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La violenza nell’arte: il Neoespressionismo

Abbiamo avuto modo di parlare del gruppo CoBra, dell’informale, dell’espressionismo astratto. Ma esattamente cosa vuol dire il termine Neoespressionismo? Si tratta di un movimento artistico sviluppato negli anni Settanta in Europa e in America, rappresentato da una forte espressività, colori molto accesi ed energiche pennellate.

Etimologicamente parlando possiamo dare la definizione di nuovo espressionismo, nuovo rispetto all’avanguardia sviluppatasi all’inizio del secolo scorso, in Europa e in America. Ora, dopo le sperimentazioni astratte ed informali, l’arte figurativa, intrisa di tragiche esperienze politiche e sociali, tornò alla ribalta per comunicare, anzi per denunciare la miseria sociale dovuta al capitalismo ed alle profonde diversità collettive. Le ragioni dell’Espressionismo vengono rivisitate con una forte coscienza della contemporaneità, alcune volte anche con velate o dichiarate nostalgie nazionaliste.

Si tifa per un deciso recupero della figura rappresentata come riflesso del malessere sociale, un’immagine che si deteriora, si consuma e si rende immateriale dietro il ruvido trattamento pittorico.

Ancora una volta, sembra di respirare una nuova aria. La nuova ricerca artistica si connota come una serie di differenti ambiti d’indagine, spesso non separati gli uni dagli altri, ma che si intersecano e si sovrappongono nel tentativo di dare forma ad una nuova idea dell’opera. Il ruolo tradizionale della pittura da cavalletto è ancora contestato per un tipo di espressività fredda e distaccata, che usa il quadro quale supporto di immagini desunte dal nuovo panorama socio politico, in cui la storia dell’arte si congiunge con la società, facendo in modo che parte integrante dell’opera sia la propria attiva partecipazione e quella stessa del pubblico.

Le opere degli artisti Neoespressionisti si impongono con la drammaticità e con la violenza delle loro immagini, ma non sarà il loro stile ad accumunarli, perché ogni artista si riteneva libero di esprimersi con tecniche diverse. In Germania, personaggio di spicco del neoespressionismo fu Anselm Kiefer, che ha partecipato alla creazione del gruppo Cobra, propone molteplici versioni del tema dell’olocausto. In America i  neoespressionisti, conosciuti con il nome di New Image Painting, creavano opere figurative, a soggetto violento, figure distorte, con forti cromatismi; spesso l’immagine è quasi persa nel disfacimento di linee e colori sparsi sulla tela.

In America questo stile venne alternativamente etichettato come new fauvism, punk art e bad painting, i maggiori protagonisti furono Julian Schnabel, di cui ricordiamo le opere con frammenti di ceramica decorata, e famoso per i titoli irriverenti delle sue opere, come Circumnavigare nel mare di merda. Donald Sultan, legato all’Informale Materico, il suo stile allude alla sofferenza per la lotta con la materia, il disagio. In Italia, il Neoespressionismo prenderà il nome di Transavanguardia, e si sviluppa leggermente più tardi rispetto alla Germania e l’America. Personaggio di spicco: Achille Bonito Oliva, poi Sandro Chia, Enzo Cucchi, Francesco Clemente, Mimmo Paladino e  Nicola De Maria. Questi artisti teorizzavano un ritorno alla manualità, al piacere anche fisico del dipingere, restituendo al pennello, alla tela ed ai colori il posto, loro di diritto, nell’arte della pittura. Il Neoespressionismo italiano si identifica anche attraverso la riscoperta delle radici locali e popolari di ciascun artista. Protagonisti francesi infine, nominiamo Robert Combas, Hervè di Rosa, creatori della corrente Figuration Libre.

 

 

Mimmo Paladino tra pittura e scultura: l’arcaicità della Transavanguardia

Mimmo Paladino è un artista italiano noto per essere uno dei principali esponenti del movimento della Transavanguardia, fondato da Achille Bonito Oliva nel 1980, individuante un ritorno alla pittura dopo le varie correnti concettuali sviluppatesi negli anni ‘70.

L’Espressionismo storico e il Neo – Espressionismo della Germania degli anni ’70 sono la base d’ispirazione della Transavanguardia. La riduzione dell’immagine, ove sono presenti solamente gli elementi espressivi fondamentali, con i colori accesi e violenti costituiscono i punti cardine della pittura di Mimmo Paladino, tratti dai movimenti espressionisti precedentemente citati ma personalizzati con un tocco di gusto mediterraneo, una scelta che rende le opere dell’artista italiano più solari e meno drammatiche.

Nelle opere di Mimmo Paladino è possibile riconoscere l’impronta delle forme d’arte tradizionali, pittura, scultura e grafica, visibili a un qualsiasi fruitore grazie alla scelta operata dall’artista di realizzare immagini riconducibili a un mondo primitivo, arcaico, in cui semplici segni, ma eleganti allo stesso tempo, contribuiscono a plasmare le forme. La semplicità e il vasto numero di segni permettono all’osservatore di immergersi in un mondo dotato di una nuova cultura, è come trovarsi all’interno di un villaggio esotico, sconosciuto, in cui è possibile divertirsi a decifrare un linguaggio novello e ignoto.

Il rosso è il colore che investe le opere pittoriche transavanguardiste del Paladino, come è possibile osservare in opere quali Il visitatore della sera (1985) o Campi flegrei (1982 – 1983) le semplici figure rappresentate ricordano le pitture rupestri, uno stile primitivo, non elaborato, privo di inutili dettagli coinvolge lo sguardo del fruitore trascinandolo in universo incontaminato.

Mimmo Paladino non si limita a un operato artistico vincolato solo alla pittura, egli infatti espande i caratteri della Transavanguardia al di fuori del campo pittorico realizzando un’opera ambientale di grandi dimensioni, Montagna di sale, realizzata a Napoli nel 1995. E’ ancora una volta l’elemento arcaico ad assumere un ruolo fondamentale nell’opera, visibile attraverso la semplicità della montagna salata, che riprende la forma della cupola della chiesa vicina, e attraverso le forme elementari, prive di dettagli naturalistici, dei cavalli neri sopra collocati. Non è solo la semplicità delle forme a conferire arcaicità all’opera, lo stesso materiale, il sale marino, è un materiale arcaico, che unito allo schematico cavallo ricorda la storia sepolta sotto la città campana.