Articoli

Patricia M. Animali addomesticati

Ricontestualizzazione di materiali recuperati dalla spazzatura, dai mercatini, materiali abbandonati, è un mondo di oggetti inanimati, un mondo che caratterizza l’arte di una grande artista contemporanea, ovvero Patricia M.

Le installazioni dell’artista assumono una nuova vita ma allo stesso tempo sono in grado di raccontare a chi è intento ad ammirarle il loro passato, lo scorrere del tempo, la loro vita e quella di chi ne ha usufruito, riuscendo a catapultare la mente acuta del pubblico non solo nella vita attuale ma anche in quella passata.

L’opera intitolata Cut words, che altro non è che una vecchia macchina da scrivere ricoperta di un colore rosso accesso, fa pensare all’osservatore al sangue che scorre nelle vene dell’essere umano, simbolo di vita ma anche della morte violenta, un pensiero spontaneo se si osservano le forbici conficcate all’interno della macchina da scrivere. Nell’opera si possono osservare delle parole, le quali possono essere taglienti, violente, possono ferire, sono spesso manipolate da una società dove la comunicazione è veicolata e intrisa di ipocrisie.

Infanzie non vissute, violate, maltrattate, malate, uccise nello spirito e sul nascere sono i temi su cui l’artista intende far riflettere il pubblico di fronte a un’installazione costituita da un passeggino abitato da bambole e decorato con piante e foglie. Tale opera potrebbe avere anche un fine costruttivo? Certamente si, in quanto la mente dell’osservatore viene colta dal desiderio di nutrire e proteggere la vita non solo alla nascita ma in ogni sua fase di crescita.

Nel percorso espositivo allestito a Milano, dal titolo Animali addomesticati, è possibile posare lo sguardo su scatti di bambini che attraverso una fase ludica interrazziale si esprimono con quel candore tipico della giovanissima età, ancora puro, inviolato e vero, ove il fine è ricordare al fruitore l’esistenza di una splendida fase di vita  libera da turbamenti e inganni. O almeno così dovrebbe essere.

Si tratta di una mostra riflessiva, colma di contenuti attuali, che vista la loro intensità  volgono spesso al riverbero del pensiero. E’ un allestimento che costringe l’uomo a riflettere sulla realtà, facendolo finalmente uscire da quel mondo utopico in cui tutto è perfetto, dove non esistono problematiche.

Dal 24 Maggio 2017 al 06 Giugno 2017

MILANO

LUOGO: Galleria d’Arte Contemporanea Statuto13

CURATORI: Massimiliano Bisazza

TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 347 2265227

E-MAIL INFO: info@statuto13.it

SITO UFFICIALE: http://www.statuto13.it

Allora & Calzadilla, la musica del potere e il potere della musica

Coppia nell’arte e nella vita, Jennifer Allora e Guillermo Calzadilla formano uno tra i sodalizi creativi più interessanti a livello mondiale. Vivono e lavorano a Portorico, ma la loro collaborazione è iniziata undici anni fa qui in Italia, dove sono attualmente in mostra con una rivisitazione dell’opera The Great Silence (al Quartz Studio di Torino fino al 7 gennaio 2017).

Attraverso la loro ricerca i due artisti propongono una lettura della società intelligente e profonda, in grado di far riflettere in maniera mai scontata su concetti fondamentali come quelli di potere, confine, resistenza, nazionalità. La sperimentazione dei più disparati mezzi espressivi e il particolare approccio ironico ma impegnato allo stesso tempo gli permettono di creare immagini e situazioni assurde che spingono il pubblico a sorridere, ma lo inducono anche ad amare riflessioni.

Al fine di raggiungere il pubblico al massimo, spesso nei loro lavori assume un ruolo fondamentale un mezzo da loro stessi definito particolarmente “toccante”: la musica.

Nessuno dei due è musicista e il loro scopo non è mai quello di fare buona musica, ma di sperimentare sul suono in quanto comunicazione prelinguistica, capire come funziona, riflettere sul suo potere e sulla sua abilità di creare connessione tra le persone, influenzare chi lo ascolta e produrre emozioni. Attraverso le loro opere hanno indagato questioni come l’origine della musica e le ragioni biologiche che spingono l’uomo ad apprezzarla, ma soprattutto li interessa il suo ruolo nella sfera pubblica e nella società e la sua relazione con le strutture di potere. Nel video Returning a Sound (2004), ad esempio, indagano il tema degli usi e abusi del suono da parte dei militari. Una tromba collegata alla marmitta di un motorino che attraversa l’isola di Vieques, Portorico, per molti anni sede di una base militare americana, crea in quest’opera una composizione musicale accidentale, che vuole essere una commemorazione della lotta popolare per la demilitarizzazione della zona, un gesto di riappropriazione del paesaggio fino a quel momento segnato dall’occupazione sia fisica che sonora. Lo stesso tema è protagonista anche in performance in cui dei musicisti suonano diverse canzoni militari dall’interno di una grande scultura dalla forma a metà tra un bunker e una formazione rocciosa, quasi creando un combattimento sonoro, un bombardamento assurdo e spiritoso che però rimanda a quello realmente vissuto dalle popolazioni nelle zone di guerra o vicino a basi come quella di Vieques. Clamor (2006), Molto simile a livello visivo è Sediments, Sentiments (Figures of Speech) (2007), in cui dei cantanti lirici dall’interno di una pseudo-grotta interpretano frammenti di discorsi ufficiali pronunciati da alcuni tra i più importanti protagonisti del Novecento, evidenziandone e smascherandone gli artifici retorici. La musica è spunto di riflessione su politica e comunicazione anche in altre opere, come Stop, Repair, Prepare: Variations of “Ode to Joy” for a Prepared Piano (2008), performance in cui un pianista tenta di suonare il quarto movimento della Nona Sinfonia di Beethoven, usato come inno nei contesti ideologicamente più disparati, da un buco scavato in un pianoforte a coda, facendo sorridere ma anche ragionare sul ruolo della musica nella sfera pubblica e come mezzo di influenza sulle masse.

In queste come in moltissime altre opere, in sostanza, Allora & Calzadilla riflettono sul “potere della musica” e sulla “musica del potere”, mettendo in atto una rigorosa e originale critica sociale che fa di loro una delle voci più forti presenti sul panorama artistico internazionale.

 

Quel tizio dei social: Pawel Kuczynski

Pawel Kuczynski è un nome che potrebbe non dire niente a molti, ma la sua arte la conosciamo più o meno tutti. Ebbene si, vi basterà dare un’occhiata alle sue opere per dire: “ah ma quindi l’ha fatta lui?”. Stiamo parlando infatti dell’autore di quelle geniali illustrazioni che dileggiano la società contemporanea e che troviamo spesso condivise viralmente sui social. Il successo delle sue opere è dovuto all’immediatezza del messaggio contenuto, una capacità unica di raccontare i paradossali meccanismi che animano i nostri tempi. Lo fa attraverso accostamenti di figure e situazioni appartenenti a sfere diverse ma pur sempre collegate da un sottilissimo filo logico.

Il suo stile a primo impatto rimanda subito alla pittura metafisica e al surrealismo ma di fatto di metafisico e surrealista non ha nulla. Ciò che lo avvicina a queste due avanguardie sono soprattutto le ambientazioni oniriche delle scene, le quali portano lo spettatore in una dimensione visionaria. Non c’è però niente di enigmatico e non c’è nessun elemento di no sense nelle sue composizioni, tutto ha senso. Non è un’indagine del subconscio ma è proprio il contrario.

Il subconscio è soltanto simulato, Kuczynski sembra voglia dirci che anche se ci sembrano incredibili quelle cose non le stiamo sognando ma vivendo tutti i giorni. Il linguaggio del sogno è utilizzato un po’ come quando imitiamo uno straniero che parla la nostra lingua, cioè le parole sono sempre le nostre ma le pronunciamo nel modo di altri. In questo caso si parla la “lingua della realtà” utilizzando la “pronuncia” del sogno, ovvero si disegna come se fosse un sogno ciò che invece accade tutti i giorni mentre siamo svegli e intenti a trascorrere il nostro tempo. Ma la vera genialità di Pawel Kuczynski sta nei contenuti più che nella forma. Ogni illustrazione è un capolavoro di metafore alle quali non c’è mai niente da aggiungere, gli bastano poche figure per svelarci i meccanismi della nostra società. Si potrebbe dire che sia un poeta prima ancora che pittore, o come si usa dire nella musica “un paroliere”.