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Ibrahim Ahmed. Burn What Needs To Be Burned

La galleria z2o Sara Zanin Gallery ospita fino al prossimo 1° gennaio la mostra Burn What Needs To Be Burned, prima personale in galleria dell’artista Ibrahim Ahmed.

Nato in Kuwait, vissuto in Bahrain e negli Stati Uniti e ora residente in Egitto (paese di origine dei genitori), l’artista (classe 1984), che ha vissuto in contesti geografici e culturali molto diversi fra loro, affronta spesso nel suo lavoro il tema dell’identità e dei suoi canoni precostituiti all’interno delle varie società d’appartenenza.

In questa mostra ad esempio la sua attenzione si focalizza sul concetto di mascolinità, approfondito dall’artista negli ultimi due anni, su come venga considerato e vissuto da ottiche e mentalità differenti.

L’esposizione è composta da circa cinquanta fotografie e collage fotografici dove Ahmed usa il proprio corpo come schermo su cui proiettare le dinamiche simboliche e di potere associate alla figura maschile. Componenti meccaniche di motori di automobili formano strane creature ibride, metà uomo e metà motore, a simboleggiare la potenza aggressiva e muscolare, nel senso stretto del termine, associata di prassi al sesso maschile, anche detto infatti “sesso forte”, come da copione sociale.

In altre immagini il volto dell’artista appare coperto da maschere, a nascondere la vera identità dell’individuo in favore della rappresentazione di un banale stereotipo, il tutto a discapito di una sincera espressione dell’identità personale.

E ancora collages che mostrano l’artista scomparire nel mezzo di frammenti architettonici, fine polemica indirizzata verso la diffusa concezione – tradizione che l’architetto sia un mestiere destinato al sesso maschile, oppure colto in pose erotizzanti che lo trasformano in un dio antico, virile e sessualmente attraente secondo canoni ormai anacronistici che si rifanno a quella che l’artista definisce “mascolinità coloniale”, dove la virilità va di pari passo all’esercizio del potere sugli altri.

Burn what needs to be burned invita lo spettatore a sviluppare una nuova concezione dell’uomo e della sua energia al di fuori dagli schemi ormai desueti e a tratti risibili del passato, a interrogarsi sulle incongruenze che li caratterizzavano e a cercare un nuovo approccio al passo coi tempi.

 

 

Z2O Sara Zanin Gallery

via della Vetrina 21, Roma

Dal 1 dicembre 2018 al 19 gennaio 2019

www.z2ogalleria.it

Orario di apertura: da martedì a sabato 13:00 – 19:00 (o su appuntamento)

 

Moto Ondoso Stabile

La galleria Z2O di Sara Zanin di Roma ospita i lavori di Neil Gall, Rezi van Lankveld, Jinn Bronwen Lee, Nazzarena Poli Maramotti, Alessandro Sarra e Jessica Warboys, protagonisti della mostra a cura di David Ferri dal titolo Moto Ondoso Stabile.

L’apparente ossimoro presente nel titolo,che è anche quello di un racconto della scrittrice Anne Tyler, trova nelle tele esposte una spiegazione perfettamente coerente e logica, in quanto come la superficie marina può mostrasi allo sguardo dell’osservatore perfettamente liscia e piatta piuttosto che increspata di lievi onde o percorsa da cavalloni schiumanti, così le tele esposte offrono un variegato sistema di stesura del colore e costruzione dell’immagine.

Il concept della mostra, infatti, si concentra sulla volontà di mostrare i differenti esiti di un approccio materico e gestuale all’arte pittorica.

Per tornare al titolo, co-autore insieme all’artista statunitense Jessica Warboys è proprio il mare, in quanto l’opera qui esposta, facente parte della serie dei Sea Painting, è una grande tela, che, dopo essere stata ricoperta da una serie di pigmenti viene immersa nell’acqua del mare, in modo tale da permettere poi al moto delle onde e all’impeto dell’acqua di delineare il corpus di forme che apparirà alla fine del processo sulla tela.

Immagini impregnate di aria e cielo sono invece le protagoniste delle tele di Nazzarena Poli Maramotti: rimandano a una pittura di tipo atmosferico, dove gli elementi naturali si fondono tra loro, perdendo riconoscibilità immediata e creando una commistione tra acqueo ed aereo.

La scelta della forma del supporto gioca un ruolo importante nella pittura di Jinn Bronwen Lee, che, all’interno di una serie di ovali, crea un universo di pastose pennellate scure e vulcaniche; le tele diventano così specchi riflettenti una profondità insondabile e oscura.

Particolarmente interessante il lavoro dello scozzese Neil Gall, il più maturo degli artisti presenti in mostra, che riproduce sulla tela alcuni suoi collages o giustapposizioni di carta tramite un lavoro di grande perizia e precisione, al fine di renderli in maniera quasi foto pittorica. Se qui il gesto è esatto e misurato, e resta sulla superficie della tela chiaro come una fotografia, quello di Alessandro Sarra è investigativo, e graffia e scava il supporto per andare in profondità, con esiti luministici. Il lavoro di Rezi van Lankveld infine, sfugge a una chiara identificazione: più che figure chiare, i protagonisti dei suoi quadri sono apparizioni scomposte in movimento, destrutturate nelle loro componenti lineari e cromatiche all’interno di processi tuttora in corso di trasformazione.

 

 

Z2O Sara Zanin Gallery – Via della Vetrina, 21 – Roma

Fino al 3 febbraio 2018

Dal martedì al sabato dalle ore 13.00 alle ore 19.00

www.z2ogalleria.it