Personae. Picasso, Kirchner, Chagall

Dal 13 settembre 2019 al 6 gennaio 2020, i Musei di Palazzo dei Pio di Carpi (MO), in occasione della Biennale di xilografia contemporanea, giunta alla sua XIX edizione, ospitano la mostra PERSONAE, che presenta le opere incise nel legno di quattro maestri dell’arte del Novecento, quali Pablo Picasso, Ernst Ludwig Kirchner, Georges Rouault, Marc Chagall.

La rassegna, curata da Enzo Di Martino e Manuela Rossi, ideata e prodotta dal Comune di Carpi – Musei di Palazzo dei Pio, col contributo di Fondazione Cassa Risparmio di Carpi, Assicoop Modena & Ferrara, è parte del programma di FestivalFilosofia, in programma dal 13 al 15 settembre a Carpi, Modena e Sassuolo, che quest’anno si declina attorno al termine persona.

La scelta delle opere è ricaduta su xilografie e quindi più ampiamente su grafica, che sviluppano il tema delle iconografie delle maschere (in latino, personae) africane che sono state di ispirazione per gli artisti europei del filone del Primitivismo. Dagli ultimi decenni dell’Ottocento, con l’incremento degli studi di antropologia, il primitivismo coincise con un desiderio di ritorno allo stato di innocenza delle civiltà preistoriche e dei popoli ‘selvaggi’, e quindi come rifiuto della società moderna.
Dopo gli omaggi a Jim Dine (2009), a Adolfo De Carolis (2011), a Mimmo Paladino (2013) a Emilio Isgrò (2015) e a Georg Baselitz (2017), saranno questi quattro artisti a rendere ancora il legame che lega la xilografia a Carpi, che ha dato i natali a Ugo da Carpi, inventore della tecnica xilografica a chiaroscuro di cui è stato uno dei più importanti esponenti.

Il percorso espositivo prende idealmente avvio con le 47 xilografie di piccolo formato di Ernst Ludwig Kirchner (1880-1938), contenute nel libro di poesie Umbra vitae scritte da Georg Haym, autore visionario, morto a soli 25 anni, profeta della catastrofe di un mondo travolto dalla tecnica e anticipatore dell’espressionismo più esasperato. Il volume contiene le incisioni del Kirchner più maturo e sconsolato; lo si comprende dalle piccole scene nere che precedono le poesie, dall’antiporta in nero e rosso, dai risguardi di un fucsia acceso, dalla potente copertina in lino verde oliva, giallo e nero con due grandi teste che si stagliano sul profilo delle montagne. Le teste allungate, tracciate con segni spessi e decisi, gli occhi marcati, le bocche devastate rimandano formalmente e psicologicamente alle maschere rituali e alla magia che sprigionano.

La mostra prosegue con Le chef-d’oeuvre inconnu di Honoré de Balzac, considerato il più bel libro d’artista di Pablo Picasso (1881-1973), uscito a Parigi nel 1931 in 340 copie per le edizioni di Ambroise Vollard.

Celebre soprattutto per come l’artista catalano sviluppa da lì in poi il tema del pittore e la modella il volume conserva 67 disegni incisi su legno, piccole teste e figure tracciate con essenzialità, un’attenzione formale che porta al nocciolo della rappresentazione dell’umano come forma e come sostanza. È qui che Picasso rimanda alla sua profondissima conoscenza dell’arte africana che già dai primissimi anni del Novecento impregna l’intera sua produzione artistica.

Le 105 xilografie Georges Rouault (1871-1958) tratte della Réincarnations du Père Ubu (1932), risultano nitide, delicate e potenti al tempo stesso, seguendo il segno a volte sottile a volte più spesso dell’artista. Ciò che colpisce di queste incisioni è la caratterizzazione dei personaggi, con la quale Rouault enfatizza le espressioni per farli assomigliare a caricature grottesche e tragiche, che suscitarono l’ammirazione degli espressionisti. Se infatti nella sua prima produzione il pittore si dedica alla rappresentazione di un’umanità varia – clown, criminali, pierrot e prostitute – visti come testimoni di un’umanità sconfitta e umiliata, in questa opera si avverte lo spiritualismo che caratterizza l’esistenzialismo del filosofo Jacques Maritain (consigliere spirituale di Rouault), che spinse di lì a poco il pittore a diventare uno dei maggiori autori di arte sacra del Novecento. E così mentre incide per il Père Ubu, lavora incessantemente per anni alle 58 acquetinte del Miserere (1948), di cui vengono esposti 6 fogli, che supera per quantità e formato tutti i cicli grafici che la storia dell’incisione annovera.

L’esposizione si chiude con le acqueforti che Marc Chagall (1887-1985) realizzò per illustrare Le anime morte di Nicolas Gogol. Nel far emergere la Russia della sua infanzia, sono i personaggi della “commedia umana”, grotteschi, comici e dolenti a un tempo, i veri protagonisti della storia, i cui volti dai tratti e dalle espressioni forti, che rimandano alla più profonda essenza dell’essere umano.

 

 

Dal 13 Settembre 2019 al 06 Gennaio 2020

Carpi | Modena

Luogo: Musei di Palazzo dei Pio

Indirizzo: piazza Martiri

Orari: venerdì 13 e sabato 14 settembre, ore 10.00-23.00; domenica 15 settembre, ore 10.00-20.00 Dal 17 settembre: martedì e mercoledì, ore 10.00-13.00; giovedì-domenica e festivi, ore 10.00-13.00 e 15.00-19.00. Lunedì, Natale e Capodanno chiuso

Curatori: Enzo Di Martino, Manuela Rossi

Enti promotori:

  • Comune di Carpi – Musei di Palazzo dei Pio

Costo del biglietto: intero 5 euro, ridotto 3 euro

Telefono per informazioni: +39 059 649955

Da Tiziano a Rubens. Capolavori da Anversa e da altre collezioni fiamminghe

Fino al 1 marzo 2020 la Fondazione Musei Civici di Venezia, assieme alla Città di Anversa, VisitFlanders e la Flemish Community, presenta Da Tiziano a Rubens. Capolavori da Anversa ed altre collezioni fiamminghe, una mostra curata da Ben Van Beneden, direttore della Rubenshuis di Anversa.
Gli spettacolari appartamenti del doge verranno trasformati in ‘constkamers’, stanze arricchite da meravigliose opere d’arte che rappresentano le ricchezze delle collezioni fiamminghe. Assieme a capolavori di artisti quali Tiziano, Peter Paul Rubens, Anthony van Dyck e Michiel Sweerts, la mostra porta in Italia una grande varietà di raffinate opere d’arte.

Tre icone della pittura veneziana tornano nella loro casa natale, Venezia: Jacopo Pesaro presentato a San Pietro da Papa Alessandro VI di Tiziano, la Pala d’altare proveniente dall’ex Chiesa di San Geminiano, definito dalla stampa internazionale “il Tintoretto di David Bowie”, e il Ritratto di una Dama e sua Figlia di Tiziano (che si pensa rappresenti l’amante del pittore e la loro figlia Emilia).
Questi capolavori appartenenti alle collezioni fiamminghe, sia pubbliche che private, sono raramente concessi in prestito, ed alcuni vengono mostrati in pubblico per la prima volta. Da Tiziano a Rubens è perciò un’occasione unica.

Una sezione speciale della mostra sarà dedicata al famoso compositore fiammingo Adriaan Willaert, che si stabilì definitivamente nella Serenissima per diventare Maestro di Cappella della Basilica di San Marco nel 1527. Fu Willaert a fondare l’acclamata Scuola di Musica Veneziana, frequentata, tra gli altri, da Giovanni Gabrieli e Claudio Monteverdi.

 

Dal 05 Settembre 2019 al 01 Marzo 2020

Venezia Classica | progetto

Luogo: Palazzo Ducale | Appartemento del Doge

Indirizzo: San Marco 1

Orari: Tutti i giorni 8.30 – 19 | Ultimo ingresso 18.30

Curatori: Ben van Beneden, direttore Rubenshuis

Enti promotori:

  • Fondazione Musei Civici di Venezia in collaborazione con la Flemish Community
  • la Città di Anversa e VisitFlanders

Costo del biglietto: La visita alla mostra è compresa nel biglietto d’ingresso a Palazzo Ducale: Intero 25 € | Ridotto 13 €

Telefono per informazioni: 848082000

Sito ufficiale: http://www.visitmuve.it

JOBS. Forme e spazi del lavoro nel tempo della Quarta rivoluzione industriale

JOBS. Forme e spazi del lavoro nel tempo della Quarta rivoluzione industriale è il concorso fotografico organizzato dall’associazione Linea di Confine per la Fotografia Contemporanea che si propone di selezionare ed esporre le ricerche autonomamente svolte da autori under 35 in Italia ed in Europa, con la finalità di dare visibilità alla sensibilità e all’interesse che le giovani generazioni mostrano ai temi della trasformazione del lavoro e degli spazi della produzione. 
Con l’economia circolare e la Quarta rivoluzione industriale, caratterizzata da un forte impulso all’automazione, il lavoro ha assunto nuove forme in rapporto alla tecnologia e al territorio, diventato una vera e propria “fabbrica a cielo aperto”. La fotografia contemporanea si è preoccupata, in questi decenni, di sottolineare la scomparsa del lavoro e la dimensione astratta dei processi produttivi, tuttavia, da più parti, si avverte la necessità di una visione più approfondita sui cambiamenti che interessano il lavoro e gli spazi della produzione.
Entro il 12 ottobre, i giovani autori potranno presentare le proprie ricerche che saranno selezionate da una commissione composta da Antonello Frongia (storico della fotografia, Università Roma 3), William Guerrieri (fotografo, curatore Linea di Confine), Guido Guidi(fotografo), Stefano Munarin (urbanista, IUAV) e da Andrea Pertoldeo  (fotografo e coordinatore Master fotografia IUAV).
Le ricerche selezionate saranno esposte all’Ospitale di Rubiera (RE), nel contesto di una giornata di studio e di una mostra di fotografie di autori di rilevanza internazionale a cura di Linea di Confine, che inaugurerà in data 16 novembre 2019.

Modalità di partecipazione
Per partecipare al concorso i canditati dovranno inviare via email, entro e non oltre il 12 ottobre 2019, all’indirizzo dell’associazione (L’Ospitale, Via Fontana 2 42048 Rubiera, RE info@lineadiconfine.org) un portfolio di un minimo 13 e un massimo di 30 fotografie, in formato digitale, oppure in formato cartaceo, inerente le tematiche del concorso, oltre ai dati anagrafici e fiscali, il curriculum e i propri recapiti postali ed email e una breve presentazione del progetto.
I partecipanti dovranno versare una quota di iscrizione di 20,00 Euro a Linea di Confine, tramite bonifico bancario (IBAN: IT07C0538766470000001031239). Tutti i partecipanti riceveranno una email di conferma del materiale ricevuto. Tutti i progetti pervenuti in regola con le norme concorsuali saranno sottoposti al giudizio della Commissione.
La Commissione selezionerà un minimo di 10 progetti che saranno esposti, con modalità definite da Linea di Confine nelle sale espositive dell’Ospitale di Rubiera, in concomitanza con la giornata di studio e la mostra collaterale di fotografie e documenti che inaugurerà il 16 Novembre 2019. I materiale fotografici, o video o altro, pertinenti ai progetti selezionati saranno prodotti ed inviati a cura dei partecipanti nelle quantità e nelle dimensioni richieste dalla commissione esaminatrice. I materiali inviati dai partecipanti ed esposti nella mostra, rimarranno di proprietà degli autori e saranno rispediti a cura di Linea di Confine ai partecipanti che ne faranno richiesta esplicita, al termine della mostra.

 

Il bando e maggiori informazioni e materiali di approfondimento sono disponibili sul sito:

 

Linea di Confine
per la Fotografia Contemporanea
L’Ospitale
Via Fontana 2
42048 Rubiera, RE

 

Ufficio stampa
Irene Guzman
Tel. +39 349 1250956                       

La persistenza degli opposti: Il Surrealismo di Dalí in mostra a Matera

La pittura non è che una parte infinitamente piccola della mia personalità”, diceva Salvador Dalí. La creatività del genio surrealista non si è mai fermata infatti ai limiti della tela, ma si esprimeva sempre in modi nuovi e con i mezzi più vari. L’interesse per la terza dimensione, in particolare, fu costante nella vita dell’artista spagnolo, e si manifestò con particolare fervore dal 1934 fino al 1987. Oggi una grande mostra a Matera ne illustra i risultati.

Si tratta di La persistenza degli opposti, “un viaggio multisensoriale nel mondo surreale di Salvador Dalí” e in particolare nella sua attività di scultore (sono esposte infatti prevalentemente opere tridimensionali in bronzo e pasta di vetro, con eccezione di alcuni arredi e illustrazioni). La mostra – che si concluderà il 30 Novembre dopo un intero anno di apertura al pubblico – è ospitata nella millenaria città dei Sassi in occasione del suo ruolo di Capitale Europea della Cultura 2019.

Come suggerito dal titolo, La Persistenza degli Opposti è una mostra pensata per rappresentare i principali dualismi concettuali presenti nell’arte di Dalí. Il percorso espositivo è organizzato secondo alcune tematiche fondamentali: il tempo; gli involucri e il contrasto tra duro e molle; la religione; la metamorfosi e le forme oniriche prodotte dall’inconscio.

Le circa duecento opere in mostra, provenienti dalla Collezione Dalí Universe – un’immensa raccolta di opere del maestro catalano assemblata nell’arco di quarant’anni dal mercante e collezionista Beniamino Levi – sono esposte all’interno del complesso delle chiese rupestri di San Nicola dei Greci e della Madonna delle Virtù. Passeggiando per la città ci si può imbattere poi in altre tre statue monumentali: Danza del Tempo, Pianoforte Surrealista ed Elefante Spaziale.

A Matera, le creature surrealiste di Dalí sembrano aver trovato il loro habitat naturale. Ammirandole si ha infatti la sensazione che siano state concepite appositamente per quel luogo.

Anche il complesso che ospita la mostra, con i suoi spazi scavati nella roccia e il suo alone di mistero, contiene rimandi surrealisti e appare il contesto ideale per esporre le sculture. Complice di questo è anche un allestimento estremamente suggestivo: umidità e oscurità avvolgono opere e spettatore, e lunghe ombre proiettate raddoppiano le sculture intensificando l’effetto di suggestione.

Durante la visita alla mostra, inoltre, si viene catapultati all’interno chiese e cripte medievali e si incontrano affreschi, tombe barbariche, tracce di abitato preistorico e altre testimonianze della ricchezza stratificata del luogo. Si tratta perciò di un vero e proprio “due al prezzo di uno”, perché non solo le opere in mostra sono molto numerose e la visita molto impegnativa, ma la location che le ospita è altrettanto interessante e già di per sé vale il prezzo del biglietto (fissato a 12 euro).

Il percorso è poi anche arricchito da ologrammi, proiezioni, videomapping ed effetti audio che rendono l’esperienza immersiva e adatta a tutte le età.

 

Fino al 30 novembre 2019

Complesso rupestre Madonna delle Virtù e San Nicola dei Greci

Via Madonna delle Virtù – Matera
+39 3774448885
info@daliamatera.it

 

https://www.daliamatera.it/

Bacon, Freud, La Scuola di Londra. Opere della Tate

Due giganti della pittura, Francis Bacon e Lucian Freud per la prima volta insieme in una mostra in Italia. Uno dei più affascinanti, ampi e significativi capitoli dell’arte contemporanea mondiale con la Scuola di Londra. Una città straordinaria in un periodo rivoluzionario.
Bacon, Freud, l’arte britannica in oltre sette decenni, lo spirito di una città in mostra al Chiostro del Bramante di Roma dall’autunno 2019 fino a febbraio 2020, a cura di Elena Crippa, Curator of Modern and Contemporary British Art,Tate e organizzata in collaborazione con Tate, Londra.
Insieme a Francis Bacon e Lucian Freud, Michael Andrews, Frank Auerbach, Leon Kossoff e Paula Rego, artisti che hanno segnato un’epoca, ispirato generazioni, utilizzato la pittura per raccontare la vita.
Grazie a uno straordinario prestito di Tate, la pittura di sei artisti con opere dal 1945 al 2004 rivela, in maniera diretta e sconvolgente, la condizione umana fatta di fragilità, energia, opposti, eccessi, evasioni, nessun filtro, verità. Tanti i temi affrontati: gli anni della guerra e del dopoguerra, storie di immigrazione, tensioni, miserie e insieme, desiderio di cambiamento, ricerca e introspezione, ruolo della donna, dibattito culturale e riscatto sociale.
Al centro di tutto questo la realtà: ispirazione, soggetto, strumento, fino a essere ossessione. Un tema più che mai attuale, in un’epoca, la nostra, di filtri e #nofilter.
In mostra oltre quarantacinque dipinti, disegni e incisioni di artisti raggruppati nella “School of London”. Artisti eterogenei, nati tra l’inizio del Novecento e gli anni Trenta, immigrati in Inghilterra per motivi differenti che hanno trovato in Londra la loro città, il luogo dove studiare, lavorare, vivere.
Francis Bacon (1909-1992) nasce e cresce in Irlanda e arriva in Inghilterra quindicenne, Lucian Freud (1922-2011) scappa dalla Germania per sfuggire il nazismo, lo stesso succede, pochi anni dopo a Frank Auerbach; Michael Andrews è norvegese e incontra Freud suo professore alla scuola d’arte; Leon Kossoff è nato a Londra da genitori ebrei russi; Paula Rego lascia il Portogallo per studiare pittura nelle scuole inglesi.
Nell’architettura cinquecentesca progettata da Donato Bramante trovano spazio, con un approccio cronologico e tematico, opere che raccontano individui, luoghi, vita vissuta, per mostrare la fragilità e la vitalità della condizione umana. Opere in cui la vita viene presentata nella sua crudezza senza filtri, disegni e dipinti che ritraggono esistenze e luoghi scandagliati tramite lo sguardo dell’artista per descrivere la nuda realtà.
I progetti speciali Due progetti speciali di DART Chiostro del Bramante ne ribadiscono la vocazione sperimentale fatta di contaminazioni tra linguaggi, trasversalità e coinvolgimento del pubblico.
Per Bacon, Freud, la Scuola di Londra l’audioguida è affidata alla voce narrante di Costantino D’Orazio, storico dell’arte e saggista, che accompagna i visitatori in un percorso di approfondimento e in un viaggio nella Londra dell’epoca, raccontando non solo gli artisti e le opere, ma i retroscena di un periodo tanto affascinante.
Chiostro del Bramante, inoltre, ha commissionato a Enrico Maria Artale, uno dei più promettenti giovani registi italiani già riconosciuto in ambito internazionale, un cortometraggio per raccontare il progetto. Per la prima volta in Italia l’interpretazione di una mostra è affidata a un autore cinematografico con un’opera inedita, interpretata da Stefano Cassetti, Adamo Dionisi, Lucrezia Guidone e Sarah Sammartino. In My body and soul, questo il titolo, la pittura viene evocata attraverso la messa in scena di un istante immaginario che precede l’atto del dipingere. La colonna sonora è realizzata appositamente dai Mokadelic.

 

 

Dal 26 Settembre 2019 al 23 Febbraio 2020

Roma

Luogo: Chiostro del Bramante

Indirizzo: via della Pace

Orari: da lunedì a venerdì 10-20; sabato e domenica 10-21 (la biglietteria chiude un’ora prima)

Curatori: Elena Crippa

Costo del biglietto: intero € 15, ridotto € 12, dai 12 ai 18 anni € 10, dai 4 agli 11 anni € 8. Gratuito bambini fino a 3 anni; diversamente abile; insegnante in visita con gruppo di alunni/studenti previa prenotazione; giornalisti con regolare tessera dell’Ordine Nazionale (professionisti, praticanti, pubblicisti) in servizio previa richiesta di accredito

Telefono per informazioni: +39 06 68 80 90 35

E-Mail info: infomostra@chiostrodelbramante.it

Sito ufficiale: http://www.chiostrodelbramante.it

Andrea Martinelli. Storie di uomini e ombre. Opere 1999-2019

Andrea Martinelli (Prato, 1965) è uno dei pittori e disegnatori italiani più affermati che si è distinto per la sua originale ricerca, ricca di riflessioni e spunti critici sul tema delle ombre, del volto e della figura umana.
La grande mostra antologica, che ripercorre gli ultimi vent’anni della sua carriera, sarà allestita nei due piani “nobili” di Palazzo Cucchiari. Per l’occasione saranno esposte una settantina di opere, molte delle quali di grande formato, che andranno a costituire sei sezioni, i cui i temi saranno: Il volto, La figura, Il nonno, Il disegno, Gli autoritratti e La notte.
La matrice di tutto il lavoro dell’artista è il disegno, che è tratto distintivo di tutta l’arte fiorentina e dei grandi artisti toscani. Il disegno, nelle figure umane e nei volti di Martinelli, è inteso non soltanto come esercizio grafico, ma come espressione di un linguaggio figurativo e di un pensiero che esplora la profondità umana. Le serie di disegni in mostra, ricchi di particolari minuziosamente delineati, pur nascendo come lavori preparatori alle opere pittoriche, si configurano proprio per l’attenzione maniacale al dettaglio come opere autonome.
Tra le opere in mostra, alcune delle quali inedite, si segnalano il trittico esposto alla Biennale di Venezia nel 2011 e una selezione degli autoritratti presentati alla Galleria degli Uffizi in occasione della donazione dell’autoritratto “La Bocca”, entrato a far parte della collezione del Corridoio Vasariano nel 2013.
Una sala sarà destinata ai monumentali ritratti dell’amato nonno Dino, tema che nel 2005 ha reso noto l’artista al grande pubblico, dopo la mostra personale Il volto e l’ombra al Museo della Permanente di Milano curata da Flavio Arensi.
Il percorso espositivo sarà arricchito dalle fotografie di Martina Jones Lombardi, musa e compagna dell’artista, che ritraggono Martinelli nei momenti di lavoro e di intimità nel suo studio.
Infine, in occasione della mostra, sarà presentato per la prima volta al pubblico il cortometraggio di Tommaso Santi “Un racconto dal silenzio” del 2019. Il film indaga sul lavoro dell’artista e sulle persone da lui ritratte, attraverso suggestioni, racconti di vita e aneddoti.

 

 

Dal 06 Settembre 2019 al 24 Novembre 2019

Carrara | Massa-Carrara

Luogo: Palazzo Cucchiari – Fondazione Giorgio Conti

Indirizzo: via Cucchiari 1

Orari: Settembre da martedì a domenica 10-12; 16-20. Ottobre e Novembre da martedì a domenica 15-19. Visite al mattino solo su prenotazione

Curatori: Massimo Bertozzi, Antonio Natali

Costo del biglietto: 5 €

Telefono per informazioni: +39 0585 72355

E-Mail info: info@palazzocucchiari.it

Sito ufficiale: http://www.palazzocucchiari.it

Enrico Baj. Il potere dell’ironia

La galleria Pisacane Arte in associazione con A Me Gli Occhi Arte inaugura, martedì 10 settembre alle ore 18.30 in via Pisacane 36, Milano, la mostra “Il potere dell’ironia”, esposizione personale di Enrico Baj. Fra i più importanti artisti italiani, ha attraversato la stagione degli anni Cinquanta e Sessanta accanto ai grandi nomi come Fontana, Manzoni e Klein, erede dello spirito surreal-dadaista e sperimentatore di tecniche e soluzioni stilistiche inedite. Nel 1951 insieme a Dangelo e Dova promuove il Movimento Nucleare. Nel ’57 redige il manifesto Contro lo stile, un attacco al formalismo e alla sua serialità, da qui prendono forma i suoi collage, caratterizzati dai materiali più disparati come passamaneria, bottoni, conchiglie, specchi, medaglie e bottoni. Pervasi da una vena giocosa ed ironica, restituiscono una versione grottesca del potere e delle società. Non a caso i soggetti più frequenti sono quelli riferiti al mondo militare, i suoi generali sono degli ominidi antropomorfi, mollicci e privi di qualsiasi autocontrollo.

L’opera di Baj si articola in diversi periodi, tutti improntati all’ironia giocosa, che si ritrova sia nella tecnica, che nel soggetto. Anarchico, lotta contro l’abuso di potere, il suo linguaggio è ludico e dissacrante. Il potere è quindi l’oggetto a cui è indirizzata la sua polemica, sempre ironica. In particolare è quello militare ad essere messo sotto accusa con i “Generali”, ai quali fanno da contraltare le “Dame”. I primi tronfi e vanitosi, ma estremamente goffi, le seconde piene di orpelli, portano nomi altisonanti, ma decadenti, sono inconsistenti e attraverso lo sfarzo, cercano invano di mascherare questo vuoto. La mancanza di sostanza è sottolineata dall’uso di tutti questi materiali, che creano i famosi collage di Baj: le figura sono piene di oggetti, ma svuotate nell’essenza. Si tratta di mostri, simboli di follia, ignoranza e cattivo gusto.
L’uomo di Enrico Baj è un’icona anti-militarista. Un generale che riassume tutte le piccolezze della retorica e dell’arroganza del potere, lo svelamento di una grandezza solo apparente, dietro la quale, si cela un fantoccio senza anima né personalità.
La denuncia è forte, ma non greve perché, come lo stesso maestro affermava:

“La Pittura è una via – una via che ho scelto – verso la libertà. È una pratica di libertà”
o ancora
“Il mio lavoro confina con il gioco, a tal punto che spesso uso, quale materiale pittorico, veri e propri giocattoli”

In mostra circa 30 opere tra tele e le celebri grafiche (collage). I soggetti sono quelli più amati di questo maestro contemporaneo, tra generali, dame, parate e militari. Saranno poi visibili alcune opere uniche che impreziosiranno l’esposizione.
Si potranno trovare anche opere tratte dai libri, che Baj amava profondamente perché riteneva una forma d’arte ibrida, ma, contemporaneamente, completa. Esposti ci saranno collage tratti da “Le cravate ne vaoute pas une Médaille” o ancora l’intera suite dedicata ai generali piangenti “Larmes de Généraux”.

Baj analizza il mondo dell’arte tenendo sempre d’occhio le trasformazioni  politiche e sociali del tempo, proiettando nelle sue opere le preoccupazioni e le paure del futuro. Manifesta un grosso impegno contro ogni tipo di aggressività, l’intera opera di questo importante artista racconta e denuncia degli abusi del potere e dei molti mali della società contemporanea.

Enrico Baj nasce il 31 ottobre 1924 a Milano. Dopo il diploma al Liceo Classico si iscrive alla Facoltà di Medicina che abbandonerà dopo la seconda guerra mondiale per frequentare Giurisprudenza e, contemporaneamente, l’Accademia di Belle Arti di Brera. Nel 1951 tiene la prima personale alla Galleria San Fedele di Milano dove espone opere informali. Nel 1952 firma, insieme a Sergio Dangelo, il manifesto della Pittura Nucleare e nel 1957 quello Contro lo stile che vuole affermare l’irripetibilità dell’opera d’arte. Questi movimenti molto innovativi si inseriscono pienamente nel panorama delle avanguardie artistiche europee degli anni Cinquanta.Nel 1954 Baj e Jorn fondano il Mouvement international pour une Bauhaus imaginiste schierandosi contro l’eccessiva razionalizzazione e geometrizzazione dell’arte in aperta polemica con la scuola di Ulm di Max Bill. Sono anni per Enrico Baj di grande riflessione e scambio intellettuale grazie ai contatti con artisti internazionali come Lucio Fontana, Piero Manzoni, Joe Colombo, Lucio Del Pezzo, Giò Pomodoro, Max Ernst, Marcel Duchamp, Yves Klein.Il senso ludico della sua arte sfocia poi in contestazione sarcastica e forte impegno civile attraverso i “generali”, le “parate militari” degli anni Sessanta e le tre grandi opere degli anni Settanta: I funerali dell’anarchico Pinelli(1972), Nixon Parade (1974) e l’Apocalisse (1979). Da qui in avanti la sua critica alla contemporaneità si fa sempre più forte, come si può notare ne Epater le robot (1983), analisi dell’abuso tecnologico, e neI manichini (1984-87), dove le figure senza volto sono evidenti richiami alla “robotizzazione” dell’essere umano. Successivamente, con i lavori Metamorfosi e Metafore (1988), sviluppa un immaginario dominato dal kitsch, unico stile che secondo l’artista riesce a rappresentare la cultura di oggi. Nel 1993 inizia il ciclo delle “maschere tribali”, dei “feltri” e dei “totem” che vogliono esprimere un primitivismo moderno riciclando gli oggetti di uso quotidiano. Nel 1999 realizza 164 ritratti ispirati ai Guermantes e a quel mondo raffinato, decadente e spesso grottesco. Nel gennaio 2003 vengono esposte alla Galleria Giò Marconi di Milano le opere “idrauliche” dell’artista: rubinetti, tubi, sifoni vengono applicati a piccole sculture e a dame a collage. Enrico Baj muore a Vergiate il 16 giugno 2003.

 

 

Dal 10 Settembre 2019 al 05 Ottobre 2019

Milano

Luogo: Pisacane Arte

Indirizzo: via Pisacane 36

Orari: Dal Lunedì al Venerdì: ore 10.00 – 19.00. Sabato: ore 10.00 -13.00 / 15.00 – 19.00

Costo del biglietto: ingresso gratuito

Telefono per informazioni: +39 02.39521644

E-Mail info: galleria@pisacanearte.it

Sito ufficiale: http://www.pisacanearte.it

Luca Signorelli e Roma. Oblio e riscoperte

Si dice che il momento storico nel quale ci si trova a trascorrere la propria esistenza abbia un’importanza basilare sugli sviluppi e le sorti della stessa. E’ il caso di dire che quello incrociato dalla parabola vitale di Luca Signorelli, il grande artista di Cortona, fu particolarmente sfortunato. Si trovò difatti a vivere più o meno in concomitanza con i due grandi astri del Rinascimento italiano, Raffaello e Michelangelo Buonarroti, e la sua fama ne risentì, ingiustamente, per lungo tempo.

Arriva però per tutti, o quasi, il momento della riabilitazione; la riscoperta di Signorelli è iniziata nel tardo Settecento, e si è poi completata nel corso del XIX secolo. E ora anche i Musei Capitolini di Roma gli dedicano un’importante rassegna, allestita nelle sale espositive di Palazzo Caffarelli, visitabile fino al prossimo 3 novembre, con un catalogo edito da De Luca Editori d’Arte.

La mostra, a cura di Federica Maria Papi e Claudio Parisi Presicce, include 60 opere, provenienti da musei italiani ed esteri, divise in sette sezioni; il titolo della mostra è una chiara allusione a come i soggiorni che l’artista trascorse nella città di Roma abbiamo profondamente influenzato il suo stile e il repertorio di immagini che anima i suoi dipinti. La statuaria classica infatti è spesso palesemente citata in molte figure che vivono nei suoi quadri: nudi dalle forme scattanti e perfette, caratterizzati da una resa anatomica sempre estremamente esatta e accurata. Roma non fu però generosa con lui; qui l’artista eseguì solo il Testamento e morte di Mosè , commissionatogli per la Cappella Sistina nel 1482.

Luca Signorelli e Roma. Oblio e riscoperte è una mostra raccolta, quasi intima; attraversandola lo spettatore sarà rapito dall’inventiva del maestro, dagli scorci prospettici audaci, dai colori brillanti, dalle straordinarie rappresentazioni di abiti e acconciature. E ancora potrà ammirare toccanti Madonne con Bambino, splendidi profili femminili, angeli vestiti di cromie inedite, paesaggi ispirati alla natura del centro Italia.

Le sue figure incantano o spaventano, a seconda del tema trattato; basti pensare che anche il sommo Michelangelo trasse ispirazione per i protagonisti del suo Giudizio universale della Sistina dagli ignudi e dai dannati dipinti dal cortonese nell’omonimo ciclo di affreschi della Cappella di San Brizio nel Duomo di Orvieto. Fantasia e resa eccellente è il binomio che meglio caratterizza la produzione di questo grande artista del passato, il cui talento, seppur sottovalutato, non passò però inosservato neanche dai suoi contemporanei.

 

 

Musei Capitolini, Sale Espositive di Palazzo Caffarelli

Dal 18 Luglio al 03 Novembre 2019

Piazza del Campidoglio 1, Roma

Tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30

http://www.museicapitolini.org

Biennale del Muro Dipinto di Dozza – #EmozioniUrbane

Ripensare gli spazi cittadini come luoghi emozionali, trasformare muri e volte in punti pubblici di ricarica per le “batterie emotive” quotidianamente prosciugate da ritmi di vita forsennati, senz’altro cavo necessario che non lo sguardo. È questo l’obiettivo della XXVII Biennale del Muro Dipinto di Dozza dal titolo “#EmozioniUrbane”, organizzata dalla Fondazione Dozza Città d’Arte e dal Comune di Dozza (Bo) e in programma dal lunedì 9 a domenica 15 settembre 2019 nel borgo medievale sulle colline imolesi e a Toscanella lungo la via Emilia.
Confermata anche per l’edizione 2019 la nomina di una Commissione Inviti acui gli organizzatori hanno affidato il compito di selezionare gli artisti che, nel corso di tutta la settimana dell’evento, realizzeranno le loro opere sui muri di Dozza e Toscanella: gradito ritorno, dopo il suo coinvolgimento nell’edizione 2017, per Enrico Maria Davoli, docente dell’Accademia delle Belle Arti di Brera, a cui si affiancheranno la critica d’arte e giornalista Sabina Ghinassi e lo storico dell’arte e docente dell’Accademia di Belle Arti di Ravenna Claudio Spadoni. Saranno invece l’artista, illustratore e scenografo Ivan Cavini e la docente Francesca Grandi a rappresentare la Fondazione Dozza Città d’Arte.

Il commento dei membri della Commissione Inviti

“Il mio rapporto con la Biennale del Muro Dipinto – dichiara Ivan Cavini – comincia nei primi anni ’90 quando, ancora molto giovane, curai la copertina del catalogo: l’arte muraria era lontana dai miei canoni, più legati al mondo dell’illustrazione e del fantastico che sognavo di portare a Dozza ma il mio coinvolgimento fattivo nella manifestazione, che si concretizzò anche nella collaborazione per la realizzazione di alcuni muri, consegnò un pezzo del mio cuore definitivamente al “Muro dipinto”. Da allora è un amore che cresce e sono felice di poter mettere a disposizione le mie competenze nella Commissione Inviti: in qualità di Consigliere Comunale con delega all’arte e alla creatività, posso non solo contribuire alla selezione degli artisti ma garantire un legame prezioso fra la Biennale e l’Amministrazione Comunale, per crescere insieme”.
“Ho confermato la mia disponibilità a fare parte della Commissione Inviti per la seconda edizione consecutiva per diversi motivi – spiega Enrico Maria Davoli -: c’è la confidenza che, nel tempo, si prende con un luogo come Dozza a cui si sommano la consapevolezza e la speranza di poter aggiungere, con il mio contributo, un valore a questo paese. Il mio obiettivo è quello di portare a Dozza uno sguardo sull’arte odierna attraverso delle opere di cui tutta la comunità possa essere orgogliosa, dando vita, nelle vie cittadine, alla giusta via di mezzo fra un museo di arte contemporanea e le esigenze di decoro e di buona vivibilità di un centro dalla doppia anima: monumentale e turistica in collina, residenziale e commerciale lungo la via Emilia”.
“La proposta di fare parte della Commissione inviti mi ha molto lusingato – commenta Sabina Ghinassi -: considero la Biennale del Muro Dipinto e Dozza nel suo complesso una formula alchemica unica ed efficace dove due aspetti diversi si potenziano a vicenda. Il Muro Dipinto riesce a unire e a mantenere un equilibrio armonico molto raro da trovare, tra aspetti vernacolari legati all’identità del territorio e della tradizione e istanze più propriamente contemporanee, tra grandi protagonisti e voci più ritirate, più vicine ai luoghi della manifestazione e alla loro storia. A ogni artista è lasciata la possibilità di esprimersi con la propria sensibilità e questo, nei decenni, ha dato vita a un luogo unico che ha saputo vivere questi ossimori e tradurli in voce armonica. Per questo mi piace Dozza: è unica, diversa dal lessico globalizzato che vede la pittura come epidermide decorativa e omologante. Al contrario, Dozza è riuscita a preservare la propria identità di luogo anche grazie a questi interventi unici sui propri muri, sulla propria pelle.
“Seneca dice che non possiamo dirigere il vento ma possiamo orientare le vele – commenta Francesca Grandi -: credo che la mia partecipazione alla Commissione Inviti della Biennale del Muro Dipinto rispecchi molto il pensiero di questo grande autore. Da un lato, come abitante di Dozza, posso spendermi attivamente per il mio paese, dando il  mio contributo per renderlo più attraente e apprezzabile per chi ci vive e per chi viene a visitarlo e scoprirlo. Dall’altro, considero questa opportunità anche un’occasione di approfondimento e aggiornamento sull’arte contemporanea che potrò condividere con i miei studenti: a differenza di quanto spesso non si pensi, questo tipo di arte è molto vicina ai ragazzi e parla loro con un linguaggio più comprensibile di quanto non accada con quella più antica”.
“Mi interesso di decorazioni e pitture murali da tempo – conclude Claudio Spadoni -, come testimoniato anche dalla vasta mostra sul tema che ho curato a Ravenna nel 2014 dal titolo ‘L’incanto dell’affresco’. Dozza e la sua Biennale del Muro Dipinto rappresentano un caso molto particolare per questo tipo di arte, rilanciata e codificata in Italia negli anni ’30 da Mario Sironi: parliamo di un piccolo centro che, tuttavia, può vantare una lunga tradizione di arte muraria, avviata e mantenuta con costanza nel tempo, raccogliendo interventi eterogenei dal punto di vista dei linguaggi e della tipologia di artisti. Si tratta di una realtà davvero interessante e per questo ho accettato molto volentieri la proposta di fare parte della commissione inviti per questa XVII Edizione della Biennale del Muro Dipinto.

La valutazione degli artisti e delle opere è in corso e si dovrà attendere l’ultima settimana di agosto per conoscere gli esiti della selezione: nel frattempo sarà possibile avere un assaggio dell’atmosfera del Muro Dipinto grazie alla mostra “Muri d’autore. Gerardo Masini da Dozza a Dakar”, inaugurata lo scorso 24 maggio e che rimarrà allestita nella Rocca di Dozza fino al 29 settembre.
La mostra, curata da Silvia Evangelisti, organizzata dalla Fondazione DOZZA Città d’Arte, in collaborazione con l’associazione Gerardo Masini, si innesta nel percorso di recupero delle fondamenta e delle tappe salienti della storica manifestazione dozzese, nata nel 1960. I visitatori della Rocca potranno scoprire opere di Gerardo Masini evocatrici di quel filone cosiddetto ‘essenzialista’ oltre a documenti e testimonianze delle Biennali del Muro Dipinto del 1973 e del 1975, anni in cui l’artista fu uno dei protagonisti della manifestazione, accrescendone il livello internazionale.

 

 

Dal 09 Settembre 2019 al 15 Settembre 2019

Dozza | Bologna

Luogo: Sedi varie

Indirizzo: sedi varie

Enti promotori:

  • Fondazione Dozza Città d’Arte
  • Comune di Dozza

Telefono per informazioni: +39 0542.678240

E-Mail info: rocca@comune.dozza.bo.it

Sito ufficiale: http://www.fondazionedozza.it

 

MOTION: Transformation. Torna in Italia il Congresso Internazionale di Storia dell’Arte

A settembre, dopo ben quarant’anni di assenza, torna in Italia il Congresso Mondiale di Storia dell’Arte del CIHA (Comité International d’Histoire de l’Art).

Nella settimana dall’1 al 6 settembre 2019 si svolgerà infatti a Firenze MOTION: Transformation, la prima parte del 35esimo Congresso Internazionale del CIHA, che per la prima volta si terrà in due paesi diversi a distanza di un anno (la seconda parte, dal titolo MOTION: Migrations, avrà luogo a San Paolo del Brasile nel settembre 2020).

L’evento – che si preannuncia come uno straordinario dibattito transculturale riguardo uno dei temi di maggior rilievo nella cultura globale, ovvero il movimento – si svolgerà tra i saloni di villa Vittoria e altri prestigiosi edifici storici di Firenze. È organizzato dal CIHA Italia (organizzazione non lucrativa nata nel secondo dopoguerra in continuità ideale con il primo incontro internazionale di storia dell’arte tenutosi a Vienna nel 1873) in collaborazione con il Kunsthistorisches Institut in Florenz Max-Planck-Institut.

Molto ricco sarà il programma delle giornate di studio, con circa centoventi interventi divisi in nove sessioni: “L’arte come visione”; “L’arte e la materia nel corso del tempo”; “L’arte e la natura”; “L’arte e le religioni”; “L’arte fra disegno e scrittura”; “Iconicità e processo di produzione in architettura”; “Arte, potere e pubblico”; “L’arte, i critici e gli spettatori”; “Voyage”.

Si affronteranno pertanto temi quali le relazioni tra arte e ispirazione divina, gli effetti del tempo sull’opera d’arte e il rapporto di quest’ultima con l’ambiente, il potere delle immagini nelle diverse culture, il ruolo esercitato dalle arti nei processi di trasformazione sociale, fino ad arrivare al “Viaggio”, tematica di raccordo con la seconda parte brasiliana del congresso, inteso come scambio culturale e circolazione costante di persone, idee e oggetti.

Tra i relatori saranno presenti studiosi provenienti dalle più importanti università e istituzioni a livello mondiale, tra cui l’École des Hautes Études en Sciences Sociales (Parigi), il Courtauld Institute (Londra), la Humboldt-Universität zu Berlin, la Columbia University (New York), la Jawaharlal Nehru University (New Delhi), l’Universidade Federal de São Paulo, la Scuola Normale Superiore (Pisa), l’University of Hong Kong.

Oltre agli interventi teorici sono previsti anche eventi aperti al pubblico, lectio magistralis e visite guidate a musei e collezioni fiorentine. La cerimonia di apertura si terrà domenica 1 settembre alle 18 presso la Sala Verde di Villa Vittoria.

Per maggiori informazioni riguardo il programma: http://www.ciha-italia.it/florence2019/2018/10/31/orari-e-programma/.

Disegno

 

MOTION: Transformation

35esimo Congresso Internazionale di Storia dell’Arte

Firenze, 1-6 Settembre 2019
Villa Vittoria
Palazzo Vecchio