Tracey Emin: un letto da milioni di sterline

Tracey Emin, My Bed, 1998 _ Saatchi Gallery©

Tracey Emin, My Bed, 1998 _ Saatchi Gallery©

Ci sono opere che al primo sguardo catturano la tua attenzione, ti rievocano sensazioni e ricordi o semplicemente suscitano curiosità. Concettualmente talmente semplici che risultano essere uniche e inimitabili. Questo è il caso di My Bed opera dell’artista inglese Tracey Emin, una delle artiste più significative dell’arte contemporanea, esponente dal 1997 del movimento dei British Artist. Sono passati quindici anni da quando l’opera fece scandalo alla Tate Gallery: My Bed è l’installazione composta da un letto con attorno oggetti della quotidianità che, nel 1998, rappresentavano la vita e la fine di una delle tante relazioni sentimentali dell’artista. “Nel 1998 mi lasciai con il mio compagno e trascorsi quattro giorni a letto, a dormire, in uno stato di semi incoscienza. Quando mi svegliai, mi alzai e vidi tutto il caos che si era ammassato dentro e fuori le lenzuola”, racconta Tracey Emin nel video che accompagna la presentazione dell’opera.

In apparenza il letto è sfatto, le lenzuola vissute e cariche di umori, biancheria sporca e vestiti appallottolati, bottiglie di vodka vuote, preservativi usati, una scatola di pillole anticoncezionali, mozziconi di sigarette e vecchie fotografie. E’ un’opera sofferta, violenta, intima e cruda che racconta il dolore provato e vissuto, un mettersi a nudo in maniera eccentrica e provocatoria. Un comportamento borderline che Emin accentua in ogni sua opera, opere che si offrono ai nostri occhi nude e vulnerabili.

racey Emin, The Bed objects _ Rob Stothard/Getty Images©

racey Emin, The Bed objects _ Rob Stothard/Getty Images©

Chi, nel guardare The bed, non penserebbe di trovarsi di fronte ad una semplice operazione di marketing, un concetto di non arte, un mondo artistico furbesco che ripropone attraverso un oggetto di vita quotidiana una vita fatta di eccessi?

Per me non è nulla di tutto ciò. Questa non è una semplice installazione ma un’esperienza di vita dell’artista che affronta con un coraggio smisurato il tema della violenza nei confronti del genere femminile, l’abuso, il non rispetto. Tutto rievoca questo dolore, tutto è provocazione, tutto è eccesso.

Tracey Emin, The Bed objects 2 _ Rob Stothard/Getty Images©

Tracey Emin, The Bed objects 2 _ Rob Stothard/Getty Images©

L’installazione fu esposta per la prima volta alla Galleria Sagacho di Tokyo nel 1998 dove creò molto scalpore tra i visitatori; nel 1999 venne esposta alla Tate Britain di Londra e nel 2000 venne venduta per 150.000 sterline a Charles Saatchi, pubblicitario e grande collezionista d’arte, che la dispose nella sala da pranzo della sua casa di Londra.

Nel 2014 My Bed è stata messa in vendita dalla casa d’asta Christie’s ed è stata venduta per 2,5 milioni di sterline al collezionista tedesco Christian Duerckheim che ad oggi l’ha prestata per 10 anni alla Tate Britain rispettando la volontà dell’artista che ha sempre considerato quel museo l’habitat naturale dell’opera.

Tracey Emin, The Bed Tate Britain 2014 with the Artist_ Lauren Hurley/PA Wire©

Tracey Emin, The Bed Tate Britain 2014 with the Artist_ Lauren Hurley/PA Wire©

La nuova installazione risulta meno carica di violenza e, a detta dell’artista, ad oggi può essere vista semplicemente come un pezzo di storia dell’arte contemporanea, un’istantanea del tempo passato : «Gli oggetti che circondano il letto non hanno più nulla a che vedere con la mia vita: le pillole anticoncezionali e i profilattici non li uso più, perché ormai sono in menopausa, e la cintura non mi va più bene perché sono ingrassata. Ognuno di quegli oggetti è diventato un pezzo di storia, ci ricorda che il tempo passa e che tutto quanto cambia. Voglio che le persone reagiscano alla mia opera”.

Oramai The bed è semplicemente a portrait of a young woman.

[Sara Costa]