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Ex-Voto

Ex Dogana è uno spazio polifunzionale immenso, di circa 23.000 metri quadrati, declinati in diversi tipi di utilizzo (concerti, dj set, serate a tema, eventi gastronomici, persino un planetario), che oggi torna ad occuparsi anche di arti figurative, dopo il grande successo della mostra Paradiso Inclinato tenutasi nel 2016, grazie alla creazione di un nuovo spazio espositivo interno.

Parliamo di una vera e propria white cube, che si propone di portare avanti un progetto continuativo dedicato al mondo dell’arte contemporanea, inaugurato dalla mostra Ex-Voto, visitabile fino al prossimo 5 maggio, che raccoglie un corpus di lavori realizzati dagli artisti residenti nella Factory interna di Ex Dogana.

Il titolo della mostra gioca con le assonanze riferite in primo luogo alla sede ospitante, e poi al nome del gruppo di curatori che hanno seguito e organizzato l’evento: parliamo del Collettivo EX composto da Loredana Calvet, Silvia Marsano e Francesca La Croce, oltre che chiaramente sull’iconografia e il concetto dell’ ex-voto inteso come pratica religiosa ma anche laicamente popolare.

Le opere hanno tutte un punto in comune, ossia l’utilizzo del marmo: siamo nel cuore del quartiere romano di San Lorenzo, famoso per la presenza, vecchia di generazioni, di vari laboratori di marmisti, situati strategicamente nella zona soprattutto a causa della presenza del cimitero ormai monumentale del Verano. Il loro apporto è stato fondamentale per la realizzazione della mostra, in quanto attraverso il loro operato artigianale hanno unito le diverse poetiche degli artisti ad un materiale comune a tutti, ossia il marmo.

Sono nove gli artisti in mostra: Andreco, Borondo, Ciredz, Giannì, Grimaldi, Puxeddu, Sbagliato, Scorcucchi e Tellas; sono pittori, scultori, fotografi, street artist, e ognuno di loro interpreta con il proprio stile il tema della mostra. Le opere sono allestite in una stanza in penombra su una parete unica, come accade nel caso degli ex voto religiosi; una accanto all’altra, si danno risalto reciproco proprio grazie all’eterogeneità cromatica e stilistica, creando una convincente preghiera contemporanea.

 

 

Ex-Voto

Ex-Dogana, Via dello Scalo San Lorenzo 10 – Roma

Dall’ 11 aprile al 5 maggio 2018

Colera: una storia di mani sporche e amicizia

Colera è un progetto fatto di mani sporche e amicizia. È una storia che parla di affinità artistica e voglia di sperimentare. La storia di sei artisti che si sono ritrovati a Londra uniti da un comune desiderio di fare arte, e che ora ripropongono la stessa esperienza anche a Roma.

Gli artisti in questione sono Borondo, Run, Servadio e il trio Canemorto. La sperimentazione messa in atto, invece, è quella legata all’investigazione delle possibilità del monotipo, mezzo ibrido a metà tra pittura e stampa, ottenuto attraverso l’impressione di una lastra dipinta a mano su un supporto cartaceo. Il frutto di questa collaborazione e sperimentazione, un grandissimo numero di monotipi, è ora protagonista di una collettiva curata da Chiara Pietropaoli, in cui questi artisti legati al mondo della street art e della cultura underground si trasformano per l’occasione in artisti da studio, tappezzando interamente le pareti della Galleria VARSI con le loro opere fino al 23 aprile.

L’utilizzo comune di un unico mezzo espressivo, genera inevitabilmente un interessante confronto tra gli artisti, lasciando emergere i diversi stili e le diverse identità.

Interessante, poi, anche la scelta di esporre, insieme alle opere, anche gli strumenti utilizzati per realizzarle. Il torchio calcografico, ad esempio, è protagonista al centro della galleria, mentre pennelli, punte, rulli e altri attrezzi sono esposti in una teca all’ingresso, a sottolineare fin da subito il motore primario della mostra, cioè il comune desiderio di sperimentare. Si può immaginare, così, il gruppo in preda al fermento artistico e intento a creare, le sei menti immaginare e le dodici mani sporcarsi di inchiostro. Questo, forse, il vero fascino della mostra: più che le singole opere finite (seppur di grande bellezza estetica), il processo che ha portato alla loro realizzazione.

Colera è un progetto che attraverso la dimensione collettiva, la tecnica, lo scambio di idee, ricorda le cose belle di altri tempi. Come il bianco e nero delle opere che lo compongono, rimanda ad altri valori e ad un’altra epoca, che forse però non è ancora persa per sempre.

Fino al 23 aprile 2017

Galleria VARSI

Via di San Salvatore in Campo, 51

Roma

 

Ingresso libero

 

www.galleriavarsi.it

 

Borondo: il bello nel brutto

Periferie, palazzacci, strutture abbandonate e luoghi di degrado: la città contemporanea, più che in qualsiasi altra epoca, è satura di obbrobri. Ma è nel disgustoso ambiente urbano che ha germogliato la Street Art, come il corallo che cresce sul relitto di una nave affondata, portando colore e luce dove regna la tristezza. Ovviamente non tutto è arte come non tutto è vandalismo, ecco perché è fondamentale operare una distinzione netta tra il babbeo che aggiunge altro brutto allo schifo e l’artista che invece valorizza qualcosa con il suo intervento. Chi di sicuro può permettersi di “sporcare” le nostre città è Gonzalo Borondo, giovanissimo artista spagnolo che rappresenta una delle migliori realtà nel panorama della Street Art europea. Le sue figure umane indagano nel profondo le inquietudini dell’uomo moderno, le paure e le incertezze proprie di chi vive negli ambienti cittadini. E’ nei corpi, nei volti e in quella pittura graffiata che l’artista ci mostra l’animo della nostra società, ingabbiato da regole e pregiudizi, mai libero di esprimere pienamente se stesso perché nel mondo odierno diamo troppa importanza a come ci vedono gli altri, costringendo noi stessi a reprimere le pulsioni più profonde.Borondo dipinge il nostro Es, lui tira fuori l’immagine della nostra interiorità repressa che affiora come un fantasma, immateriale come il suo segno sembra suggerirci. Un rudere, una fermata del bus, una vetrina insulsa, delle balle di fieno, possono trasformarsi in fenomenali contenitori d’arte grazie alla mente di Gonzalo Borondo. Ed è proprio questo il grande insegnamento della Street Art: in un mondo dove vige la logica del buttare e ricomprare nuovo è meglio che riparare, solo chi sa valorizzare ciò che gli altri butterebbero può dirsi veramente libero. E’ con la nostra fantasia che possiamo crearci il bello nel brutto che ci circonda.