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Andrea Benetti. Volti contro la violenza

La violenza è il peggior sentimento che possa scaturire dalla mente umana e divenire azione; indifferentemente che si concretizzi fisicamente o psicologicamente.

La violenza va sempre denunciata e contrastata con forza.

Ho quindi deciso di fare una mostra per condannare quell’orribile tipologia di violenza, che purtroppo è entrata ed entra ogni giorno nella nostra vita, attraverso le notizie di giornali e telegiornali, che puntualmente ci aggiornano sul macabro bollettino delle violenze perpetrate ai danni delle donne.

Io non mi abituerò mai a questo terribile resoconto, all’aumentare costante dello stillicidio quotidiano compiuto sulla pelle delle donne. La donna non può pagare questo tributo di dolore e di sangue, a causa della debolezza dell’uomo, che tramuta la propria fragilità in mostruosa ed inaccettabile violenza. Questo “virus” che devasta la mente dev’essere debellato completamente dal modo di essere, di pensare e di agire di quegli uomini, che si macchiano di questa inqualificabile tipologia di reati. Che ancor prima di essere reati sono un’offesa al genere umano.

Un artista prova a comunicare alle persone che fruiranno della sua arte uno o più messaggi, che intersecandosi possono spaziare da temi culturali a temi sociali, o meglio, come in questo caso a “piaghe sociali”. Per cui ho deciso di denunciare e sensibilizzare, per quello che sono i miei mezzi e le mie capacità artistiche, a non chiudere mai gli occhi davanti ad una violenza consumata ai danni di donna, che sia essa subita in prima persona, o compiuta ai danni di parenti, amiche, conoscenti, o semplici vicine di casa.

Denunciare sempre e sottrarsi ai primi segni di violenza.

La violenza è antitetica al rispetto e senza rispetto non può esistere nessun rapporto umano, che si possa definire tale, tantomeno l’amore.

Inizialmente ho provato a pensare come avrei potuto trattare questo tema con la mia pittura, ma subito le mie idee artistiche sono confluite in maniera naturale nella fotografia, antico amore mai sopito, che appresi durante diversi anni di esperienza al fianco del grandissimo maestro Marco Caroli, scomparso da pochi anni ed al quale voglio dedicare questa mostra.

 

 

Dal 14 Novembre 2017 al 13 Dicembre 2017

BOLOGNA

LUOGO: Palazzo D’Accursio

CURATORI: Silvia Grandi

ENTI PROMOTORI:

  • Comune di Bologna

COSTO DEL BIGLIETTO: ingresso gratuito

E-MAIL INFO: info@andreabenetti.com

SITO UFFICIALE: http://www.andreabenetti.com

La violenza nell’arte: il Neoespressionismo

Abbiamo avuto modo di parlare del gruppo CoBra, dell’informale, dell’espressionismo astratto. Ma esattamente cosa vuol dire il termine Neoespressionismo? Si tratta di un movimento artistico sviluppato negli anni Settanta in Europa e in America, rappresentato da una forte espressività, colori molto accesi ed energiche pennellate.

Etimologicamente parlando possiamo dare la definizione di nuovo espressionismo, nuovo rispetto all’avanguardia sviluppatasi all’inizio del secolo scorso, in Europa e in America. Ora, dopo le sperimentazioni astratte ed informali, l’arte figurativa, intrisa di tragiche esperienze politiche e sociali, tornò alla ribalta per comunicare, anzi per denunciare la miseria sociale dovuta al capitalismo ed alle profonde diversità collettive. Le ragioni dell’Espressionismo vengono rivisitate con una forte coscienza della contemporaneità, alcune volte anche con velate o dichiarate nostalgie nazionaliste.

Si tifa per un deciso recupero della figura rappresentata come riflesso del malessere sociale, un’immagine che si deteriora, si consuma e si rende immateriale dietro il ruvido trattamento pittorico.

Ancora una volta, sembra di respirare una nuova aria. La nuova ricerca artistica si connota come una serie di differenti ambiti d’indagine, spesso non separati gli uni dagli altri, ma che si intersecano e si sovrappongono nel tentativo di dare forma ad una nuova idea dell’opera. Il ruolo tradizionale della pittura da cavalletto è ancora contestato per un tipo di espressività fredda e distaccata, che usa il quadro quale supporto di immagini desunte dal nuovo panorama socio politico, in cui la storia dell’arte si congiunge con la società, facendo in modo che parte integrante dell’opera sia la propria attiva partecipazione e quella stessa del pubblico.

Le opere degli artisti Neoespressionisti si impongono con la drammaticità e con la violenza delle loro immagini, ma non sarà il loro stile ad accumunarli, perché ogni artista si riteneva libero di esprimersi con tecniche diverse. In Germania, personaggio di spicco del neoespressionismo fu Anselm Kiefer, che ha partecipato alla creazione del gruppo Cobra, propone molteplici versioni del tema dell’olocausto. In America i  neoespressionisti, conosciuti con il nome di New Image Painting, creavano opere figurative, a soggetto violento, figure distorte, con forti cromatismi; spesso l’immagine è quasi persa nel disfacimento di linee e colori sparsi sulla tela.

In America questo stile venne alternativamente etichettato come new fauvism, punk art e bad painting, i maggiori protagonisti furono Julian Schnabel, di cui ricordiamo le opere con frammenti di ceramica decorata, e famoso per i titoli irriverenti delle sue opere, come Circumnavigare nel mare di merda. Donald Sultan, legato all’Informale Materico, il suo stile allude alla sofferenza per la lotta con la materia, il disagio. In Italia, il Neoespressionismo prenderà il nome di Transavanguardia, e si sviluppa leggermente più tardi rispetto alla Germania e l’America. Personaggio di spicco: Achille Bonito Oliva, poi Sandro Chia, Enzo Cucchi, Francesco Clemente, Mimmo Paladino e  Nicola De Maria. Questi artisti teorizzavano un ritorno alla manualità, al piacere anche fisico del dipingere, restituendo al pennello, alla tela ed ai colori il posto, loro di diritto, nell’arte della pittura. Il Neoespressionismo italiano si identifica anche attraverso la riscoperta delle radici locali e popolari di ciascun artista. Protagonisti francesi infine, nominiamo Robert Combas, Hervè di Rosa, creatori della corrente Figuration Libre.