Uno – the full frontal. Mattia Barbieri

La nuova stagione espositiva di Dimora Artica apre il 13 settembre 2016 con la mostra personale di Mattia Barbieri (1985, Brescia) intitolata Uno – the full frontal.
Nato da una riflessione sul concetto di unità totalizzante nei miti sul ritorno all’origine, il progetto di Mattia Barbieri sviluppa l’idea di Full frontal, una dimensione in cui ogni segno è decostruito e contaminato dal segno opposto che si sovrappone creando sulla tavola uno spazio tempo concentrato, in cui si coagulano una moltitudine di immagini che vanno dal vissuto personale alla cultura popolare, dalla sperimentazione pittorica alla storia dell’arte, dall’artigianalità al linguaggio digitale.
L’eterogeneo e sempre più abbondante materiale visivo della vita contemporanea viene metabolizzato dall’artista in composizioni che mirano a fornirne un compendio, in una spazialità che riunisce frontalmente più dimensioni percettive.

Mattia Barbieri

La mostra si sviluppa nei due piani dello spazio espositivo, con opere scultoree e pittoriche in rapporto di specularità simbolica e spaziale.
Le sculture sono state realizzate unendo corni di bufalo, piccole figure umane di bronzo ed elementi di ottone. La scultura posizionata a piano terra presenta una figura maschile dall’aspetto primitivo che sembra colta nell’atto di salire in senso verticale attraversando un corpo dalla forma indefinita. Il gruppo scultoreo è sospeso e collegato al soffitto da una lunga asta d’ottone che disegna nello spazio una sottile linea verticale. Nel soppalco la verticalità si ribalta in senso orizzontale, con una scultura nella quale una forma fallica fronteggia una figura femminile. Come nelle rappresentazioni dell’Alchimia, le polarità maschile e femminile vengono descritte da Barbieri nella loro speculare opposizione, forze psichiche da integrare alla coscienza per ricostruire l’unità del sé.
Nei dipinti, la riflessione sull’Uno si fa meno introspettiva e simbolica per concentrarsi sul linguaggio pittorico e sulla percezione delle immagini e del tempo in una contemporaneità fortemente connotata dalla comunicazione digitale.
La gerarchia tra soggetto centrale e sfondo, propria della pittura classica, è dissolta in una superficie pittorica che accoglie le più diverse iconografie e che, ruotando il dipinto, può continuare ad essere fruita senza perdere l’equilibrio compositivo. Nella visione dell’immagine, nessun particolare arretra ma ogni frammento avanza frontalmente senza passare in secondo piano.
Intesi da Barbieri come schermi di dispositivi elettronici, i dipinti assumono un’ulteriore valenza legata alla visione della pittura come supporto per una scrittura che registra una realtà in continua mutazione.
Come descritto nella teoria della documentalità di Maurizio Ferraris, la realtà sociale è principalmente costituita dalle iscrizioni, senza le quali gli atti non diverrebbero oggetti sociali, che oggi si moltiplicano grazie alla diffusione di supporti come computer e smartphone. In quanto iscrizione, anche la pittura è un oggetto sociale che registra delle azioni, ma in essa si produce un qualcosa di peculiare, un movimento riflessivo che induce a soffermarsi per specchiarcisi dentro. Un’operazione che Mattia Barbieri assimila alla produzione e condivisione dei selfie, per cui il dipingere è un riflettersi nella pittura ed insieme produzione di un oggetto sociale.
Il tempo lineare viene registrato dallo sguardo pittorico e trasformato in atto che trascende passato e presente nell’unità essenziale dell’agire umano.

link: Dimora Artica

Fino all’8 Ottobre 2016

Via Matteo Maria Boiardo 11, Milano

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