Violare il corpo. La Body Art di Vito Acconci e Gina Pane

Pensare all’arte nel XXI secolo significa non rimanere vincolati alla classica suddivisione scolastica in pittura, scultura e architettura, pensare all’arte oggi significa immergere la mente umana in un universo culturale invitante alla riflessione su una vasta gamma di tematiche. A partire dal XX secolo qualsiasi elemento può essere utilizzato dall’uomo per esprimere il proprio pensiero, per far riflettere il pubblico su determinati temi, uno di questi è il corpo vero e proprio, che già dalla seconda metà del Novecento, con Piero Manzoni, fece la sua comparsa nell’universo artistico.

Il tema trattato in questa sede è la violazione del corpo, un tema caro a diversi artisti, fra questi Vito Acconci, classe 1940, architetto, fotografo ed esponente della Body Art, che con Marchi (1970), ovvero dei morsi effettuati dallo stesso artista sulla propria carne, conduce la mente dell’essere umano a interpretare il gesto autolesionistico come un atto di autopossesso, come se si trattasse di un prodotto commerciale, ove il corpo viene contraddistinto dalla presenza di un’etichetta, in questo caso un’impronta temporanea. Il corpo viene violato, un gesto sadomasochista che è la prova di come l’essere vivente tenda a far proprio qualcosa che già di per sé gli appartiene, rivendica, come affermato proprio dall’Acconci, ciò che è suo, evidenziando come un soggetto attivo possa diventare un oggetto passivo disposto a farsi violare. Se violare significa compiere delle azioni irrispettose allora non può passare inosservata un’altra performance artistica di Vito Acconci, Conversioni (1971), in cui l’artista brucia i propri peli pubici e nasconde il pene fra le cosce. Qual è lo scopo? Certamente ridurre al minimo le differenze sessuali fra uomo e donna, una scelta influenzata senza dubbio dagli sviluppi dei movimenti femministi negli anni ’70.

Violazione significa far del male, in questo caso al proprio corpo, dei gesti ritenuti violenti e irrazionali entrano a far parte delle performance degli artisti della Body Art. Celebri sono Sang / lait chaud (1972) e la performance Azione sentimentale (1973), con le spine di rose conficcate nel braccio, dell’artista francese Gina Pane (1939 – 1990), esibizioni legate alla dimensione dolorosa del corpo, ove ancora una volta quest’ultimo è sottoposto al tormento fisico, un richiamo al mondo della religione, in particolare alle torture subite dai martiri cristiani, una violenza fisica che in questo caso è stata posta in opera dalla stessa artista.

I gesti di automutilazione vengono trattati dai due artisti analizzati in questa sede in modo differente, le ragioni che conducono Vito Acconci e Gina Pane alla violazione del proprio corpo sono diverse, entrambi però sfidano il dolore, cercano di superare i limiti fisici a cui il corpo è sottoposto. L’atto violento non provoca solo un forte impatto sull’emotività del pubblico, che può essere disgustato o impaurito di fronte alla performance, la violenza obbliga la mente dello spettatore a riflettere su quello che l’artista vuole gridare a chi lo osserva.

 

 

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