What Art Does in Me is Beyond Words. La fotografia di Wolfgang Tillmans

Quando si parla di fotografia contemporanea non si può non nominare uno dei fotografi più entusiasmanti del panorama europeo e meno convenzionali: Wolfgang Tillmans. Fotografo nato in Germania ma artista londinese d’adozione insignito nel 2000 del Turner Prize.

Sin dai suoi esordi, con immagini di riviste manipolate da una fotocopiatrice digitale in grado di ingrandire le immagini fino al 400 percento, ed il flusso di sperimentazioni fotografiche che trattano il ritratto, lo still life, i paesaggi e le foto realizzate senza l’utilizzo del mezzo fotografico, Tillmans ha esteso la sua ricerca visiva oltre il connubio tra astrazione e figurazione ed è riuscito ad avvicinare il confine tra fotografia commerciale e fotografia artistica. L’opera di Tillmans gioca sulla possibilità della riproduzione, della replica attraverso l’utilizzo di media differenti. Nelle occasioni espositive spesso le immagini si ripetono in diversi formati, contraddicendo il concetto di opera unica e occupando lo spazio espositivo nelle modalità più impensate.

I soggetti prediletti dall’artista nei primi anni ’90, che lo hanno reso famoso al grande pubblico, sono ragazzi e ragazze colti nella quotidianità delle loro abitazioni, fotografati in effusioni erotiche, nei club più underground di Londra, in pose goliardiche. Altre volte nessuno scatto di tipo figurativo ma solo tracce: vestiti buttati per terra, piattini con cicche, bicchieri e lattine consumate. Verrebbe da parlare di libertà, giovani liberi da qualsiasi obbligo, liberi di essere sessualizzati ed erotici, che non badano alla bellezza in se ma vanno oltre l’idea stessa di bellezza. Queste opere hanno fatto il giro del mondo ed hanno fatto emergere Tillmans come il vate di un’intera generazione.

In seguito la sua ricerca ha rivolto l’attenzione alle immagini di tipo astratto prodotte direttamente in camera oscura: utilizzando la luce per agire in modo diretto sulla superficie chimica della carta riesce a ricondurre il lavoro del fotografo alle basi , ricercando la vera essenza della fotografia. Immagini che non rimandano più a nessun tipo di realtà, se non alla propria, con effetti di palpabile fisicità e delicatezza. Dei veri e propri ibridi tra pittura e fotografia. Anche in questi lavori astratti vi è comunque sia un interesse per l’aspetto corporeo attraverso soggetti incarnati anche quando gli stesso risultano celestiali.

«Sei libero di usare gli occhi e di attribuire valore alle cose nel modo che vuoi. Gli occhi sono un grande strumento sovversivo perché tecnicamente non sottostanno a nessun controllo, sono liberi quando li usi liberamente».

Queste sue parole incarnano appieno quello che per rappresenta la sua fotografia: una inesauribile fonte di emozioni ed informazioni.

 

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