Vivian Maier e i primi selfie della storia

A volte la bellezza non nasce dalle cose, ma dallo sguardo sulle cose. A volte capita che non occorra avere chissà quale passato o fortuna per essere considerati pionieri artistici di un genere. A volte dietro un umile lavoro si può nascondere un talento inaspettato.

L’immagine dell’artista spesso segue degli stereotipi scontati legati ad una vita dissoluta, qui invece siamo davanti ad una tata di professione ed una fotografa di vocazione: Vivian Maier [1926 – 2009] anonima bambinaia degli anni Cinquanta, oggi acclamata pioniera della street photography. I suoi lavori sono stati totalmente ignorati per decenni e poi, a causa di una scoperta fortuita, sono stati apprezzati solo in tempi recenti, dopo la sua morte.

Girava con la Rolleiflex al collo realizzando centinai di scatti tra le strade di New York e di Chicago; facce di strada e panorami urbani, istanti rubati alla quotidianità uniti a scorci metropolitani inediti e perfetti. Immagini di un’autenticità rara che danno vita a suggestioni in grado di valicare le coordinate spazio temporali. Ci si trova proiettati nella New York del dopoguerra o ad aspettare l’autobus in una Chicago degli anni Sessanta, però quello che maggiormente colpisce l’occhio esterno sono i suoi autoritratti.

Si fotografava riflessa nelle vetrine, negli specchi, nelle finestre con un’espressione tragicamente identica anche con il trascorrere degli anni: lineamenti duri, austeri, una sola volta un sorriso il resto è una piega, impenetrabile anche a se stessa ma allo stesso tempo emerge una donna estremamente sensibile e femminile.

Uno sguardo che coglieva l’essenza anche da un movimento impercettibile, si vedeva che amava il mondo e soprattutto adorava l’irreperibilità di ogni singolo frammento che rendeva eterno grazie ai suoi scatti.

I primi selfie della storia portano la sua firma ma con uno scopo ben diverso: non di certo quello di mettersi in mostra, dal momento che per una vita intera ha protetto e custodito gelosamente i suoi lavori da sguardi altrui, ma per sottolineare quanto anche lei fosse parte integrante di quel mondo che passava davanti al suo obiettivo.

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