TOILET PAPER. UNA FACTORY TRA PROVOCAZIONE E KITCH

Metti insieme un fotografo d’alta moda ad uno dei più conclamati e criticati artisti contemporanei uniti da una passione/ossessione comune nei confronti delle immagini: ecco a voi Pierpaolo Ferrari e Maurizio Cattelan. Nel 2010 decidono di fondare una rivista d’arte e chiamarla Toilet Paper, si esattamente così, un progetto di comunicazione  visiva di nuova generazione che combina fotografia commerciale, forme narrative di carattere estremo legate ad un immaginario surreale che creano e ri-creano quadri ambigui di grande empatia.
Un vero e proprio prodotto editoriale tirato in oltre diecimila copie, una vera scommessa da parte di Cattelan che continua inesorabilmente a sfidare le regole dell’arte contemporanea, di cui lui stesso fa parte, andando a puntare il dito nei confronti delle riviste glamour e patinate e ad una critica d’arte sempre più seriosa e poco attenta al mondo attuale. Toilet Paper mette in scena attraverso gli scatti di Pierpaolo Ferrari una serie di immagini che rappresentano e rendono reali le idee, le perversioni, gli stati d’animo di Maurizio Cattelan. Nessun testo scritto ma solo pure immagini rivisitate che formano una sorta di mostra collettiva su carta sotto forma di un magazine stampato, distribuite nelle librerie specializzate o nei punti vendita di musei e gallerie internazionali. Altro che semplice carta igienica! Qui siamo davanti ad un prodotto vincente, provocatorio, simbolo della vittoria dell’immaginario sulla banalità del quotidiano.
“Volevamo che Toiletpaper diventasse un’etichetta per cose molto diverse: quando abbiamo iniziato ci dicevamo che un giorno tutti avrebbero avuto un vestito Toiletpaper, una casa Toiletpaper, persino una ragazza Toiletpaper. Abbiamo lavorato perché tutto questo succedesse”.
Toilet paper è un volto interamente ricoperto di mortadella, una saponetta morsicata di netto con i segni evidenti dei denti ma anche una terribile testa di maiale mozzata con gli occhi truccati e carichi di ombretto. Non basta un semplice scatto per creare tutto questo: siamo davanti ad un vero e proprio set cinematografico. Ci sono produttori, costumisti, addetti al trucco e alle luci, scenografi e art director tutti impegnati a costruire immagini che provocano reazioni cerebrali ed emotive.
Toilet Paper è lo specchio della società oggi, rispecchia la vera contemporaneità dei giorni nostri portando in scena un mondo deformato dalle nostre stesse mani.
Toilet Paper è diventato un marchio: una collezione di merchandising di tazze, piatti, tovagliette americane, oggetti cool  caratterizzati dalle tipiche immagini Toilet style tra ironia e gusto vintage in vendita anche al Moma di New York, due campagne di moda per Kenzo, un allestimento per il Palais de Tokyo a Parigi, una vera e propria Factory con la sede principale su Skype.
Perché le loro immagini non sono riservate a quella che spesso viene definita come l’elite dell’arte contemporanea ma sono viste come un mezzo espressivo, di comunicazione  democratica che vuole arrivare a tutti attraverso un linguaggio semplice, diretto, estremamente sintetico caricato dall’intervento artistico.
In tanti penseranno: e questa può essere definita Arte?  E’ giusto giustificare sadismo e violenza ridotti al limite del kitch solo è unicamente perché considerati un pseudo linguaggio artistico? Penso che questi punti di domanda hanno delle grandissime verità; comprando Toilet Paper mi sono resa conto che siamo davanti ad un’operazione commerciale e artistica mediocre dal punto di vista spirituale ma che al tempo stesso riesce a rendere il vero spaccato della società d’oggi. L’arte serve anche a questo, deve smuovere l’uomo, esplorare le coscienze, aiutarci a sopravvivere.

link: Toilet Paper Magazine

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*