Conosciamo Emanuela Cau

L’artista Emanuela Cau si racconta attraverso una serie di domande che ripercorrono ed affrontano gli aspetti quotidiani di ogni artista dei giorni nostri.

Se ti dico Arte, cosa ti viene in mente?
Un bambino, una stanza, tre porte chiuse, due chiavi.

Tu sei un’artista, che cosa comporta nella tua vita quotidiana questo?
Che burocrazia, scadenze o semplici schede da compilare possono facilmente mettermi in crisi suppongo per via della mia consuetudine ad astrarmi, a percorrere vie irrazionali, a cambiare ritmi e a stravolgere continuamente il mio punto di vista .Per esempio andare spesso in uno stesso luogo, percorrendo sempre lo stesso tragitto per me è quasi irragionevole .

Come è nato il tuo amore per l’arte?
Io ho sempre amato l’arte, ma ha avuto nomi diversi durante il corso della mia vita. Quando ero bambina la chiamavo gioco.

Esiste un luogo dove hai esposto che ti è rimasto nel cuore?
Ho sempre sentito impellente il desiderio che qualcuno si prendesse cura delle mie mostre, è talmente intimo il rapporto che creo con ciascuno dei miei lavori, che poi organizzarli in un insieme mi viene davvero difficile.
A breve esporrò nella galleria Marte, sarà ufficialmente la mia prima personale “curata”. La curatrice si chiama Flaminia Fanari e il rapporto di stima e fiducia che si è creato, promette di dare buoni frutti, di rimanere nel cuore. Poi naturalmente nel cuore rimarrà la mia prima personale 🙂 fortemente voluta da Michelangelo Sardo nel suo spazio Fine Art. Infine è già nel cuore la mostra che farò a luglio in Bretagna, Un meraviglioso faro ospiterà i lavori miei e di altre due talentuose artiste: Mariela Canchan e Laura Farneti.

Ti ho conosciuta a Paratissima Cagliari e mi hanno colpito tanto le tue opere, un mix di colori scuri, può raccontarci il perchè di questo?
Le opere esposte a Paratissima è vero, avevano dei toni scuri, in bianco e nero, ma in realtà io vario e sperimento molto, tanti altri miei quadri sono infatti ricchi di colori.
Ciò nonostante può essere vero però che i miei lavori, nonostante i colori, conservino una nota di fondo cupa; credo che ciò dipenda dal fatto che quando creo, attingo quasi sempre da qualcosa di profondo, di inconscio e di ben nascosto dentro di me.

Che tecniche utilizzi?
Io amo sperimentare in ogni modo e con tutto ciò che posso. Sperimento con il mio corpo, con le emozioni, gli stati d`animo, gioco con i colori, con i toni di grigio ; ripercorro sogni, paure, visioni. Sperimento anche varie tecniche fotografiche e intervengo materialmente sulle stampe.

Trai ispirazione da qualche artista del passato?
Devo dire che tutto mi ispira : le storie umane, la natura e la vita stessa. La vita è complicata, difficile, ma per chi è creativo le difficoltà sono continui spunti, sono occasioni per trasformare, migliorare, sono motivo di bellezza. Tra i tanti artisti che amo potrei citare Maya Deren per esempio o Diana Arbus ma anche Jan Saudek, Francesca Woodman, Duane Michals, David Lynch, Pina Bausch, Krzysztof Kiesloski e tanti tanti tanti altri .

L’artista degli anni 2000 è un artista itinerante?
Direi anche “virtualmente itinerante” oltre che fisicamente, il mio lavoro per esempio, ha cominciato a circolare e ad essere richiesto e riconosciuto nel virtuale quando ancora nel reale non esisteva.

Cosa vuoi esprimere con la tua arte?
Voglio far vibrare di inqueta bellezza.

Esiste una tua opera preferita? Se sì, perché?
Sono innamorata di quello che faccio, perché farlo mi fa stare bene mi ricongiunge, mi fa sentire un pesce che nuota nelle sue acque. Sono grata a tutto quello che ne è venuto, ogni mio lavoro ha dato un contributo a quello che è nato dopo, tutto ha contribuito a creare il mio “mare”.

Come sei emersa? Qualcuno ha scoperto la tua bravura o ti sei fatta promotrice di te stessa?
Non mi sono promossa, ma io dialogo con le immagini, per me è stato naturale crearle per poter comunicare. Le immagini parlano una lingua universale e forse è per questo che il mio lavoro è accolto apprezzato e condiviso un po’ in tutto il mondo.

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