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Urs Lüthi e Arnold Mario Dall’O a Bolzano

Per la prima volta insieme possiamo vedere Urs Lüthi ed Arnold Mario Dall’O in un progetto site-specific da loro curato. Urs Lüthi, artista svizzero riconosciuto a livello internazionale, esporrà tre opere scultoree, tra cui l’autoritratto del ciclo “Small Monuments” e due autoritratti in vetro della serie “Ex Voto”. Arnold Mario Dall’O presenterà invece tre opere pittoriche inedite realizzate su supporto in alluminio.

Nel gioco degli specchi tra arte e vita, Urs Lüthi ha iniziato tra gli anni sessanta e settanta a cercare un modo personale di farsi lui stesso rappresentazione degli altri, amplificando il proprio ego con grande autoironia. Usando la fotografia come strumento di creazione dell’immagine, ha interpretato ruoli diversi, personaggi strani, buffi, ha inscenato drammi, cambiato sesso, spostandosi lungo l’asse temporale più volte. L’artista rinuncia alla rappresentazione del mondo esterno come dato oggettivo, elaborando una strategia di rispecchiamento in cui comunque la propria immagine diventa il luogo in cui il mondo si riflette e appare. Urs Lüthi ha cambiato non solo l’uso della fotografia, ma ha rivoluzionato il concetto di arte e di rappresentazione nelle arti visive. Il passaggio realizzato da Urs Lüthi risiede proprio nella dicotomia tra l’ironia e la tragedia: l’esistenza è troppo breve per prenderla sul serio. Raccontarsi con umorismo e sano realismo evitando ogni dramma, è una delle cifre del lavoro dell’artista svizzero. L’uso della scultura diventa progressivamente il linguaggio che prende il posto della fotografia. I suoi autoritratti scultorei non sono ossessivi e ripetitivi, sono tragici e buffi nello stesso tempo. Sanno esprimersi attraverso la fragilità del vetro, ma possiedono anche la trasparenza dell’intelligenza. Invecchiare e morire sono cose normali, sempre meglio una vita da artista che arrendersi alla banalità del reale.

La morte è certamente anche un elemento che caratterizza l’opera di Arnold Dall’O. Da anni lavora nel trasformare le immagini della banalità e della quotidianità in qualcosa di altro e di diverso. In primo luogo attribuisce un tempo alla ripresa delle immagini recuperate dalla rete perché la pittura è lenta, le fotografie digitali rinascono con i tempi lunghi di un dipinto per pennellate puntiformi, ricostruendo retinicamente l’unità. Dall’altro compie un’operazione di blow up che fa guardare la realtà attraverso la nuvola o cloud o nuages della pittura. Dall’O lavora sulla figurazione non dando contorni definiti, avvolgendo le immagini in una “nuvola probabilistica”, per usare un termine scientifico. La stessa idea di Arnold Dall’O di mettere insieme categorie di forme differenti dai pattern decorativi alle immagini della morgue, dai simboli di animali ai paesaggi astrali, dice che conta solo la selezione che l’artista opera. La nuvola nasconde, rende i contorni sfumati, ma salva informazioni, tracce di una contemporaneità che scivola fuori dagli schermi e trova nella Repubblica dell’arte una sua definitiva dimora. Si tratta forse ancora di lavorare sullo specchio, sulla specularità come riflessione, letterale e metaforica sul mondo, ma mentre in Lüthi è il corpo e il volto dell’artista a ricoprirne ruolo e funzione, per Dall’O è lo schermo che si fa specchio di una realtà che pone tutto in primo piano e che costituisce il punto di vista plurimo sull’infinita serie di eventi visivi.

Fino al 2 Luglio 2016

link: Alessandro Casciaro Art Gallery

Lunedì – Venerdì: 10.00–12.30 – 15.00–19.00
Sabato: 10.00–12.30

Via Cappuccini 26/a, Bolzano

Tosatti. My dreams, they’ll never surrender

La coscienza delle idee di Gian Maria Tosatti

My dreams, they'll never surrender, Installation view, Castel Sant'Elmo, Tosatti©

My dreams, they’ll never surrender, Installation view, Castel Sant’Elmo, Tosatti©

Molto spesso accade che l’arte contemporanea, con le sue provocazioni e bizzarrie, riesca a far scoprire e rivivere degli spazi antichi per lunghi anni dimenticati, come è accaduto al Castel San’Elmo di Napoli, fortezza di difesa ed ex carcere della città.

Un grande sole artificiale che illumina un campo di grano piantato nei sotterranei, ecco l’installazione di Gian Maria Tosatti, un lavoro emozionante e carico di significati. L’opera riflette sull’importanza della forza creativa delle idee dell’uomo e soprattutto della capacità che hanno le stesse di piegare i limiti fisici imposti dalla costrizione di uno spazio.

E’ visibile unicamente dall’alto attraverso una piccola finestra , una sorta di visione a volo di uccello, che mette ancora più in evidenza l’immensa estensione, lunga più di un chilometro, di spine di grano che si stagliano nel punto più profondo e buio della prigione, la cisterna.

Un’opera dedicata a tutti coloro, rivoluzionari e non, che hanno speso le loro vite in carcere a causa delle loro idee e dei loro valori e che, nonostante tutto, da una cella sono stati capaci di cambiare la Storia.

Un omaggio velato a personaggi come Nelson Mandela, Rubin “Hurricane” Carter e Antonio Gramsci, depositari di un’eredità di pensiero.

My dreams, they'll never surrender, Installation view, Castel Sant'Elmo, Tosatti© 2

Un’eredità e una coscienza che in tutti noi deve essere alimentata ogni giorno: ecco perchè Tosatti sceglie di realizzare l’installazione non con materiali indistruttibili ma semplicemente con delle spighe che, se non curate costantemente, tenderanno inevitabilmente a marcire e a cadere nell’oblio proprio come le bellezze ed i patrimoni dello Stato italiano.

[Sara Costa]

Sarah Lucas. Innamemorabiliamumbum

All’interno dell’Albergo Diurno di Milano, tempio dedicato alla bellezza e alla cura del sé, sculture, installazioni, interventi sonori e performativi daranno vita a una tre giorni di eventi espositivi, performance e happening live che avranno come tema principale il corpo, la sua rappresentazione, le sue storie e gli stereotipi di cui ancora si nutre la nostra società. Sarah Lucas realizzerà un intervento espositivo site-specific, studiato per l’ambiente, al quale si aggiungeranno interventi sonori e performance musicali, con eventi speciali per le serate di sabato 9 e domenica 10 aprile. Irriverenti e disarmanti nella loro estrema semplicità, le opere di Sarah Lucas – fotografie, collage, sculture e disegni – danno vita a un teatro dell’ambiguità in cui materiali apparentemente banali si trasformano in oggetti d’affezione che rivelano desideri e pulsioni represse. Fin dall’inizio della sua carriera, la Lucas mette in ridicolo tabù e atteggiamenti maschilisti con le sue sculture ruvide e arrabbiate. I suoi autoritratti, in cui trasforma la propria immagine in un personaggio che attraversa decine di fotografie, pose e situazioni, mettono in scena miti e stereotipi femminili e maschili, trasformando ruoli e generi sessuali. “Mi piace giocare con gli stereotipi sessuali e di genere […] sono solo dei costrutti, e sono piuttosto fragili”, riconosce l’artista. Nel mondo di Sarah Lucas nessun soggetto sembra essere troppo fragile e nessun tabù troppo sacro. Sarah Lucas si è dunque sdoppiata in una galleria di personaggi dalla sessualità provocante e ambigua. Allo stesso modo le sue sculture, assemblate con oggetti dozzinali, materiali trovati o scolpite in superfici lucide di bronzo, ricordano gli oggetti magici dei Surrealisti, di cui l’artista raccoglie l’eredità e la capacità di stravolgere il vivere quotidiano. Lucas coniuga la bellezza convulsa dei Surrealisti in una versione più leggera, pop e ironica e al contempo più misteriosa e viscerale, carica di una nuova e più diretta energia. Fortissimo è inoltre il legame tra le opere di Sarah Lucas e l’arte femminista degli anni Sessanta, evidente soprattutto nella sua critica dello sguardo maschile: come le artiste femministe, con le sue opere esplicite e dissacranti anche la Lucas incoraggia le donne ad appropriarsi degli strumenti di rappresentazione del proprio corpo e delle sue immagini, invitandole a prendere confidenza con ogni parte di sé, anche con quelle più intime, e a prendersene cura.

L’intera opera di Sarah Lucas è dunque una riflessione sul corpo, sulla sua rappresentazione e i suoi desideri e sulla necessità di conferire alle donne il diritto di rappresentare se stesse, giocando con e contro gli stereotipi della femminilità in cui la loro rappresentazione è troppo spesso costretta. E la cura del corpo, l’esperienza dell’anatomia come bellezza e come trauma sono quindi temi che tornano con costanza nella poetica dell’artista britannica: l’Albergo Diurno Venezia – questo mondo sotterraneo, affascinante ma anche oscuro – è dunque il teatro perfetto per un suo progetto site-specific, in un gioco di specchi tra opere, interventi, architettura e storia di uno dei più suggestivi luoghi che hanno segnato la vita quotidiana della Milano del secolo scorso.

8-9-10 Aprile 2016

Venerdì 8 aprile
preview dalle 11.00 – 12.00
apertura dalle 12.00 alle 19.00
opening ore 19.00 – 22.00

Sabato 9 e domenica 10 aprile, dalle 12.00 alle 23.00

Albergo Diurno Venezia
piazza Oberdan – Milano