Un artista glamour. Kenny Scharf

Kenny Scharf è senza dubbio un artista infantile. Sia chiaro però, essere infantili nell’arte non è sempre negativo e nel caso di Scharf è sicuramente il lato più positivo.
Le forme che riesce ad esprimere sono bizzarre e caricaturali proprio come i cartoni animati a cui ci siamo affezionati da bambini. Crea figure dai lineamenti esagerati e dai colori sregolati, trasmettendo una sensazione al limite tra surrealismo e pop art.

Insieme a Keith Haring e Jean Michel Basquiat ha composto il più famoso trio della urban art newyorkese ed è tutt’ora considerato uno dei migliori prodotti della street art degli anni ’80. I tre hanno certamente stili completamente diversi, ma in qualche modo Scharf sembra essere un riassunto degli altri due.
È come se le figure folli di Basquiat fossero state tradotte con i colori e le linee di Haring, andando poi a formare un nuovo linguaggio visivo personalizzato da una mente intrisa di cultura mass-mediatica americana.

Per rendere meglio l’idea si potrebbe dire che per creare le sue opere Scharf salga su un’impalcatura: il terreno su cui poggia la struttura è la cultura di massa a stelle e strisce, poi ci sono le esperienze del grafittismo e le influenze di Haring e Basquiat che compongono il robusto telaio in acciaio e infine il tavolato continuo su cui si cammina mentre si lavora, quello che rende sicuri e agevoli gli spostamenti, rappresentato da “mamma” Pop Art.

Infatti il filo rosso che lega questi artisti è proprio il fatto di essere cresciuti tutti e tre sotto l’egida di Andy Wharol e di averne tratto delle lezioni fondamentali. E allora se Wharol è stato un maestro, perché la Pop Art è la tavola su cui Scharf cammina e non è il telaio che regge tutta l’impalcatura?

Punto primo: cinicamente c’è da constatare il fatto che Scharf sia sopravvissuto agli altri due e che dei tre sia sicuramente il meno dotato, dunque l’essere rimasto l’unico legittimo erede di quella classe newyorkese lo ha portato più in alto di quanto non lo sarebbe stato altrimenti.
Punto secondo: l’essere diventato un artista glamour è ciò che gli consente di vivere di rendita e rimanere aggrappato al treno dei “grandi” pur avendo esaurito una reale spinta creativa. Insomma è questa la lezione che ha imparato meglio da Wharol ed è questa che gli consente di muoversi in sicurezza sul suo ponteggio.

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