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Makoto: un giapponese innamorato del corpo (vuoto)

Makoto è un feticista del corpo umano, un amante del nihil nonché ex devoto classicista.

Basterebbe questa premessa, accompagnata dalla visione delle opere, per esaurire la curiosità di chi si accinge a conoscere per la prima volta questo artista giapponese sui generis.

Ciò non perché Makoto non possa dare molto di più, al contrario, solo pochi artisti sono in grado di manifestarsi chiari e limpidi nella loro semplicità. Pochissimi, i migliori, assurgono alla sintesi.

Lo scultore nato a Maebashi partorisce la tecnica Nukegara (la spoglia) dopo gli studi accademici sostenuti a Carrara – la prima esperienza nel Bel paese dopo aver lasciato la terra natia. Inevitabilmente influenzato dalla classicità, anche dopo un fugace innamoramento per Leonardo da Vinci in tenera età, decise di superare la pedissequa riproposizione maturata in Accademia per assurgere al vuoto ed al bianco poetico.

Quest’ultimo lascia allo spettatore la libertà di prediligere il colore più appropriato, attingendo dalla propria tavolozza immaginaria, e costringe a definire spazi e forme.
Il vuoto è il protagonista indiscusso, che grazie al bianco poetico impone all’astante uno sforzo immaginativo appena percettibile ma anche un senso di profonda angoscia per ciò che l’essere umano prova per ciò che non è definito.

Il corpo non è presente, ma l’energia vitale emerge prepotente. Makoto era solito trattare con lo shiatsu i propri modelli prima di procedere con il Nukegara e, al di là dell’evidente poco credibile concetto di “energia vitale” (riassumibile in Occidente come rilascio vascolare di flusso sanguigno), egli riesce nel proprio intento di dare un anima viva a ciò che è assente.

Tutte le opere di Makoto non fanno altro che testimoniare un innamoramento per il corpo là dove il corpo è assente. E’ il paradosso di un artista eccelso poiché sintetizzabile.

Mami Kataoka direttore artistico della 21esima Biennale di Sydney

Il Presidente della Biennale di Sydney Kate Mills ha accolto Mami Kataoka, chief curator al Mori Art Museum di Tokyo, per la prossima biennale australiana: «Siamo molto soddisfatti per la nomina di Mami Kataoka come direttore artistico della 21esima Biennale di Sydney. Si tratta di una dei curatori più esperti della regione, e siamo sicuri che Mami porterà una prospettiva veramente fresca e la sensibilità asiatico alla mostra del 2018, consentendo agli artisti della Biennale e al pubblico di esplorare in modo più approfondito il nostro rapporto con la regione del Pacifico-asiatico, sfidando le saggezze convenzionali».

Kataoka sarà la prima direttrice asiatica alla kermesse, dalla data della sua fondazione nel 1973: «Questo significa molto per me e, auspicabilmente, per la regione. Come direttore artistico sono interessata a domandarmi come possiamo testare il significato della Biennale, data la crescente comprensione delle modernità multiple, i molti contesti socio-politici e le complessità accelerate nelle condizioni del mondo di oggi». è stato il commento della neodirettrice.
Kataoka ha lavorato anche per la nona Biennale di Gwangju, come curatrice della tavola rotonda “Come l’arte contemporanea risveglia il passato”, e anche per l’Asian Art Museum di San Francisco e come curatrice per la mostra di Ai Weiwei all’Hirshhorn and Sculpture Garden di Washington.
Mami Kataoka. Fotografia: Daniel Boud

Mami Kataoka. Fotografia: Daniel Boud

Giorgio Morandi in Giappone

Inaugurata a Kobe, allo Hyogo Prefectural Museum of Art, Giorgio Morandi. la grande mostra curata dal Museo Morandi in collaborazione con The Tokyo Shimbun, che vedrà il maestro bolognese protagonista in tre importanti istituzioni museali giapponesi di altrettante città: dopo Kobe sarà infatti la volta di Tokyo (Tokyo Station Gallery, 20 febbraio – 10 aprile 2016) e Iwate (Iwate Museum of Art, 16 aprile – 5 giugno 2016).
Dopo diciassette anni tra il 1998 e il 1999 infatti si tenne una rassegna dedicata esclusivamente ai Paesaggi e ai Fiori l’opera di Giorgio Morandi torna in Giappone con un’ampia esposizione incentrata principalmente sulle sue Nature morte. La mostra approfondisce il tema principale della ricerca che ha caratterizzato l’opera dell’artista per l’intero arco della sua attività. La fama di Morandi è legata infatti a composizioni di bottiglie, scatole, vasi e altri oggetti di uso quotidiano, che diventano pretesti per un’indagine in cui si evidenzia l’aspetto geometrico e la purezza formale dei volumi. Per rendere evidente al pubblico giapponese questo aspetto del suo lavoro è stata individuata una selezione di Nature morte particolarmente esemplificative delle diverse fasi dell’artista. L’esposizione sottolinea la persistenza di alcuni oggetti all’interno di composizioni in cui la loro diversa disposizione nello spazio è sufficiente a rendere ogni quadro totalmente diverso dagli altri. Sono elementi che Morandi a volte posiziona in fila sul piano, a volte invece raggruppa in formazione serrata: quello che potrebbe sembrare monotonia è in realtà uno studio sistematico sulla geometria degli oggetti e sulla loro collocazione nello spazio, da cui nasce il concetto di serie e variante, affrontato da tanta letteratura critica morandiana.
Nella mostra vengono inoltre presentati anche alcuni significativi Paesaggi affrontati da Morandi in modo analogo alle Nature morte, in cui le case sono semplici volumi al pari degli oggetti; e allo stesso modo compare anche il tema dei Fiori, in cui l’elemento poetico convive con uno studio compositivo attento che rimanda sempre a poche e reiterate tipologie.

Opening Hours
10:00-18:00 (entrance permitted until 17:30)
Friday and Saturday during Special Exhibitions 10:00-20:00 (entrance permitted until 19:30)

HYOGO PREFECTURAL MUSEUM OF ART, KOBE