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Le molteplici forme dell’incerto. Samantha Passaniti da Curva Pura

È un perfetto gioco di equilibri tra armonia e disordine quello che invade gli spazi di Curva Pura in occasione della personale Confidence in the uncertain di Samantha Passaniti e a cura di Giorgia Basili. Entrare in una stanza ed essere abbagliati da un bianco diafano, brutale e talvolta accogliente, intimorisce ma allo stesso tempo avvolge in un turbinio di contrasti.

Le opere dell’artista, a cavallo tra sculture e installazioni site-specific, obbligano a rimanere perfettamente in bilico tra incertezza e possibilità e a trasformare quell’inquietezza in forza. È questo il presupposto di quella anti-fragilità che non è resilienza, ma la capacità di affidarsi all’incertezza e reagire alle difficoltà moltiplicandone la forza, come una Idra. Il lavoro di Samantha Passaniti è esattamente questo, ogni piccolo incastro della materia ci suggerisce una dimensione altra, quasi ancestrale, in cui le superfici diventano dei contenitori di memorie e stratificazioni di esperienze. In questo modo, gli oggetti/sculture assumo delle fattezze primordiali che puntano tutto sulla purezza del colore e sull’apparente semplicità delle forme. In effetti, la manipolazione di tali elementi di recupero che l’artista raccoglie percorrendo la natura, rigenera nuove ipotetiche strutture e composizioni dove, comunque, l’equilibrio e la precarietà ridefiniscono il concetto stesso di fragilità e, quindi, di incertezza. Nei singoli dettagli esistono infinite possibilità di rinascita, una sospensione metafisica presente e che livella quella linea immaginaria tra ciò che esiste e ciò che può essere immaginato.

La mostra è un incastro non solo di superfici, ma anche di sensazioni che si esplicitano anche nella forza emotiva degli elementi. Tale legame intensifica la resa stessa degli elementi veicolandone la comunicabilità attraverso una forza espressiva che si bilancia e si alimenta circolarmente: ogni tassello è parte di uno stesso procedimento che è, quindi, filo conduttore di un approccio emotivo ed esperienziale della materia. È anche grazie a questa dimensione che le opere di Samantha Passaniti si pongono diligentemente in un limbo in cui non esiste un tempo preciso, ma si sviluppa orizzontalmente, come una linea retta tra un tempo passato, conosciuto, e un tempo futuro, incerto. Un luogo buio, o forse carico di luce. È in questa dimensione del possibile che il lavoro dell’artista si genera e si nutre, un luogo dove ciò che si abbandona è il controllo di qualcosa che è sfuggevole e imprevedibile. L’unico modo per affrontarlo è accettarlo, farlo diventare parte attiva e consapevole della propria esistenza e convivere con quella fragilità e debolezza, mostrandone le infinite capacità di sopravvivenza con uno sguardo sempre al di là di ciò che è immaginabile.

 

Samantha Passaniti, Uncertain floor, 2021, courtesy of the artist, ph Samantha Passaniti

 

Samantha Passaniti, Air and weight, 2021, ph Marco Passaniti

 

Inner Mirror, installation view at Curva Pura Roma, ph Marco Passaniti

 

Samantha Passaniti, Uncertain Floor (dettaglio), 2021 ph marco Passaniti

 

Samantha Passaniti, Confidence in the uncertain, installation view at Curva Pura Roma, ph Marco Passaniti

 

Samantha Passaniti
Confidence in the uncertain
a cura di Giorgia Basili
fino al 2 maggio 2021
Curva Pura
Via Giuseppe Acerbi 1/A, Roma

Marko Tadić. Imagine a Moving Image

Nella visione di Tadić il mondo, ormai reduce dell’utopia modernista e socialista, si manifesta allo stadio miniaturizzato. Non si tratta tanto di un mondo fatto di cose, quanto delle macchine che le hanno mostrate o attraverso le quali ci sono apparse: il cinema, il museo, il display, la cartolina, ecc. Maquette espositive, piccoli schermi di proiezione, attrezzature sceniche e video-animazioni sono soltanto alcuni dei micro-dispositivi messi in campo nel lavoro di Tadić. È come se tutti gli elementi di questa visibilità organizzata e istituzionalizzata, una volta usciti dalla Storia, fossero restituiti a uno stadio d’innocenza originaria. Ormai ci stanno accanto come docili arnesi e utensili quotidiani, senza sapere se registrino una perdita (quali testimoni del disincanto) oppure se siano pronti a rimettersi in gioco quali soggetti di un nuovo mistero (di un nuovo incanto). Il rapporto tra immagini statiche e animate è il tema di una serie di collage e di disegni che esamina vari aspetti delle procedure cinematografiche. Accumulation of the images from below (2013/2014) rivisita i resti del patrimonio del modernismo, in particolare quello socialista in Jugoslavia; il punto di vista adottato non è accademico né storico o teorico, ed è privo di qualsiasi nostalgia feticista. Valutando il passato come una “terra straniera”, questa serie (e la relativa opera Table of Contents (2015/2016) che impiega display espositivi e modelli più piccoli) ripercorre la storia della condizione modernista locale. Tadić ne decostruisce e ricostruisce il vocabolario da un punto di vista formalista, utilizzandolo come base di ricerca per una nuova genesi. Tali opere sono create in primo luogo attraverso elementi visivi che giocano con i resti di idee costruttiviste e universaliste in materia di abitazione, progettazione, scienza e vita quotidiana, e sono legate in particolare ai modi di esporre. Questo è visibile nelle gallerie “tascabili”, ovvero proiezioni di strutture o modelli di visualizzazione in cui i frammenti del modernismo socialista sono presentati come opere d’arte.marko tadic

Fino al 15 Giugno 2016

LAURA BULIAN Gallery

via Piranesi 10, 20137 Milano

Dal lunedì al venerdì, 15.00 — 19.00

Ingresso libero