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TRANSFER, metafora e rituale di Leonid Tsvetkov. Fino a febbraio alla galleria Ex Elettrofonica di Roma

In arte il residuo, è da sempre inteso come sostituto di un’azione visibile, altre volte invece è un cumulo di cose, ovvero ciò che rimane di un lavoro. Il più delle volte, il concetto stesso di residuo si accompagna in modo indivisibile a un’accezione negativa che ne rispecchia l’aspetto di abbandono di un oggetto deteriorato che ha perso la sua precisa composizione materica e il suo stesso uso primordiale. Leonid Tsvetkov, borsista dell’American Academy di Roma nel 2012-2013, convoglia gran parte della sua produzione artistica indagando il concetto fascinoso di residuo. Rigorosamente connesso al luogo, al territorio, il residuo analizzato da Tsvetkov è parte inesauribile di una ricerca che parla di stratificazioni che permeano e ridefiniscono i confini umani e territoriali. Come una prosecuzione, questa sua ricerca, si pone non come aspetto unico del suo lavoro, bensì come graduale narrazione che intende affrontare, ridefinire, scovare e riorganizzare delle esperienze emozionali e sensibili che l’uomo ha apportato a un dato oggetto o a un determinato luogo.

Partendo dall’idea di metafora, Transfer a cura di Lucrezia Cippitelli, narra per unione visuale uno schema di calchi che tra membra, organi e oggetti di consumo, ci parlano come se fossero geroglifici di un linguaggio antichissimo e criptico. In occasione della seconda mostra dell’artista nella galleria, lo spazio si trasforma per diventare una grotta in cui le pareti coperte di simboli suggeriscono idee e racconti stratificati e mai davvero rappresentati. Se nella precedente mostra Downfall nel 2014 gli oggetti di Tsvetkos esploravano l’impatto dei rifiuti sul disagio territoriale della zona circoscritta di Testaccio, in Transfer, gli oggetti assumo apparenze religiose e acquisiscono nuovo valore e significato. L’artista, infatti, applica all’anatomia umana l’apparenza di offerte votive. I calchi diventano ex-voto, invasi dunque di un’aura sacra e devota; i calchi d’imballaggio prodotti dall’artista si presentano come segno semantico, richiesta spirituale e collettiva che guarda, attraverso un antico suggerito, al contemporaneo e al moderno. Gli oggetti rappresentati raffigurano la fisicità corporea e quella di consumo che è parte inesorabile del nostro quotidiano.

Transfer è un codice semantico ben preciso che gioca sul linguaggio e le sue capacità relazionali e narrative che pongono, per necessità, sullo stesso livello, significato e significante. L’etimologia stessa della parola “metafora” (to transfer in inglese) illustra un concetto ben preciso, fil rouge di tutta la mostra, ovvero il trasferire un termine dal suo significato a uno figurato. Così in Transfer, ciò che si osserva è parte di uno studio pragmatico in cui il significato è traslato e rielaborato secondo composizioni visive che richiamano gli ideogrammi dell’antica tradizione asiatica, in cui simboli, grandezze e disposizione visuale raccontavano e raccontano tutt’oggi significati nascosti, idee e concetti non ancora identificati.

Leonid Tsvetkov. Transfer
fino al 21 febbraio 2019

Galleria Ex Elettrofonica
Vicolo di Sant’Onofrio,10 Roma
Orari: dal martedì al venerdì 15.00-19.00, sabato e lunedì su appuntamento, domenica chiuso
Ingresso gratuito