 1905, e “Der Blaue Reiter” (Il cavaliere azzurro), nato a Monaco sei anni più tardi, non soltanto rivoluzionarono i canoni ereditati dalle esperienze pittoriche tardo-ottocentesche, ma posero anche le basi per lo sviluppo di uno dei più importanti filoni della ricerca artistica del XX secolo, destinato a influenzare una parte significativa delle sperimentazioni moderne.

La mostra al MAN di Nuoro, a cura di Tayfun Belgin e Lorenzo Giusti, propone una riscoperta dei movimenti dell’espressionismo tedesco attraverso una selezione di oltre cento opere provenienti dalla collezione dall’Osthaus Museum di Hagen, dedicato al grande collezionista Karl Ernst Osthaus, uno dei padri sostenitori dell’avanguardia artistica e architettonica europea, il primo in Germania ad acquistare opere di Gauguin e di Van Gogh.

In particolare la mostra pone l’accento su due aspetti fondamentali, che legano tra loro le ricerche artistiche delle diverse correnti dell’espressionismo: la volontà di sviluppare una nuova forma di espressione soggettiva, libera da condizionamenti letterari, simbolici o tematici, e la ricerca di valori primordiali, da ritrovare sia nella vita delle città, sia – e soprattutto – nel contesto naturale.

I linguaggi sperimentati dagli artisti tedeschi reagivano alle trasformazioni della società moderna e agli eventi politici dell’Europa dell’inizio del XX secolo. Stretti tra il conservatorismo della politica imperiale e la crescita di una cultura di massa favorita dallo sviluppo industriale, gli artisti trovarono così rifugio nei valori dell’individualismo e del primordio, alla ricerca di esperienze di vita autentiche e originali.

Autori come Ernst Ludwig Kirchner, Otto Mueller ed Emil Nolde indagarono l’espressione dei corpi umani, guardando sia ai lavoratori delle province tedesche sia ai nativi delle colonie lontane. Un lavoro fortemente legato all’attualità, che intendeva avanzare una critica al sistema politico e alla crescita incontrollata delle città e allo stesso tempo ribadire l’importanza del singolo, con i suoi sentimenti, i suoi stati d’animo, all’interno di una società sempre più massificata.

Nolde in particolare – e con lui Max Pechstein – intraprese lunghi viaggi nei territori coloniali tedeschi d’oltremare, nel Sud del Pacifico, mentre Erich Heckel e Karl Schmidt-Rottluff si dedicarono invece al tema del paesaggio, lavorando spesso a Dangast, nel territorio morenico del Mare del Nord, dove realizzarono opere di grande originalità, dai colori accesi e brillanti, ricche di movimento e di pathos.

A queste tendenze si affiancò anche la ricerca di nuove forme, più individuali, di religiosità, da cui la riscoperta soprattutto dei temi della Passione di Cristo, a cui si dedicò – oltre allo stesso Nolde – anche Christian Rohlfs. Quest’ultimo, in particolare, insieme a Kirchner e Nolde, fu uno degli artisti dell’espressionismo maggiormente amati da Osthaus e per ben trentasette anni mantenne il proprio atelier all’interno dell’edificio che ospitava la collezione del grande mecenate, il Folkwang Museum, inaugurato ad Hagen nel 1902 grazie al contributo di Henry Van de Velde, che ne curò l’arredamento e la decorazione interna.

In forme diverse anche Franz Marc e Alexej von Jawlensky – esponenti di punta del gruppo del “Cavaliere azzurro” insieme a Wassily Kandinsky – testimoniarono una profonda tensione spirituale, che nel primo trovò espressione negli scenari che circondano i suoi celebri animali – quasi la ricerca di una nuova condizione paradisiaca originale – e nel secondo si manifestò invece nelle realizzazione di figure iconiche, sulla scia della tradizione pittorica orientale, portata avanti, in maniera quasi ossessiva, a partire dal 1911.

Completata con una serie di lavori di Max Pechstein, Lyonel Feininger, Max Beckmann, Max Liebermann, Conrad Felixmüller e Gabriele Münter, la mostra al MAN di Nuoro – realizzata in collaborazione con l’Institut für Kulturaustausch (Tübingen) – costituisce un’occasione unica in Italia per la conoscenza di uno dei movimenti più influenti nella storia delle avanguardie pittoriche del XX secolo.

museoman.it

 

21.10.2016  –  05.02.2017
Inaugurazione: venerdì 21 ottobre ore 19

via Sebastiano Satta 27 – 08100 Nuoro
T. +39.0784.252110
F. +39.0784.36243
Orario invernale: 10-13/15-19 | Orario estivo: 10-20 | Lunedì chiuso
info@museoman.it