Mountains by Magnum Photographers

La montagna vista, vissuta e fotografata dai fotografi dell’Agenzia Magnum Photos, l’agenzia di fotogiornalismo fondata nel 1947 da Henri Cartier-Bresson, Robert Capa, David Seymour e George Rodger, che riunisce oggi i migliori fotografi del mondo.

La mostra Mountains by Magnum Photographersfrutto di una co-produzione tra Forte di Bard e Magnum Photos Paris, presenta al Forte di Bard, dal 17 luglio 2019 al 6 gennaio 2020, un viaggio nel tempo e nello spazio, un percorso cronologico che raccoglie oltre 130 immagini esposte in una prospettiva di sviluppo storico della rappresentazione dell’ambiente montano, declinata in base ai diversi temi affrontati da ciascun autore.
Dai pionieri della fotografia di montagna, come Werner Bischof – alpinista lui stesso – a Robert Capa, George Rodger, passando per Inge Morath, Herbert List per arrivare ai nostri giorni con Ferdinando Scianna, Martin Parr, Steve McCurry.

Prima dell’avvento della fotografia le montagne erano già un motivo iconografico in pittura, dove erano rappresentate da rocce o massi fino al Rinascimento, quando divennero uno sfondo maestoso che contribuì all’idea prevalente della natura. Le montagne erano state tradizionalmente viste come le sedi di potere mistico e sovrumano, qualcosa di pericoloso e inaccessibile agli umani da poter essere osservato solo da lontano.

Durante il XIX secolo, con lo sviluppo dell’alpinismo, i fotografi hanno iniziato a fornire emozioni vertiginose grazie ai primi documenti sulla conquista delle vette fino ad allora inesplorate. Le fotografie non erano solo semplici prove del successo di un’ascensione – erano anche un modo per viaggiare attraverso le immagini. Le prime spedizioni fotografiche sulle Alpi iniziarono negli anni Cinquanta del XIX secolo e furono vere prodezze di sforzo fisico: i fotografi alpinisti erano aiutati da portatori che trasportavano la loro attrezzatura ingombrante e delicata. Le loro immagini stupirono il pubblico che non aveva mai visto le cime delle montagne da così vicino e con così tanti dettagli. Le foto mostravano un mondo nuovo, inesplorato e ancora intatto, promettendo viaggi in territori vergini che evocavano le origini del mondo.

Fin dalla nascita della fotografia, quindi, il paesaggio di montagna è stato un soggetto che ha affascinato i fotografi.
Queste immagini non sono solo una testimonianza dell’ammirazione che l’uomo ha per le alte vette, ma mettono in risalto anche la venerazione e il timore che l’uomo, da secoli, ha per le montagne.

Da 180 anni, i fotografi che hanno eletto le montagne a soggetto privilegiato del loro lavoro ne esplorano le forme e le trame da ogni angolazione. Artisti passati e presenti hanno reso omaggio alla loro immensità, variando i punti di vista e cercando talvolta di amplificarne la natura spettacolare.

I fotografi Magnum hanno costruito e reinventato l’iconografia montana. Nelle loro fotografie le montagne sono osservate, sfruttate e attraversate. Vediamo persone che trascorrono tutta la loro vita ad alta quota, ma anche persone di passaggio che cercano una guida spirituale, il piacere, un rifugio dalla guerra o semplice sopravvivenza.

L’esposizione al Forte di Bard è un viaggio attraverso gli archivi Magnum, un’esplorazione fotografica di come gli uomini hanno fatto proprie le montagne, che in questi scatti hanno poco in comune con quelle che vediamo nelle cartoline. Il tema della montagna, inoltre, permette di avere un’idea dei viaggi dei fotografi Magnum attraverso tutti i continenti e fa comprendere meglio che cosa di volta in volta cattura la loro attenzione.

La mostra comprende inoltre una sezione dedicata a un importante progetto su commissione dedicato al territorio della Valle d’Aosta, firmato da Paolo Pellegrin, fotografo di fama internazionale e, tra altri prestigiosissimi riconoscimenti, vincitore di dieci World Press Photo Award, frutto di uno shooting realizzato nella primavera 2019.

Per realizzare le immagini presenti in mostra Pellegrin ha dovuto recarsi più e più volte, alla ricerca di quelle luci che lui, amante del bianco e nero, predilige. Sono le luci filtrate dalle nubi sfilacciate dal vento, i violenti controluce sulla superficie della neve, le buie increspature dei crepacci, le scure torri delle creste rocciose, gli arabeschi disegnati sulla superficie dei laghi ghiacciati.

La mostra è accompagnata da un volume edito da Prestel Publishing/Random House, New York.

 

 

Dal 17 Luglio 2019 al 06 Gennaio 2020

Bard | Aosta

Luogo: Forte di Bard

Indirizzo: via Vittorio Emanuele II, 85

Orari: Feriali 10-18; Sabato, domenica e festivi 10-19. Lunedì chiuso. Aperture straordinarie: aperta tutti i giorni (lunedì inclusi) dal 29 luglio al 15 settembre

Curatori: Andrea Holzherr, Annalisa Cittera

Enti promotori:

  • Forte di Bard
  • Magnum Photos Paris

Costo del biglietto: Intero 10 euro, Ridotto 8 euro, Scuole 6 euro

Telefono per informazioni: +39 0125 833811

E-Mail info: info@fortedibard.it

Sito ufficiale: http://www.fortedibard.it

Italiani al mare. Manifesti cinematografici 1949-1999. Dalla Collezione Enrico Minisini

ITALIANI AL MARE. MANIFESTI CINEMATOGRAFICI 1949-1999. Dalla Collezione Enrico Minisini, a cura di Andrea Tomasetig ed Enrico Minisini, è la mostra che verrà accolta negli spazi della Galleria Carifano, presso Palazzo Corbelli a Fano, dal 24 luglio al 29 settembre 2019.

Il visitatore avrà l’opportunità di fare un tuffo nel passato, ammirando cinquant’anni di cinema balneare, un frizzante filone della commedia all’italiana. Un centinaio di manifesti, locandine e fotobuste, tutti in prima edizione originale, provenienti dalla vasta Collezione Minisini, offriranno uno spaccato della Bella Italia, attraverso le abitudini vacanziere degli italiani, dalla metà del Novecento alle soglie del nuovo millennio.

Alla Galleria Carifano saranno presenti le grafiche dei film dal 1949 al 1999, molte delle quali sono vere e proprie opere d’arte della “scuola italiana del manifesto cinematografico”, come definita da Stefano Salis.

L’evento si concentra soprattutto sugli anni Cinquanta e Sessanta, i decenni del boom economico, età di un più diffuso benessere, gli anni delle prime vacanze al mare, dei giovani che ascoltano la musica dei juke-box nei bar. Erano il cinema e la musica, grazie alla diffusione della televisione, a dettare gli stili di vita. Il cinema è stato capace di conquistare il cuore del popolo italiano con una serie di film scanzonati, e non solo, girati sotto il sol leone delle principali località balneari, dalla Riviera adriatica a Ischia, Capri e Taormina.

Con gli anni Settanta il cinema balneare subisce un’evoluzione, infatti vengono trasmessi film dai contenuti più “espliciti”, e poi arrivare ai “cinepanettoni”, tipici dei fratelli Vanzina, degli anni Ottanta e Novanta. Anche la comunicazione subisce un cambiamento: il manifesto disegnato viene sostituito da quello fotografico. Il percorso espositivo termina dunque con la locandina di un film simbolo della società italiana in vacanza al mare a metà anni Novanta, Ferie d’agosto, del 1996, di Paolo Virzì.

Enrico Minisini afferma che “la rassegna è uno specchio dell’Italia che cambia visto dalla spiaggia, più immediato di un trattato di sociologia” e un invito “a gettare uno sguardo curioso e indagatore su un fenomeno di massa, che ha contribuito a costruire la storia collettiva dell’Italia”.

Accompagna l’esposizione il catalogo con testi di Stefano Salis e dei curatori Andrea Tomasetig e Enrico Minisini, con un ricco apparato iconografico.

 

 

Dal 23 Luglio 2019 al 29 Settembre 2019

Fano | Pesaro e Urbino

Luogo: Galleria Carifano – Palazzo Corbelli

Indirizzo: via Arco d’Augusto 47

Orari: da martedì a domenica 21 – 23. Dal 1° settembre: da martedì a domenica 17 – 20; chiuso lunedì

Curatori: Andrea Tomasetig, Enrico Minisini

Costo del biglietto: ingresso gratuito

Sito ufficiale: http://www.creval.it

Darren Bader. Interlude

La Galleria Franco Noero inaugura il 16 luglio Interlude, terza personale di Darren Bader con la galleria e la sua prima mostra concepita per gli spazi di Piazza Carignano 2.
Le stanze settecentesche della galleria diventano deposito per una varietà di elementi complementari, ready-made e oggetti quotidiani, raccolti dall’artista durante il corso degli anni. Bader interroga in modo indistinto, talvolta semplicisticamente, il significato/contesto degli oggetti utilizzati sperando che il pubblico ne rielabori un senso strettamente estetico, discutibilmente letterario e inevitabilmente filosofico.

Darren Bader è stato uno degli artisti selezionati dal curatore Ralph Rugoff per la 58. Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia May You Live In Interesting Times  L’artista ha sviluppato per l’occasione un’opera in realtà aumentata intitolata Scott Mende’s VENICE!, il cui raggio d’azione copre le corderie dell’Arsenale, il Padiglione Centrale e alcune specifiche location della città di Venezia, aggiungendo un ulteriore nota di realtà alla città lagunare, luogo già saturo di informazioni storico ed estetiche e visitato da milioni di turisti ogni anno.

Darren Bader (Bridgeport, CT, 1978) vive e lavora a New York. Il suo lavoro è stato esposto in mostre personali fra le quali ricordiamo: ‘(@mined_out)’, Museo Madre, Napoli (2017); ‘Meaning and Difference’, The Power Station, Dallas (2017); light (and) regret; ‘The World as Will and Representation; Final Fantasy’, Kölnischer Kunstverein, Cologne (2015); ‘Reading Writing Arithmetic, Radio Athènes’, Athens (2015); ‘Where is A Bicycle’s vagina (and Other Inquiries) or Around the Samovar’, 1857, Oslo (2012); ‘Images’, MoMA PS1, New York (2012). Tra le mostre collettive: ‘Pizza is God’, NRW-FORUM, Düsseldorf (2018); Stories of Almost Everyone, Hammer Museum, Los Angeles (2018); ‘Acordo de confiança’, Biblioteca Mario de Andrade, San Paolo (2017); ‘.COM/.CN’, presented by K11 Art Foundation and MoMA PS1, K11 Art Foundation Pop-up Space, Hong Kong (2017); ‘Ripple Effect’, Centre for Contemporary Art FUTURA, Praga (2017); ‘Videobox’, Carreau du Temple, Parigi (2017); Art Museum, K11 Art Mall, Shanghai (2017); ‘Dreamlands (Screenings)’, Whitney Museum of American Art, New York (2017); ‘Fluidity’, Kunstverein in Hamburg, Amburgo (2016); Political Populism’, Kunsthalle Wien, Vienna (2015); ‘Antigrazioso’, Palais de Tokyo, Paris (2013); ‘Something About a Tree’, FLAG Foundation, New York (2013); ‘Empire State’, Palazzo delle Esposizioni, Roma (2013); Oh, you mean cellophane and all that crap, The Calder Foundation, New York (2012); Greater New York, MoMA PS 1, New York (2010); To Illustrate and Multiply: An Open Book, Museum of Contemporary Art, Los Angeles, (2008). Ha partecipato a mostre internazionali e biennali, tra cui: 58. Biennale di Venezia, Venezia (2019); 13th Biennale de Lyon, La vie moderne, Lyon (2015); The Whitney Biennial, The Whitney Museum of Contemporary Art, New York (2014). Nel 2013 è stato insignito del Calder Prize.

 

 

Dal 16 Luglio 2019 al 09 Ottobre 2019

Torino

Luogo: Galleria Franco Noero

Indirizzo: piazza Carignano 2

Orari: da martedì a sabato 12-20

Sito ufficiale: http://www.franconoero.com

Art Faces: oltre cento ritratti d’artista in mostra all’Art Forum Würth di Capena

Quando si pensa a Mondrian vengono subito in mente colori primari e perfetti incontri di orizzontali e verticali, se si pensa a Duchamp invece un orinatoio o altri oggetti da lui convertiti in opere d’arte, pensando a Lichtenstein colorate vignette Pop, e così via. Nessuno pensa mai agli artisti per il loro aspetto. Che faccia avevano però i grandi protagonisti della storia dell’arte del Novecento?

A porsi questa domanda, in passato, è stato il fotografo svizzero François Meyer, che spinto dalla curiosità di indagare su chi si celasse dietro le opere d’arte, dal 1975 ha intrapreso l’ambizioso progetto di comporre una collezione di ritratti d’artista, sia fotografando in prima persona, sia acquistando ritratti realizzati da altri fotografi. Il risultato di questa operazione è una raccolta di più di 240 fotografie di 42 diversi autori – tra cui Arnold Newman, Herbert List, Michel Sima, Denise Colomb e perfino August Sander – oggi parte della Collezione Würth ed esposta al pubblico per la prima volta nel 2003 presso la Kunsthalle Würth di Schwäbisch Hall.

Per chi si stesse ponendo la stessa domanda di Meyer, fosse curioso di vedere i volti che si celano dietro le grandi opere del Novecento e di scoprire se l’aspetto degli artisti corrisponde all’idea che se ne è fatto attraverso le loro creazioni, la mostra Art Faces. Ritratti d’artista nella Collezione Würth è attualmente visitabile qui in Italia, precisamente a Capena, splendido paesino alle porte di Roma.

La mostra, che ha inaugurato lo scorso febbraio e avrà la durata di circa un anno, raccoglie più di 100 fotografie realizzate da 32 fotografi. Il percorso espositivo è articolato su due piani e diviso per movimenti artistici: sono presenti tutti insieme, uno accanto all’altro, i più grandi nomi del Novecento – dai protagonisti delle avanguardie storiche come Picasso, Duchamp o Picabia, fino a grandi personalità ancora attive come Damien Hirst e David Hockney – in un insolito e coinvolgente viaggio nella storia dell’arte contemporanea, fatto non di opere ma dei volti e degli sguardi di coloro che l’hanno vissuta. Accanto ai ritratti degli artisti sono però esposte in qualche caso anche loro opere (sempre provenienti dalla Collezione Würth), in modo che lo spettatore abbia la rara occasione di raffrontare l’artista e l’opera d’arte da lui prodotta, di osservare in un solo colpo d’occhio il creatore e la sua creazione.

La mostra è accompagnata da un catalogo e da numerosi laboratori, ed è sempre a ingresso gratuito.

 

Andy Warhol (1928 – 1987), Maler und Victor Hugo
Foto: François Meyer,
1977 in New York

Marino Marini (1901 – 1980)
Bildhauer
Foto: Herbert List,
1952 in Mailand

Niki de Saint Phalle (1930 – 2002)
Künstlerin
Foto: Monique Jacot,
1963/64 in Soisy-Ecole

Piet Mondrian (1872 – 1944)
Maler
Foto: Arnold Newman,
1942 in New York

Roy Lichtenstein (1923 – 1997)
Maler
Foto: François Meyer,
1977 in Southampton

Salvador Dalí (1904 – 1989)
Maler
Foto: Jean Dieuzaide

Sam Francis (1923 – 1994)
Maler
Foto: François Meyer, 1977 in Santa Monica

Art Faces. Ritratti d’artista nella Collezione Würth

Fino al 14.03.2020

Art Forum Würth Capena

Viale della Buona Fortuna, 2 – Capena (RM)

 

www.artforumwuerth.it

Nihil Natura Melius

Aria Art Gallery è lieta di presentare la mostra collettiva Nihil Natura Melius a cura di Hong Yan, Wang Yutian e Yang Chunmeng, che inaugurerà nella sede di Firenze in Borgo SS Apostoli 40/r il 15 Luglio 2019 a partire dalle 19.30 alle 22.
La mostra sarà visibile fino al 28 Luglio 2019.

Lo scambio tra Cultura Orientale ed Occidentale ha radici profonde, che si estendono nel tempo sino ad arrivare a civiltà di un lontano passato. Nihil Natura Melius ha l’intento di connettere nuovamente tre città storiche, quali NanJing, Firenze e Atene: una simbolica via della seta, percorsa attraverso le sculture di tre giovani artisti. Le opere esposte offrono attuali possibilità di integrazione culturale tra le tre antiche città, in egual modo caratterizzate da un grande patrimonio culturale materiale ed immateriale, luoghi di ritrovo dell’arte tradizionale e innovatrici nell’arte contemporanea.

Chen Jianhua, Pan Kai e Ju Ran si sono incontrati a Nachino nel 1997, luogo dove hanno instaurato un rapporto speciale di amicizia.
Negli ultimi vent’anni, i tre artisti hanno avuto diverse traiettorie di vita, mantenendo però un interesse comune per la scultura. Le loro esperienze dissimili hanno fatto sì che sviluppassero differenti sperimentazioni e modi di concepire l’arte tridimensionale. In Nihil Natura Melius, Chen Jianhua, Pan Kai e Ju Ran presentano per la prima volta al pubblico le conoscenze acquisite in questo lungo periodo, unendo, attraverso le sculture, i loro percorsi artistici.

La mostra parte da NanJing, aprendo un primo scambio tra cultura ed arte orientale e occidentale con Firenze e Atene. Essa prosegue nel Capoluogo Toscano, presso Aria Art Gallery, dando così una continuità all’eredità del passato e offrendo agli spettatori europei una nuova visione sull’estetica levantina.

 

 

Dal 15 Luglio 2019 al 28 Luglio 2019

Firenze

Luogo: Aria Art Gallery

Indirizzo: Borgo Santissimi Apostoli 40/r

Orari: Lun – Sab 10.30 – 13.30 / 15.30 – 19.30

Costo del biglietto: Ingresso libero

Telefono per informazioni: +39 055 216150

E-Mail info: info@ariaartgallery.com

Sito ufficiale: http://https://ariaartgallery.com/

Ekaterina Panikanova. Attraversando il mio giardino

E’ in corso fino alla fine di Luglio presso la galleria Z2O di Sara Zanin di Roma la nuova personale dell’artista russa Ekaterina Panikanova, a cura di Marina Dacci.

La visita diventa un’esperienza immersiva nel modo interiore dell’artista; un flusso di ricordi rche viene rappresentato attraverso oggetti e brani di natura sapientemente intrecciati tramite l’uso di nuovi media.

La scelta dell’elemento naturale deriva dagli anni in cui Ekaterina ha vissuto in campagna e diventa terreno letteralmente fertile per innestare una serie di rimandi al suo trascorso personale. La natura è un continuum temporale, un universo dove il passato, il presente ed il futuro vivono simultaneamente, un posto dove sentirsi protetti e parte del tutto.

Il percorso espositivo si delinea lungo tre sale; nella prima due palloni galleggiano nell’acqua di una piscina, simbolo di un movimento sospeso. Nella seconda, effetti sonori accompagnano una serie di oggetti che diventano testimonianza della parabola esistenziale e soggettiva dell’artista.

Ma è la terza sala che svela pienamente il concept di mostra: una serie di elementi (libri, merletti in creta, bicchieri di vetro) vengono affiancati a elementi naturali, come rami e foglie secche, diventando una sorta di giardino artificiale (da qui il titolo della mostra appunto), un luogo al confine tra la realtà presente e quanto già vissuto, un prato mentale dove i fiori hanno il profumo di quanto non è più esperibile ma che al contempo racchiude le gemme di un ipotetico futuro ancora da cogliere.

 

Z20 Sara Zanin Gallery

Dal 20 giugno al 31 luglio 2019

Via della Vetrina, 21, Roma

Dal lunedì al venerdì: 13:00 – 19:00

www.z2ogalleria.it

 

 

 

 

 

Chilometro 0

Cos’è l’arte se non ciò che effettivamente si presenta davanti ai nostri occhi, libero da ogni costrutto formale o estetico? Partendo da questo interrogativo, sei artisti riuniti sotto il nome di In Situ, hanno rivoluzionato in maniera originale e per niente scontata, gli spazi di The Gallery Apart dando vita, attraverso ai loro oggetti, a una vera e propria finestra sul reale.

Il gruppo è un vivace organismo artistico che, nella problematica periferia romana di Tor Bella Monaca, ha dato vita a una realtà innovativa e dall’ampio respiro internazionale attraverso la realizzazione di un artist run space e undici studi d’artista, divenendo così tra i fattori di rigenerazione urbana del quartiere, vivacizzando e incrementando l’interesse artistico della zona.

La mostra a cura di Porter Ducrist, porta il titolo di Chilometro 0, enigmatico così come il suo curatore, il titolo fa riferimento a un ipotetico ritorno ad un punto di partenza, una tabula rasa delle nozioni fino a qui assimilate a favore di un nuovo modo di vedere che ci accoglie, appena vagliata la soglia della porta d’ingresso della galleria, in uno spazio ridefinito attraverso l’uso colorato e ironico di oggetti presi in prestito dal quotidiano.

Partendo dall’oggetto e dalla sua rappresentazione e interpretazione, gli artisti in mostra interrogano il mondo dell’arte, al fine di tornare al tanto aspirato Chilometro 0, e da lì ripartire per costruire un nuovo sistema dell’arte più equilibrato, in cui ogni ruolo ha un preciso compito, tra cui quello di interrogare lo spettatore, aiutarlo a pensare e riflettere su ciò che è visibile e ciò che è celato.

Riprendendo le sperimentazioni minimaliste in cui l’oggetto viveva e si alimentava grazie all’interazione dello spettatore e ai rapporti di contingenza, gli artisti rielaborano il concetto che ne sta alla base per superarlo e capovolgerlo in un utilizzo del banale attraverso una seria ironia che oltre a far divertire, induce a riflettere e a mettere in discussione chi siamo e cosa abbiamo fatto fino ad ora.

Il tempo è dunque azzerato, ciò che si attiva invece è la memoria intima e la rappresentazione del quotidiano che portano a relazionarsi continuamente con le opere in mostra. Attraverso la loro composizione estetica, gli oggetti, ci suggeriscono pensieri ed emozioni, invitano lo spettatore ad essere coinvolto, talvolta disturbato o turbato, con il fine ultimo di insinuare dubbi, pensieri e considerazioni. L’uso dell’oggetto è pacato, equilibrato e a tratti fuorviante, ciò che è rappresentato mantiene la sua stessa funzione, non cambia mai il suo status.

L’artista è colui che attinge dal suo quotidiano, dalla sua intima realtà, quella stessa realtà che lo porta continuamente ad interrogarsi. Partendo da questa imperitura riflessione, l’artista rielabora l’oggetto e lo traspone presentandolo agli occhi dello spettatore come ulteriore frutto di una meditazione, una ricerca estetica e prima di tutto artistica che, a sua volta, ha il compito di aprire gli occhi al fruitore e ribaltare gli schemi del sistema, auspicando appunto a ripartire da zero.

La rappresentazione dell’oggetto è fine alla sua messa in mostra nel tentativo di porre dei quesiti e aprire nuove forme di pensiero in cui venga messo in crisi il sistema stesso dell’arte dove i ruoli dei componenti che lo attivano e lo alimentano, si rimettano in discussione. In questo perenne passaggio da significato a significante e viceversa, gli artisti auspicano a un ritorno all’essenza dell’oggetto oltre che alla sua rappresentazione, ed è proprio attraverso la capacità di rappresentare il reale che l’arte si rimette in gioco attraverso la concretezza del banale.

Chilometro 0

Christophe Constantin, Marco De Rosa, Federica Di Pietrantonio, Chiara Fantaccione, Roberta Folliero, Andrea Frosolini

a cura di Porter Ducrist

fino al 26 luglio

The Gallery Apart

Via Francesco Negri n. 43

Orari: dal martedì al venerdì, h 15 – 19

Ingresso libero

Filippo Papa. Acqua God and Man

La mostra di fotografia “FILIPPO PAPA, ACQUA GOD AND MAN” è una seconda tappa dopo la prima esposizione tenutasi presso Il Palazzo Centrale “Rettorato” dell’Università degli Studi di Catania il 13 Ottobre del 2017. Nasce come progetto specifico dopo un’approfondita ricerca da parte dell’artista Filippo Papa, “Artista Visivo”, laureato alla specialistica con il massimo dei voti in Graphic Design, presso l’Accademia di Belle Arti di Catania nel 2016. Papa ha all’attivo 12 mostre personali e svariate mostre collettive, premi, riconoscimenti e pubblicazioni. È Fondatore e Direttore Artistico del progetto “Naxed” dedicato alla promozione artistica e culturale.

È importante segnalare che nel 2014 e nel 2016 i suoi scatti sono stati pubblicati nel programma televisivo di RAI 3, “Tgr Mediterraneo”. Papa non è solo un artista ma è anche un “progettista” di cultura, sin dagli albori della sua ricerca poetica intercetta quelle che saranno le sue tre “Anime”; l’uomo, la natura e la spiritualità, elementi primigeni che diventano il corpus e l’anima dell’artista.

Questo progetto espositivo è frutto di un’accurata analisi, che Filippo Papa inizia nel 2010, legata allo studio attraverso la fotografia di quello che è l’elemento primigenio per eccellenza: l’acqua, dell’intervento della luce su di essa, il chiaro scuro e i forti contrasti, inoltre il rapporto fra l’essere umano e questo elemento della natura.

L’evento è costituito da opere fotografiche dedicate all’acqua o come la chiama Papa acqua nome originario dalla etimologia latina. Questo per rappresentare quello che è il messaggio primordiale, e di ritorno alla natura.
“Acqua” come simbolo della fede Cattolica, l’Acqua Santa, elemento di salvezza. Ricordiamo il Battesimo di Cristo che avviene con l’immersione totale nell’acqua, rituale di iniziazione purificatorio che si ripete da secoli per tutti i nuovi Cristiani. Questi principi si legano perfettamente alla location ovvero la “Chiesa Monumentale della Badia di Sant’Agata”.
Papa vi fa ritorno come artista esponente dopo aver inaugurato nel 2017 la mostra “Il Canto della Pietra” progetto specifico dedicato alla chiesa che portò all’apertura in ESCLUSIVA di una parte inedita della Badia mai aperta al pubblico. Oggi con l’arrivo di “Acqua” si aggiunge un tassello alla poetica dell’artista, infatti la chiesa fa da scrigno ad un progetto intimo e profondo che rappresenta anche la sua fede e i suoi principi. La mostra è a cura della Prof.ssa Aurelia Nicolosi promossa dall’Arcidiocesi di Catania e patrocinata dalla Cooperativa Sociale Bios Arte.

Filippo Papa nasce a Leonforte (EN) il 24/10/1986 fin da piccolo ha avuto uno spiccato senso artistico, dimostrando ecletticità e versatilità. Le sue competenze vanno dalla fotografia, al graphic design, alla produzione e promozione di eventi culturali, videoarte e installazioni artistiche alla performance art. Può vantare diverse mostre collettive, bipersonali e soprattutto personali, come Tre anime nel 2012, Fotogramma nel 2014 e Archai nel 2016. Nel 2016 consegue il Diploma Magistrale di secondo livello in Graphic Design indirizzo editoria, presso l’Accademia di Belle Arti di Catania con il massimo dei voti, diventando successivamente cultore della materia Graphic design II. Ha ottenuto numerosi premi, riconoscimenti e pubblicazioni. Nel 2012 una delle sue foto è stata selezionata fra le migliori a livello mondiale nel portale del sito di Vogue Inoltre nel 2014, è stato pubblicato il progetto fotografico “Catania in bianco e nero”, da parte del programma Tgr Mediterraneo, su Rai 3. Nel 2017 vince il concorso d’arte “Made of Sicily” di MostraMed premio speciale “Web Artist” presso Palermo organizzato in collaborazione con “La Presidenza del Consiglio dei Ministri ” e la “Regione Sicilia”. Inoltre è stato finalista del concorso fotografico “Palermo Arabo-Normanna” comitato UNESCO. Ha curato il workshop di grafica “Guarda, immagina, crea” presso la Fondazione Puglisi Cosentino di Catania ed ha insegnato “Disegno e Storia dell’Arte presso l’istituto A. Moravia. Nel 2018 apre il primo portale a livello mondiale dedicato al nudo artistico e all’arte erotica “NAXED” dove riveste il ruolo di fondatore e Direttore Artistico. Inaugura la sua 4° mostra personale inedita “Acqua” presso il Palazzo Centrale, dell’Università degli Studi di Catania. Nel 2019 Inaugura la sua 5° mostra personale inedita “Contrasto e Contesto” evento delle “Giornate FAI Fondo Ambiente Italiano di Catania”. Negli ultimi anni ha partecipato a vari workshop e stage specialistici, inoltre è stato giudice di concorsi fotografici e d’intrattenimento, in qualità di artista visivo. Attualmente vive e lavora come artista visivo, fotografo e grafico e Catania.

 

Dal 09 Luglio 2019 al 11 Agosto 2019

Catania

Luogo: Chiesa Monumentale della Badia di Sant’Agata

Indirizzo: via Vittorio Emanuele II°, 182

Orari: Lunedì, 9.30 /12.30 da Martedì a Sabato 9.30 /12.30 , 16.30 /19.30 Domenica, 9.30 / 12.30 , 19.00 / 20.30. Agosto: Lunedì, 9.30 /12.30 da Martedì a Sabato 9.30 / 12.30 , 17.30 / 20.30 Domenica, 19.00 / 20.30

Curatori: Aurelia Nicolosi

Enti promotori:

  • Arcidiocesi di Catania

Telefono per informazioni: +39 371 3510649

E-Mail info: mostrefilippopapa@gmail.com

Sito ufficiale: http://filippopapa.com

Alberto Garutti – AI NATI DI OGGI

“I lampioni di Piazza del Popolo sono collegati con il reparto di maternità del Policlinico Agostino Gemelli. Ogni volta che la luce pulserà vorrà dire che è nato un bambino. Quest’opera è dedicata a lui e ai nati oggi in questa città”

E’ il caso di dire che ogni vita che nasce è una nuova luce che inizia a brillare. Potrebbe essere definito così il concept che sta dietro l’installazione di Alberto Garutti, dal titolo Ai nuovi nati, inaugurata nei giorni scorsi nella splendida cornice di Piazza del Popolo a Roma e visibile al pubblico fino al prossimo dicembre; lo scopo del lavoro è illustrato dalla didascalia sopra riportata, incisa su lastre di metallo posizionate in più punti della piazza.

Il progetto è curato da Hou Hanru e Monia Trombetta ed è realizzato dal MAXXI (Museo nazionale delle arti del XXI secolo) in collaborazione con la Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS; è promosso da Roma Capitale, con il supporto di Acea e Areti.

L’idea nasce 1998; da allora è stata realizzata in diverse città del mondo prima di approdare a Roma, ad esempio a Istanbul e a Mosca, solo per citarne due.

Ma come funziona?

Tutto parte da un pulsante, che viene premuto nel reparto del Gemelli in occasione di ogni nuova nascita (e parliamo di una media di 11 parti al giorno per l’ospedale romano); a quel punto l’intensità luminosa dei lampioni della piazza aumenterà gradualmente fino a ritornare, dopo circa trenta secondi, al grado di brillantezza consueta.

In questo modo il pubblico diventerà parte dell’opera, e avrà modo di venire a conoscenza del lieto evento in tempo reale e di gioirne, scambiando magari commenti e sorrisi con gli altri passanti; l’arte incontra così le persone attraverso il medium della luce, che omaggia l’atto d’inizio di ogni vita, la nascita, in modo delicato e rispettoso, all’insegna dell’umanità e della condivisione.

 

Alberto Garutti: Ai nuovi nati

Piazza del Popolo, Roma

Dal 2 luglio al 31 dicembre 2019

Lee Madgwick, il vedutista iper-contemporaneo

Atmosfere sospese, architetture immaginarie, scenografie ambigue e inquietanti, scorrono come frammenti di paesaggi ideali, inghiottiti dalla vegetazione, mentre si osservano in lontananza da un ideale treno in movimento. Si tratta delle pitture dell’artista inglese Lee Madgwick, alla sua seconda personale presso la White Noise Gallery di Roma, perfetto pittore vedutista iper-contemporaneo che ha fatto di questi elementi la sua cifra stilistica.

Utilizzando una costruzione frammentaria e quasi fotografica, l’artista dà vita a immagini e atmosfere quasi dechirichiane, paesaggi urbani che non esistono ma potrebbero esistere. Come dei “capricci” settecenteschi, le immagini sono composte da una libera combinazione di elementi architettonici reali o fantastici, rovine dell’età post-moderna, scorci di periferie cittadine inglobate in paesaggi rurali. Se da un lato i palazzi e le vedute realizzate sono frutto di una rielaborazione postuma di uno sguardo attento del quotidiano e per cui fittizie, dall’altro lato si presentano come luoghi che hanno a che fare con la nostra personale memoria, sembrano quasi familiari, avvolte da una campitura di colori che drammatizza la scena enfatizzandone l’atmosfera silenziosa e perturbante.

Le pitture di Lee Madgwick sono composte da una perfezione formale che ricorda non solo le costruzioni scenografiche e dal sapore distopico di pellicole cinematografiche ma allo stesso tempo rimandano alle vedute realizzate da Hopper, il pittore del silenzio, accomunate dal tentativo di ridare più una sensazione che una ricerca minuziosa del dettaglio e dell’appropriazione del luogo. Ciò che caratterizza i capricci contemporanei di Madgwick è proprio la capacità di fare appello ai sensi attraverso una narrazione precisa, fatta di luoghi in cui la voluta assenza dell’essere umano accentua la percezione che si ha dell’immagine.

Prendendo spunto e guardando alle citazioni del passato, le costruzioni dell’artista britannico, rielaborano il concetto stesso di pittura in una chiave iper-contemporanea, in cui la necessità di un ritorno al formale, all’elaborato e al ricercato si fa sempre più necessario. Madgwick attraverso le sue distopiche pitture dal sapore horror fiabesco, tenta di aprire lo sguardo e la mente del fruitore per interrogarsi e immaginare molteplici soluzioni e scoprire altrettante chiavi di lettura in una rielaborazione pittorica dal finale aperto.

Qualsiasi cosa stia accadendo all’interno dei palazzi o delle costruzioni abbandonate non è dato sapere, ciò che resta è un’ambiente pittorico fittizio, talvolta esasperato da un errore di costruzione architettonica e dall’assenza di una connotazione geografica o temporale precisa che avvolge lo spettatore totalmente, invitandolo ad uno sguardo lento e silenzioso che porta a concentrarsi su un istante preciso.

Le pitture di Madgwick sono composte da una raffinata costruzione dell’immagine, una narrazione silenziosa e dal forte impatto emotivo, in contrasto con le anonime realtà ritratte, che si presentano a chi osserva come frammenti di una visione, in cui persino i formati delle immagini ci coinvolgono come se stessero scorrendo davanti ai nostri occhi, al di là di un finestrino.

Lee Madgwick. The Nowhere Sightseeing Tour

a cura di Eleonora Aloise e Carlo Maria Lolli Ghetti

fino al 26 luglio 2019

White Noise Gallery

Via della Seggiola 52, Roma

Orario: dal lunedì al venerdì, h 12.00 – 19.00

Ingresso libero