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Visioni mitiche di un mondo nuovo

Il futurismo è il primo movimento d’avanguardia nato in Italia, destinato a rompere l’isolamento provinciale della nostra cultura e a riaprire un dialogo tra Italia e Europa. Il Futurismo nasce ufficialmente nel 1909 con la pubblicazione del Manifesto del movimento sul giornale parigino “Figaro.

Il Futurismo è il movimento italiano che in termini interazionali più profetico del XX secolo.

L’apologia della macchina della velocità. Diceva Marinetti è più bella la macchina da corsa della Niki di Samotracie.

Una modernità spinta della tecnologia, specialmente aiutava a passare l’Italia dalla civiltà contadina alla modernità.

I futuristi iniziano il secolo scardinando il rapporto con gli artisti al committente religioso o laico e esprimono anche i germogli di quel narcisismo che porterà alla fine del loro secolo l’arte a momenti di imbarazzo totale.

Un anno che segna un punto di svolta decisivo nello sviluppo culturale d’Italia. Le tradizioni ereditate dall’antichità e custodite nei secoli da una comunità mondiale sensibile all’arte, così come l’idea di un’Arcadia eterna, alimentata dai viaggiatori fino a Ottocento inoltrato, sono logore ormai da tempo.

Nel XIX secolo questa cultura che vive delle glorie del passato non manifesta segnali di rinnovamento. Il faticoso cammino politico, sociale ed economico intrapreso dall’Italia nella seconda metà dell’Ottocento, l’epoca del Risorgimento, verso la costruzione di una nazione unita e moderna, contribuisce a reprimere le forze emancipatrici. Anche i macchiaioli , che con la loro pittura vitale e informale formulano un equivalente artistico dello stato nazionale italiano in erba, producendo soltanto una versione molto meno incisiva dell’impressionismo francese immediatamente precedente.

Il Novecento porta una ventata di rinnovamento e l’Italia viene coinvolta nel turbine di correnti progressive moderne come l’espressionismo e il nascente cubismo.

Il Futurismo, perciò, non è un’avanguardia che persegue esclusivamente un rinnovamento estetico formale, ma piuttosto si sforza di diventare un costume di vita. Una visione cui aderiscono artisti dalle personalità disparate, che con la loro individualità arricchiscono il movimento, ma al tempo stesso lo rendono soggetto a controversie e scissioni.

Tra Simbolismo e Futurismo. Gaetano Previati

In occasione del centenario della morte, la città natale rende omaggio a Previati con una mostra organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte e dalle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea, che conservano un vasto fondo di dipinti e opere su carta dell’artista.

La rassegna presenta al pubblico più di sessanta opere, accostando olii, pastelli e disegni delle collezioni civiche ferraresi (circa trentacinque) ad un notevole nucleo di opere concesse in prestito da collezioni pubbliche e private. Completano la selezione alcuni importanti documenti inediti.

L’esposizione vuole evidenziare la tensione costante nella ricerca di Previati verso il superamento dei tradizionali confini della pittura “da cavalletto”, intesa come mezzo espressivo, come codice visivo o ancora come modalità di interazione con il pubblico. Affascinato dall’espressione dei sentimenti e dall’impegno nei grandi formati per la sua educazione tardoromantica, l’artista mette in gioco un approccio sperimentale ai soggetti e ai meccanismi della visione che gli permette di raggiungere esiti inediti. Per questo la sua ricerca occupa un fondamentale ruolo di snodo nel rinnovamento dell’arte italiana al volgere del secolo: Previati è stato considerato un erede dei maestri del passato, una figura guida del divisionismo italiano, ma anche un esempio per i giovani futuristi. Proprio per questa posizione affascinante e complessa, la sua vicenda artistica ha ancora diverse zone d’ombra che meritano di essere esplorate.

Ad aprire la mostra sarà un bozzetto del visionario dipinto Gli ostaggi di Crema del 1879, che vale a Previati, non ancora trentenne, la prima affermazione pubblica e la reputazione di «indole artistica ardita fino all’esagerazione». All’interesse per i temi storici si affianca presto la fascinazione per i soggetti maudit, come testimoniano le Fumatrici di oppio o la Cleopatra.
La svolta fondamentale coincide con l’adesione al divisionismo: a segnare questo passaggio sarà un’opera emblematica, Nel prato di Palazzo Pitti, il «primo tentativo della tecnica nuova della spezzatura del colore, una tecnica che dà l’impressione di una maggiore intensità di luce», come afferma lo stesso pittore. Grandi disegni, dipinti e materiali inediti documentano quindi il progetto di trasferire in pittura le impressioni musicali, intorno alla vicenda ferrarese di Ugo e Parisina.

Un’altra celebre storia d’amore, quella di Paolo e Francesca, sollecita a più riprese la fantasia di Previati, culminando nel capolavoro del 1909, una vera e propria pittura di “stati d’animo” che si espandono oltre i confini della tela: per questa ragione il dipinto è considerato una delle matrici del celebre trittico degli Stati d’animo di Umberto Boccioni.

L’approccio innovativo dell’artista ferrarese investe anche i tradizionali generi pittorici, come testimonia la sezione dei dipinti a tema religioso. Quanto al paesaggio, Previati procede a spogliare la scena di dettagli per lasciare spazio alla gioiosa espressività del colore e della luce. Nello straordinario Colline liguri una distesa di prati cosparsi di gerani è, insieme alla volta celeste, l’assoluta protagonista di una visione che trasmette una sensazione di pienezza e immensità.

Valorizzando le nuove possibilità offerte dall’industria editoriale, con le illustrazioni per i Racconti di Edgar Allan Poe e con quelle per I promessi sposi manzoniani, il ferrarese sperimenta un nuovo codice di illustrazione che mette in scena le atmosfere psicologiche e gli stati d’animo dei protagonisti del testo letterario.

Con il ciclo delle Vie del commercio (1914-16) per la Camera di Commercio di Milano il cerchio si chiude: le tematiche della modernità al centro della poetica di Marinetti e Boccioni offrono nuove possibilità alla pittura decorativa dell’anziano maestro. Uno dei grandi pannelli del ciclo, La ferrovia del Pacifico, sarà eccezionalmente esposto in mostra, corredato di disegni. Si tratta di una delle prove più affascinanti della tarda maturità, con cui Previati dà prova di sapersi muovere oltre il recinto dei temi tradizionali per cimentarsi con l’immaginario tecnologico e “globale”.

 

 

Dal 08 Febbraio 2020 al 07 Giugno 2020

Ferrara

Luogo: Castello Estense

Indirizzo: largo Castello 1

Curatori: Chiara Vorrasi

Enti promotori:

  • Fondazione Ferrara Arte Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea e Servizio Castello Estense
  • Musei d’Arte Antica Sacra e Storico-Scientifici

Telefono per informazioni: +39 0532 299233

E-Mail info: castelloestense@comune.fe.it

Sito ufficiale: http://www.castelloestense.it

L’arte del Futuro

Il Futurismo in chiave mitico-allegorica dà vita a una concezione dell’arte come attività separata dal flusso della vita, avente il merito di aver capito che i mezzi di comunicazione sono linfa vitale per la cultura.

Il futurismo, che ambisce a essere un’avanguardia di massa con ampia visibilità, introduce nel mondo l’arte dell’agitazione politica. La stessa struttura del movimento ricalca quella d’un partito, con un leader e una direzione costituita dai principali artisti del gruppo.

La ricerca della popolarità spinge i futuristi oltre i soliti circuiti dei salotti culturali verso strade di comunicazione alternative: dall’autoproduzione editoriale all’uso di diffondere i manifesti attraverso l’agile e veloce strumento del volantino, fino a concepire un’arte teatrale del tutto originale in cui gli artisti si producono con strumenti della provocazione e dello scandalo. Vere e proprie battaglie esplodono nei teatri delle grandi e piccole città, travolti dal ciclone delle tournée, il cui scopo è di attirare l’attenzione per rastrellare un maggior numero di simpatizzanti.

Il circolo futurista costituisce un divertimento assicurato per ogni classe sociale: dai borghesi, aristocratici, studenti, fino agli operai. Si guarda con attenzione alle forme creative destinate al vasto pubblico, come il teatro o il circo, vedendovi una fonte d’ispirazione proprio per il carattere di libertà e vitalità che esse contengono.

L’equivoco, il bisticcio, sono un modo spontaneo per mettere in discussione il significato della realtà stessa. La risata, l’umorismo, costituiscono l’ingrediente indispensabile nel manifesto futurista, che contribuisce a ribaltare atteggiamenti e costumi imposti dalle consuetudini.

Il Futurismo così inaugura una forma di polemica che sarà ereditata dalle successive avanguardie. Una minaccia accesa contro il culto del passato e la tirannia delle accademie che opprimono la letteratura contemporanea. Una sorta di veglia funebre attorno al cadavere del passato culturale da cui l’autore intende distaccarsi, dando l’addio a una concezione dell’arte come attività separata dal flusso della vita.

La città futurista di Antonio Sant’Elia

«Noi dobbiamo inventare e fabbricare ex novo la città moderna simile ad un immenso cantiere tumultuante, agile, mobile, dinamico in ogni sua parte, e la casa moderna simile ad una macchina gigantesca».
Antonio Sant’Elia, giugno 1914.

Antonio Sant’Elia (1888 – 1916) fu un architetto e pittore italiano, esponente di spicco del Futurismo. Sempre più legato al contesto storico in cui vive, il suo stile sviluppa una ricerca formale nell’ambito dell’industrializzazione, tenendo conto dei nuovi materiali edilizi, quali cemento armato, vetro o armature in ferro. Il suo maestro e fonte d’ispirazione fu il secessionista viennese Otto Wagner.
L’evoluzione del suo stile era legato al contesto storico in cui l’architetto era immerso, ovvero quello dell’industrializzazione. Le macchine stavano cambiando il modo in cui si percepiva il mondo circostante, non solo rendendo più semplice la produzione industriale, ma anche facendo sbocciare nella gente un senso di accelerazione verso l’avvenire.
La sua concezione dell’architettura futurista si evince in modo limpido da ciò che scrive nel suo manifesto: «L’architettura futurista è l’architettura del calcolo, dell’audacia temeraria e della semplicità; l’architettura del cemento armato, del ferro, del vetro, del cartone, della fibra tessile e di tutti quei surrogati del legno, della pietra e del mattone che permettono di ottenere il massimo della elasticità e della leggerezza».
Fra i numerosi schizzi dell’architetto si ricorda Studio per la Città Nuova, iniziati nel 1909, ove a dominare sono la volumetria netta delle forme, l’uso costante di contrafforti, scalinate che conferiscono un andamento piramidale alle costruzioni e grandi superfici dalla forma a cupola. In quest’opera la principale ispirazione dell’architetto italiano è la metropoli, con i suoi elementi caratterizzanti, quali la monumentalità e la grandiosità delle forme, la cui forte verticalità corrisponde alle numerose comunicazioni orizzontali attinenti il traffico, la velocità delle automobili e della linea ferroviaria. La città diventa, nell’immaginazione di Antonio Sant’Elia, un grande cantiere caotico e dinamico, nel quale è possibile dar sfogo all’inventività grazie all’ausilio di materiali innovativi.
Le due sole opere di Antonio Sant’Elia realizzate, in quanto morì durante la guerra, furono la villa Elisi, progettata nel 1912, a San Maurizio sopra Como e il monumento ai caduti, realizzato sempre a Como.

Verità nascoste. Le donne del Futurismo

«Donne, per troppo tempo sviate le morali e i pregiudizi, ritornate al vostro istinto sublime: alla violenza e alla crudeltà». Correva l’anno 1912, e con tali parole Valentine de Sant Point scriveva il Manifesto della donna futurista, rispondendo a Marinetti, che nel 1909 firma il Manifesto del Futurismo su Le Figaro.

Inutile ricordarlo, la donna per molto tempo è stata esclusa, disprezzata, evitata. Nel corso del Novecento la partecipazione inizia a sentirsi, e la mostra del Man ha il potere di illuminarci su un aspetto che ben pochi conoscono. Il Futurismo, una delle avanguardie storiche più importanti del Novecento, nasconde una piccola ma intensa parte che vede protagoniste le donne, pronte ad esaltare la femminilità.

Una mostra tutta al futurismo femminile, curata da Chiara Gatti e Raffaella Resch, anima le sale del museo Man di Nuoro, L’elica e la luce. Le futuriste 1912-1944. Corpo e danza, volo e velocità, paesaggio e astrazione, forme e parole. Quattro affascinanti sezioni costruiscono un percorso espositivo di oltre cento opere tra pitture, disegni, sculture, tessuti e oggetti d’arte applicata, accompagnati da interessantissimi video documentari, testi e materiali d’archivio difficilmente consultabili in un’unica occasione.

Danzatrici, aviatrici, fotografe, scenografe, attrici, letterate e pittrici. Insomma vere e proprie artiste che dagli anni dieci fino agli anni quaranta si sono messe in gioco, volevano farsi sentire, unite e ribelli. Hanno firmato manifesti, partecipavano alle mostre, sperimentato stili e materiali diversi, hanno portato avanti la ricerca artistica del secolo. Tra i nomi più noti della mostra spicca Benedetta Cappa, moglie di Marinetti, Marisa Mori, Adele Gloria, Giannina Censi, Luce Balla, Gigia Corona.

 

 

L’elica e la luce. Le futuriste 1912-1944

Fino al 10 giugno 2018

Tutti giorni della settimana (feste comprese) tranne il lunedì. 10:00/13:00 – 15:00/19:00

MAN_Museo d’Arte della Provincia di Nuoro – Via Sebastiano Satta 27, Nuoro

Info: +39 0784 252110

info@museoman.it

www.museoman.it

La nascita del Futurismo in Italia

Il Futurismo fu tra le prima avanguardie europee, e come tale scelse un nome che implicava il suo anelito verso la modernità, il rinnovamento, la rottura con gli schemi prestabiliti.

Se la tradizione nella maggior parte dei casi determina un valore aggiunto all’interno di una compagine culturale, nel caso italiano occorre dire che al principio del XX secolo il peso del passato frenava anziché stimolare le ricerche e gli esiti artistici.

Il nome del movimento Futurista rimanda al’omonimo titolo del Manifesto che lo scrittore e drammaturgo Filippo Tommaso Marinetti aveva pubblicato nel 1909 a Parigi sul quotidiano Le Figaro. Gli 11 punti in cui questo era suddiviso si ricollegavano alle stesse istanze che avrebbero di lì a poco smosso gli animi degli artisti appartenenti al primo Futurismo italiano: il culto dell’azione, la rottura con i retaggi passati, il potenziale dell’uomo e il concetto di dinamismo nelle sue molteplici accezioni.

L’anno successivo la pubblicazione Marinetti incontrerà Umberto Boccioni, Carlo Carrà e Luigi; il dialogo tra questi personaggi sarà talmente proficuo da determinare la stesura e la pubblicazione del primo Manifesto dei Pittori Futuristi, al quale seguirà alcuni mesi dopo quello Tecnico della Pittura Futurista, al quale, oltre ai tre artisti sopracitati, aderiranno anche i pittori Giacomo Balla e Gino Severini. I temi focali dei due manifesti si riallineano a quelli contenuti nel testo Marinettiano, inneggiando soprattutto alla vita moderna, al suo tumulto e alla sua velocità. Il concetto di velocità o dinamismo è difatti il perno dell’ideologia futurista, non solo intenso come spinta verso il futuro e distruzione dei farraginosi schemi accademici appartenenti ormai a un passato remoto. Il dinamismo che questi artisti tanto tenacemente cercano di rappresentare attraverso le loro opere è il flusso stesso della vita, la vibrazione costante nella quale siamo tutti immersi, un mare di onde in movimento che risentono di qualsiasi influenza esterna, anche ad esempio degli stati d’animo o delle emozioni che tutti noi possiamo provare. Tutto quello che vediamo e sentiamo non rimane infatti nell’interiorità della nostra mente e della nostra persona, bensì diventa colore, forma -pensiero, pura energia che l’artista, in quanto veggente, può identificare e visualizzare, cercando poi di riportarla sulla tela attraverso il suo lavoro.

Questo concetto si ricollega anche alle nuove scoperte scientifiche portate avanti in quegli stessi anni, come quella dei raggi X e delle onde elettromagnetiche, scoperte che sembrano avvalorare sempre di più la tesi che ci sia un livello di esistenza ulteriore rispetto a quello visibile, tesi che verrà portata avanti anche dal fronte opposto ma complementare a quello scientifico, ossia quello dell’ occultismo.

Molteplici infatti sono i circoli esoterici che si formano in questi anni, dove medium e sensitivi rendono nota la loro capacità di vedere il mondo di luci e aure che circonda il reale e si mettono in contatto con dimensioni ultraterrene.

Ma la velocità e il dinamismo venerati dai Futuristi non sono intesi solo in senso spirituale ma anche come l’idea di movimento nello spazio: la loro volontà è quella di catturare lo spostamento di un corpo o di un oggetto colto in un’azione che si svolge nel tempo. Questo sarà uno dei principi basilari della pittura e soprattutto della scultura futurista, che ci mostreranno così dei soggetti poco riconoscibili a livello figurativo poiché depurati dall’accessorio per rivelare la loro natura profonda attraverso lo svelamento delle cosiddette linee-forza, che sono lo scheletro strutturale del reale.

Un corpo, un oggetto, non sarà mai fisso, ma sarà in costante mutamento, in corsa verso altre posizioni nello spazio, o intento a lottare o dialogare con le energie che lo circondano, trasformato in onda di colore e forma che si piegano sotto l’avanzare del moto.

Il primo Futurismo italiano si concluse alla fine della prima guerra mondiale, quando persero la vita molti componenti del gruppo, tra cui Umberto Boccioni e il brillante architetto Antonio Sant’Elia.

Convinti interventisti, molti di loro infatti aderirono alla chiamata alle armi, collegando la volontà giovanile e entusiasta di rinnovamento a un evento bellico che fu da loro visto come possibilità di rinascita per il paese ma che li portò purtroppo alla morte, privandoci così di menti geniali e fortemente in anticipo sui tempi.

 

[Articolo collegato alla mostra “Volcano ed altri cicli” che si è svolta a Isili (Sud Sardegna) a partire dal 28 dicembre 2017 e che ha visto l’esposizione di alcuni cicli evolutivi del percorso artistico di Antonio Mallus, formatosi nel clima neoavanguardistico degli anni Settanta ed avendo come maestri spirituali Kandinsky, Mondrian ed il primo Futurismo. Evento realizzato dall’associazione Youth Caravella con il contributo dell’Assessorato al Turismo della Regione Autonoma della Sardegna e dalla partnership con il Comune di Isili, del Comune di Serri, del Santuario Nuragico Santa Vittoria di Serri, dall’Associazione Culturale Artecrazia e del giornale Artecracy.eu].

 

Giacomo Balla. I tempi del Tempo

Se oggi la fotografia viene considerata da tutti noi come il mezzo più rapido per catturare un’immagine che colpisce la nostra vista e immaginazione, in tempi passati questa tecnica presupponeva un lavoro paziente, e soprattutto un’attesa, che diviene temporalità estesa. Il processo di ripresa, e poi quello di sviluppo e asciugatura poteva durare diverse ore, a volte anche un giorno.

Giacomo Balla era figlio di un fotografo; lui stesso lo aiutava spesso nella sua professione. La ricerca della resa della quarta dimensione nella sua pittura viene indubbiamente dalla matrice professionale paterna, che va ad unirsi felicemente con la parabola Futurista in cui entrerà a far parte, lui, più anziano rispetto agli altri membri dell’avanguardia italiana, ne assimilerà gli assiomi, arricchendola con la sua esperienza artistica più matura.

I Futuristi anelavano alla fusione delle tre dimensioni (lunghezza, larghezza profondità) nel minimo comun denominatore del movimento, inteso come dinamismo interiore o esteriore, volto alla rappresentazione di una spinta veloce verso l’avvenire. Balla sposa queste idee, ma introduce una quarta dimensione, legata al tempo e alla durata. Anche i Futuristi avevano condotto questa ricerca, ma in loro la resa della temporalità veniva divorata dal moto velocissimo che fondeva l’immagine in macchia quasi indistinta. Il concetto di durata proposta da Balla è di tipo più meccanico, offre una scansione dell’immagine che non perde mai nitidezza.

In una prima fase della sua carriera, Balla dipinge tramite la tecnica divisionista. Scomposizione dell’immagine in puntini luminosi, che, saggiamente distribuiti in base a ben precise leggi scientifiche teorizzate alla fine dell’800, la frantumano dapprima per poi ricomporla alla giusta distanza nella retina dello spettatore. Balla usa questa tecnica nel quadro Fidanzata a villa Borghese del 1902. L’immagine è un’istantanea di un pigro ed assolato pomeriggio domenicale, una passeggiata romantica in un parco romano. Ma già qui l’interesse per la durata degli eventi trapela dalla scelta della tecnica esecutiva, che come dicevamo presuppone un lavoro di smembramento e poi di nuovo di assimilazione del nervo ottico, quindi una durata. Ma oltre a ciò, l’immagine riassume in un tempo una sequenza di eventi: l’aver camminato a lungo con un clima probabilmente afoso, azione passata che porta a quella presente, contraddistinta dalla necessità di sedersi all’ombra a riposare, dallo sguardo stanco della donna, alla muta richiesta che le si legge negli occhi di procedere, in un futuro prossimo, al ritorno a casa, per ristorarsi.

Quando Balla diventa Futurballa, la resa del concetto temporale avanza ulteriormente. In Dinamismo di un cane al guinzaglio del 1912 ad esempio, lo scodinzolare e lo zampettare di un cagnolino a spasso con la padrona vengono resi in maniera simultanea, come se potessimo vedere in una sola immagine la condensazione dei tempi del tempo della sua passeggiata. Ciò è ancora più evidente in Ragazza che corre sul balcone, dello stesso anno: il suo correre avanti e indietro, appoggiata alla ringhiera del terrazzino, le cui sbarre diventano struttura fusa alla sua stessa massa muscolare ed ossea, integrate nell’equazione movimento + durata.

Ma la quintessenza di questa ricerca si ha con il dipinto Volo di rondini, del 1913. Le rappresentazioni delle fasi di volo dell’uccello si mescolano alla descrizione di diversi momenti di vita degli oggetti intorno a lui e a quelli dell’aria stessa, quasi che anche i dettagli atmosferici e le cose fossero suscettibili di mutamenti continui, che prendono corpo in questa rappresentazione che si estende, permettendoci di divorare con uno solo sguardo attimi diversi che si coniugano insieme in modo amabile, amalgamandosi senza mai perdere la loro specifica durata.

Venti Futuristi

Dal 13 Aprile 2017 al 02 Luglio 2017

SENIGALLIA | ANCONA

LUOGO: Palazzo del Duca

Inaugurazione giovedì 13 aprile 2017 ore 17.30 Auditorium San Rocco

 Orari: martedì, mercoledì e giovedì dalle 15 alle 20; venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 20

CURATORI: Stefano Papetti

ENTI PROMOTORI:

  • Sotto l’alto patronato del Mibact
  • Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi
  • Comune di Senigallia

COSTO DEL BIGLIETTO: intero euro 7, ridotto euro 5, agevolato 3,50 (visitatori in età compresa tra i diciotto e i venticinque anni), gruppi con oltre venti paganti euro 6, gratuito in età inferiore ai diciotto anni

TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 366 679.79.42

E-MAIL INFO: circuitomuseale@comune.senigallia.an.it

SITO UFFICIALE: http://www.comune.senigallia.an.it

Dal Futurismo al ritorno all’ordine. Pittura italiana del decennio cruciale 1910-1920

Il Museo Accorsi – Ometto è lieto di presentare una mostra che affronta e indaga, per la prima volta in una visione complessiva, la pittura italiana del decennio cruciale tra gli anni dieci e venti del Novecento. Curata da Nicoletta Colombo e organizzata in collaborazione con lo Studio Berman di Giuliana Godio, l’esposizione presenta 72 opere, di provenienza museale e da importanti collezioni private. La rassegna ripercorre il clima culturale italiano che segna la nascita dell’arte moderna ed esamina le nuove tendenze artistiche del decennio 1910-1920, dando seguito all’indagine sui fenomeni pittorici italiani del secolo XX, inaugurata dal museo con la passata mostra dedicata al Divisionismo tra Torino e Milano. Da Segantini a Balla.

La mostra prende idealmente l’avvio dal 1910 (anno emblematico segnato dall’uscita del Manifesto dei pittori futuristi e del Manifesto tecnico della pittura futurista), con opere degli autori del Futurismo storico: Filippo Tommaso Marinetti, Umberto Boccioni, Giacomo Balla, Carlo Carrà, Gino Severini, Luigi Russolo, Fortunato Depero e Primo Conti.

Sono rappresentati anche gli esponenti dell’eterodossia futurista e gli indipendenti del movimento, da Enrico Prampolini  a Mario Sironi, Achille Funi, Antonio Sant’Elia, Adriana Bisi Fabbri e Gerardo Dottori. La sezione futurista include la presenza di due fuoriusciti dalle fila futuriste, Romolo Romani, precursore delle tendenze astrattive, con due opere anticipatrici della poetica boccioniana (Ritratto di Giosuè Carducci 1906 e Ritratto d’uomo 1908) e Aroldo Bonzagni, testimone di un espressionismo di intonazione sociale, qui rappresentato dallo storico dipinto dal titolo Il tram di Monza 1916.

Il percorso prosegue con la seconda sezione dedicata ai simbolismi che registrano una persistenza stilistica dal decennio precedente, ora rinnovati in chiave espressionista, di intonazione popolare. La sezione illustra inoltre i secessionismi  che coinvolgono i linguaggi artistici giovanili italiani, segnali di un’avanguardia moderata che guardava all’arte coeva d’oltralpe: dai testimoni di Ca’ Pesaro ai partecipanti alle Secessioni romane, agli animatori della Secessioni bolognesi fino i movimenti giovanili napoletani degli anni a ridosso della Grande Guerra.

Un altro significativo segmento della rassegna è dedicato al primitivismo, tendenza volta al recupero del primordio inteso come azzeramento delle stratificazioni culturali per ritrovare la semplicità e il candore di espressioni popolari, ingenue, ispirate anche ai trecentisti e quattrocentisti italiani, Giotto e Paolo Uccello innanzi a tutti. In rappresentanza del clima primitivista suggestionato dall’opera di Rousseau il Doganiere e di André Derain, autori al tempo celebrati, si articolano le presenze dei dipinti di Carrà, Garbari, Gigiotti Zanini, Pompeo Borra, Alberto Salietti.

Il periodo segnato dalla Grande Guerra (1914-1918) dava corpo con maggiore incisività  alla crisi delle avanguardie e tracciava il cammino verso il recupero delle forme e del cosiddetto Ritorno all’ordine, fenomeno di portata europea, qui illustrato nella terza e ultima sezione della rassegna. La Metafisica, “l’altra faccia della modernità”, che perseguiva in comune con le avanguardie la rivoluzione dei contenuti ma non quella delle forme, è illustrata in mostra da opere di Giorgio de Chiric, di Carlo Carrà, Filippo de Pisis, accostate a saggi della metafisica eterodossa, rappresentata da Mario Sironi e Achille Funi, per approdare alla poetica di Valori Plastici, che dal 1918 diffondeva il principio della supremazia culturale e artistica italiana.

Nel 1919, con la fine di secessionismi, simbolismi e primitivismi, si avviava una tendenza corale al recupero della classicità in ottica moderna, svolta cioè secondo stili e linguaggi aggiornati, rappresentati da saggi pittorici di Casorati, Soffici, Sironi, Rosai, de Chirico, Severini, Funi, caratterizzati dai principi di sintesi, costruzione e plasticità, e incamminati con differenti declinazioni verso la successiva temperie del Novecento Italiano degli anni venti.

Fino al 18 Giugno 2017

Torino

Luogo: Museo di Arti Decorative Accorsi – Ometto

Curatori: Nicoletta Colombo

Enti promotori:

  • Città di Torino
  • Regione Piemonte

Costo del biglietto: intero € 8, ridotto € 6 (Studenti fino a 26 anni, over 65, convenzioni). Gratis con Abbonamento Musei

Telefono per informazioni: +39 011 837 688 / 3

E-Mail info: info@fondazioneaccorsi-ometto.it

Sito ufficiale: http://www.fondazioneaccorsi-ometto.it

Boccioni+100. Modernolatria

Venerdì 3 febbraio, alle ore 17.00, presso la Galleria Nazionale di Cosenza – Palazzo Arnone, si terrà l’inaugurazione della mostra Modernolatria, a cura di Melissa Acquesta, Gemma-Anaïs Principe e Valentina Tebala e con il coordinamento scientifico di Angela Acordon, direttore del Polo Museale della Calabria e Nella Mari, direttore della Galleria Nazionale di Cosenza.

Promossa dal Polo Museale della Calabria e dal Comune di Cosenza e dedicata, in occasione del centenario della sua morte, all’opera di Umberto Boccioni, la mostra cosentina vuole indagare il grande maestro futurista quale catalizzatore per stimoli e propulsioni estetiche contemporanee, e lo fa a partire dal suo stesso neologismo “modernolatria”, ovvero «adorazione del moderno».

Una chiara sintesi espressiva del culto futurista per il progresso tecnologico ed artistico, dove l’arte è intesa come strumento di ricerca verso la realtà circostante e il proprio tempo.

L’omaggio, che il Polo Museale della Calabria e il Comune di Cosenza vogliono dedicare a Boccioni, non ha connotazione commemorativa, né tanto meno vuole essere una retrospettiva sull’artista quanto piuttosto un focus su quanto è accaduto e accade +100 anni dopo.

Il tributo si estende in un discorso di continuità e suggestioni dinamiche che partono dall’artista reggino e si sviluppano in una mostra collettiva che include artisti nelle cui ricerche si ravvisano attitudini stilistiche e/o teoriche che testimoniano in qualche modo un’affinità, se non una spiccata eredità, con gli assunti e le problematiche boccioniane.

La mostra intende quindi esplorare i possibili sviluppi degli approcci e linguaggi dell’artista tradotti oggi, secondo una scelta curatoriale mirata a istituire connessioni e analogie o cortocircuiti talvolta interiori ed interpretativi, espliciti, finanche ironici, fra un grande artista storicizzato e gli artisti contemporanei esposti.

Modernolatria, allestita nella prestigiosa sede della Galleria Nazionale di Cosenza, che dell’artista ospita già una straordinaria collezione grafica, insieme al prestigioso pastello Gisella della Collezione Banca CARIME e alla scultura Forme uniche della continuità dello spazio proveniente dalla collezione Bilotti-Ruggi d’Aragona, è parte integrante del progetto BOCCIONI+100 che prevede anche la contaminazione scenografica e culturale di altri luoghi di interesse cittadino, in particolare il Castello Normanno Svevo, il Museo dei Brettii e degli Enotri e l’area di sperimentazione artistica dei BOCS Art, che accoglierà la sezione Boccioni in the BoCS.

Boccioni in the BoCS si compone di due interventi differenti ma legati fra loro e con le sedi espositive del territorio cosentino: il primo, statico, prevede una installazione site specific, già fruibile, che trasforma il modulo abitativo dei BoCS art in struttura allestitiva destinata ad ospitare un omaggio grafico dedicato all’opera di Umberto Boccioni; il secondo, dinamico, rivisita l’esperienza di residenza per gli artisti di Modernolatria in una forma di permanenza. Gli artisti coinvolti allestiranno i BOCS Art dell’Area 3, trasformandoli in veri e propri atelier dove sarà possibile conoscere il loro lavoro attraverso la forma dello studio-visit, in particolare meditare sulla genesi degli interventi di confronto/scontro con la poetica boccioniana.

 

Boccioni+100 Modernolatria+Boccioni in the BoCS 03.02.2017

 

BOCCIONI+100

Modernolatria

3 – 19 febbraio 2017

Galleria Nazionale di Cosenza – Palazzo Arnone

Via G. V. Gravina – Cosenza

Inaugurazione 3 febbraio 2017 – ore 17.00

Orari da martedì a domenica, ore 10.00 – 18.00

Ultimo ingresso ore 17.00 – Ingresso Gratuito

 

Boccioni in the BoCS

Area 3 Residenza artistica BoCS Art

Lungofiume Crati, via Dante Alighieri – Cosenza

3 febbraio 2017 – ore 19.00