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People, riflessioni sull’identità. Eddie Peake in mostra alla Galleria Lorcan O’Neill

Inaugurata da circa un mese presso la Galleria Lorcan O’Neill, la nuova mostra di Eddie Peake, artista britannico, è una riflessione sull’identità, sul doppio e sulla maschera. Indaga, per la prima volta tramite il solo segno pittorico, un approccio coercitivo sulla psicologia dell’uomo. People è il primo esperimento in cui l’artista decide di abbandonare le atmosfere immergenti, quasi kitsch, intervallate da performance e installazioni che lo caratterizzano, a favore di un “ritorno alle origini” in cui il segno, l’azione pittorica, diventa essa stessa indagine di come il solo gesto possa innescare nell’individuo dinamiche riflessive e relazioni tra il sé interiore e la propria identità.

In un perenne tentativo brecktiano di rendere il pubblico consapevole di se stesso come astante e osservatore, Peake propone una visione doppia in cui la ricerca di sé si scontra costantemente con una visione paradossale e coercitiva dell’essere indissolubilmente legata alla sfera personale e quella sociale. La mostra presenta quattro serie di dipinti, da quelli di grandi dimensioni (Cinema Screens) che annientano ogni spazio tra sé e l’opera, portando verso un’esperienza onnicomprensiva a 360°, in cui il desiderio è rappresentato così come viene sperimentato e vissuto nelle relazioni, per poi passare agli autoritratti legati alla sfera del privato e che riflettono sul confronto diretto con l’altro al di fuori del sé, libero da ogni mascheramento. Infine, i dipinti Head/Text e i Mirror Canvases che riflettono sulle contraddizioni del momento socio-politico globale, indagando le diverse possibilità dell’uomo di porsi all’interno di un ambiente sociale incoerente.

Sebbene i dipinti siano strutturati secondo un segno quasi serigrafico, accompagnato a toni sgargianti e vivaci, segno costante della produzione artistica di Peake, la riflessione su cui l’artista costruisce le connessioni tra i suoi quadri è tutt’altro che positiva. La critica mossa dall’artista, da sempre provocatorio oscillando tra l’osceno e il grottesco, considera i propri personaggi come sottoposti a specifici ruoli o disegni predisposti o imposti dalla società. Le relazioni, di qualsiasi genere esse siano, compaiono costantemente nella produzione di Peake, in una visione drammatica in cui il desiderio e la fisicità si compongono di diverse sfaccettature da cui si determinano altrettanti punti di vista che necessitano di uno sguardo ravvicinato e attento.

La mostra mette insieme un percorso di riflessioni che pretendono di essere accolte e vissute in maniera più profonda. L’artista invita a non fermarsi all’apparenza, ma ci svela che quella stessa apparenza è, essa stessa, potente mezzo coercitivo che confonde e imbroglia l’individuo. La richiesta è quindi quella di soffermarsi e lasciare che sia il confronto tra il sé sociale e il sé privato ad attivare le opere in contingenze di visione.

 

 

Eddie Peake. People

fino al 10 novembre 2018

Galleria Lorcan O’Neill

Vicolo dei Catinari n.3, 00186 ROMA

 

Orari: da martedì a sabato, h 11:00 – 19:00

Ingresso libero

 

 

Le vibrazioni temporali di Giorgio Griffa in mostra alla Galleria Lorcan O’Neill

Tempo, sequenze ritmate e segni ridotti al minimo invadono le bianche mura asettiche della Galleria Lorcan O’Neill in vicolo dei Catinari a Roma, vicino Campo de’ Fiori. Giorgio Griffa torna a invadere gli spazi della galleria che occupa la corte del bellissimo palazzo rinascimentale Santacroce. Dopo, infatti, la mostra del 2014 Danza dei Neuroni, Griffa presenta la sua seconda mostra personale nei locali capitolini dal titolo Giorgio Griffa: Paintings 1970-2017, una sintetica retrospettiva che ripercorre la sua cifra stilistica dalla fine degli anni Sessanta a oggi. È un viaggio che ci conduce in un mondo parallelo in cui l’opera è in costante divenire, dove vige su tutto una temporalità precaria e sospesa.

Giorgio Griffa dai suoi primissimi esordi ha introdotto una nuova visione del colore e del tempo, scegliendo in perfetta autonomia un metodo di lavoro che oggi ne identifica la sua pratica: la tela grezza. Si tratta, infatti, di materiali non trattati, dalla iuta al lino, poggiati e lavorati sul pavimento per evitare sgocciolamenti di colore. La cornice è assente, questo permette alle opere, una volta disposte sulle mura, di diventare parte viva del luogo creando un dialogo inaspettato tra le opere stesse e il supporto su cui sono presentate. Inoltre, Griffa ha da sempre prediletto un approccio fisico, come Pollock creava movimento e dinamismo, come una moderna danza, l’artista torinese cammina, calpesta la canapa, il cotone e lascia che ogni imperfezione della materia diventi parte integrante delle sue rappresentazioni.

In particolare, la mostra presenta una selezione di dipinti scelti per ogni decade della sua carriera caratterizzati dalla peculiarità lirica di ridurre il segno pittorico al minimo e concentrarsi su tre aspetti fondamentali: ritmo, sequenza e segno. Si tratta, infatti, di posizioni precise e ragionate del colore che non invadono la tela, ma ne costituiscono una sorta di work in progess in cui l’opera dà la sensazione di essere un “non finito”. Appaiono, poi, numerazioni prima semplicemente legate alla volontà di fare parte di un ciclo di lavori. Il numero è l’indizio per comprendere il divenire di ogni singola opera, altre volte i numeri diventano dei rapporti matematici come ad esempio nei lavori più recenti incentrati sul Canone Aureo. Il canone crea una sequenza di numeri che ha un inizio e mai una fine, può continuare ossessivamente all’infinito. È un salto nel buio, un’opera che tende all’ignoto e all’incontrollabile.

Sono segni primari, frequenze vibranti di pennellate color pastello e numeri che ci incuriosiscono e ci distraggono, li troviamo ovunque. Le opere di Giorgio Griffa nel loro essere analitiche, minimalisticamente originali, si presentano con le sembianze di narrazioni attraverso scelte tonali calde e rincuoranti e un segno puro, tradizionale che riporta a una vicinanza terrena con il primitivo o il primordiale. La terra che ci sta sotto i piedi è la stessa che è stata calpestata, integrata e accorpata alle tele e il tempo si presenta come il ticchettio di un orologio che non si ferma mai, continua a risuonare nella testa nel ricordo di un tempo che non avrà fine.

 

 

Galleria Lorcan O’Neill

Vicolo dei Catinari 3,

00186 – Roma

21 febbraio – 13 maggio 2017

Orari di apertura: Dal martedì al sabato ore 11.00 – 19.00

Ingresso: Gratuito