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Sentimenti che diventano arte. La magica intesa fra Abramovic e Ulay

Le opere d’arte esposte in un museo sono in grado di suscitare innumerevoli emozioni in chi è intento a contemplarle, il soggetto presentato in esposizione è quindi capace di far nascere nell’uomo dei sentimenti, ma un sentimento può essere trasformato in una vera e propria opera d’arte che fa emozionare il pubblico?

Sentimenti ed emozioni, non solo indagini rivolte verso i limiti fisici, sono celebrati da Marina Abramovic, regina della Body Art, e Ulay, gli artisti che hanno fatto commuovere il pubblico dopo la loro separazione. E’ una performance, intitolata The Lovers, del 1988, che è stata messa in atto come ultimo gesto simbolico prima di separarsi, un’esibizione che ha visto l’Abramovic e Ulay partire dai due estremi opposti della Muraglia Cinese, in solitario, per poi incontrarsi abbracciandosi e dirsi addio. Ancora una volta è il corpo a entrare in scena, ma i veri protagonisti sono i sentimenti degli artisti capaci di trasmettere al pubblico le emozioni.

Passano gli anni, cambia scenario, Abramovic e Ulay si incontrano nuovamente, questa volta al MoMa durante la performance The Artist is Present portata avanti dalla donna per 716 ore e mezzo, dove artista e pubblico, uno per volta, seduti entrambi su una sedia, si guardano negli occhi. Fra il pubblico c’è Ulay che sedutosi di fronte all’artista, nonché sua ex compagna di vita, incrocia il suo sguardo facendola commuovere, i due corpi entrano in contatto stringendosi le mani, dopo di che lui si alza e va via.

E’ chiaro che sono i sentimenti a prendere il sopravvento nell’esibizione, non è solo l’Abramovic che si commuove ma l’intesa che scatta fra i due fa emozionare anche il pubblico, non solo dal vivo ma anche attraverso la visione della registrazione della performance presente in rete. L’amore e il ricordo di esso plasmano una vera e propria opera d’arte degna di essere ammirata, fa riflettere il pubblico circa i sentimenti, i due artisti sono riusciti perfettamente a trasmettere delle sensazioni forti a coloro che sono intenti ad ammirarli.

 

 

Marina Abramovic e Ulay. Due corpi nudi per la performance Imponderabilia

Il corpo non è solo lo strumento per eccellenza attraverso il quale l’uomo riesce a esprimere i propri sentimenti, il corpo è il mezzo attraverso il quale numerosi artisti hanno deciso di affrontare temi differenti, presentandoli al pubblico attraverso un’ottica nuova, originale e moderna.

Tornando indietro di qualche decennio è possibile esaminare come negli anni ’70 la nudità del corpo umano fosse considerata un tabù, l’esser nudi provocava disagio fra i membri della società, era un oltraggio al pudore, uno scandalo per la pia morale cattolica.

Marina Abramovic ha affrontato tale questione attraverso la performace Imponderabilia, un’esibizione del 1977 realizzata presso la Galleria Comunale d’Arte Moderna di Bologna insieme al proprio compagno, l’artista tedesco Frank Uwe Laysiepen, meglio noto con l’appellativo di Ulay.

Si tratta della messa in scena di due corpi completamente nudi, posti uno di fronte all’altro in uno spazio stretto. Qual è però la particolarità della performance? Se il corpo nudo crea imbarazzo, scandalo, perché non viene semplicemente ignorato dal pubblico? Non è possibile far finta che i corpi dei due artisti non esistano, per entrare nel museo il pubblico è obbligato a oltrepassare i due corpi e trattandosi di uno spazio strettissimo non c’è la possibilità di passare dritti, senza interagire con i corpi estranei, i visitatori sono costretti a rivolgersi verso Marina Abramovic o in direzione di Ulay.

E’ la psicologia dell’individuo ad entrare in gioco nella performace: verso quale corpo si volgerà il pubblico? E’ il corpo femminile o quello maschile a creare minor turbamento? La nudità provoca disagio, perciò per molti individui dover operare una scelta diventa una vera e propria sfida. Non sono gli artisti a sentirsi in imbarazzo, essi hanno trasferito tale sensazione al pubblico, il quale deve fare i conti con le proprie emozioni e istinti, affronta il tabù ed entra letteralmente in contatto con esso, diventando così parte integrante della performance artistica.