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Antonio Guccione. Vanitas

Verrà presentato dal curatore Roberto Papini nella prestigiosa sede Il Salotto di Milano, in Via Della Spiga 2 a Milano, nel famoso quadrilatero della moda, l’artista Antonio Guccione.

Il titolo della mostra è Vanitas, un progetto iniziato nel 2008 ed oggi ancora in continua evoluzione ed innovazione. Non sono fotografie ma ritratti intensamente pittorici, nei quali l’artista sperimenta l’applicazione di materiali misti ai soggetti rappresentati, al fine di creare una fiaba poetica che racconta un sogno che è stato realtà.

In Vanitas anche i teschi sono ritratti neopop, una ricerca studiata a tavolino, in una progettualità scientifica nel rappresentare personaggi del passato, passando dal teschio di Mussolini a quello di Leonardo Da Vinci, da quello di Jesus per terminare con quello di Frida Kahlo e tanti altri che vi invitiamo a vedere nello spazio per completare l’opera dell’artista, perché no, giocando con l’ immaginario visivo creato dall’ artista, un coinvolgimento continuo con le sue sculture.

Le fotografie, vere opere d’arte in mostra, hanno un forte carattere psicologico, una propria natura e personalità, del resto Antonio Guccione nella propria esperienza artistica ha curato con molta attenzione i dettagli, conducendo l’osservatore a percepire l’intuizione talentuosa in alcuni aspetti dell’opera soggettiva, genialoide in quella oggettiva, virtu’ queste di Antonio sottese in queste meravigliose “scenografie metafisiche.”

Dal 16 Gennaio 2019 al 16 Marzo 2019

Milano

Luogo: Il Salotto di Milano

Indirizzo: via Della Spiga 2

Curatori: Roberto Papini

Telefono per informazioni: +39 02 76317715

E-Mail info: info@salottomilanese.com

Sito ufficiale: http://www.salottomilanese.com

Philippe Pasqua, l’artista della vulnerabilità

«Io non voglio dipingere le persone come appaiono. Voglio dipingere le persone come sono». Lucian Freud.

La citazione del pittore Lucian Freud è la chiave di lettura che è stata scelta in questa sede per trattare l’esperienza artistica di un altro pittore e scultore, il francese Philippe Pasqua (1965), il quale operato è chiaramente influenzato dal lavoro di Freud, da Jenny Saville e da Francis Bacon, artisti che non solo possiedono la stessa energia nel tratto creativo, ma che, come Pasqua, hanno condotto un’attenta indagine intorno agli attimi intimi del corpo umano e alle emozioni facciali.

I ritratti di Philippe Pasqua danno all’osservatore la straordinaria sensazione di essere vivi, l’artista rende giustizia a ciò che è vulnerabile ritraendo persone portatrici della sindrome di Down, ciechi e transessuali, ovvero individui che ancora oggi purtroppo sconvolgono la società. Ogni volto rappresentato è il risultato di un continuo conflitto esistente tra ciò che la società tende a tollerare, quindi tra ciò che viene mostrato, e fra ciò che viene represso, ovvero fra quello che gli individui vorrebbero nascondere.

I volti rappresentati da Pasqua, in modo particolare i ritratti realizzati con le vernici, sono ben lontani dalla tendenza artistica secolare del rappresentare i volti così come sono realmente, l’artista non si cimenta nella banale riproduzione reale o per così dire “fotografica” dell’aspetto esterno, Pasqua propone invece una visione psicologica del soggetto, propone al pubblico il carattere fragile dell’uomo, la parte vulnerabile dell’essere umano, ponendo così in luce la debolezza che è celata nell’interiorità umana.

Concentrarsi sulla rappresentazione dei ritratti consente all’artista francese di prestare la massima attenzione al volto del soggetto, non concedendo attenzioni ad altri dettagli per non alterare l’immagine creata. E’ l’energia proposta dalla pittura di Pasqua a conferire carattere all’immagine, il gesto violento ma delicato allo stesso tempo e che conferisce lo stato di shock a chi osserva le opere permette all’interiorità del soggetto preso in esame di emergere in tutto il suo tragico splendore, facendo ricordare all’uomo, a quell’osservatore figlio di una società dominata dalla tecnologia e dal denaro, che esiste un’umanità vulnerabile, che esiste la caducità delle cose terrene.

Sempre alla Vanitas, ossia alla vulnerabilità, Pasqua dedica le sue opere scultoree, consistenti in teschi umani ricoperti, per esempio, di farfalle, simbolo per eccellenza della morte, della fugacità della vita, tematica che tende ad avvicinare l’artista francese all’operato del britannico Damien Hirst e che ancora una volta invita l’essere umano a riflettere sulla temporaneità dei beni materiali e sulla bellezza insita nella brevità della vita.

L’essere umano non è eterno e invincibile, non bisogna celare il suo essere fragile, così Philippe Pasqua propone un’arte indirizzata verso la reale essenza dell’essere vivente, dipinge e scolpisce l’uomo come è realmente, vulnerabile.