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Deposizione della Verità: l’omaggio alla famiglia Cucchi del misterioso artista Sirante

Tutti ne parlano, tutti la fotografano, tutti la postano. È comparsa da qualche giorno in via Natale Palli a Torpignattara, nel centro della street art romana, una nuova opera che ha fortemente colpito il grande pubblico. Si tratta di un grande poster (realizzato con stampa digitale e incorniciato) che rappresenta il tristemente noto volto martoriato di Stefano Cucchi – immagine divenuta ormai simbolo della violenza dello Stato – sostituito a quello di Cristo nel contesto della Deposizione dipinta dal fiammingo Rogier van der Weyden (risalente al 1435 e oggi conservata al Prado di Madrid). All’interno del quadro – lasciato invariato ad eccezione del volto di Cristo – la figura della Vergine, come è stato scritto dall’Ecomuseo Casilino Ad Duas Lauros, “diventa allora la famiglia, oppure Ilaria, oppure anche la comunità intera. Una soluzione che ci ricorda che, se la morte genera di per sé sofferenza nei vivi, quella prodotta dall’ingiustizia e dalla violenza, produce un dolore inimmaginabile a cui si può reagire, forse, solo con un’azione orientata al ripristino della verità e della giustizia”.

L’opera è un omaggio alla battaglia della famiglia Cucchi, e non è l’unico nel campo dell’arte urbana: lo scorso anno è stato dedicato infatti a Ilaria Cucchi un monumentale murale realizzato a Napoli dallo street artista Jorit, e il volto di Stefano compariva già in un altro murale a Torpignattara. In questo caso però l’opera si riferisce espressamente agli ultimi sviluppi della vicenda. Il titolo dell’opera è infatti un gioco di parole, Deposizione della Verità, e una didascalia ce lo spiega: “Dopo il lungo calvario giudiziario e il depistaggio da parte dello stato, giungiamo finalmente alla deposizione della verità”.

L’autore della tanto discussa opera – discussa non solo in positivo, come si può leggere sui social infatti non tutti hanno apprezzato l’operazione – è Sirante, artista dall’identità sconosciuta che rivisita grandi capolavori del passato per costruire opere di denuncia. A Roma erano già comparse in passato altre sue opere basate sul cortocircuito tra passato e presente, bellezza dell’arte e brutture della società attuale, come San Matteo Pentito, che raffigurava un Salvini angosciato per aver ingannato i suoi elettori nelle vesti del San Pietro Pentito del Guercino, o I Bambinoni, che ritraeva Donald Trump e Kim Jong-Un intenti a giocare con missili e armi varie all’interno del celeberrimo quadro Gli ambasciatori di Holbein. La ripresa di immagini simboliche è del resto una strategia da sempre molto utilizzata in campo artistico, e molto efficace per imporsi nell’immaginario dell’osservatore (si pensi ad esempio ad opere divenute iconiche come la Gioconda coi baffi di Duchamp). L’operazione non è nuova neanche nel campo della street art, basti pensare al San Sebastiano di Ozmo o all’ultimo murale di Blu al Quarticciolo.