Quel tizio dei social: Pawel Kuczynski

Pawel Kuczynski è un nome che potrebbe non dire niente a molti, ma la sua arte la conosciamo più o meno tutti. Ebbene si, vi basterà dare un’occhiata alle sue opere per dire: “ah ma quindi l’ha fatta lui?”. Stiamo parlando infatti dell’autore di quelle geniali illustrazioni che dileggiano la società contemporanea e che troviamo spesso condivise viralmente sui social. Il successo delle sue opere è dovuto all’immediatezza del messaggio contenuto, una capacità unica di raccontare i paradossali meccanismi che animano i nostri tempi. Lo fa attraverso accostamenti di figure e situazioni appartenenti a sfere diverse ma pur sempre collegate da un sottilissimo filo logico.

Il suo stile a primo impatto rimanda subito alla pittura metafisica e al surrealismo ma di fatto di metafisico e surrealista non ha nulla. Ciò che lo avvicina a queste due avanguardie sono soprattutto le ambientazioni oniriche delle scene, le quali portano lo spettatore in una dimensione visionaria. Non c’è però niente di enigmatico e non c’è nessun elemento di no sense nelle sue composizioni, tutto ha senso. Non è un’indagine del subconscio ma è proprio il contrario.

Il subconscio è soltanto simulato, Kuczynski sembra voglia dirci che anche se ci sembrano incredibili quelle cose non le stiamo sognando ma vivendo tutti i giorni. Il linguaggio del sogno è utilizzato un po’ come quando imitiamo uno straniero che parla la nostra lingua, cioè le parole sono sempre le nostre ma le pronunciamo nel modo di altri. In questo caso si parla la “lingua della realtà” utilizzando la “pronuncia” del sogno, ovvero si disegna come se fosse un sogno ciò che invece accade tutti i giorni mentre siamo svegli e intenti a trascorrere il nostro tempo. Ma la vera genialità di Pawel Kuczynski sta nei contenuti più che nella forma. Ogni illustrazione è un capolavoro di metafore alle quali non c’è mai niente da aggiungere, gli bastano poche figure per svelarci i meccanismi della nostra società. Si potrebbe dire che sia un poeta prima ancora che pittore, o come si usa dire nella musica “un paroliere”.

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