Il gesto e la pittura, nuove forme di visione nelle opere di Jonathan VanDyke

Dei tubi da cantiere, come ponteggi, incorniciano tele composte da un patchwork di tessuti e tela. Si tratta della nuova personale, per esattezza la terza, dell’artista statunitense Jonathan VanDyke, ospitata negli spazi di 1/9unosunove. How to Operate in a Dark Room, racconta in maniera del tutto visiva, un modus operandi segno riconoscibile dell’operazione artistica di VanDyke che predilige un’analisi della pittura che concentri le energie e le forze nel tentativo, finale, di oltrepassare il limite stesso dell’idea della pittura come segno ancestrale di un dipinto.

L’intervento di VanDyke riprende certi esperimenti del secolo scorso, orientandoli verso nuove forme di sperimentazione che mettono in gioco vari elementi che, quasi in maniera sistematica, annullano altri concetti come il contenuto pittorico, la composizione e la rappresentazione. Questi elementi si presentano sotto altre forme, più visibili, innescando nuove forme di visioni, quasi paesaggi universali che uniscono ciò che è quotidiano e dunque confortevole, con ciò che è custodito nella memoria, probabilmente un colore, una macchia o un frammento.

Il gesto è centrale in questo lavoro: la fisicità predispone la visione mentre il movimento della vernice, attraverso la sua viscosità e instabilità, diventa il centro dell’oggetto. L’installazione, d’altro canto, simula una situazione che l’artista condivide con lo spettatore facendolo entrare idealmente in un frangente intimo, un momento irripetibile di creazione dell’opera. Così, l’artista crea dei contrasti forti tra i materiali e l’uso della vernice che contribuiscono a costruire un’ambiente a-temporale, dove il tempo è a disposizione del visitatore che in un gioco di attrazione verso le trame dei dipinti, lo induce a ricercarne le tracce nascoste del colore, un gioco quasi ludico di riconoscibilità del materiale utilizzato. Le impalcature nelle loro superfici logore metalliche, a citare l’Arte Povera e la scultura minimalista americana, innescano riflessioni innovative sul fare arte, guardando al passato come fonte d’ispirazione.

Complementare ai lavori in cui VanDyke lavora e unisce centinaia di pezzi di tela e tessuti, tra cui denim e t-shirt, è la serie di fotografie in bianco e nero ispirate a una scena del film di Michelangelo Antonioni del 1962, L’eclisse, in cui un uomo che ha perso tutto disegna dei fiori, a ribadire, forse, quel concetto di intimità e di rinascita che l’artista ci racconta in un modo meramente visivo, senza celare nulla, ma lasciandolo lì sospeso e immobile davanti gli occhi dei visitatori.

Jonathan VanDyke – How to Operate in a Dark Room

fino al 23 novembre 2019

1/9unosunove

Via degli specchi 20, Roma

Orari: dal martedì al venerdì, 11 – 19; il sabato, 15 – 19

Ingresso libero

 

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