Tanto non capirai niente. Tony Lewis

Il lavoro di Tony Lewis è incentrato sulla comunicazione e la tramandabilità di informazioni o concetti. Nella serie di opere Gregg Shorthand Drawings al centro di fogli di grandi dimensioni, con pieghe, rappezzamenti e macchie scure, campeggiano dei simboli corsivi tracciati con la grafite chiaramente identificabili come scrittura, ma di difficile interpretazione. Sono i simboli del sistema stenografico in uso negli Stati Uniti, Gregg Shorthand.
La stenografia è quel tipo di scrittura veloce che permette di riportare un discorso su carta, alla stessa velocità di chi parla. Questo mediante abbreviazioni di parole e semplici segni fonetici, un po’ come un alfabeto semplificato. Si omettono quindi lettere mute (numerose in inglese) e si utilizza lo stesso segno per suoni simili o composti. È dunque, più della scrittura tradizionale, un sistema per fissare e tramandare qualcosa di importante ma evanescente come un discorso, la cui partecipazione di pubblico è limitata.
Questo tipo di linguaggio è però sicuramente meno conosciuto dell’alfabeto latino, è comprensibile ad un numero ristretto di persone. Il suo scopo divulgativo è raggiunto a metà.

Lewis si cura di utilizzare polvere di grafite, quella che compone la mina delle matite, e carta per realizzare la quasi totalità delle sue opere.
Carta e matita, gli oggetti più semplici e diffusi per comunicare, usati anche dai bambini. I primi che ci vengono a portata di mano per appuntare qualcosa di memorabile per noi stessi o per qualcun altro.

Un sistema di scrittura veloce che permette di non perdere neanche una parola, strumenti veloci e semplici di facile reperibilità poi però quel che Lewis riporta sul foglio è un singolo segno, non un discorso, non una frase e neanche una parola compiuta.
Ricordano graffiti da strada, l’urgenza di lasciare la propria memoria, di dire qualcosa a chi passa, di farsi sentire da tutti senza distinzioni.
Ma nonostante tutti questi sforzi la comunicazione non avviene affatto.

Tutta la preoccupazione e l’ingegno messo in atto nella storia per trascrivere un pensiero espresso a parole e poter raggiungere più persone, poterle includere nel messaggio, renderle parte del discorso e farlo proseguire potenzialmente fino alla fine dei tempi, viene irreparabilmente meno.
Rimane un segno grafico affascinante che attira a se lo sguardo ma non comunica assolutamente niente.
Si legge una critica all’arte stessa, ai modi che assume oggi, a volte comprensibili a pochi o forse a nessuno. Arte a volte compiaciuta dell’immagine, della forma, del mezzo, della materia di cui è fatta ma senza alcun messaggio dietro. C’è della nostalgia in queste opere, manifesti rovinati, spiegazzati, rotti e sporchi come vecchi reperti che vorremmo ci parlassero ma alla fine non capiamo niente.

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