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Roberto Floreani. Ricordare Boccioni

La galleria Russo di Roma ospita la mostra Ricordare Boccioni, terza personale dell’artista Roberto Floreani, astrattista di fama che ha al suo attivo quasi settanta personali, e che in questa sede presenta per la prima volta un corpus di opere realizzate esclusivamente su carta.

La mostra è un chiaro omaggio a Umberto Boccioni, grandissimo artista nonché padre del Futurismo scomparso prematuramente per una caduta da cavallo nel 1916 durante un esercitazione militare; si era infatti arruolato per essere parte attiva di quella Grande Guerra che era parsa a lui e a una folta schiera di artisti come il sogno di rivalsa della modernità su un passato ormai stantio e che invece si rivelò teatro di morte per quasi tutti loro.

Ricordare Boccioni è l’ultima tappa di una serie di iniziative culturali che Floreani gli ha dedicato negli ultimi anni. Già nel 2015 infatti aveva dato il via al progetto “Ricordare”, che includeva la mostra personale a Palazzo Chiericati, oltre che la stesura del saggio “I Futuristi e la Grande Guerra” (finalista al Premio Acqui Storia) e la Serata teatrale “Zang Tumb Tumb” a Vicenza, per non citare il Congresso internazionale dedicato al Futurismo tenutosi a Lisbona che ha visto Floreani tra i relatori, fino alla recente pubblicazione del testo Umberto Boccioni-Arte vita, edito da Electa.

Alla galleria Russo sono esposte 35 opere, che hanno avuto un triennio di gestazione, dal 2015 al 2018, realizzate su un supporto frutto della ricerca materica dell’artista, che ha sviluppato un materiale nuovo, una carta-tessuto cannettata, combinata con medium diversi, dal vetro al carbone al legno.

Le opere sono presentate all’interno di cornici a cassetta in betulla bianca, una sorta di scatole della memoria dalle quali si affacciano elementi legati chiaramente alla figura di Boccioni (foto, immagini, elementi tratti dalla sua iconografia), un diario visivo della sua produzione e della sua stessa vita abbinati agli elementi geometrici ed astratti tipici della produzione di Floreani, nonché alle cromie da lui predilette, come si evince dall’uso di toni quali l’arancio, il rosso e il blu elettrico.

Un dialogo interessante ed efficace dunque, non semplice dedica ma spunto per nuove immagini e creazioni.

 

 

Galleria Russo

Via Alibert, 20 – Roma

Lunedì : 16.30 – 19.30

Martedì – Sabato : 10.00 – 19.30

Info: www.galleriarusso.it

 

Fausto Pirandello. Opere dal 1923 al 1973

Fino al 14 dicembre la Galleria Russo di Roma ospita la mostra Fausto Pirandello. Opere dal 1923 al 1973, un’eccezionale antologica dedicata ad uno dei più importanti protagonisti della pittura italiana del Novecento curata da Fabio Benzi e Flavia Matitti.

La mostra, organizzata dalla Galleria Russo in collaborazione con l’Associazione Fausto Pirandello e con la Fondazione Fausto Pirandello, propone uno straordinario itinerario nella produzione artistica del pittore, dalle intense opere degli anni ’20 caratterizzate dalla ricca plasticità cromatica, fino ai corpi dalla carnalità sofferta dei bagnanti, dalle campagne riarse dal sole e le vibranti vedute dei tetti di Roma rese con una materia scabra e allo stesso tempo sontuosa, alle nature morte di grande sapore intimista.

Oltre ottanta tra dipinti a olio e pastelli ripercorreranno pressoché l’intera attività dell’artista (Pirandello muore nel 1975), in un percorso espositivo che permette di ricostruire il complesso rapporto del pittore con la realtà, pervasa di un senso di inquietudine, di attesa, di stupore e di straniamento.

Fra le opere più significative in mostra anche alcuni dipinti storici, come Pastori e Testa di bambola, esposte rispettivamente alla II Quadriennale di Roma del 1935 e alla III Quadriennale di Roma del 1939, e le Grandi bagnanti, esposte alla Biennale di Venezia del 1962.

«Il tema dei ‘bagnanti’ – scrive il curatore Fabio Benzi – fu certamente tra i più intensamente frequentati da Fausto Pirandello, fino al punto da renderlo uno dei caratteri maggiormente identificativi della sua pittura: si tratta di composizioni di carnalità espressa e dolorosa, quasi ineluttabile, di grovigli di corpi senza pudicizia e senza esaltazione, quasi esausti da una stanchezza esistenziale, ma poi a partire dagli anni Cinquanta accesi da colori più puri e brillanti», come testimoniato in mostra dalla ricca serie dei pastelli di questo periodo.

L’esposizione metterà in evidenza le diverse tappe del percorso artistico di Pirandello, evidenziando il suo contributo all’evoluzione del linguaggio pittorico. Dopo aver contribuito ad esempio all’elaborazione del “tonalismo” della Scuola Romana (che diventerà patrimonio comune dei giovani pittori più innovativi degli anni Trenta), Pirandello «ne elaborò la soluzione materica e visionaria, spiritata e inquietante, attraverso figure spatolate, dalle posizioni e dai gesti quotidiani, ma come bloccati in composizioni ritmiche e innaturali», come scrive Benzi.

Proprio gli anni Trenta diventarono per l’artista fondamentali per il periodo di ricerca e trasformazione anche per la fase successiva, come evidenzia il critico Francesco Leone: «La tormentata autonomia che aveva segnato il suo percorso artistico nel corso degli anni trenta facendone un singolare punto di riferimento nel contesto artistico italiano – scrive Leone –  con risultati eccezionali capaci di piegare anche le più intense indagini estetiche europee, più o meno recenti, alla sua originale endiadi materia incombente/forma ordinatrice, caratterizzò le ricerche artistiche di Pirandello anche nell’immediato dopoguerra».

Quest’aspetto problematico del reale delle opere di Fausto – osserva Flavia Matitti – richiama gli scritti del padre Luigi. «Le sue nature morte, per esempio – ricorda la curatrice – sono popolate da oggetti miseri e misteriosi, spesso difficilmente riconoscibili, quasi il pittore volesse costringere l’osservatore ad affinare lo sguardo e a dubitare della verità della visione. Come in tante novelle di Luigi, agli oggetti sembra affidato il compito di rappresentare un senso di spaesamento esistenziale».

La mostra sarà corredata da un catalogo a colori bilingue edito da Manfredi Edizioni (Cesena), con testi critici di Fabio Benzi, Francesco Leone e Flavia Matitti.

Fonte arte.it

Fino al 14 Dicembre 2016

Roma

Luogo: Galleria Russo

Curatori: Fabio Benzi, Flavia Matitti

Enti promotori:

  • Galleria Russo
  • Associazione Fausto Pirandello
  • Fondazione Fausto Pirandello

Costo del biglietto: ingresso gratuito

Telefono per informazioni: +39 06 6789949

Sito ufficiale: http://www.galleriarusso.com