Tony Cragg. Biochimica della forma

Tony Cragg è uno scultore, e, in una prima fase della sua vita, un tecnico di laboratorio presso la National Rubber Producers Research Association. Questa specifica va fatta per comprendere il processo analitico ed osservativo che sottintende alle sue creazioni, e l’interesse all’essenza intrinseca della materia e delle sue trasformazioni, fin quasi a un livello molecolare.

La sua prima produzione si incentra sulla realizzazione di opere tramite l’accostamento di object trouvè, come nel caso di Bird, del 1980. Gli oggetti vengono allineati in modo da creare forme di altre figure, spesso con criteri cromatici omogenei, avvalendosi di una poetica del riuso che non ha connotazioni politiche o filosofiche, ma che mira ad essere esercizio di recupero materico, che viene svolto tramite attenta osservazione (negli stessi anni ha realizzato composizioni utilizzando una serie di oggetti trovati durante le sue passeggiate sulla spiaggia).

Gli anni ’90 invece lo vedono proiettarsi verso la realizzazione di sculture più imponenti, quasi totemiche, che iniziano a fare della resa del movimento in forma quasi cinetica il loro scopo. L’elemento naturale è chiaramente il punto iniziale dell’operazione artistica: dalla sua osservazione e dai suoi continui mutamenti nasce l’idea di rappresentarli in modo non statico ma coerente a questo dinamismo. Le masse si elevano, ruotano, si infrangono, curvano, declinate in molteplici materiali, con colori ed effetti visivi diversi: ciò che le accomuna è comunque la sensazione di moto continuo, di non fissità. Sculture le sue che non hanno alcuna finalità se non quella di rappresentare il flusso quasi subatomico delle particelle che compongono il reale.

Le sculture di quest’artista britannico sono prelievi di elementi minerali, geologici, vegetali o animali (come in Mc Cormack del 2007), resi con colori a contrasto, usando materiali che si piegano docilmente alle linee che questi stessi elementi assumono in natura, che è contraddistinta da una ciclicità continua, da un’imprevedibilità, da un mutare che è scoperta.

Negli ultimi anni Cragg si è concentrato sulla realizzazione di sculture anamorfiche, che nascono spesso uno o più visi al loro interno, profili in evoluzione, come in Different Points of View del 2011; forse sono rappresentazioni della stessa persona o forse no, ma comunque sono identificate con il cambiamento, con la varietà di punti di vista che ci permette l’incontro con qualsiasi oggetto o essere umano.

Velocità e inafferrabilità: il reale seppur attentamente analizzato non può essere mai del tutto conosciuto, la sua forma non ha definizione definita, se permettete il gioco di parole. E’ questo il suo Paradosso, come titola la scultura di Cragg del 2015 ospitata nel Duomo di Milano ed ispirata alla celebre Madonnina che si trova in cima alla chiesa: un corpo femminile di materia gassosa ed eterea pronto ad assumere connotati umani: la nostra essenza è il mutamento.

 

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