Un ingegno pluridisciplinare: Claudia Losi

 

Installazioni site-specific, sculture, video mapping, lavori su tessuto e su carta, una grande varietà di media abbraccia la ricerca artistica di Claudia Losi. Nata a Piacenza nel 1971, la Losi si è diplomata all’Accademia di Belle Arti e laureata in Lingue a Bologna, avendo trascorso sei mesi in Francia con l’Erasmus. Nell’estate del 1998 è stata selezionata per il Corso Superiore di Arte Visiva della Fondazione Antonio Ratti di Como, dove segue uno stage con l’artista Hamish Fulton.

Interessata da subito a progetti pluridisciplinari, scienze naturali, etnologia, geologia, cartografia, poesia e letteratura, la sua indagine si focalizza sul rapporto tra l’uomo e la natura, tra l’individuo e la collettività, sulla esplorazione come esperienza di conoscenza. Losi parla e racconta attraverso l’arte, il cucito e la scrittura, impiegando spesso il suo lavoro come innesco per creare nuovi orizzonti, per abbattere più confini possibili tra un’arte e l’altra.

Fondamentale nella sua opera, in contrapposizione alla frenesia della vita, è il ricamo lo strumento prediletto, lento, che richiede manualità e precisione. La maggior parte dei progetti da lei ideati infatti nascono dall’incontro con un luogo che lentamente prende la forma di un’opera: sia essa un ricamo, una scultura, un’installazione. L’opera di Claudia Losi abbraccia un caleidoscopio di progetti che descrivono al meglio l’arte da lei concepita come work in progress. La qualità che caratterizza le sue opere traduce in maniera poetica la ricchezza della sua ricerca, dell’aspetto straordinario che si nasconde dietro un tessuto, e la relazione con la scienza e l’interesse per la natura, che sono sempre stati fondamentali nella sua opera, le hanno permesso di focalizzare l’attenzione sul “camminare” inteso come pratica artistica e strumento ideale per elaborare le sue riflessioni emotive ed analitiche sul panorama artistico.

Tra le opere che scaturirono più successo, nei primi anni ’90: vi sono una serie di progetti di gruppo, arte partecipata e collettiva, basati sulla volontà di coinvolgere le persone ad eseguire dei ricami. Nominiamo ad esempio la comunità del parco Nazionale del Pollino, alla quale chiese di raccontare un ricordo fornendo immagini, disegni o fotografie, che poi sono state cucite su pezze di tessuto. Tavole vegetali, una serie di licheni durante alcuni viaggi riprodotti su un supporto in tessuto; Ciottoli, pietre ricamate in tessuto, Paesaggi, mappe disegnate sui muri con filo di juta, Onde-Progetto Belgrado, un’immagine ricamata con fotografie della risacca di un’ondata marina, eseguito da tre donne in un campo profughi, Marmagne, fotografie stampate su tela, che riguardavano un allevamento di trote. Degli anni 2000 abbiamo Etna Project, disegno degli anni Ottanta di una colata di lava del vulcano siciliano, riportata sempre su stoffa in sedici parti, ognuna affidata a due gruppi di donne, sei peruviane e sei marocchine. Tra le installazioni più celebri sicuramente Balena project , una balenottera in tessuto cucito di lana a dimensioni reali, che riproduce il più fedelmente possibile le caratteristiche anatomiche del cetaceo. L’opera ha avuto un enorme successo, venne esposta in molte città italiane e non solo, anche in Ecuador e Inghilterra.

 

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