Vasilij Vasil’evič Kandinskij

Vasilij Vasil’evič Kandinskij (1866 – 1944), di nascita russa, è considerato il padre dell’arte astratta.

Inizia a dipingere tardi, a 30 anni; prima completa gli studi laureandosi in giurisprudenza, per poi rinunciare a una cattedra in Diritto Romano all’Università di Dorpat, in Estonia, deciso a dedicarsi all’arte: la chiamata dello spirito.

Si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Monaco; il suo insegnante è Franz Von Stuck, alfiere dell’arte simbolista, corrente ormai in declino.

Le sue prime produzioni sono legate al paesaggio, alla fantasia, al folklore del paese natio. Siamo lontani dai dipinti astratti che sono legati indissolubilmente alla pronuncia del suo nome.

Monaco è il centro del suo nuovo percorso di vita; qui muove i primi passi, interagisce con l’ambiente artistico, partecipa  a mostre. Cerca il dialogo e l’interazione con altri intellettuali e pittori. Fonda ben tre gruppi durante il suo soggiorno in questa città: il primo è Phalanx, seguito dall’Associazione degli artisti di Monaco (NKVM) e poi, per ultimo, quello che segnerà la svolta.

E’ il 1911 infatti quando nasce a Monaco il movimento artistico chiamato Der Blaue Reiter (Il cavaliere azzurro). Tra i suoi membri c’erano Franz Marc, August Macke e Alexej Jawlensky; anche Paul Klee sarà coinvolto nel gruppo.

Il Cavaliere Azzurro non aveva un programma definito, ma si proponeva di sperimentare un’arte caratterizzata da aspirazioni spirituali; molti movimenti hanno un Manifesto di rappresentanza, quello del Cavaliere Azzurro sarà il testo che Kandiskij darà alle stampe l’anno seguente.

E’ il 1912 infatti quando Kandiskij pubblica Lo Spirituale nell’arte: non solo Der Blaue Reiter ma anche la neonata arte astratta ottengono la loro bibbia personale. Il testo diventa infatti la guida della nuova compagine pittorica europea.

Kandiskij vede l’artista come un veggente, in grado di interpretare le istanze che dal suo io profondo parlano alla sua mente, ai suoi occhi, alle sue mani, istanze sollecitate dalle emozioni o dalla particolare sensibilità che caratterizza questa categoria umana. Sarà poi suo il compito, o meglio la missione, quella di esprimerle attraverso il segno e il colore per fare in modo che raggiungano anche l’animo dello spettatore, che non ha gli stessi strumenti percettivi che lui possiede.

Per questo artista la forma non è importante quanto il contenuto che intende comunicare.

Il contenuto sarà sempre indirizzato all’interiorità dell’osservatore, e cercherà di toccarne le corde psichiche ed emotive.

Sinestesia ed armonia sono le chiavi attraverso le quali il colore si coniuga al segno, in un fluttuare di onde e moti, di vibrazioni e di suoni cromatici che dallo spirito si indirizzano ad un altro spirito. Improvvisazioni e composizioni sono i titoli spesso dati alle sue opere, che rimandano all’universo musicale, che divide il podio con quello pittorico proprio per la condivisa capacità di suscitare sentimento ed elevare l’anima dell’ascoltatore a stati più elevati, quasi trascendentali. Il colore che viene usato è associato inoltre a forme geometriche particolari: il cerchio, la retta, il triangolo, si fanno portatrici di messaggi peculiari, espressione di determinati stati d’animo.

 L’arte per lui è atemporale; non conosce passato né futuro, si muove in un presente eterno e mutevole, nel quale occorre dedicarsi alla scoperta delle infinite percezioni che il mondo ci offre.

Dal 1922 al 1923 Kandiskij insegna alla Bauhaus, sia nella sede di Weimar che in quella di Dassau. Fucina di idee originali e di pensieri d’avanguardia, il prezioso contributo della scuola sarà stroncato dall’arrivo del regime Nazista.

Anche il nostro artista  sarà obbligato ad abbandonare la Germania: la sua pittura, nell’ottica dittatoriale, faceva parte della cosiddetta Arte Degenerata.

Si sposta quindi in Francia, a Neuilly-sur-Seine, dove trascorrerà il resto della sua vita.

 

[Articolo collegato alla mostra “Volcano ed altri cicli” che si è svolta a Isili (Sud Sardegna) a partire dal 28 dicembre 2017 e che ha visto l’esposizione di alcuni cicli evolutivi del percorso artistico di Antonio Mallus, formatosi nel clima neoavanguardistico degli anni Settanta ed avendo come maestri spirituali Kandinsky, Mondrian ed il primo Futurismo. Evento realizzato dall’associazione Youth Caravella con il contributo dell’Assessorato al Turismo della Regione Autonoma della Sardegna e dalla partnership con il Comune di Isili, del Comune di Serri, del Santuario Nuragico Santa Vittoria di Serri, dall’Associazione Culturale Artecrazia e del giornale Artecracy.eu].

 

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