Kupka. Il mondo, con una realtà di cui non si è nulla

Viviamo nel timore di un nemico invisibile, che avvolge tutta l’umanità costringendola nel terrore. Ma la speranza non muore mai , ci da la forza di continuare a lottare contro questa guerra invisibile.

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Oggi mi soffermo su un pittore ceco, esponente della pittura astratta e dell’orfismo: Kupka.

Per Kupka l’esperienza fondamentale e decisiva è quella del male. Indubbiamente il male non è soltanto la fragilità o la debolezza, o imperfezione che cospira nell’armonia dell’universo, esprime l’indifferenza sulle diverse personalità in procinto di disgregarsi nel nulla.

Siamo alla fine del XIX secolo, nella capitale dell’Impero austro-ungarico, un Impero multietnico si sta pian piano dissolvendo a causa dei conflitti interni e dalla varietà di entine diverse. Sul piano culturale è un polo vivace e pieno di stimoli. Il pittore Kupka inizia a copiare dal vivo passando per Vienna, la culla della nuova arte.

Attratto dalla geometrizzazione dell’architettura, è totalmente evidente il suo interesse per la secessione viennese, per quell’astrattismo lontano dalle accademie rigide e chiuse alle novità.

Il giovane pittore scopre Schopenhauer, che esercita su di lui un’influenza considerevole come su tutti i pittori del XX secolo.

La dottrina filosofica tedesca può essere paragonata a una vasta evocazione magica che tenta di svelare la potenza del mondo. La filosofia e l’occultismo sono molto in voga nella sua cultura personale. E’ cresciuto in una regione intrinseca di misteri e spiriti, lui stesso è stato un medium.

Fu un uomo che si poneva molte domande sulla natura metafisica del mondo, la creazione naturale, sul potere della natura, sul posto dell’uomo nell’universo che provoca un enorme attrazione per la corrente del New Age, interessandosi a tutte le tecniche di mediazione che provenivano dall’est. Egli si nutriva di quello spirito metafisico e mistico.

Kurpa s’inserisce in una comunità dche pratica sedute spiritiche. Interpreta l’arte in base alle sue intenzioni personali.

L’astrattismo è la sua scelta di negare la rappresentazione della realtà per esaltare i propri sentimenti attraverso l’uso delle forme e colori, inteso come risultato dell’incontro tra uomo e mondo, in un alternarsi di gioie e dolori. Si considera un filosofo della natura.

 

 

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