Wharol, la quotidianità come icona del suo tempo

Vita mondana, giornali, oggetti quotidiani: ecco il campo d’azione di Wharol.

La sua vocazione artistica nasce quando, in seguito ad una grave malattia, la madre gli regala l’occorrente per disegnare. Così, timido e cagionevole, Wharol scopre di essere dotato di una grande capacità di osservazione e un’abilità organizzativa non comune. Diventando il protagonista indiscusso della Pop art americana.

Ciò che lo ha da sempre attratto era “ciò che si vede ogni giorno”, il modo in cui il mondo della comunicazione si trasformava intorno a lui. Non sappiamo di preciso cosa Wharol pensasse, ma il suo soggetto erano: la realtà consumistica e un ossessivo e quasi maniacale interesse per l’immagine pubblicitaria, ponendosi come una sorta di lavagna su cui si evidenziano i segni del suo tempo. In quest’ottica si comprende il motivo per cui ha esposto come opere d’arte le scatole di lucido di scarpe, le bibite della coca-cola e le scatole di zuppa Campbell ripetute in serie, la stessa serie che si trova negli scaffali dei supermercati.

Affascinato dall’informazione giornalistica contemporanea, il suo repertorio abbraccia anche immagini di disastri stradali, o le sedie elettriche vuote, i condannati a morte, frutto sempre della realtà in cui viveva.

E sempre con lo stesso spirito ha riprodotto immagini di personaggi famosi come Liz Taylor, Marilyn Monroe, Marlon Brando e Mao Xedong, togliendo ai volti ogni segno relativo a un momento specifico del tempo e trasformandoli in icone. Semplifica i lineamenti, aumenta i contrasti per accentuare la bocca, crea delle serigrafie delle immagini secondo il procedimento della quadricomia, non a caso quello usato dalle riviste, marcando l’effetto del “fuori registro”, gli spazi colorati non coincidevano perfettamente con i contorni. Wharol si limita a scegliere ed esaltare le immagini che ritiene significative in quanto, indipendentemente dal loro risvolto ideologico o ideale, hanno accompagnato e influenzato la vita di tutti.

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